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Sarà una estate rovente, ma sulle migrazioni la Ue ha accolto finalmente le richieste dell'Italia PDF Stampa E-mail
Mercoledì 04 Luglio 2018 10:57

Ecco perché Conte si accontenta

 

Dopo aver alzato il livello dello scontro sulla questione dello sbarco dei migranti, ed aver costretto prima la Spagna ad accogliere la Aquarius e poi Malta ad aprire il proprio porto alla Lifeline per una distribuzione concordata dei richiedenti asilo per verificare la sussistenza dei titoli per l'accoglienza umanitaria, si era pure arrivati allo scontro frontale con l'asse franco-tedesco. Era stata preparata per il vertice informale di Bruxelles una bozza di documento volto ad affrontare unicamente il tema dei movimenti secondari: in pratica, era pronto il via libera al ritrasferimento in Italia di tutti coloro che erano approdati qui da noi, e che poi avevano cercato una miglior sorte in altri Paesi europei: su questo, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva avuto la meglio in un colloquio telefonico con la Cancelliera Angela Merkel. Era stato un misunderstanding: la trattativa ricominciava da capo, sulla base del documento italiano che auspica una strategia multilivello.

Anche nel colloquio informale avuto a Roma dal Premier italiano con il Presidente francese Emmanuel Macron, in visita a Papa Francesco, la posizione italiana è stata chiara: sulla gestione dei flussi serve la cooperazione a livello europeo.

Il documento in 12 punti votato a Bruxelles nella notte tra il 28 ed il 29 giugno, nel Vertice europeo di San Pietro e Paolo, rispecchia i nuovi equilibri della sovranità all'interno dell'Unione europea: siamo di fronte ad una rinazionalizzazione delle politiche, rispetto a cui non ci sono poteri di Bruxelles per esigere l'adempimento di impegni precisi e cogenti. L'Accordo di Dublino dovrà essere rinegoziato, e solo allora si verificherà il raggiungimento del nuovo equilibrio richiesto dall'Italia tra responsabilità nel salvataggio delle vite in mare e solidarietà.

Si poteva fare di più? Si poteva ottenere di più?

L'importante era uscire con una direzione di marcia chiara da una situazione emergenziale, insostenibile. Non si può bloccare una nave al giorno, senza poi costruire il necessario consenso politico sulle strategie da seguire, nella lotta al traffico di uomini.

Qui, i risultati per l'Italia sono stati chiari.

Il Consiglio europeo è determinato a proseguire e rafforzare la politica di approccio globale al fenomeno della migrazione, per impedire il ritorno ai flussi incontrollati del 2015 e ad arginare ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti ed emergenti.
Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, gli sforzi per fermare i contrabbandieri che operano fuori dalla Libia o altrove devono essere ulteriormente intensificati.
L'Ue continuerà a sostenere l'Italia e altri Stati membri in prima linea. Rafforzerà il suo sostegno alla regione del Sahel, alla guardia costiera libica, alle comunità costiere e meridionali, alle condizioni di accoglienza umane, ai ritorni umanitari volontari, alla cooperazione con altri paesi di origine e di transito, nonché al reinsediamento volontario.
Tutte le navi che operano nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non ostacolare le operazioni della Guardia costiera libica.

Era questa la principale richiesta italiana, sostenuta in prima persona dal Ministro dell'Interno Matteo Salvini.

Sarà una estate rovente, ma sulle migrazioni la Ue ha accolto finalmente le richieste dall'Italia.

Ecco perché Conte si accontenta.

 

fonte 

Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
 
Dai rapporti con la Russia all'immigrazione: da Renzi a Salvini, cambiano i metodi, non gli obiettivi PDF Stampa E-mail
Lunedì 02 Luglio 2018 13:05

C'è Matteo e Matteo

 

Leggete queste frasi: "La Russia resta un partner strategico per affrontare le sfide regionali e globali. Pertanto, l'Italia incoraggerà l'UE a studiare modalità per rilanciare il dialogo tra l'Unione europea e la Russia e cogliere le opportunità per migliorare il partenariato strategico, qualora il contesto generale di riferimento lo consenta. Nel dialogo con la Russia, sarà riservata particolare attenzione alla democratizzazione, al processo di modernizzazione e alle prospettive del Partenariato Orientale".

Chi pensate che le abbia scritte? Matteo Salvini? Sbagliato! Sono contenute nel documento ufficiale presentato nel 2016 da Matteo Renzi, allora in carica come Presidente del Consiglio italiano, dal titolo "Programma della Presidenza Italiana del Consiglio dell'Unione Europea. Un Nuovo Inizio".

E' un vero paradosso: anche sulla immigrazione, la colpa del centrosinistra è solo di non essersi mai battuto fino in fondo per le idee e le proposte che aveva elaborato. Eccole, come sono formalizzate nello stesso documento: "La Presidenza ritiene indispensabile proseguire gli sforzi per l'ulteriore sviluppo della gestione integrata delle frontiere, al fine di controllare meglio le frontiere esterne e combattere l'immigrazione irregolare, il traffico di migranti, la tratta di esseri umani e altre forme di criminalità transfrontaliera e transnazionale collegate alla tratta di esseri umani, nel pieno rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell'UE."

Matteo Renzi presentò anche un altro documento, intitolato: "Migration Compact. Contribution to an EU strategy for external action on migration". Si affermava chiaramente la necessità di abbandonare la strategia passiva, di attesa dei profughi in fuga dalla povertà: "All existing initiatives and instruments in the field of external action should be directed (in a coherent way with the internal ones) to developing an active strategy, focussing first and foremost on African countries of origin and transit".

Era esattamente la posizione che viene oggi sostenuta da Matteo Salvini, divenuto Ministro degli Interni, che sta bloccando i porti alle ONG che raccolgono i profughi di fronte alle coste libiche, predicando: "Aiutiamoli a casa loro!".

La cosa più curiosa di tutte è che la posizione del governo italiano in carica, presieduto da Giuseppe Conte, che è stata presentata a Bruxelles nel corso della riunione informale del Consiglio europeo di sabato scorso, in vista della riunione del 28-29 giugno, è praticamente identica a quella che era stata indicata nel 2014 da Matteo Renzi: il documento si intitola "European Multilevel Strategy for Migration" e propone di "intensify agreements and relations between the European Union and third countries from which migrants depart or transit through and invest in projects there".

La differenza tra Matteo Renzi e Matteo Salvini sta solo nel aver alzato il livello dello scontro: il primo si era limitato a presentare un documento sulle politiche migratorie, che è rimasto senza alcun seguito. Troppo arrendevole, dunque, di fronte alle obiezioni degli altri Paesi, così come accadde per la richiesta di maggiore flessibilità sul Fiscal Compact: accettò la posizione tedesca, sostenuta dalla Cancelliera Angela Merkel, secondo cui la flessibilità era già prevista dal Trattato. Fu così che, in cambio di pochi decimi di deficit in più, Matteo Renzi rinunciò alla richiesta presentata.

La Germania, per bloccare il flusso di migranti che attraversavano le frontiere dell'Europa sud orientale, ha fatto stipulare all'Unione europea un Accordo con la Turchia di Erdogan, che costa un bel po' di miliardi di euro l'anno. E' la stessa cosa che avremmo dovuto fare anche noi, da anni, coinvolgendo in piani di sviluppo i Paesi dell'Africa sub-sahariana. Perché i migranti fuggono soprattutto dalla miseria senza prospettive. Dare loro un alloggio e l'elemosina qui, in Italia ed in Europa, è una soluzione sbagliata ed ingiusta.

Servono politiche di sviluppo per l'Africa, non lo sfruttamento neocoloniale mascherato dalla carità pelosa dell'accoglienza.

Arrendersi al blocco franco-tedesco è stato l'errore che ha portato la sinistra italiana alla disfatta.

Dai rapporti con la Russia all'immigrazione: da Renzi a Salvini, cambiano i metodi, non gli obiettivi.

C'è Matteo e Matteo.

 

FONTE         Guido Salerno Aletta

Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

 

 
Istat: colpisce soprattutto il Mezzogiorno dove vive in questa condizione oltre uno su dieci PDF Stampa E-mail
Martedì 26 Giugno 2018 11:48

In Italia più di 5 milioni in povertà assoluta. Top dal 2005

  Le persone che vivono in povertà assoluta in Italia superano i 5 milioni nel 2017. Lo rileva l'Istat spiegando che si tratta del valore più alto dal 2005.

Nel 2017, l'Istituto di Statistica stima che 1 milione 778mila famiglie (6,9% delle famiglie residenti) siano in condizione di povertà assoluta in Italia, per un totale di 5 milioni e 58mila individui (8,4% dell’intera popolazione).

Con riferimento alle famiglie, l’incremento rispetto al 2016 (da 6,3% a 6,9%) si deve per due decimi di punto percentuale alla crescita dei prezzi al consumo che nel 2017 è stata pari a +1,2%.

Il Mezzogiorno registra un incremento significativo rispetto all’anno precedente (da 8,5% a 10,3%) confermandosi come area del Paese più svantaggiata, soprattutto per il peggioramento registrato nei comuni Centro di area metropolitana (da 5,8% a 10,1%) e nei comuni più piccoli fino a 50mila abitanti (da 7,8% del 2016 a 9,8%). La povertà aumenta anche nei centri e nelle periferie delle aree metropolitane del Nord.

Peggiorano le condizioni delle famiglie con un figlio minore e di quelle con anziani

I livelli di povertà assoluta si mantengono elevati per le famiglie con cinque o più componenti (17,8%), soprattutto se coppie con tre o più figli (15,4%).

Nel lungo periodo la crescita della povertà assoluta è più marcata tra le famiglie con quattro o cinque componenti e più: per quelle con 4 componenti l’incidenza passa da 2,2% del 2005 a 10,2% del 2017; per quelle di 5 componenti e più da 6,3% (del 2005) a 17,8%.
Nel 2017 peggiorano, rispetto al 2016, le condizioni delle famiglie con un figlio minore: l’incidenza della povertà assoluta sale a 9,5% da 7,2% (Prospetto 3), continuando il consistente incremento registrato a partire dal 2013. L’incidenza è infatti elevata quando in famiglia è presente almeno un figlio minore (10,5%) e raggiunge il massimo se ci sono tre o più figli minori (20,9%).

È più contenuta, ma in crescita rispetto all’anno precedente, l’incidenza di povertà nelle famiglie dove sono presenti anziani (4,8%) mentre arriva a 5,1% nelle famiglie con un anziano.

L’incidenza di povertà aumenta anche per l’insieme di famiglie raggruppate genericamente nella tipologia “altro” (vi rientrano ad esempio famiglie in cui coabitano più nuclei familiari) dove il valore dal 10,9% del 2016 raggiunge il 15,7%.

 

FONTE TELEBORSA.IT

 
Con tracce di ampio respiro il ministero cerca di cogliere la complessità dei candidati come uomini e cittadini, non solo discenti. Il rapporto fra l’individuo e gli altri è il macrotema scelto per la prima prova PDF Stampa E-mail
Mercoledì 20 Giugno 2018 17:12

La Maturità non serve più a testare solo le competenze, ma anche le ambizioni

 

In questa maturità di passaggio, l’ultima col temuto quizzone e senza l’ancor più temuta alternanza scuola-lavoro, si è verificato un impercettibile smottamento: per la prima volta alcuni opinionisti sono stati chiamati a esprimere i propri desiderata sulle tracce anziché, come da tradizione, a svolgere sui quotidiani quelle assegnate dal ministero. Non è una variazione insignificante. Certifica l’avvenuto mutamento del senso della maturità nelle coscienze degli italiani e in particolare della prova che parla maggiormente alla nostra sensibilità comune, il vecchio tema ormai declinato in varie e astruse definizioni (saggio breve, articolo di giornale, analisi del testo) ma sovente svolto dai ragazzi all’identica moda dei vecchi temi.

Questa prima prova dunque non viene più vista come specchio delle competenze di una generazione di esaminandi bensì delle sue ambizioni. Ne consegue la richiesta di tracce di ampio respiro, che siano in grado di cogliere la complessità dei candidati nella loro formazione di uomini e cittadini oltre che di discenti. È in questo contesto che va letta la tendenza ministeriale già notata dal Foglio un anno fa: l’individuazione di un sottaciuto percorso teorico che funga da comune denominatore delle tracce, come se ciascuna di esse non fosse che l’articolazione specifica di un’idea generale vagheggiata nelle segrete stanze ministeriali e che gli studenti devono subodorare o indovinare. Nel 2017 il macrotema era stato il contrasto fra uomo e natura, con la partecipazione straordinaria delle macchine; le tracce erano talmente simili fra loro che si vociferava di qualche leggendario candidato che aveva tentato di svolgerle tutte in un elaborato solo. Erano tracce piuttosto banali quindi, nel caso, non sarà andato male.

Nel 2018 va meglio; non si sente tanfo di ideologizzazione un tanto al chilo, com’era successo l’anno scorso con l’ambientalismo, e le sfere d’influenza delle singole tracce restano ben divise. Il macrotema può essere individuato nel rapporto fra l’individuo e gli altri, filtrato però attraverso varie distinzioni. A un’intera pagina de “Il giardino dei Finzi-Contini” di Giorgio Bassani (tipologia A, analisi del testo) vengono affidate l’integrazione e l’esclusione nella comunità di appartenenza. La tipologia B si divide in quattro indirizzi che vertono rispettivamente sulla solitudine, sulla creatività come marchio distintivo dell’individuo rispetto a produzione seriale e globalizzazione, su massificazione e totalitarismo, e sulla dignità della persona umana alla luce della sua replicazione in cloni. Su uno di questi argomenti veniva richiesto di scrivere un saggio breve o un articolo di giornale. I temi veri e propri, ribattezzati tipologia C e D, affrontavano in ambito storico il compromesso come soluzione per la stabilità politica, con citazioni da Aldo Moro e su De Gasperi, e nell’ordine generale l’ideale dell’eguaglianza fra cittadini sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione.

A una prima lettura risalta la massiccia presenza di anniversari: il 1938 delle leggi razziali, il ’48 del varo della Costituzione e della vittoria elettorale democristiana, il ’78 del sequestro Moro. Se fossero stati privi del contesto che lega le tracce, si sarebbero risolti nella mera riduzione della scuola a istituzione celebrativa o commemorativa, implicando che la conoscenza di determinati eventi sarebbe stata meno rilevante in anni che fossero finiti, anziché per otto, per sette o per nove. Letti invece secondo il comune denominatore delle tracce, questi anniversari sono l’occasione per sottintendere quale tipo di coscienza civica la scuola italiana si aspetta di aver formato nei maturandi: egualitarista, aperta alla differenza, consapevole delle atrocità del passato, realisticamente portata alle vie di mezzo, ostile alla violazione politica della dignità umana ma non aliena a metterla in discussione qualora il progresso scientifico lo richiedesse.

Un po’ cerchiobottista, dunque, ma non per questo semplicistica. Sono belle tracce, che richiedono di confrontarsi con argomenti complessi tramite testi anche complicati. Dai famigerati tempi in cui s’insorse contro un brano innocente di Claudio Magris si è capito che gli Esami di Stato non intendono limitarsi ai programmi svolti ma verificare con quali strumenti dei maggiorenni alfabetizzati sono in grado di rapportarsi a fonti inedite. Pertanto è bene soffermarsi sulla provenienza del materiale prescelto onde capire come il ministero suppone che gli studenti leggano. È curiosa la scelta di canonizzare l’inserto letterario del Corriere della Sera come intercapedine per far giungere agli studenti il pensiero di due docenti universitari, il sociologo Carlo Bordoni e l’economista Enrico Moretti, che pure vantano fior di pubblicazioni in volume; mentre, nello stesso riquadro, Michel Serres e Georges Didi-Huberman vengono citati direttamente tramite i propri libri. Fanno la propria comparsa il sito Focus.it, molto gradito ai giovani, e la rivista accademica bolognese “Storicamente”, si presume meno bazzicata. La ripresa della voce “Bioetica” dall’Enciclopedia Treccani presta il fianco al tradizionale espediente retorico degli studenti poco fantasiosi: iniziare il tema su un argomento con la definizione che ne trovano sul vocabolario.

Menzione d’onore per la pagina di Bassani che racconta la cacciata di un giovane ebreo dalla biblioteca comunale, commovente nella stratificazione di moti d’animo anche controversi, specie lì dove culmina nella definizione di “una delle forme più odiose di antisemitismo: lamentare che gli ebrei non fossero abbastanza come gli altri, e poi, viceversa, constatata la loro pressoché totale assimilazione all’ambiente circostante, lamentare che fossero tali e quali come gli altri”. Talmente ben scelto, questo passo, da rischiare di venire banalizzato dalle consegne dell’analisi del testo, che a margine del riassunto e della ricognizione lessicale richiede “una tua riflessione sul tema più generale della discriminazione e dell’emarginazione”. Il rischio di uscirsene con piattitudini generiche è elevato, sia perché durante gli esami gli studenti preferiscono andare sul sicuro, sia perché solo velatamente la traccia riconosce all’antisemitismo una specificità che travalica le leggi razziali italiane e il generale buon senso contro ogni discriminazione.

Ciò pone il problema di cosa ci si debba aspettare davvero da questa prova attesa con tanta trepidazione da famiglie, giornalisti, intellettuali. Lì dove viene presentato come termometro della coscienza nazionale, quasi che dalla scelta fra Pirandello e d’Annunzio dipenda in che tipo d’Italia viviamo, all’atto pratico lo scritto d’Italiano si riduce a un compito espletato sulla difensiva, con più attenzione a non pregiudicare il resto del lungo percorso della maturità che a scrivere qualcosa di effettivamente significativo su argomenti tanto elevati. L’aula (o il corridoio) d’esame è una bolla impermeabile agli strilli dei commentatori esterni; lo si evince anche dalla forma, oltre che dai contenuti. Il saggio breve e l’articolo di giornale sono esercizi di stile privi di utilità. Il primo non esiste fuori dalle mura scolastiche, dove scimmiotta l’utilizzo spesso caotico e più spesso casuale delle note a pie’ di pagina come sembiante di credibilità argomentativa, tristemente citando soltanto dal risicato materiale messo a disposizione nella traccia. Quanto agli articoli di giornale, nessuno (nemmeno questo) viene mai scritto a mano su un foglio protocollo in sei ore, senza poter controllare altre fonti che il materiale imposto, isolati dal mondo sotto la vigilanza di docenti resi arcigni o demotivati dall’eccesso di burocrazia e dal caldo puntuale anche quest’anno.

 
Oggi, 10 giugno, urne aperte dalle 7 alle 23. Sarà anche primo test per misurare la forza di Lega e M5S PDF Stampa E-mail
Domenica 10 Giugno 2018 12:00

Comunali, domenica di voto per oltre 7 milioni di italiani

 Sono più di 7 milioni gli italiani che oggi, domenica 10 giugno, sono chiamati alle urne. Gli eventuali ballottaggi sono previsti per due settimane più tardi, il 24 giugno.

Nel dettaglio sono interessati 761 comuni su 7.954: 586 appartenenti alle regioni a statuto ordinario, 137 in Sicilia e 38 in Sardegna. In totale voteranno 7.052.803 elettori.
Urne aperte dalle 7 alle 23, e lo scrutinio inizia subito dopo la conclusione delle operazioni di voto.
I cittadini interessati devono decidere per l'elezione diretta dei sindaci e dei consigli comunali, con l'eccezione di Roma, dove 291 mila cittadini saranno chiamati a riscrivere l'organigramma di due Municipi (il terzo e l'ottavo) della Capitale.
20 i capoluoghi di provincia chiamati alle urne, tra questi Ancona che è anche capoluogo regionale delle Marche. Gli altri: Avellino, Barletta, Brescia, Brindisi, Catania, Imperia, Massa, Messina, Pisa, Ragusa, Siracusa, Siena, Sondrio, Teramo, Terni, Trapani, Treviso, Vicenza, Viterbo. Il dato politico come sempre verrà letto soprattutto nei capoluoghi, se non altro per via del patrimonio degli uscenti: ben quindici sindaci di centrosinistra, due di centrodestra, uno solo dei 5 stelle e due espressione di liste civiche, fra i quali l’eretico di sinistra Renato Accorinti, primo cittadino di Messina.

TEST PER MISURARE LA FORZA DI LEGA E M5S - Il "governo del cambiamento", dunque, alla prova del voto: dopo i test elettorali delle regionali in Molise, Friuli e Val d’Aosta, quello di oggi è il primo test utile per misurare l’umore dei cittadini di fronte alla scomposizione dell’antico quadro bipolare e alla scelta della Lega e del Movimento 5 stelle di legarsi in un inedito “contratto” postelettorale. Non a caso Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i due leader delle forze contraenti, nonostante gli impegni come vicepresidenti del Consiglio e titolari di ministeri di peso, non si sono risparmiati girando l’Italia da Nord a Sud per la campagna elettorale.

 

FONTE  TELEBORSA.IT

 
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