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Lo studio del Senato: fino ai 28 mila euro gli aumenti di stipendi rischiano di finire divorati dal mix di aliquote e mancati bonus e detrazioni. Stampa E-mail
Martedì 08 Agosto 2017 09:15

Il paradosso del fisco italiano: guadagnare di più non sempre conviene

 Oltre la soglia dei 28 mila euro l'effetto è simile a quello della flat tax, mettendo sullo stesso piano super ricchi e benestanti

 

 Il sistema fiscale italiano è meno equo di quanto si creda comunemente. Di fatto non è trasparente né sempre progressivo, cioè risponde in maniera ballerina al principio costituzionale in base al quale chi guadagna di più deve pagare di più in termini percentuali. Per chi guadagna sotto i 28 mila euro lordi accettare un aumento di stipendio, una collaborazione o uno straordinario è come giocare alla roulette russa: potrebbe essere azzerato per le tasse. Sopra i 28 mila euro la progressività non esiste più e i redditi più alti fino a 100-200 mila euro sono liberi di crescere senza il rischio di essere “mangiati” dal fisco.
Questo più o meno il verdetto che giunge dall’”Ufficio di valutazione dell’impatto”, centro di analisi del Senato, che esordisce con uno studio, guidato da Fernando Di Nicola e Melisso Boschi, dal titolo inequivocabile: “La giungla delle aliquote marginali effettive”. Ancora più esplicito è sottotitolo: “Al contribuente conviene sempre lavorare di più?”.

Per capire perché il nostro fisco è poco progressivo e neppure ce ne accorgiamo bisogna fare riferimento alla gabbia delle aliquote ufficiali Irpef. Come molti sanno partono dal 23 per cento per chi guadagna fino a 15 mila euro lordi, passano al 27 per cento fino a 28 mila euro e via via raggiungono il 43 per cento per chi guadagna oltre i 75 mila euro. La maggior parte di noi ragiona sulla base di queste aliquote e sa bene quando, per un motivo o per l’altro, è sottoposto ad un “salto” di aliquota. Questo sistema di aliquote ufficiali – “curva” la chiamano gli economisti – è progressivo: ogni parte di reddito in più viene gravata da una aliquota più alta. Einaudi, che diceva che 10 lire hanno un valore diverso per chi ci compra la minestra e chi una poltrona a teatro, sarebbe soddisfatto.

Ma questa è la percezione apparente delle cose. Per capire se il principio di progressività è rispettato in Italia bisogna considerare non solo le aliquote ufficiali, ma anche le detrazioni per reddito e carichi familiari, le deduzioni, le addizionali locali, il bonus 80 euro,  gli assegni familiari, le zone di incapienza. Ebbene questo è il mondo che viene chiamato delle “aliquote implicite” cioè che sfuggono normalmente alla percezione del contribuente e che non sono indicate in un testo di legge ma emergono dalle varie situazioni familiari e condizioni personali. Se si sommano le aliquote nominali (quelle ufficiali che vanno dal 23 al 43 per cento) con le aliquote “implicite” (quelle prodotte dal gioco delle deduzioni e quant’altro) emergono le cosiddette “aliquote marginali effettive” oggetto dello studio della commissione creata da Pietro Grasso.

L’andamento delle aliquote marginali effettive, cioè quello che si paga realmente al fisco, è sorprendente: invece delle cinque aliquote cui siamo abituati nel “mondo reale” ce ne sono solo tre. Lo studio le elenca: la prima pari a zero, cioè la fascia esente fino a circa 10 mila euro; la seconda del 30 per cento fino a 28 mila euro e sopra i 28 mila euro intorno al 42 per cento.

L’effetto di questo sistema che somiglia alla flat tax, cioè la tassa ad aliquota proporzionale proposta in queste settimane, è una marcata diseguaglianza. Perché sotto i 28 mila euro l’aliquota del 30 per cento è costellata di salti e scalini ad ogni aumento di reddito, mentre sopra i 28 mila euro ogni aumento di stipendio viene sottoposto alla stessa aliquota.

Lo studio contiene alcuni esempi.
Il primo riguarda le addizionali Irpef locali che non si pagano se si è sotto la soglia di esenzione tra i 9.000 ed i 15.000 euro: in questo caso basta un solo euro in più, spiega il rapporto, che il contribuente debba versare l’addizionale su tutto il suo reddito e non solo sull’incremento come prevederebbe la logica fiscale.

L’altro paradosso avviene con il bonus di 80 euro, che si esaurisce a 26 mila euro di reddito lordo: chi si trova a 24 mila e ottiene una entrata aggiuntiva di 2.000 euro, perde il bonus e paga l’aliquota sull’aumento. Il calcolo è che si arriva ad una aliquota marginale specifica del 48 per cento. Si può arrivare complessivamente ad una aliquota del 100 per cento sull’incremento, che viene in questo modo annullato.

Terzo momento critico, intorno ai 15 mila euro quando si entra nel secondo scaglione Irpef del 27 per cento: qui cominciano a diminuire gli assegni familiari generando una aliquota marginale effettiva anche del 10 per cento. Per ogni 100 euro di aumento di reddito, 10 se ne possono andare per la sola perdita degli assegni familiari.  Forse per evitare paradossi ed errori sarebbe opportuno un intervento di riordino.

 

fonte  ROBERTO PETRINI repubblica.it

 
Nuove minacce della Nord Corea Stampa E-mail
Lunedì 07 Agosto 2017 19:17

Corea del Nord a Usa: nessun dialogo, dopo sanzioni pagheranno un prezzo mille volte maggiore

 

Tramite la sua agenzia ufficiale KCNA Pyongyang risponde agli Usa con un attacco: "pagheranno un prezzo mille volte maggiore" delle nuove sanzioni decise dal Consiglio di sicurezza dell'Onu contro la Corea del Nord. Respinte al mittente, dunque, le richieste di negoziare arrivare da Usa e Seul. La richiesta di Trump e Moon: interrompere lanci di missili sarebbe segno di volontà a dialogo Il miglior segnale che la Corea del Nord potrebbe dare per dimostrare che è pronta a negoziare con gli Stati Uniti sarebbe quello di interrompere i lanci missilistici. Lo ha detto il Segretario di Stato Rex Tillerson a Manila, a margine dell'Associazione delle nazioni del sudest asiatico nella capitale filippina, Tillerson ha sottolineato che l'interruzione dei lanci rappresenterebbe il "primo e più forte segnale" da parte di Pyongyang. "La Corea del Nord rappresenta una crescente minaccia, seria e diretta, contro gli Stati Uniti, la Corea del Sud e il Giappone, cosi' come contro gran parte dei Paesi nel mondo", hanno affermato il presidente Usa Donald Trump e il presidente sudcoreano Moon Jae-in in una dichiarazione congiunta rilasciata dalla Casa Bianca dopo un colloquio telefonico avvenuto ieri sera tra i due leader. Il niet al dialogo al vertice di Manila Il ministro degli Esteri Ri Yong-Ho, in un raro incontro con il collega sudcoreano a margine di un forum dell'Asean a Manila, aveva già respinto ogni possibilità di dialogo sul programma nucleare: "Data la situazione attuale e vista la collaborazione tra Seul e gli Usa per mettere pressione a Pyongyang, questa proposta non è sincera". Ancor prima Pyongyang aveva detto: "Non ci sarà nessun negoziato mentre gli Usa ci minacciano - definendo una "grave violazione della sovranità" le nuove sanzioni dell'Onu, che potrebbero costare al regime un miliardo di dollari all'anno, a causa delle limitazioni dei legami commerciali con la Cina
FONTE RAINEWS.IT
 
I magistrati contabili sul programma del super-caccia: già 5 anni di ritardo, ma la quantità di fondi impegnati ci obbliga a proseguire nel progetto Stampa E-mail
Lunedì 07 Agosto 2017 18:40

F-35, allarme di Corte Conti: "Costi raddoppiati, ma non possiamo ritirarci"

 

  Il programma per gli F-35 ha accumulato un ritardo "di almeno cinque anni sulla tabella di marcia originaria" con costi "quasi raddoppiati rispetto alle previsioni iniziali". Lo evidenzia la Corte dei Conti, nella relazione speciale sulla partecipazione italiana al programma Joint Strike Fighter F-35 Lightning II, osservando tuttavia che "la valutazione complessiva del progetto deve tener conto, proprio in termini squisitamente economici, della circostanza che l'esposizione fin qui realizzata in termini di risorse finanziarie (3,5 miliardi di euro fino a fine 2016 e più di 600 milioni ulteriori previsti nel 2017), strumentali ed umane è fondamentalmente legata alla continuazione del progetto".

IL DOSSIER F-35

Il volume economico stimato per i prossimi vent'anni, pur nella sua visione più ottimistica, assume dimensioni ragguardevoli (circa 14 miliardi di dollari) e non va sottovalutato l'effetto moltiplicatore sull'indotto. Gli Stati Uniti, spiega la magistratura contabile, "hanno ridotto di quasi il 50% il numero di velivoli ordinati nelle fasi iniziali. L'avvio della fase di full rate production, inizialmente previsto per il 2016, è stato progressivamente posticipato, ed è attualmente previsto a partire dal lotto di produzione 15 (2021-2022), con un ritardo di almeno 5 anni".

"I costi unitari - osserva ancora la Corte dei conti - sono praticamente raddoppiati, e solo negli ultimi anni si sono manifestati segnali di miglioramento, in termini di maggiore efficienza produttiva e della catena di approvvigionamento da parte dei sub-fornitori". "Nel 2001 il costo medio di acquisizione era stimato a 69 milioni di dollari; oggi è di 130,6 milioni - si legge nella relazione -. Si segnala tuttavia una tendenza alla riduzione (-4,67%) in raffronto alle analoghe stime del 2012, che riportavano un costo medio di acquisizione di 137 milioni di dollari. Tale riduzione viene collegata al maggiore grado di maturità, e quindi di efficienza, dei processi produttivi.

Stando alle indicazioni fornite dall'Ufficio indipendente americano 'Gao' nella conferenza internazionale di Oslo e nella relazione Gao-16-390, "alcuni rischi tecnici, pur essendosi significativamente ridotti nel corso del 2016, rimangono aperti".

La Corte dei Conti avverte anche che "l'opzione di ridimensionare la partecipazione nazionale al programma, pur non soggetta di per sé a penali contrattuali, determina potenzialmente una serie di effetti negativi" in termini economici ed occupazionali.

Nel frattempo, gli stessi Stati Uniti e alcuni dei Paesi partner sono stati indotti a ripensare la propria partecipazione al programma nel senso di una riduzione o di un rallentamento del profilo di acquisizione. Per l'italia, sono intervenute due decisioni: la prima nel 2012 che ha ridotto da 131 a 90 il numero di velivoli da acquisire; la seconda nel 2016 ha impegnato il governo, per aderire alle indicazioni parlamentari, a dimezzare il budget dell'F-35, originariamente previsto in 18,3 miliardi di dollari (a condizioni economiche 2008).

La prima decisione ha avuto un costo per la base industriale: la perdita, in quota percentuale, delle opportunità di costruire i cassoni alari a Cameri, che presupponeva il mantenimento del volume di acquisti oltre il numero di 100 velivoli. La seconda ha per ora prodotto solo un rallentamento del profilo di acquisizione fino al 2021, con un risparmio temporaneo pari a 1,2 miliardi di euro nel quinquennio 2015-2019, ma senza effetti di risparmio nel lungo periodo. Il rallentamento generale subito dal programma - si legge nella relazione della Corte dei Conti - ha evitato che questa decisione, presa sul piano nazionale, assumesse un carattere traumatico".

 

FONTE REPUBBLICA.IT

 
l network dei treni Intercity tocca oltre 200 città del territorio nazionale Stampa E-mail
Domenica 06 Agosto 2017 22:21

Trenitalia: la nuova era degli Intercity, bilancio dei primi mesi del nuovo contratto di servizio

 Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti  e il Ministero dell’Economia e delle Finanze hanno firmato con Trenitalia il 31 luglio 2017 il nuovo contratto per il servizio ferroviario “universale”, già operativo dal gennaio scorso. Il network dei treni Intercity tocca oltre 200 città del territorio nazionale, con 108 collegamenti giornalieri utilizzati da oltre 12 milioni di viaggiatori l’anno. A diffondere la notizia un comunicato di Trenitalia al termine della presentazione della prima vettura semipilota con un treno in configurazione completamente rinnovata. La firma – reca la note Trenitalia – suggella un percorso avviato ormai da alcuni mesi e prevede impegni contrattuali per dieci anni,  dal 2017 al 2026. Alla conferenza stampa di presentazione e di primo bilancio dell’intesa, tenutasi stamani a Roma Termini, erano presenti il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, e l’amministratrice delegata di Trenitalia, Barbara Morgante.

Il contratto di servizio fra Trenitalia e Stato per i collegamenti ferroviari di media e lunga percorrenza sottoposti ad obblighi di Servizio pubblico contempla un piano di rilancio attraverso, soprattutto, interventi finalizzati ad ammodernare e potenziare la flotta e migliorare qualità e comfort di viaggio. Consente, inoltre, il consolidamento dell’offerta, che include tutti gli Intercity in circolazione, e l’attivazione di servizi aggiuntivi a bordo treno.

Tra gli investimenti previsti nel contratto 2017 – 2026 c’è il sistematico upgrading del materiale rotabile, con la conclusione, entro il 2018, del piano di revamping delle carrozze degli Intercity Giorno, e l’introduzione, sempre con la medesima scadenza, della nuova livrea su tutti gli Intercity Giorno e Notte.

 Interventi per oltre 300 milioni di euro riguardano la conversione dell’intera flotta in convogli reversibili, ossia in treni a composizione bloccata che hanno da un lato la locomotiva e dall’altro una vettura semipilota da dove guidare il convoglio e telecomandare la locomotiva. Proprio oggi è avvenuto il taglio del nastro e il viaggio inaugurale della prima semipilota che è entrata nell’asset dei rotabili dedicati ai servizi Intercity; altre quattro semipilota saranno in composizione tra settembre ed ottobre sulle rotte Grosseto/Milano e Livorno/Milano. Sono previsti inoltre altri upgrading tecnologici tra cui l’installazione di sofisticati sistemi di videosorveglianza a bordo, per aumentare security e senso di sicurezza nei passeggeri.

Tra le principali novità della “nuova era” va segnalato anche un incremento di posti del 16 per cento per gli Intercity Giorno (+6000 in giornata e oltre 2 milioni l’anno); maggiore puntualità e affidabilità grazie all’introduzione di materiale rotabile più performante e innovato tecnologicamente; nuovi servizi come il pulitore viaggiante e il minibar sulle tratte più lunghe, il tutto finalizzato a un miglioramento della customer experience.

“Dopo sette mesi dall’avvio del nuovo Contratto il bilancio vede oltre l’80 per cento degli Intercity Giorno circolanti con ambienti rinnovati e l’introduzione della nuova livrea esterna su oltre il 20% degli Intercity. La regolarità del servizio tocca il 99,87 per cento, con soltanto lo 0,13 per cento di corse cancellate (50 per cento in meno rispetto al 2016), mentre la puntualità reale, quella effettivamente vissuta dai clienti, si attesta all’88,5 per cento delle corse giunte a destinazione non oltre i 15 minuti dall’orario previsto. Una percentuale che sale al 96,8 per cento se si considerano soltanto i ritardi imputabili a Trenitalia. La presenza del pulitore viaggiante, altro elemento caratterizzante il nuovo corso, coinvolge già il 30 per cento degli Intercity Giorno.

Nel primo semestre del 2017  – ha inoltre fatto notare Barbara Morgante, la soddisfazione della clientela è passata al 90,3 per cento rispetto all’85,8 per cento dello scorso anno per l’intero viaggio nel complesso. Migliorato il giudizio sul comfort, con 5,2 punti percentuali in più, per attestarsi all’87,7 per cento di soddisfatti; sulla pulizia degli ambienti, con 6,5 punti percentuali in più, raggiungendo l’83,1 per cento dei giudizi positivi e sulle informazioni, con 4,6 punti percentuali in più, raggiungendo la soglia dell’89,5 per cento”.

 

 
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