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Doppio attentato a Mogadiscio, oltre 215 morti. Accuse contro al-Shabaab da parte del Presidente Stampa E-mail

Strage in Somalia: oltre 200 morti per l’attentato con un camion-bomba a Mogadiscio

 

Sale ad almeno 215 morti e oltre 200 feriti il bilancio dell’attentato di ieri a Mogadiscio. Tra le vittime ci sono anche quattro volontari della Mezzaluna Rossa somala mentre altri di loro sono dispersi. A riferirlo fonti mediche della capitale. L’esplosione è avvenuta intorno alle 14.40 italiane nei pressi del ministero degli Esteri e del Safari Hotel, che in parte è andato distrutto, mentre la polizia stava seguendo il mezzo perché ritenuto “sospetto”. Testimoni hanno riferito che la deflagrazione «è stata la più forte mai sentita in anni recenti a Mogadiscio» e che la strada in quel momento era molto affollata. 

 

Il capitano Mohamed Hussein ha affermato che il camion-bomba era pieno di esplosivo e avrebbe dovuto colpire «un albergo» nel distretto di Hodan, zona sede di molti uffici pubblici tra cui il ministero degli Esteri, ristoranti, negozi e hotels.  

 

I medici lottano per assistere i feriti, molti dei quali hanno riportato ustioni talmente gravi da essere irriconoscibili, mentre molte persone vagano tra i detriti degli edifici distrutti dopo l’esplosione del camion-bomba davanti a un albergo a Mogadiscio. Si teme che il numero delle vittime possa salire. Il presidente, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha proclamato tre giorni di lutto e si è unito al coro delle voci per chiedere di donare il sangue. 

 

«In 10 anni di esperienza nel nostro lavoro è la prima volta che assistiamo a una cosa del genere», scrive in un tweet il centro Aamin Ambulance che assiste i feriti. Il governo somalo ha attributo la strage al gruppo estremista di al-Shaabab definendola «un disastro nazionale». Ma i fondamentalisti, spesso responsabili di attentati nella capitale, non hanno ancora rivendicato. 

 

fonte lastampa.it

 
Alta tensione dopo il referendum di domenica e il discorso del re Felipe di ieri. I vescovi si appellano alla pace e al dialogo. Puigdemont, ora occorre una mediazione Stampa E-mail

Catalogna, Madrid invia esercito

 

Il ministero della Difesa spagnolo ha ordinato l'invio in Catalogna di unità dell'esercito per fornire supporto logistico alla Guardia Civil e alla Polizia nazionale. Lo riferisce El Confidencial. Diversi convogli sono partiti stamani da Saragozza. Tra le unità dell'esercito inviate in Catalogna compare il Gruppo di Supporto Logistico 41, con sede nella Base San Jorge della capitale aragonese.

"Io catalana delusa, governo franchista"

LA PROCLAMAZIONE DELL'INDIPENDENZA - La proclamazione di indipendenza della Catalogna dalla Spagna è questione di giorni. A dichiararlo è stato Carles Puigdemont, leader della regione autonoma spagnola, in un'intervista trasmessa in nottata dalla Bbc e registrata poco prima del discorso con cui il re Felipe di Spagna ha accusato il governo catalano di "slealtà inammissibile" e parlato di situazione "di estrema gravità". Nell'intervista Puigdemont annuncia che il suo governo agirà "alla fine di questa settimana o all'inizio della prossima". Un intervento del governo spagnolo per assumere il controllo del governo catalano sarebbe "un errore che cambia ogni cosa", ha aggiunto, sottolineando come non esistano al momento contatti tra il governo di Madrid e la sua amministrazione.

Il Parlamento catalano si riunirà lunedì prossimo 9 ottobre per discutere dei prossimi passi del processo sovranista della regione, passi che potrebbero includere la dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna. Lo riferiscono i media spagnoli, secondo cui l'unico punto all'ordine del giorno prevede l'intervento del capo del governo catalano, Carles Puigdemont. "Oggi siamo ancora più vicini al nostro sogno, abbiamo avuto un referendum nonostante le tante difficoltà, le azioni della polizia, e nei prossimi giorni vedremo il lato migliore del nostro paese quando le autorità catalane attueranno i risultati del referendum". Lo ha assicurato il presidente della Catalogna Carles Puigdemont, in un incontro stampa a Barcellona, augurandosi che "non ci saranno provocazioni e violenze. Noi vogliamo starne alla larga", ha affermato Puigdemont.

"Solo in democrazia convivenza", parla l'ambasciatore spagnolo

POLIZIA CON ESERCITO, I PRECEDENTI - La notizia dell'invio di unità dell'esercito spagnolo in Catalogna, sebbene solamente per fornire supporto logistico alla Guardia Civil e alla Polizia nazionale, appare inquietante per molti osservatori che in questi giorni si trovano a commentare la crisi in atto. Raramente, in tempi recenti, i militari sono stati impiegati in Europa a sostegno delle attività di polizia o, fatto ancora più raro, per ristabilire l'ordine pubblico in situazioni di disordini e potenziale guerra civile. Sebbene il contesto sia diverso, l'esempio che più facilmente può essere evocato è quello dei 'Riots' in Irlanda del Nord, quando il governo britannico nell'agosto del 1969 decise l'invio dell'esercito a sostegno del Royal Ulster Constabulary, la polizia locale. Il conflitto nordirlandese si concluse nel 1998 con la firma dell'Accordo del Venerdì Santo. Ma fu solo nel 2005 che l'Ira annunciò di rinunciare alla violenza, mentre l'ala oltranzista del movimento repubblicano continua a colpire sporadicamente, con azioni perlopiù dimostrative. L'esercito britannico si ritirò dalle contee nordirlandesi solamente nel 2007. In Italia, a parte ovviamente l'impiego di unità militari in caso di calamità naturali, ci sono due esempi di rilievo di impiego dell'esercito con compiti di ordine pubblico. Il primo fu l'Operazione Vespri Siciliani, dal luglio 1992 al luglio 1998, quando unità delle Forze Armate vennero inviate in Sicilia a sostegno della lotta alla mafia. Dal 2008 è invece in atto in varie città italiane l'Operazione Strade Sicure, dove il personale e i mezzi delle Forze Armate vengono impiegati a sostegno delle forze dell'ordine per il contrasto alla criminalità.

 

fonte adnkronos.com

 
In Portogallo si va verso la formazione di un governo di minoranza. La coalizione di centrodestra di Pedro Passos Coelho e del vicepremier Paulo Stampa E-mail

In Portogallo vince il centrodestra, verso governo di minoranza

 

In Portogallo si va verso la formazione di un governo di minoranza. La coalizione di centrodestra di Pedro Passos Coelho e del vicepremier Paulo Portas vince, ma non raggiunge la maggioranza assoluta in parlamento.

Il voto che conferma al governo chi ha traghettato il Paese nella burrasca dell’austerità segna, però, anche la vittoria del partito dell’astensione: il 43% dei portoghesi ha preferito non recarsi alle urne.

“È stata la prima volta che un governo di coalizione porta a termine il suo mandato – ha detto il vicepremier Paulo Portas – È stata la prima volta”.

 

In Portogallo è tradizione che i governi di minoranza beneficino nei primi mesi dell’astensione dell’altro grande partito, ma la formazione e la sopravvivenza del nuovo esecutivo si annunciano in salita.

“La coalizione di centrodestra deve capire che il Portogallo sta vivendo un nuovo momento politico – dice il leader socialista Antonio Costa – il che significa che non possono continuare a governare come se nulla fosse accaduto”.

I conservatori si fermano al 36,8% contro il 32,4% dei socialisti. Gli altri due partiti sono il post-trotzkista Bloco de Esquerda che ha raddoppiato i seggi con il 10,2% e i comunisti-verdi al 8,2%.

L’opposizione è contraria alla designazione di un governo di minoranza del centrodestra. L’opinione più diffusa a Lisbona è che il Portogallo rischia di dover tornare alle urne già l’anno prossimo.

 

 FONTE EURONEWS.COM

 
La compagnia rallenta il programma di crescita invernale e stima in meno di 25 milioni di euro il danno finanziario del caos dei giorni scorsi. O'Leary si sfila dall'asta per Alitalia Stampa E-mail

 

Ryanair, nuove cancellazioni fino a marzo 2018: impatto su 400mila passeggeri

 

Ryanair estenderà le cancellazioni dei voli fino a marzo del 2018. Inizialmente lo stop programmato dalla compagnia era previsto soltanto per sei settimane dall'annuncio, oggi il passaggio ulteriore: le nuove misure porteranno a cambiare i programmi di volo di 400mila passeggeri. In precedenza Ryanair aveva cancellato 2.100 voli da metà settembre a fine ottobre, lasciando a terra 315.000 passeggeri.

La compagnia ha pubblicato oggi una nota nella quale annuncia che rallenterà la crescita prevista per la stagione invernale, facendo volare 25 aerei in meno a partire da novembre e 10 in meno da aprile 2018. In questo modo - ha spiegato - sarà  possibile "eliminare ogni rischio di ulteriori cancellazioni, perché un rallentamento della crescita crea molti aerei ed equipaggi di riserva nelle 86 basi" della compagnia previste per quest'inverno. La società irlandese ha anche precisato che non darà seguito al ventilato interesse per Alitalia, per la quale i commissari stanno cercando un compratore: la società "eliminerà tutte le distrazioni per il managemet a partire dal proprio interesse per Alitalia. Abbiamo notificato ai commissari che non porteremo avanti l'interesse in Alitalia né presenteremo alcuna ulteriore offerta per l'aviolinea", si legge nella nota.

Quanto alla mossa sui voli, la low cost spiega che per i consumatori la riduzione di 25 aerei quest'inverno impatta con cambiamenti di orari e programma su "meno di 400mila persone che hanno prenotato su quei voli". Ryanair aggiunge che molti voli non hanno ancora prenotazioni a bordo. La compagnia specifica inoltre che chi è interessato dal cambio di programma ha ricevuto una comunicazione via mail, con un anticipo tra 5 settimane e 5 mesi, con l'offerta di un volo alternativo o di un rimborso pieno insieme a un voucher da 40 euro (80 per andata e ritorno) per prenotare altri servizi Ryanair nel periodo. Secondo il sito del Guardian, i voli cancellati tra novembre e marzo sarebbero circa 18.000.

Questa misura, si spiega nella nota, porterà ad una "leggera riduzione" del traffico per la compagnia per quest'anno e il prossimo: la crescita mensile dal 17 novembre al 18 marzo rallenterà dal 9% al 4%, mentre il traffico annuale attualmente di 131 milioni di passeggeri si ridurrà a 129 milioni, che rappresenta un +7,5% dallo scorso anno. Per la stagione estiva 2018, con la flotta che si ridurrà da 445 a 435 aerei, Ryanair prevede che il traffico al marzo 2019 rallenterà da 142 a 138 milioni di passeggeri (con un tasso di crescita del 7%).

ECCO TUTTE LE ROTTE SOSPESE

Dal punto di vista finanziario, il costo totale delle cancellazioni di voli effettuate da Ryanair la scorsa settimana dovrebbe essere inferiore ai 25 milioni di euro. La società non prevede che le cancellazioni "alterino le attuali guidance per l'anno". Un completo aggiornamento su questi dati, precisa la nota, verrà fornito agli azionisti durante la presentazione dei risultati semestrali prevista il 31 ottobre.

 

 

 
Oltre a Kushner sarebbero ricorsi a tale prassi l'ex chief strategist Steve Bannon, l'ex chief of staff Reince Priebus, i consiglieri Gary Cohn e Stephen Miller e Ivanka Trump Stampa E-mail

Usa, il Congresso chiede alla Casa Bianca chi usa email privata

 

 Dopo le accuse mosse a Jared Kushner, genero e consigliere di Donald Trump, si allunga la lista dei nomi di chi - secondo il New York Times - avrebbe usato account di posta elettronica personali per svolgere attività governative. L'House commitee on oversight and government reform, la commissione della Camera che monitora l'efficacia e la responsabilità del governo, ha chiesto alla Casa Bianca di identificare, entro il 9 ottobre, i potenziali dirigenti che abbiano operato con questa prassi.

In totale salgono a sei i membri dello staff del Tycoon implicati nella storia. Tra le persone individuate, oltre a Kushner, figurano ora anche i nomi dell'ex capo stratega Steve Bannon, dell'ex capo dello staff Rience Priebus, dei consiglieri Gary Cohn e Stephen Miller e quello della figlia di The Donald, Ivanka, che alla Casa Bianca ricopre un ruolo da consigliere.

Imbarazzo. Usare un indirizzo di posta personale per comunicazioni governative non è considerato illegale se la corrispondenza viene inviata sul proprio account istituzionale entro i 20 giorni successivi. Nonostante ciò, la vicenda rischia di mettere in imbarazzo il Presidente, proprio lui che, durante la campagna elettorale per la Casa Bianca, fu il primo a puntare l'indice contro la rivale Hillary Clinton per aver usato un account di posta elettronica privato quando era segretario di stato, arrivando a chiedere che fosse per questo incriminata e mandata in galera.

Clinton replica. Una piccola rivincita per l'ex first lady, che in un'intervista a SiriusXM radio ha commentato: "L'ipocrisia di questa amministrazione, che sapeva non esserci alcuno scandalo, che sapeva non esserci le basi per agitarsi. È il culmine dell'ipocrisia".

Tra i due casi sembrano però esserci delle differenze: l'ex segretario di stato aveva salvato informazioni secretate su un server privato e aveva usato esclusivamente un account privato per il suo lavoro al governo, inviando o ricevendo decine di migliaia di email. I collaboratori di Trump, invece, avrebbero usato gli indirizzi privati solo in modo sporadico, come hanno fatto sapere alcune fonti dell'amministrazione.


fonte repubblica.it
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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