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Una squadra di esperti e critici cinematografici crea le tag per poter catalogare film come Le Iene e XXX o serie tv come Master of None e Easy, così è più facile trovare il titolo che cerchiamo. E poi c’è il suono Stampa E-mail
Domenica 10 Dicembre 2017 11:28

La ricetta di Netflix per tenere gli utenti incollati alla TV

 

«Abbiamo una squadra di esperti che passano il loro tempo a vedere i film e le serie tv che offriamo», dice il manager di Netflix Mike Hastings. Si tratta di un team (americano) di appassionati e studenti di cinema che crea le tag per poter associare insieme film come Le Iene e XXX o serie tv come Master of None e Easy. «Così, se cercate contenuti scrivendo ad esempio “film francesi con una storia d’amore”, li troverete. In totale abbiamo centinaia di generi diversi e cerchiamo continuamente di aggiungerne di altri», continua Hastings. Insomma, non è solo una questione di tecnologia ma della capacità tutta umana di analizzare un’opera cinematografica in modo da creare generi del tutto nuovi. 

Allo stesso tempo però, è chiaro che un servizio con 190 milioni di utenti in tutto il mondo non può affidare a una sola squadra la classificazione di un catalogo sempre più complesso, composto da centinaia di contenuti diversi. Per questo motivo, a Los Gatos stanno pensando alla possibilità di creare generi e tag personalizzate anche per altre nazioni, come ad esempio l’Italia. «Perchè gli utenti di un Paese preferiscono vedere il film di un genere piuttosto che un altro», spiega il manager.

La Stampa ha avuto l’occasione di parlare con Hastings (e altri dirigenti dell’azienda) durante un evento organizzato a Berlino. Una giornata dedicata alle potenzialità delle smart tv, ma anche allo sviluppo tecnologico dei prodotti offerti. In particolare, Netflix si sta focalizzando, tra le altre cose, anche sui contenuti per bambini. serie animate in cui i più piccoli possono scegliere diverse versioni della storia. 

UN SUONO MIGLIORE GRAZIE AI DATI  

In tutto questo, sono gli algoritmi ad avere un ruolo fondamentale, anche per quanto riguarda la capacità di fornire il suono migliore nei diversi dispositivi con cui si usa Netflix: dallo smartphone alle console. «Per avere una buona resa sonora ci serviamo di tutta una serie di informazioni sul comportamento dell’utente: se alza il volume, se utilizza le cuffie e quale tipo di dispositivo utilizza di più», dice Javier Fancillas, manager dei Dolby Laboratories. Infatti, la compagnia americana è uno dei partner del colosso dello streaming per quanto riguarda le tecnologie video e audio. Infatti, serie tv come The Punisher o anime come Blame! supportano Dolby Atmos, che permette un suono a tre dimensioni. Il sistema è stato disegnato anche per la resa sonora delle televisioni connesse a internet. E per questo motivo la partnership assume un ruolo fondamentale, soprattutto in Europa, dove il 60% degli utenti utilizza Netflix su una smart tv. 

IN ITALIA CRESCE LA TV, MA RIMANE UN PAESE DI SPETTATORI DA MOBILE  

Allo stesso tempo, l’Italia non è da meno: dopo i primi sei mesi di abbonamento, il 53% degli utenti, che inizialmente si iscrivono da mobile e da laptop, fruiscono di una di serie tv attraverso lo schermo di una smart tv. Ma siamo comunque un paese in cui i dispositivi mobili la fanno da padrone. «Per questo motivo, puntiamo molto sugli smartphone e sui tablet - spiega Maria Ferreras, vice presidente del settore sviluppo per il Medio Oriente e l’Europa - l’Italia è un Paese su cui stiamo investendo molto, ma allo stesso tempo ci rendiamo conto delle difficoltà: non tutte le zone sono coperte da una connessione internet di buona qualità. Non a caso abbiamo pubblicizzato con decisione, la possibilità di vedere una puntata o un film in offline». 

LEGGI ANCHE - I trucchi da conoscere per usare al meglio Netflix  

 

FONTE MARCO TONELLI LASTAMPA.IT

 
Dal consiglio dell'Unesco riunito in Corea del Sud, è arrivato il voto unanime a favore della tradizione dei pizzaiuoli napoletani, la loro arte è patrimonio del mondo Stampa E-mail
Sabato 09 Dicembre 2017 20:41

192 milioni di pizze al mese ora sono Patrimonio dell'Umanità

 "Congratulazioni Italia", ha twittato l'Unesco annunciando l'inserimento dell'arte del pizzaiuolo napoletano nella "rappresentativa lista dei patrimoni culturali intangibili dell'umanità".

L'arte del pizzaiuolo napoletano è riconosciuto come patrimonio immateriale di tutti nel mondo, dopo che dal consiglio dell'Unesco riunito a Jeju, nella Corea del Sud, è arrivato il voto unanime a favore della pizza napoletana (cosa non scontata, perché dei 24 commissari a dover votare, c'erano solo due europei, uno di Cipro e uno austriaco).

 Per l'Unesco, "il know how culinario legato alla produzione della pizza, comprendente gesti, canzoni, espressioni visive, gergo locale, capacità di maneggiare l'impasto della pizza, di esibirsi e condividere, è un indiscutibile patrimonio culturale", come si legge nella decisione finale, tanto attesa che nelle ultime ore non sono mancate piccole polemiche. Infatti la decisione era stata rimandata di un giorno per via di un'agenda molto piena della commissione. Ma i Verdi, con il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli e il portavoce regionale Vincenzo Peretti, avevano detto che "questo rinvio è la prova che è stato un errore dare tutto per scontato, al punto da organizzare già i festeggiamenti a Capodimonte con il ministro Franceschini".
Secondo loro non si doveva "organizzare e annunciare festeggiamenti prima di ottenere il riconoscimento, in ossequio alla proverbiale scaramanzia napoletana".

Invece non c'è stata nessuna malasorte in gioco. E il riconoscimento è conquistato.
"Vittoria! Identità enogastronomica italiana sempre piu' tutelata nel mondo". Così ha esultato via twitter il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina. Adesso #PizzaUnesco è molto più di un hashtag, una parola chiave per accelerare il tam tam non solo sui social network, dove si grida virualmente "Viva la pizza e soprattutto viva l'arte dei pizzaioli napoletani".

 I maestri pizzaioli sfornano ogni giorno 8 milioni di pezzi, vale a dire quasi 192 milioni di pizze al mese e 2,3 miliardi di pizze l'anno per un giro d'affari di 12 miliardi di euro (dati Cna).
Per quattro consumatori su dieci è l'abilità delle loro mani a fare la differenza, a partire da ingredienti poveri come l'acqua e la farina.

Il segreto sta nella cura con cui viene lavorato l'impasto, un'arte tramandata di generazione in generazione nei forni, dove bastano un paio di euro per assaporare una fetta doc, così come nelle pizzerie al taglio e nei ristoranti.
L'affetto degli italiani per la pizza è dimostrato dal loro consumo medio elevato, non c'è dieta che tenga. In media mangiano 7,6 chili di pizza all'anno, circa 38 pizze napoletane a testa, un quantitativo che supera quello di molti paesi a partire dalla Francia e la Germania (4,2 chili) o dalla Spagna (4,3).
Ma, a sorpresa, ci sono posti dove la pizza è ancora più diffusa come il Canada, dove il consumo medio raggiunge 7,5 chili all'anno, e gli Stati Uniti, che si classificano al primo posto tra i fan della pizza con 13 chili a testa.

Oggi la principale minaccia per la pizza sta proprio nel suo successo, che la rende più esposta di altri prodotti alle agro-piraterie, tra mozzarelle di latte congelato, pomodori cinesi e farine di bassa qualità.
Uno degli obiettivi principali della petizione all'Unesco è proprio combattere la contraffazione, a tutela del consumatore e a cui devono essere garantiti prodotti di qualità provenienti dall'agricoltura italiana, e anche a tutela dell'economia nazionale per la quale la pizza vale 200 mila posti di lavoro.
E contro le contraffazioni alimentari, occorre, secondo Antimo Casaro, "investire per tracciare le filiere e accreditare i prodotti di eccellenza e le aziende che li producono". Plagi e falsi in campo alimentare "causano gli stessi danni di quelli degli altri prodotti".
Mettere per iscritto luogo di nascita, modalità di esecuzione, è un modo, per Paolo Scudieri, presidente di Eccellenze Campane, di "fermare l'Italian sounding che viene a devastare la nostra storia".

E' stata una lunga strada quella intrapresa per portare la Commissione nazionale italiana per l'Unesco a riconfermermare la candidatura dell'arte dei pizzaioli partenopei, forte anche della  petizione mondiale #PizzaUnesco, lanciata da Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde, che ha raccolto oltre 2 milioni di firme, la benedizione del Papa e l'appoggio della Cna, la Confederazione nazionale dell'Artigianato e della piccola e media impresa e di Coldiretti.

 

FONTE repubblica.it

 
Palestinesi in rivolta: 2 morti e 750 feriti. Razzi da Gaza, Israele risponde con i raid. L’Onu: Gerusalemme sia capitale di 2 Stati Stampa E-mail
Venerdì 08 Dicembre 2017 21:23

Tensione altissima per il “venerdì della rabbia” dopo l’annuncio di Trump che riconoscerà Gerusalemme come capitale d’Israele. L’Onu: “Gerusalemme sia la capitale di due stati”

 

 La tensione è esplosa oggi nei Territori palestinesi, anche se per ora non a Gerusalemme, dopo l’annuncio di Trump sulla città capitale di Israele: il bilancio degli scontri con l’esercito israeliano ha visto due palestinesi morti, a Gaza, e oltre 750 feriti in Cisgiordania, secondo i dati della Mezzaluna rossa. E mentre dalla Striscia il capo di Hamas Ismail Haniyeh ha promesso che «la Santa Intifada» non si fermerà con le manifestazioni di oggi, nel sud di Israele è tornato, per tre volte, l’allarme razzi, con l’Iron Dome - il sistema antimissili - che ne ha intercettato uno. In serata l’aviazione israeliana ha colpito obiettivi situati nel Nord della Striscia di Gaza e in questi attacchi è morto un palestinese di 54 anni, Maher Atalla, e sono rimaste ferite una decina di persone. Uno degli attacchi ha raggiunto una base di addestramento di Ezeddin al-Qassam, braccio armato di Hamas, presso il campo profughi di Jabalya. Altre esplosioni sono state udite nella vicina località di Shaikh Zayed.

 l mondo arabo è in rivolta contro la mossa del presidente Usa, a cominciare dal Grande Imam della moschea di Al Ahzar al Cairo, Ahmed Al Tayyib, massima espressione dell’islam sunnita. Suo l’appello a leader e governi dei paesi del mondo islamico e all’Onu a «fermare Trump». Da Tunisi a Islamabad, da Giacarta a Istanbul, da Baghdad a Beirut, fino alla Siria, la gente ha occupato le piazze in appoggio alla protesta palestinese per Gerusalemme. Dal Palazzo di Vetro, in una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza, l’Onu si è schierato per Gerusalemme capitale di 2 Stati, avvertendo che la scelta di Trump «minaccia la pace». Anche l’Europa si è mossa e il capo della diplomazia della Ue, Federica Mogherini, ha invitato il presidente palestinese Abu Mazen ad andare a Bruxelles per partecipare al prossimo Consiglio degli Esteri Ue a gennaio prossimo. Un appuntamento che seguirà - se confermato - il viaggio a Bruxelles nelle prossime settimane del premier Benyamin Netanyahu. 

Gli ambasciatori Onu di cinque Paesi europei (Italia, con l’ambasciatore Sebastiano Cardi, Francia, Gran Bretagna, Germania e Svezia ) hanno letto una dichiarazione comune al Palazzo di Vetro dicendosi in «disaccordo» con la decisione di Donald Trump.  

 

La mossa europea ha offerto una sponda ad Abu Mazen, in pressing diplomatico sui leader mondiali (Russia compresa) a contrasto della scelta americana. La leadership palestinese ha fatto trapelare che difficilmente Abu Mazen incontrerà il prossimo 19 dicembre il vice presidente Usa Mike Pence, in visita nella regione; ma fonti statunitensi hanno invitato i palestinesi a non disertare l’incontro.  

In serata, Abu Mazen ha detto di accogliere con favore «la grande condanna internazionale testimoniata dalla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu» di oggi al palazzo di Vetroe ha sottolineato: «Rinnoviamo il nostro rifiuto della posizione americana su Gerusalemme. Gli Usa non sono più qualificati per occuparsi del processo di pace». 

 

Intanto il segretario di Stato Usa Rex Tillerson ha spiegato che per il trasferimento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme ci vorranno almeno due anni. 

 

LEGGI ANCHE La rivolta nei Territori: “L’unico che ci difende è Erdogan” (Stabile)  

 

Per ora a parlare sono però le violenze: da Betlemme a Ramallah, da Hebron, a Nablus, Qalqilya, a Gaza, migliaia di persone si sono riversate nelle strade per le proteste lanciando pietre, bottiglie incendiarie e pneumatici in fiamme contro le forze di sicurezza, mentre a Gerusalemme la situazione è apparsa più calma all’uscita delle preghiere del venerdì - tanto temute alla vigilia - sulla Spianata delle Moschee. Questo non ha impedito scaramucce con bandiere israeliane date alle fiamme e slogan del tipo «la guerra si sta avvicinando, Al Quds (Gerusalemme) è araba». Degli oltre 750 feriti, secondo i dati del pronto soccorso palestinese, 61 sono stati raggiunti da colpi di arma da fuoco dell’esercito. A Gaza, nei pressi della barriera di separazione con Israele dove si erano assembrati i manifestanti, c’è stato il primo morto: Mahmoud al-Masri (30 anni) - ha detto il locale ministero della Sanità - «è stato ucciso dalle forze dell’occupazione a est di Khan Younis».  

«Né Trump né alcun altro potrà cambiare la verità storica, geografica e l’identità della Città Santa. Sogna chi pensa che tutto si esaurirà con le manifestazioni», ha avvertito minaccioso il leader di Hamas. 

 

Fonte lastampa.it

 
Ciberataque Stampa E-mail
Venerdì 08 Dicembre 2017 10:30

Roubados 54 milhões de euros em bitcoins

 Um ciberataque à empresa eslovena NiceHash resultou no roubo de 4700 bitcoins (moedas digitais), o equivalente a 54 milhões de euros.

A NiceHash é uma empresa que reúne utilizadores interessados em validar e ganhar cada vez mais bitcoins. Enquanto decorre a investigação, todas as operações foram suspensas e os utilizadores foram aconselhados a alterar as palavras-passe por motivos de segurança.

Segundo os média eslovenos, há dúvidas sobre a ligação da direção da empresa e Matjaz Skorjank, cibercriminoso preso em 2013 devido a lavagem de dinheiro, uma vez que o seu pai detém parte da NiceHash.

Esta não é a primeira vez que são roubadas milhares de bitcoins, o que tem vindo a alimentar dúvidas sobre a segurança deste negócio assim como a instabilidade do valor da própria moeda digital.

Uma bitcoin vale 12 mil euros

O preço da moeda virtual atingiu, esta quinta-feira, um novo recorde ao aproximar-se dos 15 mil dólares (12.721 euros), impulsionado pela entrada na negociação de derivados em três mercados norte-americanos.

O valor da criptomoeda ultrapassou os 14.850 dólares nas principais casas de câmbio internacionais, de acordo com dados da Coindesk, o que representa uma subida diária acima de 23% e uma valorização 15 vezes superior ao preço no início do ano.

Em abril, o Japão converteu-se o primeiro país do mundo a reconhecer legalmente a bitcoin como forma de pagamento, o que permitiu que o iene seja a divisa nacional mais trocada pela moeda virtual a nível mundial. Segundo a Efe, a bitcoin passará a ser cotado em Tóquio já no próximo ano.

Alguns analistas apontam para uma subida continuada do preço da bitcoin para níveis nunca vistos, enquanto outros alertam para a elevada volatilidade do mercado das criptomoedas e dos riscos que isso pode levar.

A bitcoin nasceu em 2009 e é negociada em plataformas específicas na Internet, que se aplica a outras divisas virtuais.

 

 

fonte jn.pt

 
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