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Tecnologia
L' Authority sottolinea: "dare piena attuazione alla normativa comunitaria" Stampa E-mail
Sabato 29 Luglio 2017 10:18

Roaming, AgCom richiama TIM e Vodafone

 Prosegue l'attività di vigilanza dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni sul rispetto, da parte degli operatori, della nuova disciplina in materia di roaming sulle reti pubbliche di comunicazioni mobili all'interno dell’Unione Europea, entrata in vigore lo scorso 15 giugno.

Nel giorno in cui si delinea la nuova governance di Telecom, l'AgCom ha richiamato formalmente gli operatori TIM e Vodafone a dare piena attuazione alla normativa comunitaria.

Contrariamente a quanto accaduto lo scorso anno, quando l'Autorità fu costretta a sanzionare tre operatori per violazione del regime transitorio previsto dal Regolamento UE, il Consiglio dell'Authority – relatore il Commissario Antonio Martusciello - ha rilevato, in linea generale, un sostanziale rispetto del cosiddetto Roam Like At Home, in virtù del quale si applicano le stesse condizioni tariffarie per l’uso dei servizi mobili in roaming in vigore nel Paese in cui il cliente ha sottoscritto l’abbonamento.

L'Autorità sottolinea tuttavia che permangono alcune criticità rispetto a profili specifici, quali ad esempio
la limitazione al solo territorio nazionale di alcune promozioni, tra cui quelle a titolo gratuito (ossia che non prevedono costi di attivazione per la clientela) quelle la cui attivazione è circoscritta a specifiche tipologie di utenza e quelle la cui fruizione è limitata a brevi periodi di tempo o aventi finalità di fidelizzazione.

Sotto diverso aspetto, è stata richiamata formalmente anche la società Lycamobile, nella misura in cui non applica all’uso dei servizi mobili in roaming le stesse condizioni sottoscritte dall'utente a livello nazionale. Le tre società richiamate dovranno comunicare all'Autorità le iniziative che vorranno assumere per conformarsi al Regolamento UE.

Con riferimento all'applicabilità o meno del Roam Like At Home alle offerte “Corporate” e a quelle rientranti nella gara Consip, l’Autorità si è riservata di esprimersi al termine degli approfondimenti in corso con gli uffici della Commissione Europea.

 

FONTEteleborsa.i

 

 
Per chi stacca e vuole essere informato c'è FlashBeing Stampa E-mail
Mercoledì 26 Luglio 2017 20:35

Vacanze, le 5 app da scaricare

 

Prenotare un tour gastronomico in tutto il mondo, documentare le proprie avventure di viaggio, non portarsi dietro la valigia sotto il solleone, essere informati durante gli spostamenti, ritrovare la forma fisica in tempo per la prova costume. E' partito il conto alla rovescia per le vacanze, ecco le cinque app da scaricare prima della partenza.

Per pranzare in un cortile di Buenos Aires o su una spiaggia del Maine c'è un'applicazione che collega i viaggiatori a persone del posto che si mettono ai fornelli per una cena tipica. Si chiama EatWith e copre 200 città. Si sceglie il luogo, il cibo desiderato, la data, la soglia di prezzo e si prenota la cena, un pranzo o un pic-nic a casa di persone che ospitano e cucinano appositamente. Il servizio offre anche lezioni di cucina.

Ramblr è invece l'applicazione adatta per chi ama documentare e annotare ogni istante del viaggio. Progettata per escursionisti e per chi ama l'alpinismo, consente agli utenti di registrare tutto: percorso, statistiche come velocità media, distanza percorsa e punto più alto più alto raggiunto, oltre a registrare audio, video, immagini o testo 'geotaggiati'. In alternativa, per gli amanti del mare e del surf, c'è invece Glassy Pro: regista l'altezza e la qualità delle onde, il vento, la tavola usata e il tempo passato in acqua.

Per non trascinare la valigia con caldo e afa da un punto all'altro della città c'è invece BagBnb la "prima community di deposito bagagli in Italia". Consente di pagare online e prenotare un deposito presso bar, bistrot, caffetterie e noleggi convenzionati aperti in 10 città turistiche italiane, 24 ore al giorno, sette giorni su sette.

Chi in vacanza non ce la fa a staccare può tenersi informato con FlasgBeing, anche sul fronte meteo. L'app è un aggregatore di contenuti che unisce notizie, social network, le email della propria casella di posta, video di Youtube, le previsioni del tempo tutto in un'unica pagina, che si aggiorna automaticamente.

Bastano sette minuti e non ore di palestra per rimettersi in forma per la prova costume. E' quanto promette 7 Minutes Workout, l'app che consente un allenamento breve ma efficace. L'utente deve eseguire 12 esercizi da 30 secondi in successione con la possibilità di personalizzare gli allenamenti e il tempo di riposo a seconda delle proprie necessità. Una voce guida ai 7 minuti di training.

 

fonte ansa.it

 

 
L’azienda russa Coptersafe vende programmi e hardware per permettere ai droni cinesi di volare in luoghi vietati o superare certe altitudini. E in forum e gruppi Facebook vengono condivise le istruzioni per alterare il funzionamento dei velivoli Stampa E-mail
Domenica 23 Luglio 2017 17:30

Gli hackers insidiano i droni DJI

 

Coptersafe è un’azienda russa che vende programmi e hardware modificati in grado di permettere ai droni Dji di volare in luoghi vietati (come gli aeroporti ad esempio) o superare certe altitudini. Ma non solo, in rete sono disponibili diversi tutorial in cui viene illustrato come aggirare il geofencing, la modalità che traccia un perimetro prestabilito in cui il dispositivo deve circolare. Senza dimenticare forum e gruppi Facebook, dove vengono condivise le istruzioni per alterare il funzionamento dei droni. 

Per questo motivo, la società cinese ha annunciato di aver aggiornato il software e rimosso le versioni vulnerabili dai servers. «Continueremo a monitorare la situazione, tenendo sotto controllo ogni segnalazione e in futuro, rilasceremo nuovi aggiornamenti senza ulteriori annunci», spiega DJI, in una dichiarazione ufficiale inviata a La Stampa. «Non siamo responsabili per le prestazioni di un drone modificato e condanniamo fermamente il comportamento di tutte quelle persone che tentano di modificare il loro velivolo per un uso illegale e non sicuro», dichiara nello stesso comunicato, il responsabile della sicurezza Victor Wang. 

Insomma, da una parte Coptersafe, che, distribuisce versioni modificate di modelli come Phantom 4, in grado di superare le restrizioni nel software che gestisce il sensore gps. Senza dimenticare, i programmi che riescono ad eludere limiti di altitudine e velocità di un altro dispositivo: il Mavic Pro. Dall’altra, ci sono i forum e le piattaforme online. Ad esempio solo qualche giorno fa, l’utente Finisterre ha rilasciato su Github, un programma capace di sfruttare le falle del sistema di sicurezza. Il tutto per poter modificare il meccanismo di funzionamento dei velivoli. Mentre su Facebook , sono presenti gruppi e pagine fans nati per combattere la battaglia per il controllo dei propri droni, come riferisce a Motherboard l’amministratore del forum segreto ThatDumbDronie. 

Da alcuni giorni, i membri iscritti a questa pagina, si sono accorti che non erano più disponibili i downloads dei software dei modelli DJI, per questo motivo hanno già scaricato e archiviato tutte le vecchie versioni (modificabili) del programma, in modo da poterle installare nei velivoli. 

 

fonte  marco tonelli lastampa.it

 

 
l produttore californiano di microprocessori ha definitivamente chiuso la divisione che sviluppava dispositivi indossabili per la salute, come il braccialetto Basis Peak, e sposta l’attenzione verso la realtà aumentata Stampa E-mail
Sabato 22 Luglio 2017 11:26

Anche Intel non crede più negli smartwatch

 

L’esperienza di Intel nel mercato dei dispositivi indossabili è arrivata al capolinea. Dopo l’acquisizione di Basis per 100 milioni di dollari, nel 2014, l’azienda di Santa Clara aveva lanciato lo smartwatch Basis Peak, un prodotto che non ha attirato particolari attenzioni né guadagnato quote di mercato rilevanti. Nel 2016, ad agosto, Intel ha annunciato un richiamo generale del dispositivo e la chiusura della produzione: il Peak si surriscaldava, con il rischio di ustionare chi lo indossasse.  

Il Basis Ruby, successore del Peak che sarebbe dovuto uscire alla fine dell’anno scorso, non vedrà mai la luce, perché Intel ha preferito chiudere tutto. L’80% dei dipendenti della divisione wearables dell’azienda era già stato ricollocato o licenziato a novembre 2016. Ora fonti CNBC confermano che il gruppo di lavoro è stato completamente eliminato. Il New Technologies Group, il think-tank interno di Intel che si occupa di individuare nuove aree di sviluppo strategico, sta già concentrando attenzione e risorse altrove, in particolare sulla realtà aumentata.

Per almeno due anni il gigante dei microprocessori aveva creduto nella crescita del mercato dei wearables, investendo risorse e corredando il tutto con dichiarazioni roboanti sulla conquista del settore da parte dei prodotti Intel. L’acquisizione di Basis doveva essere il fulcro di questa strategia, ma fonti interne confermano che l’operazione non ha dato i risultati sperati. Da qui la decisione di limitare le perdite e rivedere gli investimenti nel settore. 

La decisione di Intel arriva a pochi giorni dalla notizia della bancarotta di Jawbone , una delle prime e più note aziende a investire nel mercato dei braccialetti smart per la salute. A contribuire al declino del nome storico è stata principalmente la concorrenza di soluzioni a basso costo che hanno invaso il mercato nel corso degli ultimi anni e contribuito a un generale abbassamento del prezzo dei dispositivi indossabili per il monitoraggio della salute. 

 

fonte andrea nepori lastampa.it

 
Ancora in tanti credono che uscire dalle app in background sul dispositivo Apple aiuti a liberare memoria, velocizzando il sistema operativo. È un falso mito, anzi ci sono buone ragioni per non farlo Stampa E-mail
Venerdì 21 Luglio 2017 18:59

Chiudere le app su iPhone non serve a niente, e vi spieghiamo perché

 

Due tap sul tasto home e poi via di swipe verso l’alto, per eliminare tutte quelle applicazioni in background che occupano spazio in memoria e rallentano il sistema operativo dell’iPhone. Facile, veloce, efficace. Giusto? No, sbagliato. Questa procedura, che in tanti ancora usano per migliorare le prestazioni del proprio dispositivo Apple, non serve a niente; anzi, ha effetti negativi sulla durata della batteria. 

Quando un’applicazione attiva su iOS viene messa in background e finisce nella lista delle app accessibili dall’interfaccia del multitasking, il sistema procede a “congelarla”. Significa che tutte le risorse che quell’app stava consumando vengono immediatamente riallocate dal sistema, che gestisce in maniera autonoma e intelligente alcune operazioni specifiche come le notifiche, la riproduzione musicale o gli aggiornamenti push. Per questo chiudere del tutto le applicazioni non ha ad esempio alcun effetto sulla quantità di RAM occupata.

La chiusura forzata finisce invece per avere effetti opposti: terminare le app in continuazione diminuisce la durata della batteria, perché il riavvio da zero del singolo software richiede risorse di calcolo maggiori rispetto alla semplice operazione di risveglio dal “letargo” del multitasking, un’operazione che iOS riesce a portare a termine con un impiego di risorse ridottissimo. Forzare la chiusura di un’app ha senso soltanto quando il software, per un motivo o un altro, si è bloccato e ha smesso del tutto di rispondere.  

Il mito della pulizia delle app in background su iPhone e iPad è nato con l’introduzione del multitasking su iOS ed è duro a morire ancora oggi, nonostante non abbia mai avuto alcuna giustificazione da un punto di vista tecnico. 

Craig Federighi, Senior Vice President responsabile dello sviluppo software a Cupertino, ha confermato di recente l’inutilità della procedura con una risposta all’email di un utente. E se non bastasse l’affermazione di Federighi, c’è anche la parola di Steve Jobs . Nel 2010, rispondendo anch’egli a un messaggio di un utente, il co-fondatore di Apple suggeriva di “usare il multitasking di iOS nel modo in cui è stato progettato: non c’è alcuna ragione di forzare la chiusura delle applicazioni”. 

 

fonte andrea nepori lastampa.it

 
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