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La fattura del telefono fa saltare sulla sedia gli italiani: troppi i costi misteriosi e incomprensibili che fanno sborsare fino al 15% in più del previsto PDF Stampa E-mail
Lunedì 14 Maggio 2018 09:00

Telefonia, voci oscure in bolletta: i 10 costi nascosti

A mettere in guardia gli utenti contro i raggiri è l'Unione nazionale consumatori, che ha denunciato Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb all'Antitrust per pratiche commerciali scorrette

 Siamo proprio certi di sapere nel dettaglio quanto consumiamo per il nostro telefono, fisso e mobile? Per moltissimi italiani la bolletta è ancora un’incognita e riserva amare sorprese. La causa sono i costi nascosti di proposito dagli operatori - o in alcuni casi ignorati per disattenzione e fretta dal cliente stesso - che compaiono al momento del saldo e comportano un aggravio di spesa dal 10 al 15%. A lanciare l’allarme è l’Unc, l’Unione nazionale consumatori, che subissata di segnalazioni su addebiti poco trasparenti ‘scoperti’ dagli utenti solo in seguito all’attivazione del servizio, ha deciso di denunciare l’accaduto all’Antitrust. Nel mirino del Garante della concorrenza e del mercato sono finite Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb per “addebiti oscuri per la fruizione di vari servizi”.

La vicenda. Purtroppo al momento di promuovere un piano tariffario non tutte le voci di spesa vengono illustrate per filo e per segno. O, si sospetta, qualcuna potrebbe non comparire affatto, ed essere aggiunta in seguito. Così in tanti firmano i contratti telefonici “a cuor leggero” ignorando, talvolta non per negligenza, per quali servizi davvero pagheranno a fine mese. “Nelle ultime settimane ci sono giunte centinaia di lamentele su addebiti poco trasparenti da parte degli operatori che vantano negli spot la loro serietà. Le denunce si sono triplicate: siamo di fronte a un imbarbarimento etico del mercato della telefonia” lamenta Massimiliano Dona, presidente dell’associazione. L’Unc punta il dito contro le principali compagnie nazionali e dopo aver sollevato il caso davanti all’Antitrust, invita ora i clienti a riportare le proprie disavventure sui social network, con l’hashtag #costinascosti.

Le dieci spese ‘occulte’. Ma quali sono i costi meno conosciuti dagli utenti che incidono sul caro-bolletta? In molti casi si tratta di servizi che potrebbero essere disattivati al momento della sottoscrizione del contratto, se resi noti. L’Unc ha individuato almeno dieci pratiche scorrette che danneggerebbero i consumatori.

  1. ChiamaOra, Ti ho cercato, Chiamami: i vari servizi di notifica delle chiamate perse sono tutti a pagamento, nonostante ancora in tanti lo ignorino. Il prezzo è di 0,12 euro al giorno, in caso di utilizzo del servizio per Vodafone; 0,19 a settimana per Wind; 1,50 al mese per Tre e 1,90 al bimestre per Tim;
  2. Il servizio di segreteria telefonica non è gratuito. Quanto ci costa?  Tre richiede ai propri clienti 0,20 euro per ogni chiamata alla segreteria, a prescindere dalla durata, o dall’ascolto dei messaggi. Tim fa ascoltare le comunicazioni nella inbox con un costo diverso in base al proprio piano tariffario. Vodafone richiede 1,50 euro al giorno (solo in caso di utilizzo) sia per chiamare la segreteria, ascoltare i messaggi pervenuti o personalizzare le impostazioni;
  3. I piani tariffari base. Hanno un prezzo: per Tim, Vodafone e Wind è di 0,50 centesimi a settimana. Tim in alcuni casi, inoltre, attiverebbe l’opzione automatica “TIM Base” gratis per i primi trenta giorni. Solo disattivarla ci costa 3 euro;
  4. Costi d’incasso o “altri costi”: secondo l’associazione tutti gli operatori addebiterebbero, a prescindere dalla modalità di pagamento prescelta, i costi d’incasso. Una voce misteriosa: non è per nulla chiaro infatti, il servizio che remunerebbero,  ma compaiono puntuali nelle fatture. Fastweb ad esempio richiede 1,81 euro al mese sotto la voce “altri costi”, senza precisare di cosa si tratti;
  5. Occhio al finto “tutto incluso”. Alcuni operatori non informerebbero dell’addebito di costi aggiuntivi per chiamate da linea fissa, nonostante l’abbonamento preveda la formula “tutto incluso”. Tim ad esempio richiede il pagamento a consumo di chiamate verso altri operatori (di sicuro verso Fastweb) anche se il contratto sostiene siano incluse nel pacchetto;
  6. La chiamata per conoscere il credito residuo. Altra voce di spesa semi-sconosciuta. Ai clienti Vodafone costa 0,40 euro per ogni chiamata al 414, mentre lo stesso servizio è gratuito tramite app o sito web. Una vera beffa. Tra l’altro nessun altro operatore la prevede;
  7.  L’antivirus a pagamento: Vodafone ha introdotto il servizio Rete sicura, inserito di default all’attivazione della sim, è gratis per i primi tre rinnovi, poi costa un euro ogni quattro settimane, ma nessuno lo sa;
  8. Attenzione a usare il telefonino come hotspot. Vodafone, denuncia l’Unc, non informa in modo chiaro i propri clienti che la navigazione in modalità ‘tethering’, che trasforma cioè il telefonino in un modem internet per altri dispositivi, ha un costo ulteriore rispetto alla tariffa base. In passato la compagnia è stata anche diffidata dall’Agcom per questo motivo;
  9. L’addebito di penali in caso di recesso. Chi recede prima della scadenza del termine minimo di durata del contratto da un abbonamento poiché non accetta una variazione proposta dalla compagnia, non deve nulla. Attivare la tariffa “Tim Special Medium” costa 5 euro in promozione, ma se si passa ad altro operatore prima di 24 mesi la penale prevista è di 39 euro. Lo stesso vale per Wind che prevede una penale di 16 euro per il recesso prima di 24 mesi e per Tre, che richiede 49 euro se si disdice il vincolo di “All-In Prime Special” prima del termine. Infine chi ha sottoscritto “Vodafone Smart”, ma ci ripensa prima di aver ricaricato il conto almeno di 180 euro, dovrà sborsare 26 euro di penale.
  10.  L’addebito di costi di attivazione delle sim nei negozi. Tutti gli operatori richiederebbero agli utenti che intendono attivare una sim nei punti vendita, oltre che il costo della scheda (di solito 5 euro), un ulteriore costo una tantum per la sua l’attivazione: dai 3 ai 5 euro indebitamente richiesti, visto che online la stessa attivazione è gratuita.
 
FONTE  ERIKA TOMASICCHIO REPUBBLICA.IT

 

 
NUBI SUL PROBABILE GOVERNO PDF Stampa E-mail
Martedì 08 Maggio 2018 09:28

Lo sgarbo dei populisti al Quirinale è una crisi di sistema per il Paese

 

È inutile girarci attorno: è una crisi di sistema, quella a cui stiamo assistendo da più di due mesi e ieri ha assunto di ora in ora connotati sempre più drammatici. Bastava guardare il volto segnato di Mattarella, quando è apparso in serata al Quirinale al termine del terzo giro di consultazioni, finito come gli altri senza risultati, per capire che tutte le regole stanno saltando e il Paese si avvia a nuove elezioni a rotta di collo, come travolto da una valanga. Se l’arbitro non è più in condizioni di fermare il gioco, se la sua proposta viene respinta prima ancora che abbia il tempo di illustrarla, se sono i giocatori a dettare le condizioni senza più rispetto per nessuno, non si può più parlare soltanto di crisi politica, è molto di più: un fiume che ha rotto gli argini, una specie di inondazione, qualcosa di cui a questo punto è difficile, se non impossibile, prevedere le conseguenze. 

Eppure la soluzione ipotizzata dal Capo dello Stato, dopo aver preso atto dell’ennesimo fallimento di Di Maio e Salvini nel costruire un accordo, era assolutamente ragionevole: un governo a termine, di servizio, incaricato di affrontare le questioni più urgenti, la manovra economica, il vertice europeo di giugno in cui un’assenza o una presenza non a pieno titolo dell’Italia potrebbe costarle cara. 

E soprattutto pronto a uscire di scena in ogni momento di fronte al maturare di una concreta ipotesi di intesa per dar vita a un esecutivo politico vero, o per riportare gli elettori alle urne in un quadro meno preoccupante di quello attuale. Il Presidente della Repubblica, tenendo a freno la sua amarezza per ciò a cui ha dovuto assistere nelle ultime settimane, ha elencato, sperando di risultare convincente, tutti i possibili effetti negativi di un mancato «sì» a quest’ultima possibilità, per avviare la legislatura ed evitare un secondo giro di elezioni a distanza di così poco tempo dal 4 marzo: a cominciare dall’aumento dell’Iva al 24 per cento, che trascinerebbe rincari di prezzi ben più consistenti, dai timori di un forte rallentamento della «ripresina» economica appena avviata, dai rischi di speculazioni finanziarie e dirottamento o cancellazioni degli investimenti, dovuti all’incertezza della situazione attuale e alle previsioni, del tutto fondate, che il quadro possa ancora peggiorare. 

Ma a meno di ripensamenti - auspicabili ma imprevedibili, visto l’andamento della giornata - il «no» all’iniziativa del Capo dello Stato da parte dei due (non) vincitori Di Maio e Salvini era già confezionato, esplicitato, comunicato e spedito al destinatario sul Colle, con tanto di richiesta di sciogliere subito le Camere in tempo per far votare l’8 luglio, prima ancora che Mattarella prendesse la parola per l’intervento più atteso di tutta la crisi. 

È stato questo ennesimo sgarbo, questa mancanza di rispetto anche minimo, questa assoluta incapacità di ascolto, manifestata platealmente, per non dire sfrontatamente, alla fine di un vertice a due Di Maio-Salvini svolto nel primo pomeriggio, a consultazioni ancora in corso, a rendere quasi inutile - pur nella sua assoluta dignità - il breve intervento di Mattarella, che qualcuno si sarebbe aspettato animato da un maggior senso di sfida, e che invece il Presidente, data la delicatezza del momento, ha voluto pronunciare con la sua abituale pacatezza e con un evidente atteggiamento desolato, per non aggiungere tensione a tensione. 

A conti fatti, anche approssimativamente, il «governo di servizio» non ha alcuna possibilità di ottenere la fiducia: con l’appoggio del Pd e dei gruppi minori che hanno annunciato che lo sosterranno, e con qualche possibile dissidenza, limitata per forza di cose perché chi si oppone alla maggioranza del «no» del leader pentastellato e di quello leghista sa che la pagherà con l’esclusione dalle liste, gli mancherebbero un paio di centinaia di voti per arrivare alla maggioranza alla Camera e solo un po’ meno al Senato. Troppi. Finirà battuto, e speriamo che una parte del prezzo della sconfitta qualcuno non lo metta in conto al Quirinale. Le elezioni a luglio, l’insediamento delle nuove Camere ad agosto, le nuove consultazioni sotto la canicola: non era mai successo niente del genere in settant’anni di storia repubblicana, neppure al tempo dei più aspri scontri ideologici, o quando, proprio quarant’anni fa, il terrorismo mirava ai vertici dello Stato. Sarà anche vero che ci si abitua a tutto. Oppure, stavolta no: chissà che al prossimo giro, dopo quel che hanno visto in questi due mesi, gli italiani non cambino idea.

 

FONTE  MARCELLO SORGI LASTAMPA.IT

 
Nel primo trimestre 2018 il PIL ha registrato una aumento dello 0,3% rispetto al trimestre precedente PDF Stampa E-mail
Mercoledì 02 Maggio 2018 08:50

Italia, l'economia cresce in linea con le attese

  L'economia dell'Italia accelera in linea con le attese nel primo trimestre del 2018.

Il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,4% in termini tendenziali.

Lo rivela l'ISTAT, evidenziando come all’inizio del 2018 l’economia italiana sia cresciuta a un ritmo congiunturale dello 0,3% segnando un risultato analogo a quello del trimestre immediatamente precedente e confermando il rallentamento rispetto alla dinamica più marcata registrata nella prima parte del 2017.

Il primo trimestre del 2018 ha avuto tre giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative del primo trimestre 2017.

L’incremento congiunturale del PIL è la sintesi di un aumento del valore aggiunto dei settori dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e dei servizi, mentre il valore aggiunto dell’industria ha segnato una variazione pressochè nulla. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta.

La variazione acquisita per il 2018 è pari a +0,8%.

 

Fonte teleborsa.it

 
Oggi, 26 aprile, il Consiglio dei Ministri emanerà "misure urgenti per assicurare il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia" PDF Stampa E-mail
Giovedì 26 Aprile 2018 09:52

Alitalia, in arrivo la proroga di vendita e prestito ponte

 

 Una proroga del prestito ponte e dei termini per la vendita di Alitalia. E' quanto atteso dal Consiglio dei Ministri che si terrà oggi, 26 aprile, alle ore 11.00.

Tra i punti all'ordine del giorno le "misure urgenti per assicurare il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia", si legge in una nota del Governo.

Lo scorso 11 aprile i Commissari Straordinari dell'ex compagnia di bandiera hanno incontrato il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda per fare il punto sulle tre offerte ricevute. Tra queste, recita un comunicato, una in particolare "contiene dei passi avanti concreti in termini di rotte e di personale".

Dal momento che in quell'occasione è stato stato deciso di proseguire ed approfondire il negoziato con tutti gli offerenti, il Governo ha deciso di emanare un decreto per posticipare il termine di conclusione della procedura ed il termine per il rimborso del prestito ponte fornito dallo Stato ad Alitalia.

Intanto Calenda, durante un intervento a Radio Capital, ha spiegato che gli acquirenti "aspettano di capire, vogliono vedere il nuovo Governo".

 

fonte teleborsa.it

 
Previsto il tradizionale corteo anti-fascismo dell'ANPI, la proiezione di film a Piramide Cestia e la commemorazione delle Fosse Ardeatine. PDF Stampa E-mail
Mercoledì 25 Aprile 2018 09:30

Festa Liberazione, Mattarella apre festeggiamenti all'Altare della Patria

 Al via all'insegna della tradizione la Festa della Liberazione, con il consueto omaggio del Capo dello Stato alla tomba del Milite Ignoto, ma per la giornata sono molti gli eventi organizzati a Roma fra appuntamenti a carattere storico-culturale ed eventi dedicati allo sport, alle famiglie e all'enogastronomia.

Il 73esimo anniversario della Liberazione d’Italia dal nazifascismo coincide quest’anno con il 70esimo anniversario dell’entrata in vigore della Carta Costituzionale e dell’80esima ricorrenza della promulgazione delle leggi razziali.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella darà inizio alle celebrazioni del 25 aprile alle 9, recandosi all'Altare della Patria, in Piazza Venezia, per dare inizio alla cerimonia. Saranno presenti le più alte cariche dello Stato e il Sindaco di Roma, Virginia raggi, che deporrà la corona dall'alloro all'Altare della Patria.

Fra gli appuntamenti istituzionali della giornata c'è anche la consueta commemorazione alle Fosse Ardeatine, cui parteciperà il Presidente della regione Nicola Zingaretti.

La memoria e la resistenza - come ogni anno il tradizionale corteo dell'ANPI, l'associazione che rappresenta i partigiani, partirà alle ore 9.30 dalla sede della Regione Lazio all'Eur per concludersi a San Paolo dopo aver attraversato la Garbatella ed il Quartiere Ostiense. Quest'anno però le iniziative per la "memoria" saranno sotto il segno dell'unità, grazie a un accordo siglato fra l'Associazione partigiani, la Comunità Ebraica di Roma e Roma Capitale, finalizzato ad evitare divisioni e polemiche. Prevista per la serata a Piramide Cestia la proiezione di sequenze di film "storici" direttamente sulla facciata della piramide e sul castello.....

 

fonte teleborsa.it

 
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