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IL CAPO DELLA POLIZIA SCRIVE A REPUBBLICA Stampa E-mail
Lunedì 09 Marzo 2009 05:25

Volanti in garage e pochi agenti
ma già così abbiamo ridotto i crimini

 

 

 

LETTERA DEL PREFETTO ANTONIO MANGANELLI CAPO DELLA POLIZIA

 CARO direttore, ho letto con comprensibile attenzione l'articolo di Alberto Custodero su Repubblica di ieri, che evidenzia la carenza di risorse umane e strutturali della Polizia derivanti dalla mancanza di risorse finanziarie.

L'inchiesta di Custodero fornisce cifre ed informazioni di dettaglio che corrispondono per la gran parte alla realtà, ma meritano qualche precisazione da parte di chi è preposto alla direzione, all'amministrazione e alla gestione di questa complessa azienda.

"Manca un'auto su tre", titola l'articolo. La prima riflessione che mi viene da fare è che esiste ed è sempre esistito un "fermo fisiologico" delle auto della Polizia impegnate in incessanti (e molto produttivi) servizi di controllo del territorio, che si attesta intorno al 20%, necessitando ovviamente queste autovetture di interventi manutentivi e di riparazione assai più frequenti che nell'ordinario.

Dunque, non è solo la mancanza dei fondi o il ritardo nella loro assegnazione ad incidere in questo campo ma anche le straordinarie sollecitazioni a cui le autovetture sono sottoposte. Peraltro, da alcuni anni, i contratti di acquisto delle "volanti" comprendono il "pacchetto manutentivo", nel senso che per i primi sei anni di vita è l'azienda costruttrice, e non l'Amministrazione, che provvede all'ordinaria manutenzione. Ciò riduce ulteriormente l'incidenza della richiamata mancanza di fondi sul "fermo macchina".

Si può dire, allora, che il problema non esiste e che tutto va bene? Che sono sufficienti le attuali risorse per soddisfare non solo le esigenze di piena funzionalità delle autovetture, ma anche i costi della pulizia degli uffici, delle missioni, del lavoro straordinario del personale, eccetera? Niente affatto. Il problema c'è senz'altro, ma ne va rappresentata la giusta misura, che tenga cioè conto di queste e di altre precisazioni tecniche, che vorrei però risparmiare a Lei e al lettore.

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E proprio perché il problema esiste - ed è stato adeguatamente segnalato all'autorità politica dai vertici tecnici e dalle rappresentanze sindacali delle forze di polizia - lo scorso febbraio sono stati assegnati con procedura d'urgenza dal Governo al ministero dell'Interno i primi cento milioni di euro facenti parte prevalentemente dei patrimoni sottratti alla criminalità.
Altra osservazione vorrei fare a proposito della lamentata carenza di risorse umane e mi piace farla pubblicamente perché è materia che ha bisogno di un pubblico chiarimento.

Da più parti e con sempre maggiore frequenza si confronta l'organico effettivo con quello "previsto". In realtà, si fa riferimento ad un parametro fissato nel lontano 1989, corrispondente ad un modello organizzativo che ha subìto nel tempo profonde modifiche. Da venti anni a questa parte, sono nati infatti Uffici e Reparti operativi su tutto il territorio nazionale (si pensi alle Questure delle nuove provincie, a nuovi Commissariati, ai Reparti Prevenzione Crimine, ecc.), nei quali sono impiegate oggi 12.000 unità che da quel datato organico sono tratte.

Ciò significa che la nascita di nuovi Reparti sul territorio, spesso invocata dalla collettività, se non accompagnata (e non lo è stata quasi mai negli ultimi vent'anni) da un mirato aumento dell'organico generale, determina la contestuale, indispensabile rimodulazione degli organici degli Uffici e Reparti preesistenti.

Vorrei anche precisare che per la Polizia di Stato è prevista una forza organica di 107.535 donne e uomini, numero per la verità mai raggiunto, e non potrebbe essere altrimenti, perché già solo le esigenze del turn over lasciano fisiologicamente un costante vuoto, che ruota intorno al 5%, pari a circa 5.000 unità. Soltanto dopo la cessazione del rapporto di impiego, infatti, il dipendente può essere sostituito e la sua sostituzione richiede una procedura concorsuale che lascia inevitabilmente un lasso di tempo scoperto.
Oggi l'organico effettivo registra una carenza di 7.253 unità, superiore perciò di 2.000-3.000 unità alla carenza fisiologica.

Al proposito, va ricordato che lo stesso decreto legge che ho richiamato poc'anzi, prevede l'accelerazione dello stanziamento di cento milioni di euro previsto nel giugno dello scorso anno che consentiranno a breve l'assegnazione di 2.876 operatori delle forze di polizia, dei quali 906 destinati alla Polizia di Stato (80 Commissari e 826 agenti).

Certo, il bisogno di sicurezza, oggi assai sentito non solo per la paura che ci fa la criminalità ma anche per le incertezze che derivano dai diffusi fenomeni di disagio sociale, di degrado, di difficile integrazione delle diversità, ecc., sollecita in ogni momento l'investimento di più uomini e più mezzi.

Ed anche le organizzazioni sindacali, si fanno interpreti di questi sentimenti e di quelli degli operatori di polizia, che vorrebbero a loro volta fare sempre di più per raggiungere risultati sempre più lusinghieri.

Caro Direttore, nel ringraziarLa di cuore per l'ospitalità, desidero concludere questa mia lettera con una nota protesa al futuro, che nasce dalla consapevolezza di quanto si sta facendo. Ciò anche per onorare il lavoro di tutti coloro che operano all'interno del "sistema sicurezza".
E' vero: due macchine camminano, mentre una è ferma.

Ma è anche vero che quelle due macchine - grazie alla passione, all'impegno, all'entusiasmo che ogni giorno gli operatori delle forze di polizia profondono - hanno consentito di ridurre la delittuosità nel nostro Paese (dell'11,4% nel 2008 rispetto all'anno precedente), mentre il lavoro investigativo e di intelligence ha consentito di aumentare il numero degli autori di reato denunciati (da quasi 860mila a 880mila) e di catturare un maggior numero di grandi latitanti (dai 98 del 2007 ai 180 del 2008).

Solo nel 2008, oltre 10mila manifestazioni si sono svolte pacificamente, anche grazie alla vigile presenza delle forze di polizia, che hanno permesso di coniugare la tutela della libertà di manifestare con il diritto della collettività di non vedere limitate le proprie libertà.
Un lavoro difficile, come Lei ben sa, caro direttore, quello delle forze di polizia. Un lavoro che merita l'affetto, la partecipazione e la gratitudine di tutti.

 
auguri Stampa E-mail
Domenica 08 Marzo 2009 21:23
 
questi sono i rappresentanti scelti non da noi Stampa E-mail
Venerdì 06 Marzo 2009 09:13

Nel Belpaese dei privilegi
quell'extra che rende diversi

 

                             di Antonello Caporale

Eccezionale servizio di un grande Antonello Caporale. Peccato che nulla di quanto viene scritto e detto, in questo caso e negli altri analoghi, riesca a provocare quel sano sentimento di vergogna tra i nostri "eletti".

 

Sarà un anno orribile questo, l'ha garantito ieri Giulio Tremonti. La fila dei disoccupati agli angoli delle fabbriche misura oramai esattamente la distanza che separa la moltitudine, di ogni ceto, razza, lingua e religione, dagli eletti. Segno dei tempi è il ragù politico, il piatto di pasta servito alla buvette dei senatori il cui costo - collassato a un euro e cinquanta centesimi per deliberata e generosa scelta del gestore del catering - è stato fatto subito risalire dal presidente del Senato a un euro e ottanta, più in linea e rispettoso dei sentimenti dell'opinione pubblica.

C'è una parola, una sola, che pone alcuni lavori fuori dal comune, li innalza e li tonifica: il privilegio. L'extra che cambia il corso della busta paga, consola la vita anche quando è sul punto di finire. E produce quel miracolo che appunto si definisce privilegio, frutto del diritto che cambia natura.

Tutto ha un prezzo. Il silenzio, per esempio. Stare zitti è una fatica e ha il giusto costo. E morire, oltre al dolore inconsolabile, comporta una serie infinita di pratiche e di cerimonie che vanno obbligatoriamente fatturate. L'Iva, la maledetta Iva.

Il premio alla carriera. Una questione a parte, senza volere entrare nel merito del tema che qui lambisce la terra e il cielo, è il pacchetto dei premi fine vita. Apriamo parentesi. Prima della morte, ma forse più dolorosa di essa, c'è la fine della carriera politica, la fine dei sogni e della gloria. Il politico che lascia ottiene un vitalizio. Lo dice la parola stessa: il vitalizio non è la pensione e quindi lo si può raccogliere, a certe condizioni, anche da giovani. E' qualcosa di diverso e, stando all'etimo, sicuramente di vitale.

Antonio Martusciello a soli 46 anni ha lasciato Montecitorio. Per quattordici anni di fila ha servito le Istituzioni e Forza Italia. Se riscatta quattro anni di contributi può godere di un vitalizio formidabile: 7.958 euro (lordi) mensili. E il 49enne Alfonso Pecoraro Scanio, 16 anni trascorsi a Montecitorio, con un minimo riscatto raggiunge il traguardo degli 8.836 euro (lordi) in tasca, senza temere i nuovi ricalcoli pensionistici, il famigerato scalone, espressione che indica ancora lavoro e ancora per tanti anni per i sessantenni.


Oltre al vitalizio, conquistato calcando la scena, a fine carriera si aggiunge un affidamento in danaro a titolo di "solidarietà" o di "reinserimento sociale". L'assegno è pari all'80 per cento dell'indennità per il numero degli anni in cui ha frequentato il Potere. Ti hanno cacciato dal Parlamento e ora? L'anziano Armando Cossutta ha ottenuto 345.600 euro, per esempio. Il più giovane Clemente Mastella 307.328 euro. Proprio Mastella, causa licenziamento, ha raccolto il dovuto: vitalizio (9600 euro lordi mensili) e assegno di solidarietà. Ma il reinserimento sociale non è riuscito, Clemente ha vagato meno di un anno e sta per tornare nel punto esatto da dove era partito.

L'indennità funeraria. Trombato e premiato perciò. L'indennità, e qui entriamo in una speciale categoria, accompagna la vita del vivo e permette di dare sollievo ai familiari qualora il de cuius abbia davvero deciso di smettere e per sempre. In Veneto si chiamava indennità funeraria. In Sicilia, forse per non dare nell'occhio, la tipologia si è classificata più proletariamente come "sussidio di lutto". Così, il deputato palermitano Giovanni Ardizzone non ha fatto mistero di aver avuto una qualche perplessità anche di natura scaramantica allorché, nel corso del suo mandato di questore dell'Assemblea siciliana, si è trovato a firmare un paio di provvedimenti che erogavano "sussidi di lutto". E ha scoperto, dopo aver chiesto delucidazioni, che nella ricca e antica collezione di decreti del consiglio di presidenza dell'Ars c'è un atto che concede una somma fino a 5 mila euro per le spese relative a funerali di deputati in carica o cessati dal mandato. Soldi ovviamente destinati alle famiglie del caro onorevole estinto. Se l'è cavata magnificamente Ardizzone: "Cosa dire? Noi parlamentari siamo previdenti: pensiamo al nostro futuro. Anche dopo la morte".

Nel 2007 per i "sussidi di lutto" in Sicilia sono stati spesi 36.151 euro. In Veneto non si sa, ma il presidente del consiglio regionale, il leghista Marino Finozzi, interrogato sul triste tema del trapasso, ebbe come un sobbalzo e sinceramente rispose: "Io penso che un contributo pubblico alle spese di funerale per una persona che ha speso 10, 15 o più anni della vita per servire le istituzioni e i cittadini non sia un grande scandalo".

Tocchiamo ferro e badiamo al presente. È un'ora grave, la recessione economica sta travolgendo consuetudini quasi secolari: il Quirinale ha detto addio a 37 corazzieri (da 260 passeranno a 223) le senatrici hanno visto abolito il loro assegno per il parrucchiere, un bonus mensile di 150 euro. "Sono ancora piccole cose", hanno scritto i senatori questori. Piccole ma che danno il segno di un'era nuova, e dei sacrifici che attendono davvero tutti.

La corsia preferenziale. Le piccole cose si fanno poi grandi col crescere delle responsabilità. Conoscete un privilegio più tondo ed esibito di una guida contromano? Il comune di Palermo ha deliberato che i politici, di ogni risma e colore, debbano essere agevolati nel loro movimento. Viaggeranno in corsia preferenziale, ridurranno a una legittima concessione contromano l'attesa di far presto e bene. Ogni cosa al suo posto e ogni responsabilità al livello che merita. Il 22 agosto scorso una circolare di palazzo Chigi ha riclassificato le urgenze e le potestà mutando nel profondo le condizioni del passaggio aereo di Stato. Romano Prodi aveva incautamente ristretto il numero dei beneficiati obbligando persino fior fiore di ministri a giustificare la propria richiesta di volare alto e bene. Silvio Berlusconi ha ricondotto la spesa nei suoi limiti fisiologici: qualche milione di euro in più si spenderà, e però vuoi mettere la resa? Efficienza e velocità per tutti. Quindi tutti imbarcati: premier e consiglieri, ministri e viceministri, persino sottosegretari. Quando e come chiedono, facendo attenzione solo alle coincidenze.

Il costo del silenzio. Bisogna capirsi - e una volta per tutte - dove finisce il privilegio e dove inizia il dovere. L'obbligo per esempio di tenere la bocca cucita. Quando i capi dei servizi segreti Emilio Del Mese, Niccolò Pollari e Mario Mori hanno lasciato il comando, l'Espresso - curioso - fece due conti sulla liquidazione straordinaria che avrebbero ricevuto: la fissò in un milione e ottocentomila euro. Tra le tante voci che avrebbero prodotto una pensione da favola (circa 31 mila euro lordi al mese) per una carriera quarantennale davvero straordinaria bisognò tener conto anche del tributo a una vita pericolosa e soprattutto silenziosa. Allo stipendio si aggiunge infatti, per chi opera nei servizi, un'indennità particolare di funzione che, tra gli addetti, viene definita "indennità di silenzio" e quasi raddoppia l'emolumento base. Voce che poi, alla fine della carriera, viene conteggiata per la quiescenza. Silenzio d'oro, compenso perpetuo. Ma è un trattamento riservato unicamente ai capi. I sottoposti, al momento della pensione, non si portano dietro quella ricca indennità.

Questi tempi moderni hanno anche impresso un'autentica accelerazione allo scambio di idee e di proposte. Con internet tutto si è fatto non solo più semplice ma straordinariamente veloce. E sia il Senato che la Camera consegnano a ciascun eletto, ad ogni inizio di legislatura, hardware e software necessari. Il parlamentare riceve il suo computer (che a fine mandato conserverà) in modo che ovunque si trovi, ovunque, sia nella condizione di lavorare. Qualche mese fa la signora Anna, disperata, (tre figli minorenni e senza lavoro) ha scritto una mail a tutti i parlamentari e ha invocato aiuto. Anna non esisteva e la sua disperazione era finta. Era un modo per testare l'apparato tecnologico in dotazione. Dal momento dell'invio al momento della lettura della mail sono trascorse in media due settimane. Il 42 per cento dei senatori aveva però e purtroppo la casella di posta piena. Alla signora Anna hanno alla fine risposto in 26 che, su 994 destinatari, rappresenta il 2,7 per cento. Non male.

Auto blu e super autista. A ciascuno il suo e ad alcuni autisti, per esempio, una retribuzione maiuscola, calcolata sul giusto: il rischio, la velocità, la fatica di guidare anche di notte. Di pochi giorni fa la notizia che la Camera dei deputati ha riconosciuto, dopo una annosa vertenza, il secondo livello retributivo ai suoi autisti. Porterà a 10.164 euro la retribuzione mensile lorda (dopo 35 anni di lavoro) a chi conduce l'auto blu. Più di quattromila euro netti al mese. Tre autisti dell'Atac ci vogliono per farne uno della Camera. Ma il Parlamento è un mondo a parte, non fa testo. Un bravo barbiere, se riesce a imboccare il portone di Montecitorio, supera in progressione e di molto lo stipendio di un magistrato d'appello (fermo a 98mila euro l'anno), e un operaio specializzato (tubista, elettricista) se ha la ventura di lavorare alla Camera è sicuramente nella condizione di raggiungere e superare lo stipendio di un professore universitario, persino di un cattedratico barone. Alla Camera ogni cosa ha costi elevatissimi, e persino le spese minute diventano mostruose: l'anno scorso 650 mila euro sono volati via proprio per la minutaglia, le spese vagabonde. Ma lì anche gli appendiabiti e chissà quale altro accessorio dei guardaroba (giacché le guardarobiere sono pagate a parte) sono valsi nell'ultimo bilancio un accantonamento monstre: 205 mila euro. Disse Goffredo Bettini, al momento di metter piede a Montecitorio: "Mio padre mi ha lasciato ricco. Sono diventato assai meno ricco quando per anni, come segretario del Pci di Roma non ho preso lo stipendio. Tuttavia il mio partito mi ha restituito i privilegi eleggendomi prima alla Regione e poi in Parlamento". Privilegiato, esatto. Tra le cento carezze parlamentari anche una voce destinata alla lingua, a parlar bene e a farsi intendere meglio. Per la formazione linguistica ai deputati investiti nel 2008 900mila euro. In Parlamento si parla, nevvero?


 

 
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Venerdì 06 Marzo 2009 07:10

 Attese oltre 1,4 milioni di bancarotte nel 2009 negli Stati Uniti

 

 

Supereranno gli 1,4 milioni le dichiarazioni di bancarotta quest'anno negli Stati Uniti, dopo il livello record gia' raggiunto nel 2008.

In base ai dati diffusi dall'Ufficio Amministrativo dei Tribunali Usa, i fallimenti personali sono aumentati del 31% nel 2008 a 1.074.225 (da 822.590 nel 2007) mentre quelli aziendali sono balzati del 54% a 43.546 (da 28.322 un anno prima).

"Queste cifre confermano che le bancarotte sono in ascesa e continueranno ad aumentare per tutto il 2009.

Noi ci aspettiamo che raggiungano o superino gli 1,4 milioni, soprattutto se il Congresso varera' la legge che consente ai proprietari di case di rinegoziare i mutui", ha detto Samuel Gerdano, direttore esecutivo dell'American Bankuptcy Institute che rappresenta giudici, avvocati ed altri esperti.

La nuova legislazione sui mutui, voluta dal presidente Barack Obama nell'ambito del piano di salvataggio per i proprietari di case, e' stata licenziata ieri dalla Camera dei Rappresentanti con 234 voti a favore e 191 contrari.

Per il provvedimento si preannuncia battaglia in Senato, dove e' forte l'influenza delle lobby delle banche (contrarie alle legge), anche sull'ala moderata dei democratici.

 Berlusconi:

La Crisi ?: «Esiste, ma è ingigantita dai media»

 ?!?!??!!

 

 
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