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Calcio
Doppietta del centravanti pareggiata da Dybala (punizione e rigore) ma al 93' il baby stende i campioni d'Italia: primo trofeo della stagione colorato di biancoceleste Stampa E-mail
Lunedì 14 Agosto 2017 10:38

Juventus-Lazio 2-3: Immobile e Murgia regalano la Supercoppa a Inzaghi

 

 © Bartoletti

 Un trionfo fantastico, tanto meritato quanto incredibile per come si è materializzato: il primo trofeo della stagione finisce nelle mani della Lazio, nelle mani di Inzaghi che vince il suo primo titolo da allenatore mettendo in campo un vero e proprio capolavoro tattico, capace di imbrigliare la Juventus per quasi tutta la partita: la doppietta di Immobile aveva indirizzato il match, quella di Dybala nel finale l'aveva rimessa in pari, poi all'ultimo respiro la stoccata del ventunenne Murgia - entrato da poco - per il gol decisivo, da sogno, che piega i campioni d'Italia e consegna la Supercoppa nelle mani di capitan Lulic.

STRAKOSHA, CHE PARATE! - Allegri riparte dall'undici di Cardiff, unica eccezione Benatia al posto dell'ormai rossonero Bonucci. Inzaghi, dopo la bufera Keita, non riesce a recuperare Felipe Anderson e lancia Luis Alberto come partner di Immobile. Parte fortissimo la Juve, Strakosha compie un miracolo su Cuadrado in area piccola e si oppone alle conclusioni successive di Dybala e Higuain, smanacciando infine un cross pericoloso, ancora di Cuadrado. Replica Lazio all'11' con una conclusione imprecisa di Luis Alberto da fuori area. Pjanic interviene furbamente su Lulic lanciato sulla trequarti, Massa lo grazia: era da giallo. La squadra di Inzaghi reclama anche un rigore dopo una rovesciata di Milinkovic-Savic respinta da Benatia: le immagini mostrano il difensore colpire la palla con la faccia prima del rimbalzo sul braccio.

L'ISTANTANEA - Senza Bonucci e con Pjanic controllato a vista, la manovra della Juve si sviluppa (troppo spesso solo sulla destra) quando riesce a passare dai piedi di Khedira o di Dybala, chiamato ad arretrare e a gestire il pallone. Nella Lazio Lucas Leiva non è ancora entrato alla perfezione nei meccanismi di Inzaghi, a mettersi in evidenza in fase costruttiva e offensiva sono soprattutto Lulic e Milinkovic-Savic. Lazio pericolosa al 23', splendido l'assist di petto di Parolo per l'inserimento di Immobile poi chiuso da Chiellini. Ancora Chiellini di testa due minuti dopo a spazzare via un traversone pericoloso in area.

 1-0 IMMOBILE, POI BUFFON DECISIVO - La svolta della partita arriva al 31': la Juventus perde palla a ridosso della metà campo, il contropiede della Lazio è rapidissimo e fulminante con Immobile che si presenta davanti a Buffon dribblandolo, il portiere in uscita lo stende. Rigore e giallo per il portiere bianconero, dal dischetto va il centravanti che non sbaglia. Lazio avanti 1-0, la Juve sbanda paurosamente: Basta entra in area e Buffon in uscita gli nega il raddoppio, superandosi qualche istante dopo sulla conclusione potente di Lucas Leiva dal limite.

 

JUVE, CHI MUOVE LA SQUADRA? - La squadra di Allegri ha poche idee, messe male in pratica: il centrocampo a due non regge l'urto della superiorità numerica schiacciante della Lazio che chiude tutti gli spiragli e riparte veloce e pericolosa. Al 41' giallo per Leiva, che stende Cuadrado lanciato in contropiede: il colombiano a terra dolorante è l'immagine del primo tempo dei campioni d'Italia. 

IMMOBILE, ANCORA LUI! 2-0 LAZIO - Si riparte senza cambi. Chiellini trova il lancio per il primo pallone giocabile di Higuain, l'assist a Dybala viene messo in angolo da un attento De Vrij. Cuadrado prova la conclusione, altro corner messo fuori dalla difesa. Mandzukic nervoso, calcia via il pallone dopo un fallo su Basta e finisce sul taccuino di Massa. La Lazio controlla la debole iniziativa avversaria e poi alla prima occasione colpisce ancora, velenosa: cross dalla trequarti di Parolo, Benatia si perde Immobile e il numero 9 biancoceleste vola in cielo a incrociare di testa sotto la traversa di un Buffon gelato: doppietta e 2-0 Lazio. 

 ALLEGRI CAMBIA UOMINI, LA LAZIO SFIORA IL TRIS - Allegri cambia: fuori Benatia per De Sciglio, con Barzagli che scala centrale, e Douglas Costa per Cuadrado, il più pericoloso della Juventus fino a quel momento, ma è la Lazio a sfiorare ancora il gol con Immobile servito da Lulic in area, Buffon in uscita chiude lo specchio. La Juve tenta di alzare i ritmi ma Strakosha controlla la punizione alta di Pjanic e non ha problemi a stoppare i tentativi dalla distanza di Douglas Costa e ancora di Pjanic. Anche Lulic ammonito per un fallo su Dybala, intanto entra anche Bernardeschi per Mandzukic, a meno di 20' dalla fine, mentre Inzaghi regala a Marusic l'esordio ufficiale richiamando Lulic. Dentro anche Lukaku per Basta.

 DYBALA LA RIAPRE DA SOLO MA DECIDE MURGIA - Buffon vola sul destro potente di Luis Alberto, finale con i crampi di Lucas Leiva (sostituito da Murgia) e Radu e il giallo a Parolo su Dybala. Proprio l'argentino si incarica di battere la punizione, infilando un sinistro a giro imparabile per Strakosha: 2-1 all'84' e partita incredibilmente riaperta, la Lazio è sfiancata e la Juve si getta disperata all'attacco. Ammonito anche Immobile per perdita di tempo, si va verso il recupero ma al 90' Alex Sandro ruba il tempo a Marusic in area, l'esterno della Lazio lo tocca e Massa assegna il secondo rigore della partita, che Dybala trasforma gelido spiazzando Strakosha: 2-2 e partita ai supplementari? Neanche per sogno, perché la Lazio trova l'incredibile 3-2 subito dopo il pareggio: Lukaku a sinistra si beve letteralmente De Sciglio e scarica in area l'assist perfetto per Murgia che di prima non lascia scampo a Buffon regalando la Supercoppa alla Lazio di Lotito, insieme al ds Tare con la squadra sotto la Nord a festeggiare.

fonte corrieredellosport.it

 
Clube espanhol anuncia que jogador não se treina. Brasileiro em negociações com PSG. Stampa E-mail
Mercoledì 02 Agosto 2017 10:40

É oficial. Neymar já se despediu dos colegas em Barcelona

 Neymar esteve pouco tempo nas instalações do Barcelona e anunciou aos companheiros que vai deixar o clube EPA/QUIQUE GARCIA

 O Barcelona confirmou nesta quarta-feira que Neymar informou os companheiros de equipa que vai deixar o clube e anunciou ainda que o avançado brasileiro não participa no treino da equipa desta quarta-feira, tendo autorização do treinador para se ausentar. Este anúncio surgiu minutos depois de a rádio catalã RC1 ter noticiado que o brasileiro anunciou aos companheiros de equipa que vai mudar-se para o Paris Saint-Germain.

Depois de ter estado algum tempo com os companheiros de equipa em Barcelona, Neymar abandonou as instalações do clube.

Segundo o jornal Marca, uma das contas de Twitter do Barcelona (acessível apenas a seguidores aceites pelo departamento de imprensa do clube) confirma que Neymar anunciou aos companheiros de equipa que vai deixar o clube. Um porta-voz do clube confirmou à Reuters a veracidade desse anúncio. "O jogador veio treinar como previsto e comunicou aos seus companheiros de equipa que vai embora. O treinador deu-lhe autorização para não se treinar e tratar do seu futuro", acrescentou um assessor do clube à AFP.

Ganha, assim, mais força a possibilidade de o brasileiro se transferir para o PSG, naquela que será a maior transferência de sempre do futebol: 222 milhões é o valor da cláusula de rescisão de Neymar, sabendo-se que o Barcelona não tem mostrado disponibilidade para baixar esse valor.

A transferência, no entanto, não está fechada e terá contornos polémicos. O presidente da Liga espanhola já disse que apresentará queixa contra o PSG caso o clube francês contrate Neymar por 222 milhões de euros, alegando que isso desrespeita o fair play financeiro, as regras de equilíbrio de contas impostas pela UEFA.

A UEFA também garantiu no início da semana que vai investigar uma eventual transferência de Neymar. "Independentemente de recebermos, ou não, uma denúncia [sobre a possível contratação] analisaremos os detalhes da transferência para nos assegurarmos do cumprimento das regras do fair-play financeiro", disse Andrea Traverso, responsável da UEFA pelo licenciamento de clubes e 'fair-play' financeiro, à agência espanhola EFE.

Traverso acrescentou que, a concretizar-se a transferência, o clube francês tem de demonstrar que não terá perdas superiores a 30 milhões de euros num período de três anos e lembrou que "o impacto potencial da contratação de Neymar pelo PSG terá efeitos na economia do clube durante muitos anos".

 fonte publico.pt

 
L'Addio in lacrime di Totti: "momento che non volevo arrivasse mai" Stampa E-mail
Domenica 28 Maggio 2017 21:53

L'Addio in lacrime di Totti: "momento che non volevo arrivasse mai"

 L'ultimo giro di campo più emozionante del mondo. A Roma questa sera è successo qualcosa di speciale perché si può anche vincere poco o niente, ma nella vita certi amori non possono finire mai. E così sarà per Francesco Totti e la Roma giallorossa, di cui è stato un simbolo per un quarto di secolo che fa sentire tutti più vecchi: all'improvviso, per l'addio di un fuoriclasse, ci si accorge di quanti anni siano passati. "Il tempo ha deciso", dice lui emozionato e con un microfono in mano rivolgendosi a 60mila persone che piangono, e proprio questo è il punto: sulla classe e la passione per il calcio di questo idolo eterno del popolo romanista ha vinto ciò a cui nessuno può sfuggire, al di là delle scelte tecniche di Spalletti e quelle societarie di Pallotta, entrambi sonoramente fischiati dal pubblico.

 La Roma ha battuto il Genoa per 3-2 con un gol al 90' di Perotti, e questa prodezza dell'ex di turno ha tolto tutti dall'imbarazzo, altrimenti che festa sarebbe stata senza la Roma direttamente in Champions? A far correre i brividi lungo la schiena ai romanisti c'era stato anche il gol iniziale di Pellegri, un sedicenne-prodigio che aveva appena tre mesi ai tempi dell'ultimo scudetto romanista, nel 2001, e poi quello di Lazovic pochi minuti dopo il 2-1 di De Rossi che quasi aveva fatto venire giù l'Olimpico. La vittoria restituisce alla festa la sua dimensione piu' autentica: da France Football alla sindaca Raggi, dagli amici del Mondiale Pirlo e Cannavaro a campioni come Messi, non e' solo Roma che saluta il simbolo di Roma.

 Totti la paura dopo l'addio, 'tifosi ora aiutatemi'

 E Roma, con l'Olimpico, lo ha salutato di persona in un'atmosfera di malinconia struggente. Totti, 41 anni a settembre, si è tolto idealmente la maglia della Roma (sul campo era entrato al 9' st, al posto di Salah) e sul serio la fascia da capitano, consegnandola al leader della squadra dei Pulcini perchè la vita continua e c'è un futuro. Questo è il giorno che lui voleva che non arrivasse mai, e per questo mentre fa il suo ultimo giro di campo da calciatore della Roma non ce la fa a trattenere le lacrime, mentre piangono anche quasi tutti i compagni di squadra, la moglie Ilary e i figli Cristian e Chanel che lo scortano.

 Totti si racconta: 'che fatica lasciare, chiamatemi Francesco'

 

 Totti day: addio dai rivali ai politici, "Ciao grande uomo"

 Ad un certo punto, rimasto da solo all'altezza della tribuna Tevere, quasi non ce la fa e deve sedersi sui tabelloni pubblicitari di bordo campo dove adesso c'è scritto "Grazie Capitano": si ferma a guardare il pubblico, e mentre risuona la musica di Ennio Morricone si mette le mani sulla testa, la scuote, dimostra una tristezza evidente. E intanto, mentre lui dice ai tifosi "ho paura, e ho bisogno di voi", facendo trasparire tutto il disagio per questo addio, passano sui monitor le immagini di Sabrina Ferilli, Claudio Amendola e Carlo Verdone anche loro in preda all'emozione, tantissima gente continua a piangere sugli spalti, uomini e donne di tutte le età. Totti ha senza dubbio vinto troppo poco rispetto al suo enorme valore tecnico, ma trionfa nei cuori di tanta gente innamorata di Roma come lui, e alla fine conta questo.

 

FONTE ANSA.IT

 

 

 

 
Juventus-Lazio 2-0, Dani Alves e Bonucci regalano la Coppa Italia ai bianconeri Stampa E-mail
Mercoledì 17 Maggio 2017 21:39

La Juve si prende la Coppa Italia, terza consecutiva: Lazio ko 2-0

 

Il primo passo verso il Triplete. La Juventus che all’Olimpico aveva sprecato tre giorni fa un match point scudetto per eccesso di morbidezza, non ci pensa su e come dice il suo demiurgo Allegri comincia a raccogliere vittorie: la prima è la Coppa Italia, strappata alla Lazio con un uno-due nei primi 25 minuti che restituisce l’immagine di una Signora spietata. Chiamata ora a prendersi il sesto scudetto consecutivo domenica col Crotone, per poi dedicarsi all’impresa più affascinante, la finale Champions. 

Intanto, un piccolo triplete Allegri l’ha già chiuso, vincendo la terza Coppa Italia in tre anni. Lo ha fatto spazzando via con il 2-0 finale la resistenza di una Lazio pimpante ma troppo leggera, che ha pagato inferiorità tecnica e divario fisico. Forse anche le scelte di Inzaghi: Parolo si è rivelato un rischio, Keita meno ma visto l’Anderson del secondo tempo forse qualcosa di diverso si poteva tentare. D’altra parte se Dani Alves sfodera colpi di classe, Higuain è una furia sottoporta e nei recuperi, e Dybala un ballerino sulle punte che tira dritto verso la porta, c’è poco da fare per tutti. 

 

Il palcoscenico dell’Olimpico è da notti magiche. Gremite le curve come di rado si vede a Roma, e soprattutto vestite a festa: una gigantesca aquila campeggia in curva Nord, la Sud riservata agli juventini è un mare di tricolori per la gioia del presidente Mattarella, seduto in una tribuna autorità da overbooking; poco più in là, Raggi jr in maglia biancoceleste al fianco della mamma sindaca. L’inno è cantato da tutto lo stadio sulla voce di Lodovica Comello, e la sfida parte. 

Allegri schiera una difesa a quattro con Barzagli a destra e Dani Alves davanti, la linea a tre si completa con Dybala e Mandzukic. Dall’altra parte Simone Inzaghi preferisce Keita a Felipe Anderson: scelta che la cattiva sorte non premia. La partenza infatti, a sorpresa, è della Lazio consapevole di dover andare in vantaggio per sperare di frenare il gigante bianconero. Ma grinta e cattiveria dei ragazzi di Allegri stasera sono altra cosa rispetto a domenica scorsa contro la Roma, e non è solo questione di titolari. 

Dopo un tiro di Chiellini bloccato da Strakosha, Keita ha la prima palla gol: Milinkovic Savic ruba palla a Dani Alves e dalla difesa lancia sulla fascia sinistra, il senegalese negli spazi va a mille e da dentro l’area di destro supera Neto, ma non il palo al suo fianco. La Juve sente il campanello di allarme e la partita vive 25’ elettrizzanti, tutti di marca bianconera. Tre tocchi di prima e Higuain arriva al gran destro respinto dal portiere della Lazio (7’), poi al 12’ la combinazione vincente Alex Sandro-Dani Alves: sul lancio del primo Lulic si perde il secondo, ed è 1-0. A questo punto la Juve è una marea e la diga Lazio davvero fragile.

 Dybala sfrutta un contropiede tre contro tre con un destro respinto da Strakosha sui piedi di Alves, la cui palla in mezzo è sprecata da Higuain che sottoporta spara sul portiere. Al minuto venti Parolo, in dubbio alla vigilia, deve uscire per Radu. La Juve non si intenerisce. Ancora Dybala, ancora in contropiede, e al 24’ Milinkovic - tra i pochi laziali in partita - ci mette una pezza. Ma un minuto dopo arriva il 2-0, firmato Bonucci: sullo schema d’angolo la difesa Lazio è sorpresa, e anche poco reattiva. 

La squadra di Inzaghi prova a rialzare la testa, ma neanche di fronte ai ritmi più lenti della Juve in cerca di contropiedi trova la chiave giusta. A centrocampo i biancocelesti cominciano a entrare duro ma è tardi, e dice loro bene che Tagliavento tenga in tasca il giallo. Al 32’ Immobile di testa va fuori; lo spreco di due ripartenze indica che la Lazio non ha il cinismo giusto. E neanche la sorte: il colpo di testa di Milinkovic è bloccato da Neto al 47’. 

La Lazio rientra in campo cercando il gol subito per riaprire i giochi, la Juve gestisce. E quando innesca il trio Dybala -Higuain-Mandzukic (6’) rischia di far male. Inzaghi capisce e manda dentro Felipe Anderson dopo otto minuti; il brasiliano subito prova a risvegliare la partita, sul destro velenoso Neto è attento. Al 12’ dal suo piede parte il cross su cui Immobile schiaccia travolgendo Barzagli, Neto frena a mano aperta e l’occhio di falco dice che non è gol. Basta è molle al tiro al 22’, Wallace no nell’anticipare in area Dybala che protesta invano per un rigore. I pericoli bianconeri arrivano sempre dalla classe di Dani Alves: dal suo tunnel su Lulic nasce un assist per Higuain murato. Il pallone della speranza Lazio passa invece per i piedi del neoentrato Luis Alberto (bel destro bloccato da Neto) e soprattutto di Keita, il cui destro al volo in area è alto. La Lazio ha il merito di non arrendersi, ci riprova con Immobile (32’) e Keita (34’) ma nel mezzo Allegri si consente di dare il cambio a Dybala, acclamato dall’Olimpico bianconero. Finisce con Higuain che si mangia il terzo gol davanti a Strakosha, sarebbe stato troppo per la Lazio. La curva bianconera festeggia cantando `ce ne andiamo a Cardiff´.

 

FONTE LASTAMPA.IT

 
Con una doppietta il bosniaco liquida i toscani e tocca quota 33 reti diventando il giocatore più prolifico della storia del club. Stampa E-mail
Sabato 01 Aprile 2017 22:04

Roma-Empoli 2-0, Dzeko entra nella storia giallorossa

Traversa di Salah. Ora la squadra di Spalletti può guardare con serenità al big match tra Napoli e Juve

 

 

  L'attesa per il derby di coppa non distrae la Roma che liquida Empoli con un gol per tempo e mette pressione a Napoli e Juve, costrette ora a far risultato nello scontro diretto: la prima per non perdere terreno dal 2° posto, la seconda per non vedersi ridurre il vantaggio, attualmente di 5 punti. Per sbrigare la pratica i giallorossi, ancora una volta, si sono affidati al loro bomber, Edin Dzeko, che con la doppietta odierna sale a quota 33 reti stagionali: un bottino che lo inserisce di diritto nella storia del club visto che nessuno aveva segnato quanto lui in 90 anni (Manfredini, Volk e Totti si erano fermati a 32, ndr).

 UNA ROMA COL FRENO A MANO - La Roma non ha brillato ma era prevedibile. Ha sbloccato il risultato dopo appena 12' e poi si è limitata a controllare la gara cercando, a sprazzi, qualche accelerazione. Ha rischiato seriamente solo in avvio di ripresa quando Szczesny ha negato l'1-1 a Marilungo. Poi, però, ha ripreso in mano le redini del match e ha chiuso i conti, permettendosi il lusso di risparmiare preziose energie nell'ultima mezz'ora, giocata al piccolo trotto e senza pressioni.

EMPOLI, IL PROBLEMA E' SEMPRE IL GOL - L'Empoli ha fatto il suo dovere. Ha cercato di mettere in difficoltà la Roma con continui tagli e ha anche creato più pericoli del previsto. Il problema è sempre lo stesso: la squadra fatica a segnare e il fatto di aver chiuso per la 19/a volta su 30 giornate la partita a quota 0 reti lo evidenzia. Ma la squadra è viva e Martusciello da questo deve ripartire per cercare di ricominciare a far punti dopo 6 turni di astinenza.

ROMA-EMPOLI 2-0: LA DIRETTA - LE PAGELLE

SPALLETTI NON FA TURNOVER - Altro che testa al derby. Spalletti alla fine non ha risparmiato quasi nessuno, se si eccettua Emerson, lasciato in panchina per consentire a Mario Rui di continuare a immagazzinare minuti. Per sopperire all'assenza di Strootman, squalificato, e di De Rossi, infortunato, ha confermato Paredes e ha abbassato Nainggolan, rilanciando Perotti, preferito a El Shaarawy, in attacco. Molti più cambi ha fatto Martusciello che, privo di Costa e Dioussé, ha deciso di cambiare interamente la coppia di centrali difensivi, inserendo Veseli accanto a Barba, a discapito di Bellusci, e ha riproposto Buchel in mediana. Infine, in attacco, ha tolto Pucciarelli, dando una chance a Marilungo.

DZEKO APRE... - La Roma ha iniziato in maniera un po' troppo disinvolta e ha rischiato su una verticalizzazione per Thiam, atterrato in area da Szczesny. Le è andata bene che l'arbitro abbia fermato il gioco su segnalazione del guardalinee che ha ritenuto l'attaccante azzurro in offside, in realtà inesistente. I giallorossi hanno capito di non poter scherzare e, dopo aver fatto le prove generali all'10' (colpo di testa di Dzeko di poco alto su cross di Rui), sono passati: su un angolo dalla destra di Paredes, Rudiger di testa ha prolungato il pallone in mezzo per Dzeko che di ginocchio ha infilato il pallone sotto l'incrocio. L'Empoli non si è abbattuto e, continuando a tentare di sorprendere gli avversari con improvvise verticalizzazioni, ha replicato sfiorando in un paio di circostanze il bersaglio con El Kaddouri e Marilungo. La Roma non è rimasta a guardare, andando vicina al raddoppio con un bolide di Paredes, alzato in angolo da Skorupski e con un colpo di testa di Perotti, di poco a lato, su cross di Salah.

...E POI CHIUDE I CONTI - La gara dell'Empoli, di fatto, si è conclusa al 1' della ripresa quando Szczesny ha alzato in angolo d'istinto un bel tocco d'esterno destro di Marilungo su cross di Pasqual. La Roma ha capito di non poter più scherzare e al 56' ha chiuso i conti col solito Dzeko, lesto a girare in rete una torre di Salah su cross di Paredes. La gara, in pratica, è finita qui anche se l'Empoli fino in fondo ha provato a spaventare Szczesny con Krunic, Thiam e Buchel (2). La Roma ha controllato e ha sfiorato anche il tris con Salah, che ha colpito la traversa di testa su un angolo del subentrato Grenier. Chissà che l'egiziano non abbia voluto tenersi in serbo il gol per martedì quando servirà ben altra cattiveria e determinazione per cercare di rimontare il 2-0 subito all'andata dalla Lazio.

ROMA-EMPOLI 2-0 (1-0)
Roma (3-4-2-1): Szczesny, Rudiger, Manolas, Fazio (40′ st Juan Jesus), Mario Rui, Paredes, Peres, Nainggolan, Salah, Perotti (17′ st Grenier 6), Dzeko 7.5 (28′ st Totti sv) (18 Lobont, 19 Alisson, 15 Vermaelen, 33 Emerson, 99 Nura, 30 Gerson, 92 El Shaarawy). All.: Spalletti.
Empoli (4-3-1-2): Skorupski, Laurini, Veseli, Barba (32′ st Cosic), Pasqual, Krunic, Buchel, Croce, El Kaddouri (18′ st Maccarone), Marilungo (13′ st Tello),

 

Thiam. (23 Pelagotti, 1 Pugliesi, 4 Dimarco, 6 Bellusci, 5 Mauri, 17 Zajc, 20 Pucciarelli, 9 Mchedlidze). All.: Martusciello.
Arbitro: Massa di Imperia 6.
Reti: 12′ pt e 11′ st Dzeko.
Angoli: 14 a 4 per la Roma.
Recupero: 0′ e 4′.
Ammonito: Krunic per gioco falloso.
Spettatori: 31.946 paganti per un totale di 841.872 euro d'incasso

 

 
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