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Con una nota del Quirinale il capo dello Stato torna sul tema del 150mo anniversario Stampa E-mail
Venerdì 21 Agosto 2009 19:51

 

     Unità d'Italia, Napolitano insiste
     "Servono chiarimenti e fondi certi"

 

                        

ROMA - Dopo il dibattito delle ultime settimane, e il suo forte appello di qualche giorno fa, Giorgio Napolitano torna sul tema dei 150 anni dell'unità d'Italia (che cadranno nel 2011).

E lo fa attraverso una nota diffusa dal Quirinale, in cui torna a insistere sulla necessità di un chiarimento su come verrà celebrata la ricorrenza.

E anche sulla necessità di fondi certi con cui finanziare l'evento.

"In relazione al dibattito in corso sulle celebrazioni del 150/mo anniversario dell'Unità d'Italia - è scritto nel comunicato - si precisa che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella lettera inviata lo scorso 20 luglio al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva sottolineato come occorra ormai con la massima urgenza un chiarimento: se necessario, un esplicito e preciso ripensamento selettivo, e dunque ridimensionamento del programma di investimenti infrastrutturali, tenendo conto delle disponibilità del bilancio pubblico (Stato, Regione ed Enti locali).

 E nello stesso tempo, una soddisfacente definizione delle iniziative più propriamente rispondenti al carattere e agli scopi di una seria celebrazione dell'evento.

Su questa base ed entro limiti che dovranno e vorranno porsi, certezza delle risorse su cui poter contare".

"Si fa altresì presente - prosegue la nota - che nella lettera inviata il 23 luglio al Presidente del Comitato Italia 150 di Torino, professor Antonio Saitta, il capo dello Stato aveva espresso l'auspicio che "possano superarsi i ritardi e si giunga ad approvare finalmente un programma articolato su pochi ma significativi progetti di carattere prevalentemente culturale, pedagogico e comunicativo, diretti a rappresentare e rafforzare la nostra identità nazionale".

 
La trascrizione della telefonata tra chi era deputato al controllo Stampa E-mail
Venerdì 21 Agosto 2009 17:17

 

Il controllore chiacchiera con la ragazza
poi lo schianto nel cielo sull'Hudson

L'allarme della Torre: "Potete spostare quel Piper?"

                  

NEW YORK - Chiacchiere in libertà al telefono su una grigliata serale, il pieno di gas da fare, scherzi su un gatto morto da bruciare.

 Poi il gelo, e l'orrore.

 "O mio Dio! Ho sentito giusto?" Sono le 11 e 55 a New York il sabato 8 agosto, l'ora della collisione nei cieli sopra il fiume Hudson tra un Piper e l'elicottero Liberty Tours con cinque turisti italiani.

 Nell'ufficio dell'aeroporto di Teterboro una donna ha appena sentito l'annuncio: "Un aereo si è scontrato con un elicottero a sud del Lincoln Tunnel un minuto fa".

Lei stenta a crederci, chiede al suo amico controllore di volo: "Ho sentito giusto?" Lui è di servizio nella torre di Teterboro che aveva dato l'ok al decollo del Piper, Carl Turner, 38 anni.

 Fino a quel momento quasi sempre distratto, con la testa altrove, a conversare al telefono con quella donna che è la sua girl-friend.

Lei sta in un ufficio separato dello scalo di Teterboro nel New Jersey. La loro lunga telefonata è già al centro di uno scandalo.

La Federal Aviation Authority non appena ha messo le mani su quella registrazione ha sospeso Turner e lo ha sottoposto a provvedimento disciplinare, per "comportamento inappropriato".

 Assente di fatto dalle sue funzioni, mentre un suo comando avrebbe potuto cambiare la storia di quella giornata.

Il National Safety Transportation Board ha ipotizzato una precisa responsabilità del controllore per il crash sullo Hudson in cui sono morte nove persone, anche se in seguito ha fatto una parziale retromarcia.

Ora la trascrizione completa di quei minuti di dialogo restituisce una scena assurda e agghiacciante, la ricostruzione di quei minuti in cui forse la tragedia poteva essere evitata.

Fino alle 11 e 50 i nastri registrati riportano un contatto di routine fra il controllore Turner e il pilota del piccolo velivolo da turismo Stephen Altman.

Dalla torre di Teterboro arriva la segnalazione che un pilota di elicottero (ma non è quello della Liberty Tours con gli italiani a bordo) ha avvistato il Piper in arrivo sopra lo Hudson: questo è un dettaglio che viene alla luce solo adesso.

"L'elicottero ti ha visto" dice Turner alla radio, "grazie" gli risponde Altman.

 Da quel momento il controllore comincia a parlare con la sua amica: "Abbiamo abbastanza gas per le bombole della grigliata?"

Poi scherza, "diamo fuoco al gatto", allude a un gatto morto ritrovato nell'aeroporto.

 Lei: "Disgustoso, che schifo". Lui: "Ma non lo fanno i cinesi?"

Alle 11 e 52 in questa conversazione privata irrompe un messaggio dalla torre di controllo di Newark, lo scalo più grande del New Jersey.

Da là hanno sentore del pericolo a cui va incontro il Piper.

 "Teterboro, qui Newark - chiamano i controllori dell'altro aeroporto che ha competenza sul corridoio aereo dello Hudson - non potresti deviare quel tizio per allontanarlo dall'altro traffico per favore?"

Turner ha ben altro per la testa e non capisce subito: "Ripeti, Newark". Le istruzioni s'incrociano confusamente ma nel frattempo il tecnico di Teterboro non interrompe la telefonata con la sua fidanzata, il dialogo privato fra i due va avanti.

 Alle 11 e 53 Turner ha la sensazione che qualcosa giri storto: "Accidenti".

"Che succede" gli chiede la donna.

 Quattro secondi prima della collisione, smette di parlare con lei e chiede notizie a Newark sul Piper.

 La risposta terribile arriva un minuto dopo: "Credo che sia andato giù, nello Hudson".

Due minuti dopo Turner chiama di nuovo la sua amica, che sente la notizia sulla frequenza radio.

LA TRASCRIZIONE

11:48:46
La torre di controllo di Teterboro contatta un elicottero - non lo stesso coinvolto nel crash - per comunicare che un aereo sta decollando e "gierà verso sud est, raggiungerà il fiume e salità fino a 1000 metri". Il controllore chiede al Piper, numero in codice N71Mc, di comunicare la sua altitudine

11:50:05
Pilota del Piper: "Stiamo salendo a quota 400"
Torre di controllo di Teterboro.

11:50:41
La torre di controllo di Teterboro parla al telefono con una donna del centro operativo dell'aeroporto. "Come siamo a gas per il grill?", chiede.
Centro operativo: "Huh?"
Torre di controllo: "Ho detto: come siamo a gas per il grill?"
Centro operativo: (intellegibile ) "Purtroppo non possiamo, mi sa che non possiamo oggi"
Torre di controllo: (inintellegibile): "Dai fuoco al gatto", riferimento a un gatto morto trovato prima all'aeroporto
Centro operativo: "Oh, ma è disgustoso. Augh, questa cosa è disgustosa"
Torre di controllo: "I cinesi lo fanno, noi perché no?"
Centro operativ: "Augh, chiudila qua"
Torre=2 0di controllo: ride

11:51:17
Torre di controllo al pilota del Piper: "One mike charlie, comincia a girare a sinistra per raggiungere l'Hudson"
Il pilota del Piper: "One mike Charlie"
Torre di controllo: "Questo è un ragazzo simpatico"
Centro operativo: "Lo so" (risata)
Torre di controllo: (inintellegibile)
Centro operativo: "Oh my God. Era davvero cattivo. Ugh"
La convesazione contiua per 2 minuti e mezzo circa, inframmezzata con comunicazioni radio con vari velivoli

11.52.19
La torre di controllo si mette in contatto col Piper e istruisce il pilota per contattare la torre di controllo alll'aeroporto di Newark su una certa frequenza, e il pilota ripete le istruzioni, Allo stesso tempo, la torre di controllo di Newark chiama Teterboro per il Piper.
Torre di controllo di Newark. " Hey, Teterboro, qui Newark. Volete spostare quel tizio, forse metterlo a un livello 22 per tenerlo fuori dal traffico degli altri, per favore?"
Torre ci controllo Teterboro: " Ripeti, Newark"
Torre di controllo di Newark.: "Potete spostare quel Piper..."
Torre ci controllo Teterboro: "Io... Ci do un occhio, è dura".
Torre di controllo di Newark: "Io non riesco a parlarci, così..."
Torre di controllo di Teterboro, cercando di contattare il Pipier: "One mike Charlie, Newark è sui 27 85 (è la frequenza radio, ndt). Si è perso nelle frequenze radio, prova ancora"
Torre di controllo di N ewark: "One mike charlie, Newark"
Durante tutto questo tempo, il controllore di Teterboro è anche al telefono con la donna del centro operativo

11.53:07
Torre di controllo di Teterboro all'ufficio operativo: "Dannazione"
Centro operativo: "Che succede?"
Torre di controlo: "Yeah, fammi tirarmene fuori". Aggancia alle 11.53.07, quattro secondi prima della collisione
Torre di controllo di Teterboro, alla radio con Newark: "Newark, qui Teterboro, ce l'avete ancora?"
Torre di controllo di Newark: "Niente".

11:55:17
Torre di controllo di Newark: "Penso sia andato giù nell'Hudson"

11:55:42
Un altro pilota di elicotero nell'area:"Sappiate che c'è un aereo che si è scontrato con un elcottero proprio a sud del Lincoln tunnel un minuto fa"
Centro operativo di Teterboro: "Ha detto quello che io penso c he hai detto?"
Torre di controllo: "Yeah"
Centro operativo: "Dove?"
Torre di controllo: "Sul fiume"
Centro operativo: "Oh mio dio. Ok, grazie".

 
Il senatore a vita commenta il ritardo dei preparativi Stampa E-mail
Venerdì 21 Agosto 2009 06:20

 

 
Ciampi: "Nel governo qualcuno frena i lavori per il 150esimo anniversario"
                 

Il senatore a vita commenta il ritardo nei preparativi: «Certi ministri impongono di non decidere.

Positiva la sollecitazione del presidente Napolitano» PAOLO PASSARINI ROMA Neppure la balsamica frescura delle Alpi stempera il mite furore del senatore a vita Carlo Azeglio Ciampi, ormai giunto alla triste conclusione che manca la volontà politica, o, come dice lui, che «alcuni membri dell’attuale governo stanno imponendo la tendenza a non decidere niente».

Se è vero, come ritiene anche Giorgio Napolitano, che si registra un deplorevole ritardo nella preparazione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità d’Italia, sembra essere altrettanto vero che questo non è il frutto di una distrazione, ma di una preferenza, una preferenza che l’ex presidente della Repubblica considera sia irresponsabile, sia contraria ai sentimenti della maggioranza degli italiani.

Il fatto che adesso il governo, in risposta alla sollecitazione affidata da Napolitano alle pagine di questo giornale, assicuri che, nella prima riunione della ripresa, il 28 agosto, completerà il finanziamento di quella decina di opere pubbliche di cui si parla da anni in relazione all’anniversario, aumenta piuttosto che diminuire l’irritazione di Ciampi.

«Quelle opere sono già state deliberate da anni, alcune di esse sono addirittura già iniziate -spiega il senatore -. Furono deliberate prima che venisse costituito il Comitato dei garanti, di cui mi fu poi affidata la presidenza.

E, infatti, il Comitato non ne ha mai discusso, non solo perché erano già state decise, ma perché non ne aveva la competenza.

Il Comitato è tenuto a pronunciarsi in seconda battuta, come garante, appunto, su iniziative del governo di carattere culturale o celebrativo, non ad approvare o disapprovare la realizzazione di infrastrutture pubbliche.

E poiché nessuna iniziativa del genere è stata finora proposta, il Comitato non ha alcuna materia su cui esprimersi.

In altre parole gli manca un "ubi consistam", una ragione di esistenza».

E i suoi trenta prestigiosi componenti sono come personaggi dell’ineffabile Azione Parallela di cui parla Robert Musil nell’«Uomo senza qualità».

Si tratta di un augusto «parterre de roi», integrato, rispetto al Comitato formato in era prodiana, in seguito a legittime segnalazioni del governo in carica.

«Solo che nel giugno scorso - ricorda amaramente Ciampi - alla prima riunione importante del nuovo Comitato ci fu la sorpresa».

Quale, senatore? «C’eravamo tutti, proprio tutti, ma non c’era alcun rappresentante del governo».

Tornando al pacchetto, in linea molto generale si può anche sostenere che uno stadio qua, un auditorium là, una pista ciclabile altrove, facciano bene all’unità del paese, ma è difficile immaginarle come asse portante di una campagna culturale su un anniversario patrio.

«Sta di fatto che, quando si tratta di lanciare qualche iniziativa più propria, ecco che mancano i soldi, prima per la crisi economica mondiale, poi per il terremoto d’Abruzzo... Tutte ragioni serissime, ma io non credo sia un problema di soldi».

Domenico Marchetta, che, prelevato dalla Corte dei Conti, fu il consigliere finanziario di Ciampi al Quirinale e ora è il capo del suo ufficio al Senato, racconta che, in precedenza (governo Prodi), vennero stanziati anche dieci milioni di euro proprio per promuovere il tipo di iniziative culturali che interessano il Comitato.

Ma il governo Berlusconi decise di cambiarne la destinazione: coprire il buco creato dall’eliminazione dell’Ici sulla prima casa.

Aggiunge anche che, per il tipo di iniziative che servono, il problema dei soldi è relativo.

«Certo, un po’ di soldi servono - spiega - ma non si tratta di fare cose costosissime e, inoltre, questi costi sarebbero ulteriormente ridotti con un’efficace cooperazione istituzionale.

Per esempio, per la giornata fondamentale, il 17 marzo 2011, si potrebbe organizzare una cerimonia al Quirinale e le prefetture potrebbero coordinare ad essa iniziative locali».

E poi il ministero dell’Istruzione, quello della Difesa, le Camere, l’Accademia dei Lincei sono tutte istituzioni che possono destinare piccole parti dei loro bilanci.

«Insomma, la questione dei soldi rischia di diventare una specie di pretesto per coprire un fastidio politico».

Conclude Ciampi: «E’ stata senz’altra positiva la sollecitazione del presidente Napolitano, che mi ha fatto gentilmente avere una copia della lettera inviata al governo e da cui attende una risposta.

Non è una cosa curiosa, questa?».

In questa situazione è evidente che la minaccia di dimissioni da parte di Ciampi resta.

Anzi no, perché a sentire lui la realtà è anche peggiore: «Non c’è alcuna minaccia di dimissioni, è la semplice constatazione di uno stato di fatto.

Se il Comitato non ha nulla da fare, a che serve un presidente?».

 
Cinque eritrei hanno detto di essere partiti dalla Libia in 78 e di essere rimasti alla deriva per più di 20 giorni Stampa E-mail
Giovedì 20 Agosto 2009 17:56

 

 Migranti, si teme una nuova tragedia
"Settantrè morti e nessun soccorso"

 

L'Unhcr: "Chi viene dal mare non può essere considerato vuoto a perdere". Aperta un'inchiesta
La segnalazione di Malta è arrivata solo quando il barcone era al confine con le acque italiane

          

 

LAMPEDUSA - "Siamo stati alla deriva per più di venti giorni, abbiamo incrociato almeno dieci imbarcazioni, ma solamente un pescatore si è fermato per darci cibo e acqua.

Eravamo partiti in 78, siamo arrivati in cinque.

Gli altri sono morti e abbiamo gettato i corpi in mare".

 Le parole di un ragazzo eritreo, soccorso al largo di Lampedusa insieme a quattro connazionali, proietta l'ombra di una nuova tragedia nel canale di Sicilia.

 E riaccende le polemiche sui soccorsi in mare e sull'accoglienza dei richiedenti asilo politico.

I sopravvissuti: "Nessuno ci ha aiutato".

Uno dei cinque eritrei sopravvissuti - sono una donna, due uomini e due minorenni - ha raccontato a un operatore di "Save the children" di essere partito il 28 luglio scorso da Tripoli, a bordo di un barcone con altre 78 persone a bordo, per lo più eritree e in minima parte etiopi.

Dopo 6 giorni di viaggio però erano terminati cibo, acqua, benzina e i cellulari erano ormai scarichi.

 L'imbarcazione, un gommone di 12 metri, avrebbe proseguito dunque spinta dal vento e priva di rotta.

 Le persone avrebbero cominciato a morire e man mano che morivano venivano gettate in mare.

Nel corso del drammatico viaggio almeno 10 le imbarcazioni che sarebbero state incrociate a cui è stato richiesto aiuto ma inutilmente.

 Solo nei giorni scorsi - lunedì o martedì - i superstiti hanno detto di avere incrociato un pescatore che ha dato loro acqua e cibo.

I soccorritori: "Corpi ridotti a scheletri". La segnalazione delle autorità maltesi è arrivata solo all'alba di oggi quando i migranti si trovavano a circa 19 miglia dall'isola, al confine con le acque di competenza italiana.

 Le autorità della Valletta non hanno però specificato da quanto tempo il barcone, alla deriva per mancanza di carburante, venisse "monitorato".

I cinque migranti non sono in pericolo di vita, ma in precarie condizioni fisiche sì: "I loro corpi - dicono gli operatori umanitari che li hanno attesi sul molo - sono ridotti a uno scheletro".

 "La donna sembrava un fantasma - aggiungono - il corpo era ridotto a uno scheletro, gli occhi persi nel vuoto.

Mi ha ricordato Fatima, la ragazza somala che raccogliemmo da un barcone convinti che ormai fosse morta".

Aperta un'inchiesta.

Il racconto dei migranti è in attesa di riscontri ufficiali, ma pare compatibile con le dimensioni del barcone, adatto a contenere una ottantina di persone, e con le condizioni di salute dei sopravvissuti, denutriti e disidratati.

La Procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta sulla presunta tragedia.

 "Di 73 morti durante la traversata - dice il prcouratore Renato Di Natale - ha parlato uno solo dei 5 eritrei soccorsi a Lampedusa.

 Stiamo facendo accertamenti e stanno sentendo, con l'ausilio di un traduttore, gli altri quattro che non sono in buone condizioni di salute".

Save the Children: "Indifferenza inacettabile". "E' inaccettabile l'indifferenza crescente nei confronti dei migranti, anche in situazione di evidente gravità.

 E' fondamentale che principi quale quello del soccorso a migranti che rischiano la vita, in mare, tornino ad essere rispettati", commenta Carlotta Bellini, responsabile Protezione di Save the Children Italia.

L'Unhcr: "Chi arriva per mare non è vuoto a perdere".

Laura Boldrini, portavoce in Italia dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati: "E' allarmante che per oltre 20 giorni queste persone abbiano vagato nel Mediterraneo senza che nessuna imbarcazione le abbia soccorse.

Un triste primato che preoccupa enormemente.

Come se stesse prevalendo la paura di aiutare sul dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare.

Come se fosse passato il messaggio che chi arriva via mare sia una sorta di vuoto a perdere".

Il Consiglio italiano per i rifugiati: "Imbarcazione abbandonata al suo destino".

 Christopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir): "Se pensiamo che la striscia di mare tra Lampedusa e la Libia è totalmente vigilata, giorno e notte, anche con le motovedette donate dall'Italia alla Libia ci chiediamo come sia possibile che un gommone di 12 metri possa stare lì per tanto tempo senza che nessuno se ne sia reso conto. Vuol dire che è stato abbandonato al suo destino".


Franceschini: "Governo riferisca al Parlamento".

"Provo orrore davanti al racconto dei cinque eritrei sopravvissuti al lungo viaggio disperato verso l'Italia. Una nuova terribile strage nei nostri mari.

 Se, come tutto lascia prevedere, ci sarà la conferma degli annegati, dei venti giorni passati alla deriva nella battutissima e sorvegliatissima zona del canale di Sicilia si porranno terribili domande".

Così il segretario del Pd Dario Franceschini.

 "Una cosa - evidenzia - è il contrasto all'emigrazione clandestina, tutt'altra è il mancato rispetto dei diritti umani e delle regole internazionali, dell'obbligo al soccorso in mare a chi rischia la morte".

 E ancora: "L'Italia non può girare la testa dall'altra parte davanti a simili tragedie.

Il governo deve riferire rapidamente e chiarire in Parlamento quello che è successo".

Indignazione e richieste di chiarimenti sono arrivate anche dal deputato dell'Idv Sonia Alfano, dal segretario del Prc Paolo Ferrero, dall'ex ministro dell'Interno Enzo Bianco, dal capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi.

Intercettato un altro barcone.

Ancora sbarchi di clandestini sulle coste siciliane.

 Un barcone con 45 persone a bordo è stato intercettato dalle motovedette della Capitaneria di porto a circa un miglio e mezzo da Lampedusa.

A segnalare l'imbarcazione è stato un diportista.

Sul posto si sono recate due motovedette della Guardia costiera, che stanno effettuando il trasporto dei migranti.

 Altri cinque migranti tunisini sono stati fermati oggi dopo che erano già sbarcati nell'isola con una piccola imbarcazione.

fonterepubblica.it

 

 
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