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Da Obama a Castro, da Hugo Chavez al ministro degli esteri italiano Frattini: i grandi condannano il colpo di Stato Stampa E-mail
Lunedì 29 Giugno 2009 09:07

 

 

Golpe in Honduras, il mondo dice no

 Il mondo condanna il colpo di stato in Honduras di cui è stato vittima il presidente Manuel Zelaya. Dagli Stati Uniti all’Unione Europa agli Stati di Centro e Sud America, tutti sono concordi nel rifiutare la destituzione di Zelaya e a chiedere il ripristino dei principi democratici.

Per una volta parlano tutti all’unisono, da Obama a Castro, da Hugo Chavez al ministro degli esteri italiano Franco Frattini.

Subito dopo essere stato portato in Costa Rica, il presidente Zelaya in collegamento con la tv venezuelana Telesur e con la CNN in spagnolo, aveva posto al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, questa domanda: «Obama, ci sei tu dietro a tutto questo?».

Immediata la risposta da Washington: «No» hanno subito risposto fonti della Casa Bianca. E nel giro di pochi minuti è arrivata attraverso un comunicato la dichiarazione ufficiale dello stesso Obama: precisando di essere «molto preoccupato», il presidente degli Stati Uniti ha detto.

«Chiedo a tutti gli attori politici e sociali in Honduras di rispettare le norme democratiche, la legge e gli impegni della Carta democratica inter-Americana. Ogni tensione esistente e ogni contesa deve essere risolta in modo pacifico attraverso un dialogo libero da interferenze esterne», ha detto Obama.

La sua dichiarazione è stata seguita da quella del segretario di Stato americano, Hillary Clinton. «Chiediamo a tutte le parti in Honduras di rispettare l’ordine costituzionale e la legge, di riaffermare la loro vocazione democratica e di impegnarsi a risolvere le loro divergenze politiche in modo pacifico e attraverso mil dialogo», ha affermato.

A breve sono giunte quindi nel corso della giornata le dichiarazioni di condanna dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea, e via via quelle dei singoli Paesi del Centro e del Sud America, dal Venezuela all’Argentina, dall’Ecuador al Messico.

Il presidente della Organizzazione degli Stati Americani (Osa), Josè Miguel Insulza, ha condannato il «colpo di stato» messo a segno «da un gruppo militare»; i ministri degli Esteri dell’ Ue, riuniti a Corfù, in Grecia, hanno «condannato con forza l’arresto del presidente dell’Honduras», auspicando «un rapido ritorno alla normalità»; così hanno fatto, con toni più o meno forti, i Paesi del Centro e del Sud America, dal Venezuela a Cuba, dal Messico al Brasile, dall’Ecuador all’Argentina, dal Salvador alla Colombia. Un coro di no, in cui seppur con toni diversi tutti esprimono «profonda costernazione per la rottura dell’ordine costituzionale».

Intanto in Honduras il presidente del Parlamento designato capo dello Stato, Roberto Micheletti, ha dichiarato un coprifuoco di 48 ore in tutto il Paese a partire dalle 21 di ieri e respinto le minacce di intervento militare del capo dello Stato venezuelano Hugo Chavez dopo il colpo di stato.

«Vedo con molta preoccupazione quello che dice Chavez senza riflettere, che non venga a minacciarci», ha ammonito Micheletti, aggiungendo di essere «totalmente sicuro del nostro esercito, che è pronto ad intervenire».

Il destituito presidente Manuel Zelaya è invece arrivato all’aeroporto di Managua, in Nicaragua, ed è stato ricevuto dagli appalusi e dagli abbracci del padrone di casa, il presidente Daniel Ortega, e dei suoi colleghi, il venezuelano Hugo Chavez e l’ecuadoriano Rafael Correa.

A Managua Zelaya parteciperà ad una riunione urgente dell’Alternativa bolivariana per le Americhe (ALBA) che chiederà la restituzione del suo incarico e incontrerà il cancelliere cubano Bruno Rodriguez, in rappresentanza del presidente Raul Castro.

L’Honduras resta così in attesa dopo il colpo di stato che ieri ha visto l’esercito destituire il presidente e designare il suo successore, Roberto Micheletti, non riconosciuto da nessun Paese. Prima di partire per Managua dalla Costa Rica, dove era stato portato con la forza, Zelaya ha commentato che Micheletti si è «politicamente suicidato».

Nella notte a Tegucigalpa centinaia sostenitori del presidente deposto, sfidando il coprifuoco, si sono riversati in strada a colpi di slogan e hanno incendiato cassonetti davanti all’esercito schierato nel centro della capitale. Sindacati e altri rappresentanti dei settori della società hanno annunciato per oggi uno sciopero generale, chiedendo il ritorno di Zelaya.

 

 

 

 

 

fontelastampa.it

 
L'esecito arresta il presidente Zelaya: "Colpo di Stato, ora sono Costa Rica". In manette gli ambasciatori di Cuba e Venezuela. Chavez: pronti all'attacco Stampa E-mail
Domenica 28 Giugno 2009 22:42

 

 Golpe dei militari, Honduras nel caos

 


Il presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya, arrestato stamane all’alba dai militari nella sua abitazione di Tegucigalpa, denuncia un «colpo di stato».

Il capo di stato aveva organizzato per oggi un referendum, osteggiato dall’esercito, dalla Corte suprema e dal parlamento, che gli avrebbe potuto permettere di candidarsi per un secondo mandato.

Zelaya è stato «condotto con la forza» nel vicino Costarica, da dove lui stesso, in un lungo intervento televisivo sulla rete latinoamericana Telesur, ha denunciato un «colpo di stato e un sequestro».

«Sono a San José, in Costarica. Sono vittima di un sequestro da parte dei militari honduregni (...) Sono stato tradito dall’elite militare», ha dichiarato Zelaya alla tv Telesur con sede a Caracas.

Secondo il suo segretario personale, Carlos Enrique Reina, Zelaya sarebbe stato arrestato dai militari che lo hanno portato in una base dell’aviazione alla periferia di Tegucigalpa.

Intanto colonne di blindati percorrevano le strade della capitale dove si erano schierati decine di soldati attorno al palazzo presidenziale.

Un centinaio di sostenitori del presidente, molti dei quali indossavano una T-shirt con la scritta «sì» al referendum«, hanno bloccato il viale principale che porta al palazzo presidenziale, gettando pietre sui soldati e gridando »traditori, traditori«.

Eletto nel novembre 2005, Manuel Zelaya aveva deciso di confermare per oggi un referendum consultivo e non vincolante, nonostante la Corte suprema l’avesse dichiarato illegale.

Il capo di stato chiedeva alla popolazione di pronunciarsi su un’eventuale modifica costituzionale che gli avrebbe permesso di ricandidarsi a novembre.

Mentre Europa e Stati Uniti hanno espresso viva preoccupazione per i fatti in Honduras nell'area la tensione cresce di ora in ora.

Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha annunciato di aver messo in stato di massima allerta le forze armate e ha minacciato un intervento militare in Honduras se il suo ambasciatore a Tegucigalpa non sarà rilasciato.

In precedenza l’ambasciatore di Caracas presso l’Organizzazione degli Stati Americani Roy Chaderton aveva riferito che il collega in Honduras insieme agli omologhi di Cuba e Nicaragua erano stati sequestrati dai militari golpisti.

Da Washington, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si è detto »profondamente preoccupato« per l’arresto del presidente Zelaya.

La Casa Bianca ha invitato «tutti gli attori politici e sociali in Honduras a rispettare le norme democratiche».

Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha detto che le azioni compiute contro il presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya, «violano i principi democratici» e che per questo dovrebbero essere «condannate da tutti».

Zelaya, nel suo discorso televisivo, si è appellato direttamente ad Obama, per chiedergli di precisare «se si trovasse dietro a tutto ciò».

«Se (Washington) non dà il suo sostegno a questo colpo di stato, allora può impedire questo attacco contro il nostro popolo e la nostra democrazia», ha ammonito Zelaya.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha espresso «grande preoccupazione» per gli avvenimenti accaduti in Honduras che hanno condotto alla destituzione del presidente Manuel Zelaya.

Il titolare della Farnesina ha parlato di una «grave violazione della legalità e delle regole democratiche» e auspicato «vivamente che la comunità internazionale nel suo insieme continui a seguire la situazione in Honduras per il ristabilimento della legalità».

 
I medici: «Quando siamo arrivati non respirava più» Stampa E-mail
Giovedì 25 Giugno 2009 22:47

 

 Michael Jackson è morto d'infarto

 

                   

LOS ANGELES
Michael Jackson è morto.

Lo riferisce il sito web Tmz.com. Il cantante era stato ricoverato d’urgenza in ospedale Ucla alle 12,21 ora locale (le 21,21 in Italia).

Secondo le prime notizie, riportate dalla stampa Usa, il cantante, 50 anni, avrebbe subito un arresto cardiaco nella sua casa di Holmby Hills sulle colline di Los Angeles.

I paramedici che lo hanno soccorso hanno effettuati le procedure per la rianimazione cardio-polmonare.

La madre starebbe raggiungendo Jackson in ospedale.

 
NIENTE TOTANI E PATATE QUESTO ANNO Stampa E-mail
Lunedì 22 Giugno 2009 06:35

 CAPRI E' UN POCO PIU' TRISTE

 

 

Non è stata un'annata felice per la tradizione del weekend d'amore a Capri.

L'evento non ha avuto luogo.

La tristezza per la mancata festa si è sentita per tutta l'isola.

I fiori, quando hanno saputo, si sono messi in sciopero riducendo i loro profumi.

La Piazzetta ha tenuto il broncio, via Cammerelle si è incupita, Fontelina e i Faraglioni si chiedono il perchè,il mare si è agitato.

Costanzo sta male,malissimo.

Ha saputo, e dal suo letto di dolore sta pensando di lasciare tutti e di andarsene a trovare Peppe Lassù.

L'Amore,davanti a questa tragedia non molla e urla a Costanzo di tenere duro.

Solo dopo che a tutti è stato detto il vero motivo, si sono messi l'anima in pace.

I fiori sono tornati a profumare,la Piazzetta  sorride di nuovo,via Cammerelle ha ripreso luce,Fontelina e i Faraglioni risplendono ancora,il mare si è calmato.

Hanno capito che anche i sogni possono svanire e che in ogni caso il ricordo non sarà mai cancellato e la Speranza,di nascosto senza farsi vedere o sentire, continua a covare il suo uovo della felicità

p.s. Costanzo non ti azzardare ad andare via !

 
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