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In un'audizione alla camera e al senato, l'Istituto di statistica racconta un'Italia che vive ancora in situazione di grande difficoltà ed un mercato del lavoro popolato da giovani disoccupati e ninattivi Stampa E-mail
Mercoledì 19 Aprile 2017 08:48

Troppe famiglie nel disagio e troppi giovani disoccupati: ecco la foto scattata dall'Istat

  La debole ripresa dell'economia italiana non riduce la povertà ed il disagio sociale. Lo conferma oggi l'Istat in un'audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, avallando un quadro già più volte messo in luce dalla Confcommercio.

Secondo il responsabile della divisione statistica dell'Istat, Roberto Monducci, "nel 2016 non si è osservata una riduzione dell'indicatore di grave deprivazione materiale, corrispondente alla quota di persone in famiglie che sperimentano sintomi di disagio, che resta fermo all'11,9%".


Il disagio sociale è ancor più grave e acuto per i giovani: si nota che sono 1 milione e 250 mila i minori in questa situazione, pari al 12,3% della popolazione con meno di 18 anni.

Questi dati confermano dunque "l'urgenza degli interventi previsti dal governo per il contrasto alla povertà", sottolinea il dirigente Istat, aggiungendo che il potere d'acquisto è aumentato un poco grazie alla deflazione, ma le famiglie stanno accrescendo anche la propensione al risparmio, poiché permane una "situazione di incertezza".

La nota dolente resta il mercato del lavoro e la disoccupazione giovanile. Secondo l'Istat, il segnale è quello di una situazione del mercato del lavoro ancora sfavorevole per la fascia di età 25-34 anni: per gli under 35 dunque è sempre più difficile trovare un lavoro e la quota di chi ha trovato occupazione entro un anno è più bassa sia rispetto a quella registrata nello stesso periodo dell'anno precedente (il 27,9%) sia due anni prima (il 24,4%).

"I dati longitudinali della Rilevazione sulle forze di lavoro - ha spiegato Monducci - consentono di effettuare un'analisi delle transizioni verso l'occupazione degli individui disoccupati a un anno di distanza. L'esercizio è stato realizzato per i 25-34enni confrontando i tassi di permanenza e transizioni osservati tra il quarto trimestre 2015 e il quarto trimestre 2016 con quelli degli analoghi periodi dei due anni precedenti. Il 21,2% dei 25-34enni disoccupati nel quarto trimestre del 2015 è occupato un anno dopo, il 43,8% risulta ancora disoccupato e il 35% inattivo".

 

fonte teleborsa.it

 
Sparatoria al monastero di Santa Caterina nel Sinai Stampa E-mail
Martedì 18 Aprile 2017 21:51

Egitto, attacco a posto blocco monastero S.Caterina: morto un agente

 Un poliziotto è morto e quattro sono rimasti feriti in un attacco terroristico ad un posto di blocco vicino al monastero greco ortodosso di Santa Caterina, nel sud del Sinai. Lo ha reso noto il ministero dell'Interno egiziano. Testimoni hanno riferito di aver visto uomini armati a bordo di più auto sparare contro gli agenti, che avrebbero risposto al fuoco, fuggendo subito dopo.

Il responsabile del dipartimento informazione del ministero dell’Interno egiziano ha dichiarato in un comunicato che «molti elementi armati provenienti dalla montagna, di fronte a un check point sulla strada del monastero di Santa Caterina hanno aperto il fuoco contro le forze» di polizia del Sinai. «Si è avuto uno scambio di colpi d’arma da fuoco - prosegue il comunicato - e i servizi di sicurezza hanno preso il controllo della situazione ferendo alcuni degli assalitori, obbligandoli a fuggire». 

Il Monastero di Santa Caterina è un luogo di culto nel cuore del sud della penisola del Sinai, visitato ogni anno da centinaia di fedeli stranieri e egiziani. Si tratta di un luogo altamente simbolico, patrimonio dell’umanità Unesco, dove, secondo la tradizione, Mosè avrebbe parlato con Dio nell’episodio biblico del roveto ardente e dove avrebbe ricevuto i comandamenti. Per questo motivo il monastero è considerato un luogo sacro dalle tre maggiori religioni monoteiste.

 

FONTE agenzie internet

 

 
Il superpresidenzialismo voluto da Erdogan ha vinto con poco più del 51% Stampa E-mail
Martedì 18 Aprile 2017 09:27

Turchia, è scontro sulla validità del referendum. Ma l'Osce boccia la consultazione: "Schede non timbrate andavano escluse"

 

Gli avversari denunciano il caso delle schede non timbrate e chiedono annullamento. Per la Commissione Elettorale è tutto in regola". Critiche dagli osservatori internazionali: "Standard internazionali non rispettati". Erdogan attacca le "nazioni con spirito da crociati"

 Vittoria di misura e con polemiche su presunti brogli, per il presidente Recep Tayyip Erdogan al referendum costituzionale che si è tenuto in Turchia. Il fronte del "Sì" ha ottenuto un risicato 51,3 per cento, inferiore di almeno 5 punti percentuali alle aspettative espresse alla vigilia della consultazione, mentre quello del "No" si è fermato al 48,7 per cento. Ma quello che importava a Erdogan era che i sì prevalessero per far passare la riforma in senso presidenziale e concentrare nella sua figura tutti i poteri dello Stato.

Il giorno dopo, però, porta solo tensioni. L'Osce ha bocciato la regolarità della consultazione e il principale partito di opposizione, il kemalista Chp, ha chiesto alla Commissione elettorale suprema (Ysk) di cancellare per sospette irregolarità nel voto l'esito del referendum. Sotto accusa soprattutto l'altissimo numero di schede prive di timbro ufficiale utilizzate, secondo l'opposizione, nel 37% dei seggi.

Il capo della commissione elettorale turca ha ribadito invece che le schede senza timbro sono valide, e che già in passato erano state ammesse dal governo turco. Dopo la prima dichiarazione a caldo di ieri sera, la Commissione elettorale suprema ha ribadito: "Quelle schede elettorali non sono false, non c'è alcun dubbio", ha detto il presidente dell'Ysk, Sadi Guven.

 ...................Alla fine anche il Presidente americano Donald Trump ha chiamato il leader turco Recep Tayyip Erdogan, per congratularsi della ormai "indiscussa" vittoria al referendum costituzionale, che ha sancito il passaggio da un sistema parlamentare ad un sistema presidenziale puro, dove il Presidente avrà dei super poteri.

La telefonata di Trump, in realtà, è servita anche per chiarire la posizione della Casa Bianca riguardo alla Siria e per discutere della "risposta americana" all'uso di armi chimiche da parte del regime di Assad, rispetto alla quale entrambi i leader hanno "concordato sull'importanza di ritenere responsabile Assad''.


Erdogan, aspramente criticato dall'OCSE per come è stato condotto il referendum ed ora più lontano che mani dall'Europa, ha anche discusso con Trump delle tematiche relative al terrorismo ed alla lotta anti-Isis........

 

FONTE AGENZIE INTERNET

 
51,3% di SI contro 48,7 NO. L'opposizione grida ai brogli. Ora assai improbabile l'ingresso del Paese nella Ue. Preoccupazioni per l'economia mondiale Stampa E-mail
Lunedì 17 Aprile 2017 14:20

Referendum: Erdogan vince di misura e per la Turchia scenari diversi

  Recep Tayyip Erdogan ha vinto praticamente al fotofinish ma sufficiente per quelle contestate le riforme costituzionali che gli assegneranno i pieni poteri in Turchia. Il 51,3 per cento di SI contro il 48,7 di NO che lo trasformeranno di fatto in un sultan-dittatore con facoltà di fare e disfare a suo piacimento. Una vittoria di misura che proprio per i "numeri"non poteva non scatenare una valanga di accuse dell'opposizione che denunciano la validità di un alto numero di voti, molti dei quali espressi da quanti si sono recati alle urne con certificati elettorali che non presenterebbero il timbro ufficiale. Di conseguenza fasulli.

"La Turchia ha preso una decisione storica di cambiamento e trasformazione tutti devono rispettare - ha detto Erdogan nel primo discorso dopo l'annuncio della vittoria - compresi i Paesi che sono nostri alleati perché la Turchia ha preso la sua decisione con quasi 25 milioni di cittadini che hanno votato sì, con quasi 1,3 milioni di scarto. È facile difendere lo status quo, ma molto più difficile cambiare".


"Voglio ringraziare ogni nostro cittadino che è andato a votare - ha aggiunto Recep Tayyip - perché è la vittoria di tutta la nazione, compresi i nostri concittadini che vivono all'estero. Questi risultati avvieranno un nuovo processo per il nostro Paese".

Ma vediamo cosa prevede la vittoria di Erdogan. Il suo partito che dal 2015 ha la maggioranza in Parlamento con il 49,9% dei voti ora potrà acquisire i poteri esecutivo, giudiziario e legislativo, senza più controlli da parte dell'Assemblea di Ankara. Assemblea di fatto depotenziata nonostante l'aumento di 50 deputati, che salgono a 600. E il "quarto potere", quello dell'informazione, con oltre 150 giornalisti già in carcere perché accusati di "sostegno al terrorismo" solo per aver espresso le proprie opinioni è impaurito e messo alle corde.

Poi, e non è certo poco, il presidente Erdogan dal 2019 potrà essere rieletto per due mandati consecutivi di 5 anni ciascuno, con una prelazione per ulteriori cinque anni, che lo porterebbe, in teoria, a rimanere in carica addirittura fino al 2034. Di fatto un potere a vita, visto che Recep Tayyip Erdogan "guida" il Paese dal 2002, prima come Premier e poi come Presidente della Repubblica. l'incarico di Premier verrebbe abolito, ci sarebbero due vicepresidenti, e i ministri, senza alcun potere reale, nominati e dimessi direttamente dal presidente. Come è facilmente intuibile, un potere dai netti risvolti dittatoriali e dalle conseguenze imprevedibili per la stabilità dell'intera economia mondiale.

Ora, non appena le autorità certificheranno l'esito del referendum, e non c'è dubbio che nonostante proteste e sospetti ciò accada, nuovi scenari si apriranno per la Turchia dalle conseguenze in ogni caso imprevedibili. Prevedibile, invece, in primo luogo la fine di ogni dialogo per l'ingresso della Turchia in Europa a causa della trasformazione della democrazia del Paese di quello già definito come un sultanato dai risvolti dittatoriali decisamente più simile a sistemi mediorientali che alle repubbliche e monarchie che governano appunto l'Europa.

Anche se in realtà la "politica, al grido dell'interesse comune, è sempre capace nel trovare viottoli e scorciatoie per giungere comunque a destinazione. Non ci sarebbe da sorprenderci. Certamente una Turchia molto diversa da quella pensata dal fondatore della Repubblica, Mustafa Kemal, detto Ataturk, il padre dei turchi, di una nazione laica e candidata all'ingresso nell'Unione Europea.

Anche la questione Ue, vista dall'interno, è destinata rapidamente a cambiare. Erdogan ha già infatti detto di essere pronto a indire un nuovo referendum, e questa volta sul mantenimento della candidatura all'ingresso della Turchia nell'Unione europea. Vuol essere infatti Lui a decidere, non potendo sopportare di essere "respinto". E di essere anche pronto a un altro voto referendario sulla reintroduzione della pena di morte in Turchia, misura eliminata nel 2004 proprio in virtù di un auspicato ingresso del Paese del Paese euroasiatico in Europa.

A seguito dell'esito del referendum in Turchia, la Commissione europea ha fatto sapere che "in considerazione del risultato del referendum e le implicazioni di vasta portata delle modifiche costituzionali, anche noi chiediamo alle autorità turche di ricercare il più ampio consenso possibile a livello nazionale nella loro attuazione".

 

FONTE TELEBORSA.IT

 
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