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Calcio
Il turco fa doppietta, completa le marcature Defrel. I campani erano passati in vantaggio con Guilherme e non avevano mai segnato due gol in trasferta Stampa E-mail
Lunedì 12 Febbraio 2018 11:35

Roma-Benevento 5-2, la Lupa va sotto e rimonta con Fazio, Dzeko e Under: Lazio scavalcata al quarto posto

 

 Cengiz Under

Il sorpasso, a Roma, resta sempre un film cult, tanto più se applicato al calcio. Certo, la vittoria dei giallorossi contro il Benevento non è paragonabile al capolavoro di Dino Risi e il Mattatore, in questo caso, è stato il piccolo Cengiz Under, ma nella vita bisogna sapersi accontentare. Quello che resta in fondo alla fredda serata dell’Olimpico non è pochissimo: il quarto posto strappato alla Lazio, per il momento; la massima goleada stagionale (5) dopo il lungo periodo di astinenza; la bella prestazione del giovane turco (due gol e l’assist per il 2-1), a conferma della prova di domenica scorsa a Verona; il ritorno al gol di Dzeko; la prima volta di Defrel in maglia giallorossa, con il rigore a tempo scaduto che proprio Dzeko gli ha detto di calciare per rompere il ghiaccio. Il primo tempo è stato veramente brutto, ma tre punti dovevano essere e tre punti sono stati. Il lavoro a Di Francesco non manca, ma per ritrovare due vittorie consecutive in campionato bisogna risalire al 5 e 18 novembre (Fiorentina-Roma 2-4 e Roma-Lazio 2-1). I punti, insomma, sono pesanti e possono dare morale in attesa di una settimana da vivere sui pedali in salita: trasferta a Udine (sabato 17), viaggio nel gelo di Kharkiv per l’ottavo di finale di Champions contro lo Shakhtar Donetsk (mercoledì 21) e sfida all’Olimpico contro il Milan che si è messo a correre (domenica 25).

Di Francesco è stato costretto a inventarsi il centrocampo. Assenti: Nainggolan e Pellegrini (squalificati) e Gonalons (lungodegente). Recuperati ma solo per la panchina: De Rossi e Schick. Soluzioni: Gerson centrale di centrocampo insieme a Strootman e Perotti trequartista nel 4-2-3-1 che, dopo la vittoria di Verona, è stato confermato. Nella sfortuna, una fortuna: l’emergenza è arrivata contro il Benevento che si è presentato all’Olimpico con questi numeri: 11 trasferte, 11 sconfitte, 3 gol fatti e 25 subiti, 37 punti in classifica meno della Roma.

Vedendo il primo tempo, però, i veri giallorossi sono sembrati i campani, andati subito in vantaggio con un tiro di Guilherme doppiamente deviato (Florenzi e Manolas) e poi capaci di tenere molto bene il campo. La Roma ha trovato il pareggio con un colpo di testa di Fazio, su cross teso di Kolarov, ma ha chiuso tra i fischi del pubblico scontento.

Di Francesco ha trovato il doppio cambio giusto nella ripresa: prima ha riportato Perotti sulla fascia, poi ha sostituito El Shaarawy, assolutamente abulico, con Defrel. Cengiz Under, portato a destra, si è rivelato devastante: prima il bell’assist di destro per l’incornata di Dzeko (2-1), poi la doppietta di sinistro con due pregevoli tiri nello specchio della porta, un esercizio che la Roma sembrava aver dimenticato.

Il Benevento ha giocato una partita coraggiosa e ha segnato in 90’ quasi quanto in tutto il campionato in trasferta. Se retrocederà, come sembra inevitabile, avrà almeno fatto vedere un buon calcio e De Zerbi è un allenatore che merita un’altra chance.

 

Fonte luca valdiserri corriere.it

 
Il tecnico nerazzurro al termine della sconfitta contro l'Udinese: "Probabilmente avremmo bisogno di qualcosa per fare quel passettino in più". Sul match: "Secondo tempo negativo" Stampa E-mail
Sabato 16 Dicembre 2017 17:06

Inter, Spalletti: "Ausilio dice che la rosa è ok così? Ma deve parlare la proprietà"

 

 Prima sconfitta stagionale e primo momento non semplice da quanto siede sulla panchina nerazzurra: "Dispiace, poi era da tanto che l'Inter non perdeva... Credo che le colpe siano soprattutto nostre. Nella ripresa non abbiamo gestito la palla, anche senza pressione avversaria. Troppa timidezza". Così Luciano Spalletti ai microfoni di PremiumSport al termine del brusco 1-3 interno contro l'Udinese: "Loro hanno fatto una buona partita occupando il campo in modo ottimale. Quanto accaduto in avvio di ripresa è stata una sorpresa. Ora analizzeremo tutto, cercando comunque di replicare le cose che ci hanno portato a questo punto della classifica".

 RIPRESA NO — In cosa sono mancati i nerazzurri? L'allenatore toscano analizza così: "L'aspetto fisico non è un problema, in questo senso la squadra ha risposto. Purtroppo abbiamo commesso troppi errori tecnici e sbagliato le distanze. Nei secondi 45' non abbiamo palleggiato come avremmo dovuto, questo ha fatto la differenza. E nonostante le sostituzioni il risultato non è cambiato". Sulla classifica e la lotta per le primissime posizioni: "Il gruppo di testa ha fatto un girone d'andata in volata, uno sprint continuo. Chiaramente chi si siede un attimo rischia di essere superato. Non avremmo mai voluto perdere oggi, abbiamo pagato ogni piccolo errore".

MERCATO
— Nel corso delle considerazioni riguardanti la prossima sessione invernale, Spalletti lancia più di un messaggio alla società: "Quanto detto ieri in conferenza è chiaro, anche se poi dall'esterno arrivano mille versioni. Sapete, ci sono i professionisti dell'interrogativo... Ausilio ha detto che difficilmente potremmo migliorare la rosa attuale? Ma deve parlare la proprietà, altrimenti si fa come a giugno: duemila nomi accostati che non abbiamo potuto prendere. Piero fa il direttore sportivo, ma è la società che deve dettare le linee guida a livello economico. La squadra è di un certo livello, questo sì, ma durante queste settimane di mercato è inevitabile riunirsi. In ogni caso, abbiamo la forza per arrivare in fondo". A SkySport, il tecnico conclude: "Probabilmente avremmo bisogno di qualcosa per fare quel passettino in più".

 

Fonte gazzetta.it

 
Basta una rete dell'argentino nella ripresa ai giallorossi per piegare gli azeri e conquistare la qualificazione da capolista del Gruppo C Stampa E-mail
Martedì 05 Dicembre 2017 22:26

Champions League, Roma-Qarabag 1-0: Perotti regala ottavi e primo posto

 Missione compiuta: la Roma stacca il pass per gli ottavi di Champions League e ritrova un posto tra le migliori 16 d'Europa a due stagioni di distanza dall'ultima volta. E poco importa se contro il Qarabag, come del resto all'andata, non si è vista la faccia migliore della squadra di Di Francesco: all'Olimpico stasera contava solo vincere per completare l'opera iniziata al debutto contro l'Atletico Madrid e legittimare una qualificazione che i giallorossi avevano fatto diventare possibile uscendo indenni dallo 'Stamford Bridge' e travolgendo poi il Chelsea in casa.

Roma-Qarabag 1-0, Perotti porta Di Francesco agli ottavi  Un Chelsea che, incapace di superare stasera i "colchoneros" di Simeone come aveva fatto a Madrid nel primo round, ha dovuto a sua volta arrendersi indirettamente alla Roma che ha trovato il sorpasso all'ultima curva sui 'Blues' di Conte: l'1-0 griffato Perotti vale infatti il definitivo primato nel Gruppo C a quota 11 punti - gli stessi dei londinesi che sono però in svantaggio negli scontri diretti - e condanna il favoritissimo Atletico (semifinalista lo scorso anno) a scendere in Europa League.

Roma-Qarabag 1-0: il tabellino

LE SCELTE – Conscio di quanto sia alta la posta in palio, Di Francesco – che in infermeria ha ancora Karsdorp, Bruno Peres e Defrel – resiste a ogni tentazione di turnover, schierando l’undici più collaudato con il 4-3-3 divenuto ormai marchio di fabbrica del nuovo corso giallorosso: davanti a Alisson sono Manolas (fresco di rinnovo fino al 2022) e Fazio a formare la coppia centrale con Florenzi e Kolarov ai lati; De Rossi (squalificato in campionato) torna titolare da regista tra Nainggolan e Strootman e Dzeko a guidare il tridente completato da El Shaarawy e Perotti. Molto più difensivo il 4-1-4-1 che gli oppone Gurbanov – orfano solo del difensore Guseynov infortunato – con Ndlovu unica punta.

Roma-Qarabag 1-0: numeri e statistiche del match

RITMI BLANDI - L’approccio della Roma è fin troppo prudente e per la prima emozione bisogna aspettare il 14’, quando sugli sviluppi di un corner El Shaarawy calcia forte e rasoterra in mischia dove spunta il tacco di Manolas che spedisce la palla direttamente tra le braccia di Sehic. La palla gira troppo lenta tra i piedi dei giallorossi, che diventano così inevitabilmente prevedibili, e Di Francesco non nasconde la sua insoddisfazione a bordo campo. Il Qarabag si difende senza particolari affanni e al 22’ prova addirittura a farsi vedere in avanti, con Ndlovu che chiude il contropiede con un sinistro a giro sui su cui Alisson non si fa però sorprendere. Al 25’ chance Roma: El Shaarawy trova spazio sulla destra e crossa al centro eludendo l’uscita di Sehic, ma Yunuszada è ben posizionato e sventa il pericolo spazzando la propria area. Al 31’ buona la combinazione tra Strootman e El Shaarawy, ma la girata al volo del ‘Faraone’ è sballata e la palla vola sopra la traversa, così come sul ribaltamento di fronte calcia in curva Richard Almeida dal limite. Roma vicinissima al gol al 39’ su punizione scodellata da Perotti, ma è Manolas a togliere la palla dalla testa di Dzeko pronto a battere indisturbato a rete. La gara si accende prima del riposo: prima del riposo giallo a Guerrier, che interrompe con un fallo la fuga a destra di El Shaarawy, poi sinistro alle stelle di Dzeko su palla persa da Almeida e infine doppio intervento di Sehic su staffilata di Nainggolan e successivo tap-in di Kolarov

Tutto sulla Champions League

CAMBIO DI MARCIA - Si va all'intervallo sullo 0-0 e negli spogliatoi evidentemente Di Francesco si fa sentire, perché la Roma entra in campo con un altro piglio e dopo il tentativo dalla distanza di Nainggolan bloccato da Sehic, l'equilibrio si spezza al 53': Perotti serve Dzeko sul filo del fuorigioco, il serbo si fa ipnotizzare dal portiere ospite ed è lo stesso argentino a fiondarsi sulla ribattuta per spingere la palla in rete con la testa. L'1-0 infiamma l'Olimpico e si rivela subito importantissimo, perché quasi in contemporanea l'Atletico Madrid passa in vantaggio allo 'Stamford Bridge': in questo momento la Roma è prima nel girone davanti al Chelsea. Sotto di un gol il Qarabag non cambia comunque atteggiamento e aspetta i padroni di casa, che provano così a blindare i tre punti prima con un bel numero di Nainggolan ("sombrerino" su Ndlovu e sinistro al volo) e poi con un rasoterra di Dzeko, ma Sehic è ancora attento. Iniziano intanto a piovere cartellini (ammoniti Dzeko da una parte, Michel e Yunuszade dall'altra), Di Francesco continua ad arrabbiarsi davanti alla panchina chiedendo ai suoi il raddoppio e mette dentro forze fresche al 72': fuori El Shaarawy e spazio a Gerson. Da Londra nel frattempo arriva la notizia del pareggio del Chelsea, che lascia ancora la Roma in vetta e ora con un margine più rassicurante sull'Atletico, e dopo il palo sfiorato da Kolarov su punizione arriva anche il momento di Pellegrini che rileva Perotti (80', quattro minuti dopo l'ingresso di Quintana per Izmailov tra gli azeri). I giallorossi sono ormai a un passo dal traguardo ma rischiano grosso all'83', quando sul cross di Guerrier dalla sinistra Fazio "buca" l'intervento lasciando Michel libero di colpire di testa, per fortuna di Alisson senza però riuscire ad angolare la traiettoria. L'ultima chance è comunque giallorossa e se la costruisce Kolarov, che va via a due avversari sulla sinistra e sfiora poi il palo con il destro. Poco importa, perché dopo due minuti di recupero arriva il triplice fischio e la Roma può stringersi ai suoi tifosi in una notte di festa e pronta a colorarsi di giallorosso.

 

Fonte  Giuliano De Matteis corrieredellosport.it

 

 
Tutto nella ripresa: apre Perotti su rigore, raddoppia Nainggolan, quindi Immobile accorcia ancora dagli 11 metri Stampa E-mail
Sabato 18 Novembre 2017 19:26

Roma-Lazio 2-1, i giallorossi salgono al terzo posto

 

 Il sorpasso. La Roma mette la freccia e con un'ora da grande supera la Lazio nel primo derby senza Totti, spettatore in tribuna. Un rigore di Perotti e un ciclopico Nainggolan decidono la sfida con vista sullo scudetto che porta i giallorossi a agganciare l'Inter al terzo posto, almeno per una notte. Alla Lazio non basta Immobile e due intuizioni di Inzaghi: Di Francesco torna a vedere i primissimi posti. 
 


PRIMO TEMPO SENZA BRIVIDI - La Lazio parte aggressiva. Pochi istanti e Lulic a sinistra ha spazio, ma centra male. Potrebbe far meglio Marusic dalla parte opposta, ma anziché cercare Immobile sul secondo palo appoggia a Parolo che strozza un tiro fin troppo banale. La Roma risponde affidandosi a due testate di Dzeko, che prima tocca debole, poi non inquadra lo specchio. Va meglio di piede: lo schema è lo stesso che aveva mandato al gol El Shaarawy contro il Bologna, il bosniaco a differenza dell'azzurro non riesce però a dar forza al destro sul secondo palo che Strakosha contiene. Il passare dei minuti alimenta la Roma e fiacca un po' la Lazio. 
 
UNO-DUE ROMANISTA - I giallorossi devono aspettare però la ripresa. A scardinare l'equilibrio dopo 3 minuti è l'uomo più atteso: tra i fischi dei suoi ex tifosi laziali, Kolarov parte palla al piede, allenta le resistenze, punta il centro. Bastos alle sue spalle tenta il tackle e ne incrocia la corsa: per Rocchi è  rigore, sostenuto dalla conferma dei video assistenti in cuffia. Perotti, specialista delle trasformazioni da brividi, fa esplodere al 4' la festa romanista. Bastano altri 4 giri d'orologio per il bis: ancora Perotti spalanca il contropiede a Nainggolan, che riceve sulla trequarti, punta l'area e scaraventa alle spalle di Strakosha una sassata micidiale: 2-0 dopo appena 8' della ripresa. Un risultato che materializza la superiorità in campo di una Roma che arriva prima sulla palla e soffoca le velleità laziali con un pressing feroce. 
 
RABBIA LAZIO, MA NON BASTA - A quel punto Inzaghi capisce che serve cambiare qualcosa. E sacrifica l'esperienza per lanciare due velocisti puri: fuori Leiva e Lulic, dentro Lukaku e Nani. Una scossa che pare defibrillare la Lazio sopita. Il belga frusta la fascia sinistra con scatti che mettono alle corde un generosissimo Florenzi. Il portoghese mette fantasia sulla destra. E proprio lui gioca la carta che riapre la partita: fuga sulla fascia, cross teso e insidioso a centro area su cui Manolas interviene scomposto. La palla urta il braccio, i laziali protestano Rocchi indica il corner. Ma qualcuno in cuffia gli suggerisce di attendere. Il gesto, ormai celeberrimo, del Var, accende la curva laziale. E inevitabile la decisione, dopo due lunghissimi minuti di consultazioni, cambia: rigore. Immobile calcia forte, Alisson intuisce, ma la palla passa: al 27' del secondo tempo è 2-1, con il 19esimo centro stagionale per il centravanti di Inzaghi. Che a questo punto inizia a crederci. La Roma si copre, Gerson prende il posto di El Shaarawy. Peres sostituisce Florenzi preoccupatissimo per un dolore al ginocchio (non quello operato 2 volte al crociato). E Juan Jesus quello di uno stremato Nainggolan trasformando il 4-3-3 in un 5-4-1. La Lazio ci prova con un estro di Parolo, fuori. Il resto sono tentativi disperati. Dopo le tre delusioni della stagione scorsa, il derby torna a dire Roma.

 

fonte repubblica.it 

 
A SAN SIRO LA ROMA PASSA 0-2 CON DZEKO E FLORENZI Stampa E-mail
Lunedì 02 Ottobre 2017 09:04

Roma da Champions, Milan da incubi

 La svolta più autentica e scintillante è quella della Roma. Che per il terzo anno consecutivo ha demolito il Milan, questa volta con un passivo meno roboante, 2 a 0 e via, per confermare la gerarchia dei valori e anche le legittime ambizioni Champions. Svolta meritata, bisogna aggiungere subito, impreziosita da due gioielli di gol che hanno sottolineato con la matita rossa le fragilità della squadra di Montella. Sul primo di Dzeko che ha fulminato dal limite Donnarumma, c’è stato un taglio di Pellegrini arrivato dopo la mezz’ora per prendere il posto di Strootman ridotto a mal partito da Fazio in una collisione fortuita. Qui la difesa del Milan è sembrata inerme anche perché Musacchio ha ritardato nella chiusura. Sul secondo lo sfondone di Musacchio è ancora più evidente perché è andato in raddoppio su Dzeko aprendo una botola dentro la quale si è infilato Nainggolan dal cui tiro è nato il raddoppio di Florenzi.

Come per una legge del contrappasso, la Roma migliore ha castigato il Milan al culmine della frazione più incoraggiante dei rossoneri, partiti dopo l’intervallo con un piglio diverso. Prima tutte e due le squadre si sono limitate a qualche scaramuccia di nessuna emozione. Il fatturato rossonero finale è comunque misero a dire il vero. Perché i pericoli apparecchiati sono stati due: il primo con un bel destro di Bonucci dopo mischione in area su cui Alisson ha compiuto una vera prodezza, il secondo con una girata centrale di Kalinic, sfuggito per l’occasione alla gendarmeria giallorossa. Appena il Milan ha immaginato di poterla vincere, l’ha persa. E non per presunzione. Solo perché, col tempo, lo schieramento di Montella si è sfilacciato, tra i reparti si sono aperti dei vuoti colmati dalla corsa e dal palleggio dei romanisti. Florenzi, lanciato da Peres, tutto solo davanti a Donnarumma è stato solo l’avviso di chiamata. Perché poi ha provveduto Dzeko con una delle sue volèe a indicare la strada alla Roma e a far scivolare il Milan nei suoi tormenti e nei suoi guai. Che sono stati ingiganti dal raddoppio di Florenzi e più tardi anche dall’espulsione (doppio giallo) di Calhanoglu, uno dei deficit più vistosi di questo Milan che non solo non ha trovato la strada maestra ma è stato respinto, per la terza volta, dai quartieri alti della classifica.

Adesso è scivolato in zona Europa League e dopo la sosta il derby con l’Inter, ormai distante già 7 punti, diventerà una sorta di giudizio universale. È vero: Fassone e Mirabelli, con le facce da retrocessione in tribuna, si sono precipitati a far sapere che «Montella non corre alcun rischio» e che continuerà lui a gestire il rilancio milanista che minaccia di diventare un altro calvario, pari a quello vissuto negli ultimi anni quando però Fininvest aveva chiuso la cassa e costretto Galliani a lavorare con mercato a saldo zero. Ieri sera la bocciatura è del Milan uscito dal mercato di Mirabelli: nove su undici, infatti, sono stati i rinforzi arrivati in estate. Di loro hanno funzionato Borini e Rodriguez, poco, troppo poco per aspirare al ruolo di terza o quarta forza del campionato. Molte le delusioni. In particolare dalla fattura del gioco che ha costretto i due attaccanti agli stenti, per non parlare di Calhanoglu che sembra immeritatamente prendere il posto di Bonaventura o Suso, ancora in panchina. A Genova sotto accusa finirono Bonucci e Zapata, ieri con la Roma Musacchio è stato l’anello debole della catena.

 

 FONTE f.ordine ilgiornale.it

 
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