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La premier aveva indetto le elezioni per rafforzarsi in vista dei negoziati per la Brexit ma adesso la situazione si complica: avrebbe solo 318 seggi contro i 262 del Labour Stampa E-mail
Venerdì 09 Giugno 2017 08:59

May, missione fallita: conservatori primo partito ma non hanno la maggioranza. Corbyn esulta

 

La lunga notte del premier conservatore Theresa May comincia con la doccia gelata degli exit poll, sono le 22 di Londra quando la BBC diffonde i primi numeri. 314 seggi per i Tory, 12 meno della maggioranza 17 meno di quelli che prese David Cameron nel 2015. La corsa di Theresa May artefice della peggior campagna elettorale di un premier in carica a memoria d’uomo, si fa subito in salita fra sterline che barcolla e a un certo punto perde anche il 2% e rivali di partito che cominciano a mugugnare. Aveva voluto le elezioni anticipare la premier poiché era sicura di poter alterare a suo favore gli equilibri a Westminster per poter negoziare la Brexit (il 19 dovrebbero, condizionale oggi d’obbligo, iniziare i negoziati con Bruxelles) a mani libere senza impacci e legacci da parte dei deputati. Missione naufragata. La notte e la proclamazione dei vincitori collegio per collegio prosegue rapida per tutta la notte e alle 6 (le sette in Italia) le TV registrano solo un parziale aggiustamento dei risultati. Eccolo: conservatori 318 seggi, laburisti 262, Lib-Del 11, Scozzesi dell’Snp 34, unionisti del Dup 10, gallesi del Cymru Plaid 3. Mancano ancora alcune circoscrizioni, ma le proiezioni delle 7 sembrano quelle definitive.  

Le reazioni  

I conservatori sono il primo partito, ma non hanno la maggioranza. Un caso di vittoria di Pirro. I laburisti di Corbyn vanno molto meglio rispetto al 2015 (più 28 seggi), non andranno a Downing Street a meno di alchimie ad ora difficilmente prevedibili e sono i vincitori. Bastano queste fotografie per certificare la complessità e la confusione in cui con il voto di ieri è precipitato il Regno Unito. 

Dopo al proclamazione nella sua circoscrizione la May ha detto che il suo dovere è quello di «garantire stabilità al Paese». Corbyn invece rieletto nella sua Islington North ha chiesto le dimissioni. E’ stato solo l’ultimo dei laburisti a invocarle. Ma anche i conservatori dopo una notte inaspettata si preparano alla resa dei conti. George Osborne, ex cancelliere dello Scacchiere e silurato proprio da Theresa May nel 2016, ha invocato il passo indietro della premier e attribuito al “catastrofico manifesto” le ragioni della sconfitta. Liam Fox, segretario al Commercio, ha fatto capire che ora servirà una riflessione sul da farsi. 

Cosa succede  

Siamo in uno scenario di “hung Parliament”, non c’è alcuna maggioranza. Quale governo? Gli scenari sono molteplici. Il primo è quello di un governo conservatore, potrebbe esserci anche un esecutivo sostenuto dal Dup (unionisti nord irlandesi) che hanno 10 seggi. La somma degli anti-Tory, (Snp, Laburisti e LibDem più gallesi) resta almeno 18 seggi sotto la maggioranza. I liberal-democratici hanno fatto sapere che non faranno accordi di coalizione, quindi nessun ripetizione dell’esecutivo Cameron-Clegg del 2010-2015. E a proposito di Clegg, è la vittima più illustre al momento della notte avendo perso il suo seggio. Si è salvata invece con il riconteggio Amber Rudd, ministro dell’Interno che era data in forte ascesa e candidata a guidare il ministero del Tesoro. Ora più che la quadra di governo, Theresa May dovrà invece tenere a bada i malumori interni al partito. Una corsa per la leadership è tutt’altro che da escludere.  

L’ipotesi di un governo di minoranza  

Nel corso della mattina è emerso anche un altro scenario. Il partito laburista britannico di Jeremy Corbyn tenterà di formare un governo di minoranza. Ad annunciarlo il portavoce per le Finanze del partito, John McDonnell, aggiungendo che il suo movimento non intende fare accordi di coalizione, mentre secondo Bbc anche Theresa May non ha intenzione di dimettersi e tenterà di formare un governo. «Ci faremo avanti per servire il Paese e formare un governo di minoranza, la ragione è che non penso che il partito conservatore sia stabile, non penso che la premier sia stabile», ha detto McDonnell a Bbc Radio. 

Borsa e sterlina  

Londra apre in rialzo dopo l’esito delle elezioni politiche che hanno visto il partito conservatore perdere la maggioranza assoluta in Parlamento. La premier britannica Theresa May parlerà alle 10 ora locale (le 11 in Italia). Il primo Ftse 100 segna un +0,81% a 7.510 punti. Intanto la sterlina continua a ritoccare i minimi dallo scorso aprile scendendo fino a 1,2650 sul dollaro e 0,883 sull’euro registrando il peggior calo dallo scorso ottobre: oltre il 2%, che rappresenta uno scossone molto netto per le dinamiche del mercato valutario. Ulteriore indebolimento della moneta britannica anche sullo yen a 139,9.

 

Fonte  alberto simoni lastampa.it

 
GUERRA IN MEDIORIENTE Stampa E-mail
Giovedì 08 Giugno 2017 22:40

I curdi entrano a Raqqa, Isis in ritirata

Le forze sostenute dagli Stati Uniti hanno lanciato l'assalto finale per la liberazione della “capitale” del Califfato in Siria Riparato un ponte per entrare nella zona est. Raid aereo della coalizione su una scuola che ospita sfollati: 12 morti

 

Le forze curdo-arabe, sostenute dagli Stati Uniti, hanno lanciato l'offensiva per la liberazione di Raqqa, la “capitale” dell'auto-proclamato Stato islamico in Siria.

La notizia è arrivata ieri e parla di “assalto finale”, così come annunciato dalle Forze democratiche siriane, il cartello filo-occidentale composto prevalentemente da curdi ma in cui sono presenti anche molti combattenti arabi.

LA GRANDE BATTAGLIA

«È l'inizio della grande battaglia per liberare Raqqa», ha dichiarato Talal Sello, parlando ai giornalisti dal villaggio di Hazima, a nord della città. Secondo attivisti anti-Isis, in contatto con i familiari rimasti nella località assediata dalle milizie curde su tre lati, l'avanzata prosegue nel quartiere di Mashlab, in direzione della zona industriale e dell'antico recinto murario di Raqqa, al di là del quale si ha accesso al centro storico. Fornendo ulteriori dettagli, le fonti affermano che l'avanzata nei quartieri urbani densamente popolati da civili procederà molto più lentamente, rispetto a quella registrata da novembre scorso a ora e compiuta in zone rurali e scarsamente abitate. A sud dell'asse offensivo anti-Isis scorre l'Eufrate che di fatto ostacola la fuga dei jihadisti ma anche dei civili. Ed è notizia di ieri che le forze curde stanno riparando uno dei ponti, quello del villaggio di Raqqat Samra, per poter entrare a Raqqa est. Già nei mesi scorsi erano stati bombardati e distrutti dai raid della coalizione anti-califfato a guida Usa.

VITTIME CIVILI

Un numero imprecisato di vittime civili si è registrato nella parte orientale della roccaforte dell'Isis in Siria, anche stavolta in seguito a un raid aereo della coalizione, in questo caso su un edificio scolastico che ospitava famiglie di sfollati. La notizia è stata confermata sia dall'agenzia di stampa siriana Sana e sia dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, ong legata ai ribelli con base a Londra. Il bombardamento sulla scuola Intifada, trasformata da tempo in centro di accoglienza di senza tetto, è avvenuto lunedì proprio nel quartiere orientale di Mashlab e ha provocato 12 morti, tra cui donne e bambini. Secondo l'attivista siriano Khalil al Abdallah, che vive a Raqqa ed è stato contattato da AdnKronos, «non c'è bisogno di bombardamenti quotidiani sui quartieri, sia da parte della coalizione che dell'artiglieria delle milizie curde», perché a Raqqa l'Isis si sarebbe «dileguato». All'annuncio dell'offensiva finale sulla città siriana non si è fatta attendere la risposta della Turchia, paese mediatore - con Russia e Iran - dei colloqui in Kazakhstan tra il regime di Bashar al Assad e i gruppi dell'opposizione, con l'esclusione dell'Isis e dei qaedisti di Al Nusra. Il primo ministro turco, Binali Yildirim, ha dichiarato che Ankara reagirà immediatamente se l'offensiva lanciata dalle forze curdo-arabe rap- presenterà una minaccia per il suo paese. La notizia è stata lanciata ieri dal sito del quotidiano turco Hürriyet: parlando ai deputati del Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp), al governo, dopo l'annuncio fatto dalle Forze democratiche siriane, Yildirim ha spiegato che Ankara sta prendendo le dovute contromisure, dicendosi pronto al ricorso alle armi.

SICUREZZA MINACCIATA

«Se viene minacciata la nostra sicurezza da Raqqa o da altre zone della regione, noi risponderemo subito», ha detto il premier. Le parole turche si spiegano perché all'interno delle Forze democratiche siriane ci sono anche le Unità di mobilitazione popolare (Ypg), che Ankara considera una organizzazione terroristica vicina ai curdi in Turchia del Pkk.

 

fonte 

 
Lectio magistralis sul tema “La salute alla Radio: da Dulbecco al Taxi”. Stampa E-mail
Giovedì 08 Giugno 2017 15:39

Laurea Honoris Causa al giornalista ebolitano di Radio Rai Vito Pompeo Pindozzi.

 

Oggi giovedì 8 giugno, nell’aula “A. Cossu” della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bari, è stata  conferita la “Laurea Honoris Causa” al Dottor Vito Pompeo Pindozzi, giornalista ebolitano, responsabile della redazione scientifica di Radio Rai, uno dei maggiori divulgatori medico-scientifici innternazionali.

Il riconoscimento a Vito Pompeo Pindozzi arriva proprio in conseguenza della sua attività giornalistica e di divulgazione scientifica, che in vari decenni ha trattato decine di migliaia di situazioni e di approcci medico-scientifici, contribuendo ad affermare e divulgare in tutto il Paese, e non solo,  quella cultura medica che, accompagnata alla profilassi, ha dato un’informazione ampia alla popolazione.

Con Delibera di Giunta Comunale, atto n° 181 del 31/05/2017 l’amministrazione comunale intende affiancare l’Università di Bari con il conferimento del riconoscimento al Dott. Vito Pompeo Pindozzi  di“Ebolitano Illustre” nell’ambito dell’omonima manifestazione giunta alla seconda edizione, che a latere di personaggi storici ebolitani quali Matteo Ripa, Gherardo degli Angioli, Umberto Nobile, annovera personaggi contemporanei che con il loro operato onorano la propria Città natale.

Il Dott. Vito Pompeo Pindozzi , merita questo premio per essersi distinto per le sue indiscutibili qualità professionali ed umane, in tutta Italia e nelle più grandi città del mondo.

«Vito Pompeo Pindozzi è uno dei figli più prestigiosi della nostra città – commenta il sindaco, Massimo Cariello – e questo riconoscimento da un lato non ci sorprende, apprezzando quotidianamente l’impegno professionale di Pindozzi, dall’altro ci inorgoglisce, perché in qualche misura tutta la comunità ebolitana si sente protagonista in questa occasione al fianco del giornalista ebolitano. Un professionista, Pindozzi, la cui grandezza non si misura solo su piano della divulgazione scientifica, ma anche sul piano della disponibilità per la sua città e per la sua comunità, a cui Vito Pompeo Pindozzi non ha mai fatto mancare il suo prezioso apporto, ieri come oggi».

La cerimonia di conferimento della laurea honoris causa, alla quale partecipa anche il primo cittadino di Eboli in rappresentanza della cittadinanza, è iniziata oggi giovedì 8 giugno, alle ore 16,30.

Le motivazioni del riconoscimento sono affidate alla professoressa Maria Troiano, la “Laudatio” al professore Carlo Sborgia.

Al termine, Vito Pompeo Pindozzi terrà una lectio magistralis sul tema “La salute alla Radio: da Dulbecco al Taxi”.

 
Il nuovo pirata è digitale, maschio, lavoratore autonomo e istruito e 2 italiani su 5 piratano film, serie o programmi tv, secondo la nuova indagine Fapav/Ipsos Stampa E-mail
Giovedì 08 Giugno 2017 14:16

La pirateria audiovisiva non si ferma e diventa sempre più digitale

Quattro adulti su dieci in Italia guardano illegalmente film, serie tv e programmi di intrattenimento, con un danno complessivo all’economia italiana di 1,2 miliardi di euro e 6.540 posti di lavoro persi. 

È quanto emerge dalla nuova indagine sulla pirateria audiovisiva realizzata da Ipsos per conto della Fapav (Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali) e presentata a Roma il 5 giugno alla Casa del Cinema

PIRATI 2.0  

Il consumo illecito, secondo i risultati della ricerca, è diventato una consuetudine praticata a livello di massa in uno scenario in continuo mutamento. Su un campione rappresentativo di oltre 1400 persone intervistate (di persona e online) da 15 anni in su, il 39 per cento ha usufruito almeno una volta nel 2016 di un contenuto piratato. 

Questa percentuale sale fino al 51 per cento tra i 10-14enni (un ragazzo su 2), sui quali Ipsos ha, per la prima volta, voluto puntare i riflettori per approfondire l’analisi anche in una fascia di età di giovanissimi. 

La pirateria, insomma, tende a radicarsi allargandosi (in tutto sono circa 669 milioni i titoli piratati nel 2016, principalmente film), e soprattutto è in forte aumento quella digitale che registra un incremento del 78 per cento rispetto al 2010 con un trend continuamente in crescita negli ultimi sei anni. 

Gli utenti, quindi, sono ormai pirati in versione 2.0, ricorrendo sempre più a download e streaming illegale su Internet e sempre meno all’acquisto di Dvd/Blue Ray contraffatti (pirateria fisica) e alla visione di copie prestate da altri (pirateria indiretta). 

Relativamente ai contenuti, invece, i film restano in cima alle mire di chi compie atti illeciti (33 per cento) ma meno del passato (-4 per cento dal 2010), mentre serie e programmi tv, compreso lo sport, sono sempre più ambiti dai pirati con un balzo, rispettivamente dal 13 al 22 per cento, e dall’11 al 19 per cento in confronto al 2010. 

IL VERO IDENTIKIT  

Quanto al profilo socio-demografico, l’indagine Ipsos, illustrata direttamente dal suo presidente Nando Pagnoncelli, descrive aspetti di novità interessanti. 

Contrariamente ai luoghi comuni che lo vorrebbero meno abbiente e perciò incline al mercato illegale, il pirata italiano è in genere un uomo (55 per cento dei casi), sotto i 45 anni, lavoratore (54 per cento), che, più spesso della popolazione media italiana, ricopre posizioni direttive e autonome con un titolo di studio mediamente più elevato (62 per cento diplomati). 

Un inedito profilo che, secondo il giudizio pungente Giuseppe De Filippi, vice direttore del Tg5, intervenuto a moderare la tavola rotonda, svoltasi in mattinata, rinvia a una «forma di sovversivismo cinematografico della classi dirigenti italiane». 

PERCEZIONE DEL DANNO  

La pirateria è un reato e ne sono consapevoli gli utenti che scaricano o guardano illegalmente film e serie tv. Ma solo 1 pirata adulto su 4 (e 1 su 5 tra i più giovani) pensa che piratare possa essere considerato un comportamento grave. 

Da un lato, chi realizza questo atto illecito ritiene che i danni siano limitati, astrattamente, all’industria del settore audiovisivo e non si possano estendere alle persone comuni, contro la valutazione dell’Ipsos che stima notevoli conseguenze economiche e occupazionali (1,2 miliardi di euro di perdita di fatturato di tutti i settori, 198 milioni di euro di mancati introiti fiscali e 6540 posti di lavoro a rischio, come se ogni anno chiudessero 1500 aziende operanti in Italia). 

Dall’altro, come ha sottolineato Nando Pagnoncelli, prevale un atteggiamento di auto-indulgenza tra i pirati, unitamente a una previsione di impunità : solo la metà degli intervistati crede, infatti, probabile che possa essere scoperto e punito. 

Sotto questo aspetto, Giampaolo Letta, vice presidente e amministratore delegato di Medusa, presente alla tavola rotonda, ha prospettato la possibilità di introdurre sanzioni contro il consumatore disonesto. 

L’idea è che, data la sempre maggiore difficoltà a individuare e colpire i promotori del business della pirateria, - i quali, come ha messo in evidenza il Segretario della Fapav nella sua introduzione, si sono evoluti utilizzando server transfrontalieri e conti offshore per occultare attività e profitti - non resta che agire dal basso provando a punire l’utente finale. 

UN PROBLEMA CULTURALE  

Più orientato a una soluzione basata su un’azione culturale, è l’approccio di Paolo Genovese, regista e sceneggiatore, che ha preso la parola, invitato all’iniziativa. 

Il pirata ruba, è un ladro che si appropria di guadagni altrui, e va sanzionato certamente. Ma, questo è il suo ragionamento, «si fa fatica a spiegare ai propri figli che la pirateria è illegale, quando i siti dove si guardano e scaricano contenuti illeciti sono facilmente reperibili, a portata di chiunque, anche senza grandi competenze tecniche, e la loro interfaccia ha, per giunta, una parvenza di legalità?». 

Davanti al fenomeno della pirateria, la quale non viene scalfita neanche dall’avvento di piattaforme digitali che hanno ampliato e diversificato l’offerta legale, c’è, a suo parere, da riflettere sull’aspetto culturale. Nelle scuole, soprattutto, bisogna educare i giovani a guardare i film nelle sale che sono la sede naturale della fruizione del cinema. 

«Il cinema visto da un computer e da uno schermo del cellulare – commenta con una punta di amarezza Paolo Genovese - è la cosa che più rattrista».

 

FONTE  carlo lavalle lastampa.it

 
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