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Medios catalanes informan de que la policía busca una segunda furgoneta Stampa E-mail
Giovedì 17 Agosto 2017 16:14

Ataque terrorista en la Rambla

18:17

Los Mossos buscan también una segunda furgoneta que el autor o autores del atentado habrían alquilado para huir. 

18:11

El Corte Inglés está siendo desalojado. Cinco paradas de metro están ya cerradas: dos de Catalunya (L1 y L3), Liceu, Drassanes, Paral·lel y Passeig de Gràcia. También la línea 4, en Urquinaona.

18:03

Al menos hay dos muertos. La furgoneta ha entrado desde la calle Pelai hacia la Rambla, por el carril central hasta el Liceo y ha arrollado a decenas de personas. El conductor iba haciendo eses y a mucha velocidad para intentar atropellar a todo lo que podía, según varios testigos. 

17:58

El conductor de la furgoneta está atrincherado con rehenes en un restaurante turco cercano a la Boquería, según TV-3.

17:56

Los Mossos d'Esquadra mantiene a los transeúntes que se encontraban en la zona de La Rambla en hoteles y comercios después de tras el incidente de una furgoneta que ha arrollado a varias personas.

Varias furgonetas de los Mossos cierran el acceso a las calles que dan acceso a La Rambla y un helicóptero de la policía catalana también sobrevuela la zona.

Los Mossos han pedido a la gente que no salga a la zona ni a la plaza Catalunya, que está junto a la Rambla.

17:51

El presidente de la Generalitat, Carles Puigdemont, ha interrumpido sus vacaciones en Cadaqués y vuelve ahora mismo hacia Barcelona. También la alcaldesa, Ada Colau.

17:47

Los supuestos autores están atrincherados en un bar cercano a la Boqueria. Es un individuo con arma larga. Varios policías intentan reducirle.

20-25 heridos y un posible muerto, según fuentes policiales.

17:45

Confirmado: Atentado terrorista en Barcelona. La CIA avisó a los Mossos hace dos meses de que Barcelona, y en concreto la Rambla, podía ser escenario de un ataque terrorista como el que se ha producido esta tarde.

17:39

Ha habido un tiroteo en la Boqueria. 

 
Un furgone sulla folla, decine di feriti e forse anche dei morti. Allarme terrorismo a Barcellona, nel cuore del centro invaso dai turisti: in piazza Catalogna, all’inizio della Rambla Stampa E-mail
Giovedì 17 Agosto 2017 15:49

Furgone su folla nel centro di Barcellona, diversi feriti a terra, si temono vittime. Autista del mezzo in fuga, è armato

I mossos de Esquadra, la polizia locale, invita a non avvicinarsi alla zona e a evitare di postare foto della accaduto.

Barcelona: Van hits crowds in Ramblas tourist area

A van has ploughed into crowds in Barcelona's Ramblas tourist area.

Spanish police say several people have been injured in a "massive crash", while emergency services are urging people to stay away from the area around Plaça Catalunya.

Reports from the scene say people are taking cover in nearby shops and cafes.

Reuters news agency reports that emergency services have requested the closure of local metro and train stations.

L’incidente è avvenuto all’angolo con il Carrer Bonsuccés. L’autista sarebbe fuggito subito dopo aver investito i pedoni e sarebbe armato. Secondo le prime testimonianze l’uomo alla guida del furgone bianco avrebbe deviato la corsa sul marciapiede all’altezza di un semaforo. Gli agenti hanno ordinato la chiusura nei negozi della zona.  

Le autorità al momento non confermano il movente terroristico.

 
CRISI DEL 38° PARALLELO Stampa E-mail
Sabato 12 Agosto 2017 08:29

Tensione Corea, i 4 scenari

 

(AFP)

La misura è colma. Gli Stati Uniti lo hanno ribadito più volte: "la Corea del Nord rinunci ai suoi atteggiamenti provocatori e da escalation", hanno concordato Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping nel corso di un colloquio telefonico. E se è vero che Pechino ha esortato alla moderazione le parti coinvolte nella questione nucleare, sono diverse le soluzioni che potrebbero essere messe in atto per frenare l'escalation di provocazioni e minacce del 'regno eremita'.

Cosa potrebbero fare gli Stati Uniti? E che peso potrebbe avere la Cina per arginare l'intransigenza di Kim Jong-un? Le opzioni attualmente sul tavolo possono essere riassunte in quattro scenari possibili: infliggere ulteriori sanzioni a Pyongyang, tentare la strada della diplomazia, come ha rimarcato il segretario alla Difesa americano, Jim Mattis, ricorrere all'opzione militare, oppure giocare la carta di un attacco cibernetico come aveva ipotizzato qualche mese fa il 'New York Times'.

L'OPZIONE MILITARE - Trump non ha mai fatto giri di parole: per impedire a Kim Jong-un di sviluppare un missile nucleare capace di colpire gli Stati Uniti, è pronto a dichiarare guerra a Pyongyang e distruggere la Corea del Nord. Tuttavia, la soluzione militare o quella di una guerra preventiva, come aveva annunciato il consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, H.R. McMaster, non risolverebbe la crisi ma potrebbe provocare la perdita di migliaia di vite umane. In caso di conflitto con la Corea del Nord a pagare il prezzo più alto in termini di vite umane sarebbe la Corea del Sud, Paese sul quale potrebbe scatenarsi tutta la violenza dei missili nordcoreani.

Secondo un'analisi della 'Cnn', mentre gli Stati Uniti uscirebbero vittoriosi da un grande conflitto militare, il rischio sarebbe un coinvolgimento da parte di Pyongyang della Corea del Sud, che determinerebbe molte vittime anche nelle truppe Usa stanziate lì. L'opzione militare è dunque inevitabile? La portavoce della Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders ha ripetuto che tutte le opzioni sono sul tavolo, ma ha precisato che se la Corea del Nord va fermata, va fermato il suo programma nucleare anche se non è ancora stato deciso nulla. Non è impossibile, tuttavia, che l'amministrazione di Trump prenda in considerazione un ampio spettro di opzioni militari, sperando così di poter avviare con la Corea del Nord una negoziazione.

LA CARTA DELLA DIPLOMAZIA - Gli Stati Uniti non rinunciano però alla carta della diplomazia, sperando di raggiungere la soluzione più prudente per fermare il programma missilistico in rapida evoluzione della Corea del Nord e utilizzare l'azione militare solo di fronte a una minaccia imminente. Per Washington una guerra con la Corea del Nord sarebbe infatti "catastrofica", come ha ammesso il segretario alla Difesa americano, Jim Mattis, parlando alla stampa in occasione di un evento a Mountain View, in California. Mattis ha ribadito che il Pentagono si sta concentrando sulla diplomazia, ottenendo risultati in questa direzione. "La tragedia della guerra - ha sottolineato - è abbastanza nota e non c'è bisogno di altri eventi, oltre al fatto che ciò sarebbe catastrofico".

L'IPOTESI DI UNA GUERRA CIBERNETICA - Il 'New York Times', già nel marso scorso, aveva avanzato l'ipotesi di una guerra cibernetica segreta contro la Corea del Nord, parlando di un programma messo a punto dall'amministrazione Obama. Per i giornalisti del quotidiano statunitense, David Sanger e William Broad, se è vero che è tardi ormai per frenare lo sviluppo di armi nucleari nella Corea del Nord, tentare di sabotare i lanci missilistici per via informatica potrebbe essere l'unica difesa possibile. Già nel 2014 sarebbe stato impartito l'ordine di preparare un attacco cibernetico da assestare nel caso del lancio di ordigni nucleari, ma il problema principale è che la Corea del Nord sa nascondere bene agli Stati Uniti tutti i progressi che sta facendo. Ad esempio, è in grado di pilotare rapidamente missili fuori dai rifugi sotterranei e di lanciarli, fornendo ai satelliti Usa poco tempo per osservare le attività di pre-lancio. Pyongyang, inoltre, sta anche diversificando il numero di siti da cui lanciare missili. Tuttavia, fa notare il 'New York Times', utilizzare armi cibernetiche - anche in uno Stato totalitario come la Corea del Nord - autorizzerebbe Russia e Cina a fare lo stesso. Disattivare segretamente i controlli atomici di un avversario, potrebbe essere più rischioso che lanciare un attacco preventivo.

SANZIONI ED EMBARGO, IL RUOLO DELLA CINA - A impartire ulteriori dure sanzioni alla Corea del Nord ha pensato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che qualche giorno fa ha limitato ulteriormente gli scambi commerciali e la possibilità di investimenti per il Paese. Le sanzioni colpiscono le esportazioni nei settori del ferro, del carbone e della pesca e dovrebbero privare la Nordcorea di risorse annuali stimabili in un miliardo di dollari. Emblematica in tal senso è la posizione della Cina. Pechino rifornisce di greggio Pyongyang, tenendo di fatto in vita le raffinerie nordcoreane.

 

Il Paese infatti non produce né carbone né petrolio e lo importa dall'estero. Se la Cina chiudesse l'oleodotto, troncando i rifornimenti di greggio, l'economia di Pyongyang crollerebbe. Un'ipotesi che appare piuttosto remota, visto che in Nord Corea la Cina ha in ballo diversi interessi. Secondo l'analisi di Jennifer Lind della 'Cnn', quello che preoccupa maggiormente la Cina sono gli equilibri precari della penisola coreana. I cinesi temono che una massiccia pressione economica possa far collassare il regime di Kim Jong-un, scatenando il caos nel Paese, e avviando una serie di problemi a lungo termine. Se Pyongyang collassasse, migliaia di rifugiati si riverserebbero verso i confini cinesi, provocando un esodo di proporzioni enormi.

Il presidente cinese Xi Jinping, in un colloquio telefonico con Donald Trump, ha esortato alla moderazione le parti coinvolte nella questione nucleare. Per Xi Jinping Usa e Corea dovrebbero astenersi dal fare dichiarazioni o compiere azioni che possano portare a una escalation della tensione della penisola coreana, assicurando che la Cina è pronta a lavorare con gli Stati Uniti al fine di risolvere la vicenda nel modo più appropriato.

Fonte Federica Mochi adnkronos.com

 
La perquisizione nella casa di Manafort è avvenuta il 26 luglio, gli agenti hanno raccolto documenti e altri materiali Stampa E-mail
Mercoledì 09 Agosto 2017 17:44

Russiagate, l’Fbi perquisisce la casa dell’ex manager della campagna elettorale di Trump

 

 L’Fbi ha perquisito la casa di Paul Manafort, l’ex manager della campagna di Donald Trump. Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti, secondo le quali la perquisizione è avvenuta in luglio. Il mandato prevedeva la raccolta di documenti e altri materiali nell’ambito delle indagini sul Russiagate. Gli agenti federali si sono presentati a casa di Manafort senza preavviso il 26 luglio, il giorno dopo l’incontro di Manafort con la commissione di Intelligence del Senato. 

fonte lastampa.it

 
A Roma rimpasto in vista. E a Ragusa debutta il ticket Di Maio-Di Battista Stampa E-mail
Mercoledì 02 Agosto 2017 06:46

Il risiko delle poltrone in Campidoglio. Casaleggio: via alla fase due, basta scuse

 

L’addio di Andrea Mazzillo è questione di ore. È lo scalpo che i vertici del M5S e gli uomini di Davide Casaleggio pretendono da Virginia Raggi per dimostrare che è in grado di tenere in mano il comando del Campidoglio e dare inizio a quella sterzata che le chiedono da tempo. Ora o mai più, è il messaggio recapitato alla sindaca: «Virginia adesso ci vuole un cambio di passo vero, devi iniziare la fase 2. È passato un anno, non abbiamo più scuse». Sono parole definitive pronunciate allo stesso modo da Casaleggio, da Luigi Di Maio e i deputati-tutor Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede. 

Ieri nelle chat dei grillini che si occupano di Roma è girato nervosamente l’editoriale di Antonio Padellaro sul Fatto, un giornale che rispecchia la pancia dell’elettorato del M5S e che agli occhi dei 5 Stelle funziona da sentinella. Il titolo è esplicito: «Ultima occasione per la sindaca». Padellaro non si risparmia e consiglia a Raggi di sfruttare il mese di agosto per salvare Roma ed evitare di affondare assieme alla città. Per Di Maio e Casaleggio è il campanello d’allarme definitivo. Questa volta però pure Raggi sembra reattiva, pronta ad assumere di persona iniziative muscolari contro un suo fedelissimo come Mazzillo, anche a costo di dover affrontare la corsa alla chiusura del bilancio di consolidamento, a fine settembre, senza l’assessore che ne ha seguito l’iter.  

La frattura su Atac e la cacciata di Mazzillo sono l’occasione per un rimpasto di giunta che segnerà l’avvio della tanto agognata fase 2. Che prevede una moltiplicazione delle poltrone. Lo schema delle prossime mosse è già appuntato su carta, con un solo punto interrogativo: l’assessorato alle Partecipate. Come annunciato, Massimo Colomban, il vero avversario di Mazzillo, lascerà prima di settembre. Il piano sulla razionalizzazione delle municipalizzate è già pronto. Bisogna solo applicarlo. Chi lo farà? Molto dipende se l’assessorato di Colomban verrà accorpato al Bilancio, come era in origine.  

E allora ad occuparsi delle partecipate, a cominciare dalla disastrosa Atac, sarà il successore di Mazzillo. Di sicuro ci saranno nuovi assessori ad hoc per Lavori pubblici e per Patrimonio e politiche abitative, altre deleghe che appartenevano al titolare del Bilancio. Pezzo dopo pezzo lo scorporo servirà a evitare il concentramento di potere in poche mani. È la stessa logica usata lo scorso ottobre, quando, dopo un mese di commedia degli equivoci per la ricerca del sostituto di Marcello Minenna (il primo dei vari assessori al Bilancio caduti), e dopo rifiuti e dimissioni lampo, alla Casaleggio decisero di assegnare le partecipate al fedele Colomban e imposero a Raggi di trovare subito un uomo per il Bilancio. La scelta, di ripiego, ricadde su Mazzillo, mandatario economico in campagna elettorale. «Questa volta abbiamo già i nomi dei nuovi assessori» assicurano oggi dal M5S e nel rimpasto dovrebbe anche spuntare il nuovo capo della segreteria politica della sindaca, ruolo che ricopriva Salvatore Romeo.  

La via crucis di Raggi cominciata un anno fa, sempre e solo sulle nomine, non si è mai interrotta. Mazzillo paga la sua contrarietà al concordato preventivo come soluzione per Atac. L’operazione promossa da Colomban vuole far saltare alcune teste tra i dirigenti e paradossalmente è in linea con le critiche mosse prima dell’addio dall’ex dg Bruno Rota, anche lui inviato da Milano. Ha stravinto la linea lombardo-veneta di Casaleggio Jr che oggi sarà a Roma, per presentare nella sede della stampa estera la piattaforma Rousseau e la nuova funzione che permetterà anche ai non iscritti al M5S di partecipare da osservatori alle composizioni delle leggi. Una piccola rivoluzione per il M5S, fatta anche per allargare la platea dei possibili elettori in vista del voto.  

Ci sarebbe poca voglia di parlare di Roma, le ultime convulsioni capitoline sono parte di un incubo di cui non si vede mai la fine. Per questo i grillini preferiscono concentrarsi sulla campagna siciliana che partirà ad agosto e servirà a tenere alta l’attenzione fino alla proclamazione del candidato premier a fine settembre. Sabato, da Marina di Ragusa parte il tour in coppia di Di Maio e di Alessandro Di Battista. Le prove generali - chiediamo alla Camera a Di Maio - di un ticket presidenziale? Il grillino sorride.

 

fonte ilario lombardo lastampa.it

 
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