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Lotteria presidenziale, non solo Francia ma Noi Europa Stampa E-mail
Domenica 23 Aprile 2017 09:06

Francia al voto, seggi aperti per le presidenziali. Hollande: "Dura prova, ma democrazia più forte"

Gli 11 candidati alle presidenziali francesi immagine simbolo della macchinosità del sistema politico elettorale francese. I meccanismi, gli opportunismi, il '"terrorismo utile", il fascismo travestito, la Francia diseguale, la Francia che si tapperà il naso per votare.

 Più che una previsione elettorale, somiglia ad uno scioglilingua in politichese d’oltralpe: "Macron vincerebbe il ballottaggio con qualsiasi sfidante, mentre Le Pen perderebbe con chiunque. Mélenchon sconfiggerebbe chiunque tranne Macron, e Fillon perderebbe con tutti tranne Le Pen". Molto intelligente, e assolutamente incomprensibile per qualsiasi persona dotata di comune buonsenso. Più simile ad una finale di coppa calcistica che ad una competizione elettorale che a come uno idealizza un confronto politico. Domenica 23 aprile prima giornata elettorale, la scelta dei sue finalisti tra gli 11 velleitari candidati di inizio campagna presidenziale per l’Eliseo.

Due altre settimane di campagna di tifoseria in vista del ballottaggio e poi, per uno di loro, l’Eliseo. Previsioni impossibili con sondaggi di cui è meglio non fidarsi troppo. I quattro principali candidati sono attualmente così vicini - sempre sondaggi - che qualsiasi coppia di pretendenti potrebbe arrivare al secondo turno. Domenica, tra poche ore, voterà anche la paura del terrorismo che la Francia ha scoperto di essersi cresciuta in casa. Tra altre due domeniche i francesi dovranno poi decidere chi, dei due possibili presidenti usciti dal primo giro elettorale, farà a loro più paura. Il più classico del ‘voto contro’, una minoranza con il loro candidato del cuore da votare, e la maggioranza ad accontentarsi del ‘meno peggio.
Di fatto oggi sabato 22 aprile, vigilia, nessuno sa quale coppia di candidati arriverà effettivamente al secondo turno. A tutti e quattro i principali contendenti è attribuita una percentuale di voti compresa tra il 19 e il 22 per cento, una differenza praticamente equivalente al margine d’errore dei sondaggi. Inoltre, un terzo degli elettori dichiara di essere ancora indeciso. Secondo Gwynne Dyer, attento giornalista canadese che legge il mondo da Londra, esistono sei esiti possibili per il voto di domenica. Tutto e il contrario di tutto.

Dalla ipotesi estrema di una fascista e un criptocomunista contendersi la presidenza al secondo turno. O varianti diverse, da una battaglia tutta la centro tra Emmanuel Macron e François Fillon. Variabili molto più probabili, la Le Pen candidata fissa e tre possibili concorrenti.

Con la memoria di presidenziali francesi precedenti. L’allora Front national di Jean-Marie Le Pen, il papà di Marine, più scopertamente xenofobo, ultranazionalista e neofascista. Il Le Pen papà arrivò al ballottaggio presidenziale contro il candidato Jacques Chirac. Gwynne Dyer, ricorda come anche in Francia, si ricorse allora all’appello ai moderati, "votate turandovi in naso", come fece Montanelli riguardo alla Dc. Uno slogan dell’epoca recitava: “Votate per il truffatore, non per il fascista”, e Chirac fu "presidente contro" rispetto alla minaccia neo fascista.

Ma questa volta non sarà così facile, perché la Le Pen figlia ha capito che l’antisemitismo del papà non paga più, ma la retorica islamofoba sì, assieme al nazionalismo estremista. E lei urla la Marsigliese.

Marine le Pen, concorrente presidenziale quasi certa per il secondo turno, fa già paura a molti e per molte buone regioni. Ha promesso di bloccare immediatamente l’immigrazione in Francia, di fare uscire la Francia dalla moneta unica e di organizzare un referendum sull’uscita dall’Unione europea. Unione europea senza la Francia, destinata allo sfascio. Troppo squilibrata sulla Germania, e sarebbe il fuggi fuggi. E c’è chi – Gwynne Dyer su Internazionale– a rischio menagramo, prevede che, "senza i vincoli dell’appartenenza all’Ue, è probabile che i paesi membri dell’Europa orientale sprofonderebbero nella repressione interna e in conflitti internazionali". Caos sul Fronte Orientale, e lì c’è la Russia.

L’ipotesi Jean-Luc Mélenchon è decisamente meno allarmante, meno probabile, e per certi versi più divertente. Anche Jean-Luc non ama l’Unione europea così com’è, ma lui vorrebbe solo cambiarla. Militante trotskista da studente, oggi Mélenchon è un politico di sinistra sinistra. Uscire dalla Nato, dall’Organizzazione mondiale del commercio, dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale, "strumenti di un capitalismo globale allo sfascio". In casa vorrebbe limitare lo stipendio dei manager a venti volte il salario del loro impiegato meno pagato, imponendo un tetto massimo di 400mila euro di stipendio, sopra il quale si pagherebbe il 90 per cento di tasse. Non è una pessima idea. Mélenchon anche divertente: "Stanno annunciando che la mia elezione scatenerà un inverno nucleare, una pioggia di rane, l’ingresso dei carri armati sovietici e l’arrivo dei venezuelani", ha ironizzato in un blog.

Dall’ironia agli opportunismi. Marine Le Pen, giá in testa nei sondaggi, non ha perso nemmeno questa tragica occasione per strumentalizzare la paura e rinnovare gli slogan dominanti della sua campagna: chiusura delle frontiere, fuori dall’Europa, espulsione del maggior numero possibile di schedati e sospettati di islamismo radicale, salvo il fondamentale dettaglio che si tratta quasi sempre di cittadini francesi, nati e cresciuti in Francia, spesso segnati da esperienze di criminalitá comune. Ma l’idea che parlare alla pancia dei cittadini, evocando fantasmi, continua a fare breccia a destra. Non solo Le Pen ma anche il disonesto Fillon fa l’avvoltoio cercando i consensi della Francia impaurita e disorientata, che chiede sicurezza, e protezione contro la minaccia terroristica. "Servono mani esperte come le mie", dice Fillon, anche se mani un po’ troppo rapaci.

Un fatto è certo. La precisione del terrorismo jihadista che colpisce nei momenti cruciali della verifica politica negli "Stati nemici". E da qui a poco gli appuntamenti elettorali in Germania e ancora una volta nella Gran Bretagna dopo la Brexit. Il jihadismo terrorista che semina stragi tra gli stessi musulmani, dentro realtà ex statuali come Iraq, Siria e Libia che proprio le nostre guerre occidentali hanno contribuito a distruggere.

 

FONTE TELEBORSA.IT

 
Il corridore dell'Astana, 37 anni, si stava allenando in vista del Giro d'Italia. Vinse la corsa rosa nel 2011, l'ultimo successo lo scorso 17 aprile al Tour of the Alps Stampa E-mail
Sabato 22 Aprile 2017 12:23

Ciclismo, travolto da un furgone mentre si allena: muore Michele Scarponi

 

 Dramma nel ciclismo italiano: Michele Scarponi è morto questa mattina in un incidente stradale mentre si allenava alle porte di Filottrano (Ancona), suo paese natale. Il 37enne corridore dell'Astana è stato centrato in pieno da un furgone (un Fiat 'Iveco').

L'incidente è avvenuto intorno alle 8 sulla strada provinciale 362, in via dell'Industria, all'altezza di un incrocio. All'intersezione con un'altra strada l'autista dell'autocarro Fiat 'Iveco', un 57enne del posto, avrebbe omesso di dare la precedenza, centrando in pieno Scarponi, che nel violento impatto sarebbe morto sul colpo per le gravissime lesioni riportate. L'investitore - indagato per omicidio stradale - ha detto ai carabinieri di non averlo visto. I mezzi, sia la bici su cui il ciclista si stava allenando che il Fiat 'Iveco', sono stati sequestrati.

 

FONTE REPUBBLICA.IT

 
Torna l'incubo del terrorismo nella capitale francese Stampa E-mail
Giovedì 20 Aprile 2017 19:35

Parigi, sparatoria sugli Champs Elysées: muoiono poliziotto e assalitore

 

 Torna l'allarme terrorismo a Parigi per una sparatoria sugli Champs Elysees nel corso della quale sarebbe stato ucciso un poliziotto, mentre un altro agente sarebbe rimasto ferito. Anche l'uomo che ha sparato contro l'agente sarebbe morto. Il piano antiterrorismo è scattato subito dopo. Un'evacuazione è in corso su quelli che sono forse i viali più celebri di Parigi. Gli elicotteri volteggiano sulla zona, la polizia ha chiesto ai cittadini attraverso i media e i social network di evitare la zona fino a che la situazione non sarà chiarita.

Paris : fusillade sur les Champs-Elysées, des policiers touchés

La préfecture de police a recommandé d'éviter le secteur.

Des coups de feu ont été tiré jeudi soir sur les Champs-Elysées à Paris. Selon nos informations, deux agents de police auraient été blessés. Les faits ont eu lieu entre les stations de métro Franklin-Roosevelt et Georges V de la ligne 9 du métro.

Sur Twitter, la Préfecture de police a recommandé d'éviter le secteur, indiquant que les forces de l'ordre étaient en cours d'intervention.

 Parigi, assalto con kalashnikov sugli Champs Elysées: ucciso agente. Morto assalitore: “Era noto ai servizi”. Forse un altro in fuga. Le autorità: è terrorismo

 L'attacco a colpi di kalashnikov è avvenuto nei pressi di un grande magazzino "Marks & Spencer", di fronte alla brasserie Fouquet's. "Viste le testimonianze, ci sarebbe solo un aggressore", ma al momento "non possiamo escludere che ci sia uno o diversi complici" ha detto il portavoce del ministero dell'Interno. In realtà. scrivono i siti dei media parigini, la procura antiterrorismo avrebbe emesso un ordine d'arresto nei confronti di una persona legata al killer ucciso e che sarebbe giunta in Francia dal Belgio in treno.

La ricostruzione dell'attacco fatta in base alle testimonianze è stata a lungo contraddittoria. Inizialmente pareva che gli assalitori - uno o due a seconda dei testimoni - fossero arrivati in auto e avessero fatto fuoco con un kalashnikov sugli agenti che erano di ronda nei pressi di una fermata della Metro. Più tardi, la dinamica è stata chiarita in base a ulteriori testimonianze: l'aggressore è arrivato in auto, è sceso con un'arma automatica ed ha cominciato a sparare all'impazzata contro un furgone della polizia fermo nei pressi di un semaforo. Un agente è morto sul colpo, altri due sono rimasti feriti gravemente. La sparatoria, secondo i testimoni, è stata breve ma molto intensa. Il killer dopo l'attacco ha cercato di allontanarsi a piedi, ma è stato ucciso da altri poliziotti scampati all'agguato. Quest'ultima ricostruzione, con la tesi dell'uomo solo, è stata confermata più tardi dal ministro dell'Interno, anche se fonti di stampa parlano di un possibile complice dell'assalitore, in fuga.

Il piano antiterrorismo è scattato subito dopo la sparatoria. L'evacuazione è in corso su quelli che sono forse i viali più celebri di Parigi. Gli elicotteri volteggiano sulla zona, la polizia ha chiesto ai cittadini attraverso i media e i social network di evitare la zona fino a che la situazione non sarà chiarita. Le stazioni della metro George V, Franklin Roosevelt e Champs Elysees-Clemenceau sono state chiuse per ragioni di sicurezza. Nel giro di pochi minuti l'intera area è stata blindata con centinaia di uomini della gendarmeria e delle forze speciali.
 La sparatoria è avvenuta mentre andava in onda l'ultimo confronto fra tutti i candidati alle presidenziali in vista del voto di domenica. In tutto il Paese le misure di prevenzione anti-terrorismo sono state potenziate proprio in vista della scadenza elettorale.

 

fonti agenzie internet 

 
In un clima teso dove la fiducia è latitante, l'accordo raggiunto nei giorni scorsi tra la compagnia area e sindacati rimane nelle mani dei lavoratori Stampa E-mail
Giovedì 20 Aprile 2017 09:05

Alitalia, parte il countodown per il referendum. Esito a rischio

 "No, non siamo ottimisti. Pensiamo sia una situazione molto difficile figlia di molti errori: quelli fatti dal Paese quando ha deciso di privatizzare senza criteri; quelli fatti dai manager della società nelle due successive ristrutturazioni". E' lapidaria Susanna Camusso, segretario generale della CGIL che parlando del referendum cui sono chiamati i lavoratori di Alitalia per approvare o respingere l'accordo raggiunto nei giorni scorsi non lascia molto spazio all'interpretazione. L'intesa della scorsa settimana, dopo lunghe ed estenuanti trattative degli ultimi mesi, ora attende il verdetto dei dipendenti della ex compagnia di bandiera. Ma l'aria che si respira è tutt'altro che distesa.

Venerdì, 14 aprile, la compagnia e i rappresentanti del lavoro hanno concordato un pacchetto di misure tra cui la riduzione degli esuberi del personale di terra a tempo indeterminato a 980 da 1.330 e il taglio degli stipendi all'8% ridotto dal 30% indicato in precedenza dall'azienda. Alla vigilia del referendum che prenderà il via domani 20 aprile, e si concluderà lunedì 24 aprile, "il clima è teso e nello stesso tempo pieno di dubbi e perplessità. C'è chi e' favorevole all'ipotesi di accordo e chi la respinge a prescindere", così dichiara Emiliano Fiorentino, segretario nazionale FIT-CISL.


Per il Ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, i lavoratori di Alitalia devono votare in maniera libera e consapevole. "Auspico - ha detto Calenda - che decidano liberamente e consapevolmente, sapendo quale sia la situazione vera dell'azienda e i possibili scenari".

Non c'è di fatto fiducia da nessuna parte, nemmeno dalle istituzioni. Alla vigilia di Pasqua, il Ministro dei Trasporti e Infrastrutture, Graziano Delrio, aveva espresso la sua "forte preoccupazione" per l'esito del referendum.

Intanto, i sindacati scrivono al Governo per indicare i criteri da applicare nel preaccordo, chiedendo nello specifico "l'individuazione di modalità eque e perequative della riduzione dell'8% prevista dall'azienda, anche tenendo conto dell'impatto delle altre proposte indicate e la definizione e l'avvio degli interventi di riduzione dei costi partendo da quelli non attinenti la retribuzione percepita ad oggi".

I sindacati chiedono infine una "gradualità della riduzione delle retribuzioni, nell'accordo ancora da definire e condividere, da realizzarsi nell'arco dei 5 anni del piano".

 

fonte teleborsa.it

 

 
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