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La società low cost propone "un treno, un autobus o un'auto a noleggio" ai passeggeri interessati dai tagli dei voli. Un cliente che dovesse raggiungere Roma potrebbe esser portato a Bergamo, per poi proseguire in macchina. Stampa E-mail
Sabato 30 Settembre 2017 12:07

Ryanair, pazza idea dopo il caos voli: offerti viaggi alternativi in autobus

L'ironia dei giornali britannici, mentre i consumatori preannunciano cause

reuters

 Forse d'ora in avanti bisognerà chiamarla Ryanbus. Costretta a cancellare i voli a 750 mila passeggeri fino al febbraio prossimo per un imprevisto deficit di piloti, la Ryanair ha annunciato che offrirà "un mezzo di trasporto alternativo" per arrivare a destinazione che potrà essere "un treno, un autobus o un'auto a noleggio". L'opzione sarà offerta nei casi in cui la compagnia irlandese non sarà in grado di sostituire il volo cancellato con un altro volo sui suoi aerei o su una delle sue sette "linee associate".

I VOLI FERMATI DA NOVEMBRE A MARZO 2018
 
Ma la proposta è finita stamane sui giornali britannici come un tipico caso in cui al danno si aggiunge la beffa. "La Ryanair dice ai passeggeri: vi porteremo dove volete in bus", ironizza in prima pagina il titolo del Daily Telegraph. Secondo il quotidiano londinese l'azienda intende offrire trasferimenti su treno, autobus o auto come soluzione globale per i voli domestici, ovvero sul territorio di Regno Unito e Irlanda, e come soluzione parziale per i voli nel resto d'Europa: un passeggero diretto a Roma, per esempio, potrebbe essere dirottato su un volo per Bergamo e da lì proseguire per Roma in treno o in bus. O anche su un'auto a noleggio, pagata dalla compagnia, che dovrebbe naturalmente guidare lui stesso.

 L'iniziativa sembra contraria alle direttive espresse dalla Civil Aviation Authority, l'agenzia governativa che controlla il settore aereo, secondo cui la Ryanair deve rimpiazzare i voli cancellati offrendo posti ai passeggeri su voli analoghi di altre linee aeree. La medesima autorità ha intimato alla Ryanair di pagare anche tutte le altre spese causate ai passeggeri dalla cancellazione dei voli, come vitto e alloggio per chi è costretto a rimanere all'estero più a lungo del previsto. E i consumatori preannunciano cause per danni.

LEGGI. O'Leary punisce Trapani, le isole hanno paura di restare tagliate fuori
 
Provocata da stime sbagliate sulla rotazione delle ferie dei piloti, la crisi ha fatto venire alla luce una diffusa insoddisfazione tra gli equipaggi della Ryanair per salari, permessi per riposo tra un volo e l'altro e benefici durante i voli. E' partita una raccolta di firme per minacciare uno sciopero del personale di volo. E cresce il numero dei piloti che lasciano la Ryanair per andare a lavorare per altre linee aeree. Gli esperti calcolano che la vicenda costerà milioni di euro all'azienda di Dublino, il cui vulcanico amministratore delegato Michael O'Leary, a lungo protagonista del boom che ne ha fatto l'emblema delle compagnie aeree e in generale del business a basso costo, appare in difficoltà come forse mai gli era successo prima d'ora.
 
Il massimo dell'imbarazzo, nella sua storia, finora era stata la proposta di far pagare i passeggeri per andare alla toilette. Ma anche offrire di portarli a destinazione in bus, per una linea che fin dal nome si definisce "aerea", non è male.

 

fonte  ENRICO FRANCESCHINI repubblica.it

 
Michele Spanò curatore d’immagine della vulcanica Carmen Di Pietro,le augura un in bocca a lupo per la nuova avventura nella famosa casa del Grande Fratello. Stampa E-mail
Martedì 19 Settembre 2017 17:19

Che cosa ha fatto Carmen Di Pietro prima di varcare la soglia del Grande Fratello Vip?

E’ andata dal suo parrucchiere di fiducia Michele Spanò.

Per fare una piega ma soprattutto per confidare le sue paure.

Era infatti molto intimorita di far parte della casa più importante d’Italia.

E di parlare qui, magari, della tetta scoppiata tempo fa in alta quota.

Ma di questo, con Michele, aveva del resto già parlato.

"Ho conosciuto Carmen  - ricorda l'hair-stylist Michele Spanò - circa dieci anni fa, nel corso di una cena. E questa vulcanica e solare attrice ha nutrito sin da subito una forte simpatia nei miei confronti al punto di chiedermi, poco tempo dopo, una consulenza d’immagine.

 

E il primo consiglio spassionato e obiettivo è stato quello di eliminare la frangia, che dava poco valore al suo volto solare e dal candido incarnato.

Da quel momento in poi ho rappresentato in tutto e per tutto il punto di riferimento della frizzante Carmen, che è una persona davvero semplice.

Tutt'oggi ancora mi segue e si fida solo di me.

Forse anche perché qualche tempo fa, intorno alle due di notte, mi chiamò per risolvere un problema personale importante.

 

Mi confidò che in quel frangente ero stato la prima persona a venirle in mente.

Risultato: alle otto di mattina ero già sotto casa sua pronto ad ascoltarla, consigliarla e rincuorarla.

Insomma mi considero molto più di un parrucchiere personale: sono più che altro un suo grande amico”.

E di sicuro Michele sarà uno dei primi amici che Carmen andrà a trovare, appena uscirà dalla fatidica porta.

Magari da vincitrice.

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Verso il licenziamento di Mazzillo, entrato in rotta di collisione con la sindaca per le sue dichiarazioni a Repubblica. Ma lui commenta: "Non ne so nulla" Stampa E-mail
Mercoledì 23 Agosto 2017 15:12

Nuovo caos in Campidoglio: Lemmetti da Livorno verso l'assessorato al Bilancio

 Andrea Mazzillo, assessore capitolino al Bilancio

 Bye Bye Andrea Mazzillo. Si fa sempe più concreta la sostituzione dell'attuale assessore al Bilancio capitolino con il suo omologo di Livorno, Gianni Lemmetti. Mazzillo è entrato in rotta di collisione con la sindaca a luglio, per le sue dichiarazioni critiche nei suoi confronti rilasciate a Repubblica.

Lemmetti ha già rassegnato le proprie dimissioni dall'incarico nel comune toscano: la decisione è stata ufficializzata dal presidente del consiglio comunale livornese Daniele Esposito con una comunicazione indirizzata ai capigruppo. "Non ne so nulla", commenta Mazzillo.

I pentastellati attendono adesso la comunicazione ufficiale di Virginia Raggi con un post su Facebook. Solo dopo, sempre sui social, il sindaco di Livorno Filippo Nogarin commenterà la notizia e darà conto dell'assessore che sostituirà Lemmetti nell'amministrazione labronica.

Lemmetti è stato uno degli assessori di maggior spessore della giunta di Nogarin. E' lui che ha gestito la delicata questione di Aamps, la partecipata al 100% del Comune che si occupa di igiene ambientale e raccolta di rifiuti, gravata da una pesante situazione finanziaria. Fu proprio Lemmetti a caldeggiare l'idea di portare l'azienda sulla strada del concordato preventivo in continuità. Nogarin perde dunque uno dei pezzi più importanti. A Roma il toscano di Pietrasanta ritroverà Alfredo Lanzalone, l'avvocato genovese che da aprile scorso è alla presidenza della multiutility romana Acea, e che a Livorno è conosciuto per aver lavorato a fianco dell'amministrazione proprio sul concordato preventivo di Aamps.

Dal Pd una pioggia di critiche. "Continuano i record negativi di Virginia Raggi - dichiara Il consigliere capitolino Marco Palumbo - Con Roma sull'orlo del default e con l'Atac prossima alla chiusura, Raggi trova il tempo di fare l'ennesimo rimpasto di giunta: siamo al quarto assessore al Bilancio in un anno. Dopo aver cacciato Marcello Minenna e Raffaele de Dominicis, è ora il turno di Andrea Mazzillo".

E twitter il deputato Andrea Romano: "Grillo sceglie sempre il peggio: spedisce a Roma Lemmetti, assessore al Bilancio di Nogarin che ha alzato tasse per livornesi e moltiplicato rimborsi per la giunta".

 

Fonte  CECILIA GENTILE repubblica.it

 

 
Era stato promosso il 21 luglio dopo l'addio del portavoce Spicer Stampa E-mail
Lunedì 31 Luglio 2017 20:22

Trump licenzia il nuovo capo della comunicazione:
Anthony Scaramucci dura appena 10 giorni

 

Nuovo colpo di scena alla Casa Bianca: Donald Trump ha rimosso Anthony Scaramucci dall'incarico di direttore della comunicazione, incarico che gli aveva affidato una decina di giorni fa. Lo conferma in una nota l'ufficio stampa, secondo cui Scaramucci "sente che è meglio dare al capo dello staff John Kelly la possibilità di ricominciare da zero e permettergli di costruire la sua nuova squadra". "Gli auguriamo tutto il meglio", conclude la nota.

Si confermano così le indiscrezioni anticipate dal "New York Times". Al momento, sottolinea il quotidiano americano, non è chiaro se Scaramucci resterà alla Casa Bianca in un altro ruolo o sarà definitivamente fuori.

Il Ny Times ricorda che il finanziere newyorchese, subito dopo aver assunto l'incarico, si era vantato di poter riferire direttamente al presidente e non al capo dello staff, che fino a venerdì scorso era Reince Priebus, da lui definito "un paranoico ed uno schizofrenico". Ma oggi, dopo aver giurato, Kelly ha chiarito che è lui a comandare. L'arrivo di Scaramucci alla Casa Bianca era stata la causa delle dimissioni del portavoce, Sean Spicer.

 

fonte adnkronos.com

 
La richiesta dei legali dell'ex premier per anticipare l'udienza prevista a dicembre e azzerare l'assegno da 1,4 milioni di euro al mese a Lario Stampa E-mail
Mercoledì 24 Maggio 2017 14:36

"Basta soldi a Veronica". Berlusconi per il divorzio spera nella sentenza Grilli

 

 Silvio Berlusconi si appella all’ex ministro Vittorio Grilli. O, meglio, alla rivoluzionaria causa di divorzio che, due settimane fa, ha negato all’ex moglie dell’esponente del governo targato Mario Monti, di ottenere un assegno di mantenimento basato sul tenore di vita avuto nel corso del matrimonio. I legali dell’ex Cavaliere, Pier Filippo e Paolo Giuggioli e Giorgio De Nova, poche ore dopo dalla sentenza della Cassazione, hanno infatti presentato un’istanza alla Corte d’appello di Milano, per anticipare l’udienza di divorzio tra Berlusconi e Veronica Lario. Anziché aspettare dicembre — quando era attesa la discussione e poi il verdetto d’appello — i legali hanno chiesto di bruciare le tappe, ma soprattutto di azzerare l’assegno che mensilmente il leader di Forza Italia, firma per la signora Lario: 1,4 milioni di euro (quasi 17 milioni all’anno). Il motivo? Proprio il nuovo indirizzo emerso con la sentenza Grilli.

Il milione e 400 mila euro è la cifra stabilita in primo grado nel 2014, nella sentenza di divorzio davanti ai giudici di Monza. Da allora il precedente che ha coinvolto Grilli, ha però rimescolato le carte e — secondo la richiesta difensiva dell’ex premier — potrebbe costringere la signora Lario a non contare più sui soldi che dal 2009 ha iniziato a ricevere dopo il suo addio da Arcore. La scorsa settimana, sempre la Cassazione ha sancito la separazione definitiva dei coniugi e ha fissato in due milioni la cifra da versare come «assegno di mantenimento». Somma che terminerà, comunque, nel momento in cui il divorzio diventerà definitivo. In questo caso, la cifra scenderebbe proprio a 1,4 milioni, sempre che la nuova giurisprudenza non dovesse essere estesa a tutti i divorzi, con effetto anche retroattivo (in questo caso i coniugi condannati al pagamento potrebbero chiedere indietro le cifre fino ad allora versate).

Nei prossimi giorni, alla sezione famiglia della Corte d’appello milanese, dovrebbe essere fissata la nuova data per valutare il ricorso e, eventualmente, accettare i nuovi canoni su cui si deve valutare l’assegno. Non è detto che nel giro di una settimana, il caso approdi nuovamente in Tribunale. La cancelleria della corte, infatti, è letteralmente subissata di ricorsi. Non solo Berlusconi, ma anche decine di signori nessuno, invocano l’applicazione della stessa norma ai contenziosi con le rispettive ex mogli.

Se la mossa difensiva producesse i suoi effetti, per Berlusconi sarebbe davvero una vittoria, almeno dal punto di vista economico. Dal 2009, Veronica Lario aveva abbandonato Arcore per trasferirsi nella residenza di Macherio, dando il via alla causa di separazione «per colpa» del marito. Pochi mesi prima, in una lettera a la Repubblica, aveva incolpato Berlusconi di tenere una vita dissoluta, invocando «scuse pubbliche». Da allora, la causa giudiziaria prosegue. Con diversi colpi di scena, senza mai una apparente possibilità di giungere a un accordo. In primo grado a Milano, il Tribunale aveva condannato Berlusconi a un assegno di mantenimento da 2,5 milioni di euro al mese. Cifra ridotta — solo di 500 mila euro — in appello, e divenuta definitiva proprio la scorsa settimana. Nel 2014, poi, era arrivata la sentenza di Monza. Divorzio accolto, assegno 1,4 milioni. E qui entra in gioco il nuovo orientamento, con la possibilità di azzerare il contributo del coniuge, soprattutto se si dimostra che la persona che invoca l’assegno è economicamente autosufficiente. Sulla carta, la possibilità che il ricorso dei legali matrimonialisti dell’ex cavaliere, venga accolto, è tutt’altro che remota.

 

fonte  EMILIO RANDACIO repubblica.it

 

 
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