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I quattordici gladiatori del golf, per forza e altezza, sono inoltre giunti sul tracciato di Monterosi da tante nazioni: Germania, Gran Bretagna, Belgio, Spagna, Usa e Sudafrica. Stampa E-mail
Martedì 28 Agosto 2018 09:21

 Al Terre dei Consoli Golf Club la prima tappa del Long drivers european tour, vince Borgmeier

 

                                                                                                              I VINCITORI

Per la prima volta in Italia, al Terre dei Consoli Golf Club, è approdato il Long drivers european tour (Ldet): il circuito europeo dei più lunghi tiratori di drive che ha toccato il campo a 27 buche più giovane d’Italia, disegnato dal celebre architetto Robert Trent Jones jr.

I quattordici gladiatori del golf, per forza e altezza, sono inoltre giunti sul tracciato di Monterosi da tante nazioni: Germania, Gran Bretagna, Belgio, Spagna, Usa e Sudafrica.

E sono stati accolti in questa giovane struttura di alta tecnicità dal presidente del circolo, Edoardo Francesco Caltagirone, e dal club manager Ascanio Pacelli, che ha fortemente voluto la manifestazione.

Dopo un periodo di riscaldamento, il giorno successivo si è entrati nel vivo dell’azione: vari round di sei palline per ogni partecipante, giocabili dal battitore collocato al driving range, sulle esaltanti note disco: dato assolutamente insolito per il mondo del golf, notoriamente silenzioso.

Due minuti e 45 secondi per effettuare, in ogni match, il tiro migliore. Tifo da stadio da parte del folto pubblico intervenuto.

Fino allo scontro finale che ha visto dominare il possente tedesco Martin Borgmeier, con un drive di ben 357 yards (circa 326 metri), sul sudafricano Dewald Lubbe. Al terzo posto il gallese Bry Roberts, che ha in ogni caso totalizzato, nel corso delle varie manche, il tiro più lungo della gara: ben 406 yards (circa 371 metri). E come impone la tradizione, il vincitore si è tuffato nel laghetto della buca 17, tra il tripudio generale.

La vittoria di Borgmeier lo colloca inoltre al primo posto del ranking dedicato. In lizza c’era anche il conterraneo Robin Horvath, ex primo in graduatoria e ora al secondo posto ma con il record ancora imbattuto di 443 yards (405 metri).

''Visto il grande successo della manifestazione – commenta Pacelli - questi gladiatori saranno nuovamente di ritorno al Terre dei Consoli, a fine marzo 2019, con 50 professionisti già iscritti''.

''Siamo molto soddisfatti dell’esito di questo evento – aggiunge il presidente del club – e dopo aver ospitato il Challenge tour, la tappa Ldet rappresenta per noi un prestigioso modo per attendere ed omaggiare, con un golf di altissimo livello, l’arrivo della Ryder Cup nel Belpaese''.

 

Lucilla Quaglia
Ufficio stampa Terre dei Consoli Golf Club
338.7679338
 
"Quando è troppo fa male al cuore" Stampa E-mail
Lunedì 27 Agosto 2018 06:18

Crolla il mito del colesterolo buono

 

Colesterolo 'buono', ma non troppo. Uno studio americano presentato al Congresso della Società europea di cardiologia Esc, che si apre oggi a Monaco di Baviera in Germania, smonta il mito del grasso Hdl amico di cuore e arterie.

"Tradizionalmente i medici hanno detto ai loro pazienti che più ce n'è meglio è. Ma i dati della nostra ricerca e di altre dicono che non è così", avverte l'autore Marc Allard-Ratick, della Emory University School of Medicine di Atlanta negli Usa. Il suo team ha infatti scoperto che livelli molto alti di Hdl aumentano il rischio di attacchi cardiaci o morte per cause cardiovascolari : quando superano i 60 milligrammi per decilitro di sangue , il pericolo di infarti o decessi cresce del 50% circa rispetto a quando sono compresi fra 41 e 60 mg/dL. Addio quindi al "mantra del colesterolo buono", lo definisce Allard-Ratick. E' buono, ma a quanto pare non sempre e non per tutti.

La sigla Hdl sta lipoproteine ad alta densità, considerate protettive (al contrario del colesterolo 'cattivo' Ldl, lipoproteine a bassa densità) perché incaricate di 'smaltire' il colesterolo, cioè di trasportarlo dal sangue e dalle pareti arteriose dei vasi al fegato, da dove viene poi eliminato dall'organismo. Chi presenta bassi livelli di colesterolo Hdl ha un rischio maggiore di aterosclerosi e patologie cardiovascolari, ma sugli effetti di livelli molto alti di Hdl restavano dei dubbi.

LO STUDIO - Il lavoro presentato all'Esc 2018 è stato condotto nell'ambito dell'Emory Cardiovascular Biobank, analizzando la relazione fra i livelli di colesterolo Hdl e rischio di infarto e morte in quasi 6 mila persone (5.965, età media 63 anni, 35% donne), in gran parte cardiopatiche. I partecipanti sono stati divisi in 5 gruppi in base alle concentrazioni di Hdl nel sangue: meno di 30 mg/dL, 31-40 mg/dL; 41-50 mg/dL; 51-60 mg/dL, più di 60 mg/dL. Durante un follow-up mediano di 4 anni, il 13% degli esaminati (769) ha avuto un attacco di cuore o è morto per cause cardiovascolari.

Gli studiosi hanno calcolato che i pazienti con colesterolo Hdl fra 41 e 60 mg/dL erano quelli a rischio minore, mentre le probabilità di infarto/decesso risultavano aumentate sia fra chi aveva livelli bassi di Hdl (sotto ai 41 mg/dL) sia fra chi li aveva molto alti (sopra ai 60 mg/dL). In quest'ultimo gruppo, il pericolo di attacco di cuore o morte cresceva appunto del 50% rispetto ai gruppi 41-60 mg/dL. Come a dar ragione al detto secondo cui "la virtù sta nel mezzo".

Le associazioni concentrazione di Hdl-rischio cardiovascolare sono state confermate anche al netto di possibili fattori confondenti (diabete, abitudine al fumo, livelli di Ldl, consumo di alcol, etnia, sesso).

COSA DICE L'ESPERTO - I nuovi dati - sottolineano gli autori - supportano quelli già arrivati da numerosi studi su ampie popolazioni, fra cui una recente pubblicazione che ha rilevato un aumento della mortalità cardiovascolare e per tutte le cause quando il colesterolo Hdl raggiunge livelli estremamente elevati.

Insomma, per i cardiologi "potrebbe essere il momento di cambiare la nostra visione del colesterolo buono", considerandone anche l'altra faccia, più insidiosa. "I nostri risultati sono importanti - commenta Allard-Ratick - perché contribuiscono a un numero sempre crescente di prove sul fatto che concentrazioni di colesterolo Hdl molto alte nel sangue potrebbero non essere protettive". Ma anche "perché, a differenza di molti altri dati attualmente disponibili, questo studio è stato condotto principalmente su persone con cardiopatia".

Per lo specialista sono comunque necessarie altre ricerche per far luce sui meccanismi di questo effetto paradosso. Perché il colesterolo buono può diventare cattivo? "Sebbene al momento la risposta sia sconosciuta - puntualizza l'esperto - una possibile spiegazione è che il colesterolo Hdl estremamente elevato possa rappresentare un Hdl 'disfunzionale' che, invece di proteggere dalle patologie cardiovascolari, le può favorire".

 

FONTE ADNKRONOS.COM

 
l social rimuove rimuove applicazione su sicurezza da App Store Stampa E-mail
Domenica 26 Agosto 2018 07:59

Facebook-Apple, 'lite' sulla privacy

 Alta tensione fra Apple e Facebook sulla privacy. Il social media rimuove dall'App Store la sua applicazione per la sicurezza Onavo Protect perché in violazione delle nuove norme sulla tutela dei dati varate da Cupertino. La rimozione segna un nuovo capitolo della battaglia a distanza fra i due colossi della Silicon Valley sui dati, dopo le critiche neanche troppo velate di Tim Cook sul caso di Cambridge Analytica che ha travolto Facebook nei mesi scorsi.
    Secondo indiscrezioni, Cupertino ha avvertito nei giorni scorsi il social media sul fatto che Onavo contravveniva alle sue nuove norme, lasciando capire a Facebook che sarebbe stata opportuna una rimozione volontaria dell'app al fine di evitare che l'app fosse rimossa forzatamente. Da qui la decisione di Facebook di agire e togliere Onavo, scaricata dagli utenti per tutelare i propri dati online ma usata da Facebook anche per monitorare le app popolari.
    Ed è proprio su questo che si è consumato lo 'scontro' con Apple. "Con l'ultimo aggiornamento delle nostre linee guida - spiega Cupertino - abbiamo detto chiaramente che le app non devono raccogliere informazioni su quali app sono installate sui dispositivi dei clienti per motivi di pubblicità o marketing e che devono chiarire quali dati dei consumatori sono raccolti e come vengono usati". (ANSA).

 

FONTE ANSA.IT   

 
L'azienda produttrice di armi russa ha presentato la sua CV-1, un modello che vorrebbe competere con la scuderia di Elon Musk Stampa E-mail
Sabato 25 Agosto 2018 13:55

Kalashnikov lancia la sfida a Tesla con un’auto dal sapore rétro

 

                                                                                                       Kalashnikov CV-1

 Carrozzeria azzurro pallido, cerchioni bianchi e uno stile che sembra un omaggio all'Unione Sovietica degli anni '70. Kalashnikov, azienda russa produttrice di armi, si butta nel campo delle auto elettriche con la sua CV-1, un modello dallo spirito rétro che dovrebbe competere con la futuristica Tesla di Elon Musk. L'auto è stata presentata a Mosca il 23 agosto e ha già scatenato l'ironia della stampa estera e dei social network.

I dati: un'autonomia di 350 chilometri

Secondo l'agenzia di stampa russa Sputnik il prototipo della CV-1 sarebbe in grado di percorrere con una sola carica 350 km, esattamente come la Tesla Model 3 che al momento è l'auto più economica prodotta dalle fabbriche di Musk. Il motore invece arriverebbe a sviluppare una potenza media di 220 kW. Non sono ancora stati divulgati il prezzo e la data di uscita sul mercato ma gli obiettivi dell'azienda sono chiari: «Stiamo sviluppando un nostro concetto di supercar elettrica attraverso sistemi originali creati dal nostro gruppo. Questa tecnologia ci permetterà di competere con i principali produttori al mondo di auto elettriche, come Tesla».

I precedenti: il mega robot

Finora il prodotto più famoso d Kalashnikov è stato l'Ak-47, il fucile d'assalto economico usato da eserciti e gruppi terroristici di tutto il mondo. Ma c'è un altro prodotto dell'azienda che, esattamente come la CV-1, ha sollevato qualche dubbio. Negli scorsi giorni è stato presentato Igorek, un robot alto 3,96 metri e pesante 4,5 tonnellate che può essere utilizzato sia per combattere che per svolgere lavori di ingegneria. Questo “Piccolo Igor” si regge su due gambe di metallo e, come alcuni hanno fatto notare sui social, richiama tremendamente i robot di Star Wars in dotazione alle truppe imperiali.

 

FONTE VALERIO BERRA CORRIERE.IT

 
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