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Il referendum si era chiuso alle 16.00 del 24 aprile tra timori e paure. I sindacati: "Evitare decisioni che sarebbero traumatiche e non più modificabili". PDF Stampa E-mail
Martedì 25 Aprile 2017 09:29

Valanga di NO: bocciato il "piano" Alitalia. Ora lo spettro del liquidatore

 

 I NO sono prevalsi nettamente decretando la "bocciatura" del piano Alitalia messo faticosamente a punto dopo estenuanti trattative tra tutte le parti, sindacati compresi, con la paziente mediazione del Governo. Una bocciatura già certa nella prima parte dello spoglio delle circa 12 mila schede del referendum sul pre-accordo, confermata con maggiore ragionevole certezza appena oltrepassata la metà delle schede scrutinate, dopo l’esame di oltre 6.000 voti su un totale di 10.101.

I numeri parlano chiaro: esattamente alla metà degli spoglio nelle sedi di Milano e Roma i contrari all'accordo erano 3.947, i favorevoli 1.216. A meno di improbabili colpi di scena dell'ultimo momento, il NO avrebbe vinto, come è stato. I contrari sono stati sempre in testa con 3.947 voti contro i 1.216 favorevoli, appunto nel bel mezzo dello scrutinio. I dati si riferiscono ai due seggi di Milano e a due urne di Roma.
A Milano, era chiamato al voto soprattutto il personale navigante, poiché nei due aeroporti lombardi lavorano in prevalenza piloti, steward e hostess, i più colpiti dall’ipotesi di intesa con i "tagli" più significativi delle retribuzione. Il personale "milanese" non ha avuto dubbi: 698 NO e 153 SI il risultato di Linate, 278 NO e 39 SI quello di Malpensa. Stesso discorso anche nei sei seggi di Roma, dove lo spoglio è tuttavia ancora in corso. La vittoria del NO è quindi data per certa. Diverso il risultato a Torino, ma all’aeroporto di Caselle i votanti erano soltanto 18, con un SI di misura, 9 a 7. Due degli aventi diritto non si sono infatti presentati al seggio.

Ora si apre una pagina buia e drammatica per la sorte di Alitalia. Durante lo spoglio, mentre emergevano le prime avvisaglie concrete di un risultato negativo, erano già cominciate a circolare ipotesi di "liquidazione", con tanto di nome di chi avrebbe presto avuto l'ingrato compito di portare in 6 mesi, si precisava anche questo, la compagnia alla chiusura. Tutte chiacchiere, in quei momenti, destinate solo ad aumentare la confusione e lo sgomento. Ma ora, a bocce ferme e conti fatti, l'arrivo del liquidatore potrebbe essere solo di ore.

A metà pomeriggio, con il Premier Gentiloni impegnato a seguire passo dopo passo l'andamento dello spoglio, un "vertice" straordinario è stato convocato a Palazzo Chigi. A raggiungere Gentiloni, il Ministro
per le Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e quello dell'Economia, Pier Carlo Padoan.

Il referendum di Alitalia si era concluso, come previsto, alle 16.00 di oggi 24 aprile, tra timori e paure per un verdetto che, peraltro decisamente prevedibile, si è concluso nel peggiore dei modi. Follia? Mancanza di realismo? presunzione? Oscuri giochi di potere? Non si sa, vedremo il prossimo svolgersi degli eventi e forse potremo capire. Di sicuro sono in tanti ancora ai loro posti di comando dalle eccellenti retribuzioni, indenni alle conseguenze dei danni provocati in anni di dissennata e incapace gestione.

Ma sono là, in diversi sopravvissuti a tre fallimenti. Ma non parliamo dei vertici, ci riferiamo a quella inossidabile classe dirigenziale assolutamente inamovibile che resiste imperterrita da decenni alle tempeste che hanno invece travolto e sradicato presidenti, amministratori, consiglieri e direttori generali.

E' soprattutto tra questi incredibili sopravvissuti che vanno cercati i veri responsabili di uno sfascio gestionale che ha travolto nel disastro anche i presunti salvatori arabi di Ethiad, letteralmente spiazzati da ciò che non avrebbero mai immaginato. I nomi? Son là, conosciuti da tutti.

Circa 11 mila lavoratori, il 90% degli aventi diritto, si sono recati alle urne su un totale di 12.500 chiamati a votare se accettare o meno il preaccordo tra azienda sindacati e Governo raggiunto lo scorso 14 aprile.

Si stanno ora vivendo momenti concitati, nel tentativo di mettere a punto "alchimie e marchingegni", magari titate fuori dal cilindro del prestidigitatore, per cercare ugualmente di salvare la compagnia. Ma non sarà certo facile. Anzi, si preannuncia impresa improba.

Intanto, è già stata indetta una riunione, per il 26 aprile, che si terrà al Ministero dello Sviluppo economico: la prima post referendum tra azienda e sindacati. Per domani, sarebbe in programma un Cda della compagnia per prendere le decisioni più urgenti, deliberando magari la messa della società in amministrazione controllata.

In ogni caso, con la vittoria del No, si è aperta davvero la strada della messa in liquidazione della ex compagnia di bandiera con l’arrivo di un commissario straordinario che le "voci" pomeridiane davano già per scelto. Dunque uno scenario di forte instabilità e incertezza con il rischio di cessazione delle attività di Alitalia.

E quando, a scrutinio non ancora a metà, i sindacati hanno visto il concretizzarsi dell'esito negativo peraltro temuto e previsto, Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti e Ugl Trasporto aereo hanno diramato la nota: "L'indicazione che arriva va nettamente verso la bocciatura dell'esito del confronto con governo e azienda. Quello che si evince è che la votazione è stata una votazione sofferta, ma decisa contro un'azienda che poco ha fatto finora per risollevare le proprie sorti. Ci sono ancora circa 6.500 schede da scrutinare, alla fine delle quali avremo un quadro più completo e la visibilità area per area, per il momento è il personale di volo quello dove si evince una prevalenza netta del no. Attendiamo le valutazioni e decisioni degli azionisti e del governo, nella consapevolezza di cercare sino all'ultimo ogni soluzione possibile per evitare decisioni che sarebbero traumatiche e non più modificabili".

 

Fonte teleborsa.it

 
In un'audizione alla camera e al senato, l'Istituto di statistica racconta un'Italia che vive ancora in situazione di grande difficoltà ed un mercato del lavoro popolato da giovani disoccupati e ninattivi PDF Stampa E-mail
Mercoledì 19 Aprile 2017 08:48

Troppe famiglie nel disagio e troppi giovani disoccupati: ecco la foto scattata dall'Istat

  La debole ripresa dell'economia italiana non riduce la povertà ed il disagio sociale. Lo conferma oggi l'Istat in un'audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, avallando un quadro già più volte messo in luce dalla Confcommercio.

Secondo il responsabile della divisione statistica dell'Istat, Roberto Monducci, "nel 2016 non si è osservata una riduzione dell'indicatore di grave deprivazione materiale, corrispondente alla quota di persone in famiglie che sperimentano sintomi di disagio, che resta fermo all'11,9%".


Il disagio sociale è ancor più grave e acuto per i giovani: si nota che sono 1 milione e 250 mila i minori in questa situazione, pari al 12,3% della popolazione con meno di 18 anni.

Questi dati confermano dunque "l'urgenza degli interventi previsti dal governo per il contrasto alla povertà", sottolinea il dirigente Istat, aggiungendo che il potere d'acquisto è aumentato un poco grazie alla deflazione, ma le famiglie stanno accrescendo anche la propensione al risparmio, poiché permane una "situazione di incertezza".

La nota dolente resta il mercato del lavoro e la disoccupazione giovanile. Secondo l'Istat, il segnale è quello di una situazione del mercato del lavoro ancora sfavorevole per la fascia di età 25-34 anni: per gli under 35 dunque è sempre più difficile trovare un lavoro e la quota di chi ha trovato occupazione entro un anno è più bassa sia rispetto a quella registrata nello stesso periodo dell'anno precedente (il 27,9%) sia due anni prima (il 24,4%).

"I dati longitudinali della Rilevazione sulle forze di lavoro - ha spiegato Monducci - consentono di effettuare un'analisi delle transizioni verso l'occupazione degli individui disoccupati a un anno di distanza. L'esercizio è stato realizzato per i 25-34enni confrontando i tassi di permanenza e transizioni osservati tra il quarto trimestre 2015 e il quarto trimestre 2016 con quelli degli analoghi periodi dei due anni precedenti. Il 21,2% dei 25-34enni disoccupati nel quarto trimestre del 2015 è occupato un anno dopo, il 43,8% risulta ancora disoccupato e il 35% inattivo".

 

fonte teleborsa.it

 
Oltre 4 milioni di connazionali vivono in povertà assoluta PDF Stampa E-mail
Venerdì 14 Aprile 2017 10:40

Italiani tra i più tassati in UE. Al Sud povera 1 famiglia su 5

 

 Lo scorso anno, la pressione fiscale in Italia è scesa al 42,9%, in riduzione di 0,7 punti percentuali dal massimo del biennio 2012-2013.

Lo fa sapere l'Istat, nel rapporto "Noi Italia", precisando tuttavia che il nostro è fra i paesi con i valori più elevati, superato soltanto dalla Francia.
L'Istituto di statistica, fotografa anche le condizioni economiche delle famiglie italiane, e rileva che ci sono più di 8 milioni di poveri. Circa 4,5 milioni vivono in condizioni di povertà assoluta, ovvero non possono acquistare il minimo indispensabile per vivere.



La situazione peggiore è al Sud dove, nel 2015, le famiglie in povertà relativa sono circa un quinto di quelle residenti e quelle in povertà assoluta rappresentano il 9,1%.

Nell'intero Paese, tra il 2014 e il 2015 risultano "sostanzialmente stabili" sia l'incidenza di povertà assoluta che coinvolge il 6,1% delle famiglie residenti, e sia quella relativa.

La fase di profonda recessione degli ultimi anni ha riportato, a partire dal 2009, il PIL italiano pro capite in termini reali a un livello inferiore a quello del 2004; seppur in lieve crescita nel 2015 (+0,8%), segna una diminuzione del 10,1% negli ultimi dieci anni.

Tra il 2010 e il 2015 la produttività del lavoro italiana è aumentata dell'1,1%, un ritmo inferiore a quello medio europeo (+5,1%) e dei principali paesi.

Fonte teleborsa.it

 
Indagato ufficiale del Noe: avrebbe falsificato l’informativa su Tiziano Renzi. L’ex premier: “La verità viene a galla” PDF Stampa E-mail
Lunedì 10 Aprile 2017 19:15

Caso Consip, indagato ufficiale Carabinieri: avrebbe falsificato dichiarazioni su Tiziano Renzi

  L'indagine condotta dal Nucleo Tutela Ambiente dell'arma del Carabinieri sul caso Consip è stata deliberatamente manipolata in due significativi passaggi allo scopo di accreditare falsamente un'attività di disturbo dei Servizi segreti -  e dunque implicitamente di Palazzo Chigi - sulle indagini che l'Arma stava conducendo sull'imprenditore Alfredo Romeo e sui suoi rapporti con Tiziano Renzi, padre dell'allora premier Matteo.

IL CASO CONSIP - Tutti gli articoli

La circostanza, emersa a seguito di una approfondita attività di controllo e rilettura delle carte condotta dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e dal sostituto Mario Palazzi, allunga un'ombra di grave sospetto sulle modalità con cui il Noe ha condotto l'indagine. A maggior ragione dopo che allo stesso Noe la procura di Roma aveva revocato la delega all'inchiesta dopo la fuga di notizie seguita al trasferimento del fascicolo di indagine dalla procura di Napoli a quella di Roma.

Per la deliberata manipolazione di almeno due atti d'indagine, la Procura ha contestato al capitano del Noe Gianpaolo Scarfato il reato di falso aggravato durante un interrogatorio che si è svolto poco prima delle 14 negli uffici di piazzale Clodio e durante il quale l'ufficiale si è avvalso della facoltà di non rispondere.

INFOGRAFICA - Tutti i protagonisti della vicenda Consip

Nel dettaglio, l'analisi delle intercettazioni ambientali effettuate negli uffici della Romeo Gestioni ha svelato che una frase attribuita all'imprenditore napoletano - nella quale si diceva che aveva incontrato Tiziano Renzi - era stata in realtà pronunciata dall'ex parlamentare e collaboratore di Romeo, Italo Bocchino. Inoltre, è stata accertata come falsa anche la circostanza secondo cui non meglio precisati appartenenti ai Servizi avrebbero pedinato i carabinieri del Noe durante la loro attività di indagine a carico di Romeo.

L'avvocato Giovanni Annunziata, raggiunto telefonicamente da Repubblica, spiega che "la decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere del capitano Scarfato è stata mia ed è di natura puramente processuale, come ho tanuto a far verbalizzare oggi. Nel momento infatti in cui avrò avuto modo di prendere conoscenza del fascicolo dell'indagine principale Consip, sarò e saremo in grado di rispondere compiutamente alla contestazione che ci è stata mossa dalla procura di Roma".

Anche Italo Bocchino ha voluto ricostruire il senso delle parole che aveva pronunciato su Renzi e falsamente attribuite a Romeo. "In riferimento a quanto riportato da
organi di stampa - dice Bocchino - ho il dovere di precisare che non conosco e non ho mai incontrato Tiziano Renzi. La frase su 'l'ultima volta che ho visto Renzì, che sarebbe stata pronunciata da me ed attribuita ad Alfredo Romeo, si riferiva presumibilmente all'ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi e a valutazioni politiche del tutto estranee ai fatti dell'inchiesta". "Ho incontrato Matteo Renzi - ha aggiunto-  sempre e solo durante il mio mandato parlamentare, in occasione di dibattiti televisivi dove eravamo ospiti e, una volta, il 23 dicembre del 2011, al concerto di Abbado per l'inaugurazione del nuovo Maggio musicale fiorentino, dove avemmo occasione di scambiare normali convenevoli. Un contesto assolutamente lineare che fortunatamente sta emergendo in tutta la sua chiarezza", ha concluso Bocchino.

 L’ex premier: “La verità verrà a galla. Non credo nei complotti, fiducia nell’Arma”

 

L’inchiesta su Consip prende una nuova e inaspettata piega: c’è infatti un nuovo indagato, il capitano del Noe Giampaolo Scafarto, accusato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Mario Palazzi di falso materiale e falso ideologico. Il capitano avrebbe infatti attribuito ad Alfredo Romeo il contenuto di un’intercettazione ambientale in maniera sbagliata: «Renzi (Tiziano) l’ultima volta che l’ho incontrato». La frase sarebbe stata infatti pronunciata dall’ex parlamentare di An, Italo Bocchino, ossia colui che l’ha effettivamente detta. Convocato oggi in procura dal pm Mario Palazzi, l’ufficiale del Noe si è avvalso della facoltà di non rispondere. 

 

Nessuna prova di un incontro fra Tiziano Renzi e Alfredo Romeo  

Ad oggi dunque non vi sarebbero prove di un incontro fra Tiziano Renzi e Alfredo Romeo al contrario di quanto sostenuto nell’informativa trasmessa ai pm dai carabinieri del Noe. Il capitano Scafarto - si legge nel capo d’imputazione - sarebbe autore di un’informativa che da un lato «ha accreditato la tesi del coinvolgimento di personaggi asseritamente appartenenti ai servizi segreti» e dall’altro di aver riferito, fatto non corrispondente al vero, un passo di una intercettazione ambientale. In particolare Scafarto, uno dei militari impegnati nel recupero a Roma di «pizzini» scritti nell’ufficio dell’imprenditore Romeo, dopo «aver affermato che durante lo svolgimento dell’indagine lo scrivente ed altri militari di questo comando hanno il ragionevole sospetto di ricevere attenzioni da parte di qualche appartenente ai servizi» a conforto di ciò indicava, tra l’altro, la presenza di una vettura sospetta il cui conducente risultò poi essere identificato come autista dell’«Opera Pia stabilimenti spagnoli in Italia» e residente a pochi metri dal luogo di parcheggio della vettura. 

Matteo Renzi: “La verità sta venendo fuori”  

«È molto strano quello che sta accadendo», ma «nessuna polemica. Ho totale fiducia nella magistratura, la verità sta venendo fuori». Lo ha affermato Matteo Renzi, ospite della puntata di «Porta a porta» in onda questa sera, a proposito degli ultimi sviluppi del Caso Consip. «Sull’onestà -ha aggiunto l’ex premier- non accetto lezioni, rivendico la parola onestà, non credo ai complotti e alle manovre, credo ai giudici di questo Paese, credo nell’Arma dei Carabinieri, chi non ha paura della verità non può che dire: aspettiamo. Qualcuno ha costruito un falso. Punto. I processi non si fanno sui giornali, si fanno alla fine, ha aggiunto l’ex premier ». 

 

FONTE REPUBBLICA.IT LASTAMPA.IT

 
Annullata la delibera con cui era stata esclusa dal movimento e scelto al suo posto Luca Pirondini, il giudice: "Grillo non ha potere di intervento sulle candidature locali" PDF Stampa E-mail
Lunedì 10 Aprile 2017 10:20

Genova, comunarie Cinque Stelle: il tribunale dà ragione a Marika Cassimatis, "Ora sono io la candidata sindaca"

 l tribunale di Genova ha deciso: Marika Cassimatis ha ragione. Beppe Grillo non poteva cancellare il risultato delle comunarie genovesi a Cinque Stelle.  Annullate le due delibere con cui la Cassimatis veniva esclusa dal partito e con cui Luca Pirondini è stato scelto per correre alle elezioni con il simbolo dell’M5S. Accolto il ricorso presentato dagli avvocati Lorenzo Borrè e Alessandro Gazzolo.

 Per il momento si tratta di un'ordinanza di sospensione in via cautelare, il merito verrà deciso più avanti. Il giudice ha stabilito che Beppe Grillo  ha violato lo statuto che permette l'accesso alle votazioni on line solo agli iscritti a Genova. Il giudice invece non si esprime sulla decisione del 6 aprile quando Grillo ha escluso la Cassimatis dalla piattaforma Rousseau. 

Marika Cassimatis ha appreso la notizia questa mattina dai suoi avvocati, che hanno avuto la comunicazione sull'esito del ricorso via posta certificata. "Ho vinto su una questione di diritto _ dice  _ ora sono la candidata sindaca  dei Cinque stelle per Genova, la palla passa a loro, sono loro che devono decidere  cosa fare, possono sempre dire 'ci siamo sbagliati', adesso bisogna parlarsi fisicamente, perchè finora non è stato possibile". Su Facebook la Cassimatis ha annunciato la sua vittoria con un post che dice: "Abbiamo vintoooooo! #davidecontrogolia #genova2017 #m5s". ++ M5s: Cassimatis, 'Fidatemi di me' non ha valore  ++.  "Abbiamo vinto su una questione di diritto _ ha ribadito poi davanti alla scuola di Sestri Ponente dove insegna _ ora c'è grande entusiasmo. Sono il candidato sindaco", aggiungendo: "Il tribunale ha parlato e ha detto che il 'fidatevi di me' che Grillo ha usato per dire che non ero candidabile non ha valore giuridico".

"Un candidato c'è ed è Marika Cassimatis. Il Movimento, se non la candidasse, dovrebbe boicottare una decisione del giudice". Lo conferma l'avvocato Lorenzo Borrè che assiste la professoressa 'scomunicata' da Beppe Grillo. "Ho comunicato questa mattina a Cassimatis la decisione del giudice - ha detto Borrè - e mi ha risposto dicendomi "Evviva", era a lezione. Il presidente ha comunque accolto tutte le nostre richieste facendo proprie le nostre argomentazioni". Formalmente Cassimatis è in corsa per le comunali a Genova, ma Grillo potrebbe impedirle di usare il simbolo M5s, perché la titolarità è di un movimento diverso dal movimento che ha espulso la professoressa: il simbolo è di una associazione registrata da Grillo nel 2012, dal commercialista Andrea Nadasi e dal nipote di Grillo, l'avvocato Enrico Grillo. Grillo però guida entrambi.

 Anche se Beppe Grillo è il "capo politico" del Movimento 5 Stelle non ha il potere di veto sulle decisioni delle assemblee telematiche. Tali decisioni anzi sono vincolanti per lui e per gli eletti. E' quanto scrive il giudice Roberto Braccialini nell'ordinanza con cui ha accolto l'istanza di Marika Cassimatis. Il giudice fissa alcuni principi fondamentali per tutta la vicenda del "caso Genova". "Nonostante non sia particolarmente agevole ricostruire le regole organizzative del Movimento e l'istanza dirigista riconosciuta a Grillo, quest'ultimo non ha un potere di intervento nel procedimento di selezione delle candidature". Il giudice scrive anche: "Le assemblee telematiche producono deliberazioni vincolanti per il capo politico e per gli eletti", "Grillo ha un ruolo di indirizzo e impulso particolarmente penetrante che però, in materia di candidature locali, non si identifica nel "diritto di ultima parola".

 

fonte giuseppe filetto repubblica.it

 
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Notizie Flash

Ci sono passioni che uniscono le donne a tutte le latitudini: di certo quella per le scarpe si può dire quasi universale. Questa volta è la Nuova Zelanda a far parlare di sé per un modello davvero esclusivo. Si tratta di un paio di decolleté ricoperte di diamanti bianchi per un valore di circa 500mila dollari.


 

A realizzarle è stata la designer Kathryn Wilson in collaborazione con Sarah Hutchings, designer per Orsini Gioielli. Per realizzare le scarpe è stato necessario un lavoro certosino: prima la scelta delle pietre, poi la loro composizione sulle scarpe. Per decorarle è stato necessario usare una pinzetta e una colla speciale: un lavoro di precisione per un paio di scarpe da sogno.

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