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Economia
Ogni mille passi, ma solo all'aperto, sono 0,95 sweatcoin. Con ventimila si può acquistare un iPhone 8 PDF Stampa E-mail
Lunedì 12 Novembre 2018 08:27

Sweatcoin, l’app per guadagnare camminando

 

In cima alle classifiche 

Nata due anni fa, l'applicazione Sweatcoin è diventata famosa solo in questi ultimi mesi, quando è apparsa in cima alle classifiche di download di mezzo mondo. Dal Canada all'Italia, l'app nata in Inghilterra consente di guadagnare sweatcoin, una moneta virtuale, camminando. Ma attenzione, diversamente da altre applicazioni, qui contano solo i passi in strada, all'aperto. Quindi non vengono presi in considerazione scale e trasferimenti da un ufficio all'altro durante le ore di lavoro. Ogni mille passi ci vengono addebitati 0,95 sweatcoin. Se si riescono a raggiungere i ventimila, nel negozio virtuale dell'app si può acquistare uno degli ultimi modelli di iPhone. Dal numero di download, sembra sia uno stimolo sufficiente a far alzare dalla sedia migliaia di persone.

Nata in Uk da due russi

Il progetto di Sweatcoin è nato nel 2016 con l'idea di due ragazzi russi, Oleg Fomenko e Anton Derlyatka. Entrambi vivono attualmente a Londra e hanno dichiarato che hanno pensato all'app per cercare di convincere il maggior numero di persone possibile a fare movimento invece di usare l'auto o altri mezzi. Se nel 2016 l'app non è stata accolta dal pubblico con grande interesse, dallo scorso anno ha iniziato a circolare su diversi siti specializzati, fino al boom mondiale di quest'anno.

Cosa si può comprare

Veniamo alla parte più interessante dell'app. Ogni mille passi sono 0,95 sweatcoin. Con 15 mila, si legge sul sito, si può acquistare una vacanza nel Borneo. Con 20 mila, addirittura un iPhone 8. Oltre a fare shopping, però, attraverso la piattaforma si possono anche fare donazioni a enti che si occupano di beneficienza.

Problemi di carica e funzionamento

L'app è gratuita per tutti gli utenti Android e iOS (a partire da iPhone 5S). Nella versione base permette di guadagnare 5 sweatcoin al giorno. Per passare alla versione "pro", bisogna pagare 5 sweatcoin al mese. Una volta scaricata, si collega al Gps per contare i passi che facciamo. Leggendo tra i commenti apparsi sui forum online, sembra che l'app scarichi molto in fretta la batteria dello smartphone, provocando non pochi problemi agli utenti. Inoltre, diverse persone hanno segnalato la spesso l'app non conta in modo corretto i passi, "pagando" molto meno del previsto. 

 

FONTE CECILIA MUSSI CORRIERE.IT

 

 
Negli spazi del cowoking Opengra, sarà a disposizione dei cittadini fra qualche settimana PDF Stampa E-mail
Venerdì 09 Novembre 2018 18:32

Criptovalute: inaugurato a Roma il primo Atm di Bitcoin

 

 È stato presentato, negli spazi del cowoking Opengra di via Ostiense a Roma, il primo Atm Bitcoin, Ethereum e Litecoin della Capitale. Il terminale servirà a trasformare i contanti in criptovaluta. A inaugurare il dispositivo sono stati Stefano Longo e Mirko Falleri, co-founder di InfoCoin (associazione culturale nata 8 mesi fa, spazio informativo e di consulenza su Bitcoin, criptovalute, Blockchain e Ico), e i partner: Chainblock (la startup del Bancomat dei Bitcoin, nata a Luiss Enlabs nel 2013) e Matching Trading & Network Ltd, società che si occupa della distribuzione di Atm. Presto, negli stessi spazi, verrà installato anche un altro terminale, più grande e in grado di fare operazioni da Bitcoin a moneta tradizionale. «Non siamo una banca - ha spiegato Simone Monetti, Cto e co-founder di Chainblock insieme a Federico Pecoraro (Ceo) - perché non custodiamo i fondi dei nostri clienti, ma diamo modo di accedere alla possibilità di diventare la banca di sé stessi. Siamo contenti di essere tornati a Roma - ha aggiunto Monetti - città da cui eravamo partiti». Oggi la compagnia guidata da Pecoraro conta 9 Atm di criptovalute installati in tutta Italia: uno a Firenze, Torino (dentro l’acceleratore Rinascimenti Sociali), Alba, Verona (nel centro commerciale la Grande Mela) e Cagliari, due a Milano (presso i campus di Talent Garden), uno a Roma. L’Atm in particolare sarà operativo ad Opengra, e, assicurano da Infocoin, sarà a disposizione dei cittadini, magari fra qualche settimana, il tempo di organizzare orari e modi. «Ci vuole assistenza - ha detto Stefano Longo - anche se è tutto molto semplice». E una tessera. «Perché siamo un’associazione culturale». Dopo la scansione della carta d’identità e il riconoscimento dell’impronta digitale, si inseriscono i contanti e si riceve in cambio moneta virtuale. «Il wallet può anche essere creato in automatico sul posto, se non ne hai già uno». Il terminale è pensato «per chi non è in grado su Internet di compiere operazioni con i Bitcoin e ha bisogno di supporto». Per Longo acquistare Bitcoin «è una scommessa sull’evoluzione futura della moneta elettronica e della blockchain». Sui Bitcoin in particolare ha detto: «Un anno e mezzo fa questa moneta elettronica ha attirato su di sé un’attenzione notevole. È rimasto un seguito che aumenta e continua a guardare con attenzione alle criptovalute e in particolare alla Blockchain» ha spiegato Longo, che per il futuro si è detto convinto che «i Bitcoin torneranno a crescere».

 

fonte corriere.it

 
Nell’ultima trimestrale, le unità calano di poco anche se i ricavi crescono, perché il prezzo medio dei prodotti della Mela è in costante aumento. Bene anche i servizi PDF Stampa E-mail
Venerdì 02 Novembre 2018 16:59

Ecco perché non sapremo più quanti iPhone vende Apple

 

Nel terzo trimestre del 2018, Apple ha registrato ricavi in crescita del 20% a 62,9 miliardi di dollari, con un utile netto in aumento del 32% a 14,2 miliardi di dollari. Fra luglio e settembre, Cupertino ha venduto 46,89 milioni di iPhone contro i 47,5 milioni previsti. “Siamo lieti di riportare un altro trimestre record che chiude un esercizio fiscale 2018 straordinario”, ha commentato il Ceo Tim Cook, sottolineando di “non poter essere più ottimista” sul futuro di Apple.  

Crescono anche i servizi, con 10 miliardi di dollari di fatturato, grazie all’enorme numero di utenti installati, che garantiscono entrate continue. “Abbiamo aggiunto nuovi servizi al nostro portafoglio” negli ultimi anni, ha detto Cook. “E chiaramente vogliamo continuare a offrire nuovi servizi in futuro”. Sotto questa categoria, ricordiamo, vanno iCloud, Apple Music, iTunes, App Store, ma pure Apple Pay, che porta all’azienda della Mela una piccola percentuale su ogni vendita effettuata con il sistema di pagamento touchless: e questo potrebbe contribuire a spiegare perché i ricavi dei servizi sono aumentati del 17% anno dopo anno. Un altro punto di forza delle entrate di questo rapporto è nel settore “Altri prodotti”, che comprende qui che AirPods, Apple Watch, Beats, HomePod, iPod touch e accessori.

 Debole invece l’iPad, con un calo delle unità del 6% su base annua rispetto al 2017 e un calo del 15% dei ricavi. Il modello base, vende di più del Pro, ma contribuisce meno ai profitti: forse l’annuncio di nuovi e più potenti modelli di iPad Pro questa settimana cambierà la tendenza. Le vendite dei Mac sono diminuite del 2% su base annua, mentre i ricavi sono aumentati leggermente (3%) nel 2018, dal che si deduce che i modelli Mac più costosi (e soprattutto il MacBook Pro) stanno vendendo bene.

Per il resto, Apple ha comunicato di aver venduto un totale di 1,5 miliardi di iPhone dal 2007. L’anno record è stato il 2015, con un totale di 231,22 milioni di iPhone, contro i 217,72 milioni del 2018. Forse col 2019 arriverà la prossima grande ondata di vendite, visto che molti dei possessori di iPhone hanno apparecchi vecchi di due o tre anni, e i nuovi modelli hanno design e caratteristiche sensibilmente diverse.  

I ricavi derivanti dall’iPhone sono saliti del 29% nel 2018, ma le vendite di unità sono state sostanzialmente ferme nel corso dell’anno. Se ne deduce che il prezzo medio più alto dei nuovi smartphone (passato da 793 dollari contro i 618 dollari di un anno fa) sta contribuendo significativamente ai profitti di Apple. Appare quindi abbastanza logico l’annuncio di Luca Maestri, CFO dell’azienda, il quale ha spiegato che l’azienda non condividerà più i numeri di vendita dei suoi iPhone, iPad o Mac, perché i dispositivi venduti non sono più un’indicazione attendibile della salute finanziaria di Cupertino. L’iPhone XS Max parte infatti da 1099 dollari, l’Apple Watch Series 4 da 399, il nuovo iPad Pro da 799 e il nuovo MacBook Air da 1199. Rimangono però sempre in catalogo i modelli precedenti, a prezzi decisamente più contenuti. “Le nostre offerte per tutte le principali categorie di prodotti si sono ampliate nel tempo e quindi a questo punto un’unità di vendita è meno rilevante per noi rispetto al passato perché abbiamo un ventaglio di prezzi di vendita molto più ampia”, ha detto Maestri a margine della presentazione dei dati. 

Maestri ha sottolineato poi che alcuni dei maggiori concorrenti nel settore mobile, come Google o Samsung non divulgano i dati delle vendite unitarie nei rapporti trimestrali sugli utili.  

Certamente la mossa di Apple spiazza gli analisti, che sono rimasti ancora più perplessi di fronte alle previsioni per il prossimo trimestre: Cupertino prevede infatti che i ricavi degli ultimi tre mesi dell’anno, quelli che includono il Natale, si attesteranno fra gli 89 e i 93 miliardi di dollari. Anche Amazon mette in conto un lieve calo, quindi la previsione di Apple potrebbe riflettere un diminuito entusiasmo dei consumatori, o forse in entrambi i casi influiscono le condizioni economiche generali. Intanto, a Wall Street il titolo arriva a perdere oltre il 7% facendo scivolare la capitalizzazione di mercato di Apple sotto la soglia dei 1.000 miliardi di dollari, un tetto storico che è stata la prima a battere.  

 

 

 
Valuta popolare ma volatile, sua produzione è energivora PDF Stampa E-mail
Mercoledì 31 Ottobre 2018 16:34

Il Bitcoin ha 10 anni, il manifesto ideatore fu pubblicato nel 2008

 Il bitcoin ha dieci anni. Fu infatti pubblicato il 31 ottobre 2008 il manifesto di Satoshi Nakamoto, considerato l'ideatore della criptomoneta, di cui non si è mai scoperta l'identità. Questo decennio non solo ha visto la crescita in popolarità e anche volatilità del bitcoin e di altre valute digitali, ma pure l'ascesa della blockckain, il sistema della catena dei blocchi usato per la produzione. Uno standard tecnologico ora impiegato per il tracciamento di settori più disparati, dai farmaci al cibo.

Il 31 ottobre di dieci anni fa su internet comparve per la prima volta il termine Bitcoin, grazie alla pubblicazione di quella che sarebbe diventata la bibbia delle criptovalute: il whitepaper "Bitcoin: un sistema di moneta elettronica peer-to-peer". A firmarlo Satoshi Nakamoto, pseudonimo giapponese dietro cui si cela il presunto creatore della moneta che ha scompaginato le regole del mercato bancario. Non è un caso che quel 31 ottobre 2008 capitò solo poche settimane dopo il crollo della quarta banca d'investimento più grossa degli Stati Uniti, la Lehman Brothers. Il 3 gennaio 2009 furono 'minati', cioè prodotti i primi 50 bitcoin; il 5 ottobre dello stesso anno 1 bitcoin valeva 1.309 dollari, valore che il 17 dicembre 2017 ha sfiorato i 20mila dollari. Il 22 maggio 2010 c'è il primo acquisto con la moneta: due pizze con 10mila bitcoin. Il 31 ottobre 2015 il bitcoin è sulla copertina dell'Economist. Il 5 dicembre 2013 la valuta digitale diventa illegale in Cina.

La produzione del Bitcoin e' cosi' energivora che uno studio recente ha calcolato che potrebbe spingere l'innalzamento della temperatura globale a 2 gradi centigradi nel giro di 15 anni, superando quindi il limite fissato a livello internazionale dall'accordo di Parigi sul clima. 

 

FONTE ANSA.IT  

 
Il rating passa Baa2 a Baa3, ultimo gradino prima del livello «spazzatura». Per l’agenzia manca «una coerente agenda di riforme per la crescita». Così le possibilità di addio all’euro (ora molto basse) possono aumentare. PDF Stampa E-mail
Sabato 20 Ottobre 2018 09:34

Moody’s taglia il rating dell’Italia: mancano riforme e il debito non cala

E il debito non calerà: resterà al 130% del Pil

 

 Moody’s boccia l’Italia, che paga per l’innalzamento del deficit prospettato nella manovra e l’incapacità del governo di progettare riforme coerenti in uno scenario di crescita in frenata intorno all’1%. L’agenzia americana ha declassato il rating sul debito sovrano dell’Italia a Baa3 da Baa2, appena un gradino sopra il livello «spazzatura», mentre l’outlook diventa stabile. Lunedì si vedrà come reagiranno gli investitori, che ieri hanno dato un assaggio del nervosismo che agita i mercati, facendo volare lo spread, in mattinata, fino a quota 340 punti, ai massimi dall’aprile 2013. Salvo la retromarcia a fine seduta, dopo l’intervento tranquillizzante del vice premier Matteo Salvini che, escludendo una crisi di governo, ha raffreddato lo spread e azzerato le perdite in Borsa.

Il deterioramento delle finanze pubbliche a causa dell’aumento del deficit nei prossimi anni, rispetto a quanto atteso, farà probabilmente stabilizzare il rapporto tra debito e Pil vicino all’attuale 130% negli anni a venire, invece di cominciare a ridurlo, spiega Moody’s. Inoltre le prospettive di crescita più debole potrebbero fare ulteriormente aumentare il debito dal suo livello già elevato. Ma l’agenzia è anche preoccupata dall’assenza di un’agenda di riforme coerenti per allineare la crescita italiana a quella degli altri Paesi in modo sostenibile. Finora l’Italia ha beneficiato di un rialzo temporaneo, legato a una politica fiscale espansionistica, ma la crescita ricadrà nel trend abituale di un aumento intorno all’1%, teme Moody’s. Perfino nel breve termine lo stimolo fiscale offrirà una spinta più limitata di quanto stima il governo.

L’outlook, però, è stabile, perché riflette «la robustezza del credito» dell’Italia, che resta «importante» e che bilancia l’indebolimento della politica fiscale. Tra i punti di forza, Moody’s cita l’alto grado di ricchezza delle famiglie, un cuscinetto contro gli choc futuri, ma anche una fonte sostanziosa per finanziare il governo. Il downgrade di Moody’s è arrivato in tarda serata, al termine di una giornata convulsa, finita (in apparenza) meno peggio di quanto si temesse, con il differenziale tra Btp decennali e Bund tedeschi tornato, dopo la fiammata della mattina, a quota 315 punti — meno dei 325 punti segnati giovedì — e un rendimento del 3,58%. A scatenare le vendite sui bond italiani è stato ancora il contenuto della lettera della Commissione Ue, che ha definito la manovra dell’Italia «una violazione delle regole senza precedenti», recapitata a Roma giovedì da Pierre Moscovici. Anche se poi il commissario Ue per gli Affari economici e monetari ieri ha indicato un possibile accordo attraverso «un dialogo costruttivo» con le autorità italiane. Cruciale però sarà la risposta, entro lunedì da parte del ministro dell’Economia Giovanni Tria.

La fuga degli stranieri dall’Italia ieri è stata certificata ieri dalla Bce: gli investitori esteri hanno venduto circa 17,9 miliardi di euro di titoli italiani (azioni, obbligazioni e titoli di Stato) ad agosto. La Banca d’Italia, nel suo Bollettino economico, dà un dettaglio in più: di quel portafoglio, sono stati venduti titoli di Stato per 17,4 miliardi.

 

 
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