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L'Addio in lacrime di Totti: "momento che non volevo arrivasse mai" Stampa E-mail
Domenica 28 Maggio 2017 21:53

L'Addio in lacrime di Totti: "momento che non volevo arrivasse mai"

 L'ultimo giro di campo più emozionante del mondo. A Roma questa sera è successo qualcosa di speciale perché si può anche vincere poco o niente, ma nella vita certi amori non possono finire mai. E così sarà per Francesco Totti e la Roma giallorossa, di cui è stato un simbolo per un quarto di secolo che fa sentire tutti più vecchi: all'improvviso, per l'addio di un fuoriclasse, ci si accorge di quanti anni siano passati. "Il tempo ha deciso", dice lui emozionato e con un microfono in mano rivolgendosi a 60mila persone che piangono, e proprio questo è il punto: sulla classe e la passione per il calcio di questo idolo eterno del popolo romanista ha vinto ciò a cui nessuno può sfuggire, al di là delle scelte tecniche di Spalletti e quelle societarie di Pallotta, entrambi sonoramente fischiati dal pubblico.

 La Roma ha battuto il Genoa per 3-2 con un gol al 90' di Perotti, e questa prodezza dell'ex di turno ha tolto tutti dall'imbarazzo, altrimenti che festa sarebbe stata senza la Roma direttamente in Champions? A far correre i brividi lungo la schiena ai romanisti c'era stato anche il gol iniziale di Pellegri, un sedicenne-prodigio che aveva appena tre mesi ai tempi dell'ultimo scudetto romanista, nel 2001, e poi quello di Lazovic pochi minuti dopo il 2-1 di De Rossi che quasi aveva fatto venire giù l'Olimpico. La vittoria restituisce alla festa la sua dimensione piu' autentica: da France Football alla sindaca Raggi, dagli amici del Mondiale Pirlo e Cannavaro a campioni come Messi, non e' solo Roma che saluta il simbolo di Roma.

 Totti la paura dopo l'addio, 'tifosi ora aiutatemi'

 E Roma, con l'Olimpico, lo ha salutato di persona in un'atmosfera di malinconia struggente. Totti, 41 anni a settembre, si è tolto idealmente la maglia della Roma (sul campo era entrato al 9' st, al posto di Salah) e sul serio la fascia da capitano, consegnandola al leader della squadra dei Pulcini perchè la vita continua e c'è un futuro. Questo è il giorno che lui voleva che non arrivasse mai, e per questo mentre fa il suo ultimo giro di campo da calciatore della Roma non ce la fa a trattenere le lacrime, mentre piangono anche quasi tutti i compagni di squadra, la moglie Ilary e i figli Cristian e Chanel che lo scortano.

 Totti si racconta: 'che fatica lasciare, chiamatemi Francesco'

 

 Totti day: addio dai rivali ai politici, "Ciao grande uomo"

 Ad un certo punto, rimasto da solo all'altezza della tribuna Tevere, quasi non ce la fa e deve sedersi sui tabelloni pubblicitari di bordo campo dove adesso c'è scritto "Grazie Capitano": si ferma a guardare il pubblico, e mentre risuona la musica di Ennio Morricone si mette le mani sulla testa, la scuote, dimostra una tristezza evidente. E intanto, mentre lui dice ai tifosi "ho paura, e ho bisogno di voi", facendo trasparire tutto il disagio per questo addio, passano sui monitor le immagini di Sabrina Ferilli, Claudio Amendola e Carlo Verdone anche loro in preda all'emozione, tantissima gente continua a piangere sugli spalti, uomini e donne di tutte le età. Totti ha senza dubbio vinto troppo poco rispetto al suo enorme valore tecnico, ma trionfa nei cuori di tanta gente innamorata di Roma come lui, e alla fine conta questo.

 

FONTE ANSA.IT

 

 

 

 
Juventus-Lazio 2-0, Dani Alves e Bonucci regalano la Coppa Italia ai bianconeri Stampa E-mail
Mercoledì 17 Maggio 2017 21:39

La Juve si prende la Coppa Italia, terza consecutiva: Lazio ko 2-0

 

Il primo passo verso il Triplete. La Juventus che all’Olimpico aveva sprecato tre giorni fa un match point scudetto per eccesso di morbidezza, non ci pensa su e come dice il suo demiurgo Allegri comincia a raccogliere vittorie: la prima è la Coppa Italia, strappata alla Lazio con un uno-due nei primi 25 minuti che restituisce l’immagine di una Signora spietata. Chiamata ora a prendersi il sesto scudetto consecutivo domenica col Crotone, per poi dedicarsi all’impresa più affascinante, la finale Champions. 

Intanto, un piccolo triplete Allegri l’ha già chiuso, vincendo la terza Coppa Italia in tre anni. Lo ha fatto spazzando via con il 2-0 finale la resistenza di una Lazio pimpante ma troppo leggera, che ha pagato inferiorità tecnica e divario fisico. Forse anche le scelte di Inzaghi: Parolo si è rivelato un rischio, Keita meno ma visto l’Anderson del secondo tempo forse qualcosa di diverso si poteva tentare. D’altra parte se Dani Alves sfodera colpi di classe, Higuain è una furia sottoporta e nei recuperi, e Dybala un ballerino sulle punte che tira dritto verso la porta, c’è poco da fare per tutti. 

 

Il palcoscenico dell’Olimpico è da notti magiche. Gremite le curve come di rado si vede a Roma, e soprattutto vestite a festa: una gigantesca aquila campeggia in curva Nord, la Sud riservata agli juventini è un mare di tricolori per la gioia del presidente Mattarella, seduto in una tribuna autorità da overbooking; poco più in là, Raggi jr in maglia biancoceleste al fianco della mamma sindaca. L’inno è cantato da tutto lo stadio sulla voce di Lodovica Comello, e la sfida parte. 

Allegri schiera una difesa a quattro con Barzagli a destra e Dani Alves davanti, la linea a tre si completa con Dybala e Mandzukic. Dall’altra parte Simone Inzaghi preferisce Keita a Felipe Anderson: scelta che la cattiva sorte non premia. La partenza infatti, a sorpresa, è della Lazio consapevole di dover andare in vantaggio per sperare di frenare il gigante bianconero. Ma grinta e cattiveria dei ragazzi di Allegri stasera sono altra cosa rispetto a domenica scorsa contro la Roma, e non è solo questione di titolari. 

Dopo un tiro di Chiellini bloccato da Strakosha, Keita ha la prima palla gol: Milinkovic Savic ruba palla a Dani Alves e dalla difesa lancia sulla fascia sinistra, il senegalese negli spazi va a mille e da dentro l’area di destro supera Neto, ma non il palo al suo fianco. La Juve sente il campanello di allarme e la partita vive 25’ elettrizzanti, tutti di marca bianconera. Tre tocchi di prima e Higuain arriva al gran destro respinto dal portiere della Lazio (7’), poi al 12’ la combinazione vincente Alex Sandro-Dani Alves: sul lancio del primo Lulic si perde il secondo, ed è 1-0. A questo punto la Juve è una marea e la diga Lazio davvero fragile.

 Dybala sfrutta un contropiede tre contro tre con un destro respinto da Strakosha sui piedi di Alves, la cui palla in mezzo è sprecata da Higuain che sottoporta spara sul portiere. Al minuto venti Parolo, in dubbio alla vigilia, deve uscire per Radu. La Juve non si intenerisce. Ancora Dybala, ancora in contropiede, e al 24’ Milinkovic - tra i pochi laziali in partita - ci mette una pezza. Ma un minuto dopo arriva il 2-0, firmato Bonucci: sullo schema d’angolo la difesa Lazio è sorpresa, e anche poco reattiva. 

La squadra di Inzaghi prova a rialzare la testa, ma neanche di fronte ai ritmi più lenti della Juve in cerca di contropiedi trova la chiave giusta. A centrocampo i biancocelesti cominciano a entrare duro ma è tardi, e dice loro bene che Tagliavento tenga in tasca il giallo. Al 32’ Immobile di testa va fuori; lo spreco di due ripartenze indica che la Lazio non ha il cinismo giusto. E neanche la sorte: il colpo di testa di Milinkovic è bloccato da Neto al 47’. 

La Lazio rientra in campo cercando il gol subito per riaprire i giochi, la Juve gestisce. E quando innesca il trio Dybala -Higuain-Mandzukic (6’) rischia di far male. Inzaghi capisce e manda dentro Felipe Anderson dopo otto minuti; il brasiliano subito prova a risvegliare la partita, sul destro velenoso Neto è attento. Al 12’ dal suo piede parte il cross su cui Immobile schiaccia travolgendo Barzagli, Neto frena a mano aperta e l’occhio di falco dice che non è gol. Basta è molle al tiro al 22’, Wallace no nell’anticipare in area Dybala che protesta invano per un rigore. I pericoli bianconeri arrivano sempre dalla classe di Dani Alves: dal suo tunnel su Lulic nasce un assist per Higuain murato. Il pallone della speranza Lazio passa invece per i piedi del neoentrato Luis Alberto (bel destro bloccato da Neto) e soprattutto di Keita, il cui destro al volo in area è alto. La Lazio ha il merito di non arrendersi, ci riprova con Immobile (32’) e Keita (34’) ma nel mezzo Allegri si consente di dare il cambio a Dybala, acclamato dall’Olimpico bianconero. Finisce con Higuain che si mangia il terzo gol davanti a Strakosha, sarebbe stato troppo per la Lazio. La curva bianconera festeggia cantando `ce ne andiamo a Cardiff´.

 

FONTE LASTAMPA.IT

 
Con una doppietta il bosniaco liquida i toscani e tocca quota 33 reti diventando il giocatore più prolifico della storia del club. Stampa E-mail
Sabato 01 Aprile 2017 22:04

Roma-Empoli 2-0, Dzeko entra nella storia giallorossa

Traversa di Salah. Ora la squadra di Spalletti può guardare con serenità al big match tra Napoli e Juve

 

 

  L'attesa per il derby di coppa non distrae la Roma che liquida Empoli con un gol per tempo e mette pressione a Napoli e Juve, costrette ora a far risultato nello scontro diretto: la prima per non perdere terreno dal 2° posto, la seconda per non vedersi ridurre il vantaggio, attualmente di 5 punti. Per sbrigare la pratica i giallorossi, ancora una volta, si sono affidati al loro bomber, Edin Dzeko, che con la doppietta odierna sale a quota 33 reti stagionali: un bottino che lo inserisce di diritto nella storia del club visto che nessuno aveva segnato quanto lui in 90 anni (Manfredini, Volk e Totti si erano fermati a 32, ndr).

 UNA ROMA COL FRENO A MANO - La Roma non ha brillato ma era prevedibile. Ha sbloccato il risultato dopo appena 12' e poi si è limitata a controllare la gara cercando, a sprazzi, qualche accelerazione. Ha rischiato seriamente solo in avvio di ripresa quando Szczesny ha negato l'1-1 a Marilungo. Poi, però, ha ripreso in mano le redini del match e ha chiuso i conti, permettendosi il lusso di risparmiare preziose energie nell'ultima mezz'ora, giocata al piccolo trotto e senza pressioni.

EMPOLI, IL PROBLEMA E' SEMPRE IL GOL - L'Empoli ha fatto il suo dovere. Ha cercato di mettere in difficoltà la Roma con continui tagli e ha anche creato più pericoli del previsto. Il problema è sempre lo stesso: la squadra fatica a segnare e il fatto di aver chiuso per la 19/a volta su 30 giornate la partita a quota 0 reti lo evidenzia. Ma la squadra è viva e Martusciello da questo deve ripartire per cercare di ricominciare a far punti dopo 6 turni di astinenza.

ROMA-EMPOLI 2-0: LA DIRETTA - LE PAGELLE

SPALLETTI NON FA TURNOVER - Altro che testa al derby. Spalletti alla fine non ha risparmiato quasi nessuno, se si eccettua Emerson, lasciato in panchina per consentire a Mario Rui di continuare a immagazzinare minuti. Per sopperire all'assenza di Strootman, squalificato, e di De Rossi, infortunato, ha confermato Paredes e ha abbassato Nainggolan, rilanciando Perotti, preferito a El Shaarawy, in attacco. Molti più cambi ha fatto Martusciello che, privo di Costa e Dioussé, ha deciso di cambiare interamente la coppia di centrali difensivi, inserendo Veseli accanto a Barba, a discapito di Bellusci, e ha riproposto Buchel in mediana. Infine, in attacco, ha tolto Pucciarelli, dando una chance a Marilungo.

DZEKO APRE... - La Roma ha iniziato in maniera un po' troppo disinvolta e ha rischiato su una verticalizzazione per Thiam, atterrato in area da Szczesny. Le è andata bene che l'arbitro abbia fermato il gioco su segnalazione del guardalinee che ha ritenuto l'attaccante azzurro in offside, in realtà inesistente. I giallorossi hanno capito di non poter scherzare e, dopo aver fatto le prove generali all'10' (colpo di testa di Dzeko di poco alto su cross di Rui), sono passati: su un angolo dalla destra di Paredes, Rudiger di testa ha prolungato il pallone in mezzo per Dzeko che di ginocchio ha infilato il pallone sotto l'incrocio. L'Empoli non si è abbattuto e, continuando a tentare di sorprendere gli avversari con improvvise verticalizzazioni, ha replicato sfiorando in un paio di circostanze il bersaglio con El Kaddouri e Marilungo. La Roma non è rimasta a guardare, andando vicina al raddoppio con un bolide di Paredes, alzato in angolo da Skorupski e con un colpo di testa di Perotti, di poco a lato, su cross di Salah.

...E POI CHIUDE I CONTI - La gara dell'Empoli, di fatto, si è conclusa al 1' della ripresa quando Szczesny ha alzato in angolo d'istinto un bel tocco d'esterno destro di Marilungo su cross di Pasqual. La Roma ha capito di non poter più scherzare e al 56' ha chiuso i conti col solito Dzeko, lesto a girare in rete una torre di Salah su cross di Paredes. La gara, in pratica, è finita qui anche se l'Empoli fino in fondo ha provato a spaventare Szczesny con Krunic, Thiam e Buchel (2). La Roma ha controllato e ha sfiorato anche il tris con Salah, che ha colpito la traversa di testa su un angolo del subentrato Grenier. Chissà che l'egiziano non abbia voluto tenersi in serbo il gol per martedì quando servirà ben altra cattiveria e determinazione per cercare di rimontare il 2-0 subito all'andata dalla Lazio.

ROMA-EMPOLI 2-0 (1-0)
Roma (3-4-2-1): Szczesny, Rudiger, Manolas, Fazio (40′ st Juan Jesus), Mario Rui, Paredes, Peres, Nainggolan, Salah, Perotti (17′ st Grenier 6), Dzeko 7.5 (28′ st Totti sv) (18 Lobont, 19 Alisson, 15 Vermaelen, 33 Emerson, 99 Nura, 30 Gerson, 92 El Shaarawy). All.: Spalletti.
Empoli (4-3-1-2): Skorupski, Laurini, Veseli, Barba (32′ st Cosic), Pasqual, Krunic, Buchel, Croce, El Kaddouri (18′ st Maccarone), Marilungo (13′ st Tello),

 

Thiam. (23 Pelagotti, 1 Pugliesi, 4 Dimarco, 6 Bellusci, 5 Mauri, 17 Zajc, 20 Pucciarelli, 9 Mchedlidze). All.: Martusciello.
Arbitro: Massa di Imperia 6.
Reti: 12′ pt e 11′ st Dzeko.
Angoli: 14 a 4 per la Roma.
Recupero: 0′ e 4′.
Ammonito: Krunic per gioco falloso.
Spettatori: 31.946 paganti per un totale di 841.872 euro d'incasso

 

 
Roma, una dimostrazione di forza Stampa E-mail
Domenica 26 Febbraio 2017 23:14

Inter-Roma 1-3: Radja e Perotti
i re di San Siro, un tris da urlo

La Roma demolisce l'Inter, stacca il Napoli (ora a -5), si riavvicina alla Juve (+7) e avvisa la Lazio (mercoledì la semifinale d'andata di Coppa Italia). Ma soprattutto Spalletti umilia Pioli. Da allenatore giallorosso lo ha battuto 4 volte su 4 e 2 lo ha fatto esonerare, 10 anni fa dal Parma e l'anno scorso dalla Lazio. Adesso lo allontana dal podio per la prossima Champions. Il 3 a 1 è la sintesi della lezione subita dal tecnico nerazzurro, presuntuoso a schierare solo 2 difensori, Murillo e D'Ambrosio, contro l'attacco che semina gol, in questa stagione, in Italia e in Europa: 84 reti, dopo il tris di San Siro.

 

fonte ilmessaggero.it

 
Lavoro, tasse, prestigio. Ecco voce per voce il danno all'economia cittadina. Il Campidoglio rischia una causa di risarcimento a sei zeri e la bancarotta Stampa E-mail
Venerdì 24 Febbraio 2017 11:53

Il no di Grillo allo Stadio della Roma costerà ai romani 8 miliardi di euro

 Cancellare la delibera di pubblico interesse – sia nel caso venisse annullata, come volevano Sanvitto e la Lombardi, per vizio di legittimità, sia venisse revocata in autotutela potrebbe costare ai romani 8 miliardi e mezzo di euro. Non ci sono, in questo computo, solo i soldi che vanno via in termini di mancati lavori e investimenti privati ma anche e soprattutto come causa al Comune, gli introiti mancati come tasse e, infine, il taglio delle stime di crescita del Prodotto interno lordo cittadino che la costruzione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle avrebbe comportato. Al di là dei pareri dell’avvocatura capitolina – da quanto trapela, quello che deve giungere sarebbe almeno il secondo parere richiesto – e di quelli dei vari studi legali privati interpellati da singoli consiglieri pentastellati, una cosa appare chiara: la Roma, la causa, la farebbe immediatamente. E gli zeri della richiesta di risarcimento danni sarebbero tanti. Vi sarebbero due problemi: uno a carico del bilancio comunale. L’altro, personale, per Sindaco, Giunta, Consiglieri e funzionari. Se un domani il tribunale riconoscesse l’illegittimità dell’annullamento della delibera Marino, la Corte dei Conti potrebbe chiedere il risarcimento del danno erariale a chi avesse assunto e avallato la decisione. A parte questo, però, va considerato che la legge obbliga il Comune ad accantonare in bilancio i fondi necessari a pagare l’eventuale risarcimento danni, indipendentemente da quando verrà discussa la causa e dal suo esito. Insomma, i soldi devono esserci e quindi vanno immobilizzati. Secondo quanto è filtrato in questi mesi, la Roma potrebbe intentare una causa di risarcimento danni per una cifra oscillante fra uno e due miliardi e mezzo di euro: un ammontare che, nei fatti, condannerebbe la Capitale alla bancarotta: anche solo accantonare un miliardo sul prossimo bilancio significa non poterlo chiudere. Detto del problema risarcimento danni, poi, vanno sommati i costi derivanti dai minori introiti. Il progetto muove un valore di capitali per poco meno di 1,7 miliardi di euro. Di questo miliardo e settecento milioni, 445 milioni sono i soldi che Pallotta e Parnasi avrebbero destinato alle opere pubbliche: strade e fogne, la messa in sicurezza dei fossi del Vallerano e dell’Acqua Acetosa, l’unificazione della via del Mare/Ostiense e il suo rifacimento, le complanari sull’autostrada con lo svincolo a Parco de’ Medici, il ponte carrabile sul Tevere e la strada di connessione fra questo ponte e la via del Mare.

E poi i soldi per il trasporto pubblico (la Roma–Lido), il rifacimento della stazione di Tor di Valle e la passerella ciclopedonale dalla stazione Magliana della linea ferroviaria Orte-Fiumicino aeroporto. Più il parco fluviale e quelli urbani, 63 ettari di verde, il sottopasso di via Luigi Dasti, gli attracchi sul Tevere. Un patrimonio di opere pubbliche cui il Comune a 5 Stelle rinuncia. E poi c’è l’indotto. Secondo uno studio dell’Università La Sapienza, commissionato dai proponenti, il progetto avrebbe comportato circa 25 mila posti di lavoro, di cui 20 mila nel Business Park, 1500 nel settore edile durante la costruzione e 4 mila posti nel commercio una volta aperta l’ area dei negozi, pub, bar e ristoranti. Sempre La Sapienza ha calcolato l’impatto della realizzazione dell’opera sul Prodotto interno lordo della città. Si tratta di stime che però rendono appieno il forte ritorno economico dello Stadio: 5,6 miliardi di euro di Pil nel primo triennio; 12,5 nei primi 6 anni e ben 18,5 nell’arco di nove anni. In sostanza, la media è oltre 1,5 miliardi di euro l’anno con una proiezione crescente che finisce per portare la media indotta a circa 4 miliardi ogni 12 mesi di movimentazione dica pitali. Rinunciando al progetto, inoltre, il Comune andrebbe a perdere anche le tasse locali che la realizzazione dell’ impianto di Tor di Valle comporta: La Sapienza stima in 142 milioni di euro ogni anno l’aumento delle imposte che andrebbero nelle casse capitoline. Il conto cumulato per la fiscalità generale dello Stato sarebbe pari a 1,4 miliardi di euro fino al 2026 mentre l’effetto moltiplicatore annuale dell’aumento delle tasse viene stimato in altri 30 milioni. Vi è poi, e questo tocca più da vicino i cuore dei tifosi, un ultimo dettaglio: la possibilità per la Juventus di avere un impianto di proprietà le ha consentito di incamerare circa 300 milioni di euro in 5 anni. Una cifra forse ancora bassa rispetto alle altre squadre europee ma che la pone su un piano di distanza netta con tutte le competitrici italiane in termini di potere di acquisto. Se lo Stadio salta, invece, a Roma oltre tutti i danni in termini economici, si rischia di rimanere ancora per chissà quanto una realtà minore del calcio italiano ed europeo.

FONTE   F.M.Magliaro  iltempo.it

 

 
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