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CRISI DEL 38° PARALLELO Stampa E-mail
Sabato 12 Agosto 2017 08:29

Tensione Corea, i 4 scenari

 

(AFP)

La misura è colma. Gli Stati Uniti lo hanno ribadito più volte: "la Corea del Nord rinunci ai suoi atteggiamenti provocatori e da escalation", hanno concordato Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping nel corso di un colloquio telefonico. E se è vero che Pechino ha esortato alla moderazione le parti coinvolte nella questione nucleare, sono diverse le soluzioni che potrebbero essere messe in atto per frenare l'escalation di provocazioni e minacce del 'regno eremita'.

Cosa potrebbero fare gli Stati Uniti? E che peso potrebbe avere la Cina per arginare l'intransigenza di Kim Jong-un? Le opzioni attualmente sul tavolo possono essere riassunte in quattro scenari possibili: infliggere ulteriori sanzioni a Pyongyang, tentare la strada della diplomazia, come ha rimarcato il segretario alla Difesa americano, Jim Mattis, ricorrere all'opzione militare, oppure giocare la carta di un attacco cibernetico come aveva ipotizzato qualche mese fa il 'New York Times'.

L'OPZIONE MILITARE - Trump non ha mai fatto giri di parole: per impedire a Kim Jong-un di sviluppare un missile nucleare capace di colpire gli Stati Uniti, è pronto a dichiarare guerra a Pyongyang e distruggere la Corea del Nord. Tuttavia, la soluzione militare o quella di una guerra preventiva, come aveva annunciato il consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, H.R. McMaster, non risolverebbe la crisi ma potrebbe provocare la perdita di migliaia di vite umane. In caso di conflitto con la Corea del Nord a pagare il prezzo più alto in termini di vite umane sarebbe la Corea del Sud, Paese sul quale potrebbe scatenarsi tutta la violenza dei missili nordcoreani.

Secondo un'analisi della 'Cnn', mentre gli Stati Uniti uscirebbero vittoriosi da un grande conflitto militare, il rischio sarebbe un coinvolgimento da parte di Pyongyang della Corea del Sud, che determinerebbe molte vittime anche nelle truppe Usa stanziate lì. L'opzione militare è dunque inevitabile? La portavoce della Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders ha ripetuto che tutte le opzioni sono sul tavolo, ma ha precisato che se la Corea del Nord va fermata, va fermato il suo programma nucleare anche se non è ancora stato deciso nulla. Non è impossibile, tuttavia, che l'amministrazione di Trump prenda in considerazione un ampio spettro di opzioni militari, sperando così di poter avviare con la Corea del Nord una negoziazione.

LA CARTA DELLA DIPLOMAZIA - Gli Stati Uniti non rinunciano però alla carta della diplomazia, sperando di raggiungere la soluzione più prudente per fermare il programma missilistico in rapida evoluzione della Corea del Nord e utilizzare l'azione militare solo di fronte a una minaccia imminente. Per Washington una guerra con la Corea del Nord sarebbe infatti "catastrofica", come ha ammesso il segretario alla Difesa americano, Jim Mattis, parlando alla stampa in occasione di un evento a Mountain View, in California. Mattis ha ribadito che il Pentagono si sta concentrando sulla diplomazia, ottenendo risultati in questa direzione. "La tragedia della guerra - ha sottolineato - è abbastanza nota e non c'è bisogno di altri eventi, oltre al fatto che ciò sarebbe catastrofico".

L'IPOTESI DI UNA GUERRA CIBERNETICA - Il 'New York Times', già nel marso scorso, aveva avanzato l'ipotesi di una guerra cibernetica segreta contro la Corea del Nord, parlando di un programma messo a punto dall'amministrazione Obama. Per i giornalisti del quotidiano statunitense, David Sanger e William Broad, se è vero che è tardi ormai per frenare lo sviluppo di armi nucleari nella Corea del Nord, tentare di sabotare i lanci missilistici per via informatica potrebbe essere l'unica difesa possibile. Già nel 2014 sarebbe stato impartito l'ordine di preparare un attacco cibernetico da assestare nel caso del lancio di ordigni nucleari, ma il problema principale è che la Corea del Nord sa nascondere bene agli Stati Uniti tutti i progressi che sta facendo. Ad esempio, è in grado di pilotare rapidamente missili fuori dai rifugi sotterranei e di lanciarli, fornendo ai satelliti Usa poco tempo per osservare le attività di pre-lancio. Pyongyang, inoltre, sta anche diversificando il numero di siti da cui lanciare missili. Tuttavia, fa notare il 'New York Times', utilizzare armi cibernetiche - anche in uno Stato totalitario come la Corea del Nord - autorizzerebbe Russia e Cina a fare lo stesso. Disattivare segretamente i controlli atomici di un avversario, potrebbe essere più rischioso che lanciare un attacco preventivo.

SANZIONI ED EMBARGO, IL RUOLO DELLA CINA - A impartire ulteriori dure sanzioni alla Corea del Nord ha pensato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che qualche giorno fa ha limitato ulteriormente gli scambi commerciali e la possibilità di investimenti per il Paese. Le sanzioni colpiscono le esportazioni nei settori del ferro, del carbone e della pesca e dovrebbero privare la Nordcorea di risorse annuali stimabili in un miliardo di dollari. Emblematica in tal senso è la posizione della Cina. Pechino rifornisce di greggio Pyongyang, tenendo di fatto in vita le raffinerie nordcoreane.

 

Il Paese infatti non produce né carbone né petrolio e lo importa dall'estero. Se la Cina chiudesse l'oleodotto, troncando i rifornimenti di greggio, l'economia di Pyongyang crollerebbe. Un'ipotesi che appare piuttosto remota, visto che in Nord Corea la Cina ha in ballo diversi interessi. Secondo l'analisi di Jennifer Lind della 'Cnn', quello che preoccupa maggiormente la Cina sono gli equilibri precari della penisola coreana. I cinesi temono che una massiccia pressione economica possa far collassare il regime di Kim Jong-un, scatenando il caos nel Paese, e avviando una serie di problemi a lungo termine. Se Pyongyang collassasse, migliaia di rifugiati si riverserebbero verso i confini cinesi, provocando un esodo di proporzioni enormi.

Il presidente cinese Xi Jinping, in un colloquio telefonico con Donald Trump, ha esortato alla moderazione le parti coinvolte nella questione nucleare. Per Xi Jinping Usa e Corea dovrebbero astenersi dal fare dichiarazioni o compiere azioni che possano portare a una escalation della tensione della penisola coreana, assicurando che la Cina è pronta a lavorare con gli Stati Uniti al fine di risolvere la vicenda nel modo più appropriato.

Fonte Federica Mochi adnkronos.com

 
Tensione alle stelle in vista dell'ultimatum di Ferragosto. Oro e yen in ascesa, volatilità in crescita e mercati in rosso Stampa E-mail
Venerdì 11 Agosto 2017 13:36

La Corea del Nord minaccia gli USA e manda in orbita beni rifugio e volatilità

 

E' un tipico scenario caratterizzato da incertezza quello che si scorge in questi giorni guardando i mercati mondiali, peraltro acuito dalle tensioni geopolitiche e da una "necessaria" correzione, motivata dai nuovi records toccati da Wall Street.

Sta di fatto che "la volatilità" è volata alle stelle, superando la soglia critica del 30%, ed i beni rifugio hanno ritrovato appeal, soprattutto lo yen e l'oro.

Tutto è stato motivato dalle minacce lanciate dalla Corea del Nord, che ha dato una sorta di 'ultimatum' agli Stati Uniti per Ferragosto, quando potrebbe scattare un "attacco" alla base americana di Guam.

Nonostante il segretario alla Difesa statunitense, John Marris, abbia tentato ripetutamente di abbassare i toni, cercando una soluzione diplomatica, Pyongyang non sembra raccogliere l'invito al colloquio e torna ad attaccare Washington. L'agenzia media ufficiale nordcoreana Kcna ha affermato che il regime Kim Jong-un "cancellerà dalla faccia della terra senza alcuna pietà i provocatori" e che "gli USA soffriranno una vergognosa sconfitta e un destino tragico e definitivo se persisteranno nelle loro avventure militari, sanzioni e pressioni".

Insomma, i toni sono tutt'altro che ammorbiditi e questo sta prontamente condizionando i mercati azionari globali, che si sono fatti trovare pronti ad una correzione per effetto dei nuovi record raggiunti di recente. Un termometro è rappresentato dalla volatilità in persistente crescita: l'indice VIX della "paura", elaborato giornalmente dal Chicago Board Options Exchange sulla base delle oscillazioni del mercato obbligazionario USA, è salito del 39% a quota 15,49 punti.



Nello stesso tempo sale il valore dei cosiddetti "safe heaven" (beni rifugio) come l'Oro, che oggi avanza dello 0,13% a 1.287,8 dollari l'oncia, ben lontano dai minimi toccati a luglio dopo la riunione della Fed. Sul mercato del Forex cresce anche il valore dello Yen e del Franco svizzero, due tipici "porti sicuri" in fasi di grande incertezza.

fonte teleborsa.it

 
A quattro giorni dall' "ultimatum" che Kim Jong-un ha lanciato contro gli Stati Uniti ("a ferragosto siamo pronti a colpire le acque della base americana di Guam") si alzano ulteriormente i toni dello scontro tra Washington e il regime nordcoreano. Stampa E-mail
Venerdì 11 Agosto 2017 10:04

Pyongyang: "Cancelleremo gli Usa". Trump: "Corea del Nord non sa cosa sta rischiando"

 Donald Trump e Kim Jong-un (ap)

 Il presidente Usa: "Attacco preventivo? Noi non facciamo annunci, vedremo cosa accadrà". Il ministro della Difesa, Mattis: "Opzione militare c'è, ma sappiamo quanto sia catastrofica una guerra ai giorni nostri"

 

 Mancano meno di quattro giorni a quella sorta di "ultimatum" che Pyongyang ha lanciato contro gli Stati Uniti, ipotizzando un'azione militare dimostrativa nei confronti della base americana di Guam, e i toni dello scontro tra Usa e Nord Corea si fanno sempre più aspri, nonostante i tentativi del ministro della Difesa statunitense, John Mattis, di "stemperare" il livello del conflitto che oppone, nei fatti e direttamente, Donald Trump al leader nordcoreano.

 Poche ore dopo le nuove bordate di minacce del presidente Usa contro la Corea del Nord, l'agenzia ufficiale di Pyongyang, Kcna, risponde a tono alzando ulteriormente la tensione. Pyongyang a sua volta minaccia che "cancelleranno dalla faccia della terra senza alcuna pietà i provocatori (Trump, ndr) che fanno tentativi disperati di soffocare il Paese socialista" aggiungendo che "gli Usa soffriranno una vergognosa sconfitta e un destino tragico e definitivo se persisteranno nelle loro avventure militari, sanzioni e pressioni" contro il regime di Kim Jong-un.

 La guerra, per ora solo fatta di armi retoriche e verbali, con la corsa a chi la spara più grossa, vede da giorni la Corea del Nord rispondere puntualmente ad ogni minaccia di Trump che, poco dopo l'ultimo attacco proveniente dal regime di Kim Sung-un, ha replicato a tono. Ieri, nella notte Pyongyang aveva fatto sapere che per ferragosto sarà pronta a colpire le acque tra 30 e 40 km dall'isola Usa di Guam, dove sorgono le basi navali e quella dei bombardieri strategici americani, dando una dimostrazione di forze agli Usa dopo che il presidente aveva minacciato di colpire con "fuoco e fiamme" i nordcoreani proprio perché l'intelligence statunitense aveva confermato la disponibilità da parte della Corea del Nord di ordigni nucleari collocabili su missili a medio e lungo raggio. Il ministro della Difesa, James Mattis, aveva dal canto suo avvertito che la sproporzione di forze avrebbe fatto rischiare a Kim Jong-un, in caso di attacco, di vedersi distruggere il Paese. Per poi aggiungere, però, che se l'opzione militare era ben presente sul tavolo della Casa Bianca, la prima scelta dell'America era comunque la via diplomatica. "Sappiamo bene quanto possa essere catastrofica una guerra ai giorni nostri", ha detto Mattis.

 Ma oggi Trump ha rincarato la dose, e dopo la minaccia nordcoreana a Guam, si è chiesto: "Forse non è stata sufficientemente dura la mia minaccia di colpire con fuoco e fiamme Pyongyang se dovesse attaccarci". Per essere ancora più chiaro il presidente Usa ha assicurato che "se la Corea del Nord dovesse anche solo immaginare di attaccare qualunque cosa che amiamo, nostri rappresentanti, i nostri alleati (riferimento a Giappone e Corea del Sud, ndr) o noi, allora vi dico che loro dovrebbero essere molto molto preoccupati, perché le cose che gli succederanno saranno tali che non le avranno mai neanche ritenute possibili", ha intimato. E ha poi aggiunto: "Sarà meglio che la Corea del Nord inizi a mettere la testa a posto perché in caso contrario si troveranno nei guai così come non è mai successo neanche a poche nazioni nel mondo".

 Il presidente Usa è stato sibillino sulla possibilità di un attacco preventivo Usa contro Pyongyang, ipotizzato da McMaster: "Non parliamo di questo. Non lo facciamo mai" ha detto. Ma poi ha ribadito, lasciandosi di fatto la porta aperta, "vedremo cosa accadrà".

fonte repubblica.it

 
Lo rivela un'indagine CNA. I furti in appartamento nel decennio 2006-2015 sono quasi raddoppiati Stampa E-mail
Giovedì 10 Agosto 2017 09:33

Gli italiani non badano a spese per proteggere la propria casa

 Le ferie si avvicinano o sono già arrivate per molti italiani, ma come ogni anno torna la paura dei furti in casa. Per evitare spiacevoli sorprese al rientro ben quattro famiglie su dieci hanno installato un impianto antifurto e, nella stessa percentuale, una porta blindata.

Lo svela una indagine condotta da CNA, che rileva come gli italiani abbiano speso oltre 18 miliardi di euro per proteggere l’abitazione. La spesa media per un antifurto di qualità comprensivo di centralina, sensori esterni e interni, sirena e combinatore telefonico tocca i 1500 euro, mentre una porta blindata può arrivare a 1300 euro.

Cifre consistenti ma giustificate, dato che il 40% delle effrazioni avviene mentre il proprietario è in vacanza. Nel 2016 i furti in abitazioni ed esercizi commerciali denunciati sono stati più di 330 mila (quasi 904 al giorno e 38 all’ora), un numero però approssimato per difetto, considerato che solo sette responsabili su cento vengono arrestati.

Anche se nell'anno passato si è assistito ad un calo dei reati (-300 episodi denunciati), e l'incidenza rispetto al numero di abitazioni occupate (24 milioni) appare modesta, nel decennio 2006/2015 si registra un balzo del 94% del fenomeno per le sole case (quasi due milioni), che colloca l’Italia al sesto posto della graduatoria europea stilata da Eurostat-Unodc per rapporto popolazione/furti in appartamfonte teleborsa.it

 
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