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Il produttore aveva già tentato di sfondare con una fotocamera compatta da 16 elementi distinti, ed entro fine anno porterà una versione rifinita della medesima tecnologia a bordo di un telefono Stampa E-mail
Giovedì 05 Luglio 2018 13:34

Altro che tripla fotocamera, è in arrivo uno smartphone con nove sensori

 

                                                                                     Credits: Light, Washington Post

Dopo l’uscita dello smartphone Huawei P20 Pro dotato di tre fotocamere posteriori sembra siano molti i produttori desiderosi di puntare su soluzioni simili per i propri futuri gadget. Secondo quanto riporta il Washington Post però, un’azienda ancora poco conosciuta potrebbe superare tutti quanti a destra con uno smartphone in arrivo a breve e dotato di un apparato posteriore composto da ben 9 sensori fotografici diversi

L’azienda in questione non è nuova agli appassionati di tecnologia; si chiama Light e pochi mesi fa è già finita sotto i riflettori per aver immesso sul mercato Light L16, una fotocamera da 16 sensori dall’alto potenziale basato su un’idea semplice ma non altrettanto facile da realizzare: utilizzare diversi sensori puntati in direzioni leggermente diverse per far loro memorizzare porzioni d’immagine da cucire insieme in un unico collage ad altissima risoluzione

Il gadget ha subito un destino infausto per via di problemi di gioventù, di limitazioni tecniche e di un costo decisamente elevato (1950 dollari), per non parlare del fatto che, trattandosi di una fotocamera pura, andava a competere con avversarie compatte o addirittura reflex e mirrorless dal design meno futuribile ma ineccepibile. Ora però il gruppo ha in programma di raffinare la medesima tecnologia, riducendone l’impatto in termini di dimensioni e posizionandola all’interno di uno smartphone anche per sfruttarne la potenza di calcolo per l’elaborazione delle immagini.

Al Washington Post gli ingegneri Light hanno mostrato diversi prototipi funzionanti con fotocamere da 5 a 9 obbiettivi. Un apparato del genere — hanno spiegato i tecnici — dovrebbe essere in grado di catturare immagini di una risoluzione complessiva da 64 Mpixel partendo dalle quali, con tecniche di machine learning, potrebbe essere possibile ottenere scatti finali ben definiti anche nelle condizioni più difficili, un po’ avviene con il sensore da 40 Mpixel a bordo del già citato Huawei P20 Pro. 

Il sistema insomma promette bene, e per avere un’idea delle sue potenzialità non dovrebbe neppure occorrere molto tempo: Light ha anticipato che il primo dispositivo dotato della sua tecnologia multicamera dovrebbe arrivare sul mercato entro la fine dell’anno. Il problema sarà il costo: se il precedente sistema a 16 sensori è arrivato a costare poco meno di 2000 dollari, una versione da 9 con smartphone incorporato non potrà posizionarsi in modo particolarmente aggressivo.

 

FONTE  lorenzo longhitano LASTAMPA.IT

 
Sarà una estate rovente, ma sulle migrazioni la Ue ha accolto finalmente le richieste dell'Italia Stampa E-mail
Mercoledì 04 Luglio 2018 10:57

Ecco perché Conte si accontenta

 

Dopo aver alzato il livello dello scontro sulla questione dello sbarco dei migranti, ed aver costretto prima la Spagna ad accogliere la Aquarius e poi Malta ad aprire il proprio porto alla Lifeline per una distribuzione concordata dei richiedenti asilo per verificare la sussistenza dei titoli per l'accoglienza umanitaria, si era pure arrivati allo scontro frontale con l'asse franco-tedesco. Era stata preparata per il vertice informale di Bruxelles una bozza di documento volto ad affrontare unicamente il tema dei movimenti secondari: in pratica, era pronto il via libera al ritrasferimento in Italia di tutti coloro che erano approdati qui da noi, e che poi avevano cercato una miglior sorte in altri Paesi europei: su questo, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva avuto la meglio in un colloquio telefonico con la Cancelliera Angela Merkel. Era stato un misunderstanding: la trattativa ricominciava da capo, sulla base del documento italiano che auspica una strategia multilivello.

Anche nel colloquio informale avuto a Roma dal Premier italiano con il Presidente francese Emmanuel Macron, in visita a Papa Francesco, la posizione italiana è stata chiara: sulla gestione dei flussi serve la cooperazione a livello europeo.

Il documento in 12 punti votato a Bruxelles nella notte tra il 28 ed il 29 giugno, nel Vertice europeo di San Pietro e Paolo, rispecchia i nuovi equilibri della sovranità all'interno dell'Unione europea: siamo di fronte ad una rinazionalizzazione delle politiche, rispetto a cui non ci sono poteri di Bruxelles per esigere l'adempimento di impegni precisi e cogenti. L'Accordo di Dublino dovrà essere rinegoziato, e solo allora si verificherà il raggiungimento del nuovo equilibrio richiesto dall'Italia tra responsabilità nel salvataggio delle vite in mare e solidarietà.

Si poteva fare di più? Si poteva ottenere di più?

L'importante era uscire con una direzione di marcia chiara da una situazione emergenziale, insostenibile. Non si può bloccare una nave al giorno, senza poi costruire il necessario consenso politico sulle strategie da seguire, nella lotta al traffico di uomini.

Qui, i risultati per l'Italia sono stati chiari.

Il Consiglio europeo è determinato a proseguire e rafforzare la politica di approccio globale al fenomeno della migrazione, per impedire il ritorno ai flussi incontrollati del 2015 e ad arginare ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti ed emergenti.
Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, gli sforzi per fermare i contrabbandieri che operano fuori dalla Libia o altrove devono essere ulteriormente intensificati.
L'Ue continuerà a sostenere l'Italia e altri Stati membri in prima linea. Rafforzerà il suo sostegno alla regione del Sahel, alla guardia costiera libica, alle comunità costiere e meridionali, alle condizioni di accoglienza umane, ai ritorni umanitari volontari, alla cooperazione con altri paesi di origine e di transito, nonché al reinsediamento volontario.
Tutte le navi che operano nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non ostacolare le operazioni della Guardia costiera libica.

Era questa la principale richiesta italiana, sostenuta in prima persona dal Ministro dell'Interno Matteo Salvini.

Sarà una estate rovente, ma sulle migrazioni la Ue ha accolto finalmente le richieste dall'Italia.

Ecco perché Conte si accontenta.

 

fonte 

Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
 
Annunciata durante l’audizione in Parlamento l’istituzione di tre task force per welfare, fisco e investimenti pubblici. Ma il primo obiettivo rimane ridurre il debito pubblico Stampa E-mail
Martedì 03 Luglio 2018 15:28

Ministro Tria: “La crescita può rallentare, ma per quest’anno nessuna manovra correttiva”

 

                                                                                                                     Lapresse

«Il primo obiettivo, il punto qualificante sarà il perseguimento prioritario della crescita dell’economia in un quadro di coesione e inclusione sociale». Il ministro dell’Economia Giovanni Tria, nel corso dell’audizione di fronte alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato, ha illustrato le linee programmatiche del suo dicastero.  

Gli obiettivi, ha spiegato Tria, saranno perseguiti «all’interno di una politica di bilancio che si basa sulla continuazione della riduzione del rapporto debito-Pil, inoltre non vi sarà un peggioramento del saldo strutturale: stiamo ultimando quale sarà il saldo ma - ha osservato - non comporterà un peggioramento, e non ci sarà un aumento della spesa nominale di parte corrente». 

«Pur in un quadro positivo i dati» recenti « suggeriscono che la crescita sia continuata fino a tutto il secondo trimestre ma a un ritmo inferiore» dello stesso periodo del 2017 e «le stime interne più recenti indicano per il secondo trimestre un ritmo di crescita analogo» al primo. Insomma: ci sono «rischi di una moderata revisione al ribasso per la previsione di crescita 2018» ma non è intenzione» del governo «adottare alcuna misura correttiva in corso d’anno» così come si eviteranno «misure che possano peggiorare i saldi». È anche per questo che «saranno istituite tre task force, una in materia di welfare, una di fisco e una in materia di investimenti pubblici».  

La task force sul fisco «analizzerà i profili di gettito e distributivi connessi alle ipotesi di riforma in direzione della flat tax, in un quadro coerente di politica fiscale». Lo ha sottolineato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel corso dell’audizione in Parlamento sulle linee programmatiche del suo dicastero. «La semplificazione del sistema fiscale e la progressiva riduzione della pressione fiscale e programmata in linea con l’andamento coerente della spesa pubblica - ha spiegato il ministro - sono da tempo considerate parte essenziale della creazione di un ambiente pro crescita e anche in linea con le raccomandazioni generali più volte espresse dalla commissione europea e dalle organizzazioni internazionali come l’Ocse». 

«L’andamento della finanza pubblica è sostanzialmente in linea se non migliore delle proiezioni, i dati del fabbisogno e l’andamento delle entrate suggeriscono che il trend positivo possa continuare nel secondo trimestre» ma «la seconda metà dell’anno dipenderà anche dal mantenimento di una buona crescita dell’attività economica e dell’occupazione e anche dal livello dei rendimenti dei titoli di Stato che saranno in emissione». 

«È ancora possibile chiudere il 2018 con l’indebitamento programmato e confermato dal Def. Siamo fiduciosi che i dati 2018 saranno in linea con questo obiettivo. Dalle prime interlocuzioni, la commissione Ue è orientata ad aspettare dati a consuntivo» e il Governo «si adopererà per ottenere dall’Europa e da questo Parlamento gli spazi necessari per attuare le misure previste dal programma», garantendo allo stesso tempo che «non si abbia nessuna inversione di tendenza nel percorso strutturale» necessaria per «rafforzare la fiducia degli investitori internazionali». 

«Riteniamo che la previsione del Def a legislazione vigente per anni successivi, in particolare per il 2019, implichi un aggiustamento troppo drastico e non riteniamo utile adottare politiche che si possono rivelare pesantemente pro cicliche con un effettivo rallentamento della crescita per effetto di variabili essenzialmente esogene, ciò fermo restando l’obiettivo di assicurare un calo del rapporto debito Pil e il non peggioramento del deficit strutturale». 

 

 FONTE LASTAMPA.IT

 
Dai rapporti con la Russia all'immigrazione: da Renzi a Salvini, cambiano i metodi, non gli obiettivi Stampa E-mail
Lunedì 02 Luglio 2018 13:05

C'è Matteo e Matteo

 

Leggete queste frasi: "La Russia resta un partner strategico per affrontare le sfide regionali e globali. Pertanto, l'Italia incoraggerà l'UE a studiare modalità per rilanciare il dialogo tra l'Unione europea e la Russia e cogliere le opportunità per migliorare il partenariato strategico, qualora il contesto generale di riferimento lo consenta. Nel dialogo con la Russia, sarà riservata particolare attenzione alla democratizzazione, al processo di modernizzazione e alle prospettive del Partenariato Orientale".

Chi pensate che le abbia scritte? Matteo Salvini? Sbagliato! Sono contenute nel documento ufficiale presentato nel 2016 da Matteo Renzi, allora in carica come Presidente del Consiglio italiano, dal titolo "Programma della Presidenza Italiana del Consiglio dell'Unione Europea. Un Nuovo Inizio".

E' un vero paradosso: anche sulla immigrazione, la colpa del centrosinistra è solo di non essersi mai battuto fino in fondo per le idee e le proposte che aveva elaborato. Eccole, come sono formalizzate nello stesso documento: "La Presidenza ritiene indispensabile proseguire gli sforzi per l'ulteriore sviluppo della gestione integrata delle frontiere, al fine di controllare meglio le frontiere esterne e combattere l'immigrazione irregolare, il traffico di migranti, la tratta di esseri umani e altre forme di criminalità transfrontaliera e transnazionale collegate alla tratta di esseri umani, nel pieno rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell'UE."

Matteo Renzi presentò anche un altro documento, intitolato: "Migration Compact. Contribution to an EU strategy for external action on migration". Si affermava chiaramente la necessità di abbandonare la strategia passiva, di attesa dei profughi in fuga dalla povertà: "All existing initiatives and instruments in the field of external action should be directed (in a coherent way with the internal ones) to developing an active strategy, focussing first and foremost on African countries of origin and transit".

Era esattamente la posizione che viene oggi sostenuta da Matteo Salvini, divenuto Ministro degli Interni, che sta bloccando i porti alle ONG che raccolgono i profughi di fronte alle coste libiche, predicando: "Aiutiamoli a casa loro!".

La cosa più curiosa di tutte è che la posizione del governo italiano in carica, presieduto da Giuseppe Conte, che è stata presentata a Bruxelles nel corso della riunione informale del Consiglio europeo di sabato scorso, in vista della riunione del 28-29 giugno, è praticamente identica a quella che era stata indicata nel 2014 da Matteo Renzi: il documento si intitola "European Multilevel Strategy for Migration" e propone di "intensify agreements and relations between the European Union and third countries from which migrants depart or transit through and invest in projects there".

La differenza tra Matteo Renzi e Matteo Salvini sta solo nel aver alzato il livello dello scontro: il primo si era limitato a presentare un documento sulle politiche migratorie, che è rimasto senza alcun seguito. Troppo arrendevole, dunque, di fronte alle obiezioni degli altri Paesi, così come accadde per la richiesta di maggiore flessibilità sul Fiscal Compact: accettò la posizione tedesca, sostenuta dalla Cancelliera Angela Merkel, secondo cui la flessibilità era già prevista dal Trattato. Fu così che, in cambio di pochi decimi di deficit in più, Matteo Renzi rinunciò alla richiesta presentata.

La Germania, per bloccare il flusso di migranti che attraversavano le frontiere dell'Europa sud orientale, ha fatto stipulare all'Unione europea un Accordo con la Turchia di Erdogan, che costa un bel po' di miliardi di euro l'anno. E' la stessa cosa che avremmo dovuto fare anche noi, da anni, coinvolgendo in piani di sviluppo i Paesi dell'Africa sub-sahariana. Perché i migranti fuggono soprattutto dalla miseria senza prospettive. Dare loro un alloggio e l'elemosina qui, in Italia ed in Europa, è una soluzione sbagliata ed ingiusta.

Servono politiche di sviluppo per l'Africa, non lo sfruttamento neocoloniale mascherato dalla carità pelosa dell'accoglienza.

Arrendersi al blocco franco-tedesco è stato l'errore che ha portato la sinistra italiana alla disfatta.

Dai rapporti con la Russia all'immigrazione: da Renzi a Salvini, cambiano i metodi, non gli obiettivi.

C'è Matteo e Matteo.

 

FONTE         Guido Salerno Aletta

Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

 

 
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