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Sorpasso registrato nel 2017. I dati sul reddito pubblicati dall'FMI e rielaborati dal Financial Times Stampa E-mail

Schiaffo di Madrid a Roma: spagnoli più ricchi degli italiani

 La Spagna è diventata più ricca dell'Italia, in termini di PIL pro-capite. Il sorpasso è avvenuto nel 2017 e il dato è stato pubblicato dal World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale (FMI), poi, rielaborato dal Financial Times.

In parità di potere di acquisto, dunque, gli spagnoli risultano più ricchi degli italiani: il paese iberico ha raggiunto un reddito pro-capite, di 38.286 dollari contro i 38.140 della penisola tricolore. Già dal 2015, il PIL pro-capite ha registrato tassi di crescita superiori al 3%, più del doppio rispetto al nostro paese. Per poi accelerare e sorpassare tre anni dopo.

Secondo il giornale economico-finanziario inglese, nel tempo andrà ancora peggio: la Spagna, infatti, nei prossimi cinque anni, sarà il 7% ancora più agiata del Belpaese che solo dieci anni risultava più ricco del 10%.

FONTE TELEBORSA.IT

 
Dopo un lungo silenzio i grillini ribattono all’inchiesta del Foglio che svela la sostituzione dei 20 pdf del programma votato online con 24 pdf in molti punti programmatici completamente diversi Stampa E-mail

Anche la smentita del M5s è una truffa come il loro programma

 

Con un post sul blog di Beppe Grillo, il Movimento 5 stelle cerca di smontare l'inchiesta pubblicata sul Foglio di oggi in cui Luciano Capone spiega come è cambiato il programma dei grillini prima e dopo il voto dei suoi iscritti. “Siamo costretti a smentire il Foglio – si legge nel post – perché la vera truffa è proprio l'articolo che oggi ci accusa di aver modificato i punti programmatici subito dopo il voto delle elezioni politiche”. La stessa smentita, però, contiene diverse imprecisioni che qui spieghiamo punto per punto: in corsivo il testo del Movimento 5 stelle, sotto le nostre osservazioni. 

Il Foglio scrive che “fino al 2 febbraio sul sito del M5S c’era un programma, il 7 marzo – tre giorni dopo le elezioni – ce n’era un altro”. Falso. Il programma definitivo è stato pubblicato il 21 febbraio 2018, dopo un'ultima revisione dedicata all'impostazione grafica.

Ammettere che il programma sia stato modificato il 21 febbraio, come sostiene il M5s, conferma esattamente quanto sostiene l'articolo di Capone. Le due date, il 2 febbraio e il 7 marzo, sono prese come riferimento perché sono le uniche disponibili su web.archive.org, portale che consente di risalire alle pagine web modificate o cancellate su un sito: quello che si riscontra è che in questo intervallo di tempo sono state effettuate delle modifiche, non per forza il 7 marzo. Scrive infatti Capone, a proposito del programma Esteri: “Nella nuova versione, cambiata poco prima o poco dopo le elezioni, il passaggio più duro parla dell’'esigenza di aprire un tavolo di confronto in seno alla Nato'”. Quello che è certo, e che conferma anche il M5s, è che i documenti sono stati modificati dopo essere stati consultati e votati dagli iscritti, il 21 febbraio: circa 10 giorni prima delle elezioni, ma molti mesi dopo il voto online degli iscritti. Alla faccia della democrazia diretta.

Come si vede anche da questo link relativo al programma Esteri, i punti votati dai cittadini sono gli stessi inseriti nel programma. Leggete qui e verificate voi stessi.

Il primo dei due link proposti rimanda ai risultati delle votazioni del programma Esteri e ai suoi punti principali. Nella versione modificata le priorità in evidenza sono rimaste uguali, è il contenuto che è cambiato, per cui l'elenco degli argomenti sottoposti a consultazione non dimostra che il programma sia rimasto invariato. Il secondo link invece contiene la seconda versione del capitolo Esteri, quella pubblicata tra il 2 febbraio e il 7 marzo e già modificata. Il M5s non pubblica invece il link alla versione precedente del programma, così da impedire al lettore di confrontare i due documenti e le loro differenze. 

Le versioni precedenti a quelle definitive, pubblicate il 21 febbraio 2018, erano chiaramente versioni provvisorie, sviluppate all'interno di gruppi di lavoro ad aprile dello scorso anno e che poi sono state oggetto di ulteriori modifiche, accogliendo proposte e istanze, fino alla stesura definitiva.

Secondo quanto affermato nel post, agli iscritti sarebbero state sottoposte per il voto "versioni provvisorie" del programma, una caratteristica mai evidenziata prima d'ora. Sulla copertina di alcuni capitoli pubblicati prima delle modifiche si legge “programma parziale”. Tuttavia “parziale” non è sinonimo di “provvisorio” e sembra piuttosto indicare che il programma definitivo sia la somma dei singoli capitoli.

Tra l'altro il Foglio scrive che le due versioni sono di senso 'totalmente diverso e spesso diametralmente opposto'. Ad esempio cita un passaggio della prima bozza, in cui si legge 'ripudiamo ogni forma di colonialismo, neocolonialismo e ingerenza straniera', ma nella versione finale c'è scritta la stessa identica cosa, in una forma più adeguata: "La politica estera del Movimento 5 Stelle - riporta la versione finale - si basa sul rispetto dell'autodeterminazione dei popoli, la sovranità, l’integrità territoriale e sul principio di non ingerenza negli affari interni dei singoli Paesi". Dove sarebbe il senso "diametralmente opposto" di cui parla il Foglio?

Il senso diametralmente opposto si riscontra in altri passaggi della versione finale, non citati in questo post, che sceglie strumentalmente di mettere in evidenza un virgolettato decisamente più morbido di altri. Nell'ultima versione del programma Esteri, per esempio, si parla di “affrontare insieme in Europa” le sfide del domani “come stati sovrani liberi e indipendenti” nel mondo multipolare. Posizione meno antieuropeista di quella portata avanti durante il periodo delle consultazioni con gli iscritti.

E ancora: il Foglio scrive che sulla Nato si leggono posizioni diverse, ma anche in questo caso mente. Nel programma definitivo si legge infatti che il 'Movimento 5 Stelle sostiene l’adeguamento dell'Alleanza Atlantica (NATO) al nuovo contesto multilaterale, contemplando un inquadramento delle sue attività in un’ottica esclusivamente difensiva. È indispensabile una riflessione sull’attuale ruolo della NATO'. Non è quello che diciamo da sempre?

Non proprio. O almeno, non in maniera così moderata. Nel precedente programma il M5s scriveva nero su bianco di voler perseguire un “disimpegno da tutte le missioni militari della Nato in aperto contrasto con la Costituzione”. Ma anche: “Il ‘sistema di sicurezza occidentale’ non solo non ci ha reso più sicuri, ma è il primo responsabile del caos odierno. Dall’invasione della Libia fino alla distruzione pianificata della Siria – c’era scritto – il sistema di sicurezza occidentale ha registrato una serie di fallimenti che hanno portato alle popolazioni dei paesi membri, miliardi di euro di perdite, immigrazione fuori controllo e destabilizzazione di aree fondamentali per la sicurezza e l’economia dell’Europa”.

Insomma, ci sono state solo piccole modifiche di forma, una cosa normalissima. Nessun cambiamento di sostanza. Accade così per tutti i programmi elettorali di tutte le forze politiche del mondo: c'è una prima bozza, poi nuove stesure e lavori di editing. Non c'è di cui stupirsi. I punti votati dai cittadini, infine, sono nel programma che il candidato premier Luigi Di Maio ha presentato in campagna elettorale.

Così conclude il post del Movimento 5 stelle. Senza considerare che 1) Le modifiche relative al programma Esteri e al programma Lavoro sono sostanziali, non semplicemente di editing. Dal “programma Lavoro” è stato rimosso il capitolo sui “Sindacati senza privilegi”. Perché quella proposta consacrata da 47.709 preferenze è stata eliminata? 2) Nella versione definitiva ci sono quattro documenti in più – Smart Nation, Sport, Editoria e Unione Europea – mai sottoposti agli iscritti. 3) Gli altri partiti non chiedono agli elettori di votare il proprio programma punto per punto richiamandosi ai principi della democrazia diretta e della trasparenza.

 

FONTE IL FOGLIO.IT

 
Le informazioni derivanti dalle attività degli account sono condivise da entrambi i social network Stampa E-mail

Ecco come Facebook utilizza i dati degli utenti di Instagram

 

In seguito alle rivelazioni sui dati forniti a Cambridge Analytica, è iniziata la corsa a chiudere il proprio account Facebook. Non solo semplici utenti, ma anche compagnie e marchi come Playboy , Tesla e Space X. Allo stesso tempo però, molti potrebbero continuare a utilizzare Instagram: proprio perchè considerata una piattaforma non interessata dalla cessione delle informazioni per scopi commerciali. Secondo un sondaggio realizzato da The Verge lo scorso ottobre, il 60% degli intervistati non sapeva che Instagram è posseduto da Facebook.  

Insomma, la verità è che le informazioni che disseminiamo sul social delle foto vengono poi cedute dal colosso di Menlo Park ad aziende e compagnie esterne. Senza dimenticare che i dati del nostro profilo Instagram vengono utilizzati per creare annunci pubblicitari personalizzati su Facebook e viceversa. Dai mi piace alle persone che segui, alle interazioni con account e stories.  

Nonostante siano due social network differenti: lo strumento per pubblicare gli annunci pubblicitari è lo stesso. Allo stesso tempo però, le compagnie possono scegliere dove visualizzare i propri annunci. Quindi, è per questo motivo, che vediamo un’inserzione solo su Instagram e non su Facebook, ad esempio.  

Insomma, i mi piace, commenti, i profili seguiti e le ricerche vengono catalogate su database da cui estrarre profili di soggetti simili a cui indirizzare gli annunci pubblicitari. Oppure, da un elenco di e mail, Facebook riesce ad identificare i soggetti corrispondenti e classifica quelle persone sulla base degli elementi disseminati su Instagram

Detto questo, è necessario anche sfatare un luogo comune: l’utilizzo di un account privato o di un secondo profilo, non mette a riparo dall’estrazione di informazioni personali. Nel primo caso, la privacy sui contenuti vale solo per gli altri utenti. Invece, se si passa da un profilo all’altro, verranno raccolte le informazioni basate sull’attività di ciascun account. 

E se non si vuole eliminare il proprio account social, per limitare la cessione di dati personali, può essere utile adottare una serie di accorgimenti. Prima di tutto, razionare la propria attività: dalle interazioni ai contenuti condivisi. Allo stesso tempo, usare Facebook e Instagram utilizzando la modalità navigazione in incognito e, cliccare su “log out” quando si chiude la pagina del social network. In questo modo, i propri movimenti online non verranno tracciati al di fuori dalle due piattaforme. Infine, è molto importante monitorare le applicazioni esterne alle quali si è concesso l’accesso ai propri dati. Si consiglia di rimuovere quelle più invasive oppure di eliminarle tutte. 

 

fonte marco tonelli lastampa.it

 
Non soltanto scimmie sottoposte ai test per verificare gli effetti dei gas di scarico. I colossi tedeschi dell'auto si difendono. Ma cade la prima testa in Volkswagen. E arriva la condanna dell'Europa. Stampa E-mail

Cavie umane, le cose da sapere sullo scandalo in Germania

 

Scimmie, ma anche esseri umani. Utilizzati come cavie per testare gli effetti dei gas di scarico.

Lo scandalo che ha travolto i colossi tedeschi dell'auto porta con sé le prime, pesanti, ripercussioni.

Volkswagen ha sospeso Thomas Steg, responsabile del gruppo per la sostenibilità e le relazioni esterne dal suo incarico fino a quando non sarà fatta piena chiarezza.

E anche la Commissione europea, attraverso il portavoce Margaritis Schinas, ha pesantemente condannato il comportamento che le aziende tedesche avrebbero messo in autto e di cui nessuna si è finora assunta la paternità.

1. La difesa dell'università: «Ricerca a tutela dei lavoratori»

Il caso delle cavie umane, rivelato dalla Süddeutsche Zeitung e dallo Stuttgarter Zeitung, ha scatenato una nuova bufera sull'auto tedesca, già ammaccata dal Dieselgate. Anche Angela Merkel si è unita al coro dell'indignazione generale, definendo certe pratiche «eticamente ingiustificabili».

Al chiarimento sollecitato dalla cancelliera e dai vertici di Volkswagen Daimler e Bmw, finiti nella tormenta, l'università di Aquisgrana ha risposto però difendendo lo studio svolto nelle sue strutture.

La ricerca era stata concepita «a tutela dei lavoratori delle fabbriche», e aveva avuto «l'approvazione del comitato etico dell'ateneo».

I soggetti testati sono stati sottoposti «a una concentrazione di gas ben inferiore rispetto a quella esistente sui posti di lavoro».

2. Le case automobilistiche spalle al muro: «Test contrari ai nostri valori»

Una risposta che almeno cancella il dubbio che l'industria tedesca avesse promosso la ricerca, per scagionarsi dalle manipolazioni delle emissioni.

I due quotidiani hanno riferito di 25 persone sottoposte alle emissioni del diossido di azoto nell'ambito dei test promossi dalla Società di Ricerca europea per l'Ambiente e la salute nei trasporti, Eugt, fondata proprio dai tre colossi dell'auto, (uno strumento della potente lobby tedesca sciolto nel 2017, dopo il Dieselgate).

Daimler ha subito preso le distanze, affermando di «non aver inciso in alcun modo sui tests» e di voler aprire un'inchiesta per capire «come si sia potuto arrivare a questo». Questi esperimenti sono «contrari ai valori del nostro gruppo», ha anche affermato. Anche Bmw ha affermato di essere del tutto estranea allo scandalo.

3. Scimmie richiuse in vetrina e sottoposte alle emissioni: Volkswagen si scusa

Posizione che le due case automobilistiche avevano già assunto sul caso delle scimmie rinchiuse in vetrine per ore e sottoposte alle emissioni.

Volkswagen, che invece in quel caso si era scusata definendo il metodo «un errore di alcuni», ha lasciato parlare Dieter Poetsch, il presidente del Consiglio di sorveglianza, il quale ha definito gli esperimenti sugli animali «del tutto inaccettabili».

Il policlinico universitario Rwth di Aquisgrana ha provato a sgomberare il campo almeno da questo equivoco: commissionato nel 2012 e realizzato fra il 2013 e il 2014, lo studio in questione «non ha avuto nulla a che fare col Dieselgate» e neppure coi tests sulle scimmie.

4. Diossido di azoto: i danni alla salute certificati da Oms e Iarc

A motivare la ricerca (i risultati sono stati pubblicati nel 2016) era la tutela dei lavoratori nelle fabbriche.

I soggetti umani sono stati esposti a concentrazione di diossido di azoto pari a 0,01, 0,5 e 1,5 parti per milioni (ppm), un livello inferiore rispetto all'habitat delle fabbriche).

Dopo quattro settimane in ognuno dei partecipanti sono state misurate funzionalità polmonari, segnali d'infiammazione nel sangue, in secrezioni nasali, saliva e respiro.

E nessun è rimasto danneggiato, per l'università.

Per l'Oms il diossido d'azoto provoca effetti sulla salute se inalato a livelli superiori a 2 ppm. Che gli scarichi dei diesel facciano parte del gruppo 1 delle sostanze cancerogene, quello per cui ci sono più evidenze, lo decreta invece una monografia della Iarc, l'agenzia Onu per la ricerca sul cancro, pubblicata nel giugno del 2012.

 

fonte lettera43.com

 
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