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Colore e linee morbide, così Steve Jobs risollevò la Apple Stampa E-mail
Giovedì 16 Agosto 2018 08:36

Primo iMac 20 anni fa, il design si fa Pc

                                                                                                                © Copyright ANSA

 Vent'anni fa la rivoluzione del personal computer ha esordito nelle vetrine dei negozi. Era il 15 agosto del 1998, infatti, quando è entrato in commercio il primo iMac: un apparecchio coloratissimo, tutto-in-uno, dalle linee stondate con cui Apple ha applicato il design al mondo monotono - color crema - dei Pc.

Svelato il 6 maggio del 1998 da Steve Jobs, che con quel dispositivo inizia a risollevare l'azienda, l'iMac si presenta con una plastica azzurra traslucida che lascia intravedere l'interno della macchina. Il design è diverso: lontano dai classici Pc squadrati, ricorda le tv a tubo catodico degli anni Sessanta. La torre che racchiude le componenti del computer sparisce, così come le casse esterne e il lettore di floppy disk.

L'iMac è un all-in-one, integra tutto al suo interno e ha un maniglione per il trasporto inserito nella parte alta della scocca.
    Il dispositivo si rivolge a un pubblico non solo professionale, grazie a un prezzo non elevatissimo per gli standard Apple dell'epoca: 1.299 dollari che scendono a 999 negli anni successivi, quando al blu Bondi succedono 5 colori (mandarino, lime, fragola, mirtillo e uva). Nel 2000 arrivano il bianco, il grigio, il rosso, e l'anno successivo la versione floreale e quella a pois. Tutto cambia nel 2002, quando l'iMac si trasforma in uno schermo sottile montato su una base semisferica.

    L'iMac segna il ritorno di Jobs in Apple. Un ritorno salvifico per la compagnia, che grazie a una ristrutturazione aziendale passa da un rosso di 878 milioni di dollari nel 1997 a un utile di 414 milioni nel 1998. Solo negli ultimi mesi di quell'anno, sono più di mezzo milione gli iMac venduti.(ANSA).


FONTE    Laura Giannoni ANSA.IT

 

 
Tre milioni in meno nel trimestre. Spiegel, 'ora miglioramenti' Stampa E-mail
Giovedì 09 Agosto 2018 15:29

Snapchat perde utenti, colpa restyling

 

                                                                               © Copyright ANSA

Facebook, Twitter e ora anche Snapchat, che diventa l'ultimo social media in ordine temporale a perdere utenti. L'app dei messaggini che spariscono chiude il secondo trimestre con il suo primo calo dal 2011, quando è stata fondata. Il numero di utenti attivi giornalieri è sceso da 191 a 188 milioni.

    Evan Spiegel, l'amministratore delegato di Snap, ha spiegato come il calo sia legato "alla minore frequenza di uso a causa del nuovo design dell'app", che è stato aspramente criticato dagli utenti, tanto che Snap ha dovuto fare una parziale marcia indietro. Dopo aver "aggiornato il nuovo design", Snapchat "sta iniziando a vedere significativi miglioramenti" negli indicatori che misurano l'uso dell'app, in particolare da parte degli utenti di più vecchia data.
    "Riteniamo di aver affrontato quelle che erano le maggiori frustrazioni" espresse dai clienti "e non vediamo l'ora di compiere ulteriori progressi sulla grande opportunità che abbiamo di mostrare i contenuti giusti alle persone giuste", ha concluso Spiegel.
    Snapchat aveva introdotto un restyling dell'interfaccia nell'inverno scorso, andando incontro a forti proteste degli utenti sfociate in una petizione sulla piattaforma Change.org, firmata da oltre un milione di persone. A non piacere era soprattutto la decisione di separare i messaggi e le Storie degli amici dai contenuti pubblici di media e creativi, su cui lo scorso febbraio la chat ha fatto un parziale dietrofront.

 

FONTE ANSA.IT  

 
Ricerca, 46% riguarda truffe legate ad appuntamenti online Stampa E-mail
Venerdì 03 Agosto 2018 15:04

Spam ha 40 anni, 56% mail è spazzatura

 

Compie 40 anni lo spam, cioè l'invio simultaneo e massivo di una mail ad un numero elevato di persone per scopo commerciale. Il primo messaggio di posta indesiderata è partito il 3 maggio 1978 all'indirizzo di poco meno di 400 persone. Oggi le mail spazzatura non risparmiano alcun internauta: rappresentano oltre la metà (56%) dei miliardi di messaggi di posta elettronica inviati nel mondo, e si estendono anche a chat e social.

L'invenzione dello spam si deve a Gary Thuerk, responsabile marketing di una società informatica, la Digital Equipment Corporation (Dec). Sfruttando la rete Arpanet (progenitrice della rete Internet) e le competenze di un ingegnere dell'azienda, decise di inviare uno stesso messaggio a tutti e 393 gli indirizzi mail esistenti sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Lo scopo era pubblicizzare una dimostrazione di materiale informatico.

Il termine "spam" deriva invece da uno sketch dei Monty Python in onda ne 1970 sulla Bbc, in cui una cameriera insistente propone agli avventori di un locale una serie di piatti a base di Spam, carne in scatola prodotta dall'americana Hormel Foods e molto presente nel Regno Unito nell'immediato secondo dopoguerra.

Da quel primo invio del 1978, lo spam ha fatto molta strada e oggi affligge ogni casella di posta elettronica, dove pure non mancano i filtri per risparmiare agli utenti almeno una parte dei messaggi indesiderati. Dai farmaci miracolosi ai progetti finanziari più inverosimili, fino ai tentativi di truffa in cui le mail sembrano inviate dalla nostra banca, lo spam è una strada sempre molto battuta da cybercriminali.

Secondo la società di sicurezza informatica Kaspersky, nel 2017 le mail spazzatura hanno costituito il 56,63% di tutti i messaggi di posta circolati a livello globale. Per le loro campagne di spam, i criminali sfruttano i temi d'attualità: l'anno scorso hanno usato riferimenti agli uragani Harvey e Irma, al terremoto in Messico, a Fifa 2018 e al bitcoin.

 

 fonte ansa.it

 
I segreti commerciali e progettuali delle case automobilistiche sono stati resi pubblici. Ben 100 aziende manifatturiere hanno subito una massiccia violazione dei propri dati. Stampa E-mail
Mercoledì 25 Luglio 2018 15:52

Violati i segreti commerciali di GM, Ford, Tesla, Toyota e Volkswagen

 

Sono sicuramente giorni duri e tristi per il mondo dell'automobile. Dopo 14 anni, FCA ha iniziato la prima settimana senza il suo manager e uomo di punta Sergio Marchionne, ricoverato in terapia intensiva in una struttura svizzera.

Chissà come avrebbe reagito alla notizia che i segreti commerciali e progettuali di alcuni principali competitor sono stati resi pubblici. Ben 100 aziende manifatturiere tra cui GM, Ford, Tesla, Toyota e Volkswagen hanno subito una massiccia violazione dei propri dati.

Tutte le informazioni commerciali e progettuali erano disponibili su un server pubblico accessibile a chiunque. Il server in questione era gestito da Level One Robotics

Level One Robotics and Controls, Inc. è una azienda Canadese fondata nel 2000.  E' uno dei principali fornitori di ingegneria specializzata per i processi di automazione e di assemblaggio per l'OEM (Original Equipment Manufacturer) e dell'industria automobilistica.

I Segreti Commerciali 

Stiamo parlando di circa 157 gigabyte di informazioni esposte completamente su Internet. Le informazioni riguardavano non solo segreti commerciali e progettuali, ma anche informazioni relative a dati personali. Un intero database organizzato in cartelle con i nomi dei clienti o dei progetti, che conteneva gli schemi delle catene di montaggio, le planimetrie delle fabbriche, i layout degli spazi di lavorazione, la configurazione progettuale dei robots, la documentazione dei processi robotizzati....

Ovviamente non mancavano informazioni relative ai dati personali dei dipendenti (richiesta badge, scansioni di passaporti) e dati aziendali sensibili come contratti, fatture e dettagli dei conti correnti bancari.

La Violazione dei Dati

La violazione dei dati è stata resa possibile per l'assenza dei principi base relativi alla sicurezza informatica. Nello specifico Level One Robotics ha utilizzato il protocollo Rsync per il backup dei dati o per il mirroring (una tecnica informatica per ottimizzare il download di file di grandi dimensioni). Rsync è un software per Unix che permette di sincronizzare e trasferire i file da una posizione ad un'altra.

La violazione è stata possibile dal fatto che il server Rsync non era stato configurato per abilitare l'accesso per IP ( meglio se fosse stato configurato anche per utente). Questo errore di configurazione rendeva il server accessibile a qualsiasi client Rsync.

Il Cyber Risk della Supply Chain

Il nostro mondo della Digital Innovation porta con se anche Hyperconvergence e Hyperintegration.

L'Hyperconvergence garantisce una maggiore integrazione e semplicità d’uso fra i componenti.

L'Hyperintegration permette l'integrazione tra i diversi componenti.

L'innovazione e la trasformazione implicano vantaggi, benefici ed efficienza solo se gestite correttamente attraverso una corretta gestione dei rischi. In questo nuovo Rinascimento Digitale sono aumentati i punti di accesso e di conseguenza la possibilità per le terze parti di poter effettuare cyber-attack. La Digital Innovation se non governata correttamente è una opportunità per il cybercrime. Spesso sono proprio le terze parti il punto di accesso ai nostri sistemi.

Un recente studio di CrowdStrike ha indicato che l'80% delle Aziende analizzate ha subito almeno un cyber-attack proprio attraverso la supply chain. E' diventato necessario e indispensabile definire Cybersecurity Framework che devono prendere in considerazione questi aspetti partendo dai principi basilari della Sicurezza Preventiva.

Il Framework Nazionale per la Cyber Security (2016) può essere un valido modello e efficace linea guida per l'adozione dei requisiti minimi di sicurezza ma deve necessariamente essere affiancato da attività di Risk Management periodiche che comprendano attività di Vulnerability Assessment e Network Scan.

 

FONTE  Pierguido Iezzi ILFOGLIO.IT

 
Cinquant'anni dopo: dal Movimento Studentesco al Movimento 5 Stelle Stampa E-mail
Venerdì 06 Luglio 2018 13:56

Dal 6 politico al reddito di cittadinanza

 

Cinquant'anni dopo, dal 1968 al 2018, la manipolazione sociale è identica.

La fantasia al potere, la lotta al potere costituito: un imbroglio, ora come allora.

Cinquant'anni fa, nel mirino dei contestatori c'erano la sessuofobia familiare, lo Stato repressivo, la scuola di classe, il "sistema": era il '68. Una rivoluzione alternativa, sociale, giovanilistica, soppiantava quella economica fondata sul comunismo.

Il Movimento Studentesco incarnava questo fenomeno che ebbe come primo obiettivo quello di contrastare il PCI: anche loro, i comunisti ortodossi, erano parte fondamentale del "sistema" da abbattere.

Non c'era bisogno di studiare soluzioni razionali, lo slogan era chiaro: vogliamo tutto e subito, vogliamo "la fantasia al potere!". Vogliamo tutto per tutti, senza eccezioni: il 6 politico, la promozione assicurata. Perché la scuola è di classe, è quella dei ricchi: andava abbattuta nei suoi meccanismi di selezione.

Ci fu un momento in cui i cortei e le manifestazioni degenerarono: le sassaiole colpirono i celerini, i poliziotti mandati in ordine pubblico. Fu chiaro che si stava creando un solco profondo tra gli studenti che protestavano ed il vero proletariato: lo scrisse chiaramente Pier Paolo Pasolini in un articolo rimasto famoso, rilevando che i celerini non erano altro che poveri ragazzi con la divisa.

Nessuno capì che si trattava della più grande operazione di mistificazione politica mai tentata prima: occorreva dividere la società secondo uno schema diverso da quello consueto, che vedeva i padroni-sfruttatori da una parte ed i proletari-sfruttati dall'altra.

Bisognava creare una opposizione nuova, una trincea sociale fondata sulla differenza di età: i giovani contro i vecchi, i giovani come categoria sociale contro il sistema.

Finiva così la unità di classe, dove i contadini, gli operai e gli studenti erano tutti parte attiva nella stessa battaglia del proletariato contro i capitalisti. Solo Mao Tse Tung capì che era una manovra dei capitalisti, che usavano le classi intellettuali per fare saltare l'unità di classe: e li mandò tutti nei campi di rieducazione, a marcire ed a morire.

Gli intellò come li chiamano in Francia, i ricchi che si nascondono nella cosiddetta gauche-caviar, quelli che fanno i bo-bo bourgeois-bohemienne, furono i protagonisti di questo trasformismo: "portafoglio a destra e cuore a sinistra", per dirla in italiano. Sostituì l'internazionalismo proletario del comunismo con il cosmopolitismo borghese, annullando tutte insieme identità culturali, nazionali, e sessuali.

Il Movimento Studentesco, un insieme liquido e malleabile, fu incaricato di fare da protagonista di questa finta rivoluzione. In questo mascheramento, i grandi borghesi si sono installati a sinistra, l'hanno penetrata snaturandola: l'hanno trasformata nella più grande organizzazione di massa che da allora favorisce il Mercato, il Capitale, il Profitto, la Rendita. E' la sinistra beccacciona dei giorni nostri.

Allora, nel 1968, c'era da abbattere il pericolo del Comunismo che metteva in pericolo le roccaforti del potere economico.

Oggi, cinquant'anni dopo, nel 2018, siamo alle prese con la crisi sociale più devastante che l'Occidente abbia mai conosciuto da secoli. Ed allora, come se ne esce? Bisogna evitare ad ogni costo una rivolta popolare contro il Capitale finanziario, le Banche, le Assicurazioni, i Fondi di investimento, gli Edge fund che giocano quotidianamente con i nostri soldi. Il Mercato deve rimanere anonimo.

Serve un vero nemico, visibile: la Casta, i Pensionati d'oro, i Politici.

Ecco che in Italia nasce il Movimento 5 Stelle, in Grecia lievita il consenso nei confronti di Syriza, in Spagna si moltiplicano i Ciutadanos: i movimenti politici nuovi si materializzano dove la crisi è stata più grave. E mettono insieme il livore dei più giovani contro i più anziani, mai contro chi detiene davvero il potere finanziario che è stato responsabile del collasso del sistema.

Ancora una volta la grande borghesia si inventa i movimenti di protesta, imbroglia i giovani, mette davanti ai loro occhi finti nemici: i padri che hanno un lavoro, i nonni che si sono sudata la pensione.

Cinquant'anni dopo, dal 1968 al 2018, la manipolazione sociale è identica.

Dal 6 politico al reddito di cittadinanza.

Cinquant'anni dopo: dal Movimento Studentesco al Movimento 5 Stelle.

  

FONTE Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
 
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Notizie Flash

Ci sono passioni che uniscono le donne a tutte le latitudini: di certo quella per le scarpe si può dire quasi universale. Questa volta è la Nuova Zelanda a far parlare di sé per un modello davvero esclusivo. Si tratta di un paio di decolleté ricoperte di diamanti bianchi per un valore di circa 500mila dollari.


 

A realizzarle è stata la designer Kathryn Wilson in collaborazione con Sarah Hutchings, designer per Orsini Gioielli. Per realizzare le scarpe è stato necessario un lavoro certosino: prima la scelta delle pietre, poi la loro composizione sulle scarpe. Per decorarle è stato necessario usare una pinzetta e una colla speciale: un lavoro di precisione per un paio di scarpe da sogno.

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