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Un bicchiere d'acqua e per l'umore esporsi alla luce naturale Stampa E-mail
Sabato 27 Gennaio 2018 18:57

Nove regole per cominciare la giornata con il piede giusto

 Alzarsi col piede giusto è il segreto per rendere l'intera giornata produttiva, essere energico fino a sera sia fisicamente, sia mentalmente. Dal bicchiere d'acqua quotidiano al risveglio, a sport e luce naturale, ecco allora alcuni trucchi - buone abitudini da ripetere scrupolosamente ogni giorno - per non annegare fin dal primo mattino sotto stress e impegni inderogabili. La ricetta per massimizzare la propria resa arriva da Namni Goel, docente di psichiatria presso la University of Pennsylvania's School of Medicine (USA).
    Secondo quanto Goel ha riferito alla NBC news, "la mattina è un momento critico che può decidere il tono dell'intera giornata, nonché anche la tua salute a breve e lungo termine".

    PIANIFICARE LA GIORNATA

Per iniziare la giornata col piede giusto si parte la sera prima, facendo una minima pianificazione per il giorno dopo, almeno per le prime ore. Basta già adottare la buona abitudine di decidere i vestiti che indosserai e cosa mangerai a colazione, decisioni apparentemente banali che, però, se prese il mattino stesso, rubano tempo e fatica che si può spendere per questioni più importanti.

    NON INDUGIARE NEL LETTO

Poltrire altri dieci minuti dopo il suono della sveglia non è utile perché in quel breve frangente non si può godere di un sonno di qualità, quindi di fatto è un tempo inutile per il riposo.

    SEGUIRE ORARI REGOLARI

Andare a letto e svegliarsi sempre alla stessa ora è un toccasana per mente e corpo: infatti, spiega Goel, solo così il fisico manterrà salutari ritmi circadiani (che scandiscono l'alternanza sonno/veglia e tante altre funzioni biologiche), che regolano metabolismo ed energia.

    UN BICCHIERE D'ACQUA AL RISVEGLIO

Serve a reidratare il corpo dopo ore senza bere e anche ad attivare il metabolismo; il corpo ha bisogno di acqua per regolare, ad esempio, i processi digestivi.

    MEDITARE

Può essere un ottimo esercizio per la mente svolgere ogni mattino un breve esercizio di meditazione: dà energia, creatività e concentrazione. Specie nel caso in cui la meditazione non riesca perché avete difficoltà a spegnere il cervello e svuotarlo dalle preoccupazioni, meglio optare per scrivere un diario o colorare, attività che - come la meditazione - calmano, aiutano la concentrazione e il pensiero creativo.

    SPORT

Di prima mattina fa particolarmente bene, liberando 'endorfine' (antidolorifici naturali) che restano i circolo tutto il giorno.

    LUCE

L'ideale è iniziare la mattina esponendosi alla luce naturale, che regola i propri ritmi e spegne il sonno (la luce inibisce la produzione di ormone del sonno, la melatonina); inoltre la luce solare fa bene all'umore.

    COLAZIONE

Il primo dovere della giornata, un pasto insostituibile perché dà energia e riduce l'appetito nel corso di tutto il giorno. Scegliere proteine e i carboidrati sani della frutta; no a dolci e snack che contengono zuccheri cattivi. Chi salta la colazione è meno energico e più a rischio di ingrassare, come rilevato da Goel nei suoi studi.

    DEDICA TEMPO AI TUOI CARI

Fare colazione in famiglia, parlare (anche solo al telefono mentre andiamo in ufficio) con qualcuno che ci dà il buon umore è un modo per ricaricarsi di energia; evitare ove possibile le persone difficili nella vostra vita, che hanno invece effetto contrario al mattino.

 

Fonte ansa.it

 
DONLOTTI IN PASSERELLA Stampa E-mail
Venerdì 26 Gennaio 2018 09:28

Lo stilista napoletano Domenico Lotti torna ad Altaroma per stupire con le sue creazioni ispirate ai fasti di Portofino e alla tradizione del made in Italy

 La moda come un sogno d’altri tempi. Lo stilista Domenico Lotti, in arte Donlotti, torna sulle passerelle di AltaRoma dopo aver sfilato per ben due volte per la massima manifestazione romana del fashion ed essere stato scelto, lo scorso ottobre, dalla manifestazione “The Look of the year”, ad Ischia Fashion. Del resto lo stilista è già stato molto apprezzato da tutta la stampa italiana e internazionale come la Orbit Television Arabic Gulf e “Chou El Mouda programm (televisione libanese), con cui ha rilasciato numerose interviste. Domenica 28 gennaio, a via Guido Reni, il mago della moda, quel Donlotti che abbiamo apprezzato nella nuova campagna che lo ritrae con una divertente tuba, proporrà, nell’ambito di “The look of the year”, la sua magica linea di preziosi sandali in perfetto stile caprese. Creazioni già apprezzate e scelte ad Ischia Fashion, impreziosite da pietre naturali e cristalli su sgargianti colori oro, bronzo e argento, totalmente made in Italy. In passerella lo stilista proporrà anche la linea di abiti all’insegna dei pizzi e delle ampie gonne strette in vita da preziose cinte lavorate, dai toni floreali e dai colori pastello, all’insegna di quei ruggenti anni Sessanta vissuti nell’esclusiva Portofino. In passerella Donlotti farà sfilare anche gioielli ispirati alla stessa filosofia dei suoi sandali.

 
L’incidente tra Pioltello e Segrate. Il convoglio Trenord partito da Cremona era diretto a Porta Garibaldi. Si indaga per disastro colposo. L’ipotesi del cedimento del binario Stampa E-mail
Giovedì 25 Gennaio 2018 11:12

Deragliamento treno regionale: tre le vittime 45 feriti di cui 5 gravi

INTRAPPOLATI TRA LE LAMIERE  

  Trei morti, al momento, una cinquantina di feriti di cui una decina gravi. «Il treno era come al solito pieno zeppo», spiega Luca, impiegato, 40 anni. «Ma, almeno sul nostro vagone, questa volta non c’era gente in piedi e questo ha impedito che le conseguenze fossero più gravi. Però nella carrozza davanti alla nostra, la penultima e la terzultima, ho visto gente schiacciata che urlava. Sono anni che prendo questo treno e non era mai successa una cosa del genere e nemmeno avevo mai sentito questi rumori così forti sotto i vagoni». Sul posto ora è arrivato il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano che indaga, al momento, per disastro colposo.

L’IPOTESI DEL CEDIMENTO STRUTTURALE  

Ancora non sono chiare le cause dell’incidente ma a sentire le testimonianze dei passeggeri, si direbbe che il deragliamento sia stato dovuto a qualche problema ai binari. Più di uno racconta infatti di aver sentito «uno sferragliamento» sotto i vagoni, poi «un’accelerazione», e infine un ribaltamento delle carrozze. I tecnici di Rete Ferroviaria Italia hanno accertato un cedimento strutturale di circa 20 centimetri di binario, circa due chilometri più indietro rispetto al luogo del deragliamento. Attraverso indagini successive si dovrà stabilire se il cedimento del binario sia stato causa o effetto del deragliamento del treno. Secondo una prima ricostruzione di Rti, inoltre, il treno ha percorso con alcune ruote fuori dalle rotaie circa due chilometri prima che una delle tre vetture impattasse un palo della trazione elettrica e si accartocciasse. A quel punto il treno si è scomposto.

POLEMICA SU TRENORD  

Sul suo account Twitter Trenord ha annunciato l’interruzione della circolazione tra Treviglio e Milano, parlando di «inconveniente tecnico a un treno», scatenando l’indignazione di decine di utenti. Tra Milano e Brescia il traffico ferroviario è sospeso sia sulla linea direttissima, sia sulla linea «lenta». Sono fermi anche i treni di Trenitalia. 

 

fonte lastampa.it

 
Sono indiani, americani, australiani, russi; motivati da passione, ma anche dai soldi. Sono i ricercatori che ricevono ricompense per la scoperta di falle nel software. Una ricerca li racconta Stampa E-mail
Martedì 23 Gennaio 2018 12:32

Quanto guadagna un hacker a caccia di bachi

 

Sotto i 35 anni, autodidatta, motivato da passione, ma con la possibilità di guadagnare molto bene dalla propria attività, quasi tre volte di più di un ingegnere informatico; e poi, preferibilmente americano, indiano, australiano, russo e britannico. È il ritratto degli hacker che si dedicano alla ricerca di bachi, di falle nel codice, errori o difetti che potrebbero metterne a rischio la sicurezza. E che in cambio della loro segnalazione ricevono una ricompensa, un bug bounty, letteralmente una “taglia su un baco”. Nello specifico, l’espressione indica un programma con cui le aziende pagano la scoperta di vulnerabilità nei loro software, in modo da metterci una pezza prima che un attaccante malintenzionato possa trovarle e usarle.  

Programmi che si sono moltiplicati negli ultimi anni, anche attraverso piattaforme indipendenti che fanno da tramite tra le aziende, da un lato, e i ricercatori di sicurezza, dall’altro. Ora proprio una di queste, HackerOne, forse la più nota e autorevole, con quasi 1700 partecipanti, ha pubblicato un’analisi dei propri iscritti, 2018 Hacker Report , “l’indagine più approfondita mai condotta sulla comunità di hacker etici”, dichiara il rapporto. Ne emerge una fotografia dettagliata, anche in termini economici.  

Il flusso dei soldi  

Il dato più interessante è infatti chi paga chi. Le aziende che più incentivano i bug bounty stanno negli Stati Uniti, che supera tutti gli altri Paesi, avendo veicolato (solo tramite HackerOne) quasi 15 milioni di dollari di premi. In seconda posizione, lontanissimo, il Canada con poco più di un milione. Poi spiccano la Germania con 450mila dollari. La Russia con 308mila. E Singapore, UK, Emirati Arabi Uniti e Finlandia.  

Questi flussi di soldi di ricompensa in tasca di chi vanno? Soprattutto a ricercatori statunitensi e indiani. Poi australiani, russi, britannici. E ancora: hacker di Hong Kong, Svezia, Germania, Argentina, Pakistan.

 I ricercatori che vanno a caccia di vulnerabilità possono guadagnare molto bene. In media, 2,7 volte rispetto allo stipendio medio di un ingegnere informatico nel proprio Paese, riferisce il rapporto. Gli indiani arrivano addirittura a guadagnare 16 volte tanto. Gli argentini 15 volte e mezzo, gli egiziani otto volte. Gli italiani, sulla media di Stati europei come i Paesi Bassi e la Germania, 1,7 volte. Per chi vive in certe regioni, dunque, l’hacking può essere una attività molto allettante. Specie se riesce ad avere uno sbocco sul mercato delle vulnerabilità. Del resto, un quarto degli intervistati ricava metà del proprio reddito dalle ricompense per aver trovato delle falle. E un elitario tre per cento arriva a guadagnare più di 100mila dollari l’anno.

 

Nel complesso, stiamo parlando di un segmento di popolazione molto giovane. Più del 90 per cento ha meno di 35 anni (e il 45 per cento meno di 24). Inoltre, il 58 per cento si definisce autodidatta, anche se molti hanno studiato informatica. I soldi sono una motivazione importante, ma non l’unica e nemmeno la prima: contano la voglia di imparare, di superare i propri limiti e di divertirsi. Così almeno hanno risposto gli interessati. Del resto, lo studio precisa fin dall’inizio i termini del discorso: hacker è “chi ama la sfida intellettuale di superare creativamente dei limiti”. E ancora: “Siamo nell’età degli hacker. Sono elogiati come eroi, discussi ogni giorno sui media, rappresentati come cattivi a volte, e ritratti da Hollywood - tutto tranne che ignorati”. 

 

Il ruolo delle aziende  

Tuttavia, il dato più preoccupante che esce dalla ricerca, e che non andrebbe ignorato, è un altro. Ovvero che ancora molte aziende non sono attrezzate per ricevere segnalazioni di questo tipo. Tanto che un ricercatore su quattro non ha riferito una vulnerabilità che aveva trovato perché l’organizzazione interessata non aveva canali adeguati per essere contattata. 

 

Eppure le imprese dovrebbero sapere che spesso i ricercatori scelgono di analizzare proprio il loro software perché hanno un debole nei loro confronti, e non perché siano ostili. “Perché scegli di hackerare una certa compagnia?”, domanda l’indagine a un certo punto. Il 13 per cento risponde “perché mi piace quell’azienda”, e solo il 2,1 dà la motivazione opposta. Ovviamente la presenza di bounty, di una ricompensa, conta molto: il 23 per cento. Ma anche la sfida e la possibilità di apprendere cose nuove sono motivazioni con una percentuale molto alta, sul 20 per cento.  

 

Negli ultimi anni i programmi di bug bounty si sono moltiplicati. Molte aziende tecnologiche - come Google, Microsoft e Apple - hanno iniziato a premiare le segnalazioni più importanti, e il valore dei premi è progressivamente cresciuto. Il colosso di Mountain View nel 2016 ha pagato 3 milioni di dollari in “taglie” a 350 ricercatori per mille vulnerabilità. L’anno prima aveva sborsato 2 milioni. Nel 2014 solo 1,5.  

 

La maggior parte di queste ricompense vanno dai mille ai 5mila dollari. Due giorni fa però Google ha staccato un assegno da 112.500 dollari a un ricercatore cinese per due bachi critici relativi al sistema operativo Android che avrebbero permesso a un attaccante di violare uno smartphone Pixel attraverso un link malevolo. È il singolo pagamento più elevato eseguito finora dall’azienda.  

 

Ma ci sono anche organizzazioni governative che hanno adottato questa pratica. Un caso di successo è stato quello del Pentagono, che dopo aver lanciato il programma Hack The Pentagon nel 2016 ha messo a posto più di tremila bachi, di cui un centinaio particolarmente critici. Nel complesso ha pagato 300mila dollari agli hacker che hanno fatto segnalazioni utili.  

 

In Italia alcuni mesi fa il Team per la Trasformazione Digitale, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e guidato da Diego Piacentini, aveva rilasciato una bozza di una policy nazionale per definire le procedure di una divulgazione responsabile di vulnerabilità dei software. Per indicare cioè delle linee guida per la pubblica amministrazione da adottare per la segnalazione di falle. Ora il gruppo di lavoro italiano si sta coordinando con altri soggetti in Europa dove a settembre è stata lanciata una task force per la creazione di una policy comune di “divulgazione coordinata”, tema che rientra nella strategia sulla cybersicurezza della Commissione europea, presentata a settembre. “Si sta lavorando a livello europeo per mettere tutti gli attori d’accordo e i tasselli al posto giusto; a breve usciremo con un rapporto e delle attività di sensibilizzazione”, commenta a La Stampa Gianluca Varisco, consulente per la cybersecurity nel Team per la Trasformazione Digitale. 

Certo, il mercato delle vulnerabilità è composto anche da broker che hanno clienti disposti a pagare bene, spesso di più delle stesse aziende interessate, per avere accesso a determinate falle. A volte questi clienti sono gli stessi governi, come avevamo raccontato in questo reportage

 

Fonte .  CAROLA FREDIANI lastampa.it

 
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