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Notizie dall'Italia
Se la manovra verrà percepita come una minaccia alla stabilità dei conti e alla sostenibilità del debito, la sfiducia aumenterà PDF Stampa E-mail
Mercoledì 22 Agosto 2018 11:58

Perché la fuga degli investitori internazionali dall’Italia non si ferma

 

La fuga degli investitori internazionali dall’Italia non si ferma. Gli ultimi dati della Banca centrale europea confermano lo scarso appeal dei titoli di Stato sui mercati. A maggio il calo era stato di 34 miliardi di euro. A giugno le vendite sono state ancora più alte: 38 miliardi. Cosa sta accadendo? Si fa sentire l’aumento dei tassi americani, che rende più conveniente spostare i capitali e l’acquisto dei solidissimi Treasuries. Ma c’è soprattutto un aumento della sfiducia verso l’Italia. Le prospettive di crescita dell’economia sono in calo, e nel frattempo il governo promette di andare allo scontro con l’Europa per ottenere un aumento del deficit ben oltre lo 0,9 per cento scritto nell’ultimo documento di economia e finanza.  

Di fronte a questo l’atteggiamento della maggioranza giallo-verde é ambiguo. Da un lato c’è il ministro del Tesoro Tria, che insiste nella strategia di prudenza. Dall’altra il resto o quasi del governo, che minaccia di sforare il 3 per cento nel rapporto deficit-Pil e dice apertamente di temere la tempesta perfetta sull’Italia. Non lo fanno più solo Luigi di Maio e Matteo Salvini, ma ora anche il (solitamente) prudente Giancarlo Giorgetti. 

I dati di maggio e giugno sui titoli di Stato e l’andamento dello spread dimostrano che non si tratta di una profezia che si deve autoavverare. Sta già accadendo: ora i mercati aspettano la legge Finanziaria. Se la manovra verrà percepita come una minaccia alla stabilità dei conti e alla sostenibilità del debito, la fuga degli investitori non potrà che proseguire. È un passaggio dal quale dipende la sopravvivenza dello stesso governo.

 

FONTE Twitter @alexbarbera  LASTAMPA.IT

 

 
Le aziende hanno difficoltà nel trovare figure specializzate come fabbri, saldatori, montatori, meccanici e operai di macchine per lavorazioni metalliche. PDF Stampa E-mail
Sabato 18 Agosto 2018 07:55

I lavori che gli italiani non vogliono più fare

 

C'è un mercato del lavoro che in Italia è sempre meno esplorato. Sempre più aziende dell'industria manifatturiera, ad esempio, come riporta il bollettino del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal, hanno difficoltà nel reperire figure specializzate come fabbri, saldatori, montatori, meccanici e operai di macchine. Stessi problemi anche per quelle figure altamente specializzate come tecnici ingegneristici e informatici.

Le richieste non mancano neppure nel settore della ristorazione (specialmente in questo periodo dell'anno), così come per le estetiste, le badanti o per chi si occupa della pulizia di uffici e negozi. Da una parte abbiamo dei lavori che richiedono una formazione approfondita, che in pochi però hanno, mentre dall'altra ce ne sono altri che nessuno o in pochi vogliono fare. Ecco perché bisogna fare particolare attenzione a quando si sceglie l'Università, preferendo le facoltà che oggi danno maggiore garanzia di un impiego futuro come ad esempio ingegneria. Allo stesso tempo anche coloro che decidono di non andare all'Università dovrebbero individuare il settore lavorativo nel quale specializzarsi, preferendo quelli in cui c'è maggiore richiesta.

 

FONTE ADNKRONOS.COM

 
Migrazioni e razzismo PDF Stampa E-mail
Lunedì 13 Agosto 2018 08:49

Lo psichiatra Vittorino Andreoli: “Livello di civiltà disastroso, regrediti alla cultura del nemico”

 Nonostante il refrain contro i migranti sia sempre lo stesso: "Premesso che non sono razzista...", nelle società occidentali il razzismo sta uscendo allo scoperto e rischia di essere legittimato come una opinione. Secondo lo psichiatra Vittorino Andreoli siamo in "una cornice di civiltà disastrosa", l'Italia e l'Occidente stanno "regredendo alle pulsioni istintive", al dominio della "cultura del nemico": "La superficialità porta l'identità a fondarsi sul nemico. Se uno non ha un nemico non riesce a caratterizzare se stesso".

 

Dall’America all’Europa all’Italia sembra uscire allo scoperto, fomentato da politici e media irresponsabili e amplificato dai pareri espressi sui social media, un clima aperto di razzismo e xenofobia, come se l’espressione di odio razziale nei confronti dei migranti o delle minoranze, anche con linguaggi e gesti violenti, non fosse più un tabù ma una legittima opinione. L’episodio di Fermo, con l’uccisione del nigeriano le cui dinamiche chiarirà la magistratura, ha avuto uno strascico di posizioni opposte sui social. Molti difendono apertamente l’aggressore, come se la violenza, verbale e poi fisica, dell’insulto razziale fosse legittima. Mentre il refrain contro i migranti è sempre lo stesso: “Premesso che non sono razzista…”. Cosa ci sta succedendo? Lo abbiamo chiesto allo psichiatra Vittorino Andreoli, ma la premessa che anticipa tutta la riflessione è semplice e sconfortante: “Questa società non mi piace”.

Cosa sta succedendo alle nostre società occidentali?

Sono stati consumati, se non distrutti, alcuni principi, che erano alla base della nostra civiltà, che nasce in Grecia, a cui si aggiunge il cristianesimo. Non c’è più rispetto per l’altro, la morte è diventata banale, tanto che uccidere è una modalità per risolvere un problema. Non c’è più il senso del mistero e del limite dell’uomo. L’episodio di Fermo va inserito in una cornice di civiltà disastrosa. Non esiste più l’applicazione dei principi morali della società e c’è un affastellarsi di leggi, come se le leggi possano sostituire i principi. Oggi domina la cultura del nemico: la superficialità porta l’identità a fondarsi sul nemico. Se uno non ha un nemico non riesce a caratterizzare se stesso. Questa è una regressione antropologica perché si va alle pulsioni. Tutto questo è favorito da partiti che sostengono l’odio, lo stesso agire sociale è fatto di nemici. Perfino nelle istituzioni religiose qualche volta si affaccia il nemico. In questo quadro tornano le questioni razziali.

Qualcuno dice: “non è razzismo, è superficialità”. Io ribatto: no è razzismo.

E’ considerare l’altro inferiore perché ha quelle caratteristiche, per cui bisogna combatterlo. Se uno è diverso da te è un nemico e va combattuto. Si arriva alla legge del taglione. Si torna a fare la guerra perché il diverso è un nemico che porta via soldi, posti di lavoro, eccetera. Così come c’è una gerarchia dei potenti c’è anche una gerarchia di razze. Perché sono presi di mira solo alcuni.

Il razzismo e i pregiudizi sono però universalmente presenti nel cuore dell’uomo, a prescindere dalle nazioni. I fatti di questi giorni negli Usa ne sono un esempio.

E’ sicuramente un istinto presente nella nostra biologia, nella nostra natura, ossia la lotta per la sopravvivenza di cui parlava Darwin, la lotta per la difesa del territorio. Ma tipico dell’uomo non è solo la biologia ma la cultura. E la cultura dovrebbe essere quella condizione in cui rispettiamo gli altri e riusciamo a frenare un istinto. Il problema è: come mai la cultura che caratterizza l’uomo e consiste nel controllo delle pulsioni non c’è più? Tutta una cultura che si era costruita fino a epigoni che erano quelli dell’amore, della fratellanza, è completamente recitata ma non vissuta.

Questo è un Paese, ma anche tutto l’Occidente, che sta regredendo alla pulsionalità, all’uomo pulsionale. Ciò che mi spaventa e mi addolora è che per raggiungere una cultura ci vuole tanto tempo e la si può perdere in una generazione.

Gli episodi che osserviamo sono silenziosamente sostenuti da tante persone. Non dicono niente ma li approvano. Bisogna impedire che ci sia chi soffia sul fuoco. Nessuno parla del valore della conoscenza utile nell’avvicinare altre storie, altre culture. Tutto viene mostrato come negativo: gli immigrati fanno perdere posti di lavoro, c’è violenza e criminalità. Il problema è che all’origine c’è sempre una esclusione. E’ terribile, stiamo diventando un popolo incivile.

Nei dibattiti pubblici, soprattutto sui social, c’è sempre un “noi” contro “loro”: i migranti, più deboli, diventano il capro espiatorio di tutti i mali.

Certo, questo è il principio darwiniano. L’evoluzione si lega alla lotta per l’esistenza: “mors tua, vita mea”. Bisogna eliminare il nemico, deve vincere la mia tribù che deve prendere il tuo territorio. E’ una regressione spaventosa. Poi c’è la crisi che ha sottolineato la paura, le incertezze. E la paura genera sempre violenza. Ci rendiamo conto che, in un Paese che non legge, un giornale ha regalato il Mein Kampf di Hitler? Perché non hanno regalato “La pace perpetua” di Kant?

Marketing, ricerca di consenso e voti, incoscienza: quali sono, secondo lei, le vere ragioni dietro a scelte così pericolose? Come fare per arginarle?

Non è follia, è stupidità. Bisogna prendere una posizione molto decisa: non è più possibile fare finta. Questa è una società falsa, che recita. Andiamo incontro a situazioni che saranno di nuovo drammatiche.Ci vuole più coraggio anche nella Chiesa. Il Papa lo ha avuto nel suo schierarsi dalla parte dei migranti, ma ci sono quelli che non sono d’accordo. Bisogna cominciare a dire che questa nazione deve cercare di far emergere uomini e donne saggi, intelligenti. Stiamo scegliendo i peggiori. C’è una ignoranza spaventosa.  Bisogna poter parlare, spiegare, capirsi. Occorrono persone credibili per parlare ai giovani, ma la via è sempre quella della cultura. Fare promozione, educazione, dimostrare quanta positività c’è in chi viene odiato, per stimolare al rispetto nei loro confronti.

Con i giovani è più facile perché sono come pagine bianche di un libro da scrivere. Ma con adulti già formati come si fa? E’ una battaglia già persa in partenza?

No, perché l’espressione esplicita dei pregiudizi nasce dal sentirsi sostenuti. Se nascondono ancora il loro pensiero sono recuperabili. Il problema emerge quando ci si sente in tanti a pensarlo. Bisogna far scoprire cosa c’è nell’altro, cosa significa una società diversa.

Purtroppo oggi sui social non si nasconde più il proprio pensiero: lo schermo del computer protegge dal confronto diretto, le affermazioni diventano più violente e l’espressione dei pregiudizi, anche in maniera razionale, serve solo a rafforzare l’ego…

E’ vero. Questo è più grave, perché se uno stava zitto e si esprimeva a casa, agiva male solo in famiglia. Adesso diventa un’azione diffusa, trasformandosi in vera e propria propaganda.

 14 luglio 2016!!!

FONTE 

 
È questa la dura presa di posizione annunciata dell’Associazione nazionale di categoria PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Agosto 2018 19:35

Vaccini, presidi: niente scuola senza certificati delle Asl

                                                                        FONTE ANSA

A settembre, alla riapertura delle scuole, i genitori dei bambini che andranno ai nidi e alle materne dovranno presentare il certificato di avvenuta vaccinazione rilasciato dalla Asl, altrimenti i piccoli non potranno frequentare. È questa la dura presa di posizione annunciata dell’Associazione nazionale presidi (Anp): «Non è possibile far prevalere la nuova circolare Grillo», afferma l’Anp, e «resta in vigore la Legge Lorenzin» poiché «il diritto alla Salute è prioritario rispetto a quello all’Istruzione». 

Un annuncio, quello dei presidi, che arriva nello stesso giorno in cui anche il premier Giuseppe Conte è intervenuto sulla questione affermando di aver vaccinato il proprio figlio e che questa è «la linea di governo». Ma l’annuncio dei presidi di fatto `cancella´ quanto previsto dalla circolare dello scorso luglio dei ministri Grillo e Bussetti, in base alla quale per la frequenza del prossimo anno scolastico sarebbe bastato presentare l’autocertificazione delle vaccinazioni obbligatorie. 

 

FONTE LA STAMPA.IT

 
Lo rivela l'Istat nella sua stima preliminare che a giugno vede un tasso di disoccupazione al 10,9% dal 10,7% di maggio, mentre quello giovanile si attesta al 32,6% (+0,5 punti) PDF Stampa E-mail
Martedì 31 Luglio 2018 10:39

Italia, a giugno sale il tasso di disoccupazione: 10,9 per cento,dice l'Istat. Aumenta anche tra i giovani

 

 Nel mese di giugno si registra un piccolo peggioramento del marcato del lavoro. E' quanto afferma l'Istat nella sua stima preliminare sui dati occupati e disoccupati relativi al mese di giugno. L'Istituto di statistica svela che il tasso di disoccupazione si attesta al 10,9%, rispetto al 10,7% del mese precedente. Le stime prevedevano un tasso al 10,8%, mentre quello giovanile si attesta al 32,6% (+0,5 punti).

A giugno 2018, dopo tre mesi di crescita, la stima degli occupati registra un calo (-0,2% rispetto a maggio, pari a -49 mila). Il tasso di occupazione scende al 58,7% (-0,1 punti percentuali).

La diminuzione congiunturale dell'occupazione coinvolge soprattutto gli uomini (-42 mila) e le persone di 35 anni o più (-56 mila). Nell'ultimo mese crescono i dipendenti a termine (+16 mila) mentre il calo si concentra tra i permanenti (-56 mila) e in misura più contenuta tra gli indipendenti (-9 mila).

La stima delle persone in cerca di occupazione a giugno registra un aumento (+2,1%, +60 mila). La crescita della disoccupazione riguarda entrambi i generi e tutte le classi di età. Il tasso di disoccupazione sale al 10,9%, in aumento di 0,2 punti percentuali su base mensile, cresce anche quello giovanile che si attesta al 32,6% (+0,5 punti).

A giugno prosegue il calo della stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,2%, -27 mila). La flessione riguarda principalmente le donne (-23 mila) e si distribuisce tra i 15-49enni. Il tasso di inattività cala al 33,9% (-0,1 punti percentuali).

Nonostante la flessione registrata a giugno, nel periodo aprile-giugno 2018 si stima una consistente crescita degli occupati (+0,8% rispetto al trimestre precedente, pari a +196 mila). L’aumento interessa entrambe le componenti di genere, coinvolge le persone di 25 anni o più e tra queste principalmente gli ultracinquantenni (+140 mila). Crescono nel trimestre i lavoratori a termine (+123 mila) e gli indipendenti (+75 mila) mentre restano sostanzialmente stabili i dipendenti permanenti.

Alla crescita degli occupati nel trimestre si accompagna il calo dei disoccupati (-0,7%, -21 mila) e quello più forte degli inattivi (-1,2%, -154 mila).

Su base annua, a giugno si conferma la crescita occupazionale (+1,4%, +330 mila). L’espansione interessa uomini e donne e si concentra tra i lavoratori a termine (+394 mila), in lieve ripresa anche gli indipendenti (+19 mila), mentre calano i dipendenti permanenti (-83 mila). Crescono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+355 mila) e i 15-34enni (+119 mila) mentre calano gli occupati tra i 35 e i 49 anni (-145 mila). Al netto della componente demografica si registra un segno positivo per l’occupazione in tutte le classi di età.

Nei dodici mesi, a fronte della crescita degli occupati si registra il calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-2,6%, -344 mila) e quello più lieve dei disoccupati (-0,3%, -8 mila).

 

FONTE TELEBORSA.IT

 
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