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A ottobre sarà lanciato il Galaxy A9 Star Pro con quattro sensori posteriori, insieme al nuovo A7. L'attesa maggiore è per novembre quando ci sarà la presentazione dello smartphone con display pieghevole atteso ormai da anni. Ma potrebbe essere in vendita Stampa E-mail
Sabato 22 Settembre 2018 13:37

Samsung, in arrivo uno smartphone con quattro fotocamere (e il primo con schermo pieghevole)

 

Attesa per l'11 ottobre

Dopo la presentazione in agosto del Galaxy Note 9 con pochi grandi cambiamenti rispetto al predecessore, l’autunno rappresenterà per Samsung una stagione di nuovi modelli che porteranno una ventata di novità indispensabile all’azienda coreana per rimanere leader mondiale nella vendita di smartphone, rispondendo anche al recentissimo lancio dei nuovi iPhone. La prima occasione sarà già l’11 ottobre quando sarà lanciato il Galaxy A9 Star Pro: secondo le indiscrezioni che si basano anche sul misterioso annuncio dell’azienda «4X Fun» utilizzato per presentare l’evento, potrebbe trattarsi del primo modello con ben quattro fotocamere posteriori, posizionate verticalmente a lato del sensore per impronte digitali, che sarebbero un passo in avanti per provare ad avvicinarsi alla qualità fotografiche offerte dalle reflex.

I concorrenti

Con questa mossa Samsung andrebbe a superare come numero di sensori il Huawei P20 Pro che ne possiede «solo» tre. Mentre indiscrezioni parlano di 4 fotocamere sul prossimo modello del colosso cinese: il Mate 20 Pro. A battere ogni record però potrebbe pensarci Nokia con un dispositivo da addirittura cinque sensori. Le quattro fotocamere, nel caso del Samsung Galaxy A9 Star Pro, saranno poste in verticale, sull’angolo sinistro del retro del telefono. Sotto, il flash. Mentre al centro rimane soltanto il sensore delle impronte digitali. Ancora nessun dettaglio sulle specifiche.

Arriva anche l’A7

Ma le novità di Samsung non si limitano solo alla fotocamera: sull’A9 Star Pro ci dovrebbe essere anche un pulsante dedicato all’assistente virtuale Bixby e il lato posteriore dovrebbe essere leggermente curvo. La cosa da notare è che questo nuovo modello non apparterrà alla fascia dei top di gamma, ma bensì a quella media, con un prezzo intorno ai 580 dollari. Nello stesso evento ci sarà però spazio anche per un secondo dispositivo: si dovrebbe trattare dell’A7 dotato di tre fotocamere posteriori e che potrebbe disporre di un sensore per impronte digitali posizionato non più sul retro, ma bensì sulla cornice laterale dello smartphone.

A novembre arriva il pieghevole

Ma la grande attesa rimane per novembre, quando dovrebbe essere finalmente presentato al mondo lo smartphone pieghevole di Samsung. Lo stesso Ceo dell’azienda DJ Koh, che ne aveva parlato al Corriere come di un «dispositivo unico e diverso», ha detto che sarà svelato entro la fine dell’anno, ma molto probabilmente non sarà in vendita fino al 2019. La storia di quello che è conosciuto come Galaxy X, ma secondo altri potrebbe chiamarsi anche Galaxy F o Winner, è fatta di indiscrezioni che si susseguono a partire dal 2011 in poi, quando per la prima volta se ne parlò. Ma se nei primi anni le voci non avevano avuto riscontro, negli ultimi tempi sono state messe in fila una serie di indiscrezioni che hanno portato a pensare a uno sviluppo molto più concreto del dispositivo. Tra queste, lo studio di un display Oled in grado di piegarsi, come anche quello di una batteria con la stessa caratteristica. Dal punto di vista delle specifiche tecniche non si conosce davvero alcun dettaglio: alcuni parlando di un display da 7,3” che lo avvicinerebbe alle dimensioni di un tablet. Forse ci si può spingere a dire quello che non ci sarà, cioè il Gorilla Glass utilizzato per proteggere il display degli smartphone, ma che sembra inconciliabile con le esigenze di flessibilità richieste da un dispositivo pieghevole. Mistero anche intorno al prezzo di vendita che potrebbe rappresentare un record: in estate il Wall Street Journal ha parlato di una cifra intorno ai 1.500 dollari, ma altre voci la considerano come una stima al ribasso. Quello che sembra certo è che il dispositivo potrebbe scatenare una corsa al lancio di smartphone pieghevoli sul mercato, con Huawei che da tempo è in prima fila (anzi, seconda) su questo progetto.

 

FONTE Enrico Forzinetti CORRIERE.IT

 
Al via gli studi quinquennali dell’Accelerator Award, un programma internazionale promosso da CRUK, AIRC e FC AECC per imprimere un’accelerazione a ricerche oncologiche d’avanguardia Stampa E-mail
Venerdì 21 Settembre 2018 09:45

Regno Unito, Italia e Spagna alleate contro il cancro: oltre 33 milioni di euro per la ricerca oncologica

 

  La cooperazione scientifica in Europa per lo sviluppo della ricerca sul cancro vede collaborare tre importanti organizzazioni non profit con un investimento di circa 33 milioni di euro, destinati a sei programmi internazionali. Cancer Research UK ha formato una partnership con due delle principali organizzazioni non profit europee che sostengono la ricerca sul cancro: AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e FC AECC (Fundación Científica – Asociación Española Contra el Cáncer) investendo in sei collaborazioni internazionali con l’obiettivo di accelerare i progressi della ricerca traslazionale.

Gli scienziati che lavorano ai programmi quinquennali sostenuti dall’Accelerator Award svilupperanno metodi per la produzione di linfociti CAR-T, elaboreranno un esame del sangue per il cancro avanzato alla prostata, osserveranno il processo di evoluzione delle singole cellule tumorali, studieranno il potenziale delle immunoterapie per il trattamento del cancro al fegato, studieranno il fenomeno della resistenza ai farmaci nei tumori del sangue, e cercheranno nuove vie per personalizzare il trattamento dei tumori del colon-retto.

Iain Foulkes, direttore esecutivo del dipartimento di ricerca e innovazione di Cancer Research UK, ha dichiarato: “Non esiste un ente o un paese che da solo possa sconfiggere il cancro. Nel processo di costruzione dei nuovi rapporti tra Regno Unito e UE, la ricerca deve essere prioritaria perché le innovazioni terapeutiche di cui c’è profondo bisogno dipendono dall’azione collettiva della comunità di ricerca internazionale. I finanziamenti dell’Accelerator Award – continua Foulkes – getteranno le basi per un canale di comunicazione tra ricercatori europei e britannici, rafforzando il settore delle scienze della vita e garantendo che la ricerca di base si traduca in trattamenti innovativi”.

Ciascuna delle sei collaborazioni si prefigge di comprendere più a fondo il cancro e arrivare presto a nuove terapie, avvalendosi delle diverse competenze e tecnologie delle organizzazioni partner. Tra i programmi sostenuti, due sono coordinati dai britannici, tre dagli italiani e uno è condotto da un ricercatore spagnolo.

L’ampia portata dell’Accelerator Award consentirà a ricercatori di livello internazionale di istituire collaborazioni che non sarebbero state possibili senza questi fondi. Una parte dei finanziamenti è inoltre destinata alla formazione di una nuova generazione di giovani medici e scienziati che potranno sviluppare le competenze necessarie per portare avanti questa ricerca.

“La ricerca oncologica deve innovare senza sosta per capire e affrontare la complessità del cancro – afferma Federico Caligaris Cappio, Direttore Scientifico AIRC – Ciò richiede sempre maggiori investimenti, ricerche coordinate interdisciplinari e collaborazioni internazionali perché, se il cancro non conosce confini, neppure la ricerca li deve conoscere. La partnership con CRUK e FC AECC ha permesso di finanziare progetti collaborativi che promuovono lo sviluppo di reti sovranazionali e accelerano la creazione di risorse di alta qualità che non potrebbero essere sviluppate in maniera autonoma a livello nazionale”.

“È necessaria una collaborazione globale per accelerare i risultati della ricerca sul cancro. Enti benefici che sostengono i ricercatori nei loro studi in un contesto internazionale li aiutano a creare reti multidisciplinari e a spingere la ricerca in aree inesplorate. Inoltre questa collaborazione fra tre charities cerca di migliorare la ricerca sul cancro nel mondo con una chiara attenzione ai pazienti, e con l’obiettivo finale di sconfiggere il cancro”, ha detto Isabel Orbe, Direttore Generale della FC AECC.

 
UNA NUOVA SPERANZA Stampa E-mail
Giovedì 20 Settembre 2018 08:58

Cancro, via libera in Europa alla rivoluzionaria terapia cellulare CAR-T 

SI CHIAMA CAR-T ED È LA TERAPIA CELLULARE IN GRADO DI ATTACCARE IL CANCRO – LA COMMISSIONE EUROPEA HA DATO IL SUO VIA LIBERA ALLA CURA, CHE SI BASA SU CELLULE OTTENUTE DAL PAZIENTE E GENETICAMENTE MODIFICATE IN LABORATORIO – SI POTRÀ USARE SUI CHI NON RISPONDE ALLA TERAPIA TRADIZIONALE: ECCO COME FUNZIONA, E QUANTO COSTERÀ…

 

Per la prima volta due «farmaci viventi» entrano ufficialmente nell' arsenale anticancro in Europa, e quindi anche in Italia. La Commissione europea, infatti, ha dato il suo via libera a due terapie cellulari CAR-T, basate su cellule geneticamente modificate per attaccare il tumore.

Una si chiama tisagenlecleucel e viene prodotta dalla Novartis. È stata approvata per l' utilizzo contro due tipi di tumori, la leucemia linfoblastica acuta a cellule B nei pazienti pediatrici e fino ai 25 anni di età e il linfoma diffuso a grandi cellule B negli adulti. In entrambi i casi va usata per le forme che non rispondono alle terapie tradizionali.

L' altra terapia CAR-T approvata è l' axicabtagene ciloleucel, messa a punto dall' azienda Gilead, per il trattamento contro due forme aggressive di linfoma non Hodgkin, il linfoma diffuso a grandi cellule B e il linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B.

LA TECNOLOGIA

Entrambe le terapie si basano su una tecnologia, la CAR-T, considerata una frontiera della medicina. «L' approccio - spiega Roberto Orecchia, direttore scientifico dell' Istituto europeo di oncologia - si basa sull' impiego di cellule ottenute dal sangue del paziente stesso e modificate geneticamente in laboratorio con le metodiche dell' ingegneria molecolare».

Le due terapie approvate consistono nell'«educare geneticamente» i linfociti del paziente a cercare, riconoscere e eliminare le cellule di leucemia o linfoma, dalle quali il paziente è affetto. Il recettore chimerico dell' antigene (Chimeric Antigen Receptor, CAR) è una proteina creata in laboratorio capace di riconoscere il tumore e attivare i linfociti T.

..«Con questo approccio si stanno ottenendo in numerosi casi risposte di lunga durata, e forse guarigioni definitive, in soggetti nei quali la malattia non è più controllabile con le terapie convenzionali», sottolinea Orecchia.

«In Italia i possibili pazienti per l' indicazione pediatrica sono alcune decine - dice Andrea Biondi, direttore della Clinica Pediatrica dell' Università di Milano Bicocca, Fondazione Mbbm - mentre per il linfoma alcune centinaia.

 Numeri che possono portare a costi non indifferenti per il Sistema sanitario nazionale, ed è per questo che servono valutazioni molto attente. Del resto più che un farmaco questa è una procedura medica, ma si è deciso di trattarla come un farmaco, e questo ovviamente ha garantito l' omogeneità della cura ma ha anche aumentato i costi e la complessità».

Attualmente i maggiori centri impegnati in questo tipo di ricerca sono il Bambino Gesù di Roma, il San Gerardo di Monza, insieme al nuovo Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, e il San Raffaele di Milano. A questo nucleo iniziale presto si unirà l' Istituto Europeo di Oncologia, che ha appena approvato un progetto di ricerca molto innovativo per lo sviluppo delle terapie cellulari.

Nei prossimi mesi, invece, dovrebbero arrivare richieste di nuove approvazioni di terapie CAR-T per i tumori del sangue. Non solo. Il nostro paese potrebbe fare da apripista anche per l' applicazione di questo approccio per i tumori solidi.

 

FONTE  Valentina Arcovio ILMESSAGGERO.IT

 
A distanza di due anni dalla decisione della Commissione europea, la società ha completato il versamento della somma dovuta per aiuti di Stato illegali in un conto bloccato Stampa E-mail
Mercoledì 19 Settembre 2018 09:10

Apple, versati i 13 miliardi all'Irlanda per tasse inevase

 

 Ci sono voluti due anni perché la decisione presa dalla Commissione europea — la più dura di sempre — venisse rispettata. Il 30 agosto del 2016 l'annuncio della Commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager: Apple doveva restituire 13 miliardi di tasse inevase all'Irlanda. Oggi, 18 settembre 2018, l'epilogo: Cupertino ha concluso il pagamento della cifra a nove zeri, che nel mentre è salita a 14,3 miliardi con gli interessi. Nel mezzo, un ricorso alla Corte di Strasburgo e il deferimento, da parte della stessa Corte, del Paese, per il ritardo nel recuperare la somma di denaro che le spettava. I soldi non finiranno direttamente nelle casse irlandesi ma su un conto di garanzia, in attesa della sentenza — l'ultima — sul ricorso.

Cos'è successo

Apple è stata accusata dalla Commissione europea di aver approfittato di una situazione di aliquote vantaggiose concesse dall'Irlanda dal 2003 al 2014, grazie a una serie di accordi fiscali. La prima accusa è arrivata proprio nel 2014: il Paese, per agevolare le vendite di Cupertino nel continente, avrebbe violato le leggi fiscali concedendo aliquote fiscali bassissime, pari a meno dell'1 per cento, contro il 12,5 per cento previsto. Cosa ci guadagnava? La promessa che un colosso come Apple avrebbe mantenuto la sua sede europea nei suoi confini, dando lavoro — nella sola città di Cork — a 5.500 persone, circa un quarto dei dipendenti assunti in tutto il continente. Al momento della sanzione imposta dall'Antitrust per ripagare con un forfait miliardario Dublino delle tasse dovute e mai versate, nessuno dei due soggetti aveva quindi interesse a avallare la decisione. Da qui il ricorso. E il ritardo di reazione, tanto da far scadere il limite di tempo imposto il 3 gennaio del 2017. L'accordo arriva soltanto un anno e mezzo dopo, a dicembre del 2017: i 13 miliardi sarebbero stati versati e conservati su un conto di garanzia. E così è stato.

 

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