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Da domani a Roma il Congresso della World Allergy Organization promosso dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Stampa E-mail
Giovedì 27 Aprile 2017 19:37

“TSUNAMI ALLERGIE”. CENTINAIA DI MILIONI DI PERSONE COINVOLTE NEL MONDO



Da domani al 29 aprile si svolgerà a Roma (Roma Eventi - Piazza della Pilotta, 4), promosso dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il Congresso annuale della WAO, l’Organizzazione Mondiale delle Allergie, al quale parteciperanno oltre 500 medici e ricercatori provenienti da 50 Paesi del mondo. Le precedenti edizioni si sono svolte a Gerusalemme nel 2016 e in Corea nel 2015. La prossima si terrà ad Orlando, negli Stati Uniti.

In contemporanea al Congresso WAO, nella stessa sede, sempre dedicata alle allergie pediatriche, si svolgerà l’VIII edizione del convegno “Mito e realtà”, rivolto ad un pubblico specialistico prevalentemente italiano. I due appuntamenti avranno in comune le letture chiave, tradotte in simultanea in inglese e italiano. Il dott. Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, è il presidente del comitato scientifico di entrambi i congressi.

«Con 400 milioni di persone nel mondo che soffrono di rinite allergica e 300 milioni di asma, l'umanità sta vivendo uno tsunami allergico» sottolinea il dott. Fiocchi. «L’allergia è considerata una malattia del “mondo sviluppato”. La crescita, infatti, si registra soprattutto nei Paesi occidentali e coinvolge strati sempre più ampi dell'umanità. In Europa si stima che tra 11 e 26 milioni di persone soffrano di allergie alimentari, una fonte di preoccupazione soprattutto tra i più piccoli: almeno 1 bambino su 20, infatti, è allergico a uno o più alimenti. In Italia, la prevalenza della dermatite atopica, della rinite allergica e dell’asma tra il bambini di 6 – 12 anni è rispettivamente del 7%, 14,5% e 9%. Ciò significa 490.000 bambini tra 0 e 14 anni con eczema, 1 milione con rinite e 630.000 con asma».

Il Congresso della WAO approfondirà i temi più urgenti della lotta alle allergie, a cominciare dagli sviluppi sul fronte delle tecniche diagnostiche (ad esempio per le cosiddette allergie “subdole”) e di cura (come la nuova terapia epicutanea) fino alle nuove linee guida mondiali per la diagnosi e il trattamento dell’allergia al latte, un problema tra i più frequenti nell’infanzia. Il documento verrà emanato nel 2018 e vede l’Ospedale Bambino Gesù impegnato in prima linea nell’elaborazione delle raccomandazioni internazionali.

 

 
Una tecnica innovativa, messa a punto tra Napoli e Cincinnati Stampa E-mail
Giovedì 27 Aprile 2017 19:35

Così la materia soffice ‘si rilassa’

 

Da una collaborazione tra il Cnr e il gruppo Procter and Gamble (P&G) nasce una tecnica innovativa per studiare il comportamento di una vasta categoria di materiali, dai tessuti biologici a prodotti di largo consumo come detergenti e alimenti

 

Prodotti di uso quotidiano come shampoo e dentifrici, alimenti come yogurt e maionese e ancora tessuti biologici, come quelli epiteliali, sono esempi di ‘materiali soffici’, con proprietà intermedie tra lo stato liquido e quello solido.

Una tecnica innovativa, messa a punto tra Napoli e Cincinnati (Ohio, USA) da una collaborazione tra ricercatori dell’Istituto superconduttori, materiali innovativi e dispositivi (Spin) del Cnr di Napoli, il gruppo Procter&Gamble, l’Università Federico II di Napoli e la University of Cincinnati aiuta a comprendere come si muovono e si organizzano nel tempo le particelle che compongono questi materiali: si tratta della Differential Variance Analysis (DVA), una tecnica che consente di misurare e visualizzare l’evoluzione della microstruttura nel tempo.

Il nuovo metodo è descritto in un articolo pubblicato su ‘Scientific Reports’, rivista del gruppo ‘Nature’. “La natura ‘ibrida’ e le peculiarità dei materiali soffici, percepibili anche al tatto, derivano dai moti collettivi delle particelle che li costituiscono. Questo processo, noto col nome di rilassamento strutturale, può ora essere visualizzato e misurato in maniera semplice e diretta”, spiega Raffaele Pastore (Spin-Cnr).

Rispetto alle metodologie ad oggi utilizzate, la DVA semplifica queste misure in maniera sostanziale: è direttamente applicabile a video digitali, senza la necessità di tracciare le singole particelle di un campione. La differenza di due immagini separate da un certo intervallo di tempo genera una terza immagine, il differential frame, in cui il movimento delle particelle risulta evidente. Una sequenza di differential frame consente quindi di visualizzare in maniera diretta il progressivo rilassamento del sistema e di ottenere importanti informazioni quantitative da una semplice analisi della loro intensità.

“A differenza di ciò che accade in un liquido, nei materiali soffici le particelle tendono a muoversi in maniera cooperativa, un po’ come nei luoghi affollati: se mi trovo in un vagone della metropolitana all’ora di punta e voglio raggiungere l’uscita, avrò bisogno che le persone accanto a me si spostino in maniera coordinata per favorire il mio passaggio”, aggiunge il ricercatore. “Caratterizzare il rilassamento della materia soffice è quindi fondamentale per modularne le proprietà meccaniche”.

Gli ambiti di applicazione sono molteplici: in campo biologico, ad esempio, anomalie nel rilassamento dei tessuti epiteliali consentono di evidenziare condizioni patologiche di vario genere, come l’asma e la propensione dei tessuti cancerosi a produrre metastasi.

In ambito industriale, inoltre, comprendere il rilassamento dei materiali soffici è cruciale per la produzione di molti prodotti che, come i detergenti, devono avere lunga durata e conservare inalterate le loro proprietà durante tutta la catena logistica: la DVA può portare allo sviluppo di approcci semplici ed efficienti per controllare la stabilità di questi prodotti.

“La collaborazione con Procter&Gamble dimostra come ricerca di base e industria possano avere obiettivi comuni e spero che tale esperienza possa stimolare future sinergie in questa direzione. Ringrazio Marco Caggioni e Vincenzo Guida di P&G, Roberto Cerbino dell’Università di Milano, e il Laboratorio Congiunto Cnr-Ntu Singapore per aver creduto in questo progetto”, conclude il ricercatore.

 

 
Giornalisti e cittadini lavoreranno insieme con l'obiettivo di confezionare notizie neutrali. E, soprattutto, "fact-checked" cioè verificate Stampa E-mail
Giovedì 27 Aprile 2017 19:24

Mr. Wikipedia lancia Wikitribune: "La trasparenza per battere le bufale"

 

 Jimmy Wales

 

Dopo Google e Facebook, un'altra colonna portante del mondo hi-tech scende in campo contro la diffusione online di notizie false. Stavolta a schierarsi contro le fake news è nientemeno che il fondatore di Wikipedia, la più grande enciclopedia libera sul web. Jimmy Wales, infatti, ha appena lanciato una campagna di crowdfunding per un nuovo progetto. Si chiama Wikitribune e poggia, in parte, le basi sulla stessa colonna portante che ha reso Wikipedia il gigante che è oggi: i volontari. Ma non li mette a lavoro da soli. Li affianca a professionisti dell'informazione, con l'obiettivo di confezionare notizie neutrali. E, soprattutto, "fact-checked" cioè verificate. 
 
"Wikitribune è informazione fatta dalle persone per le persone", ha dichiarato Wales. "Questa è la prima volta che giornalisti-professionisti e cittadini-giornalisti lavorano fianco a fianco, come pari, scrivendo le notizie mentre succedono, modificandole in corso d'opera e con alle spalle una comunità che controlla e ricontrolla tutti i fatti". Detta in altri termini: Wikitribune vuole diventare un sito di notizie con incorporato un senso di comunità. Come Wikipedia potrà essere consultato gratuitamente e sarà libero da ogni tipo di pubblicità (un progetto simile in Italia è Valigia blu). Ma a differenza dell'enciclopedia, dove tutto si fonda sul puro e semplice volontariato, i giornalisti che faranno parte dello staff di Wikitribune avranno uno stipendio. A loro spetterà il compito di redigere i contenuti e garantire un aggiornamento giornaliero, altrimenti impossibile. Mentre il focus dei supporter sarà quello di vigilare sulla trasparenza e la correttezza delle informazioni, grazie anche alla condivisione di trascrizioni, video e audio delle interviste. 
 
Wales conta di reclutare una ventina di professionisti. Verranno pagati grazie alle donazioni dei lettori che, anche se non interferiranno sulle scelte quotidiane, potranno in un certo senso orientare la "linea editoriale" del sito. Per esempio, i bitcoiner potrebbero decidere di finanziare Wikitribune per seguire le notizie riguardanti la criptomoneta e la blockchain in maniera più accurata rispetto a quanto fanno i media mainstream. 
 
Il progetto può contare su supporto e consigli di Jeff Jarvis, professore e giornalista, Lawrence Lessig, giurista statunitense e Guy Kawasaki, investitore della Silicon Valley. Si parte in inglese per poi aggiungere altre lingue, se il piano funziona. La tempistica non sembra casuale, il lancio precede l'apertura della campagna elettorale in Gran Bretagna. Anche se Wales ha fatto sapere di aver avuto l'idea dopo le elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Secondo alcuni commentatori, la disinformazione avrebbe preparato il terreno per l'elezione del repubblicano Donald Trump, veicolando news infondate e contribuendo a polarizzare gli utenti in due schieramenti contrapposti. Le critiche hanno convinto compagnie digitali e politici a prendere provvedimenti al riguardo. In Germania è stata introdotta una nuova norma che prevede multe fino a 500mila euro per i social network che non provvedono a rimuovere una notizia falsa entro 24 ore dalla segnalazione. E anche in Italia il tema è stato più volte affrontato dalla presidente della Camera, Laura Boldrini. Mentre la proposta di legge presentata dalla senatrice Adele Gambaro, che prevede multe e carcere per chi diffonde bufale, è stata definita un attacco alla libertà di espressione.
 
"La diffusione di informazioni false è una vera minaccia - ha scritto Jimmy Wales in un editoriale per il Guardian lo scorso febbraio - che mina la nostra capacità di avere conversazioni sensate e risolvere i problemi". La soluzione per lui passa dalla trasparenza possibile grazie alle piattaforme tecnologiche: "Se esiste una kryptonite contro le informazioni false, è questa".
 
Fonte  ROSITA RIJTANO repubblica.it

 

 
Grillo attacca Reporter Senza Frontiere: "Il sistema è marcio e il problema sarei io" Stampa E-mail
Mercoledì 26 Aprile 2017 17:49

Nel rapporto dell'organizzazione il nostro Paese guadagna 25 posizioni. Tuttavia permangono "provocazioni e minacce", di "responsabili politici". Su scala internazionale, situazione pesantissima: "Mai così a rischio". Sotto accusa fake news, repressione e uomini "forti" come Erdogan e Trump

 

 Il rapporto annuale di Reporter senza frontiere sulla libertà di stampa nel mondo indica un Italia in recupero: il nostro Paese guadagna 25 posizioni nella classifica mondiale passando dal 77mo al 52mo posto. Ma non basta. Oltre a problemi che restano, come "intimidazioni verbali o fisiche, provocazioni e minacce", e "pressioni di gruppi mafiosi e organizzazioni criminali", c'è anche l'effetto di "responsabili politici come Beppe Grillo che non esitano a comunicare pubblicamente l'identità dei giornalisti che danno loro fastidio": M5S "discredita i media come arma preferita".

LEGGI Ora Grillo smetterà di dare lezioni di libertà di S. MESSINA

"Oggi ho scoperto di essere io la causa del problema di libertà di stampa in Italia" ha twittato (e scritto su Facebook e sul blog) Grillo. Il leader 5 Stelle ha rinviato quindi al suo blog dove firma il post dal titolo È tutta colpa di Beppe Grillo.

"Se i Tg e i giornali non vi danno le notizie o vi danno notizie false o vi danno notizie non verificate - scrive Grillo - è perché hanno paura di me. Reporter Senza Frontiere dice che diffondo 'l'identità' dei 'giornalisti sgraditi'. Forse non sono stati informati bene dai direttori dei giornali italiani che li hanno contattati per cambiare la classifica (vi hanno contattato, vero?). Non viene pubblicata l'identità dei giornalisti sgraditi, viene smentita la balla che diffondono o viene risposto alle loro offese gratuite". Il rapporto di Rsf fa cadere l'alibi del leader dei cinquestelle che, per attaccare i giornalisti, cita spesso la pessima classifica del nostro Paese sullo stato della libertà di stampa. Quest'anno viene detto chiaramente che uno dei responsabili di ciò è anche il capo degli M5s. E ancora: "Sotto la pressione dei politici, spesso i giornalisti italiani optano per l'auto-censura".

Ora Grillo smetterà di dare lezioni di libertà

FONTE REPUBBLICA.IT
 
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