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Lavoro, tasse, prestigio. Ecco voce per voce il danno all'economia cittadina. Il Campidoglio rischia una causa di risarcimento a sei zeri e la bancarotta Stampa E-mail
Venerdì 24 Febbraio 2017 11:53

Il no di Grillo allo Stadio della Roma costerà ai romani 8 miliardi di euro

 Cancellare la delibera di pubblico interesse – sia nel caso venisse annullata, come volevano Sanvitto e la Lombardi, per vizio di legittimità, sia venisse revocata in autotutela potrebbe costare ai romani 8 miliardi e mezzo di euro. Non ci sono, in questo computo, solo i soldi che vanno via in termini di mancati lavori e investimenti privati ma anche e soprattutto come causa al Comune, gli introiti mancati come tasse e, infine, il taglio delle stime di crescita del Prodotto interno lordo cittadino che la costruzione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle avrebbe comportato. Al di là dei pareri dell’avvocatura capitolina – da quanto trapela, quello che deve giungere sarebbe almeno il secondo parere richiesto – e di quelli dei vari studi legali privati interpellati da singoli consiglieri pentastellati, una cosa appare chiara: la Roma, la causa, la farebbe immediatamente. E gli zeri della richiesta di risarcimento danni sarebbero tanti. Vi sarebbero due problemi: uno a carico del bilancio comunale. L’altro, personale, per Sindaco, Giunta, Consiglieri e funzionari. Se un domani il tribunale riconoscesse l’illegittimità dell’annullamento della delibera Marino, la Corte dei Conti potrebbe chiedere il risarcimento del danno erariale a chi avesse assunto e avallato la decisione. A parte questo, però, va considerato che la legge obbliga il Comune ad accantonare in bilancio i fondi necessari a pagare l’eventuale risarcimento danni, indipendentemente da quando verrà discussa la causa e dal suo esito. Insomma, i soldi devono esserci e quindi vanno immobilizzati. Secondo quanto è filtrato in questi mesi, la Roma potrebbe intentare una causa di risarcimento danni per una cifra oscillante fra uno e due miliardi e mezzo di euro: un ammontare che, nei fatti, condannerebbe la Capitale alla bancarotta: anche solo accantonare un miliardo sul prossimo bilancio significa non poterlo chiudere. Detto del problema risarcimento danni, poi, vanno sommati i costi derivanti dai minori introiti. Il progetto muove un valore di capitali per poco meno di 1,7 miliardi di euro. Di questo miliardo e settecento milioni, 445 milioni sono i soldi che Pallotta e Parnasi avrebbero destinato alle opere pubbliche: strade e fogne, la messa in sicurezza dei fossi del Vallerano e dell’Acqua Acetosa, l’unificazione della via del Mare/Ostiense e il suo rifacimento, le complanari sull’autostrada con lo svincolo a Parco de’ Medici, il ponte carrabile sul Tevere e la strada di connessione fra questo ponte e la via del Mare.

E poi i soldi per il trasporto pubblico (la Roma–Lido), il rifacimento della stazione di Tor di Valle e la passerella ciclopedonale dalla stazione Magliana della linea ferroviaria Orte-Fiumicino aeroporto. Più il parco fluviale e quelli urbani, 63 ettari di verde, il sottopasso di via Luigi Dasti, gli attracchi sul Tevere. Un patrimonio di opere pubbliche cui il Comune a 5 Stelle rinuncia. E poi c’è l’indotto. Secondo uno studio dell’Università La Sapienza, commissionato dai proponenti, il progetto avrebbe comportato circa 25 mila posti di lavoro, di cui 20 mila nel Business Park, 1500 nel settore edile durante la costruzione e 4 mila posti nel commercio una volta aperta l’ area dei negozi, pub, bar e ristoranti. Sempre La Sapienza ha calcolato l’impatto della realizzazione dell’opera sul Prodotto interno lordo della città. Si tratta di stime che però rendono appieno il forte ritorno economico dello Stadio: 5,6 miliardi di euro di Pil nel primo triennio; 12,5 nei primi 6 anni e ben 18,5 nell’arco di nove anni. In sostanza, la media è oltre 1,5 miliardi di euro l’anno con una proiezione crescente che finisce per portare la media indotta a circa 4 miliardi ogni 12 mesi di movimentazione dica pitali. Rinunciando al progetto, inoltre, il Comune andrebbe a perdere anche le tasse locali che la realizzazione dell’ impianto di Tor di Valle comporta: La Sapienza stima in 142 milioni di euro ogni anno l’aumento delle imposte che andrebbero nelle casse capitoline. Il conto cumulato per la fiscalità generale dello Stato sarebbe pari a 1,4 miliardi di euro fino al 2026 mentre l’effetto moltiplicatore annuale dell’aumento delle tasse viene stimato in altri 30 milioni. Vi è poi, e questo tocca più da vicino i cuore dei tifosi, un ultimo dettaglio: la possibilità per la Juventus di avere un impianto di proprietà le ha consentito di incamerare circa 300 milioni di euro in 5 anni. Una cifra forse ancora bassa rispetto alle altre squadre europee ma che la pone su un piano di distanza netta con tutte le competitrici italiane in termini di potere di acquisto. Se lo Stadio salta, invece, a Roma oltre tutti i danni in termini economici, si rischia di rimanere ancora per chissà quanto una realtà minore del calcio italiano ed europeo.

FONTE   F.M.Magliaro  iltempo.it

 

 
Saltano gli incontri in Campidoglio nella giornata cruciale per lo stadio della Roma Stampa E-mail
Venerdì 24 Febbraio 2017 11:14

Il sindaco Raggi si sente male, ricoverata in ospedale

 Il sindaco di Roma Virginia Raggi è stata ricoverata al San Filippo Neri a causa di un malore. La Raggi questa mattina avrebbe dovuto partecipare a una conferenza stampa per la firma di un protocollo con l'Assobioplastiche. Il sindaco è ora al nosocomio romano per accertamenti e potrebbe non partecipare all'incontro di questo pomeriggio con la Roma per il progetto sullo stadio di Tor di Valle.

 
FS Italiane ha già imboccato questa strada nel Piano industriale 2017-2026 attraverso (e non solo) uno dei cinque pilastri contenuti nel progetto decennale: la mobilità integrata. Stampa E-mail
Giovedì 23 Febbraio 2017 23:56

La sostenibilità ambientale del Gruppo FS Italiane: la nuova vision all'insegna dell'economia circolare

 Che cos’è la sharing economy ormai (quasi) lo sappiamo: si tratta di passare da un modello sociale ed economico basato sulla proprietà di mezzi e servizi – di trasporto, di produzione, di conoscenza – ad uno centrato sulla condivisione, al pagamento dei costi per il loro effettivo utilizzo anziché per il loro possesso individuale, che spesso è improduttivo e dunque fonte di spesa inutile. 

Dell’economia circolare invece conosciamo ancora poco. 
L’evidenza e la pratica sono però la migliore spiegazione, e quanto a sharing economy proprio i trasporti ne sono l’esempio più visibile: treno veloce più trasporto pubblico locale su ferro o gomma più, magari, partenza e arrivo al domicilio desiderato significano minori spese, migliore qualità di vita, minore inquinamento e anche migliori risultati per le aziende. 

FS Italiane ha già imboccato questa strada nel Piano industriale 2017-2026 attraverso (e non solo) uno dei cinque pilastri contenuti nel progetto decennale: la mobilità integrata.
E’ già un forte fattore di sostenibilità ambientale. 

La mobilità integrata di persone e merci abbatte i consumi, elimina il traffico privato, produce economie di scala, crea ricchezza aziendale e individuale, migliora la qualità della vita. Su molti piani diversi. 
Ecco perché la sostenibilità è a tutti gli effetti al centro del Piano 2017-2026, con risultati già tangibili e obiettivi ancora più sorprendenti. Che tra poco analizzeremo. 

Ma l’economia circolare? Anch’essa modello del futuro prossimo, perfettamente complementare alla sharing economy, è basata sul riutilizzo di ciò che consumiamo, ovviamente in forme (e con destinatari) diverse. 

A differenza dell’economia lineare, nella quale un prodotto è destinato ad un singolo consumatore – meglio: a molti singoli consumatori – con un’unica finalità, e ciò che avanza va perso, l’economia circolare è centrata sull’autogenerazione, nella quale i rifiuti di qualcuno diventano risorse per altri.

Direte: anche questo lo sappiamo, si chiama riciclo, è basato sull’educazione individuale e sulla buona volontà. Gli scettici potrebbero definirle questioni di ambientalisti. 
Alt: non è più così, in questo campo stiamo passando dall’età dell’infanzia alla crescita, fino alla maturità. 
E quel banale riciclo diverrà un grande affare, non solo economico, per tutti noi. 

Le previsioni europee parlano di 580 mila posti di lavoro nella Ue entro il 2030 e di 72 miliardi di euro di risparmi per le imprese. Solo l’Italia può beneficiare di almeno 190mila posti di lavoro. 
Servono ovviamente regole chiare e comuni – finora le istituzioni e le industrie si sono mosse individualmente – e prima di tutto serve la conoscenza dell’argomento.

Per tutti questi motivi è naturale – quindi non nel senso di una semplice (e comunque benvenuta) adesione – l’iniziativa del Treno Verde, convoglio ambientalista di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane, con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, che dal 22 febbraio al 31 marzo viaggerà per l’Italia, in 11 tappe da Catania a Milano, per mettere a disposizione di cittadini, soprattutto studenti, e di esperti, tutto ciò che c’è da sapere in tema di economia circolare. Non solo. 

Una tappa straordinaria sarà il 24 aprile a Bruxelles, con protagonisti il vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen e 100 campioni dell’economia circolare. 
A Bruxelles verrà inoltre consegnato un documento con le firme per sollecitare le iniziative delle autorità comunitarie, un quadro normativo indispensabile alle industrie e ai privati. 

Si firma nella prima delle quattro carrozze del convoglio, nella quale inoltre si analizza il raffronto tra economia lineare e circolare – è infatti la carrozza “La linea retta (è finita)” – con un focus specifico sull’Italia. 
La seconda carrozza, “Quelli che chiudono il cerchio”, è dedicata ai campioni dell’economia circolare, dalle aziende agli enti, con ampio e ovvio spazio alle start-up. La terza “Il cerchio perfetto del riciclo” è interamente per Ecopneus, il riutilizzo dei pneumatici, una delle pratiche migliori e più avanzate anche a livello nazionale. 

Quarta carrozza, “Cittadinanza circolare, riparo e condivido”, a disposizione di chiunque voglia avere informazioni pratiche e vademecum, oltre che spazio di conferenze e scambio di conoscenze.
Circolo, riutilizzo, minori sprechi. Sono tutti sinonimi e complementi di condivisione, ovvero sharing, ovvero il Piano industriale di FS Italiane . Ci siamo in pieno. E parlano i numeri. 

Il sistema dei trasporti è il settore industriale che assorbe la maggior quantità di energia ed emette il più alto quantitativo di CO2. Ma il treno in media produce il 70% di gas serra in meno rispetto all’aereo e il 60% in meno rispetto all’auto, utilizzando rispettivamente un undicesimo e un terzo dell’energia. 
Ora si tratta di individuare la migliori e più innovative soluzioni per rendere sempre più efficienti i processi industriali.

Il Piano 2017-2026 è incardinato su cinque pilastri (infrastrutture integrate, mobilità integrata, digitalizzazione, logistica integrata ed espansione internazionale); l’obiettivo è creare sinergie fra attori, tecnologie e infrastrutture per favorire il passaggio a modalità di spostamento più efficienti e meno inquinanti per passeggeri e merci. 
Ma non solo. 

Il Gruppo FS Italiane nel prossimo decennio vuole proporsi come soggetto portatore di un nuovo sistema di mobilità, che promuova l’integrazione di tutte le modalità di trasporto, collettive e individuali, a tutti i livelli, internazionale e regionale, e in tutti i processi, in un’ottica di sostenibilità sociale.

Esempi? Per il comparto passeggeri FS ha l’obiettivo di incrementare il proprio ruolo e presenza nel trasporto pubblico locale per migliorarne l’efficienza, così come è prevista la crescita dei collegamenti FRECCIALink, il servizio integrato di Trenitalia Frecce+bus per raggiungere le città d’arte e le mete sciistiche non raggiungibili direttamente con il treno. 

Oppure le partnership con i servizi di car sharing e scooter sharing, ad esempio Enjoy, e bike sharing in diverse città (Bicincittà a Torino e Padova; Clear Channel a Milano e Verona) con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’ambiente attraverso la riduzione degli spostamenti con veicoli privati a motore.

Nella stessa direzione la strategia per le merci è di massimizzare i benefici del trasporto intermodale attraverso il Polo MERCITALIA, il nuovo soggetto del trasporto merci e della logistica integrata che dovrà risanare e rilanciare il business merci del Gruppo, sviluppando soluzioni integrate per valorizzare la modalità ferroviaria massimizzandone l’efficienza. 

Fra gli obiettivi, quello di trasferire una quota del trasporto di merci per distanze superiori a 300 km dalla strada ad altri modi (ferrovia, vie navigabili, eccetera), per il 30% entro il 2030 e il 50% nel 2050, così come delineato nel “Libro Bianco 2011. Tabella di marcia verso uno spazio unico europeo dei trasporti - Per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile”.

Sul fronte energetico, nel periodo 2009-2015 un progressivo efficientamento dei processi industriali e produttivi e il rinnovo della flotta (locomotori, carrozze, treni a composizione completa) ha già permesso una riduzione dei consumi per unità di traffico trasportata: circa il 6% in meno. 

Le emissioni di CO2 del servizio passeggeri e di quello merci hanno registrato una flessione rispettivamente del 15% e del 20%. Parte di tale riduzione è imputabile al miglioramento del mix energetico nazionale, sempre più caratterizzato da energia da fonti rinnovabili.

Ma anche il rinnovo della flotta è sempre più vincolato alla richiesta delle aziende costruttrici, che si aggiudicano gli appalti di Trenitalia, di particolari requisiti e performance ambientali: sistemi propulsivi, design, recupero di energia in frenata, utilizzo di materiali più leggeri. 

Il Frecciarossa 1000, oltre a essere il primo treno alta velocità ad aver ottenuto la certificazione di impatto ambientale, è costruito con materiali che raggiungono una percentuale di riciclabilità molto vicina al 100%. 
Sul fronte del trasporto regionale, i numerosi requisiti energetici richiesti per la gara da poco conclusa dei 450 nuovi convogli regionali di Trenitalia (valore complessivo 4 miliardi di euro) stanno permettendo di mettere su rotaia convogli con una performance energetica di assoluto rilievo.

Nel trasporto collettivo su gomma continua il rinnovo del parco autobus con l’acquisto di mezzi Euro 6 dotati di tecnologie in grado di garantire bassi consumi e incremento della capacità di carico, ottenendo un sostanziale abbattimento delle emissioni di particolato (circa 60%) e degli ossidi di azoto (circa 80%), rispetto a quelli della generazione precedente, e una riduzione significativa delle emissioni di CO2.

Nei prossimi anni, inoltre, continuerà la progressiva sostituzione, in circa 500 stazioni e negli uffici amministrativi, delle lampade a fluorescenza con Led. 
Sostituzione che sarà poi estesa anche nelle officine e nei centri di controllo e gestione della circolazione, con risparmi di consumi di energia elettrica. 
L’illuminazione a Led prosegue anche per il segnalamento ferroviario.

Il Gruppo FS Italiane è anche impegnato nello sviluppo e nella promozione delle fonti rinnovabili, sia inserendo esplicite richieste nei bandi di fornitura energetica sia con l’attivazione di impianti fotovoltaici. 
Oltre agli impianti già esistenti (Roma Scalo San Lorenzo, Firenze Campo Marte, Torino Porta Susa) e ad alcuni di prossima installazione a Milano, Roma e Napoli destinati ad autoconsumo per una potenza complessiva di 4MWp, è recente l’intesa fra Terna e RFI per l’individuazione e la realizzazione di iniziative per la produzione da fonti rinnovabili in Italia: l’idea è di localizzare e costruire impianti fotovoltaici per una potenza fino a 200 MW, che garantiranno a Rete Ferroviaria Italiana una produzione di energia pulita fino a circa 300 GWh l’anno.

L’attenzione all’ambiente arriva anche negli uffici. 
Da quest’anno sarà presente nel catalogo acquisti del Gruppo esclusivamente carta riciclata. 
Il risultato fin qui ottenuto può essere tradotto in circa 3.000 alberi salvati e circa 90.000.000 litri di acqua risparmiati, 1.400.000 kWh risparmiati, 269.000 kg CO2 in meno nell’atmosfera.

Ecco perché se l’economia condivisa – la sharing economy – è l’obiettivo aziendale da qui al 2026, attraverso il trasferimento dai mezzi privati di una gran parte di cittadini e passeggeri, e l’utilizzo sempre più personalizzato di ogni tipo di veicolo dalle Frecce ai bus alle auto e scooter condivisi, si può ben dire che l’economia circolare sia parte integrante di questo progetto. 
Per usare il termine più appropriato: parte naturale. In questo caso FS e Sostenibilità ambientale sono la stessa cosa.

 
CARNEVALE D'AUTORE CON ANNA FENDI A RONCIGLIONE Stampa E-mail
Giovedì 23 Febbraio 2017 00:28

Carnevale da Anna Fendi a Ronciglione con l'hair-stylist delle dive Michele Spanò

 

 L'hair-stylist delle dive Michele Spanò

 Vip romani in trasferta per ispirare magie e travestimenti. Giovani attori, ballerini, artisti e amici raggiungono la country tenuta di Anna Fendi a Ronciglione per l'appuntamento che la stilista ripete ogni anno nell'antico borgo medievale in occasione del carnevale: lunch in villa, ricca di ricordi del passato, e poi sfilata lungo il corso con maschere a tema. All'invito rispondono i ballerini Tania Bambaci (fidanzata di Samuel Peron) con Simone Ripa, il violinista appena ammirato a Sanremo Gaspare Maniscalco e Cecilia Herrera, che ha da poco calcato il palcoscenico del cabaret di via dei Due Macelli con lo show "Gala' tango". Nel corso del buffet a base di golosi gnocchetti al limone, mezzemaniche alla puttanesca e zuppa di ceci, ecco Marika Carniti Bollea, la giovane attrice Michelle Ferrua, la stilista Barbara Tani, l'hair-stylist delle dive Michele Spano', Simona Travaglini e Paola Zanoni, che prima della colazione presenta il suo libro "La grande bellezza degli italiani".

 

Anna Fendi

Poi tutti sull'ampia terrazza per fotografare i carri in maschera nel "corso di gala", che parte proprio alle porte della maestosa residenza, a cui la Fendi partecipa con un suo “carro” a tema animalier e cinque personaggi che improvvisano giochi teatrali itineranti proponendo insolite coreografie, azioni comiche e acrobazie da trampolieri. E senza farsi troppo pregare gli ospiti mettono in scena un “bal-en-tete animalier” sfoggiando copricapi a tema. Finale in piazza della Nave per ballare il tradizionale saltarello carnevalesco.

Lucilla Quaglia

 
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