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Le milizie curde appoggiate dagli Usa prendono il controllo della zona dello stadio, ultimo bastione di resistenza dei jihadisti, su cui ora sventola il vessillo del Ypg. Terminata l'operazione militare, ora è caccia ai jihadisti ancora nascosti in città PDF Stampa E-mail
Martedì 17 Ottobre 2017 13:20

Siria, espugnata Raqqa: cade la capitale dello Stato Islamico

                                                                                                                                 afp

 Raqqa è in mano ai curdi: lo hanno annunciato ufficialmente i portavoce delle forze democratiche siriane (Fsd), alleanza di milizie curde e arabe appoggiate dagli Usa, questa mattina. L'ultimo bastione a crollare è stato lo stadio della città, su cui ora sventolerebbe la bandiera del Ypg, le Unità di protezione del popolo curdo. Prima era stato conquistato l'ospedale, altra zona di resistenza delle milizie jihadiste. Rojda Felat, comandante delle operazioni delle Forze siriane democratiche a Raqqa, ha dichiarato che sono in corso le operazioni per mettere in sicurezza lo stadio di Raqqa, ripulendolo dalle mine disseminate dai jihadisti.

 Termina così un'offensiva iniziata a giugno e che ha visto lanciare l'assalto finale contro la città siriana domenica. Come ha spiegato telefonicamente a Efe il portavoce delle Fsd Talal Salu, resta da completare la "pulizia" di Raqqa. "L'operazione militare è terminata, ma adesso portiamo a termine un'operazione di pulizia per porre fine alle cellule dormienti di Daesh, che ci sono ancora". Salu ha anche anticipato che le Fsd pubblicheranno a breve un comunicato proclamando ufficialmente la liberazione di Raqqa dall'Isis.

Con la rinconquista di Raqqa lo Stato Islamico perde l'ultima città importante che controllava fra Siria e Iraq ma soprattutto il luogo che aveva eletto a capitale del suo "Califfato". La scorsa estate a cadere nelle mani dell'esercito iracheno, sempre appoggiato dagli Usa, era stata Mosul, l'altra città principale della geografia del Califfato.

Ma dal punto di vista simbolico la caduta della città nella zona nord orientale della Siria è ben più significativa: qui infatti si erano concentrati le migliaia di combattenti stranieri accorsi da tutto il mondo per combattere nelle fila dell'Isis e qui lo Stato Islamico aveva costruito una vera e propria amministrazione, con tanto di polizia, documenti e tasse.


Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, la battaglia per la liberazione di Raqqa ha avuto un costo altissimo in termini di vite umane: 3.250 morti, di cui 1.130 civili. Un calcolo che l'ong con sede a Londra ha stilato sulla base delle informazioni ricevute dalla sua vasta rete di attivisti in Siria. Secondo l'osservatorio, "altre centinaia di persone mancano ancora all'appello e potrebbero essere rimaste sepolte vive nelle loro case" durante i bombardamenti aerei della Coalizione anti-Isis.

Nei giorni scorsi centinaia di combattenti avevano lasciato Raqqa, grazie al salvacondotto garantito loro in cambio della liberazione degli ostaggi civili. Ma molti, soprattutto stranieri, avevano scelto di restare e combattere fino alla morte. Ora l'attenzione si sposta su Deir Ezzor, estremo rifugio dell'Isis nell'est della Siria, dove pare si siano diretti i miliziani partiti da Raqqa. Lì l'assedio è portato dall'esercito regolare del presidente Bashar al Assad col sostegno dell'aviazione russa. Secondo l'Osservatorio siriano, le truppe di Damasco controllano ormai il 92% della città. "Le forze del regime - si legge sul sito dell'ong - sostenute dal cielo da un intenso bombardamento dell'aviazione russa e dell'artiglieria sono riuscite a realizzare una grande avanzata nei quartieri al Rassafah, al Ummal e al Sinàa, riducendo enormemente le aree controllate dall'Isis".

 

fonte repubblica.it 

 
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Sabato 14 Ottobre 2017 15:33

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