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Las Vegas, strage: il mistero irrisolto del killer Stephen Paddock Stampa E-mail
Domenica 08 Ottobre 2017 08:20

Las Vegas, il mistero di Paddock: perché lo ha fatto?

 

E' passata quasi una settimana dalla più grave sparatoria di massa nella storia degli Stati Uniti e una risposta ancora non c'è. C'è un colpevole, Stephen Paddock, l'uomo che ha sparato all'impazzata dal 32esimo piano del Manila Bay hotel, causando la morte di 58 persone e ferendone oltre 200, ma manca il movente. Perché lo ha fatto? Solitamente, le ragioni che spingono qualcuno a compiere un gesto del genere, per quanto assurde e contorte, vengono a galla nel giro di uno o due giorni dall'attentato. Ma in questo caso ancora nulla. Solo una cosa è chiara: Paddock aveva programmato l'attacco in anticipo e nei minimi dettagli.

Eppure, gli inquirenti dicono di aver esaminato "letteralmente tutto": le condizioni economiche di Paddock, la possibilità di una sua radicalizzazione, il suo comportamento sociale. L'iter investigativo che nei casi precedenti ha sempre portato ad una risposta, sarebbe stato svolto correttamente. "Ma non abbiamo ancora un perché" ha detto ieri il vicesceriffo Kevin McMahill. "E' davvero insolito avere così poche indicazioni a 5 giorni dalla strage". Negli ultimi tragici omicidi di massa, riporta il Time, gli assassini hanno lasciato note, messaggi, informazioni o in alcuni casi hanno addirittura chiamato la polizia. Nel caso di La Vegas, però, nessuna traccia.

Persino il fratello del killer, Eric Paddock, non riesce a capire cosa può essere passato nella testa di Stephen. "Era un tipo molto riservato, il che rende ancora più difficile trovare indizi. Spero che dall'autopsia emerga che aveva un tumore al cervello", ha detto oggi Eric alla Cnn, cercando di trovare in un'ipotetica malattia le ragioni di un gesto così assurdo.

Tolte le motivazioni religiose, che non sembrano trovare conferma nonostante le rivendicazioni dell'Isis, la ragione alla base del massacro, potrebbe essere legata alle condizioni economiche di Paddock. A differenza di altri killer del passato, Paddock aveva accumulato alle sue spalle grandi successi nel gioco d'azzardo, tanto che si ritiene potesse essere diventato multimilionario. Frequenti erano le sue puntate a Las Vegas, città mecca del divertimento, dove trascorreva giorni interi negli alberghi a giocare al casinò anche somme ingenti. Si parla di migliaia di dollari inviati da Paddock nelle Filippine, Paese d'origine della sua compagna Marilou Danley, anche lei incapace di trovare un perché al folle gesto del compagno.

Ma per quanto potesse essere generoso con amici e cari, non altrettanto lo era con gli altri. Paddock, infatti, non sembrava gradire molto le altre persone al punto tale che persino i suoi vicini dicono di averlo visto molto raramente. L'insofferenza nei confronti degli altri lo avrebbe addirittura spinto a costruire una recinzione per la privacy, per separarsi dalle abitazioni circostanti. "Non voglio vedere nessuno e non voglio che nessuno mi veda" avrebbe detto Paddock ad un vicino. Alcuni raccontano di averlo incrociato la mattina presto e di aver notato un forte odore di alcool. Molti dipendenti del Manila Bay hotel hanno descritto il killer come un regolare frequentatore di ristoranti asiatici. Anche la sera dell'attacco Paddock ha ordinato piatti tipicamente asiatici. Ha cenato da solo prima di risalire nella stanza numero 32135 e cominciare a sparare all'impazzata.

 

fonte adnkronos.com

 
Il messaggio del numero uno della compagnia ai comandanti di volo, promesso un miglioramento delle condizioni lavorative. Intanto il Belgio si prepara a fare causa all'azienda Stampa E-mail
Sabato 07 Ottobre 2017 07:49

Ryanair, O'Leary si scusa con i piloti e promette più soldi

Se avete preso in considerazione o state considerando la possibilità di unirvi a compagnie aeree meno solide finanziariamente, o esposte alla Brexit, vi esorto a restare con Ryanair per vivere un futuro migliore, voi e le vostre famiglie", scrive il manager in una lettera

 Scuse ufficiali dell'amministratore delegato di Ryanair Michael O'Leary all'intera categoria dei piloti. Dopo la cancellazione di centinaia di voli, il numero uno della compagnia aerea low cost ha scritto un messaggio a tutti i piloti dell'azienda per chiedere scusa e per invitarli a non andarsene dalla società.

Come incentivo O'Leary promette aumenti di stipendio: "Se avete preso in considerazione o state considerando la possibilità di unirvi a compagnie aeree meno solide finanziariamente, o esposte alla Brexit, vi esorto a restare con Ryanair per vivere un futuro migliore, voi e le vostre famiglie", scrive il manager nella lettera.

Dubbiosi i piloti, che lamentano come negli anni gli siano state fatte numerose promesse mai mantenute.

 

Fonte teleborsa.it

 
Banche in fuga Stampa E-mail
Venerdì 06 Ottobre 2017 10:08

Caos Catalogna, i 6 scenari

 

Nessuno sa dire cosa accadrà in Spagna nell'arco delle prossime, turbolente, 72 ore. Eppure, quel che è certo, è che ieri la Corte Costituzionale ha sospeso la plenaria del parlamento catalano fissata per lunedì prossimo, durante la quale il 'Parliament' sarebbe stato pronto a proclamare l'indipendenza. Mentre si accumulano le iniziative di mediazione avviate dalla Chiesa, dai partiti di opposizione e dalle associazioni professionali catalane per evitare di far sprofondare la crisi, l'ombra della Catalexit è tornata a proiettarsi sulla penisola iberica più prepotente che mai. Ma cosa comporterebbe la proclamazione dell'indipendenza da parte della Catalogna e quali sarebbero le conseguenze di uno strappo netto tra Barcellona e Madrid?

L'ARTICOLO 155 - Se la Catalogna dovesse scegliere la linea dura della dichiarazione d'indipendenza, Madrid potrebbe forzare la mano a sua volta e applicare l'articolo 155 della Costituzione. Il testo prevede che il governo potrà "adottare le misure necessarie" per "costringere" una Comunidad Autonoma al "rispetto forzoso" dei suoi obblighi e alla tutela dell'interesse generale. Di fatto l'invocazione dell'articolo 155 comporterebbe lo scioglimento del 'Parlament', la sospensione della regione e verrebbero indette nuove elezioni. Finora non si è mai dovuto applicare la norma, in base alla quale peraltro il governo è tenuto a specificare quali misure concrete vuole adottare e sottoporle all'approvazione del Senato, dove il Partito popolare dispone della maggioranza assoluta.

IL FANTASMA DEGLI SCONTRI - Se Madrid dovesse decidere di invocare l'articolo 155, il parlamento di Barcellona e il governo di Puigdemnt sarebbero dichiarati illegittimi. Gli indipendentisti sarebbero pronti a scendere in piazza per protestare, infiammando ulteriormente la tensione e gli scontri. La forza usata dalla polizia il primo ottobre scorso, nel giorno del referendum è uno scenario che potrebbe tornare a fare capolino qualora le due parti non riuscissero a trovare una soluzione conciliante.

BANCHE, LA GRANDE FUGA - Lo spettro dell'indipendenza catalana ha già provocato i primi scossoni nel mondo finanziario. Banco Sabadell, una delle principali banche spagnole, ieri ha convocato una riunione in cui è stato formalizzato il trasferimento della sede che verrà spostata ad Alicante, nella regione di Valencia, come confermato a 'La Vanguardia'. Dopo una riunione straordinaria, i vertici della seconda banca catalana hanno preso la decisione senza attendere lunedì, quando il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, promette di proclamare l'indipendenza della Catalogna. Il crollo delle azioni negli ultimi giorni e i timori dei correntisti hanno accelerato l'attivazione dei piani di contingenza. Oggi, invece, si riunirà oggi il Consiglio di amministrazione di CaixaBank per valutare un trasferimento di sede a Palma di Maiorca.

IL BARCA FUORI DALLA LIGA? - Cosa accadrebbe a uno dei club sportivi più blasonati a mondo se dovesse consumarsi lo strappo tra Barcellona e Catalogna? E' questa la domanda che da settimane continua a tormentare i fan del Barcelona, che con la proclamazione d'indipendenza dei catalani, rischierebbe di non essere più in Liga. A parlare chiaramente di questa possibilità è stato qualche giorno fa, prima ancora che fosse noto l'esito del referendum, il ministro dello Sport catalano Gerard Figueras, che, come riferisce l'Independent, ha dichiarato: "In caso di indipendenza le squadre catalane in Liga - Barcellona, ​​Espanyol e Girona - dovranno decidere dove vogliono giocare: nel campionato spagnolo o in quello di un paese vicino come l'Italia, la Francia o la Premier League".

L'INTERVENTO MILITARE - Qualche giorno fa, il ministero della Difesa spagnolo ha ordinato l'invio in Catalogna di unità dell'esercito per fornire supporto logistico alla Guardia Civil e alla Polizia nazionale. La notizia dell'invio di unità dell'esercito spagnolo in Catalogna, sebbene solamente per fornire supporto logistico alla Guardia Civil e alla Polizia nazionale, appare inquietante per molti osservatori che in questi giorni si trovano a commentare la crisi in atto. Raramente, in tempi recenti, i militari sono stati impiegati in Europa a sostegno delle attività di polizia o, fatto ancora più raro, per ristabilire l'ordine pubblico in situazioni di disordini e potenziale guerra civile. Un intervento del governo spagnolo per assumere il controllo del governo catalano, secondo Puigdemont sarebbe "un errore che cambia ogni cosa".

LA CATALOGNA MEMBRO DELL'UE? - Il leader della Catalogna, Puigdemont, ha più volte sottolineato che l'Unione europea "non può continuare a guardare dall'altra parte". Del resto, se fosse indipendente, la Catalogna potrebbe fare richiesta a Bruxelles per entrare a far parte dell'Unione. Tuttavia, lo scenario appare piuttosto remoto. Mercoledì, il commissario europeo Pierre Moscovici, intervenendo durante la trasmissione 'Questions d'info' ha affermato che "La Catalogna indipendente non sarà mai un membro dell'Unione europea" e che "L'Unione europea non conosce che un unico Stato membro, la Spagna".

 

fonte adnkronos.com

 
E' quanto emerge dal nuovo rapporto Ocse presentato al Mef, che indaga sul livello delle competenze in Italia Stampa E-mail
Giovedì 05 Ottobre 2017 11:58

Ocse: "Italiani poco qualificati"

 

"Attualmente l'Italia è intrappolata in un low-skills equilibrium, un basso livello di competenze generalizzato". E' quanto emerge dal nuovo rapporto Ocse presentato al Mef, che indaga sul livello delle competenze in Italia. "I lavoratori italiani possiedono un basso livello medio di competenze e hanno, rispetto a quanto avviene in altri paesi, minori probabilità di utilizzare specifiche competenze cognitive, che sono importanti nella performance dei lavoratori e delle imprese. Queste carenze si ritrovano anche tra laureati italiani". "L'Italia - aggiunge il segretario generale Ocse Angel Gurria- è bloccata in un equilibrio di basse competenze".

SOTTO QUALIFICATI E CON BASSE COMPETENZE - Circa il 6% dei lavoratori possiede competenze basse rispetto alle mansioni svolte, mentre il 21% è sotto qualificato. Sorprendentemente, malgrado i bassi livelli di competenze che caratterizzano il paese, si osservano numerosi casi in cui i lavoratori hanno competenze superiori rispetto a quelle richieste dalla loro mansione, cosa che riflette la bassa domanda di competenze in Italia. I lavoratori con competenze in eccesso (11,7%) e sovra-qualificati (18%) rappresentano una parte sostanziale della forza lavoro italiana. Inoltre, circa il 35% dei lavoratori è occupato in un settore non correlato ai propri studi.

"Riequilibrare la domanda e l’offerta delle competenze richiede che le istituzioni nel settore dell’istruzione e della formazione siano più reattive ai cambiamenti, che ci siano politiche per il mercato del lavoro più efficaci, ed un uso migliore di strumenti di valutazione e analisi dei fabbisogni di competenze attuali ed emergenti. Infine, sono anche necessari più sforzi da parte del settore privato e la disponibilità a collaborare con queste istituzioni pubbliche".

IL CONFRONTO CON I LAVORATORI DEI PAESI G7 - Ma "l'Italia è anche caratterizzata da significativa eterogeneità; i migliori lavoratori italiani hanno, in diverse aree di competenza, un livello pari a quello dei più qualificati lavoratori degli altri paesi del G7. In particolare, nel confronto con gli altri paesi i lavoratori italiani mostrano buoni livelli di competenza riguardo alla 'rapidità d’apprendimento e problem solving'.

COSA MIGLIORARE - L'Italia deve migliorare l'allineamento tra domanda e offerta di competenze. E' questa una delle sollecitazioni dell'Ocse. "Il fenomeno dello skills mismatch, che si verifica quando le competenze di un lavoratore non sono allineate con quelle richieste per compiere uno specifico lavoro, è molto diffuso in Italia", afferma l'Ocse, snocciolando i risultati della sua indagine. L'Italia ha bisogno di definire rapidamente una strategia di sviluppo delle competenze che promuova lo sviluppo in tutto il territorio nazionale" ribadisce l'Ocse.

LE RIFORME - "Ravvisando la necessità di intervenire - rileva ancora l'Ocse - il governo italiano ha varato un ambizioso pacchetto di riforme. Queste riforme compongono una strategia di lungo periodo, che comprende lo sviluppo e l’attuazione di politiche di promozione delle competenze, e che è stata predisposta per rispondere in modo efficace e attento alle sfide che si prospettano sia a livello nazionale sia regionale". Ma, avverte, "stanno emergendo alcune sfide riguardo la loro implementazione". L'Ocse cita in particolare la 'Buona Scuola': "le importanti riforme per migliorare la qualità dell’istruzione scolastica attuate nell’ultimo decennio richiederanno del tempo per concretizzarsi in qualifiche più alte dei lavoratori". Ma anche il Jobs Act: "una pietra miliare del recente processo di riforma" e l'istituzione dell'Anpal, l'Agenzia per le politiche attive per il lavoro.

 

FONTE ADNKRONOS.COM

 
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