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Secondo il quotidiano americano, personaggi legati al governo russo hanno fornito a Wikileaks migliaia di email hackerate ai danni del Partito Democratico e di Hillary Clinton. Il tycoon attacca i servizi segreti americani Stampa E-mail
Sabato 10 Dicembre 2016 15:54

WP: "Per la Cia, la Russia è intervenuta per far vincere Trump"

 

 La Cia ha concluso in una valutazione segreta che Mosca è intervenuta nelle elezioni Usa per aiutare Donald Trump a vincere la presidenza più che per minare solo la fiducia nel sistema elettorale americano: lo scrive il Washington Post citando fonti informate sulla vicenda. Gli 007 Usa hanno individuato attori legati al governo russo che hanno fornito a Wikileaks migliaia di email hackerate ai danni del partito democratico e di altre organizzazioni, compreso il presidente della campagna di Hillary Clinton John Podesta.

Le fonti del Wp descrivono gli individui legati al governo russo come attori noti alla comunità dell'intelligence e facenti parte di una più vasta operazione per spingere Trump e minare le possibilità della sua rivale Hillary Clinton. "E' opinione della comunità di intelligence che l'obiettivo della Russia fosse favorire un candidato rispetto ad un altro, aiutare Trump ad essere eletto", ha confidato un alto dirigente Usa informato sulla presentazione dell'esito degli accertamenti fatta ad alcuni senatori americani. "Questa è l'opinione dominante", ha aggiunto.

Ieri il presidente Barack Obama aveva disposto una verifica "completa" circa le presunte attività di hackeraggio e intrusioni legate alle elezioni presidenziali americane, chiedendo un rapporto esaustivo prima che lasci la Casa Bianca il prossimo 20 gennaio.

E ora si profila uno scontro fra Donald Trump e la Cia, dopo che in un rapporto l'agenzia di spionaggio Usa ha sostenuto che persone legate alla Russia hanno interferito nelle elezioni presidenziali fornendo a Wikileaks le mail dell'ex direttore della campagna elettorale di Hillary Clinton, John Podesta, e del Partito democratico. Dura la replica dello staff del presidente eletto che in una nota non firmata si è chiesto se gli analisti che hanno redatto il rapporto "non siano gli stessi che dissero che Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa", l'argomento poi rivelatosi falso che servì a George W. Bush per invadere l'Iraq nel 2003.

 

FONTE REPUBBLICA.IT

 

 
Cerimoniale invariato, incontri brevi e mirati. Sabato sera il Pd Stampa E-mail
Venerdì 09 Dicembre 2016 18:38

Consultazioni, liturgia utile per stanare partiti

 

 Il presidente che si sposta dal suo studio a quello "alla vetrata", squilli di tromba, corazzieri schierati, drappelli di giornalisti che si affannano a scalare lo splendido scalone elicoidale del Mascarino. E poi via via, uno dopo l'altro, i parlamentari che dal cortile d'onore attraversano gli appartamenti napoleonici, per "conferire" al capo dello Stato le posizioni dei propri gruppi. Ecco le consultazioni, passaggio ineludibile di ogni crisi.

Liturgia immarcescibile della politica italiana, dominata con pugno di ferro da un occhiuto cerimoniale. Rito ormai familiare agli italiani al quale partecipano perplessi da casa attraverso dirette televisive. Purtroppo frequenti in Italia, Paese che ha in Europa il record assoluto di crisi di Governo.

Eppure non solo di liturgia si tratta e sbagliano coloro i quali lo derubricano a un balletto bizantino privo di sostanza.  Le consultazioni sono lo spartiacque tra tatticismo e realtà, il filtro attraverso il quale il presidente depura le dichiarazioni dei politici ai media dalle scorie della campagna elettorale. Il momento in cui il capo dello Stato cerca di "stanare" le forze politiche attraverso domande mirate e risposte che vengono, se non verbalizzate, certamente registrate. Nel chiuso dello studio presidenziale non c'è più spazio per i toni muscolari, il bestiario politico o le analisi sui massimi sistemi. Il Presidente ascolta, interroga. Anche da oggi sarà Sergio Mattarella ad ascoltare i suggerimenti e le preoccupazioni dell'ex Presidente Giorgio Napolitano e dei Presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini. Poi da domani via alle forze politiche in una girandola di colloqui senza soluzione di continuità fino a sabato pomeriggio con l'incontro fondamentale con la delegazione del Pd. Colloqui brevi per tutti, non si supera mai la mezzora.

Probabile una giornata domenicale di riflessione e poi l'incarico lunedì. Tre giorni utili al presidente ma utilissimi anche alle forze politiche che potranno usufruire di una ossigenazione sufficiente per schiarirsi le idee e cassare almeno qualcuna delle troppe opzioni tutt'oggi in campo.   

 

FONTE ansa.it

 
stituto aveva chiesto 20 giorni in più. Raffica di sospensioni a Piazza Affari Stampa E-mail
Venerdì 09 Dicembre 2016 16:27

Bce boccia la richiesta di una proroga per l'aumento di capitale. Titolo sprofonda in Borsa

 

Il consiglio di vigilanza della Bce avrebbe bocciato la richiesta di Mps di concedere più tempo per l'aumento di capitale da 5 miliardi avanzata dal Cda dell'istituto senese. Lo si apprende da fonti finanziarie. Il consiglio di amministrazione puntava ad ulteriori 20 giorni in considerazione del mutato contesto per l'esito del referendum. 

Dopo che si è diffusa la notizia dell'alt di Francoforte, il titolo è andato a picco a Piazza Affari tra continue sospensioni, arrivando a perdere anche oltre il 16%. Gli scambi, nonostante gli stop and go, sono pari al 10% del capitale 

La risposta negativa allontana la 'soluzione di mercato' a cui hanno lavorato Jp Morgan e Mediobanca spianando la strada a un intervento dello Stato e al coinvolgimento degli obbligazionisti subordinati nel salvataggio.

Mps dovrebbe tenere un cda nel pomeriggio per prendere atto della bocciatura della Bce alla richiesta di proroga dell'aumento, al momento non ancora formalizzata alla banca, e per decidere il da farsi. La riunione sarebbe in agenda alle 16:30 ma la situazione resta fluida.

 

FONTE ANSA.IT

 

 
Gli islamisti cacciati da Sirte. Al Sarraj dovrà trattare con Haftar Stampa E-mail
Venerdì 09 Dicembre 2016 10:07

Nella Libia liberata dall’Isis resa dei conti Tripoli-Tobruk

 

 

L’ultimo blocco di edifici nel quartiere di Ghiza Bahriya è stato espugnato, Sirte è stata riconquistata e l’Isis non governa più neanche un metro quadrato della Libia. Le battaglie di Aleppo e in Iraq hanno fatto passare in secondo piano la fine di una lotta durata sette mesi, condotta dalle milizie di Misurata alleate del governo di Fayez al-Sarraj. Ma l’eliminazione della provincia libica è il primo passo verso la distruzione del Califfato. Restano la capitale siriana, Raqqa, e quella irachena, Mosul. 

Ascesa e caduta  

L’ascesa dei seguaci di Abu Bakr al-Baghdadi è stata folgorante, la loro caduta lentissima. Gli islamisti hanno preso Sirte nel febbraio del 2015, nel vuoto di potere che aveva creato lo scontro fra i governi di Tripoli e Tobruk. Si sono alleati con alcune tribù rimaste fedeli fino all’ultimo a Muammar Gheddafi. Poi hanno imposto il loro regime del terrore. Hanno cercato di conquistare i terminal petroliferi verso Est e poi hanno attaccato Misurata, lo scorso maggio. Sono stati fermati a 90 chilometri dalla città. Ed è stato l’inizio della loro fine. 

Ancora un anno fa sembrava che Sirte, 100 mila abitanti, potesse diventare la capitale alternativa del Califfato, un possibile rifugio per lo stesso Al-Baghdadi. I misuratini hanno ripreso rapidamente la provincia e i sobborghi. Poi, da giugno, è iniziata una devastante guerra urbana. Il primo agosto sono dovuti intervenire i raid americani per espugnare il centro congressi Ouagadougou. I jihadisti si sono asserragliati nei quartieri centrali e sul lungomare. I Distretti 1, 2, 3, il Blocco 600 sono diventati distese di macerie e trappole infernali per i combattenti di Misurata, decimati da autobombe e cecchini. Settecento sono morti.

La fuga verso il deserto  

Il numero dei feriti, 3200, ha rallentato l’avanzata, tanto che Misurata ha chiesto all’Italia di allestire un ospedale da campo accanto all’aeroporto. Nelle file dell’Isis 2500 jihadisti «sono stati uccisi», altrettanti sono fuggiti verso il deserto, dove ci sono ancora cellule pronte alla guerriglia. L’ultima battaglia è stata durissima. Gli uomini di Misurata, ha raccontato il portavoce Mohamed al-Ghasri, sono riusciti a liberate 31 bambini e donne, ma una di loro «ha consegnato il piccolo che teneva in braccio e si è fatta esplodere». Negli ultimi due giorni sono stati recuperati 266 corpi fra i detriti e nei tunnel.  

Ora, con la liberazione di Sirte, gli alleati di Al-Sarraj controllano quasi tutta la costa occidentale. Ma la riunificazione della Libia è lontana. L’Est, e Mezzaluna del petrolio, sono nelle mani del governo di Tobruk e del generale Khalifa Haftar, sostenuto da Russia ed Egitto. Haftar è ancora impegnato a espugnare l’ultimo distretto di Bengasi in mano ai jihadisti di Ansar al-Sharia, e deve affrontare altri gruppuscoli islamisti che minacciano di terminal petroliferi. Ancora ieri ci sono stati scontri.  

Il generale a Mosca  

Poco importa. Il generale pensa in grande, da politico, ha fatto due visite a Mosca in sei mesi, accolto dal ministro della Difesa Sergei Shoigu e dall’influente segretario del Consiglio di sicurezza Nikolai Patrushev. La sua forza è nella debolezza di Tripoli, dove il controllo del territorio è in mano a milizie moderate e no, in perenne conflitto, e che la scorsa settimana hanno scatenato una battaglia attorno all’aeroporto. La vittoria a Sirte è un punto importante per Al-Sarraj. Un compromesso con Haftar sembra però l’unica via percorribile. Sta mediando anche la Comunità di Sant’Egidio, che ha fatto incontrare rappresentanti della città di Zintan, filo-Haftar, con quelli di Misurata. 

 

fonte giordano stabile lastampa.it

 

 

 
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