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Musica
IL 12 SETTEMBRE 2018 AD OSAKA Stampa E-mail
Giovedì 06 Settembre 2018 07:42

Concerto di Ramin Bahrami e Danilo Rea "Bach is in the air"

 

Il progetto "Bach is in the Air" nasce dalla generosa ambizione di due grandi pianisti di esaltare la modernità e l’universalità della musica di J.S. Bach e di proporla non solo agli amanti della musica classica, ma anche ai giovani che ascoltano solo il pop o il jazz.

L’idea guida di tutto il progetto, spiega Danilo Rea in un’intervista, è stata quella di rispettare ciò che Bach aveva scritto e di provare a unire due discipline, due modi di suonare e di improvvisare su ciò che Bach aveva scritto. Si tratta di un’operazione mai tentata prima, perché, finora, operazioni simili sono sempre state per lo più realizzate da jazzisti, che hanno preso la musica di Bach e l’anno riarrangiata alla maniera del jazz. In Bach is in the Air, invece, i due pianisti cercano di dialogare con la musica di Bach senza snaturarla: un’operazione che è resa possibile perché – spiega Ramin Bahrami- la musica di Bach è, assieme a quella di Carlo Gesualdo da Venosa e di Girolamo Frescobaldi, la più moderna in assoluto ed è destinata a mantenere intatto il suo messaggio e a parlare anche alle generazioni future, proprio per la sua capacità di rivolgersi non solo alle persone colte, ma anche ai bambini.

L’Istituto Italiano di Cultura di Osaka è felice di portare per la prima volta in Giappone, grazie alla generosa collaborazione della Osaka Symphony Hall, un progetto che in Italia è stato accolto con grande entusiasmo dal pubblico e dalla critica. Ci auguriamo che il pubblico giapponese, così ricco di sensibilità e amore per l’arte, voglia apprezzare la nostra proposta musicale.

Istutito Italiano di Cultura di Osaka
Direttore Stefano Fossati 

 

RAMIN BAHRAMI (Piano)
“Ramin Bahrami scompone la musica di Bach e la ricompone in modi che risentono di un modello, Glenn Gould, senza veramente assomigliare al modello. Io gli ho insegnato a sopportare il morso, ma non l’ho domato; e spero che continui ad essere com’è” – Piero Rattalino.
Ramin Bahrami è considerato uno tra i più importanti interpreti bachiani viventi a livello internazionale.
Dopo l’esecuzione dei Concerti di J.S. Bach a Lipsia nel 2009 con la Gewandhausorchester diretta da Riccardo Chailly, la critica tedesca lo considererà: “un mago del suono, un poeta della tastiera… artista straordinario che ha il coraggio di affrontare Bach su una via veramente personale…”(leipziger volkszeitung).
La ricerca interpretativa del pianista iraniano è attualmente rivolta alla monumentale produzione tastieristica di Johann Sebastian Bach, che Bahrami affronta con il rispetto e la sensibilità cosmopolita della quale è intrisa la sua cultura e la sua formazione. Le influenze tedesche, russe, turche e naturalmente persiane che hanno caratterizzato la sua infanzia, gli permettono di accostarsi alla musica di Bach esaltandone il senso di universalità che la caratterizza.
Bahrami si è esibito in importanti festival pianistici tra cui “La Roque d’Anthéron”, Festival di Uzés, il Festival “Piano aux Jacobins” di Toulose, il Tallin Baroque Music Festival in Estonia e il Beijing Piano Festival in Cina, Festival di Brescia e Bergamo, Ravello Festival ed in prestigiose sedi italiane come La Scala di Milano, la Fenice di Venezia, l’Accademia di Santa Cecilia a Roma ecc…
Nato a Teheran si diploma con Piero Rattalino al Conservatorio “G. Verdi” di Milano,approfondisce gli studi all’Accademia Pianistica di Imola e con Wolfgang Bloser alla Hochschule für Musik di Stoccarda.
Si perfeziona con Alexis Weissenberg, Charles Rosen, András Schiff, Robert Levin e in particolare con Rosalyn Tureck.
Ramin Bahrami incide esclusivamente per Decca-Universal, i sui CD sono dei best seller e riscuotono sempre molto successo di pubblico e di critica tanto da indurre il Corriere della Sera a dedicargli una collana apposita per 13 settimane consecutive.
Ramin Bahrami ha scritto due libri per la Mondadori e il terzo edito Bompiani dal titolo “Nonno Bach”
Recentemente ha avuto il privilegio di inaugurare la stagione di musica da camera di Santa Cecilia a Roma e al Beethoven Festival di Varsavia in collaborazione con il flautista Massimo Mercelli, con cui ha registrato le sonate per flauto e piano per Decca.
Reduce da un concerto trionfale nella sala grande dell'Accademia Liszt a Budapest e alla Tonhalle di Zurigo, recentemente si è esibito con Yuri Bashmet e I Solisti di Mosca, ha avuto anche il privilegio di suonare in una gala di beneficenza con la clarinettista Sabine Meyer, clarinettista preferita di Karajan.
Ha inciso l’ Offerta Musicale di J.S. Bach con le prime parti di Santa Cecilia
E’ stato insignito del premio Mozart Box per l'appassionata e coinvolgente opera di divulgazione della musica, bachiana e non solo, inoltre è stato insignito del Premio “Città di Piacenza–Giuseppe Verdi” dedicato ai grandi protagonisti della scena musicale, riconoscimento assegnato prima di lui a Riccardo Muti, Josè Cura, Leo Nucci e Pier Luigi Pizzi.

DANILO REA (Piano)
Nato a Vicenza quasi per caso, Danilo Rea è romano, ma non d’adozione. È romano perché la sua storia in musica nasce a Roma, tra le pareti di casa sua, dove l’incanto per i vecchi vinili di Modugno è più forte, già da piccolissimo, di qualsiasi divertimento: il vero gioco è suonare il piano, il vero incanto è la musica, il vero sogno è la melodia, il vero abbandono è nell’armonia. E la passione diventa studio al Conservatorio di Santa Cecilia, dove si diploma in pianoforte con il massimo dei voti e dove attualmente insegna nella cattedra di jazz.
Studi classici, rock e pop influenzano la sua formazione e convergono attraverso il jazz, la sua vera passione, in uno stile inconfondibile e unico composto di due ingredienti fondamentali: melodia e improvvisazione.
Appena maggiorenne esordisce con lo storico Trio di Roma con Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto; parallelamente accompagna come pianista i più importanti cantautori italiani: Mina lo vuole prima ancora di Gino Paoli, ed entrambi gli restano fedeli negli anni, fino a oggi. Intanto collabora con Claudio Baglioni, Pino Daniele, Domenico Modugno, Fiorella Mannoia, Riccardo Cocciante, Renato Zero, Gianni Morandi e Adriano Celentano.
Il suo talento lo porta ben presto ad affermarsi anche sulla scena internazionale e a suonare al fianco dei più grandi nomi del jazz come Chet Baker, Lee Konitz, Steve Grossman, Bob Berg, Phil Woods, Michael Brecker, Tony Oxley, Joe Lovano, Gato Barbieri, Aldo Romano, Brad Mehldau, Danilo Pérez, Michel Camilo, Luis Bacalov.
Nel 1997, con Enzo Pietropaoli e Fabrizio Sferra, fonda “Doctor 3”, il trio che per tre anni riceve il premio della critica come miglior gruppo jazz, e che per più di dieci anni lo porta a calcare i più importanti palcoscenici italiani e all’estero con esibizioni in Europa, Stati Uniti, Sudamerica e Cina.
A partire dal 2000 Danilo Rea trova nella dimensione in piano solo il momento ideale per dare forma al proprio universo espressivo e al suo talento naturale per l’improvvisazione: le idee che convergono nelle performance sono delle più varie, dai capisaldi del jazz, passando per le canzoni italiane, fino alle arie d’opera.
Il suo primo lavoro da solista è “Lost in Europe” (2000) composto durante un tour in Europa; nel 2003 pubblica “Lirico”, in cui miscela lirica e jazz improvvisando sui temi operistici mettendone in luce la grande attualità. L’intenso rapporto con la musica classica, che prosegue tuttora, lo porta ad aprire il Festival di musica lirica internazionale “Festival del bel canto” con il concerto “Belcanto Improvisations”.
Seguono “Solo” (2006) e “Introverso” (2008), album in cui Rea si cimenta con composizioni inedite di piano solo, fino ad arrivare al pluripremiato “A Tribute to Fabrizio de André”, omaggio al grande cantautore e poeta italiano, inciso per la prestigiosa etichetta tedesca ACT nel 2010.
Ma sono i suoi concerti di piano solo, con le sue improvvisazioni che spaziano su qualsiasi repertorio, a conquistare le platee di tutto il mondo: oltre a essere il primo jazzista ad avere un concerto di piano solo alla sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica (nel 2003), nel 2006 è protagonista di un memorabile concerto al Guggenheim Museum di New York.
Successivamente, con “Concerto per Peggy”, in occasione del 60° anniversario della Collezione Peggy Guggenheim a Venezia, rende omaggio a Peggy Guggenheim con un recital pianistico che attraversa e celebra la musica classica americana della prima metà del secolo scorso. Nel 2009 si esibisce al Teatro la Fenice di Venezia e chiude la 68° stagione della Camerata Musicale Barese con un concerto al Teatro Petruzzelli.
Tra le sue collaborazioni più recenti, i lavori con Gino Paoli: già compagni di avventura nel progetto “Un incontro in Jazz”, il sodalizio artistico prosegue con l’album e il progetto live “Due come noi che…” (2012) e “Napoli con Amore” (2013).
Nel 2014 Danilo firma le musiche per il film “Quando c’era Berlinguer” e nel 2015 quelle per “I bambini sanno”, entrambi per la regia di Walter Veltroni; nell’estate dello stesso anno viene presentato in anteprima mondiale a Umbria Jazz “…IN BACH?”, il progetto live a quattro mani con Ramin Bahrami, omaggio all’imponente eredità musicale di Johann Sebastian Bach.
Il 16 ottobre 2015 esce “Something in our way” (Warner Music Italy), nuovo disco in piano solo ispirato all’indimenticabile repertorio dei Beatles e dei Rolling Stones.
Dal 27 Aprile all' 8 Maggio 2016, attraverso il tour di Umbria Jazz in Cina 2016, i suoi concerti in piano solo toccano prestigiose venue ed importanti teatri nelle città di Pechino, Shangai, Qingdao e Canton.
Il 3 Novembre 2016 gli viene consegnato il prestigioso Premio Vittorio De Sica per la Musica, un riconoscimento che viene conferito a personalità di rilievo nel campo del cinema e delle altre arti, della cultura, delle scienze e della società per il complesso della loro carriera, o per meriti rilevati nel corso dell’anno.
Il 1 Dicembre 2016, a seguito del successo ottenuto dal tour di Umbria Jazz in Cina, gli viene conferito il Leone D'Oro, assegnato a personalità del mondo della cultura, dello sport e dello spettacolo che si sono distinte nelle relazioni con la Cina, in occasione dei China Awards 2016 evento organizzato dalla Fondazione Italia Cina e da MF/ Milano Finanza con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero dell’Ambiente e della Camera di Commercio Italo Cinese, la partnership della Camera di Commercio Italiana in Cina.
Il 4 Marzo 2017, presso l’Aula Magna di Palazzo Pietro Tiravanti, l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, alla presenza del Direttore Generale del MIUR, gli conferisce il Diploma Accademico di Secondo Livello Honoris Causa in Nuove Tecnologie dell’Arte per il profondo impegno profuso nel diffondere l'arte della musica.

 
Torna, dal 6 all’11 agosto, “I Suoni del Lago… oltre il giardino” Stampa E-mail
Lunedì 06 Agosto 2018 17:37

“I Suoni del Lago… oltre il giardino”, Danilo Rea a Sabaudia con la figlia Oona

 

                                                                                                               OONA REA

Torna, dal 6 all’11 agosto, “I Suoni del Lago… oltre il giardino, rassegna concertistica promossa dalla Pro Loco di Sabaudia in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Sabaudia, il Parco Nazionale del Circeo e con i patrocini della Provincia di Latina e del Consorzio Pro Loco Circe (Ponza, Latina, Terracina, Sabaudia, San Felice Circeo), che gode, fin dal primo anno, della direzione artistica del Maestro Piero Cardarelli e di quella organizzativa di Gennaro di Leva.

L’inaugurazione è affidata a Danilo Rea. L’artista si esibirà domani, 6 agosto, con inizio alle 21.30, nella splendida cornice del Belvedere di Sabaudia.

Danilo Rea è considerato uno dei grandi pianisti italiani, proiettato sulla scena internazionale ha collaborato con i più grandi musicisti della storia del jazz. Torna a Sabaudia testimoniando un legame pressoché ininterrotto, da più di quarant’anni, con questi luoghi dove suonava giovanissimo e ancora lontano dai riflettori insieme all’amico di sempre Piero Cardarelli. Da quelle estemporanee esibizioni, quando Sabaudia accoglieva le prime sperimentazioni in chiave jazz, si giunge fino a oggi, con l’atteso ritorno anche nella terza edizione de I Suoni del Lago.

Pianista  prediletto di Mina per le sue registrazioni e di Gino Paoli per i concerti, terrà a battesimo la “Suoni del Lago strings Orchestra”, una compagine formata da due musicisti e docenti locali e da cinque giovani allievi del conservatorio e del liceo musicale di Latina. Ad accompagnarlo sul palcoscenico abbracciato dal lago, la figlia Oona, considerata una delle voci più interessanti del panorama musicale italiano, dotata di un intenso timbro blues che la distingue dalla gran parte delle cantanti jazz italiane. Oona Rea utilizza la sua voce cantando con disinvoltura sia in inglese che in italiano, ricordando come vocalità la grandissima Annette Peacock. Un’artista che già dimostra personalità ed uno stile particolare con vocalità e tecnica di prim’ordine, come testimoniato nel recente tour che ha percorso l’Oriente tra Cina e Giappone.

 

fonte corriere.it

 
Toni Malco, al secolo Antonio Pera, appartiene alla grande famiglia dei cantautori romani e torna a Roma, al teatro Greco, per presentare il suo nuovo singolo “Scherzi del tempo”. Stampa E-mail
Martedì 05 Giugno 2018 20:57

Toni Malco torna sul palco romano con due serate d’eccezione L’8 e il 9 giugno il cantautore romano offrirà al pubblico del Teatro Greco il meglio del suo repertorio e il nuovo singolo “Scherzi del tempo”

 

 Una carriera, la sua, che non ha mai registrato pause. Vincitore del Festival di Centocittà, si aggiudica il famoso Telegatto di Sorrisi e Canzoni TV. Ha inoltre al suo attivo cinque album e sei singoli pubblicati dalle maggiori compagnie discografiche italiane e straniere (RCA, Carosello, Ricordi, SONY MUSIC, ecc.).

 Torna quindi ad esibirsi dal vivo nel modo che preferisce, in teatro, complice il suo ultimo lavoro discografico: un nuovo singolo dal titolo “Scherzi del Tempo” scritto con Luigi Lopez, prezioso collaboratore, autore di grandi successi. Un brano suggestivo denso di emozione, in cui le atmosfere, spaziando tra il pop e le grandi ballate, danno modo al cantante di esprimere tutta la sua musicalità nel pieno della raggiunta maturità di uomo e artista. Nuovo disco e nuovi concerti, supportato da un’ottima band composta da eccellenti musicisti tra i più apprezzati del panorama italiano: Stefano Zaccagnini e Gino Mariniello alle guitars, Gianni Aquilino e Paolo Lurich alle keyboards e ancora Mimmo Catanzariti al basso, Andy Bartolucci alle percussioni e la vocalist Benedetta Fumagalli.

Con loro l’artista ritrova la sua reale e più congeniale dimensione di musicista e cantautore. Da sempre grande appassionato di calcio ha inoltre scritto e interpretato l’inno della sua squadra del cuore, dal titolo “Vola Lazio Vola”, riscuotendo un notevole successo in Italia e all’estero con più di un milione di copie vendute. Ma Toni Malco è anche molto altro. Oltre ad essersi fatto apprezzare nelle vesti di attore come interprete di varie fiction televisive, è l’ideatore e conduttore di una trasmissione radiofonica dal titolo “Mi ritorni in mente”: un salotto virtuale con ospiti prestigiosi del mondo della musica, della cultura, dello sport e dello spettacolo che vanta numerosissimi ascoltatori ed è stato premiato come migliore trasmissione di intrattenimento con il Microfono d'oro 2016.

 Da sempre è inoltre impegnatissimo nel sociale come sostenitore della ONLUS MANGO: organizzazione benefica che raccoglie fondi per adozioni a distanza di bambini del Paraguay. Tutti elementi che attribuiscono a definire i contorni di questo poliedrico artista che occupa un posto significativo nel vasto panorama della musica pop italiana. Il concerto Lo spettacolo di 120 minuti, pensato e ideato insieme all’amico autore Luigi Lopez, racchiude i brani più significativi di Malco.

Si tratta di uno show cantato e suonato ma anche raccontato attraverso ricordi e aneddoti che l’artista ha vissuto in tanti anni di vita professionale. Una sorta di narrazione di quelli che sono stati i suoi approcci al mondo della canzone. Sin da i suoi primi inizi, quando divideva una grande empatia con l’amico di quartiere, l’indimenticato cantautore Rino Gaetano, che incideva per la stessa casa discografica: la gloriosa RCA italiana. I ricordi più singolari di quando girava l’Italia insieme ad un giovanissimo e ancora sconosciuto Vasco Rossi. Singolari racconti di quando divideva la mensa della RCA con i grandi Lucio Battisti, Francesco De Gregori e Lucio Dalla.

Nella scaletta tante canzoni di Malco scritte dalla fine degli anni Settanta ad oggi fino ad arrivare all’ultima sua creatura, il singolo appena uscito da titolo “Scherzi del tempo”: canzone autobiografica scritta insieme a Luigi Lopez. Immagini, diapositive, racconti che in qualche modo ripercorreranno numerose vicissitudini nelle quali si ritroveranno tanti appassionati di musica.
 Folto il parterre atteso tra cui Roselyne Mirialachi e Conny Caracciolo, direttamente da Italia 1 nel reality “GoggleBox”, Adriana Russo e la cantante Naira.

8-9 giugno 2018, ore 21 Teatro Greco, via Ruggero Leoncavallo, 10/16

  Ufficio stampa Lucilla Quaglia 338.7679338


 
Il famoso pianista re dell’improvvisazione sfiderà l’intelligenza artificiale in un progetto ideato da Alex Braga e dall’Università di Roma Tre Stampa E-mail
Lunedì 14 Maggio 2018 13:50

Cracking Danilo Rea, sfida fra musicista e intelligenza artificiale al Wired Next Fest

 

 l prossimo 27 maggio il Wired Next Fest 2018 ospiterà uno spettacolo davvero originale che vedrà l’intelligenza artificiale sfidare l’improvvisazione artistica dell’uomo. Cracking Danilo Rea, in programma domenica 27 alle ore 18 durante il festival di Wired a Milano, vedrà infatti il pianista di fama internazionale Danilo Rea salire sul palco assieme ad Alex Braga e mettersi in gioco contro una tecnologia appositamente messa a punto dall’Università di Roma Tre, l’Ami (Artificial Music Intelligence). Durante l’esibizione il computer cercherà di imparare dalle note musicali di Rea, artista che ha fatto dell’improvvisazione la sua massima espressione stilistica, in modo da anticipare le sue mosse successive.

Artista versatile e innovativo, Alex Braga ha indagato gli svariati ambiti dell’arte concettuale ed è approdato in questi ultimi anni a quest’inedita collaborazione: “Da molto tempo la mia ricerca artistica si basa su tecnologia e musica.

Quando ho avuto l’idea di creare un’intelligenza artificiale che fosse in grado di decodificare il codice di qualsiasi musicista, mi son detto che se ci riuscivamo con il migliore e più imprevedibile al mondo, cioè Danilo Rea, allora avremmo fatto centro“, ci ha raccontato. Durante lo spettacolo le note del piano e quelle generate dall’elettronica generano delle linee grafiche che creano figure sullo schermo alle spalle degli artisti: “Ogni volta che sali su un palco speri di emozionarti e di emozionare il pubblico.

 

FONTE 

 
Ecco il segreto di una vita, di quarant'anni di lavoro in musica di uno dei più grandi jazzisti italiani e internazionali, Danilo Rea Stampa E-mail
Venerdì 04 Maggio 2018 22:14

Danilo Rea, 40 anni di musica per “Il jazzista imperfetto”

 «Le cose fatte male mi riescono tutte bene» diceva uno a proposito dell’imperfezione. E se l’imperfezione diventasse invece un modo per fare bene, ma proprio bene, le cose che all’apparenza sembrano soltanto improvvisate? Ecco il segreto di una vita, di quarant’anni di lavoro in musica di uno dei più grandi jazzisti italiani e internazionali, Danilo Rea: «Improvvisare è come parlare. Apri quella valigia che porti sempre con te, una valigia piena di emozioni che si sovrappongono e che riaffiorano chissà da dove e ti guidano, una nota dopo l’altra. Allora il mondo si spalanca e capisci che non c’è una sola visione». Ecco chi è il pianista sull’Oceano delle meraviglie, quello delle “My Favourite Things” tanto per citare John Coltrane, che si racconta spassionatamente tra nostalgia, frenesia e migliaia di ricordi affastellati e nitidi in “Il jazzista imperfetto” (RaiEri ed. 237 pagine, 18 euro) nelle librerie da oggi; una sorta di lunga conversazione in giro per il mondo da New York a Tokyo, dalle cantine romane degli anni 70 ai luccicanti palchi frequentati dal jetset internazionale. 

Per chi ha vissuto gli stessi anni amando spudoratamente il jazz, il libro di Danilo Rea diventa allora un album di ricordi: gli anni Settanta dei dischi: «Come Millerecords e Goody Music, i primi concerti rock, le colorate librerie Feltrinelli, i negozi dell’usato dove sceglievamo come vestirci, i film visti nei cineclub o nelle Estati Romane ideate da Renato Nicolini».

 Il suo mondo
Il mondo di Danilo Rea è la prima lezione di piano all’età di sei anni, la prima ragazza, Beatrice «che aveva una vespa blu con incise sul manubrio una B e una D. Mi piaceva pensare che stessero per Beatrice e Danilo, nonostante il cognome di lei inziasse con la lettera D…».

“Il jazzista imperfetto” è una scatola magica che appena la apri ci trovi dentro un piano verticale Hoffmann&Kuhne e se continui a rovistarci dentro, inizi ad abbandonarti a quelle citazioni, a quegli angoli di memoria, a quegli appunti dell’anima che narrano di incontri inenarrabili con Giganti e maestri di vita, compagni di notti trascorse a fare jazz, ma mai ombre; perché quei compagni di jazz bene o male Danilo Rea se li porta a spasso per tutta la vita, mano nella mano, concerto dopo concerto e dopo illuminazioni che lasciano a bocca aperta. Dalle stanze del Conservatorio di Frosinone e poi di Santa Cecilia agli studi di registrazione con Mina e Baglioni, Gino Paoli e Fiorella Mannoia e poi, ancora indietro, alle conoscenze profonde di Classica per tornare a profumare di jazz puro. Senza timore di sbagliare, o almeno provando a non farlo, perché «nel jazz l’errore è previsto. Prendi una nota per un’altra e dici “però, non è male”. Ti appoggi sull’errore, lo ripeti e lo trasformi in un segno distintivo in modo che il punto di debolezza diventi un punto di forza. Certo, devi avere velocità di pensiero…».

Le cantine
Erano gli anni di droga e Lsd «e il rischio di caderci dentro era costantemente in agguato» racconta Rea, perché quelli che “si facevano” erano considerati “Yeah” ma morivano spesso anche di overdose. Sono gli anni degli incontri di una vita, Roberto Gatto, Enzo Pietropaoli, il Folkstudio, il Music Inn, Harold Bradley e Francesco De Gregori ma su tutti Massimo Urbani, il grandissimo Urbani leggenda del sax italiano e internazionale. 

Entravi nelle cantine ammuffite del Music Inn dove il jazz sapeva di polvere umida e lì gustavi di nuovo le magie di chi ci aveva suonato, Charles Mingus e Ornette Coleman, Gato Barbieri e Bill Evans: «E ora toccava a noi» ricorda Danilo Rea. Il testimone passava di mano.

Nella lunga conversazione scritta insieme con Marco Videtta, “Il jazzista imperfetto” ti rimane dentro come un quadro fermo ma in continuo movimento, la stessa atmosfera di, non so, “I nottambuli” di Hopper. E il cuore rimane appeso alle conversazioni, agli incontri, agli aneddoti. Rea cita la rigidità di Lester Young: «E’ tornato a suonare a Woodville dove è nato, invitato da un amico musicista che si è messo a fare un po’ troppo il ganzo. Dopo avere suonato insieme, il tipo va da Lester e gli fa: “Ti ricordi l’ultima volta che abbiamo suonato insieme?” e Lester: “Sì. Oggi”». Erano gli anni del grande ritorno: Pepito Pignatelli, lo storico proprietario del Music Inn, chiedeva a Danilo e ai suo compagni se se la sentivano di suonare con…Lee Konitz, Chet Baker, Art Farmer, Johnny Griffin. 

Ecco, solo per citare, tra i tanti ricordi di cui è zeppo “Il jazzista improvvisato”, quello che riguarda proprio l’inarrivabile Chet: «Andai a prenderlo con la macchina di famiglia – racconta – che mio padre, sempre pronto ad aiutarmi, mi aveva prestato senza tante raccomandazioni. Dovevamo suonare ad Isernia…Chet era bello come James Dean e suonava la tromba come un dio del jazz. Cosa c’era di malato nel jazz degli anni Cinquanta, tanto da distruggere un’intera generazione di superlativi musicisti?...Chet aveva detto che l’eroina gli aveva dato il senso del tempo, dilatando il suo modo di suonare al punto da farlo diventare il suo stile inconfondibile».

 

 Gli idoli
Qui da noi l’Rca sfornava ancora idoli: i New Perigeo, Cocciante, Rino Gaetano e Danilo accompagnava Pino Daniele («Tu sei l’unico musicista a nord di Napoli che ha suonato cone me» gli disse Pino) per arrivare, nell’’85, all’incontro con Mina: «Con Mina è diverso – continua a raccontare nel “Jazzista imperfetto” – Ti lascia la massima libertà. Il suo approccio è semplice: entra in sala e ci resta non più di due o tre ore. Propone un brano scelto al momento, in una sorta di estrazione del lotto: “Vi piace How deep is yor love?”…Mina si è sempre circondata di improvvisatori perché Mina è molto jazz…inventa gli arrangiamenti mentre canta, dando le direttive al volo: “Ora a solo di piano! Qui rullata di batteria!”…Ha la precisione di un batterista – scrive ancora Danilo Rea – e la freschezza della sua voce è sconcertante. Quando le parli al telefono sembra una ragazzina di tredici anni».

E se ti spingi ancora oltre nella lettura, ti accorgi che da grande musicista ma anche da gran signore del jazz e della vita, Danilo Rea ha saputo introiettare, ingoiare e masticare insegnamenti con la giusta umiltà che genera eccellenza. Ha imparato da Chet Baker: «Mi ha insegnato il silenzio in musica, il respiro, le note non dette, mai espresse, mai immaginate». Da Lee Konitz: «Mi ha spiegato che una frase musicale ha la possibilità di unire molte armonie, che può volare lontano, il più lontano possibile per poi dare il senso a ciò che inizialmente sembrava non ne avesse». Da Bobby Hutcherson: «Con le sue magie al vibrafono, mi ha mostrato tutto il feeling del jazz, come Johnny Griffin e come Art Farmer: con loro ho posato idealmente in quella foto scattata ad Harlem nel ’58, ho respirato e capito la loro cultura».

Un libro da sorseggiare come un whisky di ottima annata questo “Il jazzista imperfetto” di Danilo Rea che è, insieme,il riavvolgimento di un nastro quarantennale tra musica, teatro, cinema, luoghi della memoria, letteratura (nel libro si raccontano gli incontri a Massenzio con David Grossman, Amitav Gosh, Paul Auster…) e un ponte gettato verso le nuove generazioni di musicisti: «ll jazz dovrebbe rinnovarsi – ammonisce Danilo – trovare nuova linfa nei piccoli club dove, in un certo senso, è nato e cresciuto. E questo compito dovrebbe essere assunto dalle nuove leve di musicisti che però sembrano essersi chiusi nel loro mondo e hanno dimenticato la lezione del passato, quando a New Orleans i musicisti neri reinterpretavano la musica classica e l’opera lirica riscuotendo grande successi».

E mai tradire quella magica parola che è “improvvisazione”: «Io mi muovo tra un 30 per cento di melodia e un 70 per cento di improvvisazione. Anche per questo non studio mai troppo, non preparo un concerto con quella maniacale ricerca della perfezione che congelerebbe il mio istinto». E che il jazz sia con voi.

 FONTE Leonardo Jattarelli ILMESSAGGERO.IT

 
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