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Per il governo centrale è una "implicita dichiarazione di secessione, non cederemo al ricatto" Stampa E-mail
Martedì 10 Ottobre 2017 23:01

Catalogna, Puigdemont: "Sì all'indipendenza ma sospendiamola per negoziare". Madrid: "Inammissibile"

 Il presidente catalano tra sfida e dialogo: "Non dobbiamo alimentare altre tensioni, siamo un solo popolo, ma dobbiamo essere tutti qui ad assumerci le nostre responsabilità" scandisce il leader indipendentista. La leader d'opposizione: "Golpe annunciato".

 "E' un momento di dimensione storica eccezionale". Nella sede del parlamento di Barcellona, il presidente della Generalitat Carles Puigdemont pronuncia il suo discorso, parole chiavi per il futuro della Catalogna. "Sì all'indipendenza", dice il leader secessionista al termine di un messaggio appassionato durato una ventina di minuti, "ma propongo di sospenderla per qualche tempo per procedere con negoziati", senza nominare direttamente Madrid come controparte. E, secondo El Pais, il dialogo auspicato col governo centrale non inizia bene. Appena finito il discorso, il governo Rajoy ha fatto sapere di considerare le parole di Puidgemont "una inammissibile dichiarazione di secessione", "non cederemo al ricatto" e di essere pronto a darne adeguata risposta.

A tarda sera Puidgemont sottoscrive con la sua firma un testo, votato da 72 parlamentari catalani (gli indipendentisti di Junts pel Sì e Cup) su 120, che auspica che si venga a creare "una Repubblica Catalana quale Stato indipendente e sovrano" ma allo steso tempo prevede "l'apertura di un negoziato con lo Stato spagnolo per definire un sistema di collaborazione per il beneficio di entrambe le parti".

Il presidente avvia il discorso con un'ora di ritardo, rinvio carico di tensioni e congetture, e parla subito di "forte necessità di non alimentare la tensione", riconosce che "il momento è critico e serio, ma", insiste, "dobbiamo essere tutti qui ad assumerci le nostre responsabilità".

 "In tutti le forme possibili è stato chiesto un dialogo per un referendum come in Scozia nel 2014. La risposta di Madrid è stato un no combinato con la persecuzione della polizia, dei giudici e delle autorità spagnole contro la Catalogna", ricordando anche "la detenzione di 17 cariche pubbliche catalane".

Tuttavia, sottolinea, "le violenze estreme della polizia di Madrid, senza precedenti in Europa, non hanno impedito il voto. E le immagini dei feriti rimarranno per sempre. Ci sono persone preoccupate, colte dallo sgomento di ciò che è accaduto e che potrebbe accadere".

 

Puidgemont: "Indipendenza sospesa: avviamo i negoziati con Madrid"

 Però, aggiunge il leader secessionista, "Non siamo golpisti, siamo e resteremo un solo popolo". "Nelle ultime ore e giorni, molte persone hanno parlato con me e dato suggerimenti, tutte idee lecite e rispettabili" ha aggiunto il presidente "ma quel che presenterò oggi non è una decisione personale, ma il risultato del primo ottobre". E riparte dal referendum: "I sondaggi dicono sì all'indipendenza, e questa è l'unica lingua che capiamo". Quindi, scandisce "dichiaro l’indipendenza" ma Puigdemont non preme sull'accelleratore: "Chiedo che il parlamento la sospenda per qualche settimana per cercare di aprire il dialogo".
 
Poi, a metà del suo discorso in catalano, Puigdemont ha iniziato a parlare in spagnolo per rivolgersi direttamente al resto della popolazione del Paese. "Non abbiamo nulla contro la Spagna e gli spagnoli - ha detto - ma le relazioni non funzionano e non si è fatto nulla per cambiare la situazione, che è diventata insostenibile. Un popolo non può essere obbligato contro la propria volontà ad accettare lo status quo". Quindi, solo verso la fine del suo annuncio, scandisce di assumersi "mandato del popolo" perché la Catalogna "si converta in uno Stato indipendente in forma di Repubblica".

All'esterno, circa 30mila persone raccolte dalle organizzazioni indipendentiste Asamblea Nacional Catalana e Omnium Cultural, hanno ascoltato su due maxi schermi il discorso del governatore catalano. Hanno accolto con applausi e grida di felicità le parole di Puigdemont sullo "Stato indipendente", poi, però, sono scattati i fischi dopo le successive frasi con cui il governatore ha detto di "sospendere gli effetti della dichiarazione d'indipendenza per aprire la porta al dialogo".

 Durissimo il commento di Ines Arrimadas, leader dell'opposizione catalana, intervenendo in aula subito dopo il suo presidente: "Questa è la cronaca di un golpe annunciato. Il nazionalismo è l'antitesi dell'Europa, la separazione significa solo nuovi muri".
 
E Madrid come reagisce alle parole del presidente catalano? Il premier spagnolo Mariano Rajoy riferirà domani pomeriggio nel Congresso dei deputati sulla crisi catalana e ha seguito alla Moncloa il discorso di Puigdemont. Secondo alcuni media, a tarda sera è stata convocata d'urgenza una riunione tra il premier, la vice premier Soraya Saenz de Santamaría, il ministro della Giustizia Rafael Catalß, per valutare da subito la risposta.

Formalmente il Parlamento di Barcellona era convocato per prendere atto del risultato del referendum del primo ottobre scorso, in cui il sì alla secessione aveva stravinto, consultazione da subito dichiarata illegale dal governo centrale.

 Il quotidiano El Pais sarebbe venuto in possesso di un documento riservato degli indipendentisti in cui si prospettava il percorso a tappe per la secessione dalla Spagna. Il documento non è datato e sarebbe stato sequestrato durante le perquisizioni del 20 settembre. Trovato in casa dell'ex-collaboratore del vicepresidente Oriol Junqueras, Josep Maria Jové, detenuto per 48 ore, indicherebbe fra l'altro che il campo indipendentista prevedeva di arrivare ad un "conflitto con largo appoggio dei cittadini" per "generare instabilità politica ed economica" e costringere Madrid a negoziare una separazione o un referendum concordati. Il portavoce del governo catalano Jordi Turull ha negato che fosse un documento dell'esecutivo ed ha indicato di non esserne a conoscenza.

Prima del discorso del presidente, le crepe nel fronte indipendentista si erano andate accentuando nelle ultime ore tra chi pensava che era comunque necessario lo strappo e chi, di fronte alle perplessità sulla procedura - una consultazione non concordata, l'assenza di un riconoscimento europeo o internazionale - credeva che era meglio fermarsi e rinviare lo scontro finale.
 
Un tentativo in extremis era arrivato dalla sindaca della capitale catalana, Ada Colau, che da giorni cercava di costruire una mediazione, dentro e fuori la Spagna, sostenendo che il referendum del primo ottobre non era sufficiente a dare legittimità a una dichiarazione di indipendenza. E che serviva fermarsi e dialogare per non spaccare ancora di più una società catalana divisa. Al suo appello si erano uniti otto Nobel per la Pace, tra cui Adolfo Pérez Esquivel, Rigoberta Menchu e Jose Ramos-Horta, che hanno inviato una lettera ai leader catalani e spagnoli chiedendo una mediazione pacifica per risolvere la crisi.

Fonte repubblica.it

 

 
Las Vegas, strage: il mistero irrisolto del killer Stephen Paddock Stampa E-mail
Domenica 08 Ottobre 2017 08:20

Las Vegas, il mistero di Paddock: perché lo ha fatto?

 

E' passata quasi una settimana dalla più grave sparatoria di massa nella storia degli Stati Uniti e una risposta ancora non c'è. C'è un colpevole, Stephen Paddock, l'uomo che ha sparato all'impazzata dal 32esimo piano del Manila Bay hotel, causando la morte di 58 persone e ferendone oltre 200, ma manca il movente. Perché lo ha fatto? Solitamente, le ragioni che spingono qualcuno a compiere un gesto del genere, per quanto assurde e contorte, vengono a galla nel giro di uno o due giorni dall'attentato. Ma in questo caso ancora nulla. Solo una cosa è chiara: Paddock aveva programmato l'attacco in anticipo e nei minimi dettagli.

Eppure, gli inquirenti dicono di aver esaminato "letteralmente tutto": le condizioni economiche di Paddock, la possibilità di una sua radicalizzazione, il suo comportamento sociale. L'iter investigativo che nei casi precedenti ha sempre portato ad una risposta, sarebbe stato svolto correttamente. "Ma non abbiamo ancora un perché" ha detto ieri il vicesceriffo Kevin McMahill. "E' davvero insolito avere così poche indicazioni a 5 giorni dalla strage". Negli ultimi tragici omicidi di massa, riporta il Time, gli assassini hanno lasciato note, messaggi, informazioni o in alcuni casi hanno addirittura chiamato la polizia. Nel caso di La Vegas, però, nessuna traccia.

Persino il fratello del killer, Eric Paddock, non riesce a capire cosa può essere passato nella testa di Stephen. "Era un tipo molto riservato, il che rende ancora più difficile trovare indizi. Spero che dall'autopsia emerga che aveva un tumore al cervello", ha detto oggi Eric alla Cnn, cercando di trovare in un'ipotetica malattia le ragioni di un gesto così assurdo.

Tolte le motivazioni religiose, che non sembrano trovare conferma nonostante le rivendicazioni dell'Isis, la ragione alla base del massacro, potrebbe essere legata alle condizioni economiche di Paddock. A differenza di altri killer del passato, Paddock aveva accumulato alle sue spalle grandi successi nel gioco d'azzardo, tanto che si ritiene potesse essere diventato multimilionario. Frequenti erano le sue puntate a Las Vegas, città mecca del divertimento, dove trascorreva giorni interi negli alberghi a giocare al casinò anche somme ingenti. Si parla di migliaia di dollari inviati da Paddock nelle Filippine, Paese d'origine della sua compagna Marilou Danley, anche lei incapace di trovare un perché al folle gesto del compagno.

Ma per quanto potesse essere generoso con amici e cari, non altrettanto lo era con gli altri. Paddock, infatti, non sembrava gradire molto le altre persone al punto tale che persino i suoi vicini dicono di averlo visto molto raramente. L'insofferenza nei confronti degli altri lo avrebbe addirittura spinto a costruire una recinzione per la privacy, per separarsi dalle abitazioni circostanti. "Non voglio vedere nessuno e non voglio che nessuno mi veda" avrebbe detto Paddock ad un vicino. Alcuni raccontano di averlo incrociato la mattina presto e di aver notato un forte odore di alcool. Molti dipendenti del Manila Bay hotel hanno descritto il killer come un regolare frequentatore di ristoranti asiatici. Anche la sera dell'attacco Paddock ha ordinato piatti tipicamente asiatici. Ha cenato da solo prima di risalire nella stanza numero 32135 e cominciare a sparare all'impazzata.

 

fonte adnkronos.com

 
Banche in fuga Stampa E-mail
Venerdì 06 Ottobre 2017 10:08

Caos Catalogna, i 6 scenari

 

Nessuno sa dire cosa accadrà in Spagna nell'arco delle prossime, turbolente, 72 ore. Eppure, quel che è certo, è che ieri la Corte Costituzionale ha sospeso la plenaria del parlamento catalano fissata per lunedì prossimo, durante la quale il 'Parliament' sarebbe stato pronto a proclamare l'indipendenza. Mentre si accumulano le iniziative di mediazione avviate dalla Chiesa, dai partiti di opposizione e dalle associazioni professionali catalane per evitare di far sprofondare la crisi, l'ombra della Catalexit è tornata a proiettarsi sulla penisola iberica più prepotente che mai. Ma cosa comporterebbe la proclamazione dell'indipendenza da parte della Catalogna e quali sarebbero le conseguenze di uno strappo netto tra Barcellona e Madrid?

L'ARTICOLO 155 - Se la Catalogna dovesse scegliere la linea dura della dichiarazione d'indipendenza, Madrid potrebbe forzare la mano a sua volta e applicare l'articolo 155 della Costituzione. Il testo prevede che il governo potrà "adottare le misure necessarie" per "costringere" una Comunidad Autonoma al "rispetto forzoso" dei suoi obblighi e alla tutela dell'interesse generale. Di fatto l'invocazione dell'articolo 155 comporterebbe lo scioglimento del 'Parlament', la sospensione della regione e verrebbero indette nuove elezioni. Finora non si è mai dovuto applicare la norma, in base alla quale peraltro il governo è tenuto a specificare quali misure concrete vuole adottare e sottoporle all'approvazione del Senato, dove il Partito popolare dispone della maggioranza assoluta.

IL FANTASMA DEGLI SCONTRI - Se Madrid dovesse decidere di invocare l'articolo 155, il parlamento di Barcellona e il governo di Puigdemnt sarebbero dichiarati illegittimi. Gli indipendentisti sarebbero pronti a scendere in piazza per protestare, infiammando ulteriormente la tensione e gli scontri. La forza usata dalla polizia il primo ottobre scorso, nel giorno del referendum è uno scenario che potrebbe tornare a fare capolino qualora le due parti non riuscissero a trovare una soluzione conciliante.

BANCHE, LA GRANDE FUGA - Lo spettro dell'indipendenza catalana ha già provocato i primi scossoni nel mondo finanziario. Banco Sabadell, una delle principali banche spagnole, ieri ha convocato una riunione in cui è stato formalizzato il trasferimento della sede che verrà spostata ad Alicante, nella regione di Valencia, come confermato a 'La Vanguardia'. Dopo una riunione straordinaria, i vertici della seconda banca catalana hanno preso la decisione senza attendere lunedì, quando il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, promette di proclamare l'indipendenza della Catalogna. Il crollo delle azioni negli ultimi giorni e i timori dei correntisti hanno accelerato l'attivazione dei piani di contingenza. Oggi, invece, si riunirà oggi il Consiglio di amministrazione di CaixaBank per valutare un trasferimento di sede a Palma di Maiorca.

IL BARCA FUORI DALLA LIGA? - Cosa accadrebbe a uno dei club sportivi più blasonati a mondo se dovesse consumarsi lo strappo tra Barcellona e Catalogna? E' questa la domanda che da settimane continua a tormentare i fan del Barcelona, che con la proclamazione d'indipendenza dei catalani, rischierebbe di non essere più in Liga. A parlare chiaramente di questa possibilità è stato qualche giorno fa, prima ancora che fosse noto l'esito del referendum, il ministro dello Sport catalano Gerard Figueras, che, come riferisce l'Independent, ha dichiarato: "In caso di indipendenza le squadre catalane in Liga - Barcellona, ​​Espanyol e Girona - dovranno decidere dove vogliono giocare: nel campionato spagnolo o in quello di un paese vicino come l'Italia, la Francia o la Premier League".

L'INTERVENTO MILITARE - Qualche giorno fa, il ministero della Difesa spagnolo ha ordinato l'invio in Catalogna di unità dell'esercito per fornire supporto logistico alla Guardia Civil e alla Polizia nazionale. La notizia dell'invio di unità dell'esercito spagnolo in Catalogna, sebbene solamente per fornire supporto logistico alla Guardia Civil e alla Polizia nazionale, appare inquietante per molti osservatori che in questi giorni si trovano a commentare la crisi in atto. Raramente, in tempi recenti, i militari sono stati impiegati in Europa a sostegno delle attività di polizia o, fatto ancora più raro, per ristabilire l'ordine pubblico in situazioni di disordini e potenziale guerra civile. Un intervento del governo spagnolo per assumere il controllo del governo catalano, secondo Puigdemont sarebbe "un errore che cambia ogni cosa".

LA CATALOGNA MEMBRO DELL'UE? - Il leader della Catalogna, Puigdemont, ha più volte sottolineato che l'Unione europea "non può continuare a guardare dall'altra parte". Del resto, se fosse indipendente, la Catalogna potrebbe fare richiesta a Bruxelles per entrare a far parte dell'Unione. Tuttavia, lo scenario appare piuttosto remoto. Mercoledì, il commissario europeo Pierre Moscovici, intervenendo durante la trasmissione 'Questions d'info' ha affermato che "La Catalogna indipendente non sarà mai un membro dell'Unione europea" e che "L'Unione europea non conosce che un unico Stato membro, la Spagna".

 

fonte adnkronos.com

 
Oltre alle procedure delle varie piattaforme la soluzione ideale sono i software a cui accedere con una master password o con l'impronta digitale: ecco quali sono Stampa E-mail
Mercoledì 04 Ottobre 2017 19:41

Tante passwords, una sola impronta: la guida per semplificarsi la vita digitale

 Ciascuna piattaforma ha le sue procedure che ci consentono di recuperare password e altri estremi che ci siamo dimenticati. Spesso il problema non esiste – ma prima o poi si presenterà in forma drammatica – dal momento che siamo abituati a mantenere aperte le sessioni sui browsers di smartphone e pc. Non il massimo della sicurezza, specialmente se a quella macchina hanno accesso altri utenti, e un alto tasso di rischio di dimenticare davvero ogni elemento. Altrettanto spesso, però, il rientro post-vacanziero ad esempio può trasformarsi in un incubo fatto di username dimenticate, siti poco amichevoli nell’aiutarci a recuperarle, password magari simili, differenziate per pochi elementi, in un meccanismo che non fa bene alla sicurezza e neanche alla memoria. Come fare, dunque, a fare ordine negli accounts senza uscita?
 
Il consiglio principale è di raccogliere tutte le passwords, comprese quelle non strettamente digitali, in una delle tante app o servizi dedicati. C'è per esempio LastPass (disponibile anche per iOS e Android), che salva le passwords di accesso ai siti in un archivio cifrato ospitato online a cui accedere tramite una sola master password. Se invece occorre una specie di “cassaforte digitale”, meglio optare per 1password (anche iOS e Android ma a pagamento), software disponibile per Windows e per Mac. Stesso discorso per Keepass.

 Se quelle piattaforme sono disponibili anche come software, molte altre nascono invece espressamente per la mobilità (sebbene spesso dispongano anch’esse di una versione desktop). Sfoderano tutte un funzionamento più o meno simile e di solito tengono “sotto chiave” anche foto, video, documenti e altri tipi contenuti: si va da Keeper (per iOs e Android) a Dashlane (iOS e Android) che avvisa anche in caso di violazione fino a Encryptr (iOS e Android) passando per SafeinCloud (Android). In quasi tutti questi casi, nei dispositivi dotati di lettore come i Galaxy Samsung o gli iPhone più recenti, si accede con impronta digitale. Oppure con una master password.
 
Tutte queste app, o quasi, oltre a offrire la generazione di password complicate da hackerare capiscono quando l’utente, durante la navigazione, sta digitando una password su un qualche servizio e chiedono se sia il caso di memorizzarla automaticamente. Sempre in automatico, inoltre, aggiornano l’archivio se ne viene modificata una. Insomma, l’uso è molto lineare: non c’è bisogno di aggiungerne una alla volta.

Ovviamente un'altra strada è quella di tentare di recuperare le passwords passando dai relativi servizi, ormai tutti dotati di procedure d’identificazione in due o più passaggi e dunque in possesso di numerose informazioni per verificare l'identità e aiutarci a recuperare gli accessi.

Facebook, come tutti gli altri social, offre un meccanismo lineare per recuperare la password ed emblematico di quanto accade in mille altre situazioni. Cioè la classica funzione "Non ricordi più come accedere all’account?" con cui scegliere uno dei canali attraverso i quali farsi spedire un link per reimpostare il codice. Se non si avessero più a disposizione quell’indirizzo e-mail o quel numero di telefono, il social di Menlo Park consente di inserirne altri per iniziare una procedura di recupero in cui bisognerà rispondere per esempio alle domande di sicurezza.

 

fonte  SIMONE COSIMI repubblica.it

 
nella bufera per le spese da capogiro Stampa E-mail
Sabato 30 Settembre 2017 18:41

Usa: si è dimesso Tom Price, ministro della Sanità

 

 l ministro della Sanità americano, Tom Price, si è dimesso. Lo ha reso noto la Casa Bianca. Price, chirurgo della Georgia, era nemico giurato di Obamacare, tanto che il New York Times scriveva: «Se Trump cercava un ministro che potesse contribuire a smantellare la riforma sanitaria non avrebbe potuto trovare qualcuno più preparato di Price, che studia il modo di raggiungere questo obiettivo da oltre sei anni».

Trump e i repubblicani sconfitti su Obamacare. Ora provano con le tasse

Price «ha offerto le sue dimissioni oggi e il presidente le ha accettate», afferma la Casa Bianca, sottolineando che Don Wright assumerà temporaneamente le funzioni di ministro della Sanità. Price, deputato di lungo corso (sei mandati) si è distinto dagli altri repubblicani critici della riforma varata da Barack Obama nel 2010 perché ha studiato a fondo il modo di superarla, mettendo a punto un'alternativa fin dal 2009. Ha elaborato proposte di crediti fiscali, schemi di risparmio sanitario e presentato ricorsi legali contro l'odiata legge “Affordable Care Act”. Price era finito nella bufera per le spese da capogiro, e a carico dei contribuenti, in jet privati e militari che avrebbero superato il milione di dollari in pochi mesi.

 

fonte  il sole24ore.it

 
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