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NUOVA LINEA DI VINI Stampa E-mail
Giovedì 03 Settembre 2009 05:22

   LA REALTA' DI UN SOGNO  

         

 

Terre di Nano è una residenza di campagna del XIX° secolo, circondata da vigneti, oliveti e boschi, situata in provincia di Siena, nel Parco Artistico Naturale e Culturale della Val d'Orcia, splendida area del sud della Toscana entrata a far parte nell'anno 2004 del Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'Unesco.

In posizione dominante in cima ad un colle a 500 m di altitudine, da Terre di Nano si ammirano i paesi di Montepulciano, Pienza e il borgo di Monticchiello, piccoli gioielli di architettura medievale e rinascimentale, e si godono panorami unici che spaziano dalla Val di Chiana al Monte Amiata e alla Val d'Orcia, dove risiedono splendidi centri come S.Quirico, Rocca, Castiglione, Bagno Vignoni, Montalcino, Montefollonico, Buonconvento.

Immersi in una zona ad altissima vocazione vitivinicola, i vigneti di Terre di Nano confinano con i vigneti di produzione del vino Nobile di Montepulciano e distano solo 20 minuti dai vigneti del Brunello di Montalcino.

Le città toscane di Siena e Arezzo, e quelle umbre di Perugia, Assisi e Orvieto distano un'ora di auto.

Gli aeroporti di Roma e Pisa e la città di Firenze sono a un'ora e mezzo. Ma Monticchiello, Pienza e Montepulciano sono tutti a meno di 10 chilometri dalla tenuta.

I VIGNETI E GLI OLIVETI

La proprietà di Terre di Nano si estende per 50 ettari sul poggio individuato nelle carte della zona con la denominazione Nano.

Sono compresi in questa area diversi vigneti sorti in epoche differenti a partire dall'anno 1970.

Su di una estensione di circa 10 ettari sono oggi presenti impianti di viti sangiovese, canaiolo, colorino, merlot, allevate con il sistema del cordone speronato, che danno origine ai vini rossi di Terre di Nano, vinificati nei locali della cantina e affinati in botti di rovere e barriques.

La vendemmia è normalmente effettuata nella seconda o terza settimana del mese di ottobre ed ogni anno molti ospiti si uniscono al personale di Terre di Nano per vivere direttamente questa esaltante esperienza.

L'olio extra vergine di oliva proviene dalle piantagioni di olivi che si estendono su di una superficie di circa 4 ettari intorno alla villa.

Nel mese di novembre molti dei nostri ospiti vengono a Terre di Nano per aiutarci nella raccolta delle olive e contribuire alla produzione del primo olio molito a freddo nel frantoio di Montepulciano.

Nella villa e nelle case vicine, finemente ristrutturate con gusto raffinato e attento al rispetto della storia dei luoghi, Terre di Nano offre ospitalità in appartamenti e camere nella villa, e in case indipendenti fino ad un massimo di 30 posti letto.

Le case e gli appartamenti nella villa sono completi di cucina, zona pranzo e soggiorno.

Il servizio di bed & breakfast è offerto agli ospiti delle camere; tuttavia, i nostri ospiti possono richiedere il servizio di ristorazione interna (colazione, pranzo, cena, aperitivo) offerto da Cristina e Giorgio, sempre pronti a rendere più piacevole e confortevole il vostro soggiorno a Terre di Nano.

Dalla cura e coltivazione dei nostri oliveti e vigneti ricaviamo una piccola ma eccellente produzione di olio e di vini rossi che da anni i nostri clienti mostrano di apprezzare visibilmente. Siamo lieti di offrire degustazioni, visite alla cantina e vendita diretta dei nostri prodotti con spedizioni in Italia e all'estero........

SABATO 5 SETTEMBRE DALLE ORE 16 GLI OSPITI POTRANNO DEGUSTARE VINI E PRODOTTI TIPICI DELLA VAL D'ORCIA.

ALLE ORE 21 IL CANTANTE JO HARROP E LA SUA BAND IN CONCERTO

 

 
I socialisti pressano Barroso, a caccia di consensi per la riconferma Stampa E-mail
Mercoledì 02 Settembre 2009 07:04

"Un attacco al cuore dell'Europa"
l'ira di Bruxelles contro il Cavaliere

Un veto italiano potrebbe affossare il presidente uscente della Commissione Ue

           

BRUXELLES - Credevano di esserci ormai abituati, in Europa, alle sparate di Berlusconi.

 E credevano anche che il fenomeno, per quanto sgradevole, potesse essere controllato e contenuto.

 E' dai tempi in cui, inaugurando la presidenza italiana dell'Unione, diede del "kapò" all'eurodeputato socialista tedesco Martin Schulz e dei "turisti della democrazia" agli altri europarlamentari, che da Bruxelles si guarda al leader della destra italiana con condiscendente disprezzo.

E' dai tempi delle barzellette scollacciate sciorinate durante i vertici europei, delle battute fuori luogo come quella sulla presidentessa finlandese, delle corna in occasione della foto di famiglia: un maleducato, certo, ma tutto sommato inoffensivo nella sua volgare esuberanza.

Da ieri, però, anche l'Europa sta cominciando a ricredersi.

E a intravedere quanto sia forte la carica eversiva che si nasconde dietro questi modi da avanspettacolo.

 Nessuno, in oltre mezzo secolo di vita dell'Unione, si era mai spinto a minacciare pubblicamente di bloccare il funzionamento delle istituzioni pur di togliere ai commissari europei il diritto di esprimersi sulle materie di loro competenza e, se del caso, di criticare i governi.

Berlusconi lo ha fatto, scambiando evidentemente la Commissione per uno dei tanti giornali che vorrebbe zittire a colpi di querele.

Certo, nella storia europea si sono avute minacce di veto e anche lunghi periodi di paralisi dovuti ai "niet" di questo o quel governo. De Gaulle, con la politica della "sedia vuota", bloccò per mesi la macchina europea.

Ma lo fece su una controversa questione di principio per difendere il diritto di veto della Francia.

Nessuno, finora, aveva mai evocato la minaccia di far saltare il tavolo comunitario pur di zittire le possibili critiche di Bruxelles al suo governo.

"Nessun capo di governo aveva mai avuto la faccia tosta di chiedere pubblicamente le dimissioni di un commissario, anche perché non ha il potere di ottenerle.

 Tutta la costruzione europea si basa sull'indipendenza della Commissione dai governi nazionali. Un attacco all'autonomia della Commissione è un attacco al cuore stesso dell'Europa: credo che il premier italiano abbia scelto con cura il proprio bersaglio", osserva Martin Schulz, che dopo gli insulti ricevuti da Berlusconi (e magari anche grazie ad essi) è stato eletto a capo del gruppo socialista al Parlamento Europeo.

Di certo, la sortita del presidente del Consiglio è meno improvvisata di quanto le circostanze possano far pensare.

Non è un caso che, anche se apparentemente innescata dalle dichiarazioni di Bruxelles sulla questione immigrazione, arrivi poche ore dopo che il portavoce di Barroso, interrogato sulle querele di Berlusconi contro i giornali europei, aveva ribadito quanto la Commissione tenesse alla libertà di espressione, "valore fondamentale dell'Unione".

 E non è certo un caso che l'attacco si manifesti in un momento in cui la Commissione è particolarmente debole e vulnerabile.

 Il suo presidente, Manuel Barroso, deve essere riconfermato dai governi e dal Parlamento europeo: un veto italiano potrebbe affossarlo. Berlusconi si è già vantato pubblicamente di averlo fatto eleggere la prima volta.

 Ora evidentemente vuole di nuovo umiliarlo di fronte a tutta l'opinione pubblica europea approfittando della scadenza del suo mandato.

Quella che si presenta adesso al presidente della Commissione è in effetti una "alternativa del diavolo".

 Se risponde a questo attacco senza precedenti contro l'indipendenza della Commissione, Barroso rischia la poltrona.

 Se tace, fa la figura del lacché di un governo screditato agli occhi di tutta l'Unione.

 E' per questo che i socialisti, sempre per bocca di Schulz, gli hanno intimato di "reagire immediatamente e in prima persona a questo inaudito attacco contro le istituzioni europee".

Le prime dichiarazioni del suo portavoce, Leitenberger, non sembrano però orientate in questo senso.

Un anno fa, di fronte ad una ennesima sparata di Berlusconi, che già allora se la prendeva contro "le esternazioni" dei commissari, Barroso aveva risposto con durezza: "Siamo una istituzione indipendente, non il segretariato degli stati membri". Ma allora non doveva preoccuparsi della riconferma.

 Oggi è più vulnerabile.

E Berlusconi ne approfitta.

In effetti, la rabbia del leader della destra italiana contro l'Europa, la sua indipendenza e le sue regole, non è nuova. Un anno fa aveva annunciato la sua volontà di "dare un drizzone" alle istituzioni.

E ancora prima dell'estate era tornato più di una volta sull'argomento, pronosticando che "la nuova Commissione Ue non dovrà consentire ai singoli commissari di fare dichiarazioni pubbliche su quelle che sono le relazioni che devono avere con i governi".


Il livore che il presidente del Consiglio dimostra nei confronti dei commissari europei ricorda molto quello di cui fa sfoggio da tempo contro i magistrati italiani.

 Qualsiasi potere indipendente che sfugga al controllo della politica intesa come "dittatura della maggioranza" costituisce per Berlusconi un ostacolo insopportabile.

 E l'Europa, con le sue regole e i suoi principi, pone oggettivamente un limite al suo potere in Italia: una cosa che Berlusconi non sembra ormai disposto a tollerare.
fontea.bonannirepubblica.it

 
Il direttore dell'Avvenire al contrattacco, sul suo giornale la "lettera anonima" Stampa E-mail
Martedì 01 Settembre 2009 16:05

Boffo: "Ecco i veleni di Feltri"
Vaticano: "Nessun contrasto con la Cei"

Berlusconi e le 'dieci domande' di Repubblica: "Se continuano perdono di credibilità"
Il giudice di Terni nega l'accesso agli atti, autorizza solo copia del decreto di condanna

ROMA - Il direttore dell'Avvenire Dino Boffo va al contrattacco sulla vicenda che lo vede protagonista, dopo le accuse pubblicate dal Giornale.
 E il Vaticano torna a confermargli solidarietà smentendo Il Giornale che aveva parlato di contrasti tra la Santa sede e la Cei.
 Anche Berlusconi interviene: "Con il Vaticano dialogo quotidiano".
Nel frattempo, il giudice di Terni nega l'accesso agli atti del procedimento per molestie personali e Famiglia Cristiana critica chi vuole "una Chiesa del silenzio".

L'Avvenire. Il quotidiano dei vescovi dedica oggi alla vicenda le ultime tre pagine: a fianco dell'editoriale le fotografie del certificato del casellario giudiziale pubblicato ieri in prima pagina dal Giornale e quella della cosiddetta "informativa", definita il "foglio B".
Una "lettera anonima", aggiunge Boffo nel suo articolo, che "mai avrei creduto" di dover pubblicare. Un atto ora "inevitabile" perchè "bisogna che i lettori di Avvenire sappiano che cosa è in realtà la 'sentenza giudiziaria' maneggiata come un manganello": "uno sconclusionato e sgrammaticato distillato di falsità e di puro veleno costruito a tavolino per diffamare".
"Feltri e i suoi, prontamente affiancati dal manipolo di coloro che su altre pagine di giornale hanno preso per oro colato la loro 'rivelazione', hanno diffamato.
Hanno deciso, loro, sì, sentenziato, che il direttore di Avvenire era un omosessuale, un molestatore, uno sfasciafamiglie.
Un sepolcro imbiancato da picconare in pubblico. Hanno preso, come l'anonimo (per ora) diffamatore, una copertina e hanno appiccicato ciò che faceva loro comodo".
Il direttore di Avvenire rileva che il Giornale di Feltri "già da ieri ha cominciato a dissimulare la vergognosa operazione.
Non più mescolando le carte ma cercando di far sparire quella che dimostra quanto sporco sia il gioco che stanno conducendo".

Berlusconi sul Giornale. Anche Berlusconi parla della vicenda in una intervista allo stesso Giornale. "A proposito di questa vicenda - si limita a dire il premier - ho già detto tutto quello che dovevo dire.
E davvero non vorrei aggiungere altro".
Per quanto riguarda la polemica con Repubblica, Berlusconi spiega di non aver querelato il quotidiano: "Ho avviato una causa civile.
 Quanto alle dichiarazioni della sinistra meglio soprassedere per amor di patria".
 E alla domanda se pensa che il giornale andrà avanti nella sua campagna risponde "Se vogliono continuare a perdere lettori e credibilità facciano pure".

Vaticano: "Nessun contrasto con la Cei". "I tentativi di contrapporre la segreteria di Stato e la Conferenza episcopale italiana "non hanno consistenza".
 Lo afferma il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, riferendosi ad alcuni commenti apparsi sulla stampa in questi giorni, in primis al retroscena "Quella tensione tra la Santa Sede e la Cei" pubblicato oggi da Il Giornale.
"Confermo che il cardinale segretario di stato Bertone ha parlato con il dottor Boffo manifestandogli la sua vicinanza e solidarietà - spiega Lombardi - E' chiaro che vi è accordo tra la Santa sede e la Chiesa in Italia, nel rispetto delle rispettive competenze".
 In riferimento alle differenti posizioni tra Avvenire e Osservatorio romano il direttore dell'informazione vaticana tiene a precisare che si tratta di un falso problema: "Non vi è motivo di stupirsi peraltro se vi sono differenze di approccio fra i media vaticani e quelli del mondo cattolico italiano quanto ai temi e ai dibattiti in corso nella società e nella politica italiana date le differenti finalità e attenzioni prioritarie di tali media, ed è ovvio che i media vaticani facciano riferimento alle posizioni degli episcopati dei diversi paesi".

Il premier: "Con il Vaticano dialogo quotidiano". "Leggo delle cose su distanze e difficoltà tra il Governo: queste distanze non sono mai esistite e non esistono".
Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Danzica.
 Riferendosi alle polemiche tra il Giornale e l'Avvenire Berlusconi ha ribadito che "il Governo non ha alcuna responsabilità per quello che è successo nelle diatribe giornalistiche che si sono verificate. Non c'è nessuna distanza con la Santa Sede - ha ripetuto - abbiamo continuato come sempre i nostri dialoghi pressochè quotidiani e quindi tutto ciò che ho letto sui giornali è esattamente il contrario della realtà".

Negato l'accesso al fascicolo. Il giudice Pier Luigi Panariello ha disposto che dal decreto penale di condanna, che i giornalisti potranno avere in copia, venga cancellato il nome della persona offesa.
 Panariello ha reso noto che il procuratore della Repubblica di Terni Fausto Cardella aveva invece espresso parere favorevole alla messa a disposizione dei giornalisti di tutti gli atti del fascicolo, celando comunque il nome della persona offesa.
"Ritengo - ha detto il gip - che il diritto di cronaca possa essere soddisfatto attraverso la divulgazione del fatto, cioè di come si è concluso il procedimento".
 Secondo Panariello la conoscenza degli atti processuali va riservata alle parti coinvolte che, "se lo vogliono possono poi metterli a disposizione".
Panariello ha tra l'altro detto che "in questi giorni" i difensori di Boffo hanno chiesto copia degli atti del fascicolo.

Famiglia Cristiana. "Nell'Italia d'oggi molti sembrano rimpiangere la Chiesa del silenzio.
 Sono coloro che ogni volta che vescovi, parroci o mass media cattolici fanno sentire la loro voce, parlano di indebite ingerenze, minacciano ricatti e ritorsioni, brandendo l'otto per mille o il Concordato come cappio al collo di una Chiesa che si vorrebbe reticente o in ostaggio".
E' quanto scrive il settimanale "Famiglia cristiana" nel numero in edicola giovedì prossimo.
Nel Primo piano dedicato alla recente vicenda che ha visto coinvolto il direttore di Avvenire, il settimanale dei paolini esprime fra l'altro la propria solidarietà a Dino Boffo.
Il settimanale critica inoltre le ipotesi espresse dal presidente emerito Francesco Cossiga, pur non esplicitamente citato, riguardo la necessità di controllo sulle dichiarazioni dei rappresentanti del mondo cattolico e fa riferimento al testo del Concordato in cui "è garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".

Famiglia donna molestata: "Per noi storia chiusa".
"La vicenda è chiusa da tempo e chi l'ha ritirata fuori oggi è inopportuno". Così ha detto la madre della donna che nel 2001 fu oggetto di molestie telefoniche da parte di Dino Boffo. La signora, che vive a Terni, ha ribadito che la figlia non ha intenzione di rilasciare dichiarazioni o interviste.
fonterepubblica.it
 
Monsignor Mogavero spiega di avere cestinato la velina che sembrava un messaggio a Ruini e Tettamanzi Poi aggiunge: "Per il bene della Chiesa potrebbe anche dimettersi" Stampa E-mail
Lunedì 31 Agosto 2009 17:57

 

Boffo, nuove proteste dei vescovi
Il Gip: "Nessuna informativa"


Boffo, nuove proteste dei vescovi Il Gip:

Monsignor Domenico Mogavero

ROMA - Nel fascicolo riguardante il procedimento per molestie a carico di Dino Boffo "non c'è assolutamente alcuna nota che riguardi le sue inclinazioni sessuali".
A confermarlo è il gip di Terni Pierluigi Panariello.
Che cos'è allora la "velina" anonima recapitata ai vescovi italiani (che l'hanno cestinata) e finita nelle mani di Feltri (che l'ha citata testualmente sul Giornale)?
"Un'intimidazione che da siciliano definirei di tipo mafioso", risponde monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo.

Il vescovo. Ricevuta l'informativa sul direttore dell'Avvenire, il monsignore racconta di averla "cestinata" e di essere "rimasto indignato della cosa".
Un testo del genere, "indirizzato a più persone", ha lo scopo di "un avvertimento" che, osserva il vescovo, "io da siciliano definirei di tipo mafioso" in particolare "nei confronti dei due cardinali citati, Camillo Ruini e Dionigi Tettamanzi".
L'intera vicenda legata a questa informativa per Mogavero è "un affaraccio brutto","inquietante", "spazzatura maleodorante" e "prestarsi a un gioco di questo genere è offensivo della dignità delle persone, della libertà di stampa e anche di una certa professionalità. Non credo proprio - sottolinea - si tratti di un autentico scoop".

Il vescovo di Mazara del Vallo ragiona anche sulle conseguenze del caso Boffo.
"Bisogna capire - spiega - che quando si entra nel piano della rappresaglia si sa da dove si comincia ma non si sa dove si va a finire, soprattutto perchè esistono persone che poi in queste situazioni ci sguazzano.
Certi signori - rimarca - si sono assunti la responsabilità morale di aver messo in moto un meccanismo che speriamo si fermi qui".
In merito alla rivendicazione del direttore del Giornale di avere agito in autonomia dal presidente del Consiglio, Mogavero afferma: "Nessuno nega autonomia a Feltri ma non sono disponibile a pensare che nessuno della proprietà del Giornale fosse al corrente di quanto si stava per pubblicare, saremmo fuori dal mondo se si sostenesse una cosa del genere.
Può essere che non lo sapesse il presidente del Consiglio - conclude - ma non la proprietà".

Tutta la vicenda "peserà sui rapporti Stato-Chiesa".
Infatti, "se il premier - continua il vescovo - cerca un riavvicinamento con la Chiesa deve semplicemente cambiare stile di vita, deve semplicemente fare il politico e non il manager o l'uomo di spettacolo".
Poi, prosegue Mogavero, "il giudizio sulla sua politica lo daranno il Parlamento e la storia ma se cerca la vicinanza con il mondo ecclesiastico deve assumere un rigoroso stile di vita".
"Non ci interessa la sua vita privata - conclude - ci interessa che non ne faccia motivo di spettacolo".
Secondo Mogavero la vicenda si trasformerà in "una bomba a orologeria" e, aggiunge, "mi dispiace che il povero Boffo abbia dovuto pagare un prezzo così alto ma se questo è servito a far saltare l'incontro tra il segretario di stato vaticano il card. Tarcisio Bertone e il premier Silvio Berlusconi all'Aquila, sono contento".

Tornando sull'argomento e rispondendo alle domande dei giornalisti Mogavero sostiene che Boffo potrebbe anche dimettersi "non certo per ammissione di colpa", ma "per il bene della Ghiesa e del giornale".
"Se ritiene che tutta la vicenda - dice il monsignor - pur essendo priva di fondamento, possa nuocere alla causa del giornale o agli uomini di Chiesa Boffo potrebbe anche decidere di dimettersi". Ma così non sarebbe un'ammissione di colpa? "In effetti in Italia chi si dimette è sempre ritenuto colpevole. Ma non sempre è così".

Il giudice di Terni.
Il gip di Terni conferma che la "velina" utilizzata da Il Giornale di Feltri per la Giustizia non esiste e non è mai esistita, così come nessuna nota che riguardi l'orientamento sessuale di Boffo.
Il giudice di Terni si sta occupando della vicenda essendo stato chiamato a decidere in merito alle richieste di accesso agli atti presentate da diversi giornalisti.
Sulla medesima istanza deve esprimere un parere anche il procuratore della Repubblica Fausto Cardella.
Dopo che lo avrà fatto gli atti passeranno al gip che dovrà pronunciarsi (una decisione è attesa non prima di domani mattina).
Già in passato altri cronisti presentarono richiesta di accesso agli stessi atti ma il gip di allora respinse le istanze.
La vicenda di Boffo venne definita con un decreto penale di condanna di 516 euro relativo al reato di molestie alla persona. Un atto al quale il direttore di Avvenire non fece opposizione e quindi la vicenda si chiuse senza la celebrazione del processo. Nell'indagine venne ipotizzato anche, inizialmente, il reato di ingiurie, ma la querela che ne era alla base - secondo quanto emerge dallo stesso fascicolo - venne poi rimessa.
Tra gli atti del procedimento non figurano intercettazioni telefoniche.
Ci sono invece i tabulati relativi al telefono di Boffo dal quale partirono le presunte chiamate moleste.
fonterepubblica.it

 

 
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