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Calcio
Con una doppietta il bosniaco liquida i toscani e tocca quota 33 reti diventando il giocatore più prolifico della storia del club. Stampa E-mail
Sabato 01 Aprile 2017 22:04

Roma-Empoli 2-0, Dzeko entra nella storia giallorossa

Traversa di Salah. Ora la squadra di Spalletti può guardare con serenità al big match tra Napoli e Juve

 

 

  L'attesa per il derby di coppa non distrae la Roma che liquida Empoli con un gol per tempo e mette pressione a Napoli e Juve, costrette ora a far risultato nello scontro diretto: la prima per non perdere terreno dal 2° posto, la seconda per non vedersi ridurre il vantaggio, attualmente di 5 punti. Per sbrigare la pratica i giallorossi, ancora una volta, si sono affidati al loro bomber, Edin Dzeko, che con la doppietta odierna sale a quota 33 reti stagionali: un bottino che lo inserisce di diritto nella storia del club visto che nessuno aveva segnato quanto lui in 90 anni (Manfredini, Volk e Totti si erano fermati a 32, ndr).

 UNA ROMA COL FRENO A MANO - La Roma non ha brillato ma era prevedibile. Ha sbloccato il risultato dopo appena 12' e poi si è limitata a controllare la gara cercando, a sprazzi, qualche accelerazione. Ha rischiato seriamente solo in avvio di ripresa quando Szczesny ha negato l'1-1 a Marilungo. Poi, però, ha ripreso in mano le redini del match e ha chiuso i conti, permettendosi il lusso di risparmiare preziose energie nell'ultima mezz'ora, giocata al piccolo trotto e senza pressioni.

EMPOLI, IL PROBLEMA E' SEMPRE IL GOL - L'Empoli ha fatto il suo dovere. Ha cercato di mettere in difficoltà la Roma con continui tagli e ha anche creato più pericoli del previsto. Il problema è sempre lo stesso: la squadra fatica a segnare e il fatto di aver chiuso per la 19/a volta su 30 giornate la partita a quota 0 reti lo evidenzia. Ma la squadra è viva e Martusciello da questo deve ripartire per cercare di ricominciare a far punti dopo 6 turni di astinenza.

ROMA-EMPOLI 2-0: LA DIRETTA - LE PAGELLE

SPALLETTI NON FA TURNOVER - Altro che testa al derby. Spalletti alla fine non ha risparmiato quasi nessuno, se si eccettua Emerson, lasciato in panchina per consentire a Mario Rui di continuare a immagazzinare minuti. Per sopperire all'assenza di Strootman, squalificato, e di De Rossi, infortunato, ha confermato Paredes e ha abbassato Nainggolan, rilanciando Perotti, preferito a El Shaarawy, in attacco. Molti più cambi ha fatto Martusciello che, privo di Costa e Dioussé, ha deciso di cambiare interamente la coppia di centrali difensivi, inserendo Veseli accanto a Barba, a discapito di Bellusci, e ha riproposto Buchel in mediana. Infine, in attacco, ha tolto Pucciarelli, dando una chance a Marilungo.

DZEKO APRE... - La Roma ha iniziato in maniera un po' troppo disinvolta e ha rischiato su una verticalizzazione per Thiam, atterrato in area da Szczesny. Le è andata bene che l'arbitro abbia fermato il gioco su segnalazione del guardalinee che ha ritenuto l'attaccante azzurro in offside, in realtà inesistente. I giallorossi hanno capito di non poter scherzare e, dopo aver fatto le prove generali all'10' (colpo di testa di Dzeko di poco alto su cross di Rui), sono passati: su un angolo dalla destra di Paredes, Rudiger di testa ha prolungato il pallone in mezzo per Dzeko che di ginocchio ha infilato il pallone sotto l'incrocio. L'Empoli non si è abbattuto e, continuando a tentare di sorprendere gli avversari con improvvise verticalizzazioni, ha replicato sfiorando in un paio di circostanze il bersaglio con El Kaddouri e Marilungo. La Roma non è rimasta a guardare, andando vicina al raddoppio con un bolide di Paredes, alzato in angolo da Skorupski e con un colpo di testa di Perotti, di poco a lato, su cross di Salah.

...E POI CHIUDE I CONTI - La gara dell'Empoli, di fatto, si è conclusa al 1' della ripresa quando Szczesny ha alzato in angolo d'istinto un bel tocco d'esterno destro di Marilungo su cross di Pasqual. La Roma ha capito di non poter più scherzare e al 56' ha chiuso i conti col solito Dzeko, lesto a girare in rete una torre di Salah su cross di Paredes. La gara, in pratica, è finita qui anche se l'Empoli fino in fondo ha provato a spaventare Szczesny con Krunic, Thiam e Buchel (2). La Roma ha controllato e ha sfiorato anche il tris con Salah, che ha colpito la traversa di testa su un angolo del subentrato Grenier. Chissà che l'egiziano non abbia voluto tenersi in serbo il gol per martedì quando servirà ben altra cattiveria e determinazione per cercare di rimontare il 2-0 subito all'andata dalla Lazio.

ROMA-EMPOLI 2-0 (1-0)
Roma (3-4-2-1): Szczesny, Rudiger, Manolas, Fazio (40′ st Juan Jesus), Mario Rui, Paredes, Peres, Nainggolan, Salah, Perotti (17′ st Grenier 6), Dzeko 7.5 (28′ st Totti sv) (18 Lobont, 19 Alisson, 15 Vermaelen, 33 Emerson, 99 Nura, 30 Gerson, 92 El Shaarawy). All.: Spalletti.
Empoli (4-3-1-2): Skorupski, Laurini, Veseli, Barba (32′ st Cosic), Pasqual, Krunic, Buchel, Croce, El Kaddouri (18′ st Maccarone), Marilungo (13′ st Tello),

 

Thiam. (23 Pelagotti, 1 Pugliesi, 4 Dimarco, 6 Bellusci, 5 Mauri, 17 Zajc, 20 Pucciarelli, 9 Mchedlidze). All.: Martusciello.
Arbitro: Massa di Imperia 6.
Reti: 12′ pt e 11′ st Dzeko.
Angoli: 14 a 4 per la Roma.
Recupero: 0′ e 4′.
Ammonito: Krunic per gioco falloso.
Spettatori: 31.946 paganti per un totale di 841.872 euro d'incasso

 

 
Roma, una dimostrazione di forza Stampa E-mail
Domenica 26 Febbraio 2017 23:14

Inter-Roma 1-3: Radja e Perotti
i re di San Siro, un tris da urlo

La Roma demolisce l'Inter, stacca il Napoli (ora a -5), si riavvicina alla Juve (+7) e avvisa la Lazio (mercoledì la semifinale d'andata di Coppa Italia). Ma soprattutto Spalletti umilia Pioli. Da allenatore giallorosso lo ha battuto 4 volte su 4 e 2 lo ha fatto esonerare, 10 anni fa dal Parma e l'anno scorso dalla Lazio. Adesso lo allontana dal podio per la prossima Champions. Il 3 a 1 è la sintesi della lezione subita dal tecnico nerazzurro, presuntuoso a schierare solo 2 difensori, Murillo e D'Ambrosio, contro l'attacco che semina gol, in questa stagione, in Italia e in Europa: 84 reti, dopo il tris di San Siro.

 

fonte ilmessaggero.it

 
Lavoro, tasse, prestigio. Ecco voce per voce il danno all'economia cittadina. Il Campidoglio rischia una causa di risarcimento a sei zeri e la bancarotta Stampa E-mail
Venerdì 24 Febbraio 2017 11:53

Il no di Grillo allo Stadio della Roma costerà ai romani 8 miliardi di euro

 Cancellare la delibera di pubblico interesse – sia nel caso venisse annullata, come volevano Sanvitto e la Lombardi, per vizio di legittimità, sia venisse revocata in autotutela potrebbe costare ai romani 8 miliardi e mezzo di euro. Non ci sono, in questo computo, solo i soldi che vanno via in termini di mancati lavori e investimenti privati ma anche e soprattutto come causa al Comune, gli introiti mancati come tasse e, infine, il taglio delle stime di crescita del Prodotto interno lordo cittadino che la costruzione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle avrebbe comportato. Al di là dei pareri dell’avvocatura capitolina – da quanto trapela, quello che deve giungere sarebbe almeno il secondo parere richiesto – e di quelli dei vari studi legali privati interpellati da singoli consiglieri pentastellati, una cosa appare chiara: la Roma, la causa, la farebbe immediatamente. E gli zeri della richiesta di risarcimento danni sarebbero tanti. Vi sarebbero due problemi: uno a carico del bilancio comunale. L’altro, personale, per Sindaco, Giunta, Consiglieri e funzionari. Se un domani il tribunale riconoscesse l’illegittimità dell’annullamento della delibera Marino, la Corte dei Conti potrebbe chiedere il risarcimento del danno erariale a chi avesse assunto e avallato la decisione. A parte questo, però, va considerato che la legge obbliga il Comune ad accantonare in bilancio i fondi necessari a pagare l’eventuale risarcimento danni, indipendentemente da quando verrà discussa la causa e dal suo esito. Insomma, i soldi devono esserci e quindi vanno immobilizzati. Secondo quanto è filtrato in questi mesi, la Roma potrebbe intentare una causa di risarcimento danni per una cifra oscillante fra uno e due miliardi e mezzo di euro: un ammontare che, nei fatti, condannerebbe la Capitale alla bancarotta: anche solo accantonare un miliardo sul prossimo bilancio significa non poterlo chiudere. Detto del problema risarcimento danni, poi, vanno sommati i costi derivanti dai minori introiti. Il progetto muove un valore di capitali per poco meno di 1,7 miliardi di euro. Di questo miliardo e settecento milioni, 445 milioni sono i soldi che Pallotta e Parnasi avrebbero destinato alle opere pubbliche: strade e fogne, la messa in sicurezza dei fossi del Vallerano e dell’Acqua Acetosa, l’unificazione della via del Mare/Ostiense e il suo rifacimento, le complanari sull’autostrada con lo svincolo a Parco de’ Medici, il ponte carrabile sul Tevere e la strada di connessione fra questo ponte e la via del Mare.

E poi i soldi per il trasporto pubblico (la Roma–Lido), il rifacimento della stazione di Tor di Valle e la passerella ciclopedonale dalla stazione Magliana della linea ferroviaria Orte-Fiumicino aeroporto. Più il parco fluviale e quelli urbani, 63 ettari di verde, il sottopasso di via Luigi Dasti, gli attracchi sul Tevere. Un patrimonio di opere pubbliche cui il Comune a 5 Stelle rinuncia. E poi c’è l’indotto. Secondo uno studio dell’Università La Sapienza, commissionato dai proponenti, il progetto avrebbe comportato circa 25 mila posti di lavoro, di cui 20 mila nel Business Park, 1500 nel settore edile durante la costruzione e 4 mila posti nel commercio una volta aperta l’ area dei negozi, pub, bar e ristoranti. Sempre La Sapienza ha calcolato l’impatto della realizzazione dell’opera sul Prodotto interno lordo della città. Si tratta di stime che però rendono appieno il forte ritorno economico dello Stadio: 5,6 miliardi di euro di Pil nel primo triennio; 12,5 nei primi 6 anni e ben 18,5 nell’arco di nove anni. In sostanza, la media è oltre 1,5 miliardi di euro l’anno con una proiezione crescente che finisce per portare la media indotta a circa 4 miliardi ogni 12 mesi di movimentazione dica pitali. Rinunciando al progetto, inoltre, il Comune andrebbe a perdere anche le tasse locali che la realizzazione dell’ impianto di Tor di Valle comporta: La Sapienza stima in 142 milioni di euro ogni anno l’aumento delle imposte che andrebbero nelle casse capitoline. Il conto cumulato per la fiscalità generale dello Stato sarebbe pari a 1,4 miliardi di euro fino al 2026 mentre l’effetto moltiplicatore annuale dell’aumento delle tasse viene stimato in altri 30 milioni. Vi è poi, e questo tocca più da vicino i cuore dei tifosi, un ultimo dettaglio: la possibilità per la Juventus di avere un impianto di proprietà le ha consentito di incamerare circa 300 milioni di euro in 5 anni. Una cifra forse ancora bassa rispetto alle altre squadre europee ma che la pone su un piano di distanza netta con tutte le competitrici italiane in termini di potere di acquisto. Se lo Stadio salta, invece, a Roma oltre tutti i danni in termini economici, si rischia di rimanere ancora per chissà quanto una realtà minore del calcio italiano ed europeo.

FONTE   F.M.Magliaro  iltempo.it

 

 
Nuovo stadio as roma Stampa E-mail
Domenica 19 Febbraio 2017 11:01

La Roma a gamba tesa sull'ippodromo: "Il ministero disse sì alla demolizione. Ricorriamo al Tar"

 

 Il colpo assestato dalla soprintendenza all'Archeologia, belle arti e paesaggio per il Campidoglio si fa sentire. Eccome. Perché adesso l’As Roma rischia davvero di dover rinunciare al sogno del nuovo stadio (con relativo business park) a . Il patron giallorosso , però, non è disposto a mollare neanche un centimetro: è pronto a una trattativa lunga 120 giorni con il Mibact e a rivolgersi contemporaneamente al Tar del Lazio — con tutta probabilità chiedendo il blocco della conferenza dei servizi aperta in Regione — per eliminare il vincolo posto dal Collegio Romano sul vecchio ippodromo disegnato da Julio Lafuente e sull'area che lo circonda. «Un’iniziativa talmente intempestiva da apparire ostile», spiega il club di dal quartier generale di Trigoria.

La nota diramata ieri sera dall’As Roma è di fatto un sunto del ricorso che sarà sottoposto ai magistrati amministrativi. Punto per punto, elenca i motivi per cui, secondo i proponenti del progetto del Colosseo bis, il vincolo sull'impianto progettato per le Olimpiadi del 1960 dovrebbe essere dichiarato nullo. Primo capitolo, amianto e rischio crollo: sin dal progetto preliminare, presentato in era Marino, si è discusso dell’ex Ippodromo sempre e solo come di una struttura da demolire. A seguire, ecco le note del Mibact acquisite dal 2014 a oggi: si tratta solo di «sondaggi preventivi, tutela della fascia verde del Tevere, salvaguardia delle alberature, restauro dei casali esistenti». Poi, come farà notare la Roma ai giudici, c’è il parere del novembre 2014 della stessa soprintendenza che ora ha messo sotto tutela l’opera di Lafuente. Un documento che richiede l’indicazione dei «criteri della sostituzione con demolizione dell’Ippodromo e degli elementi di architettura e le pertinenze che lo caratterizzano». Dal possibile abbattimento all'apposizione del vincolo — è questa la contraddizione su cui i giallorossi calcheranno la mano — sono quindi passati poco più di due anni. Nel faldone del ricorso finiranno allora tutti i documenti che, continua la nota, «confermano che la procedura di vincolo dell’Ippodromo, non è mai stata esternata in precedenza e confligge con le valutazioni e i pareri resi in precedenza sul progetto, basato sulla demolizione dell’Ippodromo e sulla realizzazione al suo posto del nuovo stadio». Chiusura con la sola concessione romanista: il club è disposto a «riqualificare le tribune, conservandone una parte in un’area dedicata, dopo averla naturalmente messa in sicurezza, per preservarne la memoria». Apertura che non eviterà la via del Tar.

 

fonte  LA REPUBBLICA (L. D'ALBERGO)

 
Spalletti: «Nainggolan? Se lo stuzzichi ti sbrana» Stampa E-mail
Lunedì 13 Febbraio 2017 10:18

Uno come Radja Nainggolan non c’era e, per fortuna, lo hanno inventato

 

DAGOSPIA.COM (G. DOTTO) - Uno come Radja Nainggolan non c’era e, per fortuna, lo hanno inventato. Il Ninja con gli occhi dell’iguana. L’indonesiano che ha stregato Roma. Tipo speciale. Tutte schierate le beghine a fargli il predicozzo, il pelo e il contropelo: “Radja non si dicono certe cose o, almeno, non è quello il modo”.  Quelli che la sanno lunga e si mettono alla lavagna a impartire il loro miserabile catechismo. “Piccolo Radja incorreggibile, non lo sai che oggi l’agguato dello smartphone è dietro l’angolo? Un professionista come te deve sapersi controllare…”.

E, sapete una cosa? Il magnifico selvaggio se ne frega. Non solo di dire quello che pensa e come lo pensa, ma se ne frega di più che questa cosa rubata si sappia in giro. Che finisca nel Grande Casino. Ci accende pure una sigaretta sopra. Lo filmano? Se ne fotte. E due giorni dopo indovina l’angolo a Crotone. Lo fischiano. Lo insultano. Che sarà mai? E’ la mischia del mondo.

Esemplare raro. I suoi colleghi praticano la doppiezza come metodo. Non dicono mai quello che pensano, ammesso che pensino. I loro lasciti sui social sono lo stitico dono di chi usa la comunicazione per negarla. Il nulla in dodici, massimo quindici battute. Eunuchi. Nainggo no. Lui, le sue viscere, le stende al sole, a disposizione di tutti, ovvero di nessuno. E se lo insultano, replica.

Con lingua biforcuta. Non si fa, biasimano le madamine. Lui lo fa. E accende un’altra sigaretta o si attacca a una lattina di birra. “Odio la Juve…” dice a tre sconosciuti venuti fin sotto il suo becco a confermarsi quanto stronzi sono e reinventa il miracolo di un calciatore che parla come un tifoso, un eroe con cui il tifoso può identificarsi. In un’epoca in cui si cambiano e si cestinano maglie come fazzoletti da naso.

Radja non somiglia a nessuno. E’ quello che non voleva lasciare Cagliari, perché si era affezionato a quella gente e a quella terra. E ora non vuole lasciare Roma per lo stesso motivo, sputando sul piatto dove ha scelto di non mangiare. “Non me ne frega un cazzo di diventare come Totti…”, ha anche detto da quel finestrino aperto.

Battuta chissà perché glissata nei resoconti per il resto morbosi dei media. Da leggere in due possibili modi. Io, Ninja, non ci sto a privarmi di tutto, a mangiare tre rigatoni al giorno per giocare a calcio fino a quarant’anni. O, altra chiave, non ci sto a flirtare con le istituzioni dello spettacolo e della politica per diventare un feticcio da idolatrare. Puoi amarlo o no. Ma, grande rispetto per uno così.

Dimenticavo, è diventato oggi un calciatore straordinario. In ogni zolla del campo. Uno dei più forti al mondo (merito anche di Spalletti che ne asseconda la lucida anarchia). Tecnico, potente, tattico e micidiale, nello stretto e nel largo, nel controllo e nella dismisura, nel tiro da fuori, nell’assist. Specialità marziale della casa: la palla borseggiata con destrezza senza fare fallo.

fonte  DAGOSPIA.COM (G. DOTTO)

 
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