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Mantecata a metà cottura, fa risparmiare tempo Stampa E-mail
Mercoledì 24 Ottobre 2018 17:45

 

Preparare la pasta senza colapasta è ormai una abitudine. La cosiddetta pasta risottata sta quasi soppiantando la cottura classica in acqua bollente e poi l'aggiunta del condimento. Ma perchè questo metodo si fa sempre più strada nelle cucine degli italiani? Principalmente perchè si risparmia tempo, secondo il 60% del campione in un sondaggio di WMF, brand tedesco specializzato in utensili e elettrodomestici da cucina condotto tra 1200 italiani, in occasione del Giornata Mondiale della Pasta il 25 ottobre. Cuocere tutto in un'unica pentola permette di sporcare meno e ridurre i passaggi della preparazione. Mentre per il 22% ne fa una questione di gusto, ritenendo che la pasta risottata sia più buona grazie ad una maggiore amalgama degli ingredienti. Infine, il 13% degli italiani lo fa perchè segue alla lettera ricette conosciute alla tv o su internet.

Se per tanti italiani è una recente abitudine, c'è da dire che storicamente in Campania questa ricetta si usa da sempre, per la pasta con le zucchine ad esempio ed è un classico per un saporito piatto di spaghetti con le vongole che non sappia di aglio e olio.

Come per la pasta classica in acqua, anche per la risottata la cottura al dente è fondamentale, così come il condimento (non tutti i sughi sono adatti. Una amatriciana realizzata come fosse un risotto è ancora un'eresia). E c'è persino chi sperimenta la cottura a pressione, mentre arrivano sul mercato pentole costruite apposta per cuocere in poca acqua. Insomma, va bene tutto purchè sia pasta, l'ingrediente principale delle tavole italiane: secondo le ultime statistiche, siamo i primi consumatori con circa 25 kg pro-capite all'anno e ne mangiamo circa 6,5 piatti a settimana. Addirittura secondo una recente indagine di Doxa per Aidepi tra i primi ricordi dell'infanzia risulta esserci per 9 italiani su 10 la pasta che, in un caso su 2, è quella al pomodoro.

 FONTE ANSA.IT

 
Mentre alcuni nutrienti hanno dei siti di accumulo, altri come la vitamina C sono idrosolubili. Inoltre, se non arrivano proteine per le normali funzioni, l’organismo è costretto a prenderle dai depositi, vale a dire dai muscoli e dai vari organi Stampa E-mail
Martedì 23 Ottobre 2018 09:00

«Che mi succede se digiuno qualche giorno dopo aver mangiato tanto?»

 

 Pubblichiamo la domanda inviata da un lettore al forum Nutrizione e la risposta data dal nostro esperto, il dottor Andrea Ghiselli, dirigente di ricerca del Centro CREA - Alimenti e nutrizione e presidente della Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione.

Gentilissimo dottore, capita a volte di mangiare troppo (ferie, festività, cerimonie), e non per uno o due pasti, ma per un periodo prolungato. E si mette su qualche chilo. A volte ci si è solo ‘gonfiati’ (ritenzione idrica?). Forse la cosa migliore sarebbe fare più moto e optare per un’alimentazione equilibrata. Sarà anche vero, nel migliore dei mondi possibili. Tuttavia mi chiedo: che problema c’è a fare una scelta drastica e mettere in atto un’“operazione carestia” ovvero non mangiare o quasi per qualche giorno (diciamo 3-5)? Voglio dire: il problema è solo che l’operazione carestia è una cosa poco praticabile, perché subiremmo i morsi della fame? Oppure ci sono controindicazioni fisiche a saltare il pasto o ridurre drasticamente le calorie giornaliere? Chiedo quest’ultima cosa perché ho sentito dire che se si saltano i pasti l’organismo rilascia non so bene quale ormone (cortisolo?) e questo non è bene (qualsiasi cosa questo voglia dire). E inoltre che, se si priva l’organismo di cibo, il metabolismo ‘rallenta’ al punto che poi basta pochissimo e si tende a ingrassare (strano argomento: come se invece, mangiando molto, il metabolismo allora si velocizzasse... mah). Mi spiegherebbe per piacere che c’è di vero e di falso in queste considerazioni?
Federico

 

Non mi convince del fatto che sia inevitabile trascorrere periodi nei quali si è “costretti” a mangiare di più. Festività e cerimonie non vedo perché dovrebbero costringere a mangiare di più tutti i giorni. Persino le feste natalizie, che sono quelle che impegnano maggiormente, “costringono” a mangiare un po’ di più in pochissime occasioni, che si contano sulla punta delle dita. Inoltre se lei mangia tanto la vigilia di Natale (e lo sa perché è abbuffata premeditata, come quella del giorno dopo) può cominciare a tenersi leggero nei pasti precedenti e continuare dopo il pranzo di Natale a recuperare. Certo ci sarà qualche serata con gli amici, ma ci sono anche i pranzi del giorno precedente e di quello successivo che compensano. Insomma, non ci sono motivi che veramente costringano a prendere peso.

Due considerazioni

Ad ogni modo, dando per appurato che possa succedere, non si può ovviare digiunando. I motivi sono molti, ma gliene metto principalmente due: il primo riguarda il ricambio di nutrienti. Mentre alcuni nutrienti hanno dei siti di accumulo, soprattutto se sono di origine lipidica come la vitamina E o la D, altri come la vitamina C sono idrosolubili e quindi dopo un pasto vengono assorbiti, circolano nel sangue e vengono facilmente eliminati, per cui c’è bisogno di un continuo ricambio. Per questo motivo anche i digiuni (calorici) sono sempre accompagnati da supporti a questo scopo che siano integratori o succhi di varia provenienza. Secondo motivo, molto simile al primo riguarda le proteine. Se non arrivano proteine per le normali funzioni, l’organismo è costretto a prenderle dai depositi, vale a dire dai muscoli e dai vari organi. Anche il cuore, vale la pena ricordarlo, è un muscolo.

Perdita di massa magra

Questo cannibalismo muscolare serve per recuperare non solo proteine, ma anche energia. Fisiologicamente infatti, anche in condizioni di non digiuno prolungato, ma nel normale digiuno notturno, l’organismo prende l’energia dalle proteine di deposito. La mattina ci si sveglia sempre un po’ più poveri di proteine. Poco male se il digiuno è di breve entità: il muscolo si ricostruisce in breve tempo. Tuttavia un digiuno più prolungato comporta anche perdita di massa magra. Si pesa di meno magari, ma si è più grassi. Per non parlare dell’acidosi metabolica e vari altri problemi di cui sarebbe lungo parlare.

 

 FONTE CORRIERE.IT

 
iPad e Mac vincono su OnePlus 6T: non c'è posto per entrambi il 30 ottobre. L'azienda cinese lo sa e quindi si è vista costretta ad anticipare il suo evento di lancio, per evitare di essere "messa in ombra da Apple". Stampa E-mail
Lunedì 22 Ottobre 2018 08:18

I nuovi iPad Pro "spaventano" OnePlus: il lancio di 6T anticipato di un giorno

 

Cosa fare se Apple annuncia un evento lo stesso giorno in cui eri intenzionato a presentare in grande stile il tuo nuovo smartphone? Sei obbligato a spostare la data dell'evento. È quanto ha fatto OnePlus, che ha deciso di anticipare di un giorno, ossia al 29 ottobre, la presentazione di 6T.

Nelle scorse ore, infatti, Apple ha annunciato che il 30 ottobre terrà un evento, in cui ci si aspetta nuovi iPad Pro e Mac; lo stesso giorno in cui OnePlus aveva già annunciato che avrebbe ufficializzato 6T.

"Tutto è cambiato quando Apple ha annunciato che avrebbe tenuto il proprio evento il 30 ottobre. Sappiamo che l'intera industria e tutta la stampa terranno il fiato sospeso" ha scritto l'azienda sul forum ufficiale. "Così dopo attenta riflessione, abbiamo deciso di spostare l'evento di lancio di OnePlus 6T a New York il 29 ottobre".

Una decisione, insomma, dettata dalla consapevolezza che "se avessimo deciso di restare fedeli al programma originali, lanciano OnePlus 6T il 30 ottobre, saremmo stati messi in ombra da Apple".

 

FONTE  https://www.dday.it

 
Il rating passa Baa2 a Baa3, ultimo gradino prima del livello «spazzatura». Per l’agenzia manca «una coerente agenda di riforme per la crescita». Così le possibilità di addio all’euro (ora molto basse) possono aumentare. Stampa E-mail
Sabato 20 Ottobre 2018 09:34

Moody’s taglia il rating dell’Italia: mancano riforme e il debito non cala

E il debito non calerà: resterà al 130% del Pil

 

 Moody’s boccia l’Italia, che paga per l’innalzamento del deficit prospettato nella manovra e l’incapacità del governo di progettare riforme coerenti in uno scenario di crescita in frenata intorno all’1%. L’agenzia americana ha declassato il rating sul debito sovrano dell’Italia a Baa3 da Baa2, appena un gradino sopra il livello «spazzatura», mentre l’outlook diventa stabile. Lunedì si vedrà come reagiranno gli investitori, che ieri hanno dato un assaggio del nervosismo che agita i mercati, facendo volare lo spread, in mattinata, fino a quota 340 punti, ai massimi dall’aprile 2013. Salvo la retromarcia a fine seduta, dopo l’intervento tranquillizzante del vice premier Matteo Salvini che, escludendo una crisi di governo, ha raffreddato lo spread e azzerato le perdite in Borsa.

Il deterioramento delle finanze pubbliche a causa dell’aumento del deficit nei prossimi anni, rispetto a quanto atteso, farà probabilmente stabilizzare il rapporto tra debito e Pil vicino all’attuale 130% negli anni a venire, invece di cominciare a ridurlo, spiega Moody’s. Inoltre le prospettive di crescita più debole potrebbero fare ulteriormente aumentare il debito dal suo livello già elevato. Ma l’agenzia è anche preoccupata dall’assenza di un’agenda di riforme coerenti per allineare la crescita italiana a quella degli altri Paesi in modo sostenibile. Finora l’Italia ha beneficiato di un rialzo temporaneo, legato a una politica fiscale espansionistica, ma la crescita ricadrà nel trend abituale di un aumento intorno all’1%, teme Moody’s. Perfino nel breve termine lo stimolo fiscale offrirà una spinta più limitata di quanto stima il governo.

L’outlook, però, è stabile, perché riflette «la robustezza del credito» dell’Italia, che resta «importante» e che bilancia l’indebolimento della politica fiscale. Tra i punti di forza, Moody’s cita l’alto grado di ricchezza delle famiglie, un cuscinetto contro gli choc futuri, ma anche una fonte sostanziosa per finanziare il governo. Il downgrade di Moody’s è arrivato in tarda serata, al termine di una giornata convulsa, finita (in apparenza) meno peggio di quanto si temesse, con il differenziale tra Btp decennali e Bund tedeschi tornato, dopo la fiammata della mattina, a quota 315 punti — meno dei 325 punti segnati giovedì — e un rendimento del 3,58%. A scatenare le vendite sui bond italiani è stato ancora il contenuto della lettera della Commissione Ue, che ha definito la manovra dell’Italia «una violazione delle regole senza precedenti», recapitata a Roma giovedì da Pierre Moscovici. Anche se poi il commissario Ue per gli Affari economici e monetari ieri ha indicato un possibile accordo attraverso «un dialogo costruttivo» con le autorità italiane. Cruciale però sarà la risposta, entro lunedì da parte del ministro dell’Economia Giovanni Tria.

La fuga degli stranieri dall’Italia ieri è stata certificata ieri dalla Bce: gli investitori esteri hanno venduto circa 17,9 miliardi di euro di titoli italiani (azioni, obbligazioni e titoli di Stato) ad agosto. La Banca d’Italia, nel suo Bollettino economico, dà un dettaglio in più: di quel portafoglio, sono stati venduti titoli di Stato per 17,4 miliardi.

 

 
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