Ulti Clocks content
In Evidenza
Cinquant'anni dopo: dal Movimento Studentesco al Movimento 5 Stelle Stampa E-mail
Venerdì 06 Luglio 2018 13:56

Dal 6 politico al reddito di cittadinanza

 

Cinquant'anni dopo, dal 1968 al 2018, la manipolazione sociale è identica.

La fantasia al potere, la lotta al potere costituito: un imbroglio, ora come allora.

Cinquant'anni fa, nel mirino dei contestatori c'erano la sessuofobia familiare, lo Stato repressivo, la scuola di classe, il "sistema": era il '68. Una rivoluzione alternativa, sociale, giovanilistica, soppiantava quella economica fondata sul comunismo.

Il Movimento Studentesco incarnava questo fenomeno che ebbe come primo obiettivo quello di contrastare il PCI: anche loro, i comunisti ortodossi, erano parte fondamentale del "sistema" da abbattere.

Non c'era bisogno di studiare soluzioni razionali, lo slogan era chiaro: vogliamo tutto e subito, vogliamo "la fantasia al potere!". Vogliamo tutto per tutti, senza eccezioni: il 6 politico, la promozione assicurata. Perché la scuola è di classe, è quella dei ricchi: andava abbattuta nei suoi meccanismi di selezione.

Ci fu un momento in cui i cortei e le manifestazioni degenerarono: le sassaiole colpirono i celerini, i poliziotti mandati in ordine pubblico. Fu chiaro che si stava creando un solco profondo tra gli studenti che protestavano ed il vero proletariato: lo scrisse chiaramente Pier Paolo Pasolini in un articolo rimasto famoso, rilevando che i celerini non erano altro che poveri ragazzi con la divisa.

Nessuno capì che si trattava della più grande operazione di mistificazione politica mai tentata prima: occorreva dividere la società secondo uno schema diverso da quello consueto, che vedeva i padroni-sfruttatori da una parte ed i proletari-sfruttati dall'altra.

Bisognava creare una opposizione nuova, una trincea sociale fondata sulla differenza di età: i giovani contro i vecchi, i giovani come categoria sociale contro il sistema.

Finiva così la unità di classe, dove i contadini, gli operai e gli studenti erano tutti parte attiva nella stessa battaglia del proletariato contro i capitalisti. Solo Mao Tse Tung capì che era una manovra dei capitalisti, che usavano le classi intellettuali per fare saltare l'unità di classe: e li mandò tutti nei campi di rieducazione, a marcire ed a morire.

Gli intellò come li chiamano in Francia, i ricchi che si nascondono nella cosiddetta gauche-caviar, quelli che fanno i bo-bo bourgeois-bohemienne, furono i protagonisti di questo trasformismo: "portafoglio a destra e cuore a sinistra", per dirla in italiano. Sostituì l'internazionalismo proletario del comunismo con il cosmopolitismo borghese, annullando tutte insieme identità culturali, nazionali, e sessuali.

Il Movimento Studentesco, un insieme liquido e malleabile, fu incaricato di fare da protagonista di questa finta rivoluzione. In questo mascheramento, i grandi borghesi si sono installati a sinistra, l'hanno penetrata snaturandola: l'hanno trasformata nella più grande organizzazione di massa che da allora favorisce il Mercato, il Capitale, il Profitto, la Rendita. E' la sinistra beccacciona dei giorni nostri.

Allora, nel 1968, c'era da abbattere il pericolo del Comunismo che metteva in pericolo le roccaforti del potere economico.

Oggi, cinquant'anni dopo, nel 2018, siamo alle prese con la crisi sociale più devastante che l'Occidente abbia mai conosciuto da secoli. Ed allora, come se ne esce? Bisogna evitare ad ogni costo una rivolta popolare contro il Capitale finanziario, le Banche, le Assicurazioni, i Fondi di investimento, gli Edge fund che giocano quotidianamente con i nostri soldi. Il Mercato deve rimanere anonimo.

Serve un vero nemico, visibile: la Casta, i Pensionati d'oro, i Politici.

Ecco che in Italia nasce il Movimento 5 Stelle, in Grecia lievita il consenso nei confronti di Syriza, in Spagna si moltiplicano i Ciutadanos: i movimenti politici nuovi si materializzano dove la crisi è stata più grave. E mettono insieme il livore dei più giovani contro i più anziani, mai contro chi detiene davvero il potere finanziario che è stato responsabile del collasso del sistema.

Ancora una volta la grande borghesia si inventa i movimenti di protesta, imbroglia i giovani, mette davanti ai loro occhi finti nemici: i padri che hanno un lavoro, i nonni che si sono sudata la pensione.

Cinquant'anni dopo, dal 1968 al 2018, la manipolazione sociale è identica.

Dal 6 politico al reddito di cittadinanza.

Cinquant'anni dopo: dal Movimento Studentesco al Movimento 5 Stelle.

  

FONTE Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
 
Boeri: “Servono più migranti regolari, versano 8 miliardi di contributi a Inps e ne ricevono soltanto 3 in pensioni” Stampa E-mail
Venerdì 29 Giugno 2018 11:53

Pensioni, Boeri: "Calo migranti problema serissimo"

 

                                                                                                   (Fotogramma)

Un azzeramento dei flussi migratori è un problema "serissimo" per il sistema pensionistico italiano. "Avere più immigrati regolari ci permetterebbe fin da subito di avere dei significativi flussi contributivi di ingresso nel nostro mercato del lavoro". Lo ha detto presidente dell’Inps, Tito Boeri, al Festival del Lavoro a Milano. "Gli scenari più preoccupanti per quanto riguarda la nostra spesa pensionistica futura sono quelli che prevedono una forte riduzione dei flussi migratori. Questa riduzione è in atto e i flussi cominciano a non essere più sufficienti per compensare il calo della popolazione autoctona", ha spiegato Boeri.

Le proiezioni demografiche "ci dicono che anche nel giro di pochi anni, se i flussi dovessero ridursi ulteriormente o addirittura azzerarsi, perderemmo città intere di popolazione italiana". Un problema "molto serio per il nostro sistema pensionistico, che è in grado di adeguarsi all’allungamento della vita media ma non al fatto che diminuiscono le coorti di contribuenti". La classe dirigente "deve spiegare questo problema, che è un problema demografico dell’immediato". 

Il presidente dell’Inps ha sottolineato che, "volenti o nolenti, l’immigrazione è qualcosa che può darci il modo per gestire questa difficile transizione demografica. Se gli italiani ricominciano a fare figli, cosa che tutti auspichiamo, ci vorranno vent’anni prima che i nuovi nati inizino a pagare i contributi".

 

FONTE ADNKRONOS.COM

 
FUGA PER LA LIBERTA' Stampa E-mail
Domenica 17 Giugno 2018 18:18

Quanto costa trasferirsi a vivere all’estero e dove è più conveniente

 

Se stai pensando di trasferirti all’estero, ma non hai ancora deciso quale sarà la tua destinazione, ti conviene mettere sul piatto della bilancia anche i costi necessari per il trasloco nelle diverse città del mondo. Soprattutto se parti con tante belle speranze, ma senza lavoro e senza un portafoglio pieno di soldi. Nestpick, il motore di ricerca per appartamenti ammobiliati in affitto nato a Rotterdam nel 2014 ma che ora ha la sua sede principale a Berlino, ha fatto uno studio che analizza nel dettaglio tutti i costi da sostenere nel primo mese di vita all’estero. Stilando anche una classifica delle città più care e di quelle più economiche per le quali preparare le valigie.

Nell’analisi della piattaforma per affitti non è considerato soltanto il costo dell’alloggio, ma bensì tutti i costi che uno straniero deve sostenere appena mette piede in una nuova città: visto, eventuali tasse, trasporti, documenti, vitto, alloggio, costi di internet e dei servizi telefonici. Dall’analisi emerge che il costo del trasloco può variare notevolmente da città a città e quindi il dato economico può rappresentare un fattore importante nelle scelte dei millennials (e non solo) determinati a lasciare il Belpaese.

Nestpick ha analizzato 80 famose città del mondo, prendendo in considerazione quelle più gettonate alla luce delle maggiori opportunità di lavoro, della presenza delle migliori università e di una fiorente cultura delle start-up, gli elementi che maggiormente attirano coloro che vogliono lasciare il proprio Paese.

“Il costo della vita è spesso un fattore enorme per chi cerca di spostarsi – commenta Ömer Kücükdere, amministratore delegato di Nestpick – e il primo mese quasi sempre bisogna far fronte e sostenere dei costi aggiuntivi a causa delle potenziali domande di visto o altre spesi iniziali. Ci auguriamo che questo indice serva da buon indicatore per stabilire quanto siano accessibili o costose molte delle destinazioni di lavoro più popolari al mondo, e possa aiutare coloro che cercano delle opportunità all’estero a prendere la decisione migliore”.

Il rapporto di Nestpick evidenzia alcune curiosità. Se la Nuova Zelanda ha i diritti di visto più cari, pari a 1.847 euro, Hong Kong è molto più economica, con costi per avere il visto pari a 20,70 euro. La Nuova Zelanda ha anche il più lungo tempo per la consegna dei visti (381 giorni) mentre la Thailandia consegna un visto in soli due giorni.

Per quanto riguarda l’affitto è San Francisco la città meno accogliente (oltre 2 mila euro al mese a persona) mentre per vivere un mese a Bangalore, in India, bastano 137 euro. Sul fronte delle comunicazioni, Dubai ha costi internet più alti (pari a 94,66 euro) e Zurigo batte tutti per il servizio telefonico più costoso (91 euro). Più economiche Mosca, dove internet costa 4,77 euro, e Varsavia dove per chiamare sono sufficienti 4,67 euro.

 

Per quanto riguarda il costo del cibo, in cima alla classifica troviamo ancora una volta Zurigo: secondo il rapporto servono oltre 1.000 euro per mangiare e bere nella città svizzera. Mentre a Bangalore sono sufficienti 218 euro. Infine, altro elemento da considerare sono i costi per il trasporto: 143,85 euro nel Regno Unito, contro i 6 euro necessari per muoversi al Cairo.

Sommando tutte le voci, l’analisi di Nestpick ha incoronato Dubai (Emirati Arabi Uniti) come città più costosa al mondo in cui traslocare: sono necessari infatti 3.632 euro per il primo mese di vita. A incidere maggiormente sul prezzo sono l’affitto molto alto (1.145 euro al mese) insieme alle spese per il visto (1.818 euro). A seguire, le prima dieci posizioni sono occupate da Auckland, San Francisco, New York, London, Sydney, Oslo, Zurigo, Tel Aviv e Amsterdam.

 Dall’altra parte della classifica, invece, si trova il Cairo. Qui il costo per il primo mese di trasloco si aggira sui 560 euro grazie a prezzi di affitto a buon mercato (221 euro), cibo e bevande venduti a prezzi accessibili (255 euro). Altre città economiche sono Bangalore, Bucarest, Budapest, Riga, Città del Messico, Sofia, Praga, Medellin, Kuala Lumpur e Varsavia.

 

FONTE  Marta Panicucci BUSINNESS INSIDER.COM

 
Presentazione a Salerno di “WAR IS OVER!” 1943-1946. L’Italia della Liberazione nelle immagini dei U.S. Signal Corps e dell’Istituto Luce. Stampa E-mail
Giovedì 31 Maggio 2018 21:15

Presentata a Salerno la Mostra “War is Over!” 1943 – 1946

 L’inaugurazione celebrativa della mostra del 75° dello sbarco degli Alleati, si terrà giovedì 31 maggio alle ore 18.30 e sarà visitabile dall’1 giugno al 30 settembre 2018. La presentazione ufficiale dell’evento storico-culturale, è avvenuta martedì 29 nella sala di rappresentanza della Provincia di Salerno. Il Sindaco di Eboli Massimo Cariello: ”Un appuntamento che coniuga storia, cultura, sentimenti, identità!”

 

EBOLI – Presentazione a Salerno nel Salone delle conferenze di Palazzo Sant’Agostino “WAR IS OVER!” 1943-1946. L’Italia della Liberazione nelle immagini dei U.S. Signal Corps e dell’Istituto Luce. L’inaugurazione della Mostra giovedì 31 maggio alle ore 18.30. La mostra celebrativa del 75^ dello sbarco degli Alleati, sarà visitabile dall’1 giugno al 30 settembre 2018. La presentazione ufficiale dell’evento storico-culturale, è avvenuta martedì 29 nella sala di rappresentanza della Provincia di Salerno. Il Sindaco di Eboli Massimo Cariello: ”Un appuntamento che coniuga storia, cultura, sentimenti, identità!

Un lungo sospiro di sollievo, condiviso da civili e militari italiani con gli eserciti alleati e i partigiani, accompagna la fine della seconda guerra mondiale. E’un momento di festa e speranza e, insieme, un momento di paura, contrasti e smarrimento: tra la fine di aprile e l’inizio di maggio del 1945 l’Italia nuova deve ancora compiersi e il Paese, distrutto e affamato, lotta per il riscatto, verso la rinascita. Due diverse visioni della Liberazione, in bianco e nero e a colori, due modalità parallele di rappresentazione della guerra e della pace futura si alternano e combinano in un originale racconto per immagini nella mostra “WAR IS OVER! L’Italia della Liberazione nelle immagini dei U. S. Signal Corps e dell’Istituto Luce, 1943-1946”, che inaugurerà il 31 maggio al MOA – Museum of Operation Avalanche di Eboli e sarà visitabile fino al 30 settembre.

La mostra, fortemente voluta dal Comune di Eboli, è stata ideata e realizzata da Istituto Luce Cinecittà, con il patrocinio del Consolato U.S.A. a Napoli, Regione Campania, Provincia di Salerno, Università degli Studi di Salerno – CIREC ed il contributo di Weboli. A cura di Gabriele D’Autilia dell’Università degli Studi di Teramo ed Enrico Menduni dell’Università degli Studi Roma Tre. Regia Video Roland Sejko. Organizzazione Generale Maria Gabriella Macchiarulo.

Stamattina la presentazione ufficiale dell’evento, nella sala di rappresentanza della Provincia di Salerno, a Palazzo Sant’Agostino. «Un appuntamento che coniuga storia, cultura, sentimenti, identità – ha sottolineato il sindaco di Eboli, Massimo Cariello -. Un percorso di crescita, attraverso uno degli eventi più importanti della Campania. Le istituzioni investono sul nostro territorio, questo gratifica i nostri sforzi per segnalare Eboli, la sua storia e le sue strutture a i massimi livelli».

Attraverso la selezione di circa 140 immagini, anche inedite, e filmati d’epoca – compresi nel periodo tra il luglio del 1943 (lo Sbarco degli Alleati in Sicilia) e il 1946 – si svolge la narrazione della guerra attraverso i suoi protagonisti, italiani e americani, e il confronto, unico e suggestivo, tra due differenti punti di vista. Da una parte gli scatti dell’Istituto Luce, l’organo ufficiale di documentazione foto-cinematografica del regime, dove il “bianco e nero” è espressione prima del cupo declino del fascismo e poi della sobrietà di una classe dirigente che cerca di costruire sulle rovine della guerra; tra queste, molte immagini del fondo “Reparto Guerra Riservati” in cui erano conservati i negativi bloccati dalla censura. Dall’altra, le fotografie dei Signal Corps, l’efficiente servizio di comunicazioni al seguito delle truppe statunitensi, provenienti da un raro repertorio, conservato presso la NARA (National Archives and Records Administration) di Washington e solo in parte conosciuto in Italia. Qui il colore diventa il segno di un’Italia diversa, “rivelata” da operatori e fotografi più attenti al dato sociale e uno strumento di esportazione dell’american way of life che, con la ricostruzione, raggiunge anche l’Italia.

A corredo della mostra alcune videoinstallazioni curate dall’Istituto Luce – Cinecittà, per la regia di Roland Sejko e il montaggio di Luca Onorati tra cui “Vincitori e vinti” e “L’ultima apparizione del Duce”, ideate appositamente per “War Is Over!”: proiezioni di rari filmati italiani e americani che documentano le vicende finali e i drammi della guerra e che mostrano il coinvolgimento di grandi registi di Hollywood (integrati nei Signal Corps) nella guerra mondiale e la gioia e lo stordimento degli innumerevoli momenti della Liberazione italiana, oltre a un’originale sintesi delle immagini esposte. “War is Over!” chiude a Eboli il suo ciclo espositivo – dopo essere stata ospitata a palazzo Braschi a Roma nel 2015 ed alla Fondazione FORMA per la Fotografia a Milano nel 2016 – e presenterà anche immagini dell’imponente Archivio fotografico comunale (EBAD – Eboli Archivio Digitale), scattate dall’importante fotografo Luigi Gallotta e riportate nel terzo ed ultimo catalogo della mostra, realizzato dall’Istituto Luce Cinecittà e Contrasto. «Ricomprendere anche le immagini dell’archivio EBAD – ha spiegato Enrico Mendunisignifica arricchire la mostra, con un indispensabile sguardo sul territorio».

Le fotografie in mostra non costituiscono il supporto visuale di un percorso storiografico già scritto: vogliono piuttosto valorizzare la diversità delle due prospettive e le loro connessioni con lo sfondo culturale dei due paesi e il loro immaginario, all’epoca particolarmente segnato dal cinema. L’influenza è evidente nel contesto americano, ma emerge anche in Italia, sia pure a fatica e sfuggendo alle maglie della censura, come si può vedere negli scatti con il legionario con i baffi “alla Amedeo Nazzari” o nella postazione sotterranea tappezzata dalle foto delle dive. Molto diverse sono le narrazioni della Liberazione dei due organi, Istituto Luce e Signal Corps, nei punti di vista e nei campi d’azione. «Raccontare la storia in maniera emozionale, ma senza cancellare la ricerca scientifica, è la mission del MOA ed in questa mostra ritroviamo questo concetto», ha commentato il responsabile scientifico del museo dello sbarco di Eboli, Giuseppe Fresolone. Dallo stesso museo, attraverso il responsabile, Marco Botta, arriva una richiesta: «Manteniamo la mostra oltre settembre, in modo da consentire alle scolaresche di ammirare questo importante riferimento storico e culturale».

Fino al luglio 1943 l’Istituto Luce organizza un attrezzato “Reparto Guerra” al seguito delle truppe italiane su tutti i fronti ma, a causa del suo trasferimento nella Repubblica di Salò, manca una documentazione foto-cinematografica del Regno del Sud nel 1944-45, che è dunque un’esclusiva delle armate alleate. Nel repertorio di Salò sono rimosse le persecuzioni contro gli ebrei, ma sono presenti scatti di arresti e fucilazioni, con una funzione chiaramente intimidatoria. “Il dopoguerra è già cominciato” è il sottotesto che ricorre nelle foto del Signal Corps dell’Esercito USA, “e riguarderà anche l’Italia”. I film e le fotografie degli operatori Signal Corps restituiscono un mondo popolare che per l’Istituto Luce è poco più di uno sfondo – e che il cinema neorealista non ha ancora esplorato – e, documentando anche la realtà desolante dell’Italia, mostrano al pubblico oltreoceano e, progressivamente, a quello italiano un modello di efficienza e un esempio di benessere per l’Italia post-guerra. La mostra apre il programma di manifestazioni e testimonianze per le celebrazioni del 75esimo Anniversario dello Sbarco di Salerno che si concluderanno nel mese di settembre al MOA di Eboli.

 
Il Cavaliere, a fine serata, dà la sua risposta: "Un esecutivo tra 5Stelle e leghisti non segnerà la fine dell'alleanza di centrodestra". In pratica, un via libera. Salvini ringrazia il Cavaliere: "Ora si chiude veloce o voto". Stampa E-mail
Mercoledì 09 Maggio 2018 21:59

Governo M5S-Lega, Berlusconi: "Nessun veto all'intesa ma no alla fiducia"

Di Maio: "Prevalsa responsabilità". Si chiude così una giornata di trattative e fibrillazioni in cui grillini e Carroccio hanno chiesto a Mattarella di poter provare ancora a raggiungere un accordo politico. Ma per ora nelle trattative su premier e ministri è fumata nera 

 

La svolta arriva quando sono passate da poco le 21. Con una nota Silvio Berlusconi pone fine all'attesa e sembra dare disco verde all'accordo per un governo 5Stelle-Lega. "Nessun veto, ma no alla fiducia". E precisa: "L'esecutivo Di Maio-Salvini non segna la fine dell'alleanza di centro-destra: rimangono le tante collaborazioni nei governi locali, rimane una storia comune".

VIA LIBERA DA BERLUSCONI: "MA M5S NON HA MATURITA' POLITICA"
Dopo 66 giorni, insomma, cade il veto del Cavaliere. "Per quanto ci riguarda - spiega - non è mai neppure cominciata una trattativa, né di tipo politico, né tantomeno su persone o su incarichi da attribuire. Il Movimento Cinque Stelle ha dimostrato di non avere maturità politica. Se però un'altra forza della coalizione di centrodestra ritiene di assumersi la responsabilità di creare un governo con i Cinquestelle, prendiamo atto con rispetto della scelta. Non sta certo a noi porre pregiudiziali". Berlusconi spiega che i provvedimenti del futuro governo saranno valutati volta per volta, "sostenendo quelli in linea con il programma di centrodestra". Poi la frecciata: "Nessuno potrà usarci come alibi se un governo Lega-M5S non potesse nascere, di fronte all'impossibilità oggettiva di trovare accordi fra forze politiche molto diverse".

Governo, Di Maio: "Passo indietro Berlusconi? Ha prevalso responsabilità, domani incontro Salvini per iniziare a parlare di temi"

IL GRAZIE DI SALVINI
Un'ora e mezza e dopo arriva il grazie di Salvini: "Ora rimane da lavorare su programma, temi, squadra e cose da fare. O si chiude veloce o si vota. Per me sarebbe un onore guidare il Paese". Un riconoscimento arriva anche da Luigi Di Maio: "Prevalsa la responsabilità, domani vedo Salvini e inizieremo a parlare di temi per il Paese".

LA RICHIESTA DI TEMPO A MATTARELLA
È l'epilogo di una giornata di fibrillazioni che ha avuto il suo momento clou quando Salvini e Di Maio si sono incontrati alla Camera per tentare il tutto per tutto: chiedere a Sergio Mattarella altre 24 ore di tempo per formare un governo politico prima dell'incarico a un premier "neutrale". Latore della richiesta, il leghista Giancarlo Giorgetti. La telefonata al Quirinale convince Mattarella a concedere le 24 ore, e forse anche qualcuna in più. Ma scaduto il termine il presidente vuole un nome, quello del premier, e due numeri, quelli delle maggioranze di Camera e Senato, altrimenti andrà avanti con l'incarico a una personalità super partes per un esecutivo di servizio.

TRATTATIVA, FUMATA NERA SU PREMIER E MINISTRI
Nell'attesa del via libera di Berlusconi, sull'asse Lega-M5s si sono intrecciate le trattative sulla squadra dell'esecutivo giallo-verde. Ma l'intesa non c'è. Primo ostacolo, il nome del premier, con il difficile compromesso tra 5Stelle e Lega. Non c'è accordo su un nome politico, si pensa anche a figure tecniche. Poi la presenza alla testa dei ministeri più "sensibili" (Sviluppo economico, Interno, Giustizia) di figure non sgradite ai forzisti, anche per salvaguardare gli interessi di famiglia del leader. Si pensi alla delega alle Comunicazioni e a quel capitolo, il berlusconiano conflitto d'interessi nell'informazione, riaperto proprio da Di Maio, a fine aprile, con linguaggio che il Cavaliere definì da "esproprio proletario".

SEGNALI DI DIALOGO FIN DAL MATTINO
Ma i segnali di una volontà di dialogo, tra 5Stelle e Lega, erano partiti fin dal primo mattino quando Matteo Salvini spiega a Radio Capital: "Io, fino all'ultimo minuto, ci provo". E Luigi Di Maio pronuncia una frase che sembra indicare uno spiraglio: "Berlusconi non è il responsabile dell'impasse, in questo ha meno responsabilità di altri e non ci sono veti". Poi, il capogruppo al Senato Danilo Toninelli: "Bisogna aspettare il centrodestra, ma siamo speranzosi".

Svolta nelle trattative per il governo: la speranza di Lega e M5s è appesa alla decisione di Berlusconi


La vera partita si è giocata all'interno di Forza Italia. I parlamentari azzurri, che si sono riuniti rispettivamente a Palazzo Madama e a Montecitorio, stabiliscono di rimettersi alle decisioni di Berlusconi. Dai due vecchi capigruppo arrivano segnali importanti. Il senatore forzista Paolo Romani: "Forse vale la pena che si sperimenti un governo giallo-verde".  E Renato Brunetta: "Se vogliono fare il governo, lo facciano. Del resto anche nel 2011 e nel 2013 la Lega non votò per i governi Monti e Letta (sostenuti da Forza Italia, ndr), ma l'alleanza rimase".

Sul punto insiste Salvini: "Qualsiasi cosa succeda nelle prossime 24 ore, l'alleanza del centrodestra non si romperà". Di Maio, a sua volta: "Io continuo con la campagna elettorale, non ho disdetto il biglietto per domani alle 7.50, per Parma. Non faccio previsioni". Anche perché, in Forza Italia, c'è chi chiede il "riconoscimento politico" da parte del M5s. È il portavoce dei gruppi parlamentari Giorgio Mulè, deputato particolarmente vicino a Berlusconi: "Non so come, ma lo devono fare: possono chiamarsi, meglio sarebbe se si vedessero". L'elenco dei possibilisti in Forza Italia annovera invece il governatore della Liguria Giovanni Toti. È lui che pronuncia la frase del giorno, quella in cui si ipotizza "un'astensione benevola" da parte di Forza Italia.

Governo, Toti: "Asse M5S-Lega? Suggerisco a Berlusconi un'astensione benevola"

FRATELLI D'ITALIA ALL'OPPOSIZIONE
Mentre tutti aspettavano Berlusconi, Fratelli d'Italia parla di un "governo che nasce in grande confusione". L'orientamento di Giorgia Meloni è per l'opposizione. Intanto torna a farsi sentire Umberto Bossi. "Berlusconi è un uomo intelligente, lascerà votare sì a questo governo. Non ha dovuto cedere, ha voluto cedere. Berlusconi non ha l'interesse a dire solo no. È vero, è stato trattato malissimo, però può recuperare, dando al governo la possibilità di partire". Il Senatùr aveva ragione. A fine serata arriva la nota di Berlusconi che ha il sapore di una resa.

 

FONTE PAOLO GALLORI e MONICA RUBINO repubblica.it

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 227

Notizie Flash


Leggi tutto...

Meteo Roma

Joomla Templates by Joomlashack

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of the site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information