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Informazioni rubate a 289mila siti di aziende italiane e più della metà delle minacce non viene individuata dagli antivirus Stampa E-mail
Sabato 24 Febbraio 2018 10:17

L'anno vissuto pericolosamente dall'Italia: 11 milioni di nostri account in vendita sul dark web

Mentre i nostri 007 lanciano l’allarme sulle possibili ingerenze alle prossimi elezioni, ecco il ritratto di chi davvero rischia di esser preso di mira dal cybercrimine e chi invece no

 Oltre mezzo miliardo di account rubati nel mondo, per l’esattezza 557 milioni e 745mila, e poco meno di 17.8 milioni di domini violati. Sono questi i numeri che affiorano scandagliando il dark web in cerca di chi vende dati trafugati. Fra le vittime 11.3 milioni è il totale di username e password prese ad organizzazioni italiane e 289 mila i nostri domini penetrati da un attacco informatico nell’ultimo anno. Lo sostiene l’indagine sulla cybersecurity, che qui pubblichiamo in anteprima, condotta dalla Yoroi di Bologna. Ha usato una sorta di motore di ricerca in grado di rintracciare le offerte nella parte non indicizzata del World Wide Web, quella che fugge a Google.
 
Numeri alti, ma solo in apparenza alti. I domini italiani coinvolti in un “data breach”, un furto di dati, rappresentano infatti circa l’1,6% del totale, mentre il numero di account italiani rubati equivale al 2% di quelli esistenti. E sono numeri in linea con il resto del mondo. “Vuol dire che per la prima volta sappiano che il nostro Paese non è più fragile di altri da questo punto di vista”, spiega Marco Ramilli, a capo della Yoroi.

 Di davvero allarmante c’è invece il fatto che ben il 58% dei Ransomwares, una tipologia di software malevolo (detti malware) che si impossessa di una macchina e la blocca finché non viene pagato un riscatto come nel caso di NotPetya e WannaCry, non è stato identificato da nessun antivirus. E anche il 23% dei Trojans, usati invece spesso per spiare la vittima, è sfuggito. L’altro dato da tenere in considerazione è che nell’89% dei casi l’attacco è partito con una mail alla quale è stato allegato un file che ha funzionato da cavallo di Troia. E quando l’attacco è andato a buon fine è stato perché qualcuno non ha guardato bene da dove arrivava la mail e ha aperto il file per distrazione.  
Il basso numero in percentuale di dati in vendita di aziende italiane sul dark web non ci mette perà al riparo o né significa che possiamo abbassare la guardia. In pericolo non è tanto la privacy del singolo cittadino, che difficilmente diventa un obbiettivo da spiare e che altrettanto difficilmente si trasforma in vittima a meno che non compia un’imprudenza come cliccare su un link sbagliato o aprire il file sospetto arrivato via mail, quanto le aziende e ovviamente le personalità di spicco. 

 Il furto di segreti e processi industriali sta diventando uno sport di massa praticato da tutto il mondo. E l’Italia, con le sue mille eccellenze diffuse sull’intero territorio, è una preda importante. “Il fenomeno con cui ci stiamo confrontando viaggia ad una velocità mai conosciuta in passato”, aveva detto a Milano poco tempo fa il prefetto Alessandro Pansa, a capo del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), i nostri 007 nel mondo della cybersecurity. “Dobbiamo costruire ciò che serve in un mondo in divenire. E anche se ci organizziamo per fronteggiare la minaccia che conosciamo, appena siamo pronti la minaccia è già cambiata", aveva poi aggiunto. 

A Roma la nostra intelligence è tornata poi sull’argomento scendendo più nel dettaglio. A suo giudizio la minaccia più significativa è proprio lo spionaggio digitale, messo in atto da strutture professionali che hanno tempo e strumenti per aggirare o superare i sistemi di sicurezza e che colpiscono obbiettivi specifici per sottrarre informazioni sensibili da usare magari per negoziare accordi e contratti migliori o eliminare la concorrenza.

 Nel suo Annual Cybersecurity Report, la Cisco fa sapere che da noi solo il 38% delle circa 200 aziende che ha intervistato stima di aver subito danni a causa di attacchi informatici inferiori ai 100mila dollari. Per un altro 37% si è invece superato il mezzo milione, mentre il 25% ha subito danni per cifre comprese tra i 100mila e i 499mila dollari. Questo significa che il 62% ha dovuto far fronte ad una falla grave. Ma stiamo parlando di interviste. Così come capita per un altro rapporto, stavolta di Ernest e Young, nel quale poco più di un manager su dieci fra quelli interpellati pensa di avere in azienda le professionalità adeguate per fronteggiare l’era del cybercrimine.
 
Tornando ai dati raccolti sul campo, quelli dalla Yoroi, sappiamo che in Italia il 50% degli attacchi del 2017 è stato rappresentato da Ransomware. Il resto, 25%, sono “dropper” (sistemi “portatori” di altri malware) e al terzo posto ci sono i Trojans con il 17%. Stupisce che a fronte di un fenomeno che tutti giudicano in crescita progressiva se non esponenziale e dove oramai si fa uso di algoritmi e di reti neurali per modificare di continuo i malwares e fabbricarne nuove varianti difficili da rintracciare, sia così poco diffusa una conoscenza del fenomeno fra aziende e cittadini qui come altrove e che si faccia così poco per risolvere il problema.    
 
Mentre Norton ci fa sapere che i cyber criminali hanno sottratto nel mondo 146,3 miliardi di euro a 978 milioni di consumatori di venti Paesi, ma è solo una delle tante stime che circolano, anche il business della sicurezza informatica cresce di pari passo e c’è chi soffia sul fuoco per aumentare la paura nelle aziende. Questo, non a caso, è un settore che fa uno sfoggio smodato di terminologia tecnica inglese anche quando è del tutto inutile o facilmente traducibile. Facendo venire il sospetto che lo si voglia mantenere universo intellegibile a pochi così che quei pochi possano poi fare il bello e il cattivo tempo mentre lanciano un allarme dopo l’altro. 

 

FONTE JAIME D'ALESSANDRO REPUBBLICA.IT

 
COMUNICATO STAMPA Stampa E-mail
Giovedì 22 Febbraio 2018 18:14

Maltempo: attivati i piani neve e gelo di RFI e Trenitalia

 In seguito al bollettino diramato dalla Protezione Civile, che segnala un peggioramento delle condizioni meteorologiche con precipitazioni nevose e abbassamento delle temperature su gran parte dell’Italia, le società del Gruppo FS Italiane, Rete Ferroviaria Italiana e Trenitalia, hanno attivato i “Piani neve e Gelo”.

Al momento, è confermata la piena disponibilità di tutte le linee ferroviarie.

I servizi commerciali potranno subire modifiche in base al peggioramento delle condizioni meteo.

Queste le azioni messe in campo da RFI:

  • presidiati con tecnici gli impianti nevralgici, con particolare attenzione ai nodi ferroviari urbani;

  • per le linee ferroviarie, predisposto il piano di lubrificazione dei cavi elettrici e di corse raschiaghiaccio, per mantenere in efficienza i sistemi di alimentazione elettrica dei treni;

  • nelle stazioni, attivati sistemi di snevamento e riscaldamento degli scambi;

  • approntati i mezzi spazzaneve per la pulizia dei binari nei punti nevralgici della rete;

  • incrementata la presenza del personale ferroviario con turni articolati nelle 24 ore, per l’intero periodo dell’emergenza. Il personale sarà supportato anche dagli addetti delle ditte appaltatrici;

  • attivati i Centri operativi regionali per il monitoraggio in tempo reale del traffico ferroviario in coordinamento con la Sala Operativa nazionale di Roma.

Il “Piano neve e Gelo” di Trenitalia prevede il potenziamento dei servizi di assistenza ai clienti e, in caso di peggioramento delle condizioni meteo e di fenomeni di particolare intensità, la riprogrammazione dei servizi di trasporto con riduzione progressiva dei treni e cadenzamento orario, oltre a specifiche misure tecniche e organizzative per garantire la regolarità del servizio ripianificato.

Inoltre, sono previste azioni per preservare l’efficienza di locomotori e automotrici e il regolare funzionamento dei sistemi di sicurezza, delle porte delle vetture, degli impianti di riscaldamento.

Il Gruppo FS Italiane invita i viaggiatori ad aggiornarsi e informarsi sulla situazione traffico ferroviario, in relazione all’evolversi delle condizioni meteorologiche, anche attraverso questo sitoFSNewsRadiol’account twitter @FSnews_it e la sezione infomonilità del sito di RFI.

 
Un'inchiesta dell’associazione consumatori, su 50 punti vendita, rileva che tutti gli operatori tendono a non comunicare i costi reali delle offerte agli utenti. Stampa E-mail
Giovedì 22 Febbraio 2018 11:16

Telefonia, troppi costi nascosti, Altroconsumo denuncia gli operatori

 Troppi servizi aggiuntivi, già attivati sulla sim al momento della sottoscrizione del contratto. Altroconsumo denuncia gli operatori Tim, Wind 3, Vodafone all’Agcom e all’Antitrust

         

 Gli operatori mobili tendono a nascondere il costo reale delle offerte telefoniche agli utenti. Non comunicano loro, infatti, al momento della sottoscrizione, i costi di alcuni servizi pre-attivati nelle sim: per la segreteria telefonica, il “ti ho cercato”; i costi di attivazione, quelli per rinnovare il proprio piano tariffario, il canone mensile per l'antivirus e tanti altri.

È quanto risulta da una inchiesta di Altroconsumo in 50 punti vendita in 5 città - Milano, Torino, Bologna, Roma e Napoli, da cui l’associazione dei consumatori ha sporto denuncia ad Agcom e Antitrust contro i quattro principali operatori. “Emerge la scarsa trasparenza di tutti gli operatori, Tim, Wind 3, Fastweb, Vodafone. Anche se alcuni nascondono più costi di altri”, dice a Repubblica.it Ivo Tarantino, responsabile relazioni esterne dell’associazione consumatori.

“L’utente attiva una offerta e non viene informato dei costi totali, che scopre solo dopo aver visto la bolletta. Dovrebbe invece saperli subito, per poter eventualmente disabilitare quelli che non gli servono”. E’ il caso certo della segreteria telefonia, resa obsoleta da Whatsapp. “Ne risultano aggravi i costo di alcuni euro al mese, almeno”.
 
L'INCHIESTA
Per ciascun gestore, Altroconsumo ha visitato dieci punti vendita, due in ogni città dell'inchiesta (per Wind 3 sono sia i punti Wind sia quelli 3). Un rappresentante dell’associazione ha fatto finta di voler cambiare operatore. Il profilo di offerta preso in considerazione: 500 minuti di chiamate, pochissimi sms (meno di cinque al mese, per il resto Whatsapp) e un giga per navigare. Nemmeno un addetto alle vendite su due (48%) ha voluto sapere il profilo, né ha chiesto quale fosse la tariffa in uso. “Il 32% delle offerte consigliate conteneva minuti illimitati, cosa assolutamente inutile per il profilo e che avrebbe fatto lievitare il costo fisso mensile fino a 15 euro. Anche per quanto riguarda internet si punta in alto: il 36% ha proposto tariffe con più di 10 giga mensili”, spiega l’associazione. “Nei punti vendita ci sono stati pochi sforzi per adeguare la proposta alle esigenze del cliente, tanti per occultare i costi dei servizi attivati preventivamente sulle sim, lasciando l'utente alla propria esperienza e al proprio credito residuo. Sono i costi extra soglia, quelli su cui gli addetti preferiscono glissare più frequentemente. I negozi che non li menzionano, neanche quando si fa riferimento a possibili spese aggiuntive, sono quasi tutti: 48 su 50”.
 
IL DETTAGLIO DEI COSTI
Anche se tutti nascondono costi, ci sono alcuni che hanno meno voci nascoste”, dice Tarantino. “Dalla nostra inchiesta risulta che Fastweb è quello con meno costi nascosti”. Risulta che il 10 per cento dei negozi ha taciuto del costo di attivazione (5 euro), mentre tutti non hanno detto all’utente dei costi extrasoglia. Questi per altro sono puntualmente taciuti da quasi tutti i negozi di tutti gli operatori (il 100 per cento per Wind 3, l’80 per cento per Vodafone, il 90 per cento per Tim).
Nel caso di Wind, tutti i negozi hanno detto del costo di attivazione (3 euro), ma tutti hanno nascosto anche il costo del piano tariffario (50 cent a settimana) e del recesso anticipato (16 euro), mentre il 70 e l’80 per cento di loro (rispettivamente) ha taciuto il costo dell’sms “chiamami” (19 cent a settimana) e della segreteria telefonica (12 cent al minuto).
Per 3 Italia l’80 per cento ha nascosto il costo della segreteria (20 cent a chiamata), il 70 per cento quello del costo dell’sms “ti ho cercato” (1,50 euro al mese di utilizzo effettivo), il 50 per cento il costo di recesso anticipato (46 euro) e il 10 per cento il costo di attivazione (3 euro).
 
Nel caso di Tim, tutti i negozi hanno detto di quest’ultimo (5 euro), mentre la metà ha nascosto il costo di base Prime GO (49 cent a settimana, anche questo disattivabile). L’80 e il 90 per cento ha nascosto rispettivamente i costi del Lo sai e chiama ora (1,90 euro al mese) della segreteria telefonica (1,50 euro a chiamata).
 
Per Vodafone: tutti hanno nascosto il costo del recesso anticipato (26-45 euro), del controllo del credito (19 cent al minuto con 20 cent di scatto alla risposta), il 90 per cento quello della segreteria (1,50 euro al giorno di effettivo utilizzo). L’80 per cento il costo di “chiamami” (12 cent al giorno di utilizzo) e dell’extrasoglia. Il 70 per cento il costo dell’antivirus (1 euro al mese) e dell’opzione per il piano tariffario (49 cent a settimana). Meglio va per quello di attivazione (5 euro), celato solo dal 10 per cento dei negozi.
 
L’inchiesta di Altroconsumo rivela ancora una volta – come per il caso del passaggio alle tariffe a 28 giorni – che gli operatori stanno cercando modi indiretti e poco visibili per aumentare il costo delle tariffe. E così recuperare ricavi dopo la stagione di grossi sconti, che hanno portato i canoni italiani a livelli tra i più bassi in Europa. Cioè, molto bassi almeno per gli utenti esperti che sanno di dover disattivare i servizi nascosti.

 

Fonte  ALESSANDRO LONGO repubblica.it

 

 
Argento a Mowinckel, bronzo a Vonn. Cadute per Brignone e Fanchini Stampa E-mail
Domenica 18 Febbraio 2018 12:40

Sci: Goggia, oro olimpico in discesa

 

Trionfo Italia. Sofia Goggia, 25 anni bergamasca, è d’oro nella discesa olimpica femminile in Corea del sud, a Pyeongchang. L’argento è della norvegese Mowinckkel, il bronzo di Lindsey Vonn. E’ la prima vittoria dell’Italia rosa in discesa, la seconda per i colori azzurri nella specialità dai tempi di Zeno Colò. L’Estremo Oriente porta fortuna a Sofia. Oggi, niente goggiate, ma una prova perfetta, la risposta della campionessa che si prende una medaglia storica nella gara regina dello sci alpino. Emozioni e adrenalina. Ferita per l’errore in superG nel quale si è piazzata undicesima, Sofia ha risposto con carattere. E che carattere. Aggressiva, mai un errore, sempre sul pezzo come direbbe lei. Tutto o niente, Sofia è questa. Risorge dalle ceneri del supergigante e centra l’obiettivo in discesa. Uno sparo, un colpo solo. Quello che serve. Al traguardo se la ride con compostezza, aspetta le rivali poi arriva l’abbraccio con la rivale amica Lindsey Vonn, battuta per 0"47. 

«Mi sento estremamente fortunata, realizzo il sogno di quando ero bambina e sciavo e dicevo che avrei voluto vincere l’Olimpiade. È successo, non ci credo ancora - dice dopo la premiazione -. Sono stata concentratissima per ottenere la sciata perfetta e ci sono riuscita non sarò mai la sciatrice che scende con classe, quando passo io faccio rumore come se suonassero mille chitarre. Ma sono così, e questo oro non mi cambierà. Resto Sofia, con la gente che mi avrebbe continuato a voler bene, ad amarmi anche se non avessi vinto questa medaglia. Lindsay Vonn? Da lei c’è solo da imparare, una generosa così nel nostro mondo non c’è». 

E’ un’Italia a due volti quella che scende in pista a PyeongChang. Se Goggia festeggia circondata dai tecnici per la nona medaglia azzurra a questi Giochi, Federica Brignone sale sull’ambulanza e va in ospedale: caduta nella parte alta del tracciato "non so come ho fatto", verrà sottoposta ad un esame al ginocchio sinistro. Sbaglia e scivola anche Nadia Fanchini, in lacrime: "Ho provato tutto. Abbiamo fatto un lungo lavoro di video, ieri e per fortuna Sofy ce l’ha fatta, noi gareggiamo anche per la squadra, è un onore essere qui". Si asciuga le lacrime Nadia, è a pezzi. Poco più in là la Goggia sale sul gradino del podio. E’ la legge dello sport. 

 

FONTE DANIELA COTTO LASTAMPA.IT

 
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