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No di Pd e Forza Italia al tetto di 67 anni voluto dal ministro Stampa E-mail
Mercoledì 18 Ottobre 2017 08:39

Tutti contro Padoan per abbassare l’età della pensione

 

Alla fine Pier Carlo Padoan ha dovuto mettere la questione di «fiducia». Sull’età pensionabile a 67 anni, lunedì pomeriggio si è svolta in Consiglio dei ministri una discussione non trapelata all’esterno ma nel corso della quale due ministri e il presidente del Consiglio ci hanno messo, come si suol dire, la faccia. È stato Giuliano Poletti, ministro del Welfare, a proporre una revisione dell’automatismo che, a partire dal 2019 farà scattare il tetto dell’età pensionabile a 67 anni, ad un livello cioè che collocherebbe l’Italia all’«avanguardia» in Europa. Il presidente del Consiglio ha detto la sua, tenendo sul non-intervento, ma lasciando uno spiraglio ad eventuali correzioni, ma a tagliare (momentaneamente) la questione, ha provveduto il ministro dell’Economia Padoan, che davanti ai colleghi ha spiegato senza sfumature che l’Italia si è impegnata su questo piano con Bruxelles, che lui personalmente si è esposto, che un passo indietro non sarebbe tollerabile.  

Eppure - ecco la novità - nei prossimi giorni potrebbe maturare un’iniziativa a livello parlamentare, incardinata sull’intesa tra due proverbiali duellanti - Cesare Damiano del Pd, già ministro dell’ultimo governo Prodi e Maurizio Sacconi, anche lui ex ministro ma dell’ultimo governo Berlusconi. Quanto alla Lega, Matteo Salvini, si è espresso con parole lapidarie: «Pensione a 67 anni? Una follia». Un’iniziativa «bipartisan» potrebbe rapidamente concretizzarsi, oltretutto sostenuta in modo compatto dai tre sindacati confederali che ieri sera hanno spedito un telegramma al presidente del Consiglio per chiedere un incontro urgente sulla legge di Bilancio, incontro che avrà come richiesta qualificante la modifica del tetto dell’età pensionabile. 

 

E così, se Matteo Renzi darà via libera, si potrebbe concretizzare una norma che vada ad intaccare l’automatismo introdotto dalla legge Fornero, che a suo tempo previde per tutti i lavoratori un rapporto diretto tra adeguamento dell’età pensionabile e speranza di vita. Se sale l’aspettativa per tutti gli italiani, proporzionalmente sale anche l’età delle pensione. La revisione di questo parametro va fatta ogni tre anni sulla base dei dati Istat e il prossimo step è atteso per il 2019. La decisione deve essere formalizzata però entro fine novembre con un decreto direttoriale, un atto del ministero del Lavoro che non deve essere approvato dal Parlamento.  

Ma un rinvio è possibile, a condizione che lo preveda o una leggina o emendamento parlamentare, non “gratuito” alla legge di Bilancio. La via più percorribile è una norma-ponte che consenta di rinviare ogni decisione alla prossima primavera, quando dovrebbe essere in carica il primo governo della futura legislatura. Ma un’altra strada l’hanno indicata a suo tempo Damiano e Sacconi ed è una linea che è sostenuta anche dalla leader della Cisl Annamaria Furlan: «Non chiediamo la cancellazione dell’aspettativa di vita ma di rivederne il meccanismo a partire da quei lavoratori che hanno svolto mestieri più gravosi e per il quali l’aspettativa di vita è un po’ più bassa rispetto a quanto previsto dalle statistiche. Oltretutto Il meccanismo è tale che se l’aspettativa di vita sale, sale l’età pensionabile, ma se l’aspettativa scende, non diminuisce l’età pensionabile». Se l’iniziativa parlamentare dovesse concretizzarsi, al momento la linea di palazzo Chigi al momento è netta: in aula il governo esprimerà parere contrario. Perché l’innalzamento, come ha detto ieri sera Padoan, «è un obbligo di legge».

 

Fonte fabio martini lastampa.it

 
Le milizie curde appoggiate dagli Usa prendono il controllo della zona dello stadio, ultimo bastione di resistenza dei jihadisti, su cui ora sventola il vessillo del Ypg. Terminata l'operazione militare, ora è caccia ai jihadisti ancora nascosti in città Stampa E-mail
Martedì 17 Ottobre 2017 13:20

Siria, espugnata Raqqa: cade la capitale dello Stato Islamico

                                                                                                                                 afp

 Raqqa è in mano ai curdi: lo hanno annunciato ufficialmente i portavoce delle forze democratiche siriane (Fsd), alleanza di milizie curde e arabe appoggiate dagli Usa, questa mattina. L'ultimo bastione a crollare è stato lo stadio della città, su cui ora sventolerebbe la bandiera del Ypg, le Unità di protezione del popolo curdo. Prima era stato conquistato l'ospedale, altra zona di resistenza delle milizie jihadiste. Rojda Felat, comandante delle operazioni delle Forze siriane democratiche a Raqqa, ha dichiarato che sono in corso le operazioni per mettere in sicurezza lo stadio di Raqqa, ripulendolo dalle mine disseminate dai jihadisti.

 Termina così un'offensiva iniziata a giugno e che ha visto lanciare l'assalto finale contro la città siriana domenica. Come ha spiegato telefonicamente a Efe il portavoce delle Fsd Talal Salu, resta da completare la "pulizia" di Raqqa. "L'operazione militare è terminata, ma adesso portiamo a termine un'operazione di pulizia per porre fine alle cellule dormienti di Daesh, che ci sono ancora". Salu ha anche anticipato che le Fsd pubblicheranno a breve un comunicato proclamando ufficialmente la liberazione di Raqqa dall'Isis.

Con la rinconquista di Raqqa lo Stato Islamico perde l'ultima città importante che controllava fra Siria e Iraq ma soprattutto il luogo che aveva eletto a capitale del suo "Califfato". La scorsa estate a cadere nelle mani dell'esercito iracheno, sempre appoggiato dagli Usa, era stata Mosul, l'altra città principale della geografia del Califfato.

Ma dal punto di vista simbolico la caduta della città nella zona nord orientale della Siria è ben più significativa: qui infatti si erano concentrati le migliaia di combattenti stranieri accorsi da tutto il mondo per combattere nelle fila dell'Isis e qui lo Stato Islamico aveva costruito una vera e propria amministrazione, con tanto di polizia, documenti e tasse.


Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, la battaglia per la liberazione di Raqqa ha avuto un costo altissimo in termini di vite umane: 3.250 morti, di cui 1.130 civili. Un calcolo che l'ong con sede a Londra ha stilato sulla base delle informazioni ricevute dalla sua vasta rete di attivisti in Siria. Secondo l'osservatorio, "altre centinaia di persone mancano ancora all'appello e potrebbero essere rimaste sepolte vive nelle loro case" durante i bombardamenti aerei della Coalizione anti-Isis.

Nei giorni scorsi centinaia di combattenti avevano lasciato Raqqa, grazie al salvacondotto garantito loro in cambio della liberazione degli ostaggi civili. Ma molti, soprattutto stranieri, avevano scelto di restare e combattere fino alla morte. Ora l'attenzione si sposta su Deir Ezzor, estremo rifugio dell'Isis nell'est della Siria, dove pare si siano diretti i miliziani partiti da Raqqa. Lì l'assedio è portato dall'esercito regolare del presidente Bashar al Assad col sostegno dell'aviazione russa. Secondo l'Osservatorio siriano, le truppe di Damasco controllano ormai il 92% della città. "Le forze del regime - si legge sul sito dell'ong - sostenute dal cielo da un intenso bombardamento dell'aviazione russa e dell'artiglieria sono riuscite a realizzare una grande avanzata nei quartieri al Rassafah, al Ummal e al Sinàa, riducendo enormemente le aree controllate dall'Isis".

 

fonte repubblica.it 

 
La vulnerabilità riguarda soprattutto utenti Android e Linux. Bisogna installare gli aggiornamenti quando usciranno, anche sui dispositivi di rete Stampa E-mail
Martedì 17 Ottobre 2017 08:01

Scoperta falla nel Wi-Fi: cosa fare e come difendersi

 

C’è un problema di sicurezza con le reti Wi-Fi, quelle che usiamo tutti, in casa e in ufficio. Un problema che permette a un attaccante nelle vicinanze di spiare o modificare il nostro traffico internet, se non è ulteriormente cifrato. Tuttavia, non tutte le piattaforme sono colpite allo stesso modo (le più interessate, al momento, sono Linux e Android) ed esistono dei rimedi (installare gli aggiornamenti che verranno). Ma andiamo con ordine. 

La falla nel protocollo di sicurezza Wi-Fi  

Oggi un gruppo di ricercatori ha svelato i dettagli di alcune vulnerabilità legate a WPA2, il protocollo usato per rendere sicure tutte le reti Wi-Fi protette da password. Tali falle - che hanno però conseguenze diverse per sistemi diversi - consentono a qualcuno che sia nel raggio della rete della vittima di eseguire un attacco (ribattezzato KRACKs, da «key reinstallation attacks») per leggere le informazioni che passano tra computer e router, ovvero il dispositivo che distribuisce il collegamento internet a più pc e apparecchi connessi, anche in modalità senza fili (e che spesso è usato dagli utenti casalinghi sotto forma di modem-router, ovvero si connette a internet e diffonde la connessione).

Tali informazioni infatti sono cifrate attraverso questo protocollo (quando la rete è protetta da password). Tuttavia come abbiamo detto sono state scoperte delle falle che permettono di violare la sicurezza di questo sistema, e di «rubare informazioni sensibili come numeri di carte di credito, password, messaggi di chat, email, foto, e così via», scrivono i ricercatori in un sito creato appositamente, Krackattacks.com .  

 

«L’attacco funziona contro tutte le moderne reti Wi-Fi protette», scrivono ancora. «E a seconda della configurazione di una rete, è anche possibile iniettare e manipolare i dati. Per esempio, un attaccante potrebbe iniettare un ransomware (i virus che cifrano file e chiedono un riscatto, ndr) o altri software malevoli». Se il tuo apparecchio supporta il Wi-Fi è in qualche modo colpito da questa vulnerabilità, aggiungono, anche se ci sono variazioni e differenze a seconda dei sistemi operativi e delle marche di dispositivi di accesso alla rete. «In generale, ogni dato o informazione trasmessa dalla vittima può essere decifrata. Inoltre, a seconda dell’apparecchio e della configurazione, è anche possibile decifrare dati inviati alla vittima (ad esempio il contenuto di un sito)».

Cosa può fare un attaccante  

«In pratica è stata individuata una debolezza del protocollo di crittografia che protegge le comunicazioni dei pc collegati a una rete Wi-Fi e al router», spiega a La Stampa Stefano Zanero, professore di sicurezza informatica al Politecnico di Milano e fondatore dell’azienda Secure Network. «Per cui un aggressore che sta nel raggio di comunicazione della stessa rete Wi-Fi può compiere questo tipo di attacco, ma solo se è appunto nelle vicinanze». E questo almeno esclude aggressioni a distanza e automatizzate. 

«A determinate condizioni un attaccante può vedere il tuo traffico, cioè decifrare il traffico che dal client (il tuo pc) va verso internet (come quando si immettono le password)», commenta a La Stampa Alberto Pelliccione, ricercatore di sicurezza informatica e fondatore dell’azienza ReaQta.

«Invece non è così scontata la decifrazione del traffico da internet al client. Tuttavia, anche se l’attaccante non decifra tutto, può inserirsi nella tua connessione e mandare dei dati fasulli al client (il tuo dispositivo) come se fosse il server cui ti stai connettendo, se la connessione è in chiaro.

Ovvero può eseguire un classico attacco di “uomo in mezzo” (detto MITM, Man In The Middle). Vuol dire che se stai scaricando la pagina di un sito web senza Https (il protocollo di cifratura usato per garantire che i contenuti delle comunicazioni tra l’utente e il sito web in questione non possano essere intercettati o alterati da terzi, ndr) posso inserirmi in mezzo e inviarti del codice malevolo, come un ransomware, o un altro malware, invece dell’articolo del sito di informazione che volevi leggere». 

Cosa possono fare gli utenti  

Gli esperti sono concordi. L’unica è aspettare che arrivino gli aggiornamenti di sicurezza e applicarli, aggiornamenti che dovranno riguardare sia il sofware usato nel dispositivo dell’utente, sia (e qui sono dolori) quello del router. «La vulnerabilità affligge sia i dispositivi di rete (es. router Wi-Fi) sia i client, in particolare Android e Linux. Sistemi Windows e dispositivi iOS, dalle prime conferme, non risultano essere colpiti», commenta a La Stampa Gianluca Varisco, consulente speciale per la sicurezza informatica del Team per la Trasformazione Digitale del governo. «Le patch per Linux sono già disponibili, le varie distribuzioni rilasceranno a breve gli aggiornamenti. I dispositivi di rete andranno invece aggiornati mano a mano che i vari produttori renderanno disponibile una nuova versione del software». 

L’utente medio dovrà dunque assicurarsi di tenere aggiornato il proprio router, scaricandone gli update non appena resi disponibili. Ma proprio questa operazione non è banale per tutti, e rischia di trasformarsi in una Babele.

Chi ha un dispositivo ricevuto da un fornitore di connessione internet dovrebbe poter contare su un aggiornamento inviato dallo stesso (e tempi e modalità potrebbero essere diversi per le varie telco). Chi ha un proprio router dovrà invece andare sul sito del produttore e vedere se ci saranno update.  

«Nel frattempo le reti Wi-Fi non saranno sicure, quindi sarà meglio utilizzare alcuni accorgimenti, che poi sono gli stessi di quando ci si collega a una rete Wi-Fi pubblica: usare siti e servizi con Https; o una Vpn (cioè una Rete privata virtuale che reindirizza il nostro traffico, cifrandolo, ndr)», commenta ancora Zanero.

Cioè aggiungere ulteriori strati di cifratura rispetto a quello di base del Wi-Fi. In attesa di capire come verranno applicati gli aggiornamenti, la vicenda suona come un monito sull’importanza di utilizzare connessioni cifrate per il proprio traffico e per le proprie comunicazioni. E dovrebbe anche spingere chi gestisce siti e servizi web a passare al protocollo Https, se non l’hanno già fatto. 

Sul sito del Cert-Us, l’unità di risposta alle emergenze di cybersicurezza degli Stati Uniti, si trovano ulteriori dettagli tecnici, tra cui una lista di aziende produttrici interessate.

 

Fonte carola frediani la stampa.it

 
EasyJet fornirà un ulteriore aggiornamento se e quando lo riterrà appropriato Stampa E-mail
Lunedì 16 Ottobre 2017 17:44

Alitalia, ecco le offerte

 

Alitalia, è il momento della verità. Scaduti i termini per la presentazione delle offerte vincolanti per l'ex compagnia di bandiera, arrivano infatti le prime offerte delle compagnie interessate a un'acquisizione totale o parziale del gruppo. Nella rosa dei candidati anche Lufthansa e EasyJet, che hanno reso note le loro intenzioni.

LUFTHANSA - Il Gruppo Lufthansa ha presentato oggi una lettera di offerta, esprimendo l’interesse per la creazione di una "Nuova Alitalia". Lufthansa ha scelto di non presentare un'offerta per l’intera compagnia aerea, ma ha dichiarato interesse solo per il network globale e per il business dei voli point-to-point in Europa e in Italia. Ad annunciarlo è il gruppo tedesco in una nota.

L'offerta, riferisce l'aviolinea, comprende una proposta per una nuova struttura di Alitalia con modello di business focalizzato ("Nuova Alitalia"), che potrebbe dare origine a prospettive economiche nel lungo termine. I commissari responsabili hanno accettato di mantenere la riservatezza in merito ai dettagli dell'offerta.

EASYJET - EasyJet ha presentato un'offerta "per alcuni assets di una Alitalia ristrutturata, coerente con le strategie esistenti per l'Italia". Ad annunciarlo è la compagnia low cost britannica in una nota. "Data la natura dell'operazione, il contenuto di questa manifestazione di interesse è soggetta a vincoli di riservatezza. Non c'è alcuna certezza in questa fase che la transazione procederà e EasyJet fornirà un ulteriore aggiornamento se e quando lo riterrà appropriato", sottolinea la compagnia.

 
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