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Forte diminuzione tendenziale del dato grezzo: -23,8%. Più colpiti i settori di metallurgia, mezzi di trasporto e apparecchiature elettriche. Unico segno positivo per i prodotti farmaceutici. Il ministero dell'Economia diffonde i dati sulle tasse: flessio Stampa E-mail
Lunedì 11 Maggio 2009 18:08

 

Industria, crolla a marzo la produzione: -18,2% annuo Entrate fiscali in calo del 4,6% tra gennaio e marzo

 

 

 Roma, 11 mag. - (Adnkronos/Ign) - Produzione industriale sempre più in caduta libera.

Nel mese di marzo 2009, rileva l'Istat, l'indice della produzione industriale destagionalizzato ha segnato una diminuzione del 18,2% per cento rispetto a febbraio 2009.

La variazione congiunturale della media degli ultimi tre mesi rispetto a quella dei tre mesi immediatamente precedenti e' pari a meno 9,8 per cento.

 
Almeno 378 civili sono morti nei bombardamenti del fine settimana Stampa E-mail
Lunedì 11 Maggio 2009 05:46

 

Sri Lanka; Onu: oltre 100 bambini uccisi in un "bagno di sangue"

 

Colombo, 11 mag. (Apcom) - Oltre 100 bambini sono rimasti uccisi nei bombardamenti lanciati lo scorso fine settimana nella regione nord-orientale dello Sri Lanka.

E' quanto riferisce oggi un portavoce delle Nazioni Unite a Colombo, denunciando un "bagno di sangue".

Ieri le autorità sanitarie locali hanno riferito della morte di almeno 378 civili. (fonte Afp) 

 
L'annuncio di Maroni. Altri clandestini trasferiti direttamente a Tripoli La Lega: "Facciamo proseliti". Franceschini: "E' un'orrenda campagna elettorale" Stampa E-mail
Domenica 10 Maggio 2009 17:43

 

"Riportati in Libia 500 migranti in 5 giorni"
I vescovi: "L'Italia è già un Paese multietnico"

 

 

LAMPEDUSA - Cinquecento immigrati respinti in cinque giorni, rispediti in Libia senza passare dai centri di prima accoglienza italiani.

Anche oggi è stata applicata la politica dei "respingimenti": oltre 200 migranti, tra i quali c'erano almeno 42 donne e due neonati, sono stati riportati a Tripoli a bordo del pattugliatore Spica della Marina Militare.

Il bollettino lo aggiorna il ministro dell'Interno Roberto Maroni che, al suo arrivo agli Stati Generali della Lega a Vicenza, annuncia: "Questa mattina mi ha chiamato il capo della polizia Antonio Manganelli.

Mi ha detto: alle 8.15 abbiamo riportato a Tripoli altri 240 clandestini. In totale sono circa 500 negli ultimi cinque giorni". Gli extracomunitari saranno trasferiti in un centro di detenzione libico così come gli altri 227 accompagnati a Twescha, a 35 chilometri da Tripoli, tre giorni fa.

La soddisfazione della Lega. Clima euforico a Vicenza, per le operazioni in mare e per l'appoggio incondizionato dato da Silvio Berlusconi alla linea dura del Viminale con il suo no all'Italia multietnica.

"Stiamo facendo proseliti", dice Umberto Bossi. "Le nostre idee camminano perché hanno gambe - afferma Bossi - la sinistra che respingeva i gommoni dall'Albania adesso attacca, forse perché i suoi risultati erano scarsi.

I primi razzisti evidentemente sono stati loro. Quel che emerge, è che i ministri non sono quelli che fanno le leggi e basta, ma quelli che ora le applicano".

Calderoli: "Tessera Lega al premier". Roberto Calderoli rileva che Berlusconi si è "pontidizzato", bisognerebbe "dargli la tessera della Lega".

Soddisfatto Maroni: "Molte delle battaglie della Lega cominciano a essere anche le sue. E' un bene, un aiuto in più a realizzarle". D'accordo con Berlusconi anche Ignazio La Russa: "Non va dispersa la nostra identità".



I vescovi. L'Italia multietnica e multiculturale è "un valore" ed esiste già "di fatto", dice il segretario generale della Cei monsignor Mariano Crociata osservando che "il problema è invece il modo in cui le culture e le presenze si rapportano" perché "non si cresce insieme in una accozzaglia disordinata e sregolata".

Secondo il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, le questioni legate alla multietnicità e alla multiculturalità in Italia "sono discorsi superati, nel senso che la molteplicità è un fatto.

Ed è anche un valore. Corollario di questa convinzione è che tutto deve essere inserito in un rigoroso rispetto della legalità, necessaria garanzia per l'integrazione".

Le proteste dell'opposizione. Il leader del Pd Dario Franceschini, ospite di In 1/2ora su RaiTre, accusa la maggioranza di "inventare una cosa del genere per coprire il fallimento del governo sulla politica dell'immigrazione, le imbarazzanti vicende personali del premier, per non parlare della crisi o della distanza tra le promesse fatte in Abruzzo e le cose che accadono realmente".

"E' orrendo sfruttare i drammi delle persone per cavalcare le paure della gente - dice Franceschini - è un modo disgustoso di fare campagna elettorale".

Il Comitato del candidato Pd per il centro Italia David Sassoli, ha convocato per domani una veglia.

L'appuntamento è per le 21 in piazza Navona a Roma: "Solo in Italia la multietnicità è considerato un problema, un ostacolo. In tutti gli altri Paesi d'Europa è vista come una ricchezza da alimentare nella sicurezza di tutti i cittadini".

Anche per il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi, "il nostro è già un Paese multietnico, milioni di lavoratori stranieri contribuiscono a creare il nostro Pil e pagano le nostre pensioni.

Le parole di Berlusconi sono l'anticamera di un razzismo che va estirpato subito dalla nostra società". Parla di razzismo anche Pino Sgobio del Pdci: "Il premier finalmente getta la maschera e mostra il suo vero volto autoritario e reazionario. E' più razzista dei leghisti. Con questo governo c'è da chiedersi: a quando il coprifuoco?"

fontelarepubblica.it

 

 
Parlano i militari delle motovedette italiane che hanno riportato in Libia i migranti Solo un giovane del Mali è riuscito a nascondersi ed è sbarcato a Lampedusa: "Miracolato" Stampa E-mail
Sabato 09 Maggio 2009 06:35

 

"Ho eseguito gli ordini ma mi vergogno
Quei disperati ci chiedevano aiuto"

 

 

LAMPEDUSA - "È l'ordine più infame che abbia mai eseguito. Non ci ho dormito, al solo pensiero di quei disgraziati", dice uno degli esecutori del "respingimento". "Dopo aver capito di essere stati riportati in Libia - aggiunge - ci urlavano: "Fratelli aiutateci".

Ma non potevamo fare nulla, gli ordini erano quelli di accompagnarli in Libia e l'abbiamo fatto. Non racconterò ai miei figli quello che ho fatto, me ne vergogno".

Parlano i militari delle motovedette italiane - quella della Guardia di Finanza, la "Gf 106" e quella della Capitaneria di porto, la "Cpp 282" - appena rientrati dalla missione rimpatrio. Sono stati loro a riportare in Libia oltre 200 extracomunitari, tra i quali 40 donne (3 incinte) e 3 bambini, dopo averli soccorsi mercoledì scorso nel Canale di Sicilia.

Un "successo", lo ha definito il ministro Maroni, che finanzieri e marinai delle due motovedette non condividono anche se hanno eseguito quegli ordini.

Niente nomi naturalmente, i marinai delle due motovedette rischierebbero quanto meno una punizione se non peggio.

Ma molti non nascondono il loro sdegno per quello che hanno vissuto e dovuto fare. "Eravamo impegnati in altre operazioni - dicono fiamme gialle e marinai della capitaneria - poi improvvisamente è arrivato l'ordine di andare a soccorrere quelle tre imbarcazioni, di trasbordarli sulle nostre motovedette e di riportarli in Libia".

Non è stato facile, a bordo di quelle carrette del mare c'erano donne incinte, tre bambini e tutti gli altri che avevano tentato di raggiungere Lampedusa.

"Molti stavano male, alcuni avevano delle gravi ustioni, le donne incinte erano quelle che ci preoccupavano di più, ma non potevamo fare nulla, gli ordini erano quelli e li abbiamo eseguiti.

Quando li abbiamo presi a bordo dai tre barconi ci hanno ringraziato per averli salvati. In quel momento, sapendo che dovevamo respingerli, il cuore mi è diventato piccolo piccolo.

Non potevo dirgli che li stavamo portando di nuovo nell'inferno dal quale erano scappatati a rischio della vita!

A bordo hanno anche pregato Dio ed Allah che li aveva risparmiati dal deserto, dalle torture e dalla difficile navigazione verso Lampedusa. Ma si sbagliavano, Roma aveva deciso che dovevano essere rispediti in Libia. "Nessuno di loro lo aveva capito, ci chiedevano come mai impiegavamo tanto tempo per arrivare a Lampedusa, rispondevamo dicendo bugie, rassicurandoli".

La bugia non è durata molto, poco prima dell'alba qualcuno ha notato che le luci che vedevano da lontano non erano quelle di Lampedusa ma quelle di Tripoli. Alla fine i marinai italiani sono stati costretti a spiegare: "Non è stato facile dire a tutta quella gente che li avevamo riportati da dove erano partiti. Erano stanchi, avevano navigato con i barconi per cinque giorni, senza cibo e senza acqua. Non hanno avuto la forza di ribellarsi, piangevano, le donne si stringevano i loro figli al petto e dai loro occhi uscivano lacrime di disperazione".

Lo sbarco a Tripoli è avvenuto poco dopo le sette del mattino: "Vederli scendere ci ha ferito tantissimo. Ci gridavano: "Fratelli italiani aiutateci, non ci abbandonate"". Li hanno dovuti abbandonare, invece, li hanno lasciati al porto di Tripoli dove c'erano i militari libici che li aspettavano. Sulla banchina c'erano anche i volontari delle organizzazioni umanitarie del Cir e dell'Onu, ma non hanno potuto far nulla, si sono limitati a contare quei disperati che a fatica, scendevano dalla passerelle delle motovedette per tornare nell'inferno dal quale erano scappati. Le donne sono state separate dagli uomini e portati in "centri d'accoglienza" vicino Tripoli. Non si sa che fine faranno.
Solo uno è riuscito a sfuggire al rimpatrio. Un ventenne del Mali che aveva intuito cosa stava succedendo a bordo e si era nascosto sotto un telone. Ha messo la testa fuori solo quando la motovedetta della Finanza è attraccata a Lampedusa, ha aspettato che a bordo non ci fosse più nessuno e poi è sceso anche lui. È stato rintracciato mentre passeggiava nelle strade dell'isola ed ha subito confessato. Adesso si trova nel centro della base Loran di Lampedusa. Un miracolato

fonte francesco viviano per repubblica.it

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