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La premier britannica vola a Bruxelles all'alba: " A cittadini Ue si applicherà diritto Gb". Tusk: "Periodo transitorio 2 anni a nostre condizioni". Il capo di gabinetto del presidente della Commissione europea twitta foto con fumata bianca Stampa E-mail
Venerdì 08 Dicembre 2017 10:13

Brexit: Ue, c'è l'accordo. Juncker: "Negoziato difficile, sono soddisfatto". May: "Lavorato duro"

 Si è lavorato tutta la notte per trovare un accordo sulla Brexit. E alla fine è arrivato. Lo ha annunciato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker dopo l'incontro di prima mattina con la premier britannica Theresa May a Bruxelles. "È stato un negoziato difficile, ma ora abbiamo una prima svolta, sono soddisfatto dell'accordo equo che abbiamo raggiunto con la Gran Bretagna", ha dichiarato Juncker, che ha sottolineato che è giunto ora il momento di "guardare al futuro in cui la Gran Bretagna è un amico e un alleato", con un "periodo di transizione", ma "faremo un passo dopo l'altro". "Ora ci stiamo tutti muovendo verso la seconda fase sulla base di una fiducia rinnovata"

 

Brexit, Juncker: "Ci sono le condizioni per la separazione"

 "Abbiamo lavorato duro" per arrivare a un accordo sulla Brexit, "non è stato facile per entrambe le parti", ma ora ci siamo, ha detto May, che ha assicurato che quello raggiunto rappresenta "un miglioramento significativo" rispetto a quanto era stato concordato lunedì scorso ed "è nel migliore interesse del Regno Unito".

L'accordo stretto tra Ue e Gran Bretagna, che sarà sottoposto al vertice Ue del 14-15 dicembre, "garantisce i diritti di oltre 3 milioni di cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna", a cui "si applicherà il diritto britannico in corti britanniche", ha spigato la premier inglese. Per quanto riguarda il 'conto' del divorzio, è "un'intesa equa per i contribuenti britannici che consentirà di investire di più nelle priorità nazionali". La Gran Bretagna, inoltre, si è impegnata a "evitare che sia eretta una frontiera fisica" tra Irlanda e Irlanda del Nord. Il primo ministro irlandese, Leo Varadkar, ha salutato "un giorno molto importante" nei negoziati e ha aggiunto che l'accordo rappresenta "la fine dell'inizio dei negoziati".

Ma gli sforzi non sono finiti. "Le sfide più difficili sono ancora davanti a noi - ha detto il presidente dell'Unione Europea, Donald Tusk, commentando l'intesa -. Tutti sappiamo che separarsi è difficile, ma separarsi e costruire una nuova relazione è ancora più difficile. Possiamo negoziare subito con Londra le condizioni del periodo di transizione che la Gran Bretagna ha chiesto di due anni in cui vuole rimanere membro dell'Unione doganale e del mercato interno, ma questo alle nostre condizioni, e avviare le trattative sulle relazioni future tra Ue e Regno Unito". Tusk ha indicato di aver già inviato ai ventisette i documenti per la decisione che dovranno prendere a metà dicembre e ha aggiunto che, durante il periodo di transizione fra la data formale di ritiro del Regno Unito (29 marzo 2019) e la data di ritiro effettivo, il Regno Unito dovrà rispettare "tutte le leggi dell'Unione incluse le nuove leggi", gli impegni di bilancio, la supervisione Ue e i relativi obblighi. Dal 29 marzo, in ogni caso, le decisioni nell'Unione europea saranno prese a 27.

 SODDISFATTI E DELUSI
Soddisfatto per il raggiungimento dell'intesa il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani: una "buona notizia per i cittadini", ha scritto in un tweet. "Il Parlamento presenterà una risoluzione con la sua posizione mercoledì prossimo, prima del vertice Ue", ha aggiunto. "Ho appena parlato con May della Brexit", ha scritto ancora Tajani. "Andremo avanti con spirito costruttivo lavorando per il nostro comune futuro".

Soddisfatto per il risultato il ministro dell'Ambiente britannico e 'ideologo' della Brexit nel governo di Theresa May, Michael Gove, secondo il quale l'intesa "libera la Gran Bretagna da limitazioni e vincoli che ci tenevano agganciati al passato". Gove si dice in particolare 'felicissimo' del fatto che l'accordo confermi l'uscita del Regno dalla giurisdizione della Corte europea di Strasburgo.

Deluso, invece Nigel Farage, l'euroscettico britannico che già promette battaglia "alle prossime elezioni politiche": "Questa non è la Brexit, non abbiamo votato per lasciare l'Ue mentre la premier concede giurisdizione a una corte straniera per molti anni a venire". Per Farage, l'intesa serve solo a salvare la poltrona di Theresa May, che porterà il Paese verso "una nuova tappa dell'umiliazione". E di fatto rinvia "la Brexit almeno fino al 2021", dopo la possibile transizione.

  LUNGA TRATTATIVA
Le discussioni sono andate avanti ad oltranza tutta la notte e alle 7 è iniziato un incontro tra i leader Ue guidati da Jean-Claude Juncker e Theresa May. Il premier è decollato nella notte da Londra con il segretario alla Brexit David Davis.

 Che un accordo fosse vicino si era capito quasi subito anche dal fatto che Martin Selmayr, il capo di gabinetto del presidente della Commissione europea, ha postato sul proprio profiloTwitter, pochi minuti dopo l'avvio del vertice, un comignolo da cui sbuca una fumata bianca, come per l'elezione di un Papa.

  I TERMINI DELL'ACCORDO
Il Financial Times definisce quello raggiunto "un accordo storico" sulla cornice della Brexit. Londra è chiamata a sborsare dai 40 ai 60 miliardi di euro e a garantire diritti speciali per 4 milioni di europei. L'intesa, scrive FT, apre la strada ai negoziati commerciali. Il premier britannico e il presidente della Commissione europea hanno siglato un documento di 15 pagine che fa il punto della situazione e indica ai negoziatori il percorso per una seconda fase di colloqui.

DIRITTI CITTADINI, CORTE UE ULTIMO ARBITRO
"L'intesa comune" raggiunta dai negoziatori "riconosce il ruolo della Corte di giustizia" europea "come l'arbitro ultimo dell'interpretazione della legislazione dell'Unione". Allo stesso tempo, si legge nel testo della comunicazione della Commissione Ue, saranno i tribunali britannici a occuparsi delle cause sollevate dai cittadini Ue sulla tutela dei loro diritti. I giudici britannici potranno rivolgersi alla Corte Ue per questioni interpretative "entro 8 anni" dall'entrata in vigore delle norme sui cittadini. La dichiarazione congiunta tra Regno Unito e Unione europea contiene "garanzie concrete per i cittadini" da entrambi i lati della Manica, ha ribadito il capo negoziatore dell'Ue Michel Barnier in conferenza stampa. Tra i
punti condivisi: tutte le persone arrivate nell'Ue o nel Regno Unito prima della Brexit potranno continuare a lavorare o studiare, i membri della famiglia conserveranno il diritto alla
riunificazione, saranno conservati i diritti alle prestazioni sociali.

  MAY IN DIFFICOLTA'
Per la May il momento è difficile. Circondata da tutti i lati, il primo ministro deve provare a far quadrare un cerchio poco malleabile sia in seno alla risicata maggioranza che ne sostiene il governo (dove pesa l'atteggiamento rigido del partitino unionista del Dup sul decisivo quanto spinoso dossier irlandese); sia soprattutto in seno al Partito Conservatore, diviso fra 'pragmatici' ed euroscettici 'duri e puri'. I primi allineano un'avanguardia di 19 deputati euro-moderati che la sollecitano in queste ore a non farsi imporre la linea dai falchi e ad accettare un compromesso con Bruxelles. Mentre nella corrente avversa vi sono almeno una trentina di ultrà pronti a far saltare il banco di fronte 'concessioni' eccessive. Ed entrambi i gruppi hanno i numeri per essere determinanti.

Come se non bastasse, May ha aperto un polemica pure con Philip Hammond, capofila delle colombe nell'esecutivo, smentendo - quanto meno come prematuro - il calcolo fatto dal cancelliere dello Scacchiere e ripreso dal Times stando al quale il Regno Unito sarà costretto a pagare "40 miliardi di sterline" anche nel caso di un'uscita finale 'no deal' dall'Ue.

Mentre sulla trincea opposta il capo del Foreign Office, Boris Johnson, torna a parlare da 'brexiteer', in modalità comizio, tanto sul conto del divorzio (dichiarando di non essere pentito d'aver mandato a quel paese Bruxelles quando temeva "un'estorsione" da 80-100 miliardi di sterline) quanto sulla necessità d'escludere qualsiasi intesa non consentisse all'isola di "riprendere il controllo dei suoi confini, delle sue leggi, del suo denaro".

Alla Camera dei Lord c'è chi, specialmente dai banchi laburisti, inizia addirittura a far congetture su un rinvio della scadenza della Brexit in quanto tale. fissata il mese passato da Theresa May per le 23 del 29 marzo 2019, con orario ferreo. Ma senza considerare che da qui ad allora a Downing Street 10 ci potrebbe essere qualcun altro.

 

fonte PIERA MATTEUCCI repubblica.it

 

 
Haniyeh lancia un nuovo appello ad al-Fatah affinché esca «dal tunnel degli accordi di Oslo» e cessi la cooperazione di sicurezza con Israele Stampa E-mail
Giovedì 07 Dicembre 2017 16:26

Gerusalemme capitale di Israele, Hamas chiama alla nuova Intifada:scontri a Gaza e nei Territori, cento feriti

 

Gerusalemme capitale di Israele infiamma il Medio Oriente. Hamas ha chiamato alle armi e invocato la terza Intifada contro Israele e intanto le prime proteste a Gaza e in Cisgiordania sono già scoppiate. Per domani, venerdì, è convocata una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, sabato si riunisce la Lega Araba. La decisione dell’amministrazione americana ha suscitato una condanna unanime della comunità internazionale. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, si dice certo che «molti» Paesi (senza però farne i nomi) seguiranno gli Stati Uniti e che sono già in corso contatti in tal senso; intanto però ha cancellato la sua presenza a una cerimonia e convocato invece una riunione urgente del gabinetto di governo. 

A Gerusalemme e nei Territori la tensione è altissima e il presidente palestinese Abu Mazen è volato stamani dal re giordano Abdallah II. In risposta all’Autorità Palestinese che ha chiesto una giornata di proteste, migliaia di palestinesi sono scesi in strada a Gerusalemme, nelle principali città della Cisgiordania e al confine con Gaza. Ci sono state proteste nella Città Vecchia. A Gaza e in Cisgiordania si registrano scontri. Da fonti mediche si ha notizia di 114 palestinesi feriti da armi da fuoco, o intossicati da gas lacrimogeni o contusi da proiettili rivestiti di gomma. A Gerusalemme Est negozi e scuole sono rimasti chiusi, in risposta all’appello della leadership palestinese allo sciopero generale. Ma è solo l’inizio. Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha invitato i palestinesi a cominciare da domani la terza Intifada. «Domani venerdì 8 dicembre sarà il giorno dell’ira e l’inizio di una nuova intifada chiamata `la liberazione di Gerusalemme´», ha detto il leader del Politburo del movimento islamista, incontrando la stampa a Gaza. Haniyeh ha invocato «un’intifada popolare globale» e ha esortato tutte le fazioni palestinesi a mettere da parte le divergenze per una strategia congiunta contro Israele e gli Stati Uniti. Di fronte alle minacce di Hamas, l’esercito israeliano ha fatto sapere di aver inviato «più truppe» in Cisgiordania e di messo in allerta diverse unità di riserva. L’allerta l’ha lanciato sin dalle prime ore dell’alba il ministro della Pubblica sicurezza, Gilad Erdan: «C’è stato un crescente livello di incitamento, non solo da Hamas, ma anche dagli arabi israeliani: il fenomeno dei lanci di pietre è aumentato durante la notte, dobbiamo essere preparati». 

Gli scontri tra giovani palestinesi e l’esercito hanno già avuto prime conseguenze. Sassaiole da una parte, lacrimogeni e proiettili di gomma dall’altro. Un primo bilancio parla di almeno 5 palestinesi feriti nei pressi di Ramallah, un palestinese ferito gravemente negli scontri avvenuti a est dell’insediamento di Khan Yunis. 

La riunione del Consiglio di Sicurezza al Palazzo di Vetro a stata chiesta da 8 nazioni, compresa l’Italia. La condanna internazionale è stata pressocché unanime. La Russia anche oggi si è detta «molto preoccupata». Anche l’Arabia Saudita, alleato di ferro di Washington, ha bollato come «ingiustificata e irresponsabile» la decisione del presidente Trump. Per l’Unione Europea, Gerusalemme deve essere la capitale «sia dello Stato di Israele sia dello Stato palestinese», ha detto l’Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini.  

Per la Turchia, gli Usa hanno «disinnescato la bomba» con l’annuncio su Gerusalemme. «Impossibile capire cosa voglia ottenere da questa decisione» ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in partenza per la Grecia. «Ehi Trump, cosa vuoi fare? «Questa è una decisione che può infiammare l’intera regione». Erdogan ha annunciato che vuole parlare anche con papa Francesco «oggi o domani perché questa situazione riguarda anche i cristiani». Il ministero degli Esteri iracheno ha convocato l’ambasciatore Usa per una nota di protesta. Il grande ayatollah Ali al-Sistani, massima autorità sciita in Iraq, ha «condannato e deplorato» la decisione di Trump, che -ha detto- «ferisce i sentimenti di centinaia di milioni di arabi e musulmani», ha detto con una dichiarazione diffusa dal suo ufficio di Sistani. La milizia al-Nujaba ha ipotizzato attacchi alle truppe Usa. 

Anche l’Isis è tornato a far sentire la sua voce con un video in cui invita tutti i musulmani a «riportare il terrore su Israele attraverso esplosioni, incendi e accoltellamenti» e a «uccidere gli ebrei in ogni modo possibile». Nel video della durata di dieci minuti, vengono mostrati scene di attacchi da parte di Israele ai danni dei palestinesi e si accusano gli ebrei di essere «all’origine della rovina e dell’uccisione di musulmani in ogni luogo». Un narratore incita i seguaci a ribellarsi e reagire con la violenza: «Con loro non valgono accordi, negoziati, incontri o trattati: sono il male». Le indicazioni per la ribellione sono chiarissime: «Quale modo migliore per avvicinarsi ad Allah se non uccidendo un ebreo. Alzati e uccidilo, con il pugnale, o il veleno, oppure investendolo con l’auto. Mettete le bombe nelle loro piazze e incendiate le loro case». Il messaggio finale: «Entreremo a Gerusalemme e vi uccideremo nel peggiore dei modi». 

LEGGI ANCHE La rabbia dei musulmani: “Aperte le porte dell’Inferno”  

 

fonte lastampa.it

 

 
Siglato in Cina l'accordo per ampliare il business nei mercati esteri Stampa E-mail
Giovedì 07 Dicembre 2017 09:39

Italferr: accordo  con società cinese CRSCD

 

 n linea con gli impegni assunti nel Piano Industriale 2017-2026, è stato firmato oggi in Cina il Memorandum of Understanding (MoU) da Carlo Carganico, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Italferr (Gruppo FS Italiane), e NIU Jianhua, General Manager della Beijing National Railway Research & Design Institute of Signal & Communication (CRSCD). 

CRSCD è il colosso cinese leader nella produzione di tecnologie, prodotti e servizi nel settore rail e specializzato nei sistemi di controllo e segnalazione ferroviaria. Nato con l'obiettivo di sviluppare progetti infrastrutturali e attività integrate per ampliare il business nei mercati internazionali, l'accordo fa seguito alla missione del Governo italiano in Cina dello scorso maggio e ad alcune visite in Italia di una delegazione della Società cinese nella sede di Italferr.

La firma del MoU con CRSCDha sottolineato Carganico – è parte del progetto di sviluppo globale di Italferr estremamente ampio e organizzato sul lungo periodo, in linea con il pilastro dell’internazionalizzazione del Piano industriale 2017-2026 del Gruppo FS Italiane. Il nostro obiettivo – ha proseguito – è quello di ampliare le alleanze internazionali per competere su vari mercati, integrare il portafoglio clienti e stabilire importanti partnership facendo leva sulle reciproche competenze, il know how e i rispettivi punti di forza per la progettazione e lo sviluppo di grandi opere infrastrutturali in tutto il mondo”.

 
Mercati azionari in calo mentre Bitcoin ha ripreso a correre toccando nuovi records Stampa E-mail
Mercoledì 06 Dicembre 2017 22:56

Bitcoin in rally verso 13 mila dollari

 

 Continua inarrestabile la corsa del Bitcoin che allunga il passo avvicinandosi verso i 13 mila dollari. La criptovaluta è arrivata a toccare la soglia di 12.798,78 dollari, un nuovo massimo storico ed ora quota 12.712,09, secondo i dati distribuiti da Coin Market Cap.

Al valore odierno il valore di Bitcoin ha superato la soglia dei 200 miliardi di dollari arrivando a 212 miliardi.

 

fonte teleborsa.it

 
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