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FAMIGLIA CRISTIANA ATTACCA MARONI Stampa E-mail
Martedì 10 Febbraio 2009 09:25

"L'ITALIA SI INCAMMINA VERSO IL BARATRO DELLE LEGGI RAZZIALI"

 

 

Famiglia Cristiana è durissima, si scaglia contro il Carroccio come forse mai era accaduto in passato.

Ma richiama anche quei cattolici della maggioranza che non provano «nessun sussulto di dignità in nome del Vangelo» e dunque «peccano di omissione ».

La Lega, con il ministro dell'Interno Roberto Maroni, annuncia querele, confortata da un centrodestra che nell'ufficialità fa quadrato.

Ma il malumore per le iniziative leghiste forse non è limitato ai Paolini: in Lombardia, il progetto di legge padano per la creazione di una polizia regionale viene seccamente bocciato dagli alleati.Famiglia Cristiana attacca con ferocia:

«Il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane, è stato sdoganato nell'aula del Senato della Repubblica ».

Come? Con i «medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini, i cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari al pari dei bravi di don Rodrigo, i registri per i barboni, i prigionieri virtuali solo perché poveri estremi, i permessi di soggiorno a punti e costosissimi».

Insomma: «La "cattiveria", invocata dal ministro Maroni, è diventata politica di governo» e si è «varcato il limite che distingue il rigore della legge dall'accanimento persecutorio».

Giusto ieri mattina, ospite di Giuliano Ferrara su Radio24, Maroni era tornato proprio sulle ronde:

«Se ci fossero state in quei luoghi in cui recentemente sono avvenuti degli stupri — ha detto — forse questi episodi non ci sarebbero stati».

Più tardi, nell'apprendere dell'attacco del settimanale, il ministro annuncerà querele civili e penali, dicendosi «profondamente indignato e offeso dalle deliranti dichiaraazioni di Famiglia Cristiana, un'aggressione premeditata» di chi usa «consapevolmente la violenza di affermazioni false per combattere chi ha opinioni diverse dalle proprie».

Fabrizio Cicchitto e Roberto Cota sostengono che: «L'editoriale di Famiglia Cristiana è assolutamente inaccettabile in quanto contiene affermazioni false e di inaudita gravità».

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, da An, esordisce dicendo di non avere «molta stima del direttore di Famiglia Cristiana, che di peccati forse se ne intende».

Il fatto è, secondo il ministro, che «esagerando, l'editoriale farà comodo ai più estremisti della maggioranza ».

E contesta punto per punto: «La norma sui medici, che personalmente non mi sembrava così importante varare, ha solo reintrodotto quanto esisteva fino a pochi anni fa».

Quanto alle ronde, «non ci conto molto, io conto sulle pattuglie, gli uomini in divisa dello Stato.

Che i cittadini possano dare una mano, va bene, ci sono quelli che si organizzano per portare i figli ascuola

la. Proporrò comunque che nelle ronde possano essere inseriti uomini delle forze dell'ordine in congedo».

Giusto ieri, il Carroccio aveva presentato in Regione Lombardia un progetto di legge per l'istituzione di una polizia regionale di coordinamento tra le polizie locali esistenti.

A parte il silenzio di Roberto Formigoni, la proposta ha incassato il no deciso di Forza Italia, Alleanza nazionale e Udc.fontecorsera.it

 

 
si al pacchetto Obama Stampa E-mail
Martedì 10 Febbraio 2009 07:59

 "PERCHE' LA CRISI NON DIVENTI CATASTROFE"

 

 

Primo via libera procedurale del Senato degli Stati Uniti al pacchetto di stimoli anticrisi di Barack Obama.

I voti a favore sono stati 61 su 98 a fronte di una maggioranza richiesta di 60 voti.

Oggi il voto, ormai scontato, su tutto il pacchetto. La Camera dei Rappresentanti ha approvato una versione del piano che prevede interventi per 819 miliardi di dollari e che dovrà essere integrata con quella del Senato, scesa dagli iniziali 937 a 827 miliardi di dollari.

Il presidente americano ha incontrato i giornalisti nella sua prima conferenza stampa alla Casa Bianca, dominata dai temi economici.

Il presidente ha fatto un esame della crisi in atto, "che è reale e conclamata" e ha ammonito il Congresso a passare al più presto il piano di stimolo per l'economia "prima che la crisi diventi una catastrofe".

Sul piano della politica estera, ha confermato le aperture diplomatiche all'Iran, la necessità di un miglior coordinamento in Afghanistan tra gli Usa e i paesi alleati; America e Russia, ha detto, "siano le prime a dare il buon esempio in tema di riduzione degli armamenti nucleari per combattere la proliferazione".

A questo scopo, "bisogna far ripartire la conversazione" con Mosca.

 "La festa è finita - ha detto il presidente americano - dobbiamo fermare la spirale negativa, è "insostenibile che l'economia si regga solo sui consumi" che, comunque, non sono i responsabili della crisi in atto.

Alla radice della situazione attuale, ha precisato, ci sono i "rischi esorbitanti" ai quali le banche si sono esposte, quelle stesse banche con le quali l'amministrazione intende lavorare gomito a gomito per sbloccare il credito.

L'obiettivo di Obama è ottenere la fine del dibattito parlamentare entro il 16 febbraio, ma la conciliazione tra le due versioni del piano (che differiscono in termini di priorità di spesa e settori interessati da sgravi fiscali e incentivi), affidata a una commissione bipartisan, potrebbe richiedere diversi giorni.

Obama ha detto che solo il governo può combattere la "spirale negativa" che si è creata, ha definito "non perfetto" il piano di stimolo, "ma non possiamo restare con le mani in mano" o "ripetere otto anni di politica fallimentare basata sulle riduzioni fiscali ai più ricchi".

La misura del successo o del fallimento del piano sarà la capacità "di creare quattro milioni di posti di lavoro".

Altri indicatori: il ripristino del credito e la stabilizzazione del mercato immobiliare.

Il presidente ha detto che "nei prossimi mesi" gli Stati Uniti "aspetteranno aperture" che possano consentire di "sedere allo stesso tavolo e avviare una diplomazia faccia a faccia" che permetta di dare "una nuova direzione alla politica Usa".

Ma questa ricerca di una "diplomazia diretta" sarà condizionata dai messaggi che nel frattempo Teheran invierà alla comunità mondiale: "Dev'essere chiaro che troviamo inaccettabile finanziare organizzazioni terroriste e che un Iran nucleare sarebbe un fattore destabilizzante nella regione".

Obama ha ribadito che gli Usa "non tortureranno, rispetteranno la Convenzione di Ginevra, non violeranno i loro valori".

E ha aggiunto che non è accettabile che in Pakistan esistano "rifugi" per i terroristi.

 

 
LE FABBRICHE DI SOMARI Stampa E-mail
Lunedì 09 Febbraio 2009 08:00

 

      I DIPLOMIFICI CAMPANI

 

La squola con laQ è sempre stato un affare che come tale non poteva sfuggire a controlli malavitosi.

Ma sopratutto rende i giovani consapevoli che la vita si potrà "comprare".

Il merito non ha nessun valore ,basta essere dei "furbi ignoranti".

Ecco cosa scrive Paola Coppola in proposito.

" Fabbriche di diplomi, dove basta pagare alcune migliaia di euro per ottenere un titolo di studi, i voti sono alti, la presenza in classe può essere sporadica.

Può costare fino 4500 euro fare l'esame di Stato in uno dei tanti diplomifici della provincia campana.

Circa 70 persone hanno preso la maturità nell'ultimo anno in uno di questi centri, nessuno è stato bocciato, e così è andata negli ultimi sei anni.

In un'altra scuola paritaria - che sforna 120 diplomati ogni anno - agli studenti lavoratori è richiesta la presenza una volta al mese.

"Gli scritti glieli facciamo noi" garantisce un responsabile.

In un altro istituto lo sforzo richiesto per sostenere gli esami è imparare una tesina di una ventina di pagine.

Un sistema che non viene alla luce perché non è nell'interesse di nessuno denunciarlo, raccontato da Domenico Iannacone, autore dell'inchiesta sui precari della scuola trasmessa ieri ne la puntata "La scuola tagliata" dal programma "Presadiretta" su RaiTre.
Fuori dalle scuole paritarie gli studenti raccontano che i professori non segnano le assenze e "i compiti in classe li facciamo con il libro davanti".

Un'università telematica promette a chi paga programmi di studio ridotti a un terzo, esami solo scritti. Una laurea vale 7.900 euro.

Le famiglie sborsano i soldi, i ragazzi sono promossi e se non superano l'esame di stato alcune scuole promettono di non far pagare l'ultimo anno per la seconda volta.

Qui il reclutamento degli insegnanti avviene in nero e nessuno denuncia perché che il sistema funzioni conviene a tutti.

Racconta una professoressa: "Gli studenti devono avere una media alta, chi vuole in classe può spiegare, se non si oppone il dirigente scolastico, perché i ragazzi non devono essere disturbati".

E denuncia: "Non sto lavorando, sto barattando punti".

E un'altra dice che quanti più ragazzi riescono a far promuovere tanto più aumenta la possibilità che il suo contratto sia rinnovato.

Gli insegnanti che bussano a queste scuole sono i precari che sono rimasti fuori dagli incarichi statali.

Entrano in una giungla dove si lavora gratis: la busta paga c'è, ma la retribuzione è pari zero, se va bene hanno contributi e rimborso spese, se va male pagano anche quelli.

Per i professori è l'ultima spiaggia per accumulare punti e non perdere il posto in graduatoria.

Fabbriche di schiavi, le definisce l'inchiesta che racconta la vita di questi precari disposti a tutto.

In attesa di un posto fisso - che nella scuola può arrivare dopo i 40 anni - si adattano anche a questo.

"Con i tagli introdotti dalla riforma Gelmini per loro andrà anche peggio: nessuno li ha ascoltati, lamentano sui blog dove cova e si diffonde la rabbia di chi deve affrontare questa condizione", dice Iannacone.

"Esiste un sistema di sfruttamento di questi professori senza un contratto a tempo indeterminato", continua.

Passa anche dai master che portano punti per le graduatorie, e sono una scelta obbligata che arricchisce gli istituti che li erogano.

E finisce con delle giornate paragonabili a un terno al lotto: da Aversa parte un treno chiamato "treno del provveditorato" che arriva a Roma in tempo per entrare in aula.

Lo prende chi fa le supplenze nella capitale, e lo prendono anche quelli che aspettano la "chiamata".

Loro sono a disposizione dei circoli didattici, contattati solo se c'è necessità. Si fermano alla stazione, e vanno a lavorare solo se il telefonino squilla".

Questo fenomeno non è circoscritto solamente alla Campania.

In tutta l'Italia, a macchia di leopardo, è possibile trovare situazioni simili. 

Tutto questo PRIMA della Riforma Gelmini.

Ora è tutta un'altra musica.

fonte repubblica.it

 
LA VERGOGNA DELLA CARTA ACQUISTI Stampa E-mail
Domenica 08 Febbraio 2009 10:46

     

SOCIAL CARD: UNA BUFALA?

A CURA DI UMBERTO RENDA

La promessa è partita ad ottobre 2008.

Ecco cosa accade a febbraio 2009, abbastanza spesso quando si giunge alla cassa di un supermercato in Italia.

E' arrivato il momento di pagare.

Con un pizzico di vergogna si consegna la "Carta Acquisti" che il Governo ha deciso di affibbiare ai meno fortunati marchiati di"povertà"

Il codice viene digidato dall'addetto ed appare il messaggio ,chiarissimo:

disponibilità insufficiente.

Umiliazione aggiunta alla beffa..

La Carta acquisti si sta dimostrando un fallimento.

La consegna iniziata con un ritardo di tre mesi rispetto alla data prefissata dal ministero dell'Economia (ottobre 2008) è attivata per solo un terzo delle tessere.

Gli uffici postali non sanno che pesci prendere e le difficoltà si mescolano ad informazioni sbagliate che ritardano le consegne della Carta .

Secondo Altroconsumo moltissime delle tessere sono vuote perchè il Tesoro ancora controlla le dichiarazioni rilasciate da chi ha fatto richiesta.

Tutto questo aumenta il caos, e gli aventi diritto sono in balia della disorganizzazione.

. "I controlli sull'esistenza dei requisiti per il rilascio della carta" - dichiara Altroconsumo - andrebbero fatti prima di consegnarla al richiedente.

Su questo strumento avevamo manifestato fin da subito le nostre critiche, soprattutto perché sono poche le persone che ne possono beneficiare e per il costo per lo Stato, che va ben al di là di quel che finisce nelle tasche dei cittadini".

 

Secondo il governo Berlusconi gli italiani che hanno diritto alla social card sono complessivamente 1,3 milioni.

I dati dell'Inps parlano di poco più di 580 mila carte distribuite, di cui solo 423mila attivate.

Quindi solo un terzo rispetto al totale dichiarato dal governo.

Ma non finisce qui. circa il 27% delle tessere distribuite sono ancora senza soldi, poiché l'accertamento dei requisiti di chi la richiede viene fatto dall'Amministrazione a posteriori.

La carta intanto viene consegnata sulla base di un'autocertificazione e poi si verifica se chi l'ha richiesta ne ha veramente diritto.

Nessun problema le elezioni sono passate.

 
     
 
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