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Altra giornata negativa per i titoli bancari, che risultano i peggiori a Piazza Affari, sulla scia delle decisioni di politica monetaria annunciate ieri dalla BCE. Stampa E-mail
Scritto da Umberto Renda   
Venerdì 15 Giugno 2018 10:32

Borsa, seconda giornata no per i titoli bancari

 La banca centrale ha infatti confermato la fine del QE quest'anno, ma ha un po' allungato la tempistica dei futuri rialzi dei tassi sino a metà 2019. Una notizia che non è stata presa bene dalle banche, che dovranno fronteggiare ancora un un anno gli impatti della politica dei tassi zero della BCE, che si riflette sulla redditività ed il bilanci degli istituti di credito.

Fra le banche a più ampia capitalizzazione fanno peggio le popolari, come BPER (-2,75%), Banco BPM (-3,45%) ed UBI (-3,70%). Non va meglio per Mediobanca che lascia sul terreno il 2,72%, mentre Unicredit cede il 2,55% ed Intesa Sanpaolo il 2,35%.

 

FONTE TELEBORSA.IT

 
Piazza Affari ha aperto in forte calo in attesa di novità sul Governo e per effetto dei dividendi. In rialzo le altre Borse europee orfane di Francoforte e Zurigo Stampa E-mail
Scritto da Umberto Renda   
Lunedì 21 Maggio 2018 07:58

Politica e stacco cedole affossano Milano. Sale lo Spread

 

 Partenza in forte calo per Piazza Affari in un'Europa che mostra invece rialzi contenuti. Previsti volumi di scambio la media vista l'assenza di Francoforte e Zurigo, chiuse per festività.

In una sessione sostanzialmente priva di dati macroeconomici e spunti di rilievo l'attenzione degli investitori sarà ancora concentrata sull'Italia. I leader di Lega e Movimento 5 Stelle saliranno al Colle per riferire al Presidente della Repubblica sull'accordo di Governo e fornire il nome del Premier.

Dal punto di vista finanziario, grande attenzione ai movimenti sul mercato dei titoli di Stato, in particolare allo Spread tra il BTP decennale e il Bund tedesco, che si posiziona a 170 punti base, con un incremento di 7 punti base. In tensione anche il rendimento del BTP decennale, al 2,27%.

Resta inoltre sui massimi il differenziale con la Spagna a 80 punti base.

Da rilevare inoltre che oggi numerose società staccano la cedola, cosa che potrebbe influire sull'andamento dell'azionario tricolore.

Dal fronte internazionale, da segnalare i segnali di pace tra Stati Uniti e Cina sui dazi.

Sul valutario prevale la cautela sull'Euro / Dollaro USA, che mostra un leggero calo dello 0,39%.

Tra le principali commodities in retromarcia l'oro, che scivola a 1.282 dollari l'oncia, mentre il Petrolio (Light Sweet Crude Oil) avanza dello 0,55%.

Tra gli indici di Eurolandia Londra avanza dello 0,45%, Parigi dello 0,22%.

A Milano il FTSE MIB sconta l'incertezza politica e i timori per una svolta anti-europeista da parte del possibile Governo giallo-oro, oltre che l'effetto dividendi, mostrando un ribasso dell'1,70%. Sulla stessa linea, il FTSE Italia All-Share perde l'1,41%. In rosso anche il FTSE Italia Mid Cap (-0,71%), come il FTSE Italia Star (-0,3%).

Tra le migliori Blue Chip di Piazza Affari, buona performance per CNH Industrial, che avanza dell'1,76%.

Le peggiori performance, invece, si registrano su UnipolSai, che lascia sul parterre il 6,54%, Intesa Sanpaolo -6,28%, Italgas -5,17% e Generali Assicurazioni -4,87%, tutte all'appuntamento con lo stacco della cedola.

In cima alla classifica dei titoli a media capitalizzazione di Milano, Ansaldo (+2,13%), Fincantieri (+1,47%), El.En (+1,26%) e Gima Tt (+1,24%).

Le più forti vendite, invece, si manifestano su Saras, che cede il 4,27%.

 

FONTE TELEBORSA.IT

 
Ecco cosa pensano gli esperti per il 2018 Stampa E-mail
Scritto da Umberto Renda   
Venerdì 12 Gennaio 2018 12:03

L'oro e le sue prospettive per il 2018

L'oro chiude il 2017 con un +12%. Ripresa economica, tassi e inflazione fra i fattori negativi, rischi geopolitici, ritorno della domanda e razionamento offerta tengono a galla il prezzo.

 

 Il 2017 è stato un altro anno favorevole per l'Oro dopo la grande crisi vissuta fra il 2013 ed il 2015, quando i prezzi erano crollati dai precedenti record storici. L'anno chiude con una performance di +12% e prezzi attorno ai 1.290 dollari rispetto ai circa 1.150 dollari di inizio anno. Un bilancio più o meno in linea con quello dell'anno prima e che ha fatto apprezzare il metallo del 25-30% nell'arco di un biennio.

Una crescita faticosa per il gold, che è stato sospinto da fattori contrastanti, verso il basso e verso l'alto, a seconda del mutamento di sentiment del mercato. Ma quali sono stati i fattori che hanno mosso l'oro? Ce lo spiega un report della GFMS, divisione di ricerca di Thomson Reuters.

Bene l'economia, male l'oro

Il principale fattore ribassista sull'oro è la ripresa economica
, che si è nettamente affermata nel corso del 2017, non sono nei cosiddetti Emergenti, ma anche in economie più mature come l'Europa, il Giappone e gli stati Uniti. Una crescita economica più forte si traduce infatti in una politica più restrittiva delle banche centrali, che stanno ritirando i piani QE e gradualmente rialzando i tassi.

La prima a farlo è stata la Federal Reserve, che nel corso del 2017 ha ritoccato al rialzo i tassi per tre volte ed altrettante volte lo farà nel 2018, sotto la guida del nuovo Presidente già indicato Jerome Powell. Ciò ha prodotto un apprezzamento del dollaro, che ha certamente esercitato pressioni al ribasso sull'oro, asset denominato in dollari.

Altro elemento negativo per l'oro è costituito dalla bassa inflazione, che ha frenato la domanda di oro con finalità di riserva di valore. Normalmente, una inflazione elevata innesca una maggiore richiesta di oro, grazie alla maggior tenuta del suo valore rispetto alle altre attività finanziarie, mentre al contrario con un'inflazione bassa la domanda con queste finalità scema.

Domanda in ripresa e rischi geopolitici tengono a galla l'oro

Nonostante la serie di fattori negativi, l'oro è riuscito a contrastare i venti contrari e mettere a segno una performance positiva per il secondo anno consecutivo. I motivi sono innanzi tutto fondamentali, la ripresa della domanda e la riduzione dell'offerta globale, anche se l'Asia, il più grande mercato mondiale per l'oro, è ancora molto lontana dai fantastici anni del boom.

L'altro fattore trainante è rappresentato dai rischi geopolitici, amplificatisi con le continue minacce della Corea del Nord e con i relativi botta e risposta a distanza fra il Presidente USA Donald Trump ed il leader nordcoreano Kim Jong-un. Ma a questo elemento si sono poi aggiunti disordini politici di ogni genere, a cominciare dalle proteste anti regime in Iran. Fattori in grado di rendere il futuro più nebuloso ed alimentare la domanda di oro quale bene rifugio.

L'ultimo fattore che influenza l'oro è costituito dai record del mercato azionario che, distraendo gli investimenti dal metallo per gran parte del 2017, hanno poi costituito un motivo in più per acquistare oro, in previsione dello scoppio di una nuova bolla speculativa, anche per effetto delle distorsioni prodotte dalla riforma fiscale di Donald Trump.

 Come sarà il 2018?

L'anno appena iniziato potebbe essere ancora positivo per il Gold, che si avvantaggerà di una domanda in costante ripresa, anche dall'Asia, e del forte interesse per gli ETF.

In più, le tensioni geopolitiche continueranno a sostenere i prezzi del bene rifugio per eccellenza, mentre il principale fattore ribassista sarà costituito dalla politica monetaria. La Fed alzerà i tassi altre tre volte quest'anno, in base alle attuali previsioni, ma giocherà un ruolo fondamentale anche la riforma fiscale di Trump, che potrebbe russiscaltare l'economia ed l'inflaizone, inducendo la banca centrale USA ad essere più aggressiva.

Incerto l'impatto dell'andamento dei mercati azionari, che solitamente distraggono gli investimenti in oro, e qui bisognerà vedere se la correzione ci sarà e quanto pronunciata, per capire la reale portata e l'impatto sul metallo.

 

fonte teleborsa.it

 
Vola la rivale Bitcoin cash Stampa E-mail
Scritto da Umberto Renda   
Mercoledì 20 Dicembre 2017 15:13

Bitcoin, crolla in Asia su timori di un attacco cyber contro la Corea del Sud

 Brusco crollo del Bitcoin sui mercati asiatici arrivato a registrare perdite a doppia cifra. La criptovaluta è scesa del 15%, per poi recuperare parzialmente, su timori di un cyber attacco alla borsa telematica della Sud Corea.

La moneta elettronica, che in avvio di settimana ha toccato il record di 19.500 dollari, è scesa fino a toccare quota 15.815 dollari negli scambi a Tokyo, sulla notizia che il sistema di scambio sudcoreano, lo Youbit, era stato violato, portando l'azienda a dichiarare che avrebbe avviato la procedura di fallimento.

Il Bitcoin è poi tornato a salire riportandosi sopra la soglia dei 16 mila dollari. La criptovaluta è salita di 20 volte dall'inizio dell'anno.



Per contro a volare è stata la rivale Bitcoin cash, salita per la seconda sessione consecutiva, segnando un rally di oltre 20 punti percentuali al record di 2.735,58 dollari.

 
fonte teleborsa.it
 
Anche Imi frena la piattaforma di Directa: “Ancora in corso iter autorizzativi e verifiche tecniche” Stampa E-mail
Scritto da Umberto Renda   
Venerdì 15 Dicembre 2017 18:59

Futures sul Bitcoin: scambi congelati per l’Italia

 

I futures sul Bitcoin possono attendere. Il via sulla piazza di Chicago, Cme, il più importante mercato di derivati al mondo, era atteso per lunedì prossimo anche per gli investitori dall’Italia. Attraverso la piattaforma di Directa, operatore specializzato in trading, avrebbero potuto puntare sul rialzo o sul ribasso della popolare criptovaluta che in questi ultimi tempi fa molto parlare di sé per il forte boom delle quotazioni (nei giorni scorsi ha superato la soglia dei 19mila dollari con un rendimento di oltre il 1.000% da inizio anno).  

All’ultimo momento, e a sorpresa, è però arrivato lo stop. Il freno agli investimenti dall’Italia attraverso Directa lo ha messo Banca Imi che è un tassello fondamentale nelle operazioni di compravendita. È, infatti, l’operatore che fa da clearer nel processo di compravendita dei future a Chicago per Directa. Semplificando molto: consente la compensazione negli ordini di acquisto e vendita e fa da garante nelle operazioni. I trader italiani erano già pronti alle scommesse sui future. Nei giorni scorsi, riferiscono da Directa, erano arrivate molte richieste. Ma nulla di fatto. Il motivo? Da Banca Imi riferiscono che «sono in corso iter autorizzativi e verifiche tecniche e che non si tratta di un blocco alle contrattazioni sui future ma piuttosto di un ritardo. Non ci sono preclusioni a monte».

 

Banca Imi non è l’unico grande nome ad aver fatto questo passo. Come riferito dal Financial Times di oggi, anche altre grandi realtà internazionali hanno improvvisamente stoppato tutta la macchina che doveva portare alle contrattazioni dei future sul Bitcoin. Tra le banche che hanno frenato improvvisamente ci sono Jp Morgan e Citigroup, dice l’Ft. Con il clearing si sarebbero assunte il rischio di insolvenza. Altri istituti come Abn Ambro invece procederanno nell’iter ma soltanto dopo l’implementazione di standard molto rigidi di accesso alle operazioni.

Sui Bitcoin le controversie sono molte. Il timore di una bolla e di un eccesso di euforia spinta da una speculazione poco trasparente ha gettato ombre su questa nuova valuta. Le oscillazioni di prezzo anche del 20% da un minuto all’altro, sono un rischio per chi si espone con questo tipo di strumento. Eppure l’apertura delle maggiori piazze di scambio, come quella di Chicago, alle contrattazioni anche indiretta sul Bitcoin segnava in un certo senso il passaggio alla sua maturità e accoglieva questo strumento nel mondo della grande finanza. Ora, invece, le banche spingono nella direzione opposta e chiudono le porte. Nel frattempo il Bitcoin continua a salire. oggi sulle piattaforme di scambio di riferimento del mondo delle nuove criptovalute guadagna oltre il 7% ed è vicino ai 18mila dollari.

 

Fonte  SANDRA RICCIO lastampa.it

 
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