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Secondo l'Authority, la compagnia low cost continua a non informare passeggeri dopo la cancellazioni dei voli Stampa E-mail
Lunedì 04 Dicembre 2017 13:59

Ryanair, per l'Antitrust è inadempiente. Rischia multe fino a 5 milioni

 L’Autorità Garante della concorrenza e del Mercato ha avviato un procedimento di inottemperanza nei confronti di Ryanair perché continua a non informare i passeggeri sui loro diritti dopo la cancellazione di voli. Ora la compagnia low cost rischia sanzioni fino a 5 milioni di euro.

Ryanair - spiega l' Antitrust - non ha dato seguito "a quanto prescritto nel provvedimento cautelare dello scorso 25 ottobre con la quale a seguito delle cancellazioni dei voli nei mesi di settembre e ottobre" si imponeva alla low cost "di fornire informazioni chiare, trasparenti e immediatamente accessibili sui diritti dei consumatori italiani".

In particolare, l’Antitrust, con il proprio provvedimento cautelare, ha ordinato a Ryanair - sia attraverso una comunicazione specificamente diretta ai consumatori italiani che attraverso informazioni facilmente reperibili a partire dalla home page del sito internet in lingua italiana della compagnia - di informare i consumatori italiani, con chiarezza, dei diritti nascenti dalla cancellazione dei voli, in modo da consentire loro di acquisire piena ed adeguata consapevolezza, in relazione a una serie di diritti.

In particolare, alla immediata accessibilità e comprensione dell'informazione circa la sussistenza non solo del diritto al rimborso e/o alla modifica gratuita del volo cancellato ma anche alla compensazione pecuniaria, ove dovuta; all’elenco completo delle date, delle tratte e del numero (e.g.: FRxxx) di ogni volo cancellato in relazione al quale è sorto non solo il diritto al rimborso e/o alla modifica gratuita del volo ma anche alla compensazione pecuniaria, ove dovuta; alla connessa e immediata fruibilità della procedura da seguire per richiedere il rimborso e/o la modifica gratuita del volo e la compensazione pecuniaria ad essi spettante.

Scaduto il termine di 10 giorni, previsto dalla delibera, "Ryanair non ha comunicato l’avvenuta esecuzione di quanto prescritto dal provvedimento cautelare e le relative modalità di attuazione". Tale comportamento si è protratto anche dopo che il TAR del Lazio, con ordinanza del 22 novembre 2017, ha respinto la domanda incidentale di sospensione dell’esecuzione del provvedimento cautelare dell’Autorità presentata da Ryanair; infatti, la compagnia irlandese non ha trasmesso all’Autorità alcuna comunicazione al riguardo, né risulta che abbia posto in essere azioni volte a ottemperare al provvedimento dell’Autorità.

"Il procedimento di inottemperanza avviato potrà condurre all’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 10.000 e 5.000.000 di euro".

 

fonte teleborsa.it

 
Guerra aperta tra i due ex alleati dopo la rottura seguita all'apertura del dialogo con l'Arabia Saudita: la residenza dell'ex leader è stata fatta esplodere. Stampa E-mail
Lunedì 04 Dicembre 2017 13:44

Yemen, battaglia a Sana'a. Gli Houthi attaccano Saleh e annunciano: "L'abbiamo ucciso"

I ribelli ne rivendicano l'uccisione. Partito conferma la morte: "Colpito da un cecchino"

 Ali Abdullah Saleh

 È guerra aperta nello Yemen fra i due ex alleati, l'ex presidente Ali Abdullah Saleh e i ribelli Houthi che per 3 anni si erano alleati contro il nuovo presidente Abdrabbuh Mansour Hadi.

La settimana scorsa Saleh ha deciso di rompere l'alleanza e di aprire un dialogo con l'Arabia Saudita. Questa mattina gli Houthi hanno fatto saltare la casa di Saleh a Sana'a, la capitale nella quale da mesi combattono contro i governativi. Alcuni media iraniani (l'Iran è alleato degli Houthi) e la radio di Sana'a controllata dai ribelli hanno riferito che lo stesso Saleh sarebbe morto nell'esplosione, e mentre siti web vicini all'ex presidente smentivano l'uccisione del loro leader, la conferma è arrivata dallo stesso partito dell'ex presidente.

"Ali Abdallah Saleh è stato ucciso", ha riferito, citando il partito, la tv araba al-Arabiya. Secondo fonti del Congresso generale del popolo, il movimento politico fondato da Saleh, l'ex presidente è stato colpito da un cecchino alla testa, nella zona di Sanhan, a sud della capitale.

I ribelli sciiti Houthi hanno poi diffuso un video in cui viene mostrato quello che loro identificano come il cadavere di Saleh. È avvolto in una coperta e viene caricato a bordo di un pickup dai militanti che esultano per la sua uccisione. Secondo le versioni fornite dai combattenti, e riprese da diversi canali tra cui anche al-Jazeera, il convoglio di Saleh sarebbe stato intercettato e fermato mentre tentava di lasciare la città in seguito all'esplosione dell'abitazione dell'ex presidente. Le immagini, che ricordano molto quelle dell'assassinio del dittatore libico Muammar Gheddafi, nel 2011, sono state riprese anche dai canali arabi e stanno facendo il giro del web. Il cadavere mostrato nei video e nelle immagini pubblicate su internet presenta una vistosa ferita alla testa.

Per tutta la notte gli aerei della coalizione araba a guida saudita hanno bombardato le postazioni degli Houthi nella regione, appoggiando le truppe di Saleh. Suse van Meegen, una dirigente dell'organizzazione umanitaria "Norwegian Refugee Council", presente a Sana'a, ha detto all'agenzia Ap che i nuovi combattimenti e i raid hanno "completamente paralizzato le operazioni umanitarie".

Gli scontri fra gli Houthi e i miliziani di Saleh sono scoppiati mercoledì della scorsa settimana nella capitale. L'ex presidente, deposto nel 2011, si era alleato tre anni fa con gli Houthi, sciiti come lui e vicini all'Iran, per combattere il governo internazionalmente riconosciuto del presidente Abdrabbo Mansur Hadi, il suo ex vice, sostenuto dall'Arabia Saudita.

In un discorso televisivo sabato scorso Saleh aveva chiesto alla coalizione saudita di mettere fine ai bombardamenti contro le forze ribelli e al blocco dei porti e aeroporti yemeniti, promettendo in cambio di "voltare pagina". Ma nel frattempo i ribelli hanno attaccato le sue postazioni e Saleh ha iniziato quindi a coordinare le sue operazioni con i sauditi e ha chiesto il loro appoggio aereo. Ieri la coalizione saudita ha accolto con favore un'apertura di Saleh e ha sostenuto che una nuova alleanza permetterà di "liberare lo Yemen dalle milizie fedeli all'Iran". Un riferimento, questo, ai legami tra gli houthi e il governo di Teheran.

Secondo stime dell'Onu, dall'intervento a guida saudita nel 2015 nello Yemen sono state uccise almeno 8670 persone. Solo da aprile i morti accertati sarebbero stati 2211. Riad sostiene il presidente Hadi, in carica dal 2012 ma costretto poi a fuggire all'estero dall'avanzata degli houthi.

 

Fonte  VINCENZO NIGRO repubblica.it

 
Rintracciati i versamenti di Silva sui conti esteri della moglie dell’ex numero due della Lega calcio Gli inquirenti: il vero beneficiario era lui. Ma per ora non è indagato Stampa E-mail
Sabato 02 Dicembre 2017 11:50

Ecco i bonifici che inguaiano Galliani: 50mila euro dal manager dei diritti tv

 

 Adriano Galliani, 73 anni, ex vice presidente della Lega ed ex ad del Milan insieme alla moglie 45enne Malika El Hazzazi

Il manager che doveva rappresentare il nuovo corso della Lega Calcio, era in «affari» con Adriano Galliani. Due pagamenti da 25 mila euro ciascuno versati, estero su estero, nel solo mese di dicembre 2016, su un conto della moglie dell’ex ad rossonero. Con indicazioni criptiche, sul «quantum» e il «modus» dei versamenti. Pur senza essere indagato, torna nella bufera l’ex numero due della Lega calcio Adriano Galliani, ora candidato in pectore di Silvio Berlusconi per le prossime elezioni.  

Tutto nasce un anno fa, quando Marco Bogarelli, numero uno di Infront, ormai «bruciato» dalle inchieste, inseguito dalle notizie sulla spartizione dei diritti televisivi, il 28 novembre 2016 getta la spugna dimettendosi. Così, gli allora vertici della Lega, per uscire dal cono di luce acceso dalla procura di Milano, mettono in pratica un piano di riserva: per non perdere il controllo sulla ricca torta dei diritti della Serie A, trovano un sostituto. Il nome è quello di Andrea Francesco Silva (ex della Mp & Silva), a cui si vuole «affidare la gestione della commercializzazione dei diritti». A individuare il dopo Bogarelli, sarebbe stato l’ex numero due della Lega e del Milan, Adriano Galliani. A svelarlo, sono le intercettazioni dell’inchiesta milanese su Infront e sui suoi ex vertici, in parte naufragata per i mancati arresti proprio di Bogarelli e di due suoi ex collaboratori, respinti prima dal gip e poi, l’estate scorsa, dal Tribunale del Riesame.  

LEGGI ANCHE - Dalla stangata dell’Antitrust all’asta a vuoto per il 2018/21. Perché ora il bando è in crisi (T. Cairati)  

E anche se l’indagine affidata al Nucleo di polizia tributaria dai pm milanesi Pellicano, Filippini e Polizzi, sembra ormai avere il fiato corto, le carte raccolte dall’accusa svelano comunque rapporti a dir poco opachi. Gli investigatori registrano infatti le conversazioni tra Galliani e Silva, ma soprattutto passaggi di denaro «che denotano forti criticità».

Bisogna riavvolgere il nastro al novembre dello scorso anno. E, «dall’ascolto delle conversazioni – sottolineano i detective – si rileva come Galliani intrattenga con Mp & Silva, rapporti finanziari riservati». In un mese, la procura traccia due versamenti da 25 mila euro, bonificati attraverso conti esteri, la cui destinataria risulta la moglie dell’ex ad del Milan, la 45enne marocchina, Malika El Hazzazi. Il primo bonifico risale al 6 dicembre e «dall’ascolto della conversazione si fa chiaramente intendere, nonostante la cripticità e l’avversione di Galliani a trattare l’argomento per telefono, l’imminenza di due disposizioni di pagamento, da parte di Silva a favore di Galliani». La prima già effettuata, la seconda bonificata «il successivo mercoledì/giovedì».  

Alle 12 e 18 minuti del 5 dicembre, l’ex ad rossonero chiama la consorte e le dice: «Senti signora, un tuo amante straniero ha fatto una roba venerdì da 25, verifica quando arriva e cosa arriva, avvisa chi di dovere… sono molto geloso», conclude ironicamente Galliani.  

Passata la bufera giudiziaria, sostituiti i manager indagati, i vertici della Lega calcio dunque, erano pronti a gestire il business con il medesimo canovaccio. «Appare chiaro – viene scritto in una relazione di marzo – come la fuoriuscita di Bogarelli da Infront ha di fatto determinato la necessità di individuare un nuovo punto di riferimento, questa volta direttamente in seno alla Lega, cui delegare la vendita dei diritti tv». L’uomo che era stato scelto – secondo quanto evidenzia l’inchiesta – non è esattamente una figura «terza», visti proprio i rapporti economici che legano Silva a Galliani. «Risulta pacifico che i bonifici vengono disposti da Silva in adesione a una specifica richiesta di Galliani, che è pertanto l’effettivo beneficiario degli stessi». 

Perché questi dubbi sulla linearità di questi rapporti, allora visto che ci si limita a parlare di «forte criticità»? Secondo gli investigatori, «Silva all’epoca dei fatti era uno dei manager di riferimento di Mp & Silva, il soggetto economico che aveva acquisito – a più riprese – presso la Lega, della quale Galliani è vice presidente, i diritti internazionali della Serie A e B». La conclusione sulle «criticità», viene ulteriormente spiegata dal fatto che «le somme di denaro in questione provengono da uno dei manager della società che maggiormente ha beneficiato economicamente, dal business dei diritti televisivi». 

 

FONTE  Emilio randaciolastampa.it

 
L'ex consigliere del presidente Usa incriminato nell'ambito delle indagini sui contatti con la Russia, guidate dal procuratore speciale Robert Mueller. Stampa E-mail
Venerdì 01 Dicembre 2017 19:54

Russiagate, Flynn si dichiara colpevole: "Ho mentito all'Fbi". E sarebbe pronto a testimoniare contro Trump

Trump's former national security adviser pleads guilty

La Casa Bianca prende le distanze: "Il caso riguarda solo lui". Tribunale: "Ha ostacolato l'indagine"

  L'ex consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, Michael Flynn, si è dichiarato colpevole di aver mentito all'Fbi, dopo essere stato formalmente accusato di aver reso dichiarazioni false sui suoi contatti con la Russia. Presentatosi in tribunale per un'udienza di patteggiamento, Flynn ha ammesso di non aver detto la verità sul suo incontro con l'ambasciatore russo negli Stati Uniti, Sergey Kislyak. Secondo Abc News l'ex consigliere ha promesso di collaborare e sarebbe pronto a testimoniare contro il Presidente, spiegando che l'ordine di avviare contatti con i russi è venuto direttamente da Trump. La Casa Bianca intanto prende le distanze.



"Ho sbagliato. La mia dichiarazione di colpevolezza e la volontà di cooperare con il procuratore speciale riflettono la decisione che ho preso nel miglior interesse della mia famiglia e del mio paese. Accetto la piena responsabilità delle mie azioni", ha detto l'ex consigliere.

 È il “pesce più grosso” che sia finito nella rete dell’indagine sul Russiagate, almeno finora. L’uomo che fu il primo consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, con accesso a tutti i segreti dell’intelligence americana, è quindi formalmente incriminato. Il generale Flynn ha ricevuto notifica dell’incriminazione dallo Special Counsel, il superprocuratore indipendente Robert Mueller che porta avanti l’indagine su incarico del Dipartimento di Giustizia.

 · L'ACCUSA
L’accusa è di aver mentito all’Fbi nel corso di una deposizione sotto giuramento, riguardo al contenuto di un incontro che Flynn ebbe con l’ambasciatore russo. Il generale e  l'ambasciatore Kislyak si erano visti il 29 dicembre e Flynn aveva nascosto questo incontro sia all'Fbi che al vicepresidente Usa, Mike Pence. Dopo la pubblicazione di questa notizia il presidente Donald Trump lo aveva costretto a dimettersi: Flynn ha svolto il suo lavoro nell'amministrazione Usa per soli 24 giorni.

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Altrettanto importante di questa incriminazione, è che il generale abbia accettato di riconoscere la propria colpevolezza. Non a caso già qualche giorno fa si era saputo che la squadra legale dei difensori di Flynn aveva cessato ogni comunicazione con la Casa Bianca: questa è una pre-condizione per collaborare con l’accusa. 

Per il Tribunale - si legge nel documento depositato oggi - l'ex congliere ha "ostacolato" l'indagine.

· IL COMMENTO DELLA CASA BIANCA
"Le ammissioni e le incriminazioni relative al signor Flynn riguardano solo lui, e non altri", commenta a caldo Ty Cobb, consigliere speciale della Casa Bianca. "Le sue false dichiarazioni - continua - riflettono le menzogne che disse a funzionari della Casa Bianca e che portarono alle sue dimissioni del febbraio scorso". Di fatto il cerchio si sta stringendo e l’indagine arriva sempre più vicina a Trump.

 

FONTE  FEDERICO RAMPINI repubblica.it

 
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Notizie Flash

Ci sono passioni che uniscono le donne a tutte le latitudini: di certo quella per le scarpe si può dire quasi universale. Questa volta è la Nuova Zelanda a far parlare di sé per un modello davvero esclusivo. Si tratta di un paio di decolleté ricoperte di diamanti bianchi per un valore di circa 500mila dollari.


 

A realizzarle è stata la designer Kathryn Wilson in collaborazione con Sarah Hutchings, designer per Orsini Gioielli. Per realizzare le scarpe è stato necessario un lavoro certosino: prima la scelta delle pietre, poi la loro composizione sulle scarpe. Per decorarle è stato necessario usare una pinzetta e una colla speciale: un lavoro di precisione per un paio di scarpe da sogno.

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