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e' accusato di aver avuto un rapporto sessuale con una tredicenne. Pedofilia? Stampa E-mail
Domenica 27 Settembre 2009 14:20

 

Svizzera: fermato Roman Polanski

Le autorità svizzere hanno eseguito il mandato di cattura statunitense del 1978

 

ZURIGO (SVIZZERA) - Il regista polacco Roman Polanski si trova in stato di fermo in Svizzera. E’ stato fermato sabato (ma la notizia si è appresa solo oggi) quando ha messo piede sul territorio elvetico sulla base di un mandato d’arresto spiccato dagli Stati Uniti nel 1978, hanno annunciato gli organizzatori del Zurich Film Festival, che sta promuovendo una retrospettiva dedicata al cineasta di origini polacche. Polanski, che doveva ricevere un premio alla carriera al festival, vive in esilio in Europa da 30 anni. E’ fuggito dagli Stati Uniti, dove è accusato di avere avuto delle relazioni sessuali con una minorenne. Polanski è «in detenzione provvisoria in attesa di estradizione». Lo riferisce un portavoce del ministero della giustizia svizzero precisando che il regista può presentare un appello sulla decisione.

LA VICENDA - Polansky, 76 anni, era fuggito dagli Usa proprio nel 1978 dopo aver confessato di aver fatto sesso con una ragazza di 13 anni. Polanski aveva a suo tempo patteggiato la condanna con il tribunale di Santa Monica a Los Angeles. Il procuratore in cambio della sua ammissione gli aveva risparmiato il carcere lasciando perdere le altre accuse, tra cui stupro con uso di stupefacenti, perversione e sodomia, che erano emerse dalla testimonianza della ragazza, che successivamente a distanza di quasi 30 anni dai fatti, aveva però perdonato il regista. Un accordo, quello fatto dalla procura di Los Angeles, che non era però piaciuto al tribunale che si apprestava ad incarcerare Polanski, che, a questo punto, aveva scelto la fuga. Nello scorso mese di dicembre gli avvocati di Polanski avevano chiesto la ricusazione dei giudici di Los Angeles. Una richiesta che era stata respinta dal giudice Peter Espinoza che aveva detto di non poter esaminare il caso fino a quando Polanski non si fosse presentato in aula, affrontando così l'arresto. Espinoza aveva dato tempo fino al 7 maggio scorso a Polanski per presentarsi. Se Polanski sarà estradato negli Stati Uniti potrebbe quindi dover affrontare un nuovo processo per stupro a Los Angeles.

VITA DEGNA DI UN FILM - Ma tutta la vita di Polanski è degna di un film. Nato a Parigi da una famiglia ebrea di origine polacca tornò nel 1937 in Polonia ma, dopo l'arrivo dei nazisti venne rinchiuso con la famiglia nel ghetto di Varsavia. Ghetto dal quale Roman fuggì, riuscendo così a salvarsi, ma dove morì invece sua madre. Sposatosi con l'attrice Sharon Tate negli Usa la scoprì cadavere incinta dell'ottavo mese uccisa dal satanista Chales Manson e dalla sua banda a Los Angeles nel 1969. Nella strage scoperta il 9 agosto del 1969, oltre alla Tate vennero uccise altre quattro persone: l'ereditiera Abigal Folger, figlia dell'imprenditore del caffè «Folger», il suo fidanzato e scrittore Wojciech Frykowsky, il parrucchiere delle star Jay Sebring e il custode della villa, Steven Parent.

fontecorriere.it

 
Il viceministro alle Comunicazioni Romani : "Valuteremo sanzioni" Il presidente del Senato: "Mi appello al buongusto. C'è imbarbarimento" Stampa E-mail
Domenica 27 Settembre 2009 09:10

Il governo: "Istruttoria su Annozero"
L'opposizione insorge: "Abuso di potere"

Durissima la reazione del Pd: "Un'iniziativa senza precedenti, viola il contratto di servizio"
Travaglio: "Dichiarazione illegale ed eversiva, peggio dell'editto bulgaro"

    

ROMA - Non si placano le polemiche dopo la prima puntata di Annozero. Ieri il ministro Scajola l'aveva definita "spazzatura" annunciando la convocazione dei vertici Rai. E oggi Paolo Romani, viceministro alle Comunicazioni (dipartimento del ministero dello Sviluppo) annuncia l'apertura di un'istruttoria: "Sarà avviata ai sensi dell'articolo 39 del contratto di servizio, che prevede per il ministero l'obbligo di curare la corretta attuazione del contratto stesso". Al termine della procedura, spiega Romani, "si valuterà se richiedere l'intervento dell'Autorità garante nelle Comunicazioni per l'applicazione delle sanzioni". Ma l'opposizione insorge.

Sul tema interviene oggi il presidente del Senato Renato Schifani, che si appella "al buon gusto". Chiedendo uno stop al "gossip" e usando la stessa espressione che da mesi il centrodestra usa per minimizzare la vicenda delle escort nelle residenze del premier."Quello che mi preoccupa è che l'imbarbarimento della politica, che si era trasferito anche alla comunicazione della carta stampata, si sta spostando anche sul mezzo televisivo" dice Schifani.

Da Annozero, a commentare è Marco Travaglio. "Quello che è successo ieri (l'iniziativa di Scajola, ndr) è più grave dell'editto bulgaro - dice, collegandosi telefonicamente con piazza Navona, dove si svolge la manifestazione "Agenda rossa". Quella del ministro è per lui "una dichiarazione illegale ed eversiva che pretende di istituzionalizzare il controllo del governo sulla televisione".

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Ad attaccare è anche il Pd. Dopo Massimo D'Alema che definisce "del tutto inopportuno" l'intervento di Scajola, arriva la nota ufficiale firmata dal responsabile comunicazione del partito, Paolo Gentiloni: "Il governo non ha alcun potere di istruttoria su singoli programmi della Rai. In quindici anni di vigenza dei contratti di servizio non si è mai visto un intervento del genere. Si tratta di un abuso di potere e di un'invasione delle competenze di Agcom e commissione di Vigilanza ribadite proprio dall'articolo 39 del contratto di servizio".

Durissimi pure Vincenzo Vita (Pd), componente della commissione di Vigilanza, e Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21; i quali, a proposito degli interventi di Scajola e Romani, dicono: "Si tratta di un vero e proprio atto improprio, di un eccesso di potere e di una campagna di intimidazione". La Fnsi in una nota sostiene che l'iniziativa del governo è "una manifestazione i arroganza nei confronti del presidente della Vigilanza Zavoli e una replica rabbiosa e scomposta ai cinque milioni e mezzo di cittadini che hanno liberamente scelto il programma".

Critiche, infine, dall'Udc: "Quello di Scajola è un evidente infortunio istituzionale dovuto all'eccesso di zelo verso il presidente del Consiglio" afferma il segretario Lorenzo Cesa.

Il governo, però, fa fronte compatto. "Insultare il premier equivale a insultare tutti gli italiani" tuona il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini. Unica voce dissonante quella del collega di esecutivo, il democristiano Gianfranco Rotondi: "Sarebbe opportuno, per i giornalisti e per la politica, abbassare i toni di uno scontro duro che danneggia innanzitutto la Rai"

 

 
La stampa internazionale ironizza sull'accoglienza fredda degli Obama al premier italiano Stampa E-mail
Sabato 26 Settembre 2009 14:53

"Michelle tiene lontano Berlusconi"
La foto del G20 fa il giro del mondo

Economist sul conflitto tra il Cavaliere e Fini: "Il Sultano ha poca pazienza verso il Vizir"

 

 

LONDRA - Si dice che un'immagine vale più di mille parole, e il detto trova conferma nell'attenzione che la stampa internazionale dedica oggi alla sequenza fotografica dell'incontro tra Silvio Berlusconi e Michelle Obama nell'ambito del summit del G20 a Pittsburgh. I giornali stranieri sottolineano che mentre la first-lady americana ha baciato sulle guance tutti i leader delle maggiori poteenze mondiali, con il premier italiano si è limitata a una "apparentemente riluttante" stretta di mano, vedendo in questo una scelta ben precisa, quella di non farsi riprendere abbracciata all'uomo invischiato in uno scandalo a base di escort, la cui moglie, chiedendo il divorzio, lo ha definito come una persona "che frequenta minorenni". Non solo: i media esteri notano anche lo sguardo particolarmente serio di Barack Obama, che si trovava a metà strada fra Berlusconi e Michelle e dava l'impressione di "voler accelerare" il momento del formale saluto e spingere oltre il leader italiano.

"Berlusconi è in fondo alla lista dei baci di Michelle", titola il Daily Telegraph di Londra, pubblicando l'intera sequenza fotografica e un ampio servizio a pagina 3. "Il premier italiano, noto per le sue gaffe e per essere un cacciatore di donne, si vede negare il bacio di benvenuto che la first-lady ha concesso agli altri leader del G20", recita il sottotitolo. "Mentre la signora Obama ha scambiato baci e abbracci con i Brown, i Sarkozy, i Medvedev e con Angela Merkel, ella è apparsa riluttante ad avvicinarsi troppo al signor Berlusconi", afferma l'articolo, ricordando che il premier italiano è giunto da solo al vertice perché la moglie ha chiesto il divorzio a causa degli scandali "con call-girls e modelle di biancheria intima" in cui lui è coinvolto. Il giornale rammenta anche che la propensione di Berlusconi per le gaffe ha colpito anche Barack Obama, "memorabilmente definito come giovane, bello e abbronzato" dal capo del governo italiano.
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"Michelle deve avere deciso che se una donna doveva essere fotografata abbracciata a Berlusconi, non sarebbe stata lei", scrive il Telegraph. "Una stretta di mano, impartita con la cautela di chi mette in bocca un topo morto a un coccodrillo, è tutto quello che il premier italiano ha ricevuto da lei, nonostante i suoi migliori sforzi di mettere in moto il suo charme". Il giornale nota che, nonostante Berlusconi abbia allargato le braccia in segno di ammirazione verso la first-lady, "un Obama dallo sguardo severo voleva chiaramente farlo proseguire oltre, sospingendolo con una serie di pacche sulle spalle".

Anche altri organi di stampa stranieri commentano la scena della stretta di mano. "Michelle Obama è sembrata voler tenere Berlusconi a distanza", scrive l'agenzia di stampa Asian News International. "Berlusconi riceve solo una stretta di mano a distanza", scrive il quotidiano canadese National Post. "Berlusconi non è riuscito a mantenere la sua eccitazione quando è apparsa la first-lady, ma tutto quello che ha ricevuto è stata un'occhiata di disapprovazione da suo marito (Barack Obama)", scrive il britannico Daily Mirror. "Silvio Berlusconi innesca lo charme incontrando Michelle Obama, ma suo marito non sembra contento", scrive lo scozzese Daily Record. "Un gesto esagerato e inappropriato", è la definizione scelta dallo spagnolo Abc riguardo al comportamento del premier italiano. E così via.

Sugli ultimi sviluppi del caso Berlusconi interviene anche il settimanale Economist, con un articolo intitolato "Il sultano e il vizir": il primo sarebbe Berlusconi e il secondo Gianfranco Fini, protagonisti della recente tensione al vertice del Pdl e di una cena di tentata riappacificazione a casa di Gianni Letta. "Il primo ministro dirige quello che il politologo Giovanni Sartori ha definito un sultanato", scrive il settimanale, "e la pazienza dei sultani verso i vizir è limitata".
 
La prima puntata della nuova stagione di Annozero ha, infatti, segnato il 22,88 per cento di share, pari a 5 milioni 502 mila spettatori. Stampa E-mail
Venerdì 25 Settembre 2009 13:40

Annozero, Don Matteo vince la sfida audience

 

Roma - Annozero non vince. I telespettatori hanno preferito Don Matteo. I dati parlano chiaro. Va ancora al telefilm interpretato da Terence Hill e nino Frassica il primo posto per gli ascolti di ieri, seguito dal programma di Michele Santoro che supera i 5,5 milioni di ascolti. Ma il presidente della Rai, Paolo Garimberti, ridimensiona il risultato ottenuto dal programma su Raidue: "L’attesa era grande, il buon risultato di ascolti è frutto anche di questo". Ma Santoro esulta: "Abbiamo lavorato in condizioni di assoluta emergenza e siamo andati in onda a regola d’arte da un altro studio con una squadra nuova. Oggi siamo davvero contenti".

I dati di ascolto Su Raiuno Don Matteo è stato seguito nella prima parte da 6 milioni 603 mila spettatori (23,56% di share) e nella seconda da 5 milioni 734 spettatori (24,02 per cento di share). E' alto anche il dato della trasmissione di Santoro, ma non sufficiente per riuscire a vincere la sfida. La prima puntata della nuova stagione di Annozero ha, infatti, segnato il 22,88 per cento di share, pari a 5 milioni 502 mila spettatori. Sempre in prima serata, su Canale 5, il film di Ale e Franz è stato seguito da 3 milioni 268 milioni di ascoltatori, pari al 13,24 per cento di share.

L'esultanza di Santoro Secondo Santoro il risultato ottenuto "premia un prodotto interamente Rai e non è soltanto frutto delle polemiche". "Oltre il 36% di permanenza indica che un fetta molto importante di opinione pubblica ha voluto segnalare al governo che una cosa sono le scelte elettorali e un’altra le scelte informative - ha spiegato il conduttore di Annozero - insomma per il pubblico l’informazione deve essere considerata un contrappeso per chi esercita il potere". "Questo vuol dire che il pubblico ha espresso una sfiducia nei confronti del governo? - si è, quindi, chiesto Santoro -. Assolutamente no. Ma sicuramente vuol dire che il pubblico chiede una informazione più libera da qualunque tipo di condizionamento politico e soprattutto chiede di avere più informazione. Adesso mi auguro che prevalgano gli interessi della Rai e il senso di responsabilità".

Garimberti ridimensiona il risultato "Sulla puntata di esordio l’attesa era grande, il buon risultato di ascolti è frutto anche di questo". Garimberti ridimensiona la performance di Santoro: "E' stata una trasmissione alla Santoro, nel suo stile classico. Comunque non do giudizi, non faccio il critico televisivo". E anche sull’intervento di Travaglio il presidente della Rai dice: "E' stato un Travaglio doc, è il suo stile, il suo modo di fare giornalismo. Si può amare o no, ma è opportuno che ci siano vari generi e che uno possa scegliere se guardarli o meno". Un’esigenza, sostiene Garimberti, di cui è consapevole lo stesso direttore generale Mauro Masi: "Non è che il direttore generale non capisca che ci devono essere vari generi, non dipingetelo diverso da com’è. Quello che ha sempre caratterizzato la Rai è la presenza di più voci: c’è il Tg1, il Tg2, il Tg3 e alla fine il pubblico può scegliere, c’è il telecomando che è uno strumento di democrazia".

Resta il nodo Travaglio Il consigliere di amministrazione della Rai, Rodolfo De Laurentiis, ha invitato il direttore generale, Mauro Masi, a "sciogliere dubbi e criticità" che ancora persistono sul caso Travaglio. "Lo deve fare e mi auguro che lo faccia il prima possibile - ha proseguito - resto dell’idea che il servizio pubblico non deve essere nè una passerella per esponenti di governo e maggioranza nè un tribunale dell’inquisizione ma deve essere al servizio della collettività, deve informare obiettivamente e fare uno sforzo per migliorare la qualità dell’offerta, temi, del resto, che sono all’odine del giorno del dibattito per il rinnovo del contratto di servizio".

fonteilgiornale.it

 

 
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