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Calcio
Basta una rete dell'argentino nella ripresa ai giallorossi per piegare gli azeri e conquistare la qualificazione da capolista del Gruppo C Stampa E-mail
Martedì 05 Dicembre 2017 22:26

Champions League, Roma-Qarabag 1-0: Perotti regala ottavi e primo posto

 Missione compiuta: la Roma stacca il pass per gli ottavi di Champions League e ritrova un posto tra le migliori 16 d'Europa a due stagioni di distanza dall'ultima volta. E poco importa se contro il Qarabag, come del resto all'andata, non si è vista la faccia migliore della squadra di Di Francesco: all'Olimpico stasera contava solo vincere per completare l'opera iniziata al debutto contro l'Atletico Madrid e legittimare una qualificazione che i giallorossi avevano fatto diventare possibile uscendo indenni dallo 'Stamford Bridge' e travolgendo poi il Chelsea in casa.

Roma-Qarabag 1-0, Perotti porta Di Francesco agli ottavi  Un Chelsea che, incapace di superare stasera i "colchoneros" di Simeone come aveva fatto a Madrid nel primo round, ha dovuto a sua volta arrendersi indirettamente alla Roma che ha trovato il sorpasso all'ultima curva sui 'Blues' di Conte: l'1-0 griffato Perotti vale infatti il definitivo primato nel Gruppo C a quota 11 punti - gli stessi dei londinesi che sono però in svantaggio negli scontri diretti - e condanna il favoritissimo Atletico (semifinalista lo scorso anno) a scendere in Europa League.

Roma-Qarabag 1-0: il tabellino

LE SCELTE – Conscio di quanto sia alta la posta in palio, Di Francesco – che in infermeria ha ancora Karsdorp, Bruno Peres e Defrel – resiste a ogni tentazione di turnover, schierando l’undici più collaudato con il 4-3-3 divenuto ormai marchio di fabbrica del nuovo corso giallorosso: davanti a Alisson sono Manolas (fresco di rinnovo fino al 2022) e Fazio a formare la coppia centrale con Florenzi e Kolarov ai lati; De Rossi (squalificato in campionato) torna titolare da regista tra Nainggolan e Strootman e Dzeko a guidare il tridente completato da El Shaarawy e Perotti. Molto più difensivo il 4-1-4-1 che gli oppone Gurbanov – orfano solo del difensore Guseynov infortunato – con Ndlovu unica punta.

Roma-Qarabag 1-0: numeri e statistiche del match

RITMI BLANDI - L’approccio della Roma è fin troppo prudente e per la prima emozione bisogna aspettare il 14’, quando sugli sviluppi di un corner El Shaarawy calcia forte e rasoterra in mischia dove spunta il tacco di Manolas che spedisce la palla direttamente tra le braccia di Sehic. La palla gira troppo lenta tra i piedi dei giallorossi, che diventano così inevitabilmente prevedibili, e Di Francesco non nasconde la sua insoddisfazione a bordo campo. Il Qarabag si difende senza particolari affanni e al 22’ prova addirittura a farsi vedere in avanti, con Ndlovu che chiude il contropiede con un sinistro a giro sui su cui Alisson non si fa però sorprendere. Al 25’ chance Roma: El Shaarawy trova spazio sulla destra e crossa al centro eludendo l’uscita di Sehic, ma Yunuszada è ben posizionato e sventa il pericolo spazzando la propria area. Al 31’ buona la combinazione tra Strootman e El Shaarawy, ma la girata al volo del ‘Faraone’ è sballata e la palla vola sopra la traversa, così come sul ribaltamento di fronte calcia in curva Richard Almeida dal limite. Roma vicinissima al gol al 39’ su punizione scodellata da Perotti, ma è Manolas a togliere la palla dalla testa di Dzeko pronto a battere indisturbato a rete. La gara si accende prima del riposo: prima del riposo giallo a Guerrier, che interrompe con un fallo la fuga a destra di El Shaarawy, poi sinistro alle stelle di Dzeko su palla persa da Almeida e infine doppio intervento di Sehic su staffilata di Nainggolan e successivo tap-in di Kolarov

Tutto sulla Champions League

CAMBIO DI MARCIA - Si va all'intervallo sullo 0-0 e negli spogliatoi evidentemente Di Francesco si fa sentire, perché la Roma entra in campo con un altro piglio e dopo il tentativo dalla distanza di Nainggolan bloccato da Sehic, l'equilibrio si spezza al 53': Perotti serve Dzeko sul filo del fuorigioco, il serbo si fa ipnotizzare dal portiere ospite ed è lo stesso argentino a fiondarsi sulla ribattuta per spingere la palla in rete con la testa. L'1-0 infiamma l'Olimpico e si rivela subito importantissimo, perché quasi in contemporanea l'Atletico Madrid passa in vantaggio allo 'Stamford Bridge': in questo momento la Roma è prima nel girone davanti al Chelsea. Sotto di un gol il Qarabag non cambia comunque atteggiamento e aspetta i padroni di casa, che provano così a blindare i tre punti prima con un bel numero di Nainggolan ("sombrerino" su Ndlovu e sinistro al volo) e poi con un rasoterra di Dzeko, ma Sehic è ancora attento. Iniziano intanto a piovere cartellini (ammoniti Dzeko da una parte, Michel e Yunuszade dall'altra), Di Francesco continua ad arrabbiarsi davanti alla panchina chiedendo ai suoi il raddoppio e mette dentro forze fresche al 72': fuori El Shaarawy e spazio a Gerson. Da Londra nel frattempo arriva la notizia del pareggio del Chelsea, che lascia ancora la Roma in vetta e ora con un margine più rassicurante sull'Atletico, e dopo il palo sfiorato da Kolarov su punizione arriva anche il momento di Pellegrini che rileva Perotti (80', quattro minuti dopo l'ingresso di Quintana per Izmailov tra gli azeri). I giallorossi sono ormai a un passo dal traguardo ma rischiano grosso all'83', quando sul cross di Guerrier dalla sinistra Fazio "buca" l'intervento lasciando Michel libero di colpire di testa, per fortuna di Alisson senza però riuscire ad angolare la traiettoria. L'ultima chance è comunque giallorossa e se la costruisce Kolarov, che va via a due avversari sulla sinistra e sfiora poi il palo con il destro. Poco importa, perché dopo due minuti di recupero arriva il triplice fischio e la Roma può stringersi ai suoi tifosi in una notte di festa e pronta a colorarsi di giallorosso.

 

Fonte  Giuliano De Matteis corrieredellosport.it

 

 
Tutto nella ripresa: apre Perotti su rigore, raddoppia Nainggolan, quindi Immobile accorcia ancora dagli 11 metri Stampa E-mail
Sabato 18 Novembre 2017 19:26

Roma-Lazio 2-1, i giallorossi salgono al terzo posto

 

 Il sorpasso. La Roma mette la freccia e con un'ora da grande supera la Lazio nel primo derby senza Totti, spettatore in tribuna. Un rigore di Perotti e un ciclopico Nainggolan decidono la sfida con vista sullo scudetto che porta i giallorossi a agganciare l'Inter al terzo posto, almeno per una notte. Alla Lazio non basta Immobile e due intuizioni di Inzaghi: Di Francesco torna a vedere i primissimi posti. 
 


PRIMO TEMPO SENZA BRIVIDI - La Lazio parte aggressiva. Pochi istanti e Lulic a sinistra ha spazio, ma centra male. Potrebbe far meglio Marusic dalla parte opposta, ma anziché cercare Immobile sul secondo palo appoggia a Parolo che strozza un tiro fin troppo banale. La Roma risponde affidandosi a due testate di Dzeko, che prima tocca debole, poi non inquadra lo specchio. Va meglio di piede: lo schema è lo stesso che aveva mandato al gol El Shaarawy contro il Bologna, il bosniaco a differenza dell'azzurro non riesce però a dar forza al destro sul secondo palo che Strakosha contiene. Il passare dei minuti alimenta la Roma e fiacca un po' la Lazio. 
 
UNO-DUE ROMANISTA - I giallorossi devono aspettare però la ripresa. A scardinare l'equilibrio dopo 3 minuti è l'uomo più atteso: tra i fischi dei suoi ex tifosi laziali, Kolarov parte palla al piede, allenta le resistenze, punta il centro. Bastos alle sue spalle tenta il tackle e ne incrocia la corsa: per Rocchi è  rigore, sostenuto dalla conferma dei video assistenti in cuffia. Perotti, specialista delle trasformazioni da brividi, fa esplodere al 4' la festa romanista. Bastano altri 4 giri d'orologio per il bis: ancora Perotti spalanca il contropiede a Nainggolan, che riceve sulla trequarti, punta l'area e scaraventa alle spalle di Strakosha una sassata micidiale: 2-0 dopo appena 8' della ripresa. Un risultato che materializza la superiorità in campo di una Roma che arriva prima sulla palla e soffoca le velleità laziali con un pressing feroce. 
 
RABBIA LAZIO, MA NON BASTA - A quel punto Inzaghi capisce che serve cambiare qualcosa. E sacrifica l'esperienza per lanciare due velocisti puri: fuori Leiva e Lulic, dentro Lukaku e Nani. Una scossa che pare defibrillare la Lazio sopita. Il belga frusta la fascia sinistra con scatti che mettono alle corde un generosissimo Florenzi. Il portoghese mette fantasia sulla destra. E proprio lui gioca la carta che riapre la partita: fuga sulla fascia, cross teso e insidioso a centro area su cui Manolas interviene scomposto. La palla urta il braccio, i laziali protestano Rocchi indica il corner. Ma qualcuno in cuffia gli suggerisce di attendere. Il gesto, ormai celeberrimo, del Var, accende la curva laziale. E inevitabile la decisione, dopo due lunghissimi minuti di consultazioni, cambia: rigore. Immobile calcia forte, Alisson intuisce, ma la palla passa: al 27' del secondo tempo è 2-1, con il 19esimo centro stagionale per il centravanti di Inzaghi. Che a questo punto inizia a crederci. La Roma si copre, Gerson prende il posto di El Shaarawy. Peres sostituisce Florenzi preoccupatissimo per un dolore al ginocchio (non quello operato 2 volte al crociato). E Juan Jesus quello di uno stremato Nainggolan trasformando il 4-3-3 in un 5-4-1. La Lazio ci prova con un estro di Parolo, fuori. Il resto sono tentativi disperati. Dopo le tre delusioni della stagione scorsa, il derby torna a dire Roma.

 

fonte repubblica.it 

 
A SAN SIRO LA ROMA PASSA 0-2 CON DZEKO E FLORENZI Stampa E-mail
Lunedì 02 Ottobre 2017 09:04

Roma da Champions, Milan da incubi

 La svolta più autentica e scintillante è quella della Roma. Che per il terzo anno consecutivo ha demolito il Milan, questa volta con un passivo meno roboante, 2 a 0 e via, per confermare la gerarchia dei valori e anche le legittime ambizioni Champions. Svolta meritata, bisogna aggiungere subito, impreziosita da due gioielli di gol che hanno sottolineato con la matita rossa le fragilità della squadra di Montella. Sul primo di Dzeko che ha fulminato dal limite Donnarumma, c’è stato un taglio di Pellegrini arrivato dopo la mezz’ora per prendere il posto di Strootman ridotto a mal partito da Fazio in una collisione fortuita. Qui la difesa del Milan è sembrata inerme anche perché Musacchio ha ritardato nella chiusura. Sul secondo lo sfondone di Musacchio è ancora più evidente perché è andato in raddoppio su Dzeko aprendo una botola dentro la quale si è infilato Nainggolan dal cui tiro è nato il raddoppio di Florenzi.

Come per una legge del contrappasso, la Roma migliore ha castigato il Milan al culmine della frazione più incoraggiante dei rossoneri, partiti dopo l’intervallo con un piglio diverso. Prima tutte e due le squadre si sono limitate a qualche scaramuccia di nessuna emozione. Il fatturato rossonero finale è comunque misero a dire il vero. Perché i pericoli apparecchiati sono stati due: il primo con un bel destro di Bonucci dopo mischione in area su cui Alisson ha compiuto una vera prodezza, il secondo con una girata centrale di Kalinic, sfuggito per l’occasione alla gendarmeria giallorossa. Appena il Milan ha immaginato di poterla vincere, l’ha persa. E non per presunzione. Solo perché, col tempo, lo schieramento di Montella si è sfilacciato, tra i reparti si sono aperti dei vuoti colmati dalla corsa e dal palleggio dei romanisti. Florenzi, lanciato da Peres, tutto solo davanti a Donnarumma è stato solo l’avviso di chiamata. Perché poi ha provveduto Dzeko con una delle sue volèe a indicare la strada alla Roma e a far scivolare il Milan nei suoi tormenti e nei suoi guai. Che sono stati ingiganti dal raddoppio di Florenzi e più tardi anche dall’espulsione (doppio giallo) di Calhanoglu, uno dei deficit più vistosi di questo Milan che non solo non ha trovato la strada maestra ma è stato respinto, per la terza volta, dai quartieri alti della classifica.

Adesso è scivolato in zona Europa League e dopo la sosta il derby con l’Inter, ormai distante già 7 punti, diventerà una sorta di giudizio universale. È vero: Fassone e Mirabelli, con le facce da retrocessione in tribuna, si sono precipitati a far sapere che «Montella non corre alcun rischio» e che continuerà lui a gestire il rilancio milanista che minaccia di diventare un altro calvario, pari a quello vissuto negli ultimi anni quando però Fininvest aveva chiuso la cassa e costretto Galliani a lavorare con mercato a saldo zero. Ieri sera la bocciatura è del Milan uscito dal mercato di Mirabelli: nove su undici, infatti, sono stati i rinforzi arrivati in estate. Di loro hanno funzionato Borini e Rodriguez, poco, troppo poco per aspirare al ruolo di terza o quarta forza del campionato. Molte le delusioni. In particolare dalla fattura del gioco che ha costretto i due attaccanti agli stenti, per non parlare di Calhanoglu che sembra immeritatamente prendere il posto di Bonaventura o Suso, ancora in panchina. A Genova sotto accusa finirono Bonucci e Zapata, ieri con la Roma Musacchio è stato l’anello debole della catena.

 

 FONTE f.ordine ilgiornale.it

 
Tanta Roma contro un piccolo Benevento Stampa E-mail
Giovedì 21 Settembre 2017 08:18

Roma da record. Trasferte d’oro

La squadra di Di Francesco passeggia al Vigorito, vincendo con due gol per tempo, con due pali e tante altre occasioni create. Un altro successo firmato da Dzeko, autore di una doppietta e dei due legni colpiti, che salgono a sei dall’inizio del campionato. Il Benevento resta ultimo in classifica, la posizione di Baroni è a rischio, anche se fino alla partita di domenica a Crotone non succederà niente e il tecnico paga anche colpe non sue, con una squadra assemblata in corsa negli ultimi giorni di mercato e che al momento sembra non avere la cifra tecnica per poter tentare di salvarsi. La Roma ha nove punti in quattro partite giocate e in tre delle quali ha mantenuto la porta inviolata. E’ in scia con il gruppo di testa e deve recuperare la partita con la Samp. Il successo di Benevento, il secondo in trasferta in questo campionato, migliora il record delle vittorie consecutive fuori casa: adesso sono nove, come il Milan di Capello, a meno 2 dal record dell’Inter di Mancini.

CINQUE CAMBI – Di Francesco ha proseguito con il turn over e ha cambiato cinque uomini rispetto alla partita vinta contro il Verona. Confermati i giovani Ünder e Pellegrini e anche Fazio in difesa, alla ricerca dei tre punti per non perdere di vista la vetta della classifica. Baroni ha cambiato quattro giocatori rispetto alla pesante sconfitta con il Napoli, con l’obiettivo di conquistare i primi punti in serie A. Il Benevento ha provato a giocarsela a viso aperto con la Roma, ha accettato di andare all’uno contro uno e inevitabilmente ha concesso spazi agli attaccanti di Di Francesco. Una scelta azzardata da parte di Baroni, oppure il tentativo disperato di affidarsi al gioco di fronte alla superiorità dell’avversario. La prima occasione è stata di Dzeko, che di testa su cross di Bruno Peres ha impegnato Belec. Ünder è apparso meno brillante rispetto alla gara di esordio contro il Verona, la catena di destra non ha funzionato come quattro giorni prima e al 18′ un errore di Bruno Peres ha portato il Benevento in tre contro due nell’area romanista: Cataldi, fischiato dai numerosi tifosi romanisti per il suo passato laziale, da solo dentro l’area ha sbagliato calciando fuori. Quattro minuti dopo la Roma è passata in vantaggio con una precisione chirurgica: Kolarov ha crossato dal fondo e Dzeko si è fatto trovare appostato nell’area piccola per ribattere a rete. E proprio a sinistra la Roma ha aperto la difesa campana. Dzeko ha avuto altre occasioni e ha colpito anche il palo. Kolarov e Perotti hanno sfondato sempre su quella fascia, costringendo Baroni a far retrocedere spesso da quella parte anche Puscas. Il raddoppio è arrivato al 35′ quando Lucioni, nel tentativo di anticipare Dzeko sul cross di Bruno Peres, ha deviato il pallone in porta. La partita a quel punto era chiusa. Il Benevento è apparso incapace di reagire, è arrivato qualche fischio all’indirizzo dei giocatori di casa. Di Francesco ha affidato la regia a Gonalons, all’esordio nel campionato italiano. Il francese ha superato l’esame, risultando uno dei migliori in campo. Ha fatto da schermo alla difesa e ha fatto ripartire l’azione in velocità, come in occasione del secondo gol. E’ la conferma che la Roma quest’anno ha due titolari per ruolo e l’ex Lione è una valida alternativa per De Rossi, ieri rimasto in panchina.

TANTO EDIN – Nella ripresa Di Francesco ha tolto Ünder per El Shaarawy. A Dzeko sono bastati sette minuti per mettere a segno il terzo gol con un sinistro a giro dal limite dell’area. Baroni ha provato a risistemare il Benevento con il 4-5-1, ma è servito a poco. Un paio di timidi tentativi di Coda e la difesa romanista, diretta con autorevolezza da Fazio, ha fatto scattare ancora una volta alla perfezione il fuorigioco. C’è ancora il tempo per il quarto gol, azione fotocopia del secondo, con il cross dal fondo di Kolarov e autorete di Venuti e per la traversa di Dzeko.

 

FONTE  Corriere dello Sport (G.D’Ubaldo)

 
Doppietta del centravanti pareggiata da Dybala (punizione e rigore) ma al 93' il baby stende i campioni d'Italia: primo trofeo della stagione colorato di biancoceleste Stampa E-mail
Lunedì 14 Agosto 2017 10:38

Juventus-Lazio 2-3: Immobile e Murgia regalano la Supercoppa a Inzaghi

 

 © Bartoletti

 Un trionfo fantastico, tanto meritato quanto incredibile per come si è materializzato: il primo trofeo della stagione finisce nelle mani della Lazio, nelle mani di Inzaghi che vince il suo primo titolo da allenatore mettendo in campo un vero e proprio capolavoro tattico, capace di imbrigliare la Juventus per quasi tutta la partita: la doppietta di Immobile aveva indirizzato il match, quella di Dybala nel finale l'aveva rimessa in pari, poi all'ultimo respiro la stoccata del ventunenne Murgia - entrato da poco - per il gol decisivo, da sogno, che piega i campioni d'Italia e consegna la Supercoppa nelle mani di capitan Lulic.

STRAKOSHA, CHE PARATE! - Allegri riparte dall'undici di Cardiff, unica eccezione Benatia al posto dell'ormai rossonero Bonucci. Inzaghi, dopo la bufera Keita, non riesce a recuperare Felipe Anderson e lancia Luis Alberto come partner di Immobile. Parte fortissimo la Juve, Strakosha compie un miracolo su Cuadrado in area piccola e si oppone alle conclusioni successive di Dybala e Higuain, smanacciando infine un cross pericoloso, ancora di Cuadrado. Replica Lazio all'11' con una conclusione imprecisa di Luis Alberto da fuori area. Pjanic interviene furbamente su Lulic lanciato sulla trequarti, Massa lo grazia: era da giallo. La squadra di Inzaghi reclama anche un rigore dopo una rovesciata di Milinkovic-Savic respinta da Benatia: le immagini mostrano il difensore colpire la palla con la faccia prima del rimbalzo sul braccio.

L'ISTANTANEA - Senza Bonucci e con Pjanic controllato a vista, la manovra della Juve si sviluppa (troppo spesso solo sulla destra) quando riesce a passare dai piedi di Khedira o di Dybala, chiamato ad arretrare e a gestire il pallone. Nella Lazio Lucas Leiva non è ancora entrato alla perfezione nei meccanismi di Inzaghi, a mettersi in evidenza in fase costruttiva e offensiva sono soprattutto Lulic e Milinkovic-Savic. Lazio pericolosa al 23', splendido l'assist di petto di Parolo per l'inserimento di Immobile poi chiuso da Chiellini. Ancora Chiellini di testa due minuti dopo a spazzare via un traversone pericoloso in area.

 1-0 IMMOBILE, POI BUFFON DECISIVO - La svolta della partita arriva al 31': la Juventus perde palla a ridosso della metà campo, il contropiede della Lazio è rapidissimo e fulminante con Immobile che si presenta davanti a Buffon dribblandolo, il portiere in uscita lo stende. Rigore e giallo per il portiere bianconero, dal dischetto va il centravanti che non sbaglia. Lazio avanti 1-0, la Juve sbanda paurosamente: Basta entra in area e Buffon in uscita gli nega il raddoppio, superandosi qualche istante dopo sulla conclusione potente di Lucas Leiva dal limite.

 

JUVE, CHI MUOVE LA SQUADRA? - La squadra di Allegri ha poche idee, messe male in pratica: il centrocampo a due non regge l'urto della superiorità numerica schiacciante della Lazio che chiude tutti gli spiragli e riparte veloce e pericolosa. Al 41' giallo per Leiva, che stende Cuadrado lanciato in contropiede: il colombiano a terra dolorante è l'immagine del primo tempo dei campioni d'Italia. 

IMMOBILE, ANCORA LUI! 2-0 LAZIO - Si riparte senza cambi. Chiellini trova il lancio per il primo pallone giocabile di Higuain, l'assist a Dybala viene messo in angolo da un attento De Vrij. Cuadrado prova la conclusione, altro corner messo fuori dalla difesa. Mandzukic nervoso, calcia via il pallone dopo un fallo su Basta e finisce sul taccuino di Massa. La Lazio controlla la debole iniziativa avversaria e poi alla prima occasione colpisce ancora, velenosa: cross dalla trequarti di Parolo, Benatia si perde Immobile e il numero 9 biancoceleste vola in cielo a incrociare di testa sotto la traversa di un Buffon gelato: doppietta e 2-0 Lazio. 

 ALLEGRI CAMBIA UOMINI, LA LAZIO SFIORA IL TRIS - Allegri cambia: fuori Benatia per De Sciglio, con Barzagli che scala centrale, e Douglas Costa per Cuadrado, il più pericoloso della Juventus fino a quel momento, ma è la Lazio a sfiorare ancora il gol con Immobile servito da Lulic in area, Buffon in uscita chiude lo specchio. La Juve tenta di alzare i ritmi ma Strakosha controlla la punizione alta di Pjanic e non ha problemi a stoppare i tentativi dalla distanza di Douglas Costa e ancora di Pjanic. Anche Lulic ammonito per un fallo su Dybala, intanto entra anche Bernardeschi per Mandzukic, a meno di 20' dalla fine, mentre Inzaghi regala a Marusic l'esordio ufficiale richiamando Lulic. Dentro anche Lukaku per Basta.

 DYBALA LA RIAPRE DA SOLO MA DECIDE MURGIA - Buffon vola sul destro potente di Luis Alberto, finale con i crampi di Lucas Leiva (sostituito da Murgia) e Radu e il giallo a Parolo su Dybala. Proprio l'argentino si incarica di battere la punizione, infilando un sinistro a giro imparabile per Strakosha: 2-1 all'84' e partita incredibilmente riaperta, la Lazio è sfiancata e la Juve si getta disperata all'attacco. Ammonito anche Immobile per perdita di tempo, si va verso il recupero ma al 90' Alex Sandro ruba il tempo a Marusic in area, l'esterno della Lazio lo tocca e Massa assegna il secondo rigore della partita, che Dybala trasforma gelido spiazzando Strakosha: 2-2 e partita ai supplementari? Neanche per sogno, perché la Lazio trova l'incredibile 3-2 subito dopo il pareggio: Lukaku a sinistra si beve letteralmente De Sciglio e scarica in area l'assist perfetto per Murgia che di prima non lascia scampo a Buffon regalando la Supercoppa alla Lazio di Lotito, insieme al ds Tare con la squadra sotto la Nord a festeggiare.

fonte corrieredellosport.it

 
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