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Problemi anche per la sicurezza: la fuga in emergenza sta diventando sempre più difficile | Stampa |  E-mail

Così le compagnie aeree continuano a restringere lo spazio dei sedili

 

La Federal Aviation Administration, l’ente più autorevole al mondo in fatto di sicurezza dei voli, potrebbe decidere presto di fermare una volta per tutte la tendenza a trasformare gli aerei in carri bestiame, stipando i passeggeri in sedili sempre più stretti. Il Flyers Rights, un’associazione della Florida che si batte per i diritti dei viaggiatori, ha ottenuto da una corte d’appello di imporre alla Faa di rivedere una sua recente decisione in materia, nella quale le misure ammesse per i sedili era valutata solo sulla base del comfort del passeggero e non sui pericoli che il ridotto spazio tra una fila e l’altra rappresenta per la salute e per la sicurezza.  

 

Il Flyers Rights, che conta già 60 mila sostenitori esasperati dalla mancanza di spazio a bordo dei velivoli, ritiene che la riduzione nelle dimensioni dei sedili e nella distanza tra una fila e l’altra abbia raggiunto un livello non più accettabile. «Le compagnie aeree - ha detto Paul Hudson, presidente dell’associazione - stanno riducendo in modo aggressivo lo spazio per le gambe, con evidenti rischi per la sicurezza in caso di evacuazione d’emergenza e per la salute dei passeggeri, senza contare la mancanza di comfort e l’aumento dei conflitti in cabina».  

 

La distanza fra un sedile e l’altro è ormai così ridotta che a bordo si verificano spesso litigi tra i passeggeri, anche a causa di un nuovo dispositivo tascabile, inventato da una esacerbata «frequent flyer» di Washington, che impedisce allo schienale di fronte di essere abbassato. Il «Knee defender» (difensore delle ginocchia) costa solo 21 dollari ed è diventato popolare, ma alcuni aerei sono stati costretti ad atterraggi di emergenza per gli scontri che ha causato a bordo tra chi voleva trovare un po’ più di spazio per sé reclinando il sedile e chi voleva salvare le proprie ginocchia dall’invadenza altrui.  

 

Le compagnie cercano di rimediare bloccando la possibilità di abbassare lo schienale: Ryanair è stata la prima a farlo e Monarch Airlines è al momento l’ultima, ma questo non ridurrà il senso di claustrofobia che si avverte in ogni viaggio aereo. Secondo i dati forniti da Flyers Rights, la larghezza media dei sedili era di 47 centimetri 10 anni fa e si è ora ridotta a 43. La distanza tra uno schienale e l’altro ha toccato il record minimo con i 71 centimetri della compagnia low cost Spirit Airlines e il trend non sembra arrestarsi. La United Airlines progetta di aggiungere un nuovo posto per ogni fila, portando i sedili da 9 a 10 in modo da poter stipare a bordo 100 passeggeri in più, come se fosse merce alla quale non si deve alcun rispetto. American Airlines voleva ridurre a 74 centimetri lo spazio tra un sedile e l’altro nelle ultime file dei Boeing 737 per realizzare davanti sedili più spaziosi da vendere a prezzo più caro, ma è stata bloccata dalle proteste dei passeggeri e degli assistenti di volo, anche loro vittime dell’eccesso di affollamento degli aerei.  

 

Nell’emettere la sentenza sul ricorso di Flyers Rights uno dei tre giudici della corte d’appello, Patricia Miller, lo ha definito «il caso dell’incredibile restringimento dei sedili degli aerei» e ha aggiunto: «Come tutti abbiamo notato, lo spazio tra i sedili è sempre più ristretto, mentre gli americani sono sempre più grossi». La Faa dovrà ora pronunciarsi entro il 26 febbraio 2018 e la decisione potrebbe ridare ai viaggi in aereo un po’ del piacere perduto. La decisione riguarderà solo le leggi americane, ma avrà ovviamente ripercussioni in tutto il mondo. Lo spazio disponibile, in media circa 75 centimetri per 43 a persona, è già inferiore a quello stabilito dalla Ue per il trasporto del bestiame e bisogna impedire che scenda ancora, restituendo ai passeggeri un po’ di comfort e di dignità. 

 

fonte vittorio sabadin lastampa.it

 
A pronosticare la direzione del ricciolo può essere il vento | Stampa |  E-mail

In Croazia c'è un corno d'oro che cambia direzione in base al vento e alle maree

 Un corno d'oro che brilla e cambia forma. Esiste davvero e si trova a Bol, sulla costa meridionale di Brac, isola della Dalmazia. Le coste opposte sono bagnate dalle acque che appartengono a due correnti diverse. E dal loro «scontro» nasce un ricciolo di sabbia - la punta del corno, appunto - rivolto ad est o a ovest in base alla direzione della corrente più forte.

 

Qui l'acqua è trasparente (anche se abbastanza fredda), con sfumature che vanno dal celeste al verde, che crea un bellissimo contrasto con la spiaggia dorata, formata da sabbia grossolana e ciottoli, come la maggior parte della costa croata. 

Brac si raggiunge in traghetto, con partenza da Makarska verso Sumartin, da Spalato verso Supetar oppure da Split, dov'è possibile imbarcare la propria auto. E una volta sbarcati, si può noleggiare uno scooter o anche prendere un taxi per arrivare sino alla spiaggia del Corno d’oro. A piedi dal centro di Bol ci s'impiega circa mezz'ora.

 
Per rilassarvi un pò..... | Stampa |  E-mail

Viaggio a Lisbona

 

 

Seduti al bar per un sospirato caffè, dopo aver scarpinato al caldo delle 14.30 intorno alla Plaza Marques de Pombal, affranti o sfranti dal sole portoghese, tanto che perfino i piccioni caracollavano nella nostra ombra deambulante, notiamo di venir allumati da occhi interrogativi e furbeschi dall'interno di ricorrenti taxi neri e verdi, che, tra gli
innumerevoli loro invidiosi confratelli, osavano accostarsi al marciapiede,intralciando
l'incessante traffico.
In effetti siamo in attesa di Nicolae A..., nostro "tassinaro" di fiducia, giovane padre dai capelli ben rasati, ma ricco di qualche italico verbo, prestante e gentile, il quale ci
depositerà, dopo rapida e poco costosa corsa sotto l'alato mezzo per Roma.
L'ora giunse di tirar le somme di siffatta gita "portogallese", dove galli pochi ma gatti tanti e piccioni di più, negli ubertosi giardini ridondanti di piante esotiche, quali puoi trovare negli orti botanici.
Questa città, alla foce del Tago, protetta dai venti protervi dell' Atlantico, ride! Il suo sorriso smagliante, la calcada, denota gran cura del bianco smalto dei piccoli sampietrini di pietra lucida, come fosse il paziente di un bravo dentista, di cui sono pavimentate a mosaico gran parte della strade e non ne manca una tessera che sia una! Ride anche al fresco delle sue terrazze, quelle con aiole, giochi e panchine, che si affacciano tra una collina e l'altra, a guardare di sotto coloro che arrancano per le salite e per le scale infinite e le facciate dipinte con piastrelle ornate e colorate.
In questo fine settembre, ella mostra il meglio di sè, tra sole e arietta leggera che ristora il turista nelle file per un ticket, davanti ad una torre, un castello, una cattedrale, un museo o davanti a qualunque cosa gli giri di visitare in quelle ore.
Otto km di ponte su due livelli? La statua del Cristo Rei imponente ed aperta in un abbraccio per tutti? Un monastero con il chiostro più grande del mondo? Accomodatevi, dentro c'è posto e, per gli anziani, ogni biglietto costa la metà.
Ma che hanno da ridere queste mura, questi alberi, queste scuole?
Vi assicuro, abbiamo visto cose che noi italiani non avremmo mai pensato di vedere più: gente al lavoro, bambini e maestre con i grembiuli, chioschi bar pieni di gente, giardinieri che potano e sarchiano, guardie ad ogni angolo di strada e tutto con la massima tranquillità. Nessuno si sente spiato, tallonato, guardato a vista. Giovani autisti con le loro Apecar, taxi che si fermano al tuo primo gesto... La politica del lavoro è: pagati meno, pagati tutti, o quasi!
Il turista è lavoro, entrata, benessere, apertura mentale.
Si mangia bene, dovunque, fin nell'osteria più semplice dell'Alfama, tra studenti e vecchietti; nessuno ti infastidisce, e perchè dovrebbe?
Certo, non sono tutti sampietrini quelli che luccicano, da qualche parte ci sarà la magagna, cioè l'eccezione che conferma la regola, tuttavia i nostri quattro giorni sono volati, tra un bachalao con le patate, una pastela de nata, un giorno di mal di testa e tante note di fado per la Rua Garret, o per le vie del Chiado.
Un motivo ci sarà perchè Fernando Pessoa sia vissuto qui. E' proprio luogo per Poeti!
Ora basta, vado a dormire ché l'aereo è sceso quasi a mezzanotte, e poi, se continuo a magnificare la sua città, il nostro amico ospite non ce la perdonerebbe, perchè, dice, se la vuole tenere tutta per sè.

 

MARIA CARLA RENZI

 
Serra da Estrela Portugal | Stampa |  E-mail

Nessuna illusione ottica: in Portogallo c’è un lago con il buco

 

 

Altro che stretto di Messina. Se c’è un posto dove Scilla e Cariddi potrebbero vivere oggi è senz’altro nel lago di Covão do Conchos nella Serra da Estrela , in Portogallo. Lo specchio d’acqua custodisce non lontano dalla riva una spettacolare cascata d’acqua che sembra il portale di accesso ad un mondo parallelo. Sembra irreale, la tana di un mostro marino, eppure è attiva da oltre cinquant’anni come diga idroelettrica: a fare il resto è stata la natura, che ha inglobato l’opera ingegneristica trasformandola in un’attrazione turistica. 

 Il buco nel lago è una piccola diga che devia le acque del Ribeira das Naves nella Lagoa Comprida attraverso un tunnel lungo 1519 metri. E’ formato da una corona di 48 metri in granito e cemento ed è in grado di raggiungere i 123 mila metri cubi d’acqua. 

 Sebbene l’impressionante scenario da film di fantascienza sia stato costruito fra il 1912 e il 1955, solo oggi riesce a mostrare tutta la sua particolarità. Questo perché a far diventare famosa la voragine dove l’acqua va scomparendo è stato il video girato con un drone dal portoghese Helder Afonso, che ha superato i 5 milioni e mezzo di visualizzazioni.

 

Le immagini aeree mostrano l’imbuto prodotto dalla mano dell’uomo in tutta la sua maestosità. C’è chi pensa sia una illusione ottica e pure chi lo definisce la bocca dell’inferno. Ad alimentare la leggenda è anche la difficoltà che si fa per raggiungerlo. Per arrivare sulle sponde di questo lago si devono percorre strade montuose non adatte a tutti, a piedi o in fuoristrada, fra i bricchi del Portogallo centrale.  

 

FONTE  NOEMI PENNA LA STAMPA.IT

 

 
L'ISOLA DELL'AMORE | Stampa |  E-mail

 CAPRI ....E BASTA.

 

Per descrivere quest’isola possiamo fare riferimento ai colori che dominano il paesaggio: il verde della macchia mediterranea, dove vedrete agavi, ginestre e fichi d’India, il bianco dei calcari, che accentuano la lucentezza dell’isola nelle giornate di sole, l’azzurro dell’acqua dove tuffarsi per scoprire le bellezze recondite di Capri.

Come ha scritto Sartre, “Capri è sacra, l’obiettivo non è vederla, ma avvertirvi una certa qualità di emozione”,  l’unica a non avere origini vulcaniche fra quelle presenti nel Golfo di Napoli.

Non è un caso se i Faraglioni sono una delle attrattive capresi più note, poiché i tre picchi rocciosi sono stati frequentemente uno sfondo suggestivo per film: osservateli dai Giardini di Augusto, una lunga serie di terrazze fiorite raggiungibili a piedi dalla piazzetta di Capri, qui godrete di un panorama evocativo e sognante.
Ogni Faraglione ha un nome: Saetta, Stella e Scopolo, dove vive la rarissima lucertola azzurra, simbolo di esclusività di quest’isola magnifica.

 Il luogo di ritrovo per eccellenza di Capri è la piazzetta (Piazza Umberto I), popolata di bar dove si arriva tutto il mondo e si ozia dopo aver  ceduto al fascino dell’isola.
La shopping experience da vivere inizia a Via Camerelle: è qui che risiedono le principali boutique di lusso 

Se amate le scarpe fatte come Jackie Kennedy, c'è un solo posto da visitare.

 E'noto che l’elegantissima first lady adorava i tipici sandali capresi ed era solita acquistarne numerosi esemplari.

Solo "Da Costanzo" in via Roma 49, a pochi passi dalla Piazzetta.

 

La tradizione della storica calzoleria è proseguita con suo figlio Antonio Ruocco, sua moglie Alvina e le due figlie Martina e Francesca.

Questi sandali artigianali sono delle vere opere d'arte: da i più semplici e tradizionali a esemplari unici: decidere il proprio cinturino preferito è una scelta di stile.

I profumi sono un’altra peculiarità caprese, perché i laboratori realizzano delle essenze con fiori e piante che crescono sull’isola creando un prodotto che rispecchia l’anima delicata di Capri.

Già nel XV secolo i monaci della Certosa di San Giacomo conoscevano questa tradizione, perciò acquistare un profumo vuol dire portare con sé un pezzo di storia dell’isola.

Divertimento vino e vuon cibo? Quid Wine & Cocktail Bar.

Vuoi dare un taglio? Ambra Lembo i parucchieri da Gianni.

Sullo Scoglio c'è tutto, basta cercare. Troverete solo il meglio.

E poi mare, mare.....

Dove? Il sogno è Fontelina ....vista, cibo, classe, tutto si esprime ai massimi livelli.

Sognare è realtà.

 
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