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Gli ultimi pronunciamenti delle toghe in Sardegna, Campania e Lazio: godere delle spiagge è ritenuto un bene costituzionalmente garantito PDF Stampa E-mail
Giovedì 07 Giugno 2018 09:32

Addio divieti. A colpi di sentenze i giudici liberano l’accesso al mare

 Nella foto il litorale di Ostia. Il Consiglio di Stato ha avallato l’operato del municipio, da cui era arrivato il via libera all’apertura di varchi con le ruspe per accedere al mare

Il bagnante supera l’ingresso principale d’uno stabilimento privato, non si cura di eventuali stop o richieste di pagamento e raggiunge la battigia, larga non sempre i 5 metri fissati dalla legge. Poi stende l’asciugamano, si tuffa, prende il sole e se ne torna casa, ripassando da dov’era entrato ovvero la medesima entrata sulla carta privata. Possibile? Assolutamente sì, specie alla luce delle ultime sentenze in materia - pronunciate in Sardegna, in Campania e nel Lazio - uno strano mix che proietta la burocrazia fra sole e creme abbronzanti a ridosso della stagione estiva.  

I vincoli spazzati  

I giudici italiani nell’ultimo biennio hanno riscritto le regole d’accesso al mare, liberandolo da molti vincoli del passato. «Potremmo dire - spiega Gianpiero Cirillo, presidente della sezione del Consiglio di Stato che più deve sentenziare sui contenziosi in materia - che ormai è considerato un bene costituzionalmente garantito, una cosa comune per godere della quale i cittadini non possono essere costretti a fermarsi davanti a barriere invalicabili. E il periodo 2016-2018 ha rappresentato una svolta, i bagnanti hanno molte più facoltà di quanto credano». In ballo non ci sono i singoli micro-divieti sui comportamenti in spiaggia (dai massaggi proibiti a Cervia, ai palloncini fuorilegge in provincia di Taranto per non farli mangiare dai pesci), ma una facoltà tanto basilare quanto – spesso – ostacolata: raggiungere, appunto, il mare.  

Per orientarsi bisogna circoscrivere un po’ di numeri e almeno tre pronunciamenti delle toghe. Primo dettaglio: l’Italia è un paese con quasi settemila chilometri di coste e però le spiagge rappresentano poco più della metà, il 52%. Soprattutto: quanta di questa superficie è destinata alle spiagge libere? I dati nazionali non collimano sempre variando le fonti, e le cifre fornite dalle Regioni sono un po’ meno sconcertanti dei report di Wwf e Legambiente. È comunque difficile superare il 45% di lido destinato a tutti, percentuale che crolla al fondo della graduatoria dove compaiono Emilia Romagna (23%), Lazio (15%) e Liguria (14%). Dalle Cinque Terre al confine con la Francia ci sono 357 chilometri di coste, 135 di spiagge dei quali 19 libere. E a snocciolare numeri del genere vengono in mente le parole pronunciate recentemente da Stefano Salvetti di Adiconsum: «Già nel 1976 il Consiglio di Stato evidenziò come in Italia fossero state date troppe concessioni. In quarant’anni sono aumentate del 300% e nel 2008 siamo arrivati a svariate leggi regionali che prevedono per ogni Comune il 40% di appezzamenti liberi, o liberi attrezzati, sul totale. Lo strumento legislativo c’è, bisogna dargli le gambe». 

La protesta  

Eppure i balneari non ci stanno a passare per «occupanti», come spiega Riccardo Borgo che fa parte del direttivo nazionale nel sindacato di categoria: «Da Nord a Sud, su 30 mila concessioni pubbliche i bagni sono circa 13 mila. Ognuno dà lavoro ad almeno due persone della famiglia che lo gestisce e a una media di 4-5 dipendenti. Poi c’è l’indotto, poiché quelle imprese fanno da traino all’intera economia dei luoghi».  

Ciononostante le amministrazioni locali hanno ribaltato il proprio approccio. «In un primo momento - spiega ancora Cirillo del Consiglio di Stato - i sindaci erano prudenti e preferivano un’interpretazione restrittiva. E così il diritto d’accesso era consentito solo se il Comune non aveva riservato alla collettività spiagge a uso libero oppure non fosse possibile alcun ingresso alle aree per tutti. In seguito si è affermata una visione contraria e il riflesso sociale degli aggiornamenti burocratici è più importante di quanto si creda».  

 

L’ultima spinta è arrivata da tre sentenze: la prima emessa in Sardegna, dove i giudici hanno spiegato agli amministratori della Marina di Gairo (Ogliastra) che per liberare le meraviglie sabbiose di “Su Sirboni” bastano strumenti ordinari, senza avventurarsi in logoranti cause; un’altra dal Tar Campania su Castel Volturno (Caserta), dove la giunta potrà obbligare i titolari di concessione a creare un accesso pedonale per chi deve raggiungere la spiaggia libera a ogni ora del giorno o della notte; la terza su Ostia, con il Consiglio di Stato che ha avallato l’operato del municipio da cui era arrivato l’ok all’apertura di varchi con le ruspe. Va invece meno bene ai cani: i giudici sono diventati più restrittivi e a febbraio il tribunale amministrativo della Liguria, pronunciandosi su Sestri Levante, ha detto che è giusto vietarne l’accesso alla spiaggia.

 

FONTE   matteo indice, marco menduni LASTAMPA.IT

 
Dal poliziotto che ha fatto un video in divisa per protestare contro la fine della sovranità del popolo al professore incaricato di redigere l’atto di accusa contro Mattarella PDF Stampa E-mail
Venerdì 01 Giugno 2018 06:37

I martiri della coglionaggine che credevano all’impeachment

 

Daniele Raineri

Roma. Le giravolte dei politici populisti creano martiri fra i loro seguaci. Sono martiri della credulità più generosa o della coglionaggine più insulsa, a seconda dei punti di vista, e hanno commesso soltanto un errore in buona fede: hanno preso alla lettera le parole dei leader senza immaginare che il giorno dopo quelli, i leader, avrebbero cambiato posizione come se nulla fosse successo e che invece loro sarebbero finiti nei guai. Le dichiarazioni sempre più forti di questi giorni erano una sceneggiata, le conseguenze per chi ci ha creduto sono reali. Non facciamo nomi, faremo soltanto esempi. C’è il poliziotto di Catania che ha fatto un video in divisa per protestare contro la fine della sovranità del popolo italiano e lo ha messo su Facebook senza sospettare che in meno di una settimana gli stessi che volevano l’impeachment del presidente sarebbero saliti al Quirinale distesi e sorridenti per proporre una nuova lista di ministri.

 

Credeva di essere un modello di disobbedienza civile, ma il video è stato acquisito dalla questura di Catania e probabilmente non per fargli i complimenti, mentre chi gli ha messo in testa l’idea che in Italia non c’è più sovranità popolare giurerà davanti a Mattarella. C’è il professore di Diritto civile dell’Università di Napoli che lunedì era stato incaricato in tutta fretta di redigere l’atto di accusa contro Sergio Mattarella e che davanti ai giornalisti si era sbilanciato con sprezzo del pericolo: il no del presidente a Paolo Savona era “un attentato alla Costituzione”, anzi “di più, anche una forma di alto tradimento”. Sul suo telefonino il giorno dopo è arrivata una raffica infinita di messaggini da parte degli onorevoli grillini, metà si congratulava con lui per il coraggio, l’altra metà lo richiamava all’ordine – dove “richiamare all’ordine” è un eufemismo garbato. In molti avevano compreso che l’impeachment era una minaccia destinata a naufragare presto e che sarebbe stato meglio per tutti far finta di nulla. Un’iniziativa legale che ora forse il professore di diritto non vorrà mettere nel suo curriculum, anche se ultimamente si usa metterci un po’ di tutto. Ci sono i consiglieri comunali dei Cinque stelle di Torino che lunedì hanno disertato la seduta del Consiglio per colpa della “crisi senza precedenti” e i sindaci leghisti della Lombardia che hanno sostituito i ritratti di Mattarella con Alberto da Giussano.

 

Per loro non ci saranno conseguenze, se non una dose di ridicolo – ma il bruciore passerà presto nella nuova Italia a trazione sovranista. Ma quelli che più di tutti patiranno gli effetti dell’esaltazione accesa dai loro leader sono i poveracci che hanno insultato Mattarella e gli hanno augurato le peggio cose sui social media e che ora sono accusati di istigazione a delinquere, attentato alla libertà e offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica. I follower che non contano nulla e si fidano ciecamente di quello che sentono. Colpo di stato, impingement, alto tradimento, scippo di sovranità ai danni del popolo italiano. Ai giornali piace ricordare che rischiano fino a quindici anni di carcere. Non è così, è un numero teorico, ma è chiaro che ci saranno guai che sarebbe stato meglio evitare: avvocati, udienze, spese. Ora si dicono dolenti e pentiti, ma è troppo tardi.

 

fonte ILFOGLIO.IT

 

 
Il M5S invoca l'impeachment per il capo dello Stato Mattarella, la Lega chiede elezioni anticipate PDF Stampa E-mail
Lunedì 28 Maggio 2018 07:26

Governo, tutto da rifare. Cottarelli nuovo Premier incaricato

 

 Tutto da rifare. Dopo settimane di consultazioni, riunioni, tavoli tecnici e corse su e giù per il Quirinale è fallito il tentativo di formare un Governo Lega-Movimento 5 Stelle.

Come ampiamente atteso, a far naufragare l'Esecutivo giallo-oro è stata la designazione di Paolo Savona al Ministero dell'Economia. Una scelta, questa, osteggiata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

"Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell'Economia" ha dichiarato il Capo dello Stato in una nota, spiegando che "la designazione del ministro dell'Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari".

"Ho chiesto, per quel ministero, l'indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l'accordo di programma. Un esponente che - al di là della stima e della considerazione per la persona - non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell'Italia dall'euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell'ambito dell'Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano - ha poi affermato".

Non è mancato un accenno all'attuale fuga degli investitori dall'azionario e dai titoli di Stato dell'Italia. "L'incertezza sulla nostra posizione nell'euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende - ha affermato il Capo dello Stato - L'impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali. Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane".

Poi, l'allarme: "Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando - prima dell'Unione Monetaria Europea - gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento" ha aggiunto.

Matteralla ha così deciso di convocare al Quirinale per oggi, 28 maggio, Carlo Cottarelli. All'economista, ex commissario alla spending review, il compito di formare un Governo tecnico, probabilmente per traghettare l'Italia verso le elezioni anticipate. Una decisione, quella del voto ravvicinato, che il Presidente della Repubblica si riserva di prendere "doverosamente, sulla base di quanto avverrà in Parlamento".

La Lega si è subito mossa in favore dell'opzione elezioni anticipate. Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, ha infatti pubblicato un post su Twitter nel quale, al grido di "Mai più servi di nessuno, l'Italia non è una colonia, non siamo schiavi di tedeschi o francesi, dello Spread o della finanza", chiede che la parola torni agli italiani.

Toni ancora più duri da parte del Movimento 5 Stelle, con Luigi Di Maio che invoca l'impeachment per Mattarella. "Prima attiviamo l'articolo 90 e poi si va al voto, perché bisogna parlamentarizzare questa crisi" ha dichiarato il numero uno dei pentastellati in una intervista telefonica a Fabio Fazio a "Che tempo che fa" su Rai1.

Chi sembra soddisfatto è, invece, Silvio Berlusconi, secondo il quale non bisogna convocare l'impeachment perché la decisione del Colle va rispettata.

 

fonte teleborsa.it

 
Il Premier incaricato incontrerà alla Camera dei deputati le delegazioni dei vari Gruppi parlamentari PDF Stampa E-mail
Giovedì 24 Maggio 2018 10:07

Governo, Conte a lavoro sulla lista dei ministri. Nodo all'Economia

 

 Indaffaratissimo il Premier incaricato, Giuseppe Conte, che dopo aver ricevuto ieri (23 maggio 2018) l'incarico di formare il Governo dal Capo dello Stato, si è messo subito a lavoro per trovare la squadra.

A partire dalle 12:00 di oggi (24 maggio 2018), il Presidente del Consiglio dei ministri incaricato incontrerà alla Camera dei deputati le delegazioni dei vari Gruppi parlamentari. Nel pomeriggio Conte incontrerà quelli di Fratelli d'Italia, Partito Democratico, Forza Italia, Lega e per finire Movimento 5 Stelle, alle ore 19:00.

Scattato sin da subito il toto ministri, anche se il vero nodo centrale resta l'Economia. Il nome di Paolo Savona, caldeggiato da M5S e Lega, sembra creare qualche perplessità al Capo dello Stato per la sua natura anti-euro. Intanto l'economista si è dimesso dal fondo Euklid per "impegni pubblici".
Spunta anche il nome di Giancarlo Giorgetti, che se non dovesse andare all'Economia potrebbe andare al Ministero delle Infrastrutture. In pole per via XX settembre anche l'economista Luigi Zingales.

I nomi di Giampiero Massolo e Enzo Moavero Milanesi vengono associati al Ministero degli Esteri.

 

fonte teleborsa.it

 
Le verifiche di Jason Horowitz sul curriculum del professore indicato da Lega e M5s come futuro premier. Anzaldi (Pd): "Se confermato, caso gravissimo di taroccamento". PDF Stampa E-mail
Martedì 22 Maggio 2018 09:22

Conte specializzato alla NYU, il Nyt: "All'Università non risulta". E spuntano accuse su sostegno al metodo Stamina

E i social ricordano il suo impegno professionale per l'applicazione del protocollo medico di Davide Vannoni, contestato dalla scienza e poi dichiarato illegale dalla magistratura

 Le prime grane per Giuseppe Conte, premier indicato da Luigi Di Maio per il governo M5s-Lega, arrivano dalla verifica del suo curriculum e del suo passato, sui quali si sono scatenati media e social. "Professore in diritto civile, che tra l'altro ha perfezionato gli studi anche alla New York University". Questo si legge nel curriculum di dodici pagine di Conte, pubblicato sul sito della Camera dei Deputati. Ma il corrispondente dall'Italia del New York Times, Jason Horowitz, ha iniziato a fare le sue verifiche per accertarsi che tutte le informazioni relative al futuro primo ministro italiano siano vere. E a quanto pare c'è già un dubbio non da poco.

"Giuseppe Conte, potenzialmente il prossimo leader italiano, ha scritto che 'perfezionò e aggiornò i suoi studi' alla New York University, ma, quando abbiamo chiesto, ci è stato risposto: "Una persona con questo nome non compare nei nostri archivi come studente o membro di facoltà", si legge in un tweet, in cui il giornalista posta il lungo articolo pubblicato sul Nyt.

Giuseppe Conte, potentially Italy's next leader, wrote that he “perfected and updated his studies” at NYU, which, when asked, said “A person by this name does not show up in any of our records as either a student or faculty member.” https://t.co/NnwTDVOUGV

— Jason Horowitz (@jasondhorowitz) 21 maggio 2018
Nel suo curriculum ufficiale, inviato alla Camera dei Deputati in occasione delle elezioni a componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa (incarico poi ottenuto) a pagina 2, Conte dichiara di aver trascorso, ogni estate, dal 2008 al 2012, almeno un mese nell'Università americana. La portavoce della New York University, Michelle Tsai, smentisce però l'informazione: "Una persona con questo nome non compare nei nostri archivi come studente o membro di facoltà", aggiungendo che è  possibile che Conte abbia seguito qualche programma di due giorni per i quali la scuola non tiene registri. 

La questione degli studi si arricchisce di altri dettagli. "Il prof. #GiuseppeConte ha perfezionato gli studi giuridici a Vienna, all’International Kulturinstitute. Che non esiste. Esiste, invece l’Internationales Kulturinstitute , che è una scuola di lingue", si legge in un tweet della giornalista Jeanne Perego.

Il prof. #GiuseppeConte ha perfezionato gli studi giuridici a Vienna, all'International Kulturinstitute. Che non esiste. Esiste, invece l'Internationales Kulturinstitute , che è una scuola di lingue. ??https://t.co/vb8E6mhiBg pic.twitter.com/MYCz9RFLaN

— Jeanne Perego (@jeperego) 22 maggio 2018

LE REAZIONI
Il dubbio sulla veridicità del curriculum suscita immediate reazioni. "Se fosse confermato quanto scrive il New York Times saremmo di fronte ad un caso gravissimo di taroccamento. Se gli studi di conte alla Nyu non ci sono mai stati, che garanzie ci sono sulle altre voci del suo curriculum? Iniziare con una bugia non è certamente il miglior viatico per chi è stato presentato al capo dello Stato come possibile premier", è il commento del deputato del Pd Michele Anzaldi. Che aggiunge: "E pensare che il suo nome era già stato portato al Colle nella sceneggiata elettorale del fantagoverno presentato da Di Maio prima del voto, un fantagoverno ora scomparso definitivamente dai radar. Sarebbe bene che Conte e M5s chiarissero subito anche su conflitto d' interessi (essendo un avvocato amministrativo) e sul tetto stipendi (compreso il suo) per rispetto del Quirinale e degli italiani". A lui fa eco la deputata Pd Alessia Morani, che su Twitter scrive: "Iniziamo bene".

I SOSPETTI SULL'ADESIONE A STAMINA
Dai social arriva però un'altra accusa a Conte, e stavolta non riguarda il curriculum, ma la posizione espressa dal professore in merito alla vicenda Stamina. Nel 2013, Conte ha rappresentato una famiglia che si batteva in tribunale perché la figlia, affetta da una grave malattia, potesse essere 'curata' con il metodo Stamina, il protocollo a base di staminali ideato da Davide Vannoni ma bocciato prima dall'intera comunità scientifica mondiale e poi dalle inchieste della magistratura italiana. Ma il ruolo di Conte in quella vicenda non sarebbe puramente professionale, visto che il premier in pectore è stato tra i promotori, assieme all'attrice Gina Lollobrigida, di una fondazione che finanzia l'accesso alle cure compassionevoli in casi di malattie non curabili: Fondazione Stamina fu scelta come prima beneficiaria del sostegno finanziario di quella fondazione.

 

 
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