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Il premier nel libro del giornalista: "Ho ancora fiducia nell'esistenza di magistrati seri" E sulla condanna Mills: "Sentenza certo sarà annullata dalla Cassazione" Stampa E-mail
Domenica 01 Novembre 2009 09:17

 

Berlusconi a Vespa: "Anche se condannato
resterei al mio posto per la democrazia"



Berlusconi a Vespa:

Berlusconi alla presentazione di un libro di Vespa

ROMA - In caso di eventuale condanna nei processi ancora in corso a suo carico, Silvio Berlusconi non si dimetterà da presidente del Consiglio dei ministri.
E sulla condanna a Mills, è certo che la sentenza verrà annullata in Cassazione.
Il premier parla di questo e altro con Bruno Vespa, che ha raccolto domande e risposte nel suo libro Donne di cuori (in uscita da Rai Eri-Mondadori dal 6 novembre).

Giustizia. "Ho ancora fiducia nell'esistenza di magistrati seri che pronunciano sentenze serie, basate sui fatti.
Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto".
Vespa ricorda a Berlusconi che l'avvocato Mills è stato condannato anche in appello.
"E' una sentenza che certo sarà annullata dalla Corte di Cassazione", è la risposta.

Repubblica e l'Espresso. Il conduttore di Porta a porta chiede poi al premier come spieghi la campagna internazionale che si è scatenata su di lui da maggio in poi.
"E' partita da Repubblica e l'Espresso - risponde il presidente del Consiglio - e su sollecitazioni di questo gruppo si è estesa ai giornali e ai giornalisti 'amici'.
Per gettare fango su di me ha finito col gettare fango sul nostro Paese e sulla nostra democrazia".

Murdoch e Sky. Il Times di Londra, obietta Vespa, non è un giornale di sinistra ed è il più duro con lei.
Cinque articoli in un solo giorno quando il 7 ottobre è stato bocciato il lodo Alfano.
Frutto della guerra con Rupert Murdoch, che ne è proprietario, per i contrasti su Sky Italia?
"La coincidenza fa riflettere - risponde Berlusconi - ma sono cose che io non farei mai, e quindi sono portato a credere che non le facciano neppure gli altri".

Obama e Fox News.
Non c'è possibilità di un accordo con Murdoch, visto che Berlusconi è il presidente del Consiglio italiano e lui una potenza mediatica mondiale?, chiede infine Vespa.
"Non è il caso di esagerare. Da mesi negli Usa è polemica ferocissima tra Fox News, una rete televisiva del gruppo Murdoch, e il presidente Obama. Non mi pare che ne derivi un problema grave per gli Stati Uniti".
fonterepubblica.it
 
A Bruxelles seconda giornata del vertice dei capi di Stato e di governo Per l'incarico di ministro degli Esteri i progressisti fanno anche il nome dell'ex premier Stampa E-mail
Sabato 31 Ottobre 2009 07:40

 

Ue, governo pensa a D'Alema
"Grazie per il sostegno

Nota di Palazzo Chigi: "Stiamo seguendo l'evoluzione"
Frattini: "Nessun pregiudizio su nomi dell'opposizione"

          

L'ex presidente del Consiglio Massimo D'Alema, che oggi è stato indicato dai leader progressisti europei tra i candidati per la carica a ministro degli Esteri europeo, si è dichiarato ''onorato'' e si è detto anche ''grato'' per la dichiarazione di Palazzo Chigi secondo la quale l' Italia sosterrà il candidato italiano.

''Ho appreso - ha detto D'Alema - che i leader progressisti hanno raggiunto un accordo sul fatto che il responsabile della politica estera europea e vicepresidente della Commissione sarà espressione del Partito socialista europeo e dei progressisti democratici.

Mi hanno indicato tra i possibili candidati. Non mi sono candidato a nulla, la notizia mi è giunta da Bruxelles e io ne prendo atto''.

''Sono onorato - ha proseguito D'Alema - di questo fatto. So che ci sono altri candidati più forti di me.

Non ritengo di avere molte possibilità ma il fatto di essere inserito in questa short-list mi onora''.
D'Alema si è quindi dichiarato ''grato'' al governo italiano.

''Sono grato - ha spiegato – al governo italiano per avere detto che, nel caso in cui ci sia questa candidatura, da parte italiana ci sarà un sostegno e non una opposizione''.

''Nel nuovo trattato - ha spiegato l'ex ministro degli esteri - il capo della politica estera è anche vicepresidente della commissione e quindi deve essere un rappresentante nazionale.

Quindi il governo ha un potere dirimente sul proprio rappresentante''. ''La nota di Palazzo Chigi - ha proseguito - è molto apprezzabile nel senso che considera prioritaria l'eventualità, che vorrei venisse considerata come tale''.

Alla domanda sui tempi per la decisione del candidato, D'Alema ha replicato: ''Penso una decina di giorni''.

 FONTELIBERO.IT

 
Le persone senza malattie gravi dovranno aspettare gennaio. Regole diverse da regione a regione Stampa E-mail
Venerdì 30 Ottobre 2009 07:22

Caos vaccini, poche dosi arrivate
e dai medici una raffica di rifiuti

di CATERINA PASOLINI


Caos vaccini, poche dosi arrivate e dai medici una raffica di rifiuti
ROMA - Sono giorni di caos per gli italiani in attesa del vaccino, sempre più preoccupati dai picchi della malattia ma soprattutto confusi sul che fare per difendersi. Disorientati tra dosi che arrivano a scaglioni, ritardi e burocrazia. Tra tempi di attesa incerti e indicazioni diverse che si incrociano a seconda di dove abitano, dell'età, dello stato di salute.

Sono 25 milioni gli italiani che, secondo i piani del ministero della Salute, dovrebbero vaccinarsi contro l'influenza A e che da Torino a Palermo non sanno bene come comportarsi e dove andare ora che è scattata, dopo i medici, la seconda tranche destinata a gestanti, bambini oltre i sei mesi e anziani con patologie. Per tutti gli altri, sani, se ne riparla da gennaio. E così in queste ore in molti si ritrovano dubbiosi a domandarsi se la signora incinta debba recarsi alla Asl invece che dal medico di fiducia per l'iniezione, se il piccolo vada portato dal pediatra o in ospedale e la nonna sia prevista in cura all'ufficio di igiene, come in Veneto, o altrove.

La realtà è che non ci sono regole uniche per tutto il paese, ogni regione decide per sé come e dove vaccinare, anche se il programma viene fatto in base agli arrivi delle dosi. E qui scattano le proteste, le lamentele. I vaccini per ora, sottolineano dal Piemonte alla Puglia, dalla Campania al Lazio, vengono consegnati a rilento. Così a Napoli parlano di 130mila arrivati sugli 800mila previsti, a Bari 30mila sulle 700mila vaccinazioni necessarie sino a gennaio, Genova racconta di 12mila consegne a settimana su una richiesta totale di 230mila e il Lazio di 125mila sugli 800mila assegnati mentre in Sicilia siamo a 37mila su 710mila.

Così la fotografia del paese è fatta di immagini molto diverse. A Roma ieri assieme ai medici sono state immunizzate le prime gestanti, seguite a ruota dai piccoli con patologie, mentre a Bari per le future mamme si parla addirittura di fine novembre. Un po' meglio va alle donne incinte siciliane: a Palermo avrebbero dovuto partire con le iniezioni ieri, ma tutto è saltato. Niente dosi, se ne parla lunedì quando è previsto un nuovo invio.

Storie e direttive diverse a raccontare un paese che da un lato chiede vaccini, protesta per ritardi, dosi mancanti o insufficienti. E dall'altro è riluttante a sottoporsi all'iniezione. In molte regioni infatti tra i medici, la prima categoria scelta per essere immunizzata visto l'alto rischio di contagio, i no sono stati la maggioranza. In Piemonte solo il 5 % dei camici bianchi è fatto la vaccinazione mentre in Puglia si pensa di arrivare al 40. È forse anche grazie a questo "assenteismo" che le dosi sino ad oggi inviate sono bastate. In Piemonte infatti ne erano arrivate 63mila sulle 630mila richieste, ha protestato l'assessore alla sanità, lamentando che con consegne a ondate di quantità non prevedibile è difficile fare programmazione. Forse se i medici non si fossero rifiutati in massa di vaccinarsi non si sarebbe potuto fissare per lunedì l'avvio delle pratiche nei reparti maternità.

E se le dosi arrivano a scaglioni, la programmazione delle vaccinazioni va a rilento e si fa giorno per giorno. In Lombardia, ad esempio ne sono arrivate 210mila circa. Tra lunedì e il 6 ne sono attese 170-180 mila destinate a circa 20mila donne incinte, a circa 18mila bambini dai sei mesi in su

con malattie croniche e agli adulti a rischio con patologie.

Ma dove andare? In Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Calabria, Basilicata e Provincia autonoma di Trento per donne incinte, bimbi e malati cronici, è necessario recarsi dal proprio medico di famiglia, altre Regioni seguono una strada diversa. In Lombardia, Piemonte, Provincia autonoma di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Marche, Umbria, Abruzzo, Puglia e Sicilia bisogna rivolgersi alle Asl. In Sardegna e Campania c'è la possibilità di vaccinarsi sia nei Centri sanitari, sia dal proprio medico In altre regioni, come Molise o Valle D'Aosta, ancora non si sa."

fontecpasolinirepubblica.it

 
A DUE MESI DAI 40 ANNI DI WOODSTOCK Stampa E-mail
Giovedì 29 Ottobre 2009 08:32

 

Dal progetto Arpanet al World Wide Web, la rete compie 40 anni

      

Roma - (Ign) - Il 29 ottobre del 1969, da uno stanzino dell'Università della California di Los Angeles è partito il primo messaggio sulla rete Arpanet, l'antenata di quel che poi si chiamerà Internet.

Quarant'anni fa, esattamente il 29 ottobre del 1969, da uno stanzino dell'Università della California di Los Angeles è partito il primo messaggio sulla rete Arpanet, l'antenata di quel che poi si chiamerà Internet. Quel giorno il professor Leonard Kleinrock cercò di trasmettere la parola “login” ma, dopo aver digitato le prime due lettere sulla tastiera, il sistema si bloccò. Intanto, nell'unico altro nodo della rete esistente, a circa 500 km di distanza, su un monitor comparse un laconico: 'LO'. Un'ora più tardi, l'esperimento vienne ripetuto con successo. Internet era appena nato.

La storia di internet - Il progenitore e precursore della rete considerato il progetto ARPANET, una rete di computer costituita nel settembre 1969 dall'Arpa (Advanced research projects agency), progetto del dipartimento alla Difesa Usa. Assunto il controllo di tutte le ricerche scientifiche in campo militare, l'Arpa sentì l'esigenza di far “parlare” tra loro i propri computer. Negli intenti americani, infatti, Arpanet doveva essere la risposta americana allo spettacolare lancio in orbita dello Sputnik russo. In una nota del 25 aprile 1963, Joseph C.R. Licklider aveva espresso l'intenzione di collegare tutti i computer e i sistemi di time-sharing in una rete continentale. Avendo lasciato l'ARPA per un posto all'IBM l'anno seguente, furono i suoi successori che si dedicarono al progetto ARPANET. Il contratto fu assegnato all'azienda da cui proveniva Licklider, la Bolt, Beranek and Newman (BBN) che utilizzò i minicomputer di Honeywell come supporto. La rete venne fisicamente costruita nel 1969 collegando quattro nodi: l'Università della California di Los Angeles, l'SRI di Stanford, l'Università della California di Santa Barbara, e l'Università dello Utah. L'ampiezza di banda era di 50 Kbps. Negli incontri per definire le caratteristiche della rete, vennero introdotti i fondamentali Request for Comments, tuttora i documenti fondamentali per tutto ciò che riguarda i protocolli informatici della rete. In pochi anni, ARPANET allargò i suoi nodi oltreoceano, contemporaneamente all'avvento del primo servizio di invio pacchetti a pagamento: Telenet della BBN. L'espansione proseguì sempre più rapidamente, tanto che il 26 marzo del 1976 la regina Elisabetta II d'Inghilterra spedì un'email alla sede del Royal Signals e Radar Establishment. Gli Emoticon vennero istituiti il 12 aprile 1979, quando Kevin MacKenzie suggerì di inserire un simbolo nelle mail per indicare gli stati d'animo.

 

I pionieri della rete - Tra gli scienziati informatici che parteciparono al progetto Arpanet c'era anche l'americano Vinton Cerf. Anche lui destinato a entrare nella storia del web. Assunto nel 2005 da Google con la qualifica di “capo evangelista” e l'incarico di identificare nuove tecnologie in grado di sostenere lo sviluppo di prodotti e servizi avanzati, è diventato il volto pubblico del motore di ricerca più utilizzato del mondo. Oltre a Kleinrock e Cerf, tra i fondatori della rete Arpanet c'erano Steve Crocker, Jon Postel, Mike Wingfield e Ben Barker.

 

Nascita del World Wide Web - Nel 1991 presso il CERN di Ginevra il ricercatore Tim Berners-Lee definì il protocollo HTTP (HyperText Transfer Protocol), un sistema che permette una lettura ipertestuale, non-sequenziale dei documenti, saltando da un punto all'altro mediante l'utilizzo di rimandi (link o, più propriamente, hyperlink). Il primo browser con caratteristiche simili a quelle attuali, il Mosaic, venne realizzato nel 1993. Esso rivoluzionò profondamente il modo di effettuare le ricerche e di comunicare in rete. Nacque così il World Wide Web. Nel World Wide Web (WWW), le risorse disponibili sono organizzate secondo un sistema di librerie, o pagine, a cui si può accedere utilizzando appositi programmi detti browser con cui è possibile navigare visualizzando file, testi, ipertesti, suoni, immagini, animazioni, filmati. La facilità d'utilizzo connessa con l'HTTP e i browser, in coincidenza con una vasta diffusione di computer per uso anche personale (vedi Storia del Personal Computer), hanno aperto l'uso di Internet ad una massa di milioni di persone, anche al di fuori dell'ambito strettamente informatico, con una crescita in progressione esponenziale.
 
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