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Migrazioni e razzismo PDF Stampa E-mail
Lunedì 13 Agosto 2018 08:49

Lo psichiatra Vittorino Andreoli: “Livello di civiltà disastroso, regrediti alla cultura del nemico”

 Nonostante il refrain contro i migranti sia sempre lo stesso: "Premesso che non sono razzista...", nelle società occidentali il razzismo sta uscendo allo scoperto e rischia di essere legittimato come una opinione. Secondo lo psichiatra Vittorino Andreoli siamo in "una cornice di civiltà disastrosa", l'Italia e l'Occidente stanno "regredendo alle pulsioni istintive", al dominio della "cultura del nemico": "La superficialità porta l'identità a fondarsi sul nemico. Se uno non ha un nemico non riesce a caratterizzare se stesso".

 

Dall’America all’Europa all’Italia sembra uscire allo scoperto, fomentato da politici e media irresponsabili e amplificato dai pareri espressi sui social media, un clima aperto di razzismo e xenofobia, come se l’espressione di odio razziale nei confronti dei migranti o delle minoranze, anche con linguaggi e gesti violenti, non fosse più un tabù ma una legittima opinione. L’episodio di Fermo, con l’uccisione del nigeriano le cui dinamiche chiarirà la magistratura, ha avuto uno strascico di posizioni opposte sui social. Molti difendono apertamente l’aggressore, come se la violenza, verbale e poi fisica, dell’insulto razziale fosse legittima. Mentre il refrain contro i migranti è sempre lo stesso: “Premesso che non sono razzista…”. Cosa ci sta succedendo? Lo abbiamo chiesto allo psichiatra Vittorino Andreoli, ma la premessa che anticipa tutta la riflessione è semplice e sconfortante: “Questa società non mi piace”.

Cosa sta succedendo alle nostre società occidentali?

Sono stati consumati, se non distrutti, alcuni principi, che erano alla base della nostra civiltà, che nasce in Grecia, a cui si aggiunge il cristianesimo. Non c’è più rispetto per l’altro, la morte è diventata banale, tanto che uccidere è una modalità per risolvere un problema. Non c’è più il senso del mistero e del limite dell’uomo. L’episodio di Fermo va inserito in una cornice di civiltà disastrosa. Non esiste più l’applicazione dei principi morali della società e c’è un affastellarsi di leggi, come se le leggi possano sostituire i principi. Oggi domina la cultura del nemico: la superficialità porta l’identità a fondarsi sul nemico. Se uno non ha un nemico non riesce a caratterizzare se stesso. Questa è una regressione antropologica perché si va alle pulsioni. Tutto questo è favorito da partiti che sostengono l’odio, lo stesso agire sociale è fatto di nemici. Perfino nelle istituzioni religiose qualche volta si affaccia il nemico. In questo quadro tornano le questioni razziali.

Qualcuno dice: “non è razzismo, è superficialità”. Io ribatto: no è razzismo.

E’ considerare l’altro inferiore perché ha quelle caratteristiche, per cui bisogna combatterlo. Se uno è diverso da te è un nemico e va combattuto. Si arriva alla legge del taglione. Si torna a fare la guerra perché il diverso è un nemico che porta via soldi, posti di lavoro, eccetera. Così come c’è una gerarchia dei potenti c’è anche una gerarchia di razze. Perché sono presi di mira solo alcuni.

Il razzismo e i pregiudizi sono però universalmente presenti nel cuore dell’uomo, a prescindere dalle nazioni. I fatti di questi giorni negli Usa ne sono un esempio.

E’ sicuramente un istinto presente nella nostra biologia, nella nostra natura, ossia la lotta per la sopravvivenza di cui parlava Darwin, la lotta per la difesa del territorio. Ma tipico dell’uomo non è solo la biologia ma la cultura. E la cultura dovrebbe essere quella condizione in cui rispettiamo gli altri e riusciamo a frenare un istinto. Il problema è: come mai la cultura che caratterizza l’uomo e consiste nel controllo delle pulsioni non c’è più? Tutta una cultura che si era costruita fino a epigoni che erano quelli dell’amore, della fratellanza, è completamente recitata ma non vissuta.

Questo è un Paese, ma anche tutto l’Occidente, che sta regredendo alla pulsionalità, all’uomo pulsionale. Ciò che mi spaventa e mi addolora è che per raggiungere una cultura ci vuole tanto tempo e la si può perdere in una generazione.

Gli episodi che osserviamo sono silenziosamente sostenuti da tante persone. Non dicono niente ma li approvano. Bisogna impedire che ci sia chi soffia sul fuoco. Nessuno parla del valore della conoscenza utile nell’avvicinare altre storie, altre culture. Tutto viene mostrato come negativo: gli immigrati fanno perdere posti di lavoro, c’è violenza e criminalità. Il problema è che all’origine c’è sempre una esclusione. E’ terribile, stiamo diventando un popolo incivile.

Nei dibattiti pubblici, soprattutto sui social, c’è sempre un “noi” contro “loro”: i migranti, più deboli, diventano il capro espiatorio di tutti i mali.

Certo, questo è il principio darwiniano. L’evoluzione si lega alla lotta per l’esistenza: “mors tua, vita mea”. Bisogna eliminare il nemico, deve vincere la mia tribù che deve prendere il tuo territorio. E’ una regressione spaventosa. Poi c’è la crisi che ha sottolineato la paura, le incertezze. E la paura genera sempre violenza. Ci rendiamo conto che, in un Paese che non legge, un giornale ha regalato il Mein Kampf di Hitler? Perché non hanno regalato “La pace perpetua” di Kant?

Marketing, ricerca di consenso e voti, incoscienza: quali sono, secondo lei, le vere ragioni dietro a scelte così pericolose? Come fare per arginarle?

Non è follia, è stupidità. Bisogna prendere una posizione molto decisa: non è più possibile fare finta. Questa è una società falsa, che recita. Andiamo incontro a situazioni che saranno di nuovo drammatiche.Ci vuole più coraggio anche nella Chiesa. Il Papa lo ha avuto nel suo schierarsi dalla parte dei migranti, ma ci sono quelli che non sono d’accordo. Bisogna cominciare a dire che questa nazione deve cercare di far emergere uomini e donne saggi, intelligenti. Stiamo scegliendo i peggiori. C’è una ignoranza spaventosa.  Bisogna poter parlare, spiegare, capirsi. Occorrono persone credibili per parlare ai giovani, ma la via è sempre quella della cultura. Fare promozione, educazione, dimostrare quanta positività c’è in chi viene odiato, per stimolare al rispetto nei loro confronti.

Con i giovani è più facile perché sono come pagine bianche di un libro da scrivere. Ma con adulti già formati come si fa? E’ una battaglia già persa in partenza?

No, perché l’espressione esplicita dei pregiudizi nasce dal sentirsi sostenuti. Se nascondono ancora il loro pensiero sono recuperabili. Il problema emerge quando ci si sente in tanti a pensarlo. Bisogna far scoprire cosa c’è nell’altro, cosa significa una società diversa.

Purtroppo oggi sui social non si nasconde più il proprio pensiero: lo schermo del computer protegge dal confronto diretto, le affermazioni diventano più violente e l’espressione dei pregiudizi, anche in maniera razionale, serve solo a rafforzare l’ego…

E’ vero. Questo è più grave, perché se uno stava zitto e si esprimeva a casa, agiva male solo in famiglia. Adesso diventa un’azione diffusa, trasformandosi in vera e propria propaganda.

 14 luglio 2016!!!

FONTE 

 
È questa la dura presa di posizione annunciata dell’Associazione nazionale di categoria PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Agosto 2018 19:35

Vaccini, presidi: niente scuola senza certificati delle Asl

                                                                        FONTE ANSA

A settembre, alla riapertura delle scuole, i genitori dei bambini che andranno ai nidi e alle materne dovranno presentare il certificato di avvenuta vaccinazione rilasciato dalla Asl, altrimenti i piccoli non potranno frequentare. È questa la dura presa di posizione annunciata dell’Associazione nazionale presidi (Anp): «Non è possibile far prevalere la nuova circolare Grillo», afferma l’Anp, e «resta in vigore la Legge Lorenzin» poiché «il diritto alla Salute è prioritario rispetto a quello all’Istruzione». 

Un annuncio, quello dei presidi, che arriva nello stesso giorno in cui anche il premier Giuseppe Conte è intervenuto sulla questione affermando di aver vaccinato il proprio figlio e che questa è «la linea di governo». Ma l’annuncio dei presidi di fatto `cancella´ quanto previsto dalla circolare dello scorso luglio dei ministri Grillo e Bussetti, in base alla quale per la frequenza del prossimo anno scolastico sarebbe bastato presentare l’autocertificazione delle vaccinazioni obbligatorie. 

 

FONTE LA STAMPA.IT

 
Lo rivela l'Istat nella sua stima preliminare che a giugno vede un tasso di disoccupazione al 10,9% dal 10,7% di maggio, mentre quello giovanile si attesta al 32,6% (+0,5 punti) PDF Stampa E-mail
Martedì 31 Luglio 2018 10:39

Italia, a giugno sale il tasso di disoccupazione: 10,9 per cento,dice l'Istat. Aumenta anche tra i giovani

 

 Nel mese di giugno si registra un piccolo peggioramento del marcato del lavoro. E' quanto afferma l'Istat nella sua stima preliminare sui dati occupati e disoccupati relativi al mese di giugno. L'Istituto di statistica svela che il tasso di disoccupazione si attesta al 10,9%, rispetto al 10,7% del mese precedente. Le stime prevedevano un tasso al 10,8%, mentre quello giovanile si attesta al 32,6% (+0,5 punti).

A giugno 2018, dopo tre mesi di crescita, la stima degli occupati registra un calo (-0,2% rispetto a maggio, pari a -49 mila). Il tasso di occupazione scende al 58,7% (-0,1 punti percentuali).

La diminuzione congiunturale dell'occupazione coinvolge soprattutto gli uomini (-42 mila) e le persone di 35 anni o più (-56 mila). Nell'ultimo mese crescono i dipendenti a termine (+16 mila) mentre il calo si concentra tra i permanenti (-56 mila) e in misura più contenuta tra gli indipendenti (-9 mila).

La stima delle persone in cerca di occupazione a giugno registra un aumento (+2,1%, +60 mila). La crescita della disoccupazione riguarda entrambi i generi e tutte le classi di età. Il tasso di disoccupazione sale al 10,9%, in aumento di 0,2 punti percentuali su base mensile, cresce anche quello giovanile che si attesta al 32,6% (+0,5 punti).

A giugno prosegue il calo della stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,2%, -27 mila). La flessione riguarda principalmente le donne (-23 mila) e si distribuisce tra i 15-49enni. Il tasso di inattività cala al 33,9% (-0,1 punti percentuali).

Nonostante la flessione registrata a giugno, nel periodo aprile-giugno 2018 si stima una consistente crescita degli occupati (+0,8% rispetto al trimestre precedente, pari a +196 mila). L’aumento interessa entrambe le componenti di genere, coinvolge le persone di 25 anni o più e tra queste principalmente gli ultracinquantenni (+140 mila). Crescono nel trimestre i lavoratori a termine (+123 mila) e gli indipendenti (+75 mila) mentre restano sostanzialmente stabili i dipendenti permanenti.

Alla crescita degli occupati nel trimestre si accompagna il calo dei disoccupati (-0,7%, -21 mila) e quello più forte degli inattivi (-1,2%, -154 mila).

Su base annua, a giugno si conferma la crescita occupazionale (+1,4%, +330 mila). L’espansione interessa uomini e donne e si concentra tra i lavoratori a termine (+394 mila), in lieve ripresa anche gli indipendenti (+19 mila), mentre calano i dipendenti permanenti (-83 mila). Crescono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+355 mila) e i 15-34enni (+119 mila) mentre calano gli occupati tra i 35 e i 49 anni (-145 mila). Al netto della componente demografica si registra un segno positivo per l’occupazione in tutte le classi di età.

Nei dodici mesi, a fronte della crescita degli occupati si registra il calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-2,6%, -344 mila) e quello più lieve dei disoccupati (-0,3%, -8 mila).

 

FONTE TELEBORSA.IT

 
Sarà una estate rovente, ma sulle migrazioni la Ue ha accolto finalmente le richieste dell'Italia PDF Stampa E-mail
Mercoledì 04 Luglio 2018 10:57

Ecco perché Conte si accontenta

 

Dopo aver alzato il livello dello scontro sulla questione dello sbarco dei migranti, ed aver costretto prima la Spagna ad accogliere la Aquarius e poi Malta ad aprire il proprio porto alla Lifeline per una distribuzione concordata dei richiedenti asilo per verificare la sussistenza dei titoli per l'accoglienza umanitaria, si era pure arrivati allo scontro frontale con l'asse franco-tedesco. Era stata preparata per il vertice informale di Bruxelles una bozza di documento volto ad affrontare unicamente il tema dei movimenti secondari: in pratica, era pronto il via libera al ritrasferimento in Italia di tutti coloro che erano approdati qui da noi, e che poi avevano cercato una miglior sorte in altri Paesi europei: su questo, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva avuto la meglio in un colloquio telefonico con la Cancelliera Angela Merkel. Era stato un misunderstanding: la trattativa ricominciava da capo, sulla base del documento italiano che auspica una strategia multilivello.

Anche nel colloquio informale avuto a Roma dal Premier italiano con il Presidente francese Emmanuel Macron, in visita a Papa Francesco, la posizione italiana è stata chiara: sulla gestione dei flussi serve la cooperazione a livello europeo.

Il documento in 12 punti votato a Bruxelles nella notte tra il 28 ed il 29 giugno, nel Vertice europeo di San Pietro e Paolo, rispecchia i nuovi equilibri della sovranità all'interno dell'Unione europea: siamo di fronte ad una rinazionalizzazione delle politiche, rispetto a cui non ci sono poteri di Bruxelles per esigere l'adempimento di impegni precisi e cogenti. L'Accordo di Dublino dovrà essere rinegoziato, e solo allora si verificherà il raggiungimento del nuovo equilibrio richiesto dall'Italia tra responsabilità nel salvataggio delle vite in mare e solidarietà.

Si poteva fare di più? Si poteva ottenere di più?

L'importante era uscire con una direzione di marcia chiara da una situazione emergenziale, insostenibile. Non si può bloccare una nave al giorno, senza poi costruire il necessario consenso politico sulle strategie da seguire, nella lotta al traffico di uomini.

Qui, i risultati per l'Italia sono stati chiari.

Il Consiglio europeo è determinato a proseguire e rafforzare la politica di approccio globale al fenomeno della migrazione, per impedire il ritorno ai flussi incontrollati del 2015 e ad arginare ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti ed emergenti.
Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, gli sforzi per fermare i contrabbandieri che operano fuori dalla Libia o altrove devono essere ulteriormente intensificati.
L'Ue continuerà a sostenere l'Italia e altri Stati membri in prima linea. Rafforzerà il suo sostegno alla regione del Sahel, alla guardia costiera libica, alle comunità costiere e meridionali, alle condizioni di accoglienza umane, ai ritorni umanitari volontari, alla cooperazione con altri paesi di origine e di transito, nonché al reinsediamento volontario.
Tutte le navi che operano nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non ostacolare le operazioni della Guardia costiera libica.

Era questa la principale richiesta italiana, sostenuta in prima persona dal Ministro dell'Interno Matteo Salvini.

Sarà una estate rovente, ma sulle migrazioni la Ue ha accolto finalmente le richieste dall'Italia.

Ecco perché Conte si accontenta.

 

fonte 

Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
 
Dai rapporti con la Russia all'immigrazione: da Renzi a Salvini, cambiano i metodi, non gli obiettivi PDF Stampa E-mail
Lunedì 02 Luglio 2018 13:05

C'è Matteo e Matteo

 

Leggete queste frasi: "La Russia resta un partner strategico per affrontare le sfide regionali e globali. Pertanto, l'Italia incoraggerà l'UE a studiare modalità per rilanciare il dialogo tra l'Unione europea e la Russia e cogliere le opportunità per migliorare il partenariato strategico, qualora il contesto generale di riferimento lo consenta. Nel dialogo con la Russia, sarà riservata particolare attenzione alla democratizzazione, al processo di modernizzazione e alle prospettive del Partenariato Orientale".

Chi pensate che le abbia scritte? Matteo Salvini? Sbagliato! Sono contenute nel documento ufficiale presentato nel 2016 da Matteo Renzi, allora in carica come Presidente del Consiglio italiano, dal titolo "Programma della Presidenza Italiana del Consiglio dell'Unione Europea. Un Nuovo Inizio".

E' un vero paradosso: anche sulla immigrazione, la colpa del centrosinistra è solo di non essersi mai battuto fino in fondo per le idee e le proposte che aveva elaborato. Eccole, come sono formalizzate nello stesso documento: "La Presidenza ritiene indispensabile proseguire gli sforzi per l'ulteriore sviluppo della gestione integrata delle frontiere, al fine di controllare meglio le frontiere esterne e combattere l'immigrazione irregolare, il traffico di migranti, la tratta di esseri umani e altre forme di criminalità transfrontaliera e transnazionale collegate alla tratta di esseri umani, nel pieno rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell'UE."

Matteo Renzi presentò anche un altro documento, intitolato: "Migration Compact. Contribution to an EU strategy for external action on migration". Si affermava chiaramente la necessità di abbandonare la strategia passiva, di attesa dei profughi in fuga dalla povertà: "All existing initiatives and instruments in the field of external action should be directed (in a coherent way with the internal ones) to developing an active strategy, focussing first and foremost on African countries of origin and transit".

Era esattamente la posizione che viene oggi sostenuta da Matteo Salvini, divenuto Ministro degli Interni, che sta bloccando i porti alle ONG che raccolgono i profughi di fronte alle coste libiche, predicando: "Aiutiamoli a casa loro!".

La cosa più curiosa di tutte è che la posizione del governo italiano in carica, presieduto da Giuseppe Conte, che è stata presentata a Bruxelles nel corso della riunione informale del Consiglio europeo di sabato scorso, in vista della riunione del 28-29 giugno, è praticamente identica a quella che era stata indicata nel 2014 da Matteo Renzi: il documento si intitola "European Multilevel Strategy for Migration" e propone di "intensify agreements and relations between the European Union and third countries from which migrants depart or transit through and invest in projects there".

La differenza tra Matteo Renzi e Matteo Salvini sta solo nel aver alzato il livello dello scontro: il primo si era limitato a presentare un documento sulle politiche migratorie, che è rimasto senza alcun seguito. Troppo arrendevole, dunque, di fronte alle obiezioni degli altri Paesi, così come accadde per la richiesta di maggiore flessibilità sul Fiscal Compact: accettò la posizione tedesca, sostenuta dalla Cancelliera Angela Merkel, secondo cui la flessibilità era già prevista dal Trattato. Fu così che, in cambio di pochi decimi di deficit in più, Matteo Renzi rinunciò alla richiesta presentata.

La Germania, per bloccare il flusso di migranti che attraversavano le frontiere dell'Europa sud orientale, ha fatto stipulare all'Unione europea un Accordo con la Turchia di Erdogan, che costa un bel po' di miliardi di euro l'anno. E' la stessa cosa che avremmo dovuto fare anche noi, da anni, coinvolgendo in piani di sviluppo i Paesi dell'Africa sub-sahariana. Perché i migranti fuggono soprattutto dalla miseria senza prospettive. Dare loro un alloggio e l'elemosina qui, in Italia ed in Europa, è una soluzione sbagliata ed ingiusta.

Servono politiche di sviluppo per l'Africa, non lo sfruttamento neocoloniale mascherato dalla carità pelosa dell'accoglienza.

Arrendersi al blocco franco-tedesco è stato l'errore che ha portato la sinistra italiana alla disfatta.

Dai rapporti con la Russia all'immigrazione: da Renzi a Salvini, cambiano i metodi, non gli obiettivi.

C'è Matteo e Matteo.

 

FONTE         Guido Salerno Aletta

Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

 

 
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Notizie Flash

Ci sono passioni che uniscono le donne a tutte le latitudini: di certo quella per le scarpe si può dire quasi universale. Questa volta è la Nuova Zelanda a far parlare di sé per un modello davvero esclusivo. Si tratta di un paio di decolleté ricoperte di diamanti bianchi per un valore di circa 500mila dollari.


 

A realizzarle è stata la designer Kathryn Wilson in collaborazione con Sarah Hutchings, designer per Orsini Gioielli. Per realizzare le scarpe è stato necessario un lavoro certosino: prima la scelta delle pietre, poi la loro composizione sulle scarpe. Per decorarle è stato necessario usare una pinzetta e una colla speciale: un lavoro di precisione per un paio di scarpe da sogno.

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