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Musica
L'intesa consentirà agli artisti di mettere a disposizione in anteprima gli album e ad Universal di accedere a informazioni sensibili sulle abitudini di ascolto Stampa E-mail
Mercoledì 05 Aprile 2017 14:08

Spotify sigla una partnership strategica con Universal Music

 

 (Teleborsa) - Il colosso della musica in streaming Spotify si aggiudica la partnership con Universal Music, vera e propria perla in campo musicale, con un portafoglio artisti che si colloca al top delle classifiche mondiali.

L'accordo con il gigante discografico consentirà agli artisti di Universal di rendere disponibili i propri album per 2 settimane agli utenti premium di Spotify, cioè agli abbonati paganti, a partire dal lancio ed in anteprima mondiale. I singoli brani saranno invece disponibili a tutti, anche agli utenti non paganti.


"Questa partnership è costruita sulla passione condivisa per la musica, la creazione di valore per gli artisti e l’offerta verso i fan", ha dichiarato il numero uno di Spotify, Daniel Ek, sottolineando che l'intesa è diretta anche a favorire l'emergere di nuovi artisti, oltre che a mettere in contatto artisti vecchi e nuovi con un bacino di utenti sempre più ampio.

L'intesa non si limita ad ampliare il "raggio d'azione" degli artisti Universal, ma consentirà alla big discografica di accedere anche ad informazioni sulle "abitudini di ascolto" degli utenti e studiare assieme campagne di marketing personalizzate per i singoli artisti.
 
Si è spento in Missouri il musicista che con la sua memorabile chitarra firmò l'era del rock 'n roll attraverso brani risultati intramontabili come 'Johnny B Goode' e 'Roll Over Beethoven' Stampa E-mail
Domenica 19 Marzo 2017 18:20

Addio Chuck Berry, pioniere del rock: aveva 90 anni

 

 

 "La mia voce è andata, i miei polmoni non funzionano più bene, non ci vedo molto. Ma voglio ancora fare musica". Aveva detto così pochi mesi fa Chuck Berry, in ottobre, quando aveva compiuto novant'anni. Era nel suo stile, era il suo modo di vivere, era il suo modo di intendere il rock'n'roll. E il suo stile, il suo suono, le sue parole, hanno contribuito a cambiare in maniera radicale la musica popolare alla metà del secolo scorso. Musica che dopo l'avvento di Chuck Berry, di Elvis Presley, di Little Richard, di Jerry Lee Lewis, non è stata più la stessa. Berry, uno dei grandi padri fondatori del rock'n'roll è morto, ieri, a Saint Louis, la città che lo aveva visto nascere nel 1926. E per il mondo della musica è davvero un grande, immenso, lutto. Perché senza Chuck Berry non avremmo avuto gran parte della musica popolare dagli anni Cinquanta ad oggi, non avremmo avuto il rock, quantomeno nella forma in cui fino ad oggi lo abbiamo conosciuto.

 

 

 "Se volete chiamare il rock in un altro modo chiamatelo Chuck Berry", aveva detto John Lennon sottolineando come lui e una intera generazione di musicisti in tutto il mondo aveva "visto la luce" attraverso il bacino roteante di Elvis e la chitarra elettrica di Chuck Berry. E ancora di più attraverso i testi delle canzoni di Berry, che avevano per la prima volta trattato i temi e gli argomenti cari alla gioventù, ad una categoria sociale che solo pochi anni prima, non esistevano nemmeno. Parlando di musica siamo certi che Brian Wilson non avrebbe potuto scrivere gran parte dei primi e fondamentali hit dei Beach Boys, Keith Richards e i Rolling Stones non avrebbero scritto gli stessi hit, John Lennon non sarebbe stato il "working class hero" del rock inglese. Perché Chuck Berry ha costruito le fondamenta della musica popolare moderna ed è stato ma uno dei principali responsabili della rivoluzione sociale, culturale e artistica che dalla metà del Novecento ha cambiato il volto dell'occidente, usando una chiave semplice, diretta, immediata, imbattibile, quella della musica, quella del rock'n'roll.

Dei suoi novant'anni, settanta li aveva passati nella musica, nel blues, nel rock, in quella straordinaria miscela di musica bianca e nera che lui stesso aveva contribuito a creare e che, dagli anni Cinquanta aveva dominato come autore, cantante e chitarrista. Suonava e cantava da quando era bambino, ma non era un ragazzo tranquillo, di quelli cresciuti cantando nelle chiese. No, Chuck aveva frequentato le prigioni da giovanissimo e poi, una volta uscito, aveva fatto molti lavori diversi, continuando quella di musicista come seconda attività. Come nelle migliori leggende fu Muddy Waters, il re del blues, a indirizzarlo verso Leonard Chess, straordinario discografico chicagoano, che gli fece incidere il 21 maggio del 1955 il suo primo hit, Maybellene, seguito da Roll over Beethoven, Rock'n'roll music, Sweet Little Sixteen e soprattutto da Johnny B. Goode, il suo brano più famoso e importante, pietra miliare della musica popolare moderna e del rock'n'roll.

 

 

 Tutto bene fino al 1959, quando Berry finì nuovamente in galera, accusato di aver fatto sesso con una minorenne. Quando ne venne fuori gli anni Sessanta avevano fatto fare un lungo giro all'orologio della musica, erano arrivati i Beatles, i Rolling Stones, e soprattutto i Beach Boys, che avevano preso la musica di Berry e l'avevano trasformata, facendola diventare beat, surf,  e poi rock. Berry inizialmente fatica a tornare al successo, nonostante scriva ancora canzoni memorabili, come You never can tell e No particular place to go. Ma saranno proprio i nuovi eroi del rock, Lennon e Richards su tutti, a riportarlo all'attenzione del pubblico giovanile, permettendo ad altri brani come My ding a ling e Memphis Tennessee di diventare dei classici, interpretati da centinaia di artisti in tutto il mondo. Berry ha continuato negli anni la sua attività di musicista, fino al 1979, e proprio di recente era tornato a realizzare un album, a novant'anni, intitolato semplicemente Chuck.

 Era un uomo difficile, rabbioso, solitario, non aveva mai voluto avere una band, e anche quando altri lo avevano aiutato, come Lennon e Richards, non aveva mai abbassato la guardia, convinto com'era di essere il re, il più grande, quello che aveva aperto la porta a tutti gli altri. Ma era anche un genio assoluto, la sua musica, le sue canzoni, i riff della sua chitarra, hanno modellato parte dell'immaginario popolare degli anni Cinquanta e Sessanta, e per molti versi dovrebbero essere insegnati come l'abc ad ogni aspirante musicista in ogni parte del mondo.

 

FONTE ERNESTO ASSANTE REPUBBLICA.IT

 
10 febbraio 2017 a Bari Stampa E-mail
Venerdì 10 Febbraio 2017 18:50

 Le signore del jazz: De Vito e Marcotulli alla Vallisa per Mirarte

 

 Rita Marcotulli e Maria Pia De Vito

 Maria Pia De Vito e Rita Marcotulli in concerto in Vallisa a Bari per Mirarte
Il jazz è come una enorme tela bianca su cui, ogni artista, disegna il grande affresco della sua vita. A regalare i colori delle loro emozioni, della loro musica e del loro percorso artistico saranno stasera alle 21 in Vallisa a Bari due straordinarie musiciste, ospiti della rassegna organizzata dall'associazione culturale Mirarte, con la direzione artistica di Marina Addante. Sul palco due esponenti del jazz italiano ed internazionale: la voce di Maria Pia De Vito, capace di affrontare il repertorio jazzistico sempre con uno stile molto personale e allo stesso tempo unico e moderno, si unirà all'esperienza e alla creatività della pianista Rita Marcotulli, per un concerto evento dall'alchimia musicale decisamente affascinante. Le due signore del jazz consolidano dunque una collaborazione e un rapporto musicale decennale, che ha varcato più volte i confini internazionali, alla ricerca di un suono slegato e liberato da qualsiasi sovrasttrura, spogliato da orpelli ed effetti speciali, ritornato "naturale", un suono di radici, che non disdegna però uno sguardo rivolto al nuovo e alla contemporaneità. Maria Pia De Vito e Rita Marcotulli hanno realizzato tre lavori discografici insieme, a conferma di un'assoluta virtuosità artistica e di una sintonia musicale perfetta: "Nauplia", "Triboh" e "Fore Paese", a cui è seguita una lunga serie di concerti in Italia e all'estero

 
L’ex cantante degli Wham aveva 53 anni. L’ha riferito il suo agente: «È scomparso serenamente a casa sua». Escluse quindi circostanze sospette. Stampa E-mail
Domenica 25 Dicembre 2016 23:22

È morto George Michael

 Lo riferisce la Bbc.
   

 
Giovedì 15 Dic 2016 Orario: Dalle 18:30 alle 20:00 Organizzato da : Istituto Italiano di Cultura di Lisbona Stampa E-mail
Giovedì 15 Dicembre 2016 08:48

Recital di piano di Enrico Zanisi e presentazione del n. 11 della Rivista Estudos Italianos em Portugal

 

Recital di piano di Enrico Zanisi che interpreterà alcune delle più famose colonne sonore dei film di Ennio Morricone, Nino Rota, Armando Trovajoli, Luis Bacalov, Nicola Piovani e altri.

Seguirá la presentazione del n. 11 (Nuova Serie) della Rivista Estudos Italianos em Portugal, che da molti anni apporta un contributo prezioso allo studio e all’approfondimento delle relazioni culturali fra l’Italia e il Portogallo.

Il dossier monografico è dedicato al Cinema con presentazione a cura della Prof.ssa Rita Marnoto.

Enrico Zanisi 26 anni è diplomato in pianoforte con lode e si è aggiudicato il primo premio in numerosi concorsi pianistici nazionali e internazionali sia come pianista classico che jazz.

In ambito jazzistico ha vinto il “Premio Nazionale di composizione-esecuzione pianistica in ambito jazz Franco Russo”; secondo classificato al “Premio Roma Jam Session 2007”, Primo Premio e Premio del Pubblico al prestigioso “Concorso Nazionale per nuovi talenti del jazz italiano Chicco Bettinardi “ e ha vinto il “Vittoria Rotary Jazz Award 2010” istituito dal celebre sassofonista Francesco Cafiso. A livello accademico ha vinto nel 2008 una borsa di studio per l’Università Berklee di Boston ed è stato ammesso alla facoltà di jazz presso la “Manhattan School of Music” di New York. Ha all’attivo tre dischi a suo nome: “Quasi troppo serio” uscito nel 2010 in trio con Ettore Fioravanti e Pietro Ciancaglini; “Life Variations” (2012) e “Keyowrds” (2014) pubblicati dalla “Cam Jazz” in trio con Joe Rehmer e Alessandro Paternesi. Nel 2012 si è aggiudicato il prestigioso premio TOP JAZZ nella categoria Miglior Nuovo Talento. Nel 2013 il festival “Vita Vita” di Civitanova Marche lo ha premiato come giovane talento italiano. Nel 2014 ha ricevuto il Premio SIAE per la Creatività. A febbraio 2016 la Cam Jazz pubblica il suo primo album in piano solo, Piano Tales. Si è laureato in Jazz con 110 e lode al conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone. Ha avuto il piacere di suonare con: Sheila Jordan, Dave Liebman, Andy Sheppard, Anthony Pinciotti, Paolo Fresu, Giovanni Tommaso, Fabrizio Bosso, Francesco Cafiso, Stefano Di Battista, Ares Tavolazzi, Ada Montellanico, Gabriele Mirabassi, Dario Deidda, Roberta Gambarini, Maria Pia De Vito, Flavio Boltro, Rosario Bonaccorso et al. Si è esibito in alcuni dei più importanti festival italiani tra cui: Umbria Jazz, MITO festival, Auditorium Parco della Musica, Casa del Jazz, Bergamo Jazz, Vicenza Jazz Festival, Festival Jazz di Berchidda e numerosi altri. Ha suonato anche a Londra, Strasburgo, Dublino, in Marocco, Tunisia, Israele, Germania, Polonia, India, Messico, Portorico, Brasile, Zimbabwe, Scozia.

Nel 2009 Phil Markovitz della Manhattan School of Music ha detto di lui “Enrico Zanisi plays with an assuredness that belies his years with a wonderful touch, lyricism and swing”.

 
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