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Un'inchiesta dell’associazione consumatori, su 50 punti vendita, rileva che tutti gli operatori tendono a non comunicare i costi reali delle offerte agli utenti. Stampa E-mail
Giovedì 22 Febbraio 2018 11:16

Telefonia, troppi costi nascosti, Altroconsumo denuncia gli operatori

 Troppi servizi aggiuntivi, già attivati sulla sim al momento della sottoscrizione del contratto. Altroconsumo denuncia gli operatori Tim, Wind 3, Vodafone all’Agcom e all’Antitrust

         

 Gli operatori mobili tendono a nascondere il costo reale delle offerte telefoniche agli utenti. Non comunicano loro, infatti, al momento della sottoscrizione, i costi di alcuni servizi pre-attivati nelle sim: per la segreteria telefonica, il “ti ho cercato”; i costi di attivazione, quelli per rinnovare il proprio piano tariffario, il canone mensile per l'antivirus e tanti altri.

È quanto risulta da una inchiesta di Altroconsumo in 50 punti vendita in 5 città - Milano, Torino, Bologna, Roma e Napoli, da cui l’associazione dei consumatori ha sporto denuncia ad Agcom e Antitrust contro i quattro principali operatori. “Emerge la scarsa trasparenza di tutti gli operatori, Tim, Wind 3, Fastweb, Vodafone. Anche se alcuni nascondono più costi di altri”, dice a Repubblica.it Ivo Tarantino, responsabile relazioni esterne dell’associazione consumatori.

“L’utente attiva una offerta e non viene informato dei costi totali, che scopre solo dopo aver visto la bolletta. Dovrebbe invece saperli subito, per poter eventualmente disabilitare quelli che non gli servono”. E’ il caso certo della segreteria telefonia, resa obsoleta da Whatsapp. “Ne risultano aggravi i costo di alcuni euro al mese, almeno”.
 
L'INCHIESTA
Per ciascun gestore, Altroconsumo ha visitato dieci punti vendita, due in ogni città dell'inchiesta (per Wind 3 sono sia i punti Wind sia quelli 3). Un rappresentante dell’associazione ha fatto finta di voler cambiare operatore. Il profilo di offerta preso in considerazione: 500 minuti di chiamate, pochissimi sms (meno di cinque al mese, per il resto Whatsapp) e un giga per navigare. Nemmeno un addetto alle vendite su due (48%) ha voluto sapere il profilo, né ha chiesto quale fosse la tariffa in uso. “Il 32% delle offerte consigliate conteneva minuti illimitati, cosa assolutamente inutile per il profilo e che avrebbe fatto lievitare il costo fisso mensile fino a 15 euro. Anche per quanto riguarda internet si punta in alto: il 36% ha proposto tariffe con più di 10 giga mensili”, spiega l’associazione. “Nei punti vendita ci sono stati pochi sforzi per adeguare la proposta alle esigenze del cliente, tanti per occultare i costi dei servizi attivati preventivamente sulle sim, lasciando l'utente alla propria esperienza e al proprio credito residuo. Sono i costi extra soglia, quelli su cui gli addetti preferiscono glissare più frequentemente. I negozi che non li menzionano, neanche quando si fa riferimento a possibili spese aggiuntive, sono quasi tutti: 48 su 50”.
 
IL DETTAGLIO DEI COSTI
Anche se tutti nascondono costi, ci sono alcuni che hanno meno voci nascoste”, dice Tarantino. “Dalla nostra inchiesta risulta che Fastweb è quello con meno costi nascosti”. Risulta che il 10 per cento dei negozi ha taciuto del costo di attivazione (5 euro), mentre tutti non hanno detto all’utente dei costi extrasoglia. Questi per altro sono puntualmente taciuti da quasi tutti i negozi di tutti gli operatori (il 100 per cento per Wind 3, l’80 per cento per Vodafone, il 90 per cento per Tim).
Nel caso di Wind, tutti i negozi hanno detto del costo di attivazione (3 euro), ma tutti hanno nascosto anche il costo del piano tariffario (50 cent a settimana) e del recesso anticipato (16 euro), mentre il 70 e l’80 per cento di loro (rispettivamente) ha taciuto il costo dell’sms “chiamami” (19 cent a settimana) e della segreteria telefonica (12 cent al minuto).
Per 3 Italia l’80 per cento ha nascosto il costo della segreteria (20 cent a chiamata), il 70 per cento quello del costo dell’sms “ti ho cercato” (1,50 euro al mese di utilizzo effettivo), il 50 per cento il costo di recesso anticipato (46 euro) e il 10 per cento il costo di attivazione (3 euro).
 
Nel caso di Tim, tutti i negozi hanno detto di quest’ultimo (5 euro), mentre la metà ha nascosto il costo di base Prime GO (49 cent a settimana, anche questo disattivabile). L’80 e il 90 per cento ha nascosto rispettivamente i costi del Lo sai e chiama ora (1,90 euro al mese) della segreteria telefonica (1,50 euro a chiamata).
 
Per Vodafone: tutti hanno nascosto il costo del recesso anticipato (26-45 euro), del controllo del credito (19 cent al minuto con 20 cent di scatto alla risposta), il 90 per cento quello della segreteria (1,50 euro al giorno di effettivo utilizzo). L’80 per cento il costo di “chiamami” (12 cent al giorno di utilizzo) e dell’extrasoglia. Il 70 per cento il costo dell’antivirus (1 euro al mese) e dell’opzione per il piano tariffario (49 cent a settimana). Meglio va per quello di attivazione (5 euro), celato solo dal 10 per cento dei negozi.
 
L’inchiesta di Altroconsumo rivela ancora una volta – come per il caso del passaggio alle tariffe a 28 giorni – che gli operatori stanno cercando modi indiretti e poco visibili per aumentare il costo delle tariffe. E così recuperare ricavi dopo la stagione di grossi sconti, che hanno portato i canoni italiani a livelli tra i più bassi in Europa. Cioè, molto bassi almeno per gli utenti esperti che sanno di dover disattivare i servizi nascosti.

 

Fonte  ALESSANDRO LONGO repubblica.it

 

 
L'assalto agli soters virtuali ha penalizzato il commercio al dettaglio tradizionale, che resta a galla solo grazie al comparto alimentare Stampa E-mail
Mercoledì 07 Febbraio 2018 15:17

In Italia è boom dell'e-commerce: 7 consumatori su 10 in negozi online

 C'è sempre più feeling tra gli italiani e l'e-commerce, con buona pace per il commercio al dettaglio tradizionale che comincia ad accusare fortemente questa competizione.

Sono infatti più di 43 milioni di italiani che usano internet, con un aumento del 10% nell'ultimo anno e quasi 7 consumatori su 10 che hanno "visitato" un negozio on line.

Lo sottolinea un’analisi di Coldiretti sul rapporto Digital 2018 relativo alla diffusione e all’utilizzo di Internet in 239 Paesi nel mondo pubblicata in occasione dei dati ISTAT che evidenziano una sostanziale stagnazione del commercio al dettaglio nel 2017.

Il settore del "food & personal care" registra in Italia l’incremento maggiore per i consumi al dettaglio (+15%) insieme ai viaggi e davanti ad altre voci come arredamento (+14%), moda (+12%), elettronica (+10%), musica e videogames (+9%) e giochi (+7%).

La spesa media on line degli italiani ha raggiunto i 595 euro a testa all'anno con un aumento dell’8% dal 2017 a oggi, con 1 consumatore su 2 che nell'ultimo mese ha comprato qualcosa sul web.

Un andamento che ha un impatto rilevante sul commercio al dettaglio tradizionale che resiste solo grazie alla vendita degli alimentari che fanno registrare un 1% delle vendite nel 2017.

 

FONTE teleborsa.it

 
Procura Spagna: 'chiederemo cattura se domani lascia il Belgio' Puigdemont © EPA Stampa E-mail
Domenica 21 Gennaio 2018 18:22

'Arrestare Puigdemont in Danimarca'

 

 La procura spagnola chiederà l'attivazione di un mandato di arresto europeo contro l'ex presidente della Generalitat della Catalogna, Carles Puigdemont, se domani andrà in Danimarca, dove ha in programma di partecipare ad un dibattito all'Università di Copenhagen. Lo riferisce El Pais, citando un comunicato della procura, in cui si spiega che si vuole chiedere alle autorità danesi l'arresto e la consegna alla Spagna della "persona indagata". Puigdemont è in auto esilio a Bruxelles.

fonte ansa.it

 
La conferma dal Ceo dell'azienda francese, Emmanuel Besnier. 35 casi accertati in Francia, altri in Spagna e Grecia. Non ancora diffuso l'elenco completo dei Paesi dove il prodotto è stato distribuito e venduto Stampa E-mail
Domenica 14 Gennaio 2018 10:46

Lactalis, latte in polvere per neonati contaminato da salmonella: coinvolte 83 nazioni, ritirate 12 milioni di confezioni

 Si allarga l'allarme per i casi di salmonella dovuti a partite di latte in polvere per bambini prodotti dalla Lactalis: le nazioni coinvolte sarebbero almeno 83 e sono state ritirate 12 milioni di confezioni del prodotto.

A confermare la notizia è lo stesso Ceo di Lactalis, Emmanuel Besnier, in un'intervista al settimanale "Le Journal du Dimanche". "Dobbiamo misurare la portata di questo operazione", ha spiegato, rivelando appunto che ci sono 83 nazioni coinvolte, per un numero di confezioni che supera i 12 milioni di scatole. Il Ceo di Lactalis ha assicurato che quel latte in polvere non sarà più distribuito e che tutte le confezioni in circolazione sono in corso di ritiro dai punti vendita.

Uscendo dal suo silenzio, Emmanuel Besnier, che in precedenza non si era espresso a proposito della vicenda che aveva minato la sua compagnia, ha anche promesso di risarcire "tutte le famiglie che hanno subito danni". Ha assicurato che aveva in mente prima di tutto le conseguenze di questa crisi sanitaria per i consumatori, "bambini sotto i sei mesi", ha detto: "Questo è per noi, per me, motivo di grande preoccupazione".

Dopo l'incontro di venerdì tra Besnier e il ministro francese dell'Economia, Bruno Le Maire, il gruppo Lactalis ha ordinato il ritiro di tutte le partite di latte per l'infanzia prodotte nel suo stabilimento di Craon (Francia occidentale). Il capo del gruppo ha affermato di aver proposto al governo che questa misura sia estesa a 83 paesi.

Trentacinque bambini con salmonellosi sono stati diagnosticati in Francia dopo aver consumato latte o alimenti per l'infanzia della Lactalis, secondo le ultime cifre ufficiali del 9 gennaio. In Spagna è stato anche scoperto un caso di salmonellosi accertata riguardante un bambino che ha consumato questo latte contaminato e un altro caso da confermare in Grecia.

Interrogato sulle "centinaia" di denunce presentate dai genitori di neonati in tutta la Francia, e mentre un'indagine preliminare è stata aperta alla fine di dicembre, in particolare per "lesioni involontarie" e "per aver messo in pericolo la vita degli altri", Besnier ha assicurato che non avrebbe nascosto nulla. "Ci sono lamentele, ci sarà un'indagine, collaboreremo con la giustizia dando tutti gli elementi che ci verranno chiesti. Non abbiamo mai pensato di agire diversamente".

Fonte repubblica.it

 
La società di Cupertino: "Non si sa quale impatto possa causare sugli utenti". E si dice pronta a rilasciare al più presto gli aggiornamenti risolutivi Stampa E-mail
Venerdì 05 Gennaio 2018 09:34

Falle nei microprocessori, Apple avverte: "Colpiti tutti i sistemi Mac e iOs"

 La vulnerabilità riscontrata sui microchip colpisce "tutti i dispositivi Mac e iOs", ma "non è possibile sapere quale impatto causi sugli utenti". Dopo la bufera tecnologica esplosa con l'annuncio delle falle denominate "Meltdown" e "Spectre", Apple esce allo scoperto ammettendo un rischio generale, che a questo punto riguarda milioni di utilizzatori di dispositivi di pc, tablet e smartphone nel mondo. La nota della casa di Cupertino annuncia di essere al lavoro per rilasciare un aggiornamento di Safari - il browser utilizzato per navigare su internet da iPad, iPhone e Mac - in grado di risolvere il problema.

In realtà, precisa la società, gli ultimi aggiornamenti del sistema operativo per computer Mac, per Apple Tv, iPhone e iPad proteggono gli utenti dall'attacco della versione 'Meltdown' e non rallentano i dispositivi, mentre Meltdown non ha alcun effetto sull'Apple Watch. Tutti i dispositivi Apple sono invece al momento vulnerabili agli attacchi di 'Spectre' attraverso il codice che può essere eseguito, appunto, nei browser web. Da qui l'esigenza della 'patch', che in gergo tecnico indica una 'toppa' per riparare la falla.

'Meltdown' è la tipologia di vulnerabilità che riguarda solo i microprocessori fabbricati da Intel, mentre 'Spectre' coinvolge oltre a Intel anche Arm e Amd. Entrambe sono state scoperte dal team di Google Project Zero. E sempre Google ha assicurato che gli utenti di telefoni col sistema operativo Android prodotto dalla casa di Mountain View - oltre l'80% del mercato globale - sono protetti se dispongono degli ultimi aggiornamenti di sicurezza. Apple invece è rimasta in silenzio per più di un giorno sul destino delle centinaia di milioni di utilizzatori dei dispositivi con la mela.

 

Fonte reubblica.it

 
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