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Lo stato che vorrebbe essere riconosciuto indipendente nel sud del paese PDF Stampa E-mail
Martedì 09 Gennaio 2018 18:53

Camerun, si riapre il caso dell’Ambazonia

 

L’Ambazonia è, o meglio vorrebbe essere, un nuovo Stato dell’Africa che ha proclamato la propria indipendenza il 1° ottobre 2017, ma che non è stato, almeno per ora, riconosciuto da nessun altro Paese o dalle Nazioni Unite. Ha una bandiera, un inno nazionale, dei confini, un sito internet ufficiale e anche un leader, o capo di Stato, che si chiama Sisiku Ayuk Tabee che su Facebook piace a 6000 persone. Ufficialmente questo Stato non esiste. 

L’Ambazonia rappresenta una parte della Repubblica del Camerun, nella zona meridionale del Paese ed è anche detta Camerun britannico del Sud: in questa area infatti la lingua europea prevalente è l’inglese, mentre nel resto del Camerun si parla soprattutto francese. La differenza linguistica è ovviamente frutto delle spartizioni coloniali tra XIX e XX secolo.  

Dal 1961 il suo territorio fa parte del Camerun e oggi il regime camerunense proclama che l’unità nazionale è inviolabile. L’Ambazonia, però, sostiene che alla fine del regime coloniale non le fu mai concesso di scegliere l’indipendenza, ma solo se entrare a far parte della Nigeria o del Camerun e dunque che il suo diritto all’autodeterminazione fu violato. Alla base delle rivendicazioni ci sarebbero poi le politiche discriminatorie adottate dal governo di Yaoundé nei confronti della minoranza che parla inglese e che rappresenta circa il 20 per cento della popolazione. 

Non si sa quante persone coinvolga il movimento a favore dell’indipendenza dell’Ambazonia, ma da un anno sono scoppiate proteste e scioperi, che avrebbero il sostegno soprattutto di studenti, insegnanti e avvocati. Non si sa nemmeno molto della reazione del governo: ci sarebbero stati scontri, forse morti, di certo alcune forme di repressione che hanno indotto la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite a dire che “alle persone dovrebbero essere concessi il diritto di riunirsi pacificamente e la libertà di espressione”, compresa la possibilità di avere accesso a internet senza interruzioni. 

Quest’anno sono previste le elezioni per il rinnovo della carica di presidente della Repubblica del Camerun, carica che da 35 anni è ininterrottmente nelle mani di Paul Biya. 

Il caso dell’Ambazonia è raro ma non unico.  

La parte meridionale del Marocco è stata proclamata Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi da ormai 40 anni, ma resta sotto la sovranità marocchina. Il Sarawi è riconosciuto dall’Unione africana e ha relazioni con alcuni Stati, ma per le Nazioni Unite non esiste ed è solo un “territorio non autonomo”. 

Sull’altra sponda del continente africano, la parte nordoccidentale della Somalia si è costituita in Somaliland. Da 1991 il territorio è amministrato di fatto come uno Stato autonomo, che ha anche rapporti con alcuni Paesi occidentali e che però non è riconosciuto dall’Onu. In Europa resta irrisolta la questione catalana, dove dopo il referendum incostituzionale, la dichiarazione di indipendenza e lo scioglimento del Parlamento i partiti indipendentisti hanno visto riconfermata la maggioranza alle elezioni del 21 dicembre scorso. 

 

Fonte  paolo magliocco lastampa.it

 
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Domenica 07 Gennaio 2018 13:05

Iran, "arrestato ex presidente Ahmadinejad"

L'ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è stato arrestato a Shiraz con l'accusa di aver incitato le proteste degli ultimi giorni contro il regime. Lo scrive il quotidiano Al-Quds Al-Arabi, che cita "fonti affidabili a Teheran", rilanciato dall'emittente Al Arabiya.

L'ex presidente arci-conservatore viene messo sotto accusa dopo che, durante una visita nella città di Bushehr a fine dicembre, si era scagliato pubblicamente contro la "cattiva gestione" dell'Iran aggiungendo che l'attuale presidente riformista Hassan Rohani e il suo governo "ritengono di essere proprietari della terra e che il popolo sia ignorante".

Le proteste contro il regime sono iniziate oltre una settimana fa e si sono svolte in diverse città dell'Iran con scontri con le forze di sicurezza che hanno provocato almeno 22 morti. Secondo diversi osservatori, potrebbero essere state istigate dagli ultraconservatori per mettere in difficoltà i riformatori, ma poi sono andate oltre le intenzioni dei promotori diventando una protesta contro l'intero regime.

Oggi si è svolta una seduta speciale del Parlamento iraniano dedicata alle proteste, cui hanno partecipato anche il ministro dell'Interno, il capo dei servizi di intelligence, diversi capi della polizia, i vertici delle Guardie della Rivoluzione, il capo della tv di Stato e il segretario del Consiglio di Sicurezza, riferisce il portale web del Parlamento.

 

fonte adnkronos.com

 

 
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