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Si erano divisi quand'erano al massimo della visibilità e del successo Stampa E-mail
Sabato 30 Gennaio 2010 21:47

 

Sono tornati i 99 Posse
"La sinistra latita? Eccoci"

Luca Persico, 'O Zulu: "Io non sono un artista, io sono un rompicoglioni, un comunista
noi torniamo in un momento in cui i comunisti hanno paura a uscire e a testimoniare"


Sono tornati i 99 Posse

I 99 Posse

ROMA - Commercializzati ormai come gadget telefonici, i discorsi di Mussolini riecheggiano pure sul palco di un gruppo di rap antagonista. Ma nel caso dei 99 Posse, tornati in scena a otto anni dal loro scioglimento, la nostalgia per il Ventennio non c'entra: la Dichiarazione di guerra del Duce trasmessa nei concerti che il gruppo napoletano sta tenendo in questi giorni (stasera saranno al Tpo di Bologna) offre solo lo spunto "per una riflessione sul nuovo fascismo che avanza in Italia, sulle ronde che rievocano la polizia di partito, su questo paese in declino in cui si sperimentano inedite politiche repressive e si uccidono i detenuti in carcere". Tornano i 99 Posse e riprendono il discorso dove l'avevano interrotto: il loro primo inedito s'intitola Italia a mano armata, vi si ascolta il leghista Borghezio contro l'immigrazione e per un'Italia "bianca e cristiana", le canzoni sempre in piena sintonia con quanto accade intorno.

Si erano divisi quand'erano al massimo della visibilità e del successo, anche per i dissidi con la Bmg, la multinazionale che li aveva messi sotto contratto nonostante il prezzo politico imposto sui cd. Poi ognuno ha pensato alla propria carriera solista, e per 4 anni il cantante Luca Persico ha pure lottato contro una devastante dipendenza da crack che l'aveva portato in punto di morte, "alla fine ho capito: volevo uccidere ciò che era diventato 'O Zulu, ciò che ne avevano fatto gli altri e che io non volevo più essere". A luglio si sono ritrovati per un concerto a Napoli in sostegno dei ragazzi arrestati al G8 di Torino. E hanno capito che le loro canzoni non erano volantini consumati dal tempo ma inni in cui si riconosceva anche il pubblico più giovane.

"Io non sono un artista, io sono un rompicoglioni, un comunista, ed è proprio in un momento in cui i comunisti hanno paura a uscire e a testimoniare che noi torniamo. Perché il disco non può essere migliore, dev'essere fuori quando serve" dice 'O Zulu. "Senza un singolo da promuovere e un disco, nei locali non ci volevano" dice Marco Messina. "Allora abbiamo ricominciato nei centri sociali, da dove eravamo partiti, ma ora che hanno visto i sold out ci chiamano tutti". fontecmorettirepubblica.it

 

 

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