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Miscellanea


Nuovi bonus per recuperare soldi dopo la spesa su conto corrente o carta di credito Stampa E-mail
Scritto da Umberto Renda   

Le carte fedeltà? Sono superate. Con il “cashback” sconti del 10%

 

 

 

Per la spesa di tutti i giorni spuntano nuove forme di sconti. Al posto delle raccolte punti e delle carte fedeltà ci sono i nuovi sistemi di «cashback» e «creditback». Consentono di riavere subito indietro una quota della somma spesa che va a finire sul conto corrente, sulla carta di credito o sulla shopping card. Il rimborso è dal 2 al 10% di quanto pagato per l’acquisto. Su una spesa di 3mila euro l’anno si riesce a riottenere indietro anche 300 euro. Le percentuali di restituzione previste per ogni singolo prodotto variano a seconda del tipo di settore e della catena di negozi. Il nuovo sistema di sconti è diffuso soprattutto nel mondo anglosassone e nel Nord Europa ma adesso anche l’Italia ha scoperto il «denaro che torna indietro». 

COME AVERE IL BONUS  

Il bonus si ottiene sia sugli acquisti fatti nei negozi fisici, sia sullo shopping online. La nuova formula piace soprattutto per le spese ricorrenti come quelle per il carburante alla pompa di benzina ma anche i farmaci da banco stanno entrando in questo nuovo modo di fare acquisti. Diverse grandi farmacie aderiscono, infatti, a questo nuovo sistema di agevolazioni. Due sono le strade per arrivare allo sconto. Con il cashback si ottiene indietro la quota di bonus direttamente sul conto o sulla carta. Per fare un esempio, l’acquisto di libri fatto online viene ripagato di nuovo sulla carta di credito. Il creditback invece ripaga la somma decurtata su una shopping card, una carta acquisti comprata in precedenza. Per fare un esempio, su una shopping card caricata con una somma di 100 euro e utilizzata per fare carburante, si possono riottenere fino a 50 euro indietro. Questi 50 euro, accumulati in sconti nel tempo, saranno però riaccreditati sulla carta da utilizzare di nuovo al distributore.  

Sul segmento del creditback è appena sbarcata Sixth Continent. «In Italia abbiamo registrato una straordinaria adesione delle imprese e delle famiglie - dice Fabrizio Politi, fondatore di Sixth Continent -. Nel settore del carburante hanno aderito le aziende che coprono oltre il 90% del mercato italiano, insieme a più dell’80% delle grandi catene di supermercati e il 100% dei grandi siti e piattaforme di shopping online». Politi racconta che senza aver mai investito prima in pubblicità, gli utenti italiani che hanno scelto Sixth Continent sono cresciuti in modo organico del +20% ogni mese, soltanto grazie al passaparola. «Oggi contiamo su più di 15mila utenti e il 10% di questi spende in media 530 euro ogni mese sulla nostra piattaforma - dice -. In Italia ci aspettiamo di raggiungere il primo milione di utenti entro dicembre 2018». Anche il club del cashback è ricco e si può consultare su siti specializzati come Bestshopping.com (200mila iscritti) o Buyon.it che conta quasi 400 negozi per lo shopping con il nuovo modo di risparmiare.  

I NEGOZI  

Ma come fanno a restituire parte del prezzo da pagare? I negozi che aderiscono a questa formula sono convenzionati. Chi visita i portali di cashback viene reindirizzato sul sito del singolo negozio. E per ogni acquisto riceverà la percentuale di bonus riaccreditata. In pratica i siti di cashback e di creditback ottengono una ricompensa per ogni acquisto che riescono a «procurare» al negozio convenzionato e una parte di questo compenso viene riconosciuta a chi fa la spesa. Vale lo stesso per i negozi fisici. 

La lista di marchi dove fare la spesa è lunga: tra i grandi Zalando e Expedia, fino a Ibs o eBay. Ci sono poi anche i treni di Italo, Fastweb, Tim, Carrefour, Easyjet. Chi fa la spesa su Buyon.it riceverà indietro il 4,5% degli acquisti fatti nelle farmacie AmicaFarmacia, il 3% di quanto ha pagato per i biglietti dei bus verdi di FlixBus e il 3% su quanto ha comprato con Ibs.it. Expedia arriva fino al 10% di denaro che torna indietro. Sconti anche nei libri: 4% da Feltrinelli, Hoepli con il 3,6% e 3% con Ibs. E nella grande distribuzione: il 2,6% da Carrefour.

 

fonte sandra riccio lastampa.it

 
RFI per i viaggiatori con disabilità o a ridotta mobilità Stampa E-mail
Scritto da Umberto Renda   

Accessibilità stazioni



Dal 2011, in applicazione del Regolamento CE 1371/2007 su “diritti e obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario” , RFI ha assunto il ruolo di Station Manager, “gestore di stazione”. 

Tra i suoi compiti, l’impegno di garantire l’accessibilità delle stazioni a tutti i cittadini in partenza, transito e arrivo, con particolare attenzione alle persone con disabilità o persone a ridotta mobilità (PRM), fornendo adeguati servizi di assistenza in stazione e informazioni mirate ed eliminando progressivamente gli ostacoli fisici.

 

 

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L’allarme dela National Hurricane Center di Miami: venti fino a 100 km all’ora. Per il momento è di categoria 1. Potrebbe raggiungere Portogallo e Spagna lunedì Stampa E-mail
Scritto da Umberto Renda   

La tempesta Ophelia diventa uragano e si dirige verso l'Europa

 

 La tempesta tropicale Ophelia si è rafforzata diventando un uragano di categoria 1. Lo ha annunciando il Centro Nazionale Uragani Usa, spigando che si tratta della decima tempesta consecutiva della stagione che raggiunge la forza dell’uragano nell’Oceano Atlantico quest’anno. L’ultima volta, ha detto il meteorologo Philip Klotzbach della Colorado State University risale al 1893.

Nell’Atlantico c’è una tempesta tropicale, chiamata Ophelia, che si è trasformata nelle ultime ore in un uragano di categoria 1 e che, invece di seguire il consueto percorso verso i Caraibi, si sta dirigendo a nord-est, in direzione dell’Europa. In sostanza, se non cambia direzione, potrebbe arrivare nel fine settimana e lunedì prossimo alle coste di Portogallo, Spagna e Gran Bretagna.

 

Verso l’Europa

L’allarme arriva dal National Hurricane Center di Miami, secondo il quale la tempesta, vista dal satellite, ha già assunto l’aspetto di un uragano. Secondo quanto scrivono i media, Ophelia porta venti di oltre 110 km orari. La Spagna finora è stata raggiunta da due tempeste tropicali: una nel 1842 e l’altra nel 2005, dall’uragano Vince, che si placò però subito prima.

 

L’allerta

L’istituto degli uragani di Miami avverte che ci sono rischi per le terre emerse che Ophelia incontrerà sul suo cammino. Per il momento la tempesta si trova al centro dell’Atlantico, a circa 1.200 km a sud-ovest delle Azzorre, si muove per ora a circa 7 km orari, ma si velocizzerà. L’arcipelago portoghese potrebbe essere colpito. Ophelia è la 15maa tempesta tropicale atlantica del 2017, la decima a trasformarsi in uragano: raggiungendo un record stagionale che era imbattuto dal 1893, secondo Phil Klotzback, esperto di tempeste della Colorado State University.

 
Il messaggio del numero uno della compagnia ai comandanti di volo, promesso un miglioramento delle condizioni lavorative. Intanto il Belgio si prepara a fare causa all'azienda Stampa E-mail
Scritto da Umberto Renda   

Ryanair, O'Leary si scusa con i piloti e promette più soldi

Se avete preso in considerazione o state considerando la possibilità di unirvi a compagnie aeree meno solide finanziariamente, o esposte alla Brexit, vi esorto a restare con Ryanair per vivere un futuro migliore, voi e le vostre famiglie", scrive il manager in una lettera

 Scuse ufficiali dell'amministratore delegato di Ryanair Michael O'Leary all'intera categoria dei piloti. Dopo la cancellazione di centinaia di voli, il numero uno della compagnia aerea low cost ha scritto un messaggio a tutti i piloti dell'azienda per chiedere scusa e per invitarli a non andarsene dalla società.

Come incentivo O'Leary promette aumenti di stipendio: "Se avete preso in considerazione o state considerando la possibilità di unirvi a compagnie aeree meno solide finanziariamente, o esposte alla Brexit, vi esorto a restare con Ryanair per vivere un futuro migliore, voi e le vostre famiglie", scrive il manager nella lettera.

Dubbiosi i piloti, che lamentano come negli anni gli siano state fatte numerose promesse mai mantenute.

 

Fonte teleborsa.it

 
COSA SUCCEDE ADESSO ? Stampa E-mail
Scritto da Umberto Renda   

Caos Ryanair, fine dei biglietti low-cost?

 

Non solo Ryanair, tutto il modello di business delle compagnie low cost potrebbe entrare in crisi. Tradotto, in un futuro non molto lontano trovare biglietti aerei a prezzi stracciati per le mete più disparate, come spesso avviene oggi, potrebbe diventare una missione impossibile. I segnali già ci sono e si vedono. La compagnia guidata da Michael O'Leary è stata costretta ad annunciare ieri una nuova raffica di cancellazioni a partire da novembre fino a marzo 2018 per un totale di 18mila voli che avranno un impatto su 400mila passeggeri. Numeri da capogiro per la low cost più popolare di sempre che, mentre continua a negare l'esistenza di un problema di organico per la fuga di piloti , si tira fuori a sorpresa anche dalla corsa per Alitalia.

LOW COST ADDIO? - "La corsa selvaggia all'abbassamento dei prezzi si deve per forza riassestare perché i costi effettivi sono altri", spiega all'AdnKronos Cesare Pozzi, professore di Economia industriale alla Luiss. "Il fenomeno low cost - continua - si regge sul cambiamento di assetto istituzionale legato alla liberalizzazione del trasporto aereo che ha offerto delle opportunità di arbitraggio", ovvero una forma di concorrenza legata al fatto che esistono normative differenti. "Queste strategie legate all'arbitraggio hanno un po' drogato il mercato", nota l'esperto, secondo cui "ci siamo abituati a pensare" che si possa pagare per il trasporto aereo cifre che non corrispondono ai costi effettivi. Il mercato low cost, essendo legato a fenomeni di arbitraggio, "è destinato a finire - avverte - quando le condizioni a monte non ci sono più".

SU COSA SI REGGE IL MODELLO DI BUSINESS - A determinare negli anni passati, in particolare in Italia, il successo del modello di business delle low cost sono stati diversi fattori. "La liberalizzazione è sicuramente l'elemento più importante", osserva Pozzi. Vanno poi considerati il ruolo degli enti locali, che possono avere interesse all'apertura di una rotta e finanziarla, e "l'investimento pubblico fatto sugli aeroporti" tenendo conto che "in Italia ne sono stati costruiti tantissimi".

C'è anche il capitolo piloti. A un certo punto "il gioco della domanda e dell'offerta - fa notare l'esperto - ha cominciato a funzionare anche in questo settore". "C'era abbondanza di piloti, che sono quelli poi che hanno generato la crisi, perché molte compagnie di bandiera sono entrate in difficoltà" rendendo così disponibile "personale altamente qualificato che era stato formato con un grande investimento, in molti casi pubblico".

In sostanza si sono generate delle opzioni di arbitraggio e la compagnia low cost irlandese "è stata molto brava a coglierle", riconosce Pozzi. "I primi operatori che si sono mossi, Ryanair in questo è stata bravissima, hanno imposto le loro condizioni - ricorda - quindi contratti di lavoro non a tempo indeterminato per la maggior parte dei piloti".

COSA SUCCEDE ADESSO - Ora però la situazione sta cambiando velocemente e le condizioni che hanno fatto la fortuna delle low cost vengono meno. "Di piloti formati ce ne sono sempre meno - spiega l'esperto - perché col tempo questo grande investimento pubblico non è stato più fatto. Adesso poi i traffici sono aumentati e c'è anche concorrenza da parte di altri operatori. Piloti di livello non ce ne sono a sufficienza rispetto alla domanda e quindi i prezzi stanno salendo". Anche "i finanziamenti dai territori diminuiranno", prevede Pozzi, e quindi si dovrà andare verso un riassetto.

Non solo. Buona parte degli aeroporti sono stati costruiti con finanziamenti pubblici ma in una logica di liberalizzazione completa questo, secondo l'esperto, non ha più senso. "Se non è più una infrastruttura il trasporto aereo - sottolinea - come in qualunque mercato ognun per sé e Dio per tutti". Senza contare che ci sono poi altri costi in prospettiva da considerare legati alla sicurezza degli aeroporti e all'inquinamento che generano gli aerei. "Il prezzo in un mercato libero deve riflettere tutti i costi", osserva Pozzi, di conseguenza le somme che si pagano oggi per i biglietti non potranno restare le stesse.

I RISCHI PER LE ALTRE LOW COST - Non è solo la low cost irlandese a dover affrontare questo nuovo scenario. "Ryanair ha disegnato un modello e gli altri lo stanno seguendo", per cui secondo l'esperto "è ovvio che se questo modello ha basi fragili perché si basa sul fatto che si erano generate eccezionalmente condizioni di arbitraggio" quando queste terminano si va per tutti verso "una situazione molto differente". "Chi compra quel servizio - aggiunge - deve essere consapevole che lo sta pagando adesso a un prezzo basso ma che non necessariamente c'è garanzia di continuità".

EFFETTO BREXIT - A complicare le cose c'è anche la Brexit che però, secondo Pozzi, non avrà un impatto determinante. "Sicuramente qualche problema lo creerà - sottolinea - perché la Gran Bretagna è uno di quei Paesi che più ha generato traffico" ma non è il fattore che inciderà di più.

RISCHIO FALLIMENTO PER RYANAIR? - Difficile dire invece che impatto avrà su Ryanair il caos di questi ultimi tempi. E' alta la possibilità che debba ridurre le rotte. Ma esiste il rischio fallimento? "Non ho dati - premette l'esperto - ma è una compagnia talmente grande che se è brava a ridefinire il proprio modello di business probabilmente riuscirà a superare questo momento, però si deve ripensare in qualche modo". Certo è, conclude Pozzi, che "se il nostro sistema europeo gestisse le class action come gli Stati Uniti correrebbe dei rischi molto maggiori".

fonte  adnktonos. com manuela montebello

 
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