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ATTRAVERSO IL RILASCIO DEL NUOVO AGGIORNAMENTO Stampa E-mail
Venerdì 23 Giugno 2017 17:32

WhatsApp, cambia l'invio dei file

 

WhatsApp sta sperimentando la funzione che permette di inviare ogni tipo di file, senza più dover procedere ad una conversione attraverso una apposita app. Se prima si potevano inviare solo alcuni tipi di file in formato originale, ora - secondo l'account @wabetainfo - la funzione è estesa a tutti i tipi di file, come confermano anche i tweet inviati da utenti di diversi paesi.

La novità - per ora riservata solo ad alcuni utenti - riguarda sia user IOS che possessori di apparecchi Android e Windows Phone. Tra l'altro, la nuova funzione consentirà di inviare foto e video che non dovranno essere compressi prima della spedizione. Attualmente, per gli utenti IOS - si legge - il limite è di 128 MB. Per Android la soglia è fissata a 100 MB. Gli utenti già abilitati potranno utilizzare la funzione anche attraverso la versione web dell'applicazione. In quel caso, potranno essere inviati file di 64 MB.

 

Attraverso il rilascio del nuovo aggiornamento Alghero News Italy http://algheronewsit.com/2017/06/whatsapp-cambia-linvio-dei-file/
Attraverso il rilascio del nuovo aggiornamento Alghero News Italy http://algheronewsit.com/2017/06/whatsapp-cambia-linvio-dei-file/

FONTE ADNKRONOS.COM

 

Ebbene sì! Se WhatsApp aveva un difett Alghero News Italy http://algheronewsit.com/2017/06/whatsapp-cambia-linvio-dei-file/
 
NASA Releases Kepler Survey Catalog with Hundreds of New Planet Candidates Stampa E-mail
Lunedì 19 Giugno 2017 18:25

Nasa, scoperti altri 219 pianeti, 10 abitabili come Terra

 

19 giugno 2017 Scoperti 219 nuovi possibili pianeti esterni al Sistema solare, 10 dei quali grandi quanto la Terra e posti nella fascia abitabile, cioè alla giusta distanza dalla propria stella per poter avere acqua liquida in superficie. Lo annuncia la Nasa presentando gli ultimi risultati del telescopio spaziale Kepler. Con questo ottavo catalogo della sua missione, il numero di potenziali mondi alieni sale a 4.034: di questi 2.335 sono stati verificati come pianeti, e più di 30 sono grandi quanto la Terra in fascia abitabile.
 
 

NASA’s Kepler space telescope team has released a mission catalog of planet candidates that introduces 219 new planet candidates, 10 of which are near-Earth size and orbiting in their star's habitable zone, which is the range of distance from a star where liquid water could pool on the surface of a rocky planet.

This is the most comprehensive and detailed catalog release of candidate exoplanets, which are planets outside our solar system, from Kepler’s first four years of data. It’s also the final catalog from the spacecraft’s view of the patch of sky in the Cygnus constellation.

With the release of this catalog, derived from data publicly available on the NASA Exoplanet Archive, there are now 4,034 planet candidates identified by Kepler. Of which, 2,335 have been verified as exoplanets. Of roughly 50 near-Earth size habitable zone candidates detected by Kepler, more than 30 have been verified.

Additionally, results using Kepler data suggest two distinct size groupings of small planets. Both results have significant implications for the search for life. The final Kepler catalog will serve as the foundation for more study to determine the prevalence and demographics of planets in the galaxy, while the discovery of the two distinct planetary populations shows that about half the planets we know of in the galaxy either have no surface, or lie beneath a deep, crushing atmosphere – an environment unlikely to host life.

 

source nasa.gov

 
 
Il nuovo pirata è digitale, maschio, lavoratore autonomo e istruito e 2 italiani su 5 piratano film, serie o programmi tv, secondo la nuova indagine Fapav/Ipsos Stampa E-mail
Giovedì 08 Giugno 2017 14:16

La pirateria audiovisiva non si ferma e diventa sempre più digitale

Quattro adulti su dieci in Italia guardano illegalmente film, serie tv e programmi di intrattenimento, con un danno complessivo all’economia italiana di 1,2 miliardi di euro e 6.540 posti di lavoro persi. 

È quanto emerge dalla nuova indagine sulla pirateria audiovisiva realizzata da Ipsos per conto della Fapav (Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali) e presentata a Roma il 5 giugno alla Casa del Cinema

PIRATI 2.0  

Il consumo illecito, secondo i risultati della ricerca, è diventato una consuetudine praticata a livello di massa in uno scenario in continuo mutamento. Su un campione rappresentativo di oltre 1400 persone intervistate (di persona e online) da 15 anni in su, il 39 per cento ha usufruito almeno una volta nel 2016 di un contenuto piratato. 

Questa percentuale sale fino al 51 per cento tra i 10-14enni (un ragazzo su 2), sui quali Ipsos ha, per la prima volta, voluto puntare i riflettori per approfondire l’analisi anche in una fascia di età di giovanissimi. 

La pirateria, insomma, tende a radicarsi allargandosi (in tutto sono circa 669 milioni i titoli piratati nel 2016, principalmente film), e soprattutto è in forte aumento quella digitale che registra un incremento del 78 per cento rispetto al 2010 con un trend continuamente in crescita negli ultimi sei anni. 

Gli utenti, quindi, sono ormai pirati in versione 2.0, ricorrendo sempre più a download e streaming illegale su Internet e sempre meno all’acquisto di Dvd/Blue Ray contraffatti (pirateria fisica) e alla visione di copie prestate da altri (pirateria indiretta). 

Relativamente ai contenuti, invece, i film restano in cima alle mire di chi compie atti illeciti (33 per cento) ma meno del passato (-4 per cento dal 2010), mentre serie e programmi tv, compreso lo sport, sono sempre più ambiti dai pirati con un balzo, rispettivamente dal 13 al 22 per cento, e dall’11 al 19 per cento in confronto al 2010. 

IL VERO IDENTIKIT  

Quanto al profilo socio-demografico, l’indagine Ipsos, illustrata direttamente dal suo presidente Nando Pagnoncelli, descrive aspetti di novità interessanti. 

Contrariamente ai luoghi comuni che lo vorrebbero meno abbiente e perciò incline al mercato illegale, il pirata italiano è in genere un uomo (55 per cento dei casi), sotto i 45 anni, lavoratore (54 per cento), che, più spesso della popolazione media italiana, ricopre posizioni direttive e autonome con un titolo di studio mediamente più elevato (62 per cento diplomati). 

Un inedito profilo che, secondo il giudizio pungente Giuseppe De Filippi, vice direttore del Tg5, intervenuto a moderare la tavola rotonda, svoltasi in mattinata, rinvia a una «forma di sovversivismo cinematografico della classi dirigenti italiane». 

PERCEZIONE DEL DANNO  

La pirateria è un reato e ne sono consapevoli gli utenti che scaricano o guardano illegalmente film e serie tv. Ma solo 1 pirata adulto su 4 (e 1 su 5 tra i più giovani) pensa che piratare possa essere considerato un comportamento grave. 

Da un lato, chi realizza questo atto illecito ritiene che i danni siano limitati, astrattamente, all’industria del settore audiovisivo e non si possano estendere alle persone comuni, contro la valutazione dell’Ipsos che stima notevoli conseguenze economiche e occupazionali (1,2 miliardi di euro di perdita di fatturato di tutti i settori, 198 milioni di euro di mancati introiti fiscali e 6540 posti di lavoro a rischio, come se ogni anno chiudessero 1500 aziende operanti in Italia). 

Dall’altro, come ha sottolineato Nando Pagnoncelli, prevale un atteggiamento di auto-indulgenza tra i pirati, unitamente a una previsione di impunità : solo la metà degli intervistati crede, infatti, probabile che possa essere scoperto e punito. 

Sotto questo aspetto, Giampaolo Letta, vice presidente e amministratore delegato di Medusa, presente alla tavola rotonda, ha prospettato la possibilità di introdurre sanzioni contro il consumatore disonesto. 

L’idea è che, data la sempre maggiore difficoltà a individuare e colpire i promotori del business della pirateria, - i quali, come ha messo in evidenza il Segretario della Fapav nella sua introduzione, si sono evoluti utilizzando server transfrontalieri e conti offshore per occultare attività e profitti - non resta che agire dal basso provando a punire l’utente finale. 

UN PROBLEMA CULTURALE  

Più orientato a una soluzione basata su un’azione culturale, è l’approccio di Paolo Genovese, regista e sceneggiatore, che ha preso la parola, invitato all’iniziativa. 

Il pirata ruba, è un ladro che si appropria di guadagni altrui, e va sanzionato certamente. Ma, questo è il suo ragionamento, «si fa fatica a spiegare ai propri figli che la pirateria è illegale, quando i siti dove si guardano e scaricano contenuti illeciti sono facilmente reperibili, a portata di chiunque, anche senza grandi competenze tecniche, e la loro interfaccia ha, per giunta, una parvenza di legalità?». 

Davanti al fenomeno della pirateria, la quale non viene scalfita neanche dall’avvento di piattaforme digitali che hanno ampliato e diversificato l’offerta legale, c’è, a suo parere, da riflettere sull’aspetto culturale. Nelle scuole, soprattutto, bisogna educare i giovani a guardare i film nelle sale che sono la sede naturale della fruizione del cinema. 

«Il cinema visto da un computer e da uno schermo del cellulare – commenta con una punta di amarezza Paolo Genovese - è la cosa che più rattrista».

 

FONTE  carlo lavalle lastampa.it

 
Il virus che ha colpito 41 applicazioni sul Play Store di Google, genera clic fraudolenti sugli annunci pubblicitari Stampa E-mail
Martedì 30 Maggio 2017 20:26

Si chiama Judy il nuovo malware Android che ha già infettato 36 milioni di dispositivi

 

Il nuovo malware che sta infettando milioni di dispositivi Android è stato scoperto dal team di ricerca di Check Point Software Technologies , società israeliana specializzata in cyber sicurezza. Il virus è stato soprannominato Judy e ha raggiunto un grado di diffusione così alto da renderlo tra i più pericolosi di sempre sul sistema operativo di Alphabet. Attualmente, oltre 36,5 milioni di dispositivi Android sono già stati infettati. 

Secondo i ricercatori di Check Point, il malware è stato identificato su 41 applicazioni diverse nel Play Store di Google. Judy sembra essere in grado di aggirare il sistema di Google Bouncer, l’applicativo automatico che scansiona ogni applicazione prima della pubblicazione sul Play Store

Alcune delle applicazioni infette sono disponibili da anni sul Play Store, perciò non è chiaro se il virus fosse sempre stato presente (e attivato solo di recente), oppure caricato durante la pubblicazione di un aggiornamento dell’app

«Il malware colpisce i dispositivi Android per generare grandi quantità di clic fraudolenti sugli annunci pubblicitari - spiegano i ricercatori di Check Point - creando un indotto economico importante per gli hacker».

 

Il funzionamento di Judy è semplice: l’app scaricata stabiliva una connessione con il server degli attaccanti, ricevendo istruzioni con incluse stringhe di codice JavaScript (che è il linguaggio di programmazione utilizzato per creare ed eseguire azioni). 

A questo punto il malware, usando il dispositivo infetto, apriva un indirizzo web e reindirizzava il browser dell’utente sul sito desiderato, cliccando automaticamente sul banner di Google che permetteva di far monetizzare gli autori di Judy.  

Google ha provveduto a rimuovere tutte le applicazioni incriminate, subito dopo la segnalazione di Check Point Software Technologies. L’attacco ha però fatto notare quanto sia ancora poco protetto il market place dell’azienda di Mountain View, nonostante i sistemi di verifica e i protocolli di sicurezza.

 

 Fonte luca scarcella lastampa.it

 
Scott Schober, guru americano della sicurezza informatica: “Sempre più diffusi i ricatti informatici, ora colpiscono anche le grandi aziende” Stampa E-mail
Lunedì 29 Maggio 2017 22:48

I pirati del software alzano il tiro, dopo WannaCry arriveranno altri ransomware

 

L’attacco di Wannacry ha somiglianze a quello alla Sony del 2014, quindi potrebbe essere stato orchestrato da pirati nordcoreani, che non sono riusciti a raggiungere gli Usa grazie a un eroe per caso di appena 22 anni”. A dirlo è Scott Schober, guru della sicurezza informatica e autore del volume Hacked Again, il quale spiega come i pirati della rete hanno alzato il tiro andando ad operare esattamente come quelli dei mari. 

Ci troviamo dinanzi a un nuovo scenario della pirateria informatica?  

“Due settimane fa circa 100 Paesi sono stati presi di mira da un agente patogeno inizialmente sviluppato dalla National Security Agency (Nsa), sicurezza nazionale americana. Russia, Ucraina e Taiwan sono stati i principali bersagli dell’attacco. Il software maligno è un ransomware, un agente che infetta terminali attraverso un link o un allegato contenuti in una mail. Poi blocca i file del computer preso di mira con codici che solo gli hacker sono in grado di decodificare. E che procedono alla loro decodificazione solo previo pagamento di un riscatto, nella fattispecie l’equivalente di 300 dollari in bitcoin, la moneta digitale anonima. Se il riscatto non viene pagato gli hacker non decriptano e i file sono inutilizzabili”.  

Una sorta di ricatto o di rapimento di materiale vitale?  

“Per alcune aziende avere accesso ai dati è questione di vita o di morte. Pesiamo ad esempio al sistema ospedaliero britannico preso di mira dai bucanieri della rete, senza i file presi in ostaggio sono costretti a non accettare pazienti o a trasferirli. Pensiamo a FedEx, per non parlare di Portugal Telecom e Telefonica Argentina”. 

Perché proprio ora?  

“Il timing non è casuale perché segue le minacce dei pirati della rete avvenute in coincidenza delle elezioni francesi con la pubblicazione di documenti riservati e delicati del candidato e attuale presidente Emmanuel Macro. La Russia è stata accusata di numerosi attacchi di recente ma questa volta sembra non essere dietro le azioni piratesche visto che essa stessa è stata obiettivo degli hacker, in particolare il suo ministero degli Interi e la sua banca più grande ovvero Sberbank”.  

Allora è plausibile che ci sia la Corea del Nord dietro?  

“Non se ne ha la certezza ma senza dubbio i pirati di Pyongyang ne hanno le capacità. Per quanto mi riguarda vedo molte similitudini all’attacco alla Sony Picture alla vigilia della prima del film The Interview proprio incentrato sulla Corea del Nord. Allora furono con una certa evidenza gli hacker nordcoreani ad agire e oggi le modalità sembrano simili. Occorre però anche dire che a volte i pirati utilizzarono modalità simile a quelle di loro colleghi criminali per depistare”. 

Perché l’attacco non ha colpito gli Stati Uniti?  

“Per merito un esperto di cybersecurity britannico 22enne che è riuscito a fermare la propagazione del ransomware registrandone il codice e il dominio nascosto nel malware, e avvertendo che l’attacco poteva essere reiterato. Poco più di dieci dollari per evitare danni per miliardi di dollari”.

I pirati alzano il tiro?  

“La gran parte degli attacchi nei passati due anni hanno preso di mira piccole e medie imprese, ma ora anche le grandi corporation sembrano finire nel mirino a livello globale. E poi c’è la modalità del riscatto ad alto livello, pensiamo ad esempio a Walt Disney, ricattata con la minaccia di bruciare l’uscita del prossimo episodio della saga dei Pirati dei Caraibi, ancora atteso nelle sale. Attraverso la diffusione di una prima anticipazione di 5 minuti della pellicola e poi di spezzoni da 20 minuti l’uno, previo pagamento di un riscatto in bitcoin”. 

Intende dire che fa tutto parte dello stesso copione, quindi non è finita qui?  

“Non è finita, no. Continuo a consigliare a tutti di salvare i dati su base regolare e immagazzinarli in memorie sicure. Questo non mette al riparo da attacchi, ma almeno fa in modo che gli utenti non debbano mettere mano al portafogli per ritornare in possesso di ciò che è loro. O il rischio sarà che il pagamento dei riscatti diventerà la nuova piaga 3.0, proprio come avviene con i pirati offline”. 

 

FONTE  francesco semprini lastampa.it

 
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