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Alta tensione dopo il referendum di domenica e il discorso del re Felipe di ieri. I vescovi si appellano alla pace e al dialogo. Puigdemont, ora occorre una mediazione Stampa E-mail
Mercoledì 04 Ottobre 2017 21:52

Catalogna, Madrid invia esercito

 

Il ministero della Difesa spagnolo ha ordinato l'invio in Catalogna di unità dell'esercito per fornire supporto logistico alla Guardia Civil e alla Polizia nazionale. Lo riferisce El Confidencial. Diversi convogli sono partiti stamani da Saragozza. Tra le unità dell'esercito inviate in Catalogna compare il Gruppo di Supporto Logistico 41, con sede nella Base San Jorge della capitale aragonese.

"Io catalana delusa, governo franchista"

LA PROCLAMAZIONE DELL'INDIPENDENZA - La proclamazione di indipendenza della Catalogna dalla Spagna è questione di giorni. A dichiararlo è stato Carles Puigdemont, leader della regione autonoma spagnola, in un'intervista trasmessa in nottata dalla Bbc e registrata poco prima del discorso con cui il re Felipe di Spagna ha accusato il governo catalano di "slealtà inammissibile" e parlato di situazione "di estrema gravità". Nell'intervista Puigdemont annuncia che il suo governo agirà "alla fine di questa settimana o all'inizio della prossima". Un intervento del governo spagnolo per assumere il controllo del governo catalano sarebbe "un errore che cambia ogni cosa", ha aggiunto, sottolineando come non esistano al momento contatti tra il governo di Madrid e la sua amministrazione.

Il Parlamento catalano si riunirà lunedì prossimo 9 ottobre per discutere dei prossimi passi del processo sovranista della regione, passi che potrebbero includere la dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna. Lo riferiscono i media spagnoli, secondo cui l'unico punto all'ordine del giorno prevede l'intervento del capo del governo catalano, Carles Puigdemont. "Oggi siamo ancora più vicini al nostro sogno, abbiamo avuto un referendum nonostante le tante difficoltà, le azioni della polizia, e nei prossimi giorni vedremo il lato migliore del nostro paese quando le autorità catalane attueranno i risultati del referendum". Lo ha assicurato il presidente della Catalogna Carles Puigdemont, in un incontro stampa a Barcellona, augurandosi che "non ci saranno provocazioni e violenze. Noi vogliamo starne alla larga", ha affermato Puigdemont.

"Solo in democrazia convivenza", parla l'ambasciatore spagnolo

POLIZIA CON ESERCITO, I PRECEDENTI - La notizia dell'invio di unità dell'esercito spagnolo in Catalogna, sebbene solamente per fornire supporto logistico alla Guardia Civil e alla Polizia nazionale, appare inquietante per molti osservatori che in questi giorni si trovano a commentare la crisi in atto. Raramente, in tempi recenti, i militari sono stati impiegati in Europa a sostegno delle attività di polizia o, fatto ancora più raro, per ristabilire l'ordine pubblico in situazioni di disordini e potenziale guerra civile. Sebbene il contesto sia diverso, l'esempio che più facilmente può essere evocato è quello dei 'Riots' in Irlanda del Nord, quando il governo britannico nell'agosto del 1969 decise l'invio dell'esercito a sostegno del Royal Ulster Constabulary, la polizia locale. Il conflitto nordirlandese si concluse nel 1998 con la firma dell'Accordo del Venerdì Santo. Ma fu solo nel 2005 che l'Ira annunciò di rinunciare alla violenza, mentre l'ala oltranzista del movimento repubblicano continua a colpire sporadicamente, con azioni perlopiù dimostrative. L'esercito britannico si ritirò dalle contee nordirlandesi solamente nel 2007. In Italia, a parte ovviamente l'impiego di unità militari in caso di calamità naturali, ci sono due esempi di rilievo di impiego dell'esercito con compiti di ordine pubblico. Il primo fu l'Operazione Vespri Siciliani, dal luglio 1992 al luglio 1998, quando unità delle Forze Armate vennero inviate in Sicilia a sostegno della lotta alla mafia. Dal 2008 è invece in atto in varie città italiane l'Operazione Strade Sicure, dove il personale e i mezzi delle Forze Armate vengono impiegati a sostegno delle forze dell'ordine per il contrasto alla criminalità.

 

fonte adnkronos.com

 
Oltre alle procedure delle varie piattaforme la soluzione ideale sono i software a cui accedere con una master password o con l'impronta digitale: ecco quali sono Stampa E-mail
Mercoledì 04 Ottobre 2017 19:41

Tante passwords, una sola impronta: la guida per semplificarsi la vita digitale

 Ciascuna piattaforma ha le sue procedure che ci consentono di recuperare password e altri estremi che ci siamo dimenticati. Spesso il problema non esiste – ma prima o poi si presenterà in forma drammatica – dal momento che siamo abituati a mantenere aperte le sessioni sui browsers di smartphone e pc. Non il massimo della sicurezza, specialmente se a quella macchina hanno accesso altri utenti, e un alto tasso di rischio di dimenticare davvero ogni elemento. Altrettanto spesso, però, il rientro post-vacanziero ad esempio può trasformarsi in un incubo fatto di username dimenticate, siti poco amichevoli nell’aiutarci a recuperarle, password magari simili, differenziate per pochi elementi, in un meccanismo che non fa bene alla sicurezza e neanche alla memoria. Come fare, dunque, a fare ordine negli accounts senza uscita?
 
Il consiglio principale è di raccogliere tutte le passwords, comprese quelle non strettamente digitali, in una delle tante app o servizi dedicati. C'è per esempio LastPass (disponibile anche per iOS e Android), che salva le passwords di accesso ai siti in un archivio cifrato ospitato online a cui accedere tramite una sola master password. Se invece occorre una specie di “cassaforte digitale”, meglio optare per 1password (anche iOS e Android ma a pagamento), software disponibile per Windows e per Mac. Stesso discorso per Keepass.

 Se quelle piattaforme sono disponibili anche come software, molte altre nascono invece espressamente per la mobilità (sebbene spesso dispongano anch’esse di una versione desktop). Sfoderano tutte un funzionamento più o meno simile e di solito tengono “sotto chiave” anche foto, video, documenti e altri tipi contenuti: si va da Keeper (per iOs e Android) a Dashlane (iOS e Android) che avvisa anche in caso di violazione fino a Encryptr (iOS e Android) passando per SafeinCloud (Android). In quasi tutti questi casi, nei dispositivi dotati di lettore come i Galaxy Samsung o gli iPhone più recenti, si accede con impronta digitale. Oppure con una master password.
 
Tutte queste app, o quasi, oltre a offrire la generazione di password complicate da hackerare capiscono quando l’utente, durante la navigazione, sta digitando una password su un qualche servizio e chiedono se sia il caso di memorizzarla automaticamente. Sempre in automatico, inoltre, aggiornano l’archivio se ne viene modificata una. Insomma, l’uso è molto lineare: non c’è bisogno di aggiungerne una alla volta.

Ovviamente un'altra strada è quella di tentare di recuperare le passwords passando dai relativi servizi, ormai tutti dotati di procedure d’identificazione in due o più passaggi e dunque in possesso di numerose informazioni per verificare l'identità e aiutarci a recuperare gli accessi.

Facebook, come tutti gli altri social, offre un meccanismo lineare per recuperare la password ed emblematico di quanto accade in mille altre situazioni. Cioè la classica funzione "Non ricordi più come accedere all’account?" con cui scegliere uno dei canali attraverso i quali farsi spedire un link per reimpostare il codice. Se non si avessero più a disposizione quell’indirizzo e-mail o quel numero di telefono, il social di Menlo Park consente di inserirne altri per iniziare una procedura di recupero in cui bisognerà rispondere per esempio alle domande di sicurezza.

 

fonte  SIMONE COSIMI repubblica.it

 
Nel campo dell'energia, Terna potrebbe essere il leader europeo per i sistemi di accumulo destinati alle rinnovabili Stampa E-mail
Mercoledì 04 Ottobre 2017 09:06

Auto elettrica, la Ue vuole la creazione dell'Airbus delle batterie

Il commissario Sefcovic convoca a Bruxelles i principali gruppi chimici, automotive e hi-tech per dar vita a un consorzio sul modello del settore aeronautico.

 

 Batterie e sistemi di accumulo: è uno dei settori che determineranno il vincitore nella sfida sul mercato dell'automobile. Ma anche in quello dell'energia e delle telecomunicazioni. Una corsa alle nuove tecnologie in cui l'Europa parte in ritardo rispetto ai colossi asiatici e americani. Ecco perchè l'Unione europea vuole correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Maros Sefcovic, vicepresidente e commissario Ue per l'unione energetica ha così deciso di convocare i più grandi gruppi industriali, sia del settore chimico che automobilistico, per convincerli a dar vita a una sorta di Airbus delle batterie: un consorzio tra i principali paesi membri sul modello dell'Airbus che ha portato alla creazione del secondo gruppo al mondo per la progettazione e costruzione di aerei di grandi dimensioni. Così come l'Airbus era nato affinché le compagnie europee non dovessero dipendere solo dai giganti americani, così per le batterie i fabbricanti di auto del vecchio continente ora rischiano di passare solo dalle aziende Usa, giapponesi, coreane o cinesi.

Una sfida fondamentale per un mercato che sarà sempre più ricco nei prossimi anni. Le stime parlano di una domanda di batterie al litio per l'automotive per 40 miliardi entro il 2025 (secondo Goldman Sachs). Ma i numeri potrebbero essere sottistimati, se si pensa che le proiezioni sul mercato dell'auto elettrica vengono aggiornate costantemente e non sono ancora arrivate tutte le limitazioni all'utilizzo delle auto "tradizionali" previste per abbassare le emissioni ci CO2. Alcuni analisti fissano al 2025 lo storico sorpasso dell'auto elettrica sil modelli diesel.

I colossi che produrranno batterie saranno così l'equivalente delle big oil company per l'auto tradizionale. Bruxelles è giustamente preoccupata per i ritardi con cui le industrie europee stanno reagendo all'invasione asiatica e americana. Come riporta il Financial Times, il commissario Sefcovic ha riunito per l'11 ottobre una riunione in cui si presenteranno gruppi chimici come Basf, produttori di auto come Bmw e industriali del settore batterie. L'obiettivo è arrivare alla creazione di un consorzio sul modello Airbus, per mettere a fattore comune esperienze e tecnologie e recuperare terreno sui colossi extra-europei.

L'automotive, andando verso un completo rinnovo del parco circolante nei prossimi decenni è sicuramente il mercato più ricco. Ma non meno importante è lo sviluppo dello storage, i sistemi di accumulo dell'energia elettrica. Fondamentali per equilibrare lo sviluppo delle rinnovabili, intermittenti per definizione. In questo caso, sarebbe fondamentale una alleanza tra le utility europee. A differenza del settore auto, nell'energia l'Italia potrebbe anche avere un suo ruolo. Al momento, oltre un quarto degli impianti di accumulo di grandi dimensioni operativi in Europa (15 su 56, tutti in Italia) sono stati realizzati dal gruppo Terna, la società a controllo pubblico che gestisce la rete ad alta tensione nel nostro paese. Terna ha sviluppato due tipi di progetti diversi. Uno "energy intensive" per batteria di larga taglia e uno "power intensive" mettendo insieme diverse tecnologie di accumulo. Sperimentazioni nate per assicurare la sicurezza della rete di fronte allo sviluppo di eolico e fotovoltaico in Italia, visto che la potenza installata è passata dai 6 gigawatt del 2009 ai 29 del 2016 con una previsione di crescita fino ai 60 gigawatt entro il 2030. Una tendenza che allinea i maggiori paesi: Terna - come ha recentemente ribadito l'azienda in un convegno che si è tenuto a Milano - è disponibile "a mettere a disposizione il know-how acquisito attraverso i progetti che ha sviluppato" ai privati che vorranno investire.

 

fonte  LUCA PAGNI repubblica.it

 
Il nuovo convoglio destinato al trasporto regionale è stato presentato oggi all'apertura di Expo Ferroviaria 2017, Presenti i vertici del gruppo FS Italiane e Trenitalia e l'Ad di Alstom Viale Stampa E-mail
Martedì 03 Ottobre 2017 13:51

Trenitalia, per i pendolari arriva Pop il treno elettrico di Alstom high-tech ed ecosostenibile

 

 Si chiamerà Pop il nuovo e coloratissimo treno di ultima generazione dedicato ai pendolari. Il nuovo convoglio, commissionato da Trenitalia ad Alstom e destinato a migliorare l’esperienza di viaggio dei clienti del trasporto regionale, è stato presentato oggi a Milano, nell’ambito di Expo Ferroviaria 2017.

Erano presenti alla cerimonia il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, il Presidente di FS Italiane, Gioia Ghezzi, e l’Amministratore Delegato, Renato Mazzoncini, assieme a Tiziano Onesti e Orazio Iacono rispettivamente Presidente e Amministratore Delegato di Trenitalia. A fare gli onori di casa l’Amministratore Delegato di Alstom Ferroviaria, Michele Viale.

Pop appartiene a una nuova generazione di treni regionali, tecnologicamente evoluti, comodi, accessibili, ecologici e facilmente adattabili, negli arredi e negli accessori interni, alle diverse esigenze della committenza regionale. Nelle due configurazioni a quattro e cinque casse il treno potrà trasportare 200 o 300 persone sedute offrendo loro informazioni e intrattenimento audio-video con display LCD a 24” visibili da ogni posizione, rete WiFi e telecamere digitali di videosorveglianza.

 

 LA MAXI COMMESSA DI TRENITALIA AD ALSTOM

L’accordo quadro firmato dalle due imprese, dopo una gara internazionale che ha visto la partecipazione dei più importanti player mondiali del settore, prevede la fornitura di 150 treni elettrici monopiano per un importo complessivo di circa 900 milioni di euro. La nuova flotta Pop fa parte della maxi fornitura da 450 nuovi convogli per il trasporto regionale, del valore complessivo di 4 miliardi di euro, che comprende anche i 300 Rock a due piani prodotti da Hitachi Rail Italy: una commessa la cui portata, per valore economico e numero di convogli, non ha precedenti in Italia.

UN INVESTIMENTO IN LINEA CON IL PIANO STRATEGICO DEL GRUPPO

"Il rilancio del sistema ferroviario regionale e lo sviluppo della mobilità collettiva integrata sono gli impegni che il Gruppo FS Italiane ha assunto un anno fa con il Piano industriale 2017–2026", afferma l’Amministratore Delegato di FS Italiane Renato Mazzoncini, ricordando che le gare porteranno entro il 2021 alla sostituzione del 70% della flotta regionale e garantiranno ai pendolari nuove esperienze di viaggio, in linea con le loro esigenze di mobilità.

"Il treno Pop verrà prodotto interamente in Italia", ha tenuto a precisare il manager, mettendo in luce gli effetti positivi sul manifatturiero, sull'occupazione e sull'indotto. "Ancora una volta Ferrovie Italiane si trova ad essere il motore industriale del Paese e siamo fiduciosi che tutte le Regioni raccoglieranno questa opportunità in vista dei nuovi contratti di servizio”, ha cohncluso.

"A giorni inizierà il road show del Pop, presentato oggi qui, e del Rock, l’altro treno in produzione per i nostri clienti. Tutti potranno vedere, nelle principali piazze italiane, quanto Trenitalia si stia concretamente impegnando per innovare il servizio e migliorare la qualità del viaggio", dichiara Orazio Iacono, Ad di trenitalia, preannunciando la prima tappa a Bologna.

"Con l’Emilia Romagna abbiamo siglato un contratto di servizio della durata di 15 anni e nel 2019 inizierà anche la consegna degli 86 treni previsti: 47 Pop più 39 Rock", ha aggiunto, sottolineando "la musica sta davvero cambiando perché la puntualità e la regolarità dei nostri regionali sono oggi su medie di assoluto valore a livello europeo"

ALSTOM IN PRIMA LINEA CON INNOVAZIONE E SOSTENIBILITA'

“Creato e costruito da Alstom Ferroviaria per Trenitalia, Pop è un treno di nuova generazione che si avvale delle ultime tecnologie dell’industria ferroviaria 4.0 e dell’esperienza di Alstom", dichiara l'Ad di Alstom Ferroviaria, Michele Viale., aggiungendo che il treno "è facilmente personalizzabile, grazie al configuratore 3D, che consentirà alle Regioni di variare il layout degli interni e modificarne la disposizione secondo le esigenze e la tipologia di servizio".

 

 
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