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A MALI ESTREMI , ESTREMI RIMEDI Stampa E-mail
Martedì 06 Gennaio 2009 09:15

QUANDO LE COSE VANNO MALE CI SI ATTACCA A TUTTO

La crisi mondiale non perdona né salvaguarda nessuno.
Nemmeno i Colossi dell'editoria sono esenti.
Bisogna quindi sfruttare l'ingegno per trovare nuove risorse,anche a costo di perdere uno stile di tradizione.
L'Ansa ci informa su  questa vicenda.
 
 NEW YORK, 6 GEN - Assediato dalla crisi il New York Times apre alla pubblicita' in prima pagina, finora considerata il 'sancta sanctorum' delle notizie. Il piu' influente quotidiano Usa ha messo da oggi in vendita una banda alta 5 centimetri: la CBS si e' aggiudicata il primo spot a colori sulle copie che verranno distribuite a partire dalla data odierna. ''E' una opportunita' eccitante per i nostri inserzionisti di raggiungere lettori colti, ricchi e influenti in tutto il paese'', ha spiegato il New York Times. 

fonte: Ansa.it
 
W LA SQUOLA CON IL DECRETO LEGGE Stampa E-mail
Lunedì 05 Gennaio 2009 16:20

Scuola, il governo mette la fiducia per il decreto Gelmini mercoledì in Aula

Malgrado una fortissima maggioranza,il governo Berlusconi non si fida.Ennesima richiesta del voto di fiducia per garantire immunita’ legislativa al “decreto Gelmini sull’Università.Ecco cosa scrive in proposito La Repubblica.

 

 

ROMA - Il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto Gelmini sull'università in discussione in Aula alla Camera. Il provvedimento, già approvato dal Senato deve essere convertito entro il 9 gennaio. Il voto di fiducia è previsto per la giornata di mercoledì alle 17. Si tratta della nona fiducia chiesta dall'esecutivo dall'inizio della legislatura.

Il capogruppo del Pdl Elio ha sottolineato che la richiesta è determinata dall'imminente data di scadenza del provvedimento e ha osservato che "si è sviluppato in commissione un esame compiuto" e che in Senato il testo aveva subito "rilevanti modifiche accogliendo anche proposte dell'opposizione".

La discussione generale sul decreto si era conclusa in assemblea il 12 dicembre scorso. Poi il provvedimento era rimasto in lista d'attesa per l'affollamento del calendario. L'Aula, infatti, era impegnata con altri decreti di cui era più urgente la conversione in legge e con la finanziaria. E oggi, dopo la la richiesta del governo, la conferenza dei capigruppo ha deciso che, giovedì, il voto finale sarà trasmesso in diretta tv: alle 12 ci saranno le dichiarazioni di voto, alle 13 circa il voto finale.

"Aspettiamo il voto del parlamento, di certo è un passo importante - commenta Maria Stella Gelmini - è un provvedimento assolutamente utile e necessario, un passo in avanti verso la meritocrazia, perchè distingue le università virtuose dalle altre, agevola il ricambio generazionale assumendo giovani ricercatori e assicura più trasparenza nei concorsi".

Fonte: La Repubblica.it

 
Medio Oriente, Israele non perdona Stampa E-mail
Domenica 04 Gennaio 2009 19:36

 

Continua imperterrita la battaglia nella striscia di gaza,le forze armate Israeliane avanzano senza remore nelle lande palestinesi.

Il grido dell’Intifada viene ammutolito dai missili e dalle truppe con la stella di David,ancora una volta GUERRA. Le perdite da parte del governo israeliano contano un solo soldato,smentita la notizia della cattura di due soldati Israeliani. Nel fronte palestinese le vite umane spezzate sono oltre 500 senza aggiungere le centinaia di feriti.

Secondo l'agenzia di stampa palestinese Maan nel nord le truppe sono avanzate lungo due direttive: alla periferia di Beit Hanun e a nord di Beit Lahya  si sono assestate presso la Scuola americana. Altre forze, secondo Maan, sono entrate ieri nella Striscia dai valichi di Nahal Oz e di Karni (Mintar) e hanno proseguito fino alla zona della ex colonia di Netzarim, nella zona centrale della Striscia. In questo modo hanno creato un cuneo nel Centro della Striscia.

Da non sottovalutare la potenza dell’esercito di Salomone,che nella notte di ieri ha oscurato le principali emittenti televisive Palestinesi.

Intanto il ministro palestinese Barack dichiara ai media con tono netto e deciso il divenire dell’attacco.

 
Paga Pantalone Stampa E-mail
Sabato 03 Gennaio 2009 10:08

Gira e rigira alla fine è sempre Pantalone che paga.

Il risultato finale della vendita di Alitalia ai privati della CAI scarica sulle spalle di 60 milioni di Italiani un debito enorme di circa 4 miliardi di euro.

Tutto questo si sarebbe potuto evitare solo dieci mesi fa,

come scrive la Repubblica:

Accordo fatto con Air France

 


DIECI mesi dopo, con quasi lo 0,3 per cento di pil sottratto ai contribuenti e 7.000 posti di lavoro in meno, Alitalia torna a parlare francese. Era il 14 marzo 2008 quando Air France-KLM depositava la propria offerta vincolante, subito accettata dal Consiglio di Amministrazione di Alitalia. Sono stati 10 mesi da incubo per i viaggiatori, presi ripetutamente in ostaggio in una battaglia senza esclusioni di colpi in cui la politica ha occupato un ruolo centrale, dimentica della recessione che ci stava investendo. In questi 300 giorni gli italiani hanno visto franare il prestito ponte di 300 milioni di euro concesso quasi all'unanimità dal Parlamento italiano. Oltre a perdere così un milione al giorno, i contribuenti si sono accollati i debiti contratti dalla bad company per quasi tre miliardi.

Ci sono poi circa 7.000 posti di lavoro in meno nella nuova compagnia rispetto all'offerta iniziale di Air France, che comporteranno, oltre ai costi sociali degli esuberi (soprattutto di quelli che riguardano i lavoratori precari), oneri aggiuntivi sul contribuente legati al finanziamento in deroga degli ammortizzatori sociali, per almeno un miliardo di euro. Il conto pagato dal contribuente è, dunque superiore ai 4 miliardi di euro, più o meno un terzo di punto di pil, quasi due volte il costo della social card e del bonus famiglia messi insieme.

Sarà Air France-KLM l'azionista di maggioranza, in grado di decidere vita, morte e miracoli della compagnia sorta dalle ceneri di Alitalia. Poco importa che sia italiana la faccia, che si chiami ancora Alitalia la nuova compagnia. Sarebbe stato così comunque, anche con il 100 per cento del capitale nelle mani di Air France-KLM. Come canta Carla Bruni, chi mette la faccia "non è nulla", chi mette la testa "è tutto".

La composita cordata italiana ha dovuto subito rinunciare all'italianità della compagnia perché non era da sola in grado di far decollare neanche il primo aereo, previsto in volo sui nostri cieli il 13 gennaio prossimo venturo. Air France rileva il 25% della nuova compagnia, versando 300 milioni. Questo significa che il 100 per cento del capitale viene oggi valutato 1200 miliardi, circa 150 milioni in più dei 1052 pagati a Fantozzi da Colaninno e soci solo un mese fa. Questo sovrapprezzo si spiega col fatto che CAI ha nel frattempo acquisito Air One. Si tratta di una compagnia in crisi, con un debito verso i soli fornitori valutato attorno ai 500 milioni di euro, ma il valore dell'acquisizione di Air One è tutto nella soppressione dell'unico concorrente sulla tratta Milano-Roma, consumatosi con il beneplacito della nostra Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Anche questi 150 milioni vanno aggiunti al conto pagato dagli italiani. E' sono sicuramente una sottostima dei costi che dovremo pagare per la mancata concorrenza.

Conti fatti, è soprattutto Air France dunque ad aver fatto un affare. Rileva una compagnia più leggera di 7000 dipendenti rispetto a quella che avrebbe acquisito nel marzo scorso, che ha nel frattempo assunto una posizione di monopolio nella tratta più redditizia versando molto meno di quel miliardo su cui si era impegnata solo 10 mesi fa.

Dopo avere subìto un danno ingente in conto capitale e avere assistito alla beffa finale di vedere documentata, nero su bianco, la svendita della loro compagnia di bandiera allo straniero da parte dei "patrioti" della Cai, i cittadini italiani rischiano ora di vedere salire ulteriormente le tariffe aeree, in barba alla deflazione. Per scongiurare questo pericolo l'Autorità Antitrust dovrà assicurarsi fin da subito che gli slot lasciati liberi da Alitalià vengano venduti sul mercato. Le speranze di concorrenza in Italia riposano ormai solo sull'ingresso di Lufthansa-Italia nella tratta Milano-Roma. Varrà senz'altro molto di più della moral suasion esercitata da chi, dopo aver benedetto la fusione fra CAI e Air One il 3 dicembre scorso, oggi promette di monitorare da vicino le tariffe della nuova compagnia.

 

Fonte: Repubblica.it

 
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