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Il pilota è morto, tra i passeggeri feriti anche un italiano Lo schianto è avvenuto all'aeroporto di Koh Samui Stampa E-mail
Martedì 04 Agosto 2009 08:28

 

Thailandia, aereo contro la torre di controllo
Paura per 10 turisti italiani, uno ferito,morto il pilota

A bordo c'erano 68 passeggeri tra cui i nostri connazionali
Tra i ricoverati in ospedale (per lo più olandesi e inglesi) nessuno è grave

          

           

BANGKOK - Tanta paura e pochi danni per dieci turisti italiani che erano a bordo di un Atr-72 delle Bangkok Airways che ha sbandato in fase di atterraggio e si è schiantato contro la torre di controllo dell'aeroporto dell'isola thailandese di Koh Samui.
Nell'incidente c'è stata una sola vittima: il pilota. Una decina i feriti, nessuno in gravi condizioni; tra loro ci sarebbe un italiano, gli altri sono britannici e olandesi.
Sette di loro sono ricoverati al Bangkok Samui Hospital.
La collisione è avvenuta alle 14 locali (le 9 in Italia).

 

 
Due ore e mezzo di faccia a faccia ad Arcore, il Cavaliere pressa il ministro: Troppo schiacciati sulla Lega. Un nuovo coordinatore del Pdl, magari giovane e meridionale Stampa E-mail
Martedì 04 Agosto 2009 08:08

 

Il gelo tra Berlusconi e Tremonti
"Trova subito i soldi per il Sud"



Il gelo tra Berlusconi e Tremonti

Giuliano Tremonti e Silvio Berlusconi

ROMA - "Giulio, da settembre dobbiamo dare al governo un altro "segno", imprimere un altro passo.
E la svolta la marchiamo proprio con un grande piano per il Mezzogiorno.
Dunque, fà qualcosa, trova una soluzione, soprattutto trova i soldi, non mi importa come. Ma trovali subito".
Il gelo non si è sciolto affatto, raccontano.
Ma certo, le due ore e mezza di faccia a faccia nella residenza di Arcore tra il premier Silvio Berlusconi e il ministro che detiene le chiavi della cassa, ossia Giulio Tremonti, sono servite almeno a chiarire le idee all'inquilino di via XX Settembre su quale sia il nuovo andazzo e i progetti in cantiere.
Che passano anche per un rimescolamento di carte al partito: coordinatore unico al posto dei tre in carica, che nei primi mesi non hanno entusiasmato del tutto il Cavaliere.

Il presidente del Consiglio alle prese con la sua "cura sportiva" in villa non stacca la spina, non ancora.
In attesa di una probabile conferenza stampa di "fine stagione" fra pochi giorni e di volare poi in Sardegna, tiene i contatti telefonici con alcuni ministri, quindi convoca Tremonti per le 14,30.
Il responsabile dell'Economia sa bene cosa sta per prospettargli il capo del governo: un ammorbidimento della linea del rigore bollata come filo-leghista perfino da frange riottose del Pdl.
Ecco perché si presenta a Villa San Martino accompagnato da Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro, colui che più di altri è in grado di illustrare il quadro (fosco) dei conti dello Stato. Trovata che non sortirà gli effetti sperati.
Berlusconi resta guardingo nei confronti del superministro. Ma se è con lui che vuole ragionare del progetto che ha in mente per la ripresa d'autunno, è perché quel disegno necessiterà di ingenti investimenti.
Un piano pluriennale, da scaglionare in cinque anni, in favore delle regioni meridionali.
"Evitiamo di essere troppo schiacciati sulla Lega. Presenteremo un manifesto per la rinascita del Sud e vedrai - ha spiegato il premier - che gioverà all'intero governo".
Il riferimento è a quel documento che, in bozza, hanno già predisposto i capigruppo del Pdl di Camera e Senato. Venti cartelle che andranno asciugate e trasformate in mega spot per il Meridione: 60 miliardi in arrivo entro il 2015, ricorso se necessario a una contrattazione separata nelle aree meno sviluppate e un'Agenzia per il Sud, la famigerata nuova Cassa per il Mezzogiorno.
"Evitiamo ogni riferimento alla Casmez, ma certo di uno strumento straordinario si dovrà trattare: l'importante è mettere in chiaro che i quattrini non saranno concessi a pioggia", è l'input di Berlusconi che deve tenere però a bada i malumori del Carroccio.
Ancora ieri il ministro Roberto Calderoli giudicava positiva la proposta, chiosando che l'unica "cosa sbagliata è chiamarla Cassa per il Mezzogiorno, evoca ricordi negativi".
È pure vero che così la pensano altri nel governo, compreso il ministro meridionale Raffaele Fitto.
Per non dire di una sfilza di deputati di maggioranza ("Rimedio peggiore del male" protesta il repubblicano Nucara).
Primo banco di prova per Palazzo Chigi sarà la conferenza Stato-Regioni di domani, all'ordine del giorno i fondi Fas incassati dalla sola Sicilia e ora rivendicati a buon diritto dalle altre amministrazioni.

Ma il "rilancio" di cui Berlusconi parla - che nei piani dovrà segnare il restyling della sua personale immagine dopo i recenti scaldali - investirà anche il Pdl.
I tre coordinatori Bondi, La Russa e Verdini hanno contribuito a costruire il partito, ma le aspettative del fondatore sono altre.
Il leader è ormai convinto che dall'autunno occorra un coordinatore unico che prenda saldamente in mano le redini. Quando sabato ha espresso stima ai tre, dopo le prime indiscrezioni sull'avvicendamento, il presidente del Consiglio si è limitato a spiegare che "cambiamenti nel partito non ve ne saranno, nell'immediato", e comunque "tutto sarò sottoposto alla dinamica di un grande partito democratico".
Quasi una conferma, nei fatti.
Il nome del ministro Claudio Scajola resta il più accreditato, nell'entourage ristretto del Cavaliere.
Soluzione tuttavia per nulla scontata.
Da un lato, infatti, c'è l'indisponibilità personale dell'ex coordinatore forzista a lasciare il dicastero che da qui a pochi anni dovrà gestire il business del nucleare in Italia.
 
Dall'altro, Berlusconi ha intenzione ancora una volta di sparigliare, stupire, giocare la carta imprevista: un outsider, un giovane, preferibilmente meridionale.
Mister "x" per ora resta senza nome, un profilo che lo stesso premier per ora sta mettendo a punto.
Quel che è certo è che sarà affiancato da un ex An.
Ruolo per il quale Gianfranco Fini vedrebbe bene il vicecapogruppo Pdl alla Camera Italo Bocchino.
 
fontecarmelolopaparepubblica.it

 

 
I ritmi trascinanti della taranta Stampa E-mail
Lunedì 03 Agosto 2009 07:35

 

EUGENIO BENNATO "A ROMA INCONTRA IL MONDO" NELLA CORNICE DI VILLA ADA

           

                                        a cura di umberto renda

 Eugenio Bennato, ieri sera in concerto al laghetto di Villa Ada per la rassegna «Roma incontra il mondo» ha spopolato.

un successo di pubblico incredibile con una forte presenza di famiglie e bambini ha fatto da cornice all'esibizione dell'artista napoletano che ha presentato i brani del suo ultimo album «Grande Sud», considerato come un grande contenitore che abbraccia Europa, Africa e Medioriente,tutti legati dalle comuni radici musicali e tradizionali.

«Nei mie ultimi lavori - ha detto Bennato - ho allargato l'orizzonte mediterraneo a latitudini più lontane,in particolare all'intensa e misteriosa Africa, dove colloco una mitica sponda che custodisce la fonte di tutte le leggende e il segreto di un suono battente primitivo che, attraverso i deserti, è arrivato fino alle nostre sponde».

Fondatore della «Nuova Compagnia di Canto Popolare», Bennato riesce a mantenere viva la ricerca musicale,salvandola dall'oblio.

Peraltro, il cantautore non ha mai smesso di comporre nuovi brani, di fondere esperienze e generi musicali contemporanei con lo spirito e gli strumenti tradizionali del folk e della world-music.

 Eugenio Bennato è stato uno dei primi a rilanciare la pizzica e la taranta quando nel 1998 ha fondato il movimento «Taranta Power», nato con lo scopo di diffondere un genere antichissimo attraverso la musica, il cinema e il teatro.

Obiettivo raggiunto, grazie al successo degli album «Taranta power» e «Lezioni di Tarantella», che hanno rinverdito i fasti della pizzica come strumento di liberazione individuale e al tempo stesso di aggregazione collettiva.

Eugenio Bennato voce e chitarra
Mohammed Ezzaime el Alaoui voce
Francesco Loccisano chitarre
Stefano Simonetta basso
Walter Vivarelli tamburello e percussione
Sonia Totaro voce e ballo

 

 

 
Fischi a Bondi nella cerimonia per la strage Stampa E-mail
Lunedì 03 Agosto 2009 06:00

2 agosto, la folla gira le spalle

Migliaia alla manifestazione 29 anni dopo la bomba. Contestato il ministro
Molti se ne vanno in segno di protesta. L'appello del capo dello Stato.

Nella cerimonia per il 29/o anniversario della strage alla stazione di Bologna tiene banco il tema delle pensioni agli invalidi e ai parenti delle vittime. Alle 10.25 un minuto di silenzio alla Stazione centrale per ricordare 85 morti e 200 feriti.
                  

 

 BOLOGNA - Fischi in piazza per il ministro Sandro Bondi venuto a Bologna per commemorare la strage del Due Agosto a nome del governo.

Sul palco davanti alla stazione colpita dalla bomba di 29 anni fa, il responsabile della Cultura ha dovuto interrompere più volte la lettura del discorso e ha smesso di parlare senza averlo completato.

"Chi ha fischiato ha umiliato la memoria", è il suo commento lasciato ai giornalisti al termine della cerimonia.

Appena dal palco viene annunciato il suo turno, dopo gli interventi del presidente dell'Associazione famigliari delle vittime Paolo Bolognesi e del sindaco di Bologna Flavio Delbono, il pubblico comincia a fischiare e molti si allontanano dalla piazza in segno di protesta contro il delegato del governo.

Il ministro tenta più volte di iniziare la lettura dello scritto, ma deve rinunciare.

Poi si decide a leggere nonostante dal piazzale sia praticamente impossibile decifrarne le parole, tale è il frastuono.

L'insurrezione quando il ministro dei Beni culturali attacca coloro che protestano urlando "Io so cosa sia la democrazia e la libertà".

A quel punto il ministro è costretto ad abbandonare il palco.

Mentre da sotto fioccano insulti diretti anche "al tuo padrone che ti paga..." e inviti ad andare "a p... in Sardegna".

Prima di lui, secondo il rituale ormai consolidato della commemorazione della strage, hanno parlato Paolo Bolognesi e Flavio Delbono, per la prima volta sul palco come sindaco di Bologna.

 Bolognesi ha voluto ricordare il percorso minato che ha subito la giustizia, ostacolata da forze interne ed esterne alla politica, per arrivare alla verità: "La strage si poteva evitare ma la loggia massonica P2 lo impedì.

Ogni anno emergono ipotesi alternative alla verità giudiziaria che sono solo fuorvianti.

Come quelle dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che ha creduto a dicerie".

Bolognesi ha poi citato tanto i responsabili accertati della strage, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, quanto "coloro che hanno pagato con la vita la loro militanza democratica: Petri, Rossa, D'Antona e Biagi".

  Applausi scroscianti dal parte del pubblico, anche alla lettura del messaggio del capo dello stato Giorgio Napolitano: un testo breve per ricordare "una stagione folle" e ribadire la sua "vicinanza affettuosa" ai famigliari delle vittime e la necessità della memoria per le generazioni che non hanno vissuto gli anni di piombo.


E' stato poi il turno del neosindaco di Bologna Flavio Delbono: "Non conosciamo le facce degli uomini che hanno ideato le stragi, ma le facce di chi depistò le indagini e chi la favorì.

'obiettivo era impedire lo sviluppo democratico dell'Italia e il simbolo di Bologna dava fastidio.

Volevano ricattarci, non ci sono riusciti.

Anche senza prove giudiziare sappiamo perché quella strage è stata commessa.

E dobbiamo rinnovarne il ricordo, non come un dolore del passato: raccontarlo a chi non c'era, per tramandarne la lezione. La memoria non deve andare perduta.

Abbiamo bisogno di rituali ma questi non soddisfano più lo scopo per cui erano stati pensati. La democrazia cammina sulle gambe di chi ci crede".

fontemicollavinialundrirepubblica.it

 
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