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È la prima volta dopo le numerose voci sulla morte dello sceicco. Ma la data di registrazione non è chiara Stampa E-mail
Giovedì 28 Settembre 2017 18:39

Isis diffonde nuovo audio di Al Baghdadi: "Parla anche di Corea del Nord"

 

 L'Isis ha diffuso un nuovo discorso del suo leader, Abu Bakr al-Baghdadi. Lo riferisce il Site, che monitora le attività online delle organizzazioni jihadiste. La data della registrazione non è chiara, ma nell'audio lo sceicco parla anche delle minacce della Corea del Nord a Stati Uniti e Giappone, particolare che potrebbe avvalorare la tesi che il Califfo sia intervenuto in voce successivamente alle ultime affermazioni sulla sua morte. In teoria, dopo il 14 settembre, quando Pyongyang aveva minacciato di usare una testata atomica per "affondare" il Giappone e "ridurre in cenere" gli Usa (il 3 settembre era stata fatta esplodere la prima bomba all'idrogeno nordcoreana).

Nel passaggio specifico, al Baghdadi afferma: "Gli americani, i russi e gli europei sono terrorizzati dagli attacchi dei mujaheddin", i terroristi che agiscono in nome dell'Isis, "i nordcoreani hanno cominciato a minacciare l'America e il Giappone con la loro potenza nucleare". Rivolgendosi ai "soldati dell'Islam e ai seguaci del Califfato, ovunque si trovino", al Baghdadi esorta a "distruggere ogni tiranno, dentro o fuori" i territori dello Stato islamico" e a "intensificare i colpi contro i miscredenti. "Fate che tra i vostri obiettivi ci siano i centri dei media dei miscredenti e le sedi della guerra intellettuale (think tank, ndr)". A chi è rimasto a combattere per l'Isis nello "Sham", ovvero in Siria e Iraq, al Baghdadi chiede di "resistere", che il sangue dei miliziani dell'Isis uccisi in Iraq e Siria non deve essere stato versato "invano". "I capi dello Stato Islamico e i suoi soldati si sono resi conto che per ottenere la grazia di Dio e la vittoria bisagna dare prova di pazienza e resistere di fronte agli infedeli, qualunque siano le loro alleanze".

Nell'audio, al Baghdadi fa anche riferimento ai negoziati di Astana, in Kazakistan, per la pace in Siria, non utile a stabilire la data in cui è avvenuta la registrazione. Al Baghadi parla dell'indebolimento degli Usa e del nuovo ruolo preminente assunto dalla Russia dopo l'intervento al fianco di Assad, il 30 settembre 2015: "Ed è cio che è successo ultimamente nell'incontro di Astana, da cui è emersa la debolezza degli Stati Uniti, dove gli Stati Uniti non hanno avuto alcuna voce nell'assegnazione dei nuovi territori tolti a Isis", le cosiddette zone di de-escalation.

Il riferimento non è significativo perché i negoziati di Astana (cui hanno partecipato Russia, Siria, Turchia e Iran, e rappresentanti dell'opposizione) in cui è avvenuta la suddivisione delle zone di de-escalation, si sono tenuti a marzo e maggio di quest'anno, quindi il riferimento è compatibile temporalmente con la potenziale eliminazione di Al Baghdadi a fine maggio. L'ultima conferenza di Astana si è tenuta due settimane fa, il 14 settembre, ma si è parlato solo dell'instaurazione della quarta zona di de-escalation nel governatorato settentrionale di Idlib.

Il discorso di al Baghdadi dura 46 minuti ed è stato diffuso dal sito di notizie Al-Furqn, legato all'Isis. Secondo Rita Katz, direttrice di Site, la voce che si sente nella registrazione "è decisamente quella di al Baghdadi, sulla base dei discorsi diffusi in precedenza". Quanto alla data della registrazione, e alla possibilità che al Baghdadi sia ancora vivo, "non c'è nulla, sulla base dei riferimenti presenti nel discorso, che lo indichi in modo diretto. Anche i riferimenti più vicini in termini di tempo, Astana e Nord Corea", perché entrambi argomenti di assoluta attualità, ma per niente nuovi. In definitiva, Site giudica il discorso "generico", che tuttavia "dà energia alla comunità globale dell'Isis, qualcosa di molto necessario di fronte alla grande perdita di territori" dello Stato Islamico.

A stretto giro, anche da Washington fanno sapere che "non c'è ragione per non ritenere autentica la registrazione". E, durante un briefing, il portavoce dell'operazione Inherent Resolve, Ryan Dillon, ribadisce che in ogni caso, "senza prove verificabili della sua morte", la Coalizione a guida Usa "continua a supporre che al Baghdadi sia ancora vivo". L'ultimo audio di Al Baghdadi risaliva al novembre scorso, due settimane dopo l'inizio della battaglia per Mosul, quando il Califfo invitava i suoi sostenitori a combattere contro i "miscredenti" e "fare scorrere a fiumi il loro sangue".

A dare come molto probabile la morte di al Baghdadi era stato il ministero della Difesa russo il 16 giugno scorso, rivelando che era rimasto ucciso il 28 maggio in un raid aereo sulla periferia sud di Raqqa, la capitale siriana del sedicente Stato Islamico, che ora sta crollando nelle mani felle forze anti-Isis, ma che all'epoca era ancora controllata dai jihadisti sunniti. All'epoca il portavoce della colazione anti-Isis a guida Usa, il colonnello americano Ryan Dillon non aveva confermato la notizia, invitando piuttosto alla prudenza ricordando come al Baghdadi fosse ricomparso già altre volte dopo che era stata data la notizia della sua morte. L'11 luglio la tv irachena Al Sumaria, citando fonti interne a Isis, aveva confermato la notizia del decesso del leader. Il 17 luglio una fonte del ministero degli Esteri iracheno, citata dalla rete saudita Al Arabiya, aveva invece smentito. L'unica certezza, oltre all'assenza di prove certe, di fatto impossibili da recuperare sul terreno, è che da giugno non è stata formalizzata la nomina di un successore.

A proposito di Corea del Nord, la ministra degli Esteri della Corea del Sud, Kang Kyung-wha, in un'intervista al canale via cavo JTBC, ha detto di ritenere "altamente probabile" che il regime di Pyongyang continui a perseguire ulteriori provocazioni mentre "la Corea del Sud e gli Usa lavorano insieme" per scongiurare simili scenari.

 

FONTE REPUBBLICA.IT

 
La compagnia rallenta il programma di crescita invernale e stima in meno di 25 milioni di euro il danno finanziario del caos dei giorni scorsi. O'Leary si sfila dall'asta per Alitalia Stampa E-mail
Giovedì 28 Settembre 2017 08:29

 

Ryanair, nuove cancellazioni fino a marzo 2018: impatto su 400mila passeggeri

 

Ryanair estenderà le cancellazioni dei voli fino a marzo del 2018. Inizialmente lo stop programmato dalla compagnia era previsto soltanto per sei settimane dall'annuncio, oggi il passaggio ulteriore: le nuove misure porteranno a cambiare i programmi di volo di 400mila passeggeri. In precedenza Ryanair aveva cancellato 2.100 voli da metà settembre a fine ottobre, lasciando a terra 315.000 passeggeri.

La compagnia ha pubblicato oggi una nota nella quale annuncia che rallenterà la crescita prevista per la stagione invernale, facendo volare 25 aerei in meno a partire da novembre e 10 in meno da aprile 2018. In questo modo - ha spiegato - sarà  possibile "eliminare ogni rischio di ulteriori cancellazioni, perché un rallentamento della crescita crea molti aerei ed equipaggi di riserva nelle 86 basi" della compagnia previste per quest'inverno. La società irlandese ha anche precisato che non darà seguito al ventilato interesse per Alitalia, per la quale i commissari stanno cercando un compratore: la società "eliminerà tutte le distrazioni per il managemet a partire dal proprio interesse per Alitalia. Abbiamo notificato ai commissari che non porteremo avanti l'interesse in Alitalia né presenteremo alcuna ulteriore offerta per l'aviolinea", si legge nella nota.

Quanto alla mossa sui voli, la low cost spiega che per i consumatori la riduzione di 25 aerei quest'inverno impatta con cambiamenti di orari e programma su "meno di 400mila persone che hanno prenotato su quei voli". Ryanair aggiunge che molti voli non hanno ancora prenotazioni a bordo. La compagnia specifica inoltre che chi è interessato dal cambio di programma ha ricevuto una comunicazione via mail, con un anticipo tra 5 settimane e 5 mesi, con l'offerta di un volo alternativo o di un rimborso pieno insieme a un voucher da 40 euro (80 per andata e ritorno) per prenotare altri servizi Ryanair nel periodo. Secondo il sito del Guardian, i voli cancellati tra novembre e marzo sarebbero circa 18.000.

Questa misura, si spiega nella nota, porterà ad una "leggera riduzione" del traffico per la compagnia per quest'anno e il prossimo: la crescita mensile dal 17 novembre al 18 marzo rallenterà dal 9% al 4%, mentre il traffico annuale attualmente di 131 milioni di passeggeri si ridurrà a 129 milioni, che rappresenta un +7,5% dallo scorso anno. Per la stagione estiva 2018, con la flotta che si ridurrà da 445 a 435 aerei, Ryanair prevede che il traffico al marzo 2019 rallenterà da 142 a 138 milioni di passeggeri (con un tasso di crescita del 7%).

ECCO TUTTE LE ROTTE SOSPESE

Dal punto di vista finanziario, il costo totale delle cancellazioni di voli effettuate da Ryanair la scorsa settimana dovrebbe essere inferiore ai 25 milioni di euro. La società non prevede che le cancellazioni "alterino le attuali guidance per l'anno". Un completo aggiornamento su questi dati, precisa la nota, verrà fornito agli azionisti durante la presentazione dei risultati semestrali prevista il 31 ottobre.

 

 

 
E' stata generata dalla fusione di due buchi neri a 1,8 miliardi di anni luce. Per la prima volta il segnale è stato catturato anche da Virgo, lo strumento italiano dell'Infn. Stampa E-mail
Mercoledì 27 Settembre 2017 17:12

Anche l'Italia cattura la sua prima onda gravitazionale

E' la quarta osservazione in appena un anno e mezzo: le onde predette da Einstein promettono di rivoluzionare il nostro modo di guardare l'universo

Ha aperto gli occhi il primo agosto, dopo un lungo periodo di ammodernamento. E subito, il 14 di quel mese, l'antenna italiana Virgo ha catturato la sua prima onda gravitazionale. Anche questa violentissima "scossa" alla trama dello spazio-tempo è stata generata dalla collisione di due buchi neri, avvenuta a 1,8 miliardi di anni luce da noi (e quindi 1,8 miliardi di anni fa). E' la quarta osservazione in quasi due anni: segno che le onde gravitazionali possono diventare un nuovo ramo dell'astronomia, capace di leggere fenomeni estremamente violenti e inosservabili con altri strumenti, almeno per quanto riguarda i buchi neri. La diretta dell'annuncio può essere seguita il 27 agosto dalle 18 e 30 in webcast sul sito di Virgo. L'annuncio è stato dato nell'ambito del G7 della scienza a Torino.

fonte repubblica.it

 
Ipotesi da science fiction Stampa E-mail
Mercoledì 27 Settembre 2017 07:30

Detronizzare Kim? Missione impossibile

 

Un piano per detronizzare Kim? "Impensabile". Tentare la via della diplomazia? "La strada è già aperta". Un attacco preventivo? "Sarebbe deleterio". Per Antonio Fiori, professore di storia e istituzioni dell'Asia all'Università di Bologna e autore del libro 'Il nido del falco: mondo e potere in Corea del Nord' non ci sono dubbi. La guerra tra Washington e Pyongyang non è inevitabile. "C'è sempre un'opzione negoziale aperta posto che gli attori vogliano prenderla in considerazione - dice Fiori all'AdnKronos - non direi che la guerra sia inevitabile, il problema è essere convinti del fatto di non volerci arrivare, e in questo momento non mi sembra che le parti in causa siano convinte di voler evitare un conflitto".

E in effetti la guerra a colpi di parole tra Kim Jong-un e Donald Trump non sembra conoscere battute d'arresto. Nessuno dei due leaders sembra intenzionato a mollare la presa o fare un passo indietro. Da mesi, entrambi sono fautori di una retorica che avanza a ritmo serrato: dalle minacce di colpire la base americana di Guam, all'esplosione di una bomba a idrogeno nel Pacifico, fino all'invio dei caccia statunitensi a sorvolare le coste del regno eremita, l'escalation tra i due Paesi è costante e lascia spazio a più di un interrogativo. Quale sarà la strada che Washington e Pyongyang decideranno di percorrere? Tenteranno la via della diplomazia o sceglieranno quella della distruzione totale?

LA RETORICA DEL NUCLEARE - "Per quanto riguarda la Corea del Nord, il problema è capirla - prosegue l'esperto -. Pyongyang continua ad alzare la tensione perché è l'unica strategia possibile, ma non vuole entrare in uno stato di guerra. Vuole mascherare la sua debolezza attraverso il ricorso dello spauracchio delle armi nucleari o dei missili balistici. Dall'altra parte, c'è l'amministrazione americana, che probabilmente non capisce fino in fondo perche la Corea del Nord si comporta così e che potrebbe rispondere con l'apertura di un conflitto che potrebbe originarsi nelle maniere più disparate: uno strike in Corea del nord, però, porterebbe a un conflitto su larga scala".

LA VIA NEGOZIALE - La via negoziale, assicura Fiori, è aperta da mesi: "I nordcoreani hanno più volte cercato di agire chiedendo uno o più incontri con gli Stati Uniti ma che non sono mai stati concessi, almeno formalmente - sottolinea l'esperto - La questione essenziale è che per adire alla via negoziale, la comunità internazionale e nello specifico gli Stati Uniti vorrebbero che la Corea del Nord rinunciasse al proprio programma missilistico e nucleare. La risposta è abbastanza semplice: la Corea del Nord non lo farà mai perché la via nucleare è l'unico sistema di sopravvivenza del regime".

QUANTO ANDRA' AVANTI LA GUERRA VERBALE? - In un contesto di tensione continua, il botta e risposta verbale tra Kim Jong un e Donald Trump "può andare avanti anche ad libitum". "Il mio timore - osserva Fiori - è che in questa situazione si faccia un errore di qualche tipo, un errore che potrebbe venire da entrambe le parti, come un missile balistico nordcoreano gestito male dal punto di vista dell'angolazione o della gittata, che colpirebbe il territorio dando vita a un'escalation militare presumibilmente dagli Stati Uniti".

L'IPOTESI ATTACCO PREVENTIVO - Uno strike preventivo, per Fiori, sarebbe "deleterio". "I sudcoreani e gli americani non hanno coscienza di tutte le installazioni militari nordcoreane ma solo di quelle fotografate dai satelliti - spiega l'esperto - ma ce ne sono moltissime ben celate e quindi colpire e distruggere tutte le installazioni sarebbe un errore clamoroso". Una volta colpita e ferita la Nord Corea "potrebbe avviare una rappresaglia suicida colpendo la Corea del Sud con armi convenzionali o nucleari, o addirittura Guam." In uno scenario simile, le prime a finire nel fuoco nordcoreano sarebbero proprio l'isola del Pacifico e Seul. "C'è tutto un fuoco di artiglieria posizionato in prossimità del 38esimo parallelo ma non stiamo parlando solo di quello - precisa Fiori -. Una Corea del Nord colpita è destinata ad esserlo ancora di più, l'attacco minerebbe le basi della sopravvivenza del regime ed è plausibile che la Corea del Nord reagisca come un animale ferito destinato ad essere ucciso, attaccando con tutta la forza di cui è capace".

DETRONIZZARE KIM, MISSIONE IMPOSSIBILE - Esiste un piano per detronizzare Kim? E quanto sarebbe efficace? "Non è mai stato preso sul serio uno scenario del genere - avverte l'esperto - e se l'hanno fatto è destinato a fallire. Non riesco a immaginare come un gruppo di soldati possa infiltrarsi in Corea del Nord, quindi raggiungere Pyongyang senza essere bloccato della popolazione nordcoreana per poi collocare la residenza del leader, (che in tutta Pyongyang ne ha una dozzina) e farsi beffe della guardia personale del dittatore per ucciderlo. Credo sia un'ipotesi da science fiction". Neanche un complotto interno, assicura Fiori, potrebbe mai essere preso in considerazione. "All'interno del Paese - chiosa l'esperto - non c'è una coscienza anti-leader, semplicemente non esiste. C'è una grossa coscienza sociale che impedisce o impedirebbe ai cittadini di andare contro la sopravvivenza del regime perché se il regime collassasse la Corea del Nord non ci sarebbe più".

LA CARTA DELLA CYBER WAR - Anche la strategia della cyber war non sarebbe in grado di sabotare Pyongyang: "E' uno scenario ugualmente da escludere - rimarca Fiori - Una cyber war non servirebbe dal momento che coloro che utilizzano internet in Corea del Nord sono un nugolo di persone e internet è riservato solo alla leadership. Alcuni studiosi americani hanno fatto una stima e pare che non siano più di 1.000-2.000 coloro che riescono ad accedere a internet". Inoltre, conclude l'esperto, "la Corea del Nord è dotata di "una rete intranet destinata ai funzionari interni, e non credo servirebbe. Anche i Nordcoreani hanno ottimi tecnici in grado di lanciare attacchi cyber come è stato testimoniato nel recente passato".

 

fonte federica mochi adnkronos.com

 
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