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FUGA PER LA LIBERTA' Stampa E-mail
Domenica 17 Giugno 2018 18:18

Quanto costa trasferirsi a vivere all’estero e dove è più conveniente

 

Se stai pensando di trasferirti all’estero, ma non hai ancora deciso quale sarà la tua destinazione, ti conviene mettere sul piatto della bilancia anche i costi necessari per il trasloco nelle diverse città del mondo. Soprattutto se parti con tante belle speranze, ma senza lavoro e senza un portafoglio pieno di soldi. Nestpick, il motore di ricerca per appartamenti ammobiliati in affitto nato a Rotterdam nel 2014 ma che ora ha la sua sede principale a Berlino, ha fatto uno studio che analizza nel dettaglio tutti i costi da sostenere nel primo mese di vita all’estero. Stilando anche una classifica delle città più care e di quelle più economiche per le quali preparare le valigie.

Nell’analisi della piattaforma per affitti non è considerato soltanto il costo dell’alloggio, ma bensì tutti i costi che uno straniero deve sostenere appena mette piede in una nuova città: visto, eventuali tasse, trasporti, documenti, vitto, alloggio, costi di internet e dei servizi telefonici. Dall’analisi emerge che il costo del trasloco può variare notevolmente da città a città e quindi il dato economico può rappresentare un fattore importante nelle scelte dei millennials (e non solo) determinati a lasciare il Belpaese.

Nestpick ha analizzato 80 famose città del mondo, prendendo in considerazione quelle più gettonate alla luce delle maggiori opportunità di lavoro, della presenza delle migliori università e di una fiorente cultura delle start-up, gli elementi che maggiormente attirano coloro che vogliono lasciare il proprio Paese.

“Il costo della vita è spesso un fattore enorme per chi cerca di spostarsi – commenta Ömer Kücükdere, amministratore delegato di Nestpick – e il primo mese quasi sempre bisogna far fronte e sostenere dei costi aggiuntivi a causa delle potenziali domande di visto o altre spesi iniziali. Ci auguriamo che questo indice serva da buon indicatore per stabilire quanto siano accessibili o costose molte delle destinazioni di lavoro più popolari al mondo, e possa aiutare coloro che cercano delle opportunità all’estero a prendere la decisione migliore”.

Il rapporto di Nestpick evidenzia alcune curiosità. Se la Nuova Zelanda ha i diritti di visto più cari, pari a 1.847 euro, Hong Kong è molto più economica, con costi per avere il visto pari a 20,70 euro. La Nuova Zelanda ha anche il più lungo tempo per la consegna dei visti (381 giorni) mentre la Thailandia consegna un visto in soli due giorni.

Per quanto riguarda l’affitto è San Francisco la città meno accogliente (oltre 2 mila euro al mese a persona) mentre per vivere un mese a Bangalore, in India, bastano 137 euro. Sul fronte delle comunicazioni, Dubai ha costi internet più alti (pari a 94,66 euro) e Zurigo batte tutti per il servizio telefonico più costoso (91 euro). Più economiche Mosca, dove internet costa 4,77 euro, e Varsavia dove per chiamare sono sufficienti 4,67 euro.

 

Per quanto riguarda il costo del cibo, in cima alla classifica troviamo ancora una volta Zurigo: secondo il rapporto servono oltre 1.000 euro per mangiare e bere nella città svizzera. Mentre a Bangalore sono sufficienti 218 euro. Infine, altro elemento da considerare sono i costi per il trasporto: 143,85 euro nel Regno Unito, contro i 6 euro necessari per muoversi al Cairo.

Sommando tutte le voci, l’analisi di Nestpick ha incoronato Dubai (Emirati Arabi Uniti) come città più costosa al mondo in cui traslocare: sono necessari infatti 3.632 euro per il primo mese di vita. A incidere maggiormente sul prezzo sono l’affitto molto alto (1.145 euro al mese) insieme alle spese per il visto (1.818 euro). A seguire, le prima dieci posizioni sono occupate da Auckland, San Francisco, New York, London, Sydney, Oslo, Zurigo, Tel Aviv e Amsterdam.

 Dall’altra parte della classifica, invece, si trova il Cairo. Qui il costo per il primo mese di trasloco si aggira sui 560 euro grazie a prezzi di affitto a buon mercato (221 euro), cibo e bevande venduti a prezzi accessibili (255 euro). Altre città economiche sono Bangalore, Bucarest, Budapest, Riga, Città del Messico, Sofia, Praga, Medellin, Kuala Lumpur e Varsavia.

 

FONTE  Marta Panicucci BUSINNESS INSIDER.COM

 
Altra giornata negativa per i titoli bancari, che risultano i peggiori a Piazza Affari, sulla scia delle decisioni di politica monetaria annunciate ieri dalla BCE. Stampa E-mail
Venerdì 15 Giugno 2018 10:32

Borsa, seconda giornata no per i titoli bancari

 La banca centrale ha infatti confermato la fine del QE quest'anno, ma ha un po' allungato la tempistica dei futuri rialzi dei tassi sino a metà 2019. Una notizia che non è stata presa bene dalle banche, che dovranno fronteggiare ancora un un anno gli impatti della politica dei tassi zero della BCE, che si riflette sulla redditività ed il bilanci degli istituti di credito.

Fra le banche a più ampia capitalizzazione fanno peggio le popolari, come BPER (-2,75%), Banco BPM (-3,45%) ed UBI (-3,70%). Non va meglio per Mediobanca che lascia sul terreno il 2,72%, mentre Unicredit cede il 2,55% ed Intesa Sanpaolo il 2,35%.

 

FONTE TELEBORSA.IT

 
Nel 2017 le famiglie hanno acquistato 841.500 tonnellate di prodotti da freezer Stampa E-mail
Giovedì 14 Giugno 2018 19:35

Mangiamo sempre più surgelati, ecco quali sono i preferiti dagli italiani

Gli italiani mangiano sempre più surgelati. Nel 2017 la crescita del consumo di prodotti che si conservano nel surgelatore è stata del 2 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti. Ed è in particolare la vendita al dettaglio a dare i migliori risultati, con un +3,1 per cento e 531500 tonnellate di prodotti venduti in totale. Il catering, invece, ha una lieve crescita - dello 0,3 per cento - 310.000 tonnellate vendute. I dati, presentati ieri a Milano, sono stati elaborati dall’Istituto Italiano Alimenti Surgelati (Iias). Da cui emerge anche che nel corso del 2017, le famiglie italiane hanno acquistato un totale di 841.500 tonnellate di prodotti surgelati. Sulle tavole degli italiani sono finiti soprattutto il pesce (che segna un +5 per cento rispetto al 2016), le pizze (+2,1 per cento) e i vegetali (+1,8 per cento).  

Per Vittorio Gagliardi, presidente Iias, «negli ultimi anni, le aziende del comparto sono riuscite a interpretare correttamente le nuove esigenze del consumatore, mixando la richiesta di prodotti a maggior contenuto “salute e benessere” con quella di un elevato grado di servizio/praticità». Ma, avverte Gagliardi, «una delle principali ragioni del loro successo è che sono un vero “antidoto” contro gli sprechi alimentari. Anche una recente ricerca realizzata in Italia per fotografare il fenomeno del food waste lo conferma: i surgelati pesano solo il 2,5% di tutto il cibo che sprechiamo a livello domestico, contro un rimarchevole 63% dei prodotti freschi e un non trascurabile 30% di quelli confezionati a breve scadenza». 

La ripresa dei consumi di prodotti surgelati, che in Italia si è attestata al valore di 13,9 chilogrammi procapite annui (con un nuovo incremento rispetto al 2016, in cui si erano registrati 13,6 chilogrammi), è un fenomeno che coinvolge tutta l’Europa. E anche se l’Italia è ancora molto lontana dalle cifre record raggiunte da altri paesi europei, come ad esempio la Germania che consuma ogni anno 46,3 kg pro-capite, nel 2017 ad acquistare prodotti surgelati nel nostro paese sono state 25 milioni di famiglie, con una penetrazione di più del 95 per cento e un valore di mercato complessivo tra i 4.200 e i 4.500 milioni di euro. 

Ma cosa comprano gli italiani? Soprattutto vegetali, pesce e pizze e snack. I vegetali surgelati consumati nel 2017, tra retail e catering, sono stati 402.450 tonnellate (+1,8% rispetto al 2016), mentre il pesce ha avuto un consumo di 113400 tonnellate, con una crescita di 5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Anche le pizze e gli snack vanno forte: lo scorso anno hanno registrato un aumento di vendite del 2,1 per cento, con un consumo di 91.500 tonnellate. In arresto anche la decrescita (molto forte negli ultimi 6-7 anni) del settore dei piatti ricettati, che hanno iniziato a risalire nei volumi. Nel 2017, ne sono state acquistate 45.500 tonnellate con un incremento dell’1,9 per cento rispetto all’anno precedente. Le patate surgelate, dopo la flessione del biennio 2015-2016, fanno registrare nello scorso anno un balzo in avanti del +1 per cento, per un totale di 145.350 tonnellate di patate consumate. Continua, invece, la frenata nei consumi di prodotti a base di carne, soprattutto rossa (-2,3 per cento nel 2017). In caduta anche le paste semi-lavorate, che registrano nel complesso un -10 per cento. 

Nel corso della presentazione sono state anche annunciate le previsioni per il 2018, sempre nel comparto dei surgelati: «Sebbene sia ancora presto per fare previsioni, il primo trimestre di quest’anno ci rimanda un andamento in chiaro-scuro», ha spiegato Gagliardi, aggiungendo che «rapportando i dati 2018 con quelli del 2016 vediamo che il settore registra una crescita, a volume, di due punti percentuali circa. Dall’altra parte, però, i primi 3 mesi di quest’anno, paragonati con un periodo straordinario come i primi 3 mesi del 2017 (quando ci fu un gennaio con forti gelate che portarono a una scarsa disponibilità di prodotti ’freschi’, se non a prezzi particolarmente elevati), mostrano una partenza a rilento, che ha caratterizzato di fatto l’intero largo consumo ed il food. Nel complesso, alla luce delle nostre esperienze pregresse, le aspettative delle aziende per il 2018 sono per una ’normalizzazione’ del trend da qui ai prossimi mesi, che consentirà di crescere nuovamente». 

 

fonte  chiara baldi lastampa.it

 
E’ quanto afferma la Coldiretti Stampa E-mail
Mercoledì 13 Giugno 2018 13:49

Frodi alimentari, con falso bio a rischio 6 italiani su 10

 

 Il falso biologico alimentare colpisce sei italiani su dieci che, nell'ultimo anno, hanno messo nel carrello della spesa prodotti bio che fanno registrare un aumento del 15% nelle vendite.

E’ quanto afferma la Coldiretti in relazione alla maxi operazione dei reparti speciali dei carabinieri per la tutela agroalimentare sulla filiera del biologico in 45 aziende in tutta Italia con il sequestro di 15 tonnellate di alimenti finti bio.

Le frodi sul bio – sottolinea l'associazione dei coltivatori diretti - minacciano il primato dell’Italia in Europa e il lavoro di oltre 72mila operatori con un mercato che supera i 2,5 miliardi di euro in valore. La crescita della domanda, ha spinto l’aumento delle produzioni su 1796363 ettari tra bio ed in conversione, e tra le colture con maggiore incremento ci sono gli ortaggi (+48,9%), cereali (+32,6%), vite (+23,8%) e olivo (+23,7%) mentre a livello territoriale – sottolinea la Coldiretti – la maggiore estensione delle superfici è registrata in Sicilia con 363.639 ettari, cui seguono la Puglia con 255.831 ettari e la Calabria con 204.428 ettari.

Per i coltivatori diretti "è necessario accelerare sul marchio nazionale" per le produzioni biologiche italiane per consentire scelte di acquisto più consapevoli e difendere i primati della produzione Made in Italy.

 

FONTE TELEBORSA.IT

 
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